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	<title>Approfondimenti &#8211; Symbola</title>
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	<title>Approfondimenti &#8211; Symbola</title>
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		<title>Realacci: «L&#8217;isola ha perso tempo le rinnovabili sono il futuro»</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/realacci-lisola-ha-perso-tempo-le-rinnovabili-sono-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 08:10:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Realacci: «L&#8217;isola ha perso tempo le rinnovabili sono il futuro» Lo storico leader degli ambientalisti ospite della Festa dell&#8217;Unità ad Alghero Nel mirino le scelte energetiche della Sardegna. «Il metanodotto? Una follia» di Valentina Ruiu Inviata ad Alghero «La Sardegna è una terra bellissima. Ma sull&#8217;energia è messa male». È questa la fotografia scattata da Ermete Realacci dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Realacci: «L&#8217;isola ha perso tempo le rinnovabili sono il futuro» Lo storico leader degli ambientalisti ospite della Festa dell&#8217;Unità ad Alghero Nel mirino le scelte energetiche della Sardegna. «Il metanodotto? Una follia» di Valentina Ruiu Inviata ad Alghero «La Sardegna è una terra bellissima. Ma sull&#8217;energia è messa male». È questa la fotografia scattata da Ermete Realacci dal palco della Festa dell&#8217;Unità di Alghero, in occasione del dibattito su emergenza climatica e futuro instabile, a cui hanno preso parte anche l&#8217;assessora regionale all&#8217;ambiente RosannaLaconi, la docente Donatella Spano e la vicesegretaria regionale del Pd Ivana Russu. Il presidente della Fondazione Symbola e storico esponente dell&#8217;ambientalismo italiano arriva nell&#8217;isola forte di una conoscenza personale che, racconta, dura da oltre quarant&#8217;anni. Vacanze, pesca subacquea nella Nurra, serate adAlghero e una frequentazione quasi annuale della Sardegna: «Vengo qui praticamente tutti gli anni, in genere all&#8217;inizio di settembre, e in genere in incognito. Questa volta sono stato stanato». Il cuore del suo intervento è soprattutto politico. E ha a che fare con il futuro energetico dell&#8217;isola. Per Realacci, la direzione imboccata dalla Sardegna sarebbe sbagliata. Il confronto con altri territori europei, a suo giudizio, è impietoso: «La Sardegna produce la metà dell&#8217;energia da fonti rinnovabili quanto la Spagna o il Portogallo, che sono grosso modo in situazioni analoghe». Un ritardo che, sostiene, non ha soltanto conseguenze ambientali, ma anche economiche e occupazionali: «Significa anche pagare di più l&#8217;energia, significa meno occupazione». «Cosa consiglierebbe alla Presidente della Regione?» «Todde, torna in te &#8211; dice sorridendo -. Lei la materia la conosce, io credo che abbia fatto certe scelte per motivi di opportunità politica, ma sono scelte che possono danneggiare la Sardegna». Per Realacci, la questione non è se puntare sulle rinnovabili, ma come farlo. Il pae- saggio va tutelato, precisa, e non tutto può essere trasformato in un sito per impianti energetici. «Ma il principio, aggiunge, è severo e resta fermo: «Non c&#8217;è alcun dubbio che la Sardegna abbia perso tempo». Un ritardo che, secondo l&#8217;ambientalista, rischia di trasformarsi in un altro svantaggio se muterà il sistema di distribuzione dei benefici economici legati alle rinnovabili. «Se si farà una cosa che io credo sarebbe giusta, far pagare l&#8217;energia di meno ai territori che hanno più rinnovabili, la Sardegna perderà anche risorse economiche». «Come vede l&#8217;ipotesi di un metanodotto, ci crede?» «È una follia &#8211; è il giudizio secco di Realacci, che aggiunge-. Non sta in piedi ali vello economico, non dico dal punto di vista ambientale». Secondo il presidente onorario di Legambiente, lo scenario del metano dotto rischierebbe di legare ancora di più il sistema energetico della Sardegna alle fonti fossili in una fase storica in cui il mondo accelera sulla transizione energetica. «Si tratta di un&#8217;azione speculativa, non sta in piedi economicamente e sicuramente contribuirà a produrre fonti fossili», sostiene Realacci, che collega il ricorso prolungato a gas, petrolio e carbone all&#8217;aumento delle temperature e agli effetti sempre più visibili dei cambiamenti climatici. Desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai e fenomeni meteorologici estremi: è il cambiamento climatico, bellezza, e non è più un&#8217;opzione del futuro ma una realtà sotto gli occhi di tutti. E no, non è catastrofismo. Realacci rifiuta l&#8217;etichetta di profeta di sventura e cita Alex Langer, secondo il quale una conversione ecologica è destinata ad affermarsi quando diventa «socialmente desiderabile». E guarda alle imprese: «Quelle che vanno meglio sono quelle che hanno fatto investimenti in questa direzione». Dal canto suo, l&#8217;assessora regionale all&#8217;Ambiente Rosanna Laco ni, presente al dibattito ha difeso la linea adottata in questi anni dalla Regione: «La transizione energetica è una politica da attuare, ma con equità, democrazia e condivisione». E rivendica la legge sulle rinnovabili e il nuovo Piano energetico regionale come strumenti per governare, e non bloccare, il fenomeno. Sul cambiamento climatico, annuncia inoltre l&#8217;attuazione della strategia regionale di adattamento attraverso una cabina di regia che coinvolgerà tutti gli assessorati. Ermete Realacci presidente Fondazione Sym boia «La Sardegna produce solo a metà dell&#8217;energia da fonti rinnovabili: e dunque bollette più care e meno occupazione»</p>
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		<title>Carta, territori e comunità: ad Assisi la Giornata Nazionale del Riciclo della Carta</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/carta-territori-e-comunita-ad-assisi-la-giornata-nazionale-del-riciclo-della-carta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 15:32:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il 18 settembre al Sacro Convento di Assisi l’incontro promosso da Comieco dedicato al valore ambientale, culturale ed economico del riciclo. Ermete Realacci interviene alla presentazione della Rete delle Città di Carta e degli Ambasciatori 2026. Il 18 settembre 2026, dalle ore 15.30, la Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi ospita l’incontro “Carta, territori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 18 settembre al Sacro Convento di Assisi l’incontro promosso da Comieco dedicato al valore ambientale, culturale ed economico del riciclo. Ermete Realacci interviene alla presentazione della Rete delle Città di Carta e degli Ambasciatori 2026.</strong></p>
<p>Il <strong>18 settembre 2026</strong>, dalle ore 15.30, la Sala Stampa del <strong>Sacro Convento di Assisi</strong> ospita l’incontro <strong>“Carta, territori e comunità: il riciclo come cultura condivisa”</strong>, promosso da Comieco per raccontare il ruolo delle comunità e dei territori nella costruzione di un’economia sempre più circolare.</p>
<p>L’appuntamento sarà un’occasione di confronto tra istituzioni, amministrazioni locali e rappresentanti della filiera cartaria sul valore della raccolta e del riciclo di carta e cartone. Al centro, le esperienze dei territori capaci di attivare processi virtuosi attraverso il coinvolgimento di amministrazioni, cittadini, imprese e realtà locali, trasformando il riciclo in valore ambientale, culturale ed economico.</p>
<p>Dopo i saluti di <strong>Fra Giulio Cesareo</strong>, Direttore Comunicazione del Sacro Convento di Assisi, e <strong>Amelio Cecchini</strong>, Presidente Comieco, i lavori saranno introdotti e coordinati da <strong>Giovanni Parapini</strong>, Direttore della Sede Regionale Rai Umbria.</p>
<p>Una prima tavola rotonda sarà dedicata alla <strong>Giornata Nazionale del Riciclo della Carta</strong>, come strumento per valorizzare e diffondere una buona pratica di economia circolare, mettendo a confronto istituzioni, rappresentanti della filiera e soggetti promotori sul ruolo delle comunità locali nella diffusione della cultura della carta e del riciclo.</p>
<p>Alle <strong>16.40</strong> spazio alla <strong>Rete delle Città di Carta e agli Ambasciatori 2026</strong>, con gli interventi di <strong>Carlo Montalbetti di Comieco</strong> e di <strong>Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola</strong>. Nel corso dell&#8217;incontro saranno consegnati i riconoscimenti agli <strong>“Ambasciatori delle Città di Carta”</strong> e presentate alcune delle iniziative selezionate, dando voce direttamente ai territori protagonisti.</p>
<p>Un percorso che richiama un principio centrale per Fondazione Symbola: la transizione verso un’economia più sostenibile e circolare passa dalla capacità di mettere insieme innovazione, qualità, comunità e territori, valorizzando le esperienze che già oggi rendono l’Italia protagonista della green economy.</p>
<p>La giornata si concluderà con l’anteprima nazionale de <strong>“Il Cantico per le città”</strong>, rappresentazione contemporanea del <em>Cantico delle Creature</em>, una produzione di BAM – Biblioteca degli Alberi Milano.</p>
<p><strong>18 settembre 2026 | ore 15.30</strong><br />
Sala Stampa, Sacro Convento di Assisi</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Al via START4PEOPLE: 300.000 € per le startup e le imprese innovative a impatto sociale</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/start4people/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 15:10:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In Action ESG lancia la call START4PEOPLE, promossa da Intesa Sanpaolo Assicurazioni con Intesa Sanpaolo Innovation Center e Intesa Sanpaolo per il Sociale. Le candidature sono aperte dal 1° settembre al 5 ottobre. Prende ufficialmente il via START4PEOPLE, la nuova iniziativa del programma In Action ESG nata per sostenere e premiare le realtà imprenditoriali innovative [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3"><b data-path-to-node="3" data-index-in-node="0">In Action ESG lancia la call START4PEOPLE, promossa da Intesa Sanpaolo Assicurazioni con Intesa Sanpaolo Innovation Center e Intesa Sanpaolo per il Sociale. Le candidature sono aperte dal 1° settembre al 5 ottobre.</b></p>
<p data-path-to-node="4">Prende ufficialmente il via <b data-path-to-node="4" data-index-in-node="28">START4PEOPLE</b>, la nuova iniziativa del programma <i data-path-to-node="4" data-index-in-node="76">In Action ESG</i> nata per sostenere e premiare le realtà imprenditoriali innovative che propongono soluzioni capaci di generare un impatto sociale concreto a beneficio di persone, comunità e territori.</p>
<p data-path-to-node="5">L’iniziativa è promossa da <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="27">Intesa Sanpaolo Assicurazioni</b>, in collaborazione con <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="80">Intesa Sanpaolo Innovation Center</b> e <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="116">Intesa Sanpaolo per il Sociale</b>.</p>
<h3 data-path-to-node="6">Il Premio e il Percorso di Sviluppo</h3>
<p data-path-to-node="7">Intesa Sanpaolo Assicurazioni mette a disposizione un contributo complessivo di <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="80">300.000 Euro</b>. Al termine del processo di selezione verranno premiate <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="149">3 imprese vincitrici</b>, ciascuna delle quali riceverà un contributo economico a fondo perduto di <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="244">100.000 Euro</b> per favorire la concreta realizzazione del proprio progetto.</p>
<p data-path-to-node="8">Oltre al sostegno finanziario, le tre realtà selezionate accederanno a un <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="74">percorso di accelerazione e sviluppo curato da Intesa Sanpaolo Innovation Center</b>, progettato per accompagnare le imprese nell&#8217;espansione e nel consolidamento del loro impatto positivo sul territorio. L&#8217;evento finale di chiusura e la proclamazione dei vincitori si terranno entro <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="353">dicembre</b>.</p>
<h3 data-path-to-node="10">A chi è rivolta la call</h3>
<p data-path-to-node="11">START4PEOPLE si rivolge a <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="26">imprese innovative, startup, imprese sociali e società di capitali costituite da meno di cinque anni</b>, in possesso dei requisiti previsti dal regolamento, impegnate nello sviluppo di prodotti, servizi o soluzioni innovative ad alto valore sociale.</p>
<p data-path-to-node="12">I progetti presentati dovranno integrarsi con i principi della sostenibilità e mettere al centro la centralità delle persone e la valorizzazione dei territori, afferendo a uno dei seguenti <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="189">5 ambiti di intervento</b>:</p>
<ul data-path-to-node="13">
<li>
<p data-path-to-node="13,0,0"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/1f4da.png" alt="📚" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <b data-path-to-node="13,0,0" data-index-in-node="3">Education</b></p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="13,1,0"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/1fa7a.png" alt="🩺" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <b data-path-to-node="13,1,0" data-index-in-node="3">Servizi socio-sanitari</b></p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="13,2,0"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/1f475.png" alt="👵" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <b data-path-to-node="13,2,0" data-index-in-node="3">Longevity e benessere</b></p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="13,3,0"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/1f3e1.png" alt="🏡" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <b data-path-to-node="13,3,0" data-index-in-node="3">Abitare accessibile, rigenerazione e valorizzazione del territorio</b></p>
</li>
<li>
<p data-path-to-node="13,4,0"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/1f33f.png" alt="🌿" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <b data-path-to-node="13,4,0" data-index-in-node="3">Servizi ambientali e salute delle comunità</b></p>
</li>
</ul>
<h3 data-path-to-node="15">Come candidarsi</h3>
<p data-path-to-node="16">Le candidature possono essere inviate dal <b data-path-to-node="16" data-index-in-node="42">1° settembre fino al 5 ottobre</b>.</p>
<p data-path-to-node="17">Tutte le informazioni sul regolamento, i dettagli sui requisiti di accesso e le modalità di invio della candidatura sono consultabili direttamente sul sito ufficiale dell&#8217;iniziativa.</p>
<p data-path-to-node="18"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/1f449.png" alt="👉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <span style="text-decoration: underline; color: #e4002b;"><b data-path-to-node="18" data-index-in-node="3"><a class="ng-star-inserted" style="color: #e4002b; text-decoration: underline;" href="https://www.comieco.org/giornata-nazionale-riciclo-rete-ambasciatori-carta/" target="_blank" rel="noopener" data-hveid="0" data-ved="0CAAQ_4QMahcKEwjXiciQ2NKWAxUAAAAAHQAAAAAQOA">Clicca qui per consultare il Regolamento e presentare la tua candidatura</a></b></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Eppur si muove. Dieci anni dal terremoto del Centro Italia. L&#8217;attesa, la ricostruzione, lo spopolamento. E una resistenza che dice: c&#8217;è vita nel cratere</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/eppur-si-muove-dieci-anni-dal-terremoto-del-centro-italia-lattesa-la-ricostruzione-lo-spopolamento-e-una-resistenza-che-dice-ce-vita-nel-cratere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Poche settimane fa, una gigantesca gru è comparsa sulla rupe da cui la Rocca medioevale di Arquata veglia sul paese demolito e su tutta l`alta valle del Tronto. Lo fa da più di ottocento anni e le auguriamo di farlo almeno per altri mille, ora che il suo restauro sembra avviato dopo una lunghissima attesa. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Poche settimane fa, una gigantesca gru è comparsa sulla rupe da cui la Rocca medioevale di Arquata veglia sul paese demolito e su tutta l`alta valle del Tronto. Lo fa da più di ottocento anni e le auguriamo di farlo almeno per altri mille, ora che il suo restauro sembra avviato dopo una lunghissima attesa. Poco più sotto, nella frazione di Borgo, il complesso costituito dalla chiesa di San Francesco e dall`annesso convento, il nucleo da cui otto secoli fa è nata Arquata come comunità, è ancora puntellato e invaso dalle erbacce, fermo al terremoto del 2016. Un progetto di recupero c`è, ma nulla accade. Misteri dolorosi della ricostruzione. Parlo di Arquata del Tronto perché, alle 3 e 36 del 24 agosto di dieci anni fa, quando il risveglio della faglia dei Sibillini cambiò i connotati dell`Appennino centrale, io ero lì, in vacanza nel paese d`origine di mia madre, testimone di una distruzione che non avrebbe riguardato solo le vite perdute, le case, la vita materiale, ma l`intero tessuto sociale e culturale di quella parte d`Italia. Dieci interminabili anni sono trascorsi dall`esordio della &#8220;sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso&#8221;, che uccise 237 persone ad Amatrice e undici ad Accumoli, nel Lazio, mentre ad Arquata, nelle Marche, ci furono quarantotto morti nella frazione di Pescara del Tronto e tre nel capoluogo, dov`era la mia casa. Era solo l`inizio. Il 26 e il 30 ottobre, nuove scosse avrebbero esteso la rovina al lato umbro-marchigiano dei Sibillini, accanendosi anche sui paesi rinati dopo il terremoto del 1997 in Valnerina: Norcia, San Pellegrino, Precí, Ussita, Visso, Camerino, Castelsantangelo sul Nera, Castelluccío, Pieve Torina, Fiastra, Muccia, Montegallo, Amandola, Tolentino, Montefortino, San Ginesio, Montemonaco e altri ancora si aggiunsero all`elenco dei paesi feriti e svuotati, qualcuno lo è tuttora. Sembrò un colpo di grazia quando, il 18 gennaio del 2017, durante uno degli inverni più crudeli e nevosi degli ultimi quarant`anni, il sisma toccò all`Abruzzo, dove si soffrivano ancora i danni del terremoto che nel 2009 aveva distrutto L`Aquila. Fu quella scossa ad attivare la valanga di Rigopiano, in cui morirono 29 persone. C`è stato il tempo dell`emergenza e dei soccorsi, dell`eccezionale macchina della Protezione Civile, della messa al riparo degli sfollati, del recupero di tesori culturali, dell`inventario dei danni che non era mai definitivo, perché le 92.000 scosse di assesta- mento della sequenza Amatrice-Norcia-Visso hanno a lungo impedito di considerarlo tale. Poi è cominciata l`attesa. Fino a metà 2020, di fatti ne vedemmo pochi, a parte la nascita dei villaggi di moduli prefabbricati per i residenti che avevano scelto di rimanere vicini ai loro paesi crollati, a ciò che rimaneva delle loro comunità, delle loro attività, del loro mondo. Altri erano andati altrove, usando il Contributo di autonoma sistemazione. Un cratere di ottomila chilometri quadrati, quarantamila sfollati, ventotto miliardi complessivi di danni, l`obbligo di regole antisismiche stringenti, si misuravano con una frammentazione delle competenze senza precedenti: quattro Regioni (Marche, il 65 per cento del cratere, Lazio, Abruzzo e Umbria), 138 Comuni, una miriade di enti di gestione di acque, strade, suolo, attività produttive, comunità montane e altre comunità locali, uffici speciali per la ricostruzione. Si dovettero riscrivere le regole, perché in un paese così esposto alle emergenze sismiche come il nostro non è mai esistito un codice univoco per affrontarle. A ogni terremoto si ricomincia daccapo e si cambia tutto, e il sisma del 2016 non ha fatto eccezione, ma l`inerzia dei primi anni fu così esasperante da farci dubitare, più che della possibilità, della reale volontà di ricostruire. L`istituzione di un Commissario straordinario con funzioni di indirizzo e coordinamento di quella miriade di soggetti fu un passo obbligato, ma la paralisi si è protratta almeno fino ai primi mesi 2020, nonostante a poche ore dal sisma, di fronte alle bare raccolte ad Amatrice, fosse stata pronunciata l`incauta promessa che tutto sarebbe tornato &#8220;dov`era e com`era&#8221;. A ogni 24 agosto, quando si rinnova il lutto nei paesi che ancora portano i segni della distruzione radicale, ce ne ricordiamo. Se ne ricorda soprattutto chi vive ancora nelle Sae: ad Arquata, a Pescara del Tronto, ad Accumoli, ad Amatrice, a San Pellegrino di Norcia e ovunque la ricostruzione segni ancora il passo. Sae sta per Soluzioni abitative di emergenza, garantite per quattro anni ma abitate ormai da nove, inclini a produrre muffa e infiltrazioni, ad arroventarsi per il caldo, ad allagarsi o a bucarsi per la grandine, come è successo a giugno a Ussita, nel Maceratese. Nelle Sae vivono ancora circa duemila nuclei famigliari. L`emergenza normalizzata e il provvisorio tendente all`eterno incentivano l`abbandono e lo scoraggiamento, che però nemmeno in questi anni desolati l`hanno avuta vinta. L`ho imparato nella mia esperienza in un&#8217;associazione di terremotati: si piange, ci si infuria, si pensa di mollare tutto ma poi si rimane. Oppure, appena si può, si ritorna. A sperare nella ricostruzione eravamo rimasti in pochi, quando, nel febbraio del 2020, la svolta arrivò con la nomina di Giovanni Legnini a Commissario straordinario Ricostruzione Sisma 2016. Legnini, ex senatore del Pd e oggi sindaco di Chieti, capì che certe norme non avrebbero mai consentito la ricostruzione dei centri storici &#8211; e i paesi distrutti erano tutti centri storici &#8211; perché nel labirinto di più di cinquecento tra disposizioni e testi di legge ogni vincolo diventava un vicolo cieco. Bisognava correggere alcune regole e coordinarne altre, e si cominciò finalmente a lavorare in quella direzione. Gli anni persi nessuno li ha più recuperati, ma la nascita del Testo unico della ricostruzione privata per il sisma 2016 fu l`inizio dell`uscita dalla paralisi. Dal gennaio 2023, a capo della Struttura commissariale e a lavorare costantemente all`adeguamento normativo c`è il senatore di FdI Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno all`epoca del terremoto. Dieci anni dopo, si può dire che la ricostruzione va. Va soprattutto nel recupero e rafforzamento antisismico degli edifici scolastici e degli ospedali, nel restauro di edifici di culto, di palazzi storici, di beni culturali, nella riparazione delle infrastrutture e nelle scelte di prevenzione, come l`avvio dei lavori per il primo acquedotto europeo concepito con criteri antisismici, la cosiddetta &#8220;Variante del Pescara&#8221;, che al confine tra Lazio e Marche dovrà garantire sicurezza e continuità dell`approvvigionamento idrico in quell`area di elevata vulnerabilità sismica. Nella ricostruzione pubblica, tra lavori in corso e opere terminate, si è raggiunto il 40 per cento dell`intera programmazione, ma a essere stato sbloccato, stando ai dati della Struttura commissariale, è il 98 per cento delle opere previste. Ci sono stati traguardi anche simbolicamente importanti, come il completamento del restauro della Basilica di San Benedetto a Norcia. A Visso, che nel suo Museo Diocesano custodiva il manoscritto dell&#8217;Infinito di Giacomo Leopardi e un`imponente collezione di arte sacra, è appena partito il primo restauro nel centro storico, quello del Palazzo dei Priori, mentre fuori dalle mura la ricostruzione privata sta provando a recuperare i ritardi. La strada però è ancora lunga. Lo dice lo stesso rapporto del Commissario straordinario, aggiornato a giugno. Ci sono paesi già rinati, altri nel pieno dei lavori in corso, altri ai primi passi. Otto i miliardi già liquidati per la ricostruzione privata, quasi il 70 per cento dei quali erogato dal 2023 a oggi. I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi 14.968, è stato cioè avviato il 64 per cento degli interventi previsti. Nell`ultimo anno, si legge nel rapporto, più di 1.300 nuclei familiari hanno fatto rientro nelle loro case, per un totale di circa 2.800 beneficiari (il 13,5% di rientri in più rispetto al 2025), ma negli ultimi tre anni &#8220;sono stati circa 5.500 i nuclei familiari che hanno potuto ritrovare la loro casa riparata o ricostruita&#8221;. Ne rimangono in attesa 8.700: &#8220;ancora troppi&#8221;, ammette il rapporto. Troppi, decisamente. E se i cantieri che si moltiplicano in giro per il cratere smentiscono i profeti di sventura, non ci si può nascondere che solo ora la ricostruzione comincia a riguardare le aree colpite da danni gravi. Aree dove la progettazione ha avuto bisogno di indagini geologiche complesse e soluzioni tecnologiche che garantissero più sicurezza, pena l`impossibilità di tornare a viverci. Per le sette frazioni più distrutte di Arquata, i Piani urbanistici attuativi hanno richiesto sei anni di lavoro tra studi preliminari e progetti veri e propri, e a Pescara del Tronto, la frazione dei quarantotto morti sotto le macerie, oggetto di parziale delocalizzazione, al Comune ce ne sono voluti altri due solo per elaborare una variante al progetto principale. Tante le false partenze sperimentate anche ad Amatrice e ad Accumoli, che con Arquata condividono la triste qualifica di &#8220;primo cratere&#8221;, quello dei morti e degli abitati rasi al suolo. Ma ci sono anche casi felici come quello di Tufo, la piccola frazione di Arquata che, grazie alla coesione e alla determinazione dei suoi abitanti e al comitato che li rappresenta, vede ormai arrivata a buon punto la ricostruzione, nella parte pubblica come in quella privata. Un faro per tutti noi. Ora l`emergenza, almeno sulla carta, si sta avviando alla fine. Lo scorso 5 agosto, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha deciso che dal 31 dicembre i territori colpiti del sisma 2016 passeranno dallo &#8220;stato di emergenza nazionale&#8221; allo &#8220;stato di ricostruzione&#8221;. Nome nuovo per una fase che si spera lo sia altrettanto, e in cui non si dovrà solo completare la riedificazione delle case ma puntare alla ricostruzione sociale, economica e demografica dell`Appennino centrale, attraverso una programmazione di lungo periodo e risorse dedicate a imprese, servizi, occupazione, innovazione, e con specifiche misure di sostegno previste proprio per i comuni del &#8220;primo cratere&#8221;. L`obiettivo è sia quello di garantire il &#8220;diritto a restare&#8221; nei territori del sisma, sia di favorire condizioni che rendano attrattiva per nuovi abitanti e famiglie quella parte di Appennino. La vicenda della ricostruzione si è intrecciata, in questi anni, con una più vasta &#8220;questione appenninica&#8221;, facendola emergere in tutta la sua urgenza. Si dice giustamente che a poco serve ricostruire i paesi se poi rimangono deserti o popolati da anziani o da turisti, per pochi mesi l`anno. Lo spopolamento è, non da ora, il primo nemico dell`Appennino, che è invece strategico per il sistema idrogeologico del paese, perché dalla sua salute &#8211; cioè dalla cura dei suoi boschi, dei suoi corsi d`acqua, del suo suolo &#8211; dipende quella del suolo, dell`acqua, dell`aria che respiriamo in tutta Italia. E come è possibile garantire la manutenzione di un territorio così vitale se ci si arrende alla desertificazione, se non si sostengono e incentivano le attività agricole e pastorali che garantiscono la cura del territorio, se non si lavora sul serio a quel &#8220;neopopolamento&#8221; su cui da anni insiste la Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>, che non ha mai distolto l`attenzione dalle terre ferite dal sisma? E` successo, mentre aspettavamo la ricostruzione, che il bosco si sia mangiato il settanta per cento del cratere. Non l`ha fatto all`improvviso, è ovvio, ma il fenomeno accelera. Pessima notizia, perché l`espandersi incontrollato di un bosco brado, favorito dall`abbandono di campi coltivati e pascoli, è il motivo per cui gli eventi climatici estremi sempre più trascinano con sé dissesti, frane, inondazioni, con gli ingenti costi di riparazione che ne conseguono. A credere fortemente a un`inversione di tendenza e nella valorizzazione di una filiera bosco-legno-energia nell`area del cratere, che insieme protegga il territorio e favorisca un ritorno economico e occupazionale significativo, è stata ancora una volta la Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>. Dal suo lavoro, in sinergia con la Struttura commissariale Sisma 2016 e con il Ministero dell`Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, è nata nel 2024 l`ordinanza commissariale che incentiva l`utilizzo del legno nella ricostruzione e individua nell`area del cratere un modello di gestione territoriale &#8211; il laboratorio Appennino centrale &#8211; per lo sviluppo di un`economia circolare basata sulla gestione, la trasformazione e la commercializzazione delle risorse naturali locali, come appunto le filiere del legno dell`Appennino, dotate di una potenzialità immensa e finora totalmente sottoutilizzata. Buone idee che già trovano seguito perché, grazie al programma Next Appennino, nell`area del cratere del sisma 2016 sono già state avviate, tra Arquata e Acquasanta, piattaforme di trasformazione e valorizzazione del legno locale, insieme con attività di recupero di antichi sentieri forestali che consentiranno una gestione controllata del bosco. E` la strada giusta. In questi dieci anni, a sostenere la resistenza delle persone che hanno subito il sisma c`è stata anche la consapevolezza di far parte di una storia che parte da lontano e che in tanti sentono di dover onorare. E` lo spirito che anima la pastora Silvia Bonomi, che nel 2016 aveva appena avviato il recupero della nobile razza di pecore sopravissane (la cui lana riscaldava i nostri antenati nei gelidi inverni sibillini), quando il terremoto ha provato a dissuaderla. Non c`è riuscito, e oggi la sua è una vera eccellenza produttiva. E` lo spirito dei tanti artigiani, commercianti, coltivatori, allevatori che non si sono fatti mettere in fuga, ad Arquata come a Castelluccio di Norcia, ad Acquasanta come ad Amatrice o a Montegallo, dove si coltiva la lavanda dei Sibillini. E` lo spirito che anima la candidatura della Civitas Appenninica a Capitale della cultura nel 2033, una candidatura &#8220;diffusa&#8221;, con Norcia come capofila, che parla dei legami millenari che uniscono centinaia di Comuni tra Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio, gli stessi del cratere 2016, portatori di un patrimonio storico e culturale condiviso e inestimabile. E` lo stesso spirito che animò le comunità che diedero vita, tra XVII e XVIII secolo, ai magnifici &#8220;teatri condominiali&#8221; del Centro Italia, da poco diventati patrimonio Unesco dell`umanità, sei dei quali sono nel cratere 2016. Ai profeti di sventura diciamo che c`è vita nel cratere e sempre più ce ne sarà. Fin da metà 2020 di fatti ne vedemmo pochi, a parte villaggi di moduli prefabbricati peri residenti che volevano restare vicini alle loro comunità la consapevolezza di far parte di una storia da onorare. E` lo spirito dei tanti artigiani, commercianti, coltivatori, che non si sono fatti mettere in fuga<br />
Nell`ultimo anno più di 1.300 nuclei famigliari hanno fatto rientro nelle loro case. Ne rimangono in attesa 8.700: ancora troppi. Come è possibile garantire la manutenzione di un territorio vitale se ci si arrende alla desertificazione, se non si lavora sul &#8220;neopopolamento&#8221;?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>H2O! Contest Acqua: al via la call per idee e soluzioni innovative dedicate alla risorsa idrica</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/h2o-contest-acqua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 07:41:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È aperta H2O! Contest Acqua, l&#8217;iniziativa promossa dal Genova Blue District per raccogliere e valorizzare idee, tecnologie, buone pratiche e progetti innovativi dedicati alla tutela, alla gestione sostenibile e all&#8217;uso efficiente della risorsa idrica. L&#8217;avviso è rivolto a un&#8217;ampia platea di soggetti – ricercatori, enti pubblici, imprese, startup, spin-off, associazioni, reti, gruppi informali e cittadini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È aperta <strong>H2O! Contest Acqua</strong>, l&#8217;iniziativa promossa dal <strong>Genova Blue District</strong> per raccogliere e valorizzare idee, tecnologie, buone pratiche e progetti innovativi dedicati alla tutela, alla gestione sostenibile e all&#8217;uso efficiente della risorsa idrica.</p>
<p>L&#8217;avviso è rivolto a un&#8217;ampia platea di soggetti – ricercatori, enti pubblici, imprese, startup, spin-off, associazioni, reti, gruppi informali e cittadini – con l&#8217;obiettivo di individuare soluzioni concrete, già realizzate o sviluppabili, capaci di contribuire ad affrontare le sfide legate all&#8217;acqua.</p>
<p>Le candidature possono riguardare quattro ambiti:</p>
<ul>
<li><strong>Soluzioni innovative e tecnologiche</strong>: riduzione dei consumi e degli sprechi, trattamento e riuso delle acque, raccolta delle acque piovane, qualità dell&#8217;acqua e nuove modalità di approvvigionamento.</li>
<li><strong>Governance</strong>: reti, accordi, modelli organizzativi e progetti per migliorare la gestione della risorsa idrica e rafforzare la resilienza dei territori.</li>
<li><strong>Soluzioni dal basso e decentrate</strong>: esperienze sviluppate a livello di comunità, condomini e realtà locali per una gestione condivisa dell&#8217;acqua.</li>
<li><strong>Tutela del mare e dei fiumi</strong>: progetti per monitorare e contrastare acidificazione, inquinamento, perdita di biodiversità e altri impatti sugli ecosistemi acquatici.</li>
</ul>
<p>I progetti selezionati saranno presentati durante l&#8217;evento dedicato all&#8217;acqua che si terrà al <strong>Genova Blue District il 15 e 16 ottobre 2026</strong>. Nella giornata del 16 ottobre si svolgerà il contest finale, con la presentazione pubblica delle proposte, un laboratorio di confronto tra i partecipanti e la selezione di <strong>quattro progetti vincitori</strong>, ciascuno dei quali riceverà un premio di <strong>5.000 euro</strong>.</p>
<p>La call è aperta fino al <strong>30 settembre 2026, ore 23.59</strong>.</p>
<p>Per consultare il bando e presentare la candidatura: <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="https://www.genovabluedistrict.com/h2o-contest-acqua/">https://www.genovabluedistrict.com/h2o-contest-acqua/</a></strong></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un pieno di cultura</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/un-pieno-di-cultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 06:44:38 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114449</guid>

					<description><![CDATA[«La nostra forza sta nella cultura, nella creatività e nella bellezza, in grado di alimentare la domanda di Italia nel mondo e di affrontare senza paura le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica». Così Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, commenta il XVI Rapporto “Io sono Cultura 2026”, presentato nei giorni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="185" data-end="411">«La nostra forza sta nella cultura, nella creatività e nella bellezza, in grado di alimentare la domanda di Italia nel mondo e di affrontare senza paura le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica».</p>
<p data-start="413" data-end="821">Così Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, commenta il XVI Rapporto “Io sono Cultura 2026”, presentato nei giorni scorsi a Roma. Cultura, creatività e bellezza sono il miglior biglietto da visita del Made in Italy, perché ne rappresentano i tratti identitari, radicati nel suo DNA, nella nostra società e nella nostra economia. Questo significa ricchezza e posti di lavoro, ma anche innovazione.</p>
<p data-start="823" data-end="1224">«L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi &#8211; continua Realacci &#8211; può offrire un contributo importante alla transizione verde e digitale. Spostando le produzioni verso la qualità, creando maggiore coesione tra le comunità e privilegiando le relazioni tra le persone, aumenta il valore e diminuisce il consumo di energia e materie prime, riducendo le emissioni di CO₂».</p>
<p data-start="1226" data-end="1504">I dati riferiti al 2025 confermano che la filiera, tra professionisti, imprese, terzo settore e pubblica amministrazione, ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale, registrando una crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="1506" data-end="1611">Gli occupati sono quasi 1,54 milioni, pari al 5,7% del totale, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2024.</p>
<p data-start="1613" data-end="1850">Ogni euro generato dal sistema produttivo culturale e creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere circa 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del PIL italiano.</p>
<hr data-start="1852" data-end="1855" />
<h2 data-section-id="1paa93e" data-start="1857" data-end="1911"><span style="color: #e4002b;">REALACCI: «SPOSTARE LE PRODUZIONI VERSO LA QUALITÀ»</span></h2>
<h1 data-section-id="1nso4db" data-start="1913" data-end="2033"><strong><span style="color: #e4002b;">Cultura, creatività e bellezza, le armi per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e la competizione globale</span></strong></h1>
<p data-start="2035" data-end="2055"><em data-start="2035" data-end="2055">di Mauro Faverzani</em></p>
<p data-start="2057" data-end="2323">Cultura, creatività e bellezza sono il miglior biglietto da visita del Made in Italy, perché ne rappresentano i tratti identitari, radicati nel suo DNA, nella nostra società e nella nostra economia, il che significa ricchezza e posti di lavoro, ma anche innovazione.</p>
<p data-start="2325" data-end="2728">È quanto emerso lo scorso 16 luglio all’Università Mercatorum di Roma, dove è stata presentata la XVI edizione del Rapporto “Io sono Cultura”, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Deloitte, con la collaborazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, della Fondazione Fitzcarraldo, dell’azienda Fornasetti e con il patrocinio del Ministero della Cultura.</p>
<p data-start="2730" data-end="3090">La bellezza delle città italiane, frutto della stratificazione del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico, è sempre più riconosciuta come un asset economico e identitario, attrattivo non solo dal punto di vista turistico, ma anche come fattore di localizzazione per imprese, talenti e infrastrutture immateriali capaci di qualificare un territorio.</p>
<p data-start="3092" data-end="3370">I dati riferiti al 2025 confermano che la filiera, tra professionisti, imprese, terzo settore e pubblica amministrazione, ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale, registrando una crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="3372" data-end="3701">Gli occupati sono quasi 1,54 milioni, pari al 5,7% del totale, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2024. Ogni euro generato dal sistema produttivo culturale e creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere circa 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del PIL italiano. Sono numeri importanti.</p>
<p data-start="3703" data-end="3984">La crescita ha interessato nel suo insieme il “Core Cultura”, concentrato soprattutto nelle regioni del Centro-Nord e nelle principali aree metropolitane, che ha generato nel 2025 ben 66,8 miliardi di euro di valore aggiunto, con una crescita del 3,2% rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="3986" data-end="4196">Anche gli “Embedded Creatives”, ovvero i professionisti culturali e creativi impiegati nei settori non strettamente culturali, hanno prodotto quasi 49 miliardi di euro, con un aumento del 3,4% rispetto al 2024.</p>
<p data-start="4198" data-end="4359">Tutto questo dimostra la capacità del settore di produrre innovazione, relazioni, identità e fiducia, tutti ingredienti essenziali per la competitività italiana.</p>
<p data-start="4361" data-end="4723">Software e videogiochi si confermano il principale generatore di valore e occupazione, seguiti da editoria e stampa e da architettura e design. Performance positive interessano anche gli altri comparti, confermando come lo sviluppo del sistema sia sostenuto tanto dalle attività più innovative quanto da quelle tradizionali.</p>
<h3 data-section-id="1p1344f" data-start="4725" data-end="4762">«Lombardia motore dello sviluppo»</h3>
<p data-start="4764" data-end="4977">La Lombardia si conferma il cuore pulsante dell’economia culturale e dello spettacolo italiano. È quanto emerge dai dati di due report appena pubblicati: il Rapporto “Io sono Cultura 2026” e il Rapporto SIAE 2025.</p>
<p data-start="4979" data-end="5332">«I due rapporti &#8211; spiega l’assessore Francesca Caruso &#8211; certificano il primato della Lombardia e ci dicono che la direzione intrapresa è quella giusta. Questi risultati confermano che gli investimenti, l’attenzione e il lavoro che stiamo portando avanti in questa legislatura per sostenere il nostro sistema culturale stanno producendo effetti concreti.</p>
<p data-start="5334" data-end="5603">Come Regione Lombardia continueremo a mettere in campo ogni sforzo necessario per valorizzare il patrimonio culturale, sostenere le imprese creative e rafforzare un settore che rappresenta un motore di sviluppo economico, occupazionale e di attrattività internazionale.</p>
<p data-start="5605" data-end="5783">Essere la prima regione d’Italia per ricchezza culturale è un risultato che ci rende orgogliosi, ma soprattutto ci sprona a fare ancora di più per consolidare questa leadership».</p>
<p data-start="5785" data-end="6033">Il Lazio si conferma la regione con il livello più elevato di specializzazione culturale e creativa, seguito dalla Lombardia, che mantiene la leadership nazionale in termini di dimensione economica, con oltre 33 miliardi di euro di valore aggiunto.</p>
<p data-start="6035" data-end="6276">Milano, del resto, è la capitale del design, in grado da sola di attrarre un pubblico internazionale con eventi come il Salone del Mobile, trasformatosi negli anni in un’infrastruttura culturale globale.</p>
<h3 data-section-id="12h7cg6" data-start="6278" data-end="6310">Intervista a Ermete Realacci</h3>
<p data-start="6312" data-end="6396"><strong data-start="6312" data-end="6396">Presidente, in cosa consiste la forza della nostra economia e del Made in Italy?</strong></p>
<p data-start="6398" data-end="6624">«La nostra forza sta nella cultura, nella creatività e nella bellezza, in grado di alimentare la domanda di Italia nel mondo e di affrontare senza paura le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica».</p>
<p data-start="6626" data-end="6657"><strong data-start="6626" data-end="6657">In che senso e in che modo?</strong></p>
<p data-start="6659" data-end="6808">«L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi, può offrire un contributo importante alla transizione verde e digitale.</p>
<p data-start="6810" data-end="7047">Spostando le produzioni verso la qualità, creando maggiore coesione tra le comunità e privilegiando le relazioni tra le persone, aumenta infatti il valore e diminuisce il consumo di energia e materie prime, riducendo le emissioni di CO₂.</p>
<p data-start="7049" data-end="7215">Un’economia più a misura d’uomo, più legata alla qualità e alla bellezza, è più competitiva e più capace di futuro. Anche da questo deriva la forza del nostro export.</p>
<p data-start="7217" data-end="7379">Come più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo».</p>
<p data-start="7381" data-end="7459"><strong data-start="7381" data-end="7459">Ma come può fare l’Italia a essere competitiva, mancando di materie prime?</strong></p>
<p data-start="7461" data-end="7744">«Noi difficilmente potremo competere con i cinesi per il controllo delle materie prime, però siamo più abituati a minimizzarne l’uso e a recuperarle: è questo che ci rende, in Europa e nel mondo, davvero unici in termini di economia circolare. Abbiamo saputo fare di necessità virtù.</p>
<p data-start="7746" data-end="7947">E poi c’è un altro fattore: ci troviamo di fronte al rischio concreto che l’intelligenza artificiale, cui non possiamo sottrarci, riduca gli spazi democratici e concentri il potere nelle mani di pochi.</p>
<p data-start="7949" data-end="8280">Come rispondere a tutto questo? Occorre trovare soggetti istituzionali, come l’Europa, in grado di fissare delle regole, nonché di diversificare l’approccio alle innovazioni tecnologiche. Qui, di nuovo, entrano in gioco creatività e intelligenza. Non è facile, ma si può fare, ed è la strada che noi possiamo provare a percorrere».</p>
<p data-start="8282" data-end="8416"><strong data-start="8282" data-end="8416">Il settore del design viene indicato nel Rapporto “Io sono Cultura” come un’eccellenza: in questo campo l’Italia ha molto da dire.</strong></p>
<p data-start="8418" data-end="8605">«Assolutamente sì. L’economista John Kenneth Galbraith negli anni Ottanta scrisse che l’Italia, partita da un dopoguerra disastroso, era diventata una delle principali potenze economiche.</p>
<p data-start="8607" data-end="8961">Per spiegare questo miracolo, secondo Galbraith, la ragione vera era che l’Italia aveva incorporato nei suoi prodotti una componente essenziale di cultura e che città come Milano, Parma, Firenze, Siena, Venezia, Roma, Napoli e Palermo, pur avendo infrastrutture molto carenti, potevano vantare nel loro standard di vita una maggiore quantità di bellezza.</p>
<p data-start="8963" data-end="9113">Molto più dell’indice economico del PIL, nel futuro il livello estetico sarebbe diventato sempre più decisivo per indicare il progresso della società.</p>
<p data-start="9115" data-end="9378">L’elenco fatto da Galbraith dei difetti italiani è forse eccessivo e discutibile, però ha visto giusto: è vero che il valore estetico è destinato a essere sempre più un fattore determinante dell’economia e della tecnologia, che dalla forma traggono senso e forza.</p>
<p data-start="9380" data-end="9598">Per questo il design è molto importante e per questo il rapporto di tante imprese italiane con le proprie comunità, con la bellezza e con la cultura è così forte: non si tratta di semplice mecenatismo fine a sé stesso.</p>
<p data-start="9600" data-end="9905">L’esempio del cavalier Arvedi a Cremona è indicativo in tal senso: creare coesione nel territorio ha significato, nel suo caso, promuovere realtà come il Museo del Violino, il Museo Diocesano, le sedi dell’Università Cattolica e del Politecnico e molto altro ancora».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Cultura nelle Marche vale 2,4 miliardi, artigianato e creatività trainano economia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-cultura-nelle-marche-vale-24-miliardi-artigianato-e-creativita-trainano-economia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 09:12:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nelle Marche i settori culturali e creativi generano 1,28 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 2,8% dell&#8217;economia regionale, collocando la regione al sesto posto in Italia per incidenza.Sommando le attività che vivono grazie all&#8217;indotto culturale &#8211; dal turismo alla manifattura di qualità, fino ai servizi collegati &#8211; il valore sale a 2,432 miliardi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle Marche i settori culturali e creativi generano 1,28 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 2,8% dell&#8217;economia regionale, collocando la regione al sesto posto in Italia per incidenza.Sommando le attività che vivono grazie all&#8217;indotto culturale &#8211; dal turismo alla manifattura di qualità, fino ai servizi collegati &#8211; il valore sale a 2,432 miliardi di euro, pari al 5,3% dell&#8217;intera economia marchigiana e dove vi lavorano 37.564 persone.Questi i dati che Confartigianato Marche ha analizzato dal rapporto &#8220;Io sono Cultura 2026&#8243; realizzato dal Centro studi Tagliacarne, UnionCamere, Fondazione Symbola.&#8221;Ogni euro generato dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo &#8211; sottolinea Moira Amaranti Presidente regionale di Confartigianato &#8211; ne attiva altri 1,7 nel resto dell&#8217;economia. Le aziende marchigiane competono sulla qualità, sul design, sulla personalizzazione dei prodotti e su quel patrimonio di competenze tramandato da generazioni che rende uniche produzioni come le calzature, il mobile, la meccanica di precisione, gli strumenti musicali, la carta fatta a mano, la ceramica artistica e molte altre eccellenze&#8221;.Lo stesso vale per il turismo, dove la componente culturale genera oltre il 40% delle presenze e più della metà della spesa complessiva dei visitatori. &#8220;Per le Marche &#8211; conclude Amaranti &#8211; questo significa valorizzare un patrimonio già esistente. Una regione che può contare su migliaia di imprese artigiane, su una manifattura fortemente orientata alla qualità e su un sistema diffuso di competenze che rappresenta uno dei principali fattori di competitività del territorio&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Artigianato aumentato: il futuro del Made in Italy tra design, sostenibilità e innovazione</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/artigianato-aumentato-il-futuro-del-made-in-italy-tra-design-sostenibilita-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 12:13:03 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114429</guid>

					<description><![CDATA[È questa l’idea al centro di “Artigianato, futuro del Made in Italy – Artigianato aumentato”, la campagna promossa da Confartigianato, CNA e Casartigiani insieme a Fondazione Symbola, con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’iniziativa si è conclusa l’11 giugno 2026, durante il Seminario Estivo di Fondazione Symbola a Mantova, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È questa l’idea al centro di “Artigianato, futuro del Made in Italy – Artigianato aumentato”, la campagna promossa da Confartigianato, CNA e Casartigiani insieme a Fondazione Symbola, con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.<br />
L’iniziativa si è conclusa l’11 giugno 2026, durante il Seminario Estivo di Fondazione Symbola a Mantova, con la presentazione del rapporto “100 storie di Artigianato Aumentato” e la consegna di un riconoscimento alle cento imprese selezionate, provenienti da tutte le regioni italiane.<br />
Un mosaico di esperienze che restituisce l’immagine di un artigianato lontano dalla nostalgia e pienamente inserito nel presente: consapevole delle proprie radici, ma capace di confrontarsi con design, sostenibilità, digitale e innovazione tecnologica.<br />
Che cosa significa artigianato aumentato<br />
Il concetto di artigianato aumentato descrive un modello produttivo nel quale il patrimonio manifatturiero italiano viene rafforzato attraverso tre principali fattori di trasformazione:<br />
il design, inteso come capacità di progettare nuovi prodotti, servizi ed esperienze; la sostenibilità, attraverso la scelta consapevole delle materie, la riduzione degli sprechi, la riparazione e l’economia circolare; l’innovazione, che comprende strumenti digitali, automazione, scansione e stampa 3D, piattaforme online e nuove tecnologie produttive.</p>
<p>L’innovazione, in questa prospettiva, non sostituisce il lavoro artigiano. Ne amplia le possibilità. La tecnologia diventa un nuovo attrezzo del mestiere: può migliorare la precisione, facilitare la progettazione, documentare i processi, raggiungere nuovi mercati e rispondere in maniera più puntuale alle esigenze del cliente. Al centro rimangono però la competenza, la sensibilità per la materia e la capacità umana di prendere decisioni.<br />
È ciò che accade, per esempio, quando un calzolaio utilizza la scansione 3D per creare una forma personalizzata, quando un restauratore affianca sensori e strumenti diagnostici al lavoro manuale o quando un professionista dell’immagine ricorre al digitale per costruire una consulenza più accurata.<br />
Al centro rimangono però la competenza, la sensibilità per la materia e la capacità umana di prendere decisioni.<br />
Mestieri antichi incontrano strumenti contemporanei, senza rinunciare alla propria natura.Cento imprese per raccontare un’Italia che innova<br />
Le cento realtà raccolte nel rapporto provengono dal Nord, dal Centro, dal Sud e dalle Isole e raccontano un’Italia produttiva diffusa, fatta di laboratori, atelier, piccole imprese e competenze legate ai territori.<br />
Il Veneto è rappresentato da quindici imprese: cinque della provincia di Belluno, cinque di Vicenza, due di Padova e una rispettivamente nelle province di Treviso, Venezia e Verona.<br />
L’innovazione, in questa prospettiva, non sostituisce il lavoro artigiano. Ne amplia le possibilità.<br />
La loro distribuzione geografica dimostra come l’innovazione artigiana non sia un fenomeno circoscritto ai grandi distretti industriali. Si sviluppa anche nei piccoli centri, nelle aree interne e nei territori nei quali le competenze produttive costituiscono ancora un elemento essenziale dell’identità locale.<br />
In Italia oltre un milione di imprese sono artigiane, pari a circa un quarto del sistema imprenditoriale nazionale. Un patrimonio economico e culturale che contribuisce alla qualità della vita, alla coesione sociale e alla riconoscibilità internazionale del Made in Italy.<br />
Design, sostenibilità e innovazione diventano quindi leve strategiche non soltanto per migliorare i processi produttivi, ma anche per comunicare più efficacemente il valore del lavoro artigiano e dialogare con nuovi pubblici.<br />
Un nuovo racconto per avvicinare i giovani<br />
Uno degli aspetti più importanti emersi dal rapporto riguarda il ricambio generazionale.<br />
Molti comparti dell’artigianato italiano attraversano una fase delicata: le imprese faticano a trovare personale qualificato, numerosi mestieri rischiano di perdere continuità e competenze costruite nel tempo non sempre riescono a essere trasmesse.Per avvicinare i giovani non è sufficiente chiedere loro di custodire ciò che esiste. È necessario mostrare che il lavoro artigiano può essere anche uno spazio di sperimentazione, autonomia, ricerca e innovazione.<br />
L’incontro con il digitale, il design e la sostenibilità contribuisce a cambiare la percezione del settore.<br />
L’artigiano contemporaneo non è soltanto il depositario di una tecnica, ma una figura capace di progettare, utilizzare strumenti avanzati, interpretare il mercato e immaginare soluzioni nuove.<br />
Le nuove generazioni possono così diventare non semplicemente eredi di un sapere, ma protagoniste della sua trasformazione.<br />
La tecnologia al servizio dell’intelligenza artigiana<br />
La riflessione sull’artigianato aumentato acquista un significato ancora più rilevante in un’epoca segnata dalla rapida diffusione dell’intelligenza artificiale.<br />
Secondo Marco Granelli, presidente di Confartigianato Imprese, due terzi delle aziende artigiane stanno già investendo nella transizione digitale. Ma, anche nei processi più tecnologicamente avanzati, resta il talento umano a determinare la qualità e l’unicità del risultato.<br />
La differenza non risiede quindi soltanto nello strumento utilizzato, ma nella capacità di orientarlo attraverso esperienza, immaginazione e responsabilità.<br />
Un principio che attraversa anche le riflessioni di CNA e Casartigiani: il digitale, la robotica, la stampa 3D e il taglio laser possono sostenere e potenziare il lavoro manuale, ma non sostituiscono l’intenzione, la cura e il rapporto tra chi realizza un oggetto e chi lo utilizzerà<br />
Il futuro del Made in Italy nasce dal saper fare<br />
Le cento storie raccolte da Fondazione Symbola mostrano che il futuro del Made in Italy non dipende soltanto dalla capacità di conservare tecniche e tradizioni, ma dalla possibilità di rinnovarle con intelligenza.<br />
L’artigianato italiano continua a distinguersi quando riesce a tenere insieme elementi apparentemente opposti: tecnologia e umanità, competitività e sostenibilità, identità territoriale e apertura internazionale.<br />
L’artigianato aumentato non rinnega la tradizione. La mette nelle condizioni di continuare a produrre significato, lavoro e valore.Ed è forse proprio questa la sfida decisiva: non scegliere tra passato e futuro, ma trasformare la conoscenza ereditata in una materia viva, ancora capace di generare nuove possibilità. Il rapporto completo “100 storie di Artigianato Aumentato” è disponibile sul sito di Fondazione Symbola: www.symbola.net<br />
Una visione condivisa da Lusso Artigiano<br />
Il modello dell’artigianato aumentato interpreta una filosofia che appartiene profondamente anche a Lusso Artigiano.<br />
Il progetto nostro editoriale nasce infatti dalla volontà di raccontare l’Alto Artigianato non come testimonianza residuale del passato, ma come una cultura progettuale contemporanea: capace di mettere in relazione materia, competenza, ricerca, innovazione e visione.<br />
Per noi di Lusso Artigiano, custodire un sapere non significa ripeterlo immutato. Significa comprenderne il valore e creare le condizioni perché possa continuare a evolvere.<br />
Il futuro del Fare nasce proprio da questo equilibrio: utilizzare le possibilità offerte dalla tecnologia senza perdere il rapporto con la materia; innovare i processi senza cancellare l’identità; entrare nei mercati internazionali continuando a costruire relazioni, qualità e bellezza.<br />
Raccontare queste trasformazioni significa anche contribuire a cambiare l’immagine dell’artigianato, riconoscendolo come uno dei luoghi nei quali si sperimentano nuovi modelli produttivi, culturali e sociali.</p>
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		<title>La cultura italiana vale 115,8 miliardi. A trainarla software e videogiochi</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-cultura-italiana-vale-1158-miliardi-a-trainarla-software-e-videogiochi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:33:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non sono soltanto musei, teatri, cinema e libri. Oggi il capitolo più pesante dell’economia culturale italiana è quello di software e videogiochi. È una delle indicazioni meno scontate della sedicesima edizione di “Io sono Cultura”, il rapporto promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi Tagliacarne. Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono soltanto <strong>musei, teatri, cinema e libri</strong>. Oggi il capitolo più pesante dell’economia culturale italiana è quello di <strong>software e videogiochi</strong>. È una delle indicazioni meno scontate della sedicesima edizione di <strong>“Io sono Cultura”</strong>, il rapporto promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi Tagliacarne.</p>
<p><strong>Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto,</strong> il 5,7% del totale nazionale, e dato lavoro a quasi 1,54 milioni di persone, ancora il 5,7% dell’occupazione complessiva nel nostro Paese. In un anno il valore prodotto è aumentato del 3,3%, contro il 2,3% dell’intera economia; gli addetti sono cresciuti dell’1,7%, contro l’1,1%. Dal 2021 la filiera segna un più 25,3%, contro il 22,5% del Paese. Sono però variazioni a prezzi correnti: con un’inflazione cumulata vicina al 18%, non equivalgono a una crescita reale della stessa entità.</p>
<p>Per capire queste cifre bisogna osservare che cosa entra nel perimetro. Per questo il rapporto distingue un <strong>“Core Cultura”</strong>, che vale 66,8 miliardi e comprende sette ambiti — dall’editoria al patrimonio storico, dall’audiovisivo al design — e quasi 49 miliardi di <strong>“Embedded Creatives”</strong>: professionisti creativi impiegati in altri settori, dalla manifattura ai servizi. Quasi il 42% del valore stimato nasce dunque fuori dalle industrie strettamente culturali e la creatività viene misurata anche come competenza incorporata nel resto del sistema produttivo.</p>
<p>Nel perimetro <strong>“Core”</strong> il primato spetta a software e videogiochi: 18,6 miliardi, il 27,8% del valore aggiunto. Seguono editoria e stampa con 11,5 miliardi e architettura e design con 11,2. Nel 2025 proprio architettura e design registrano l’incremento maggiore, più 5,9%, davanti al più 5,8% del software; il patrimonio storico e artistico arretra invece del 2,4%. C’è anche una divergenza da osservare: mentre la produzione del comparto digitale accelera, i suoi occupati diminuiscono dello 0,6%. Il rapporto indica tra le possibili spiegazioni l’aumento di produttività favorito dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale. La crescita, quindi, non si traduce automaticamente in nuovi posti di lavoro.</p>
<p>La forza economica della cultura emerge soprattutto oltre i suoi confini. Secondo il modello dello studio, ogni euro prodotto direttamente ne attiva altri 1,73 nel resto dell’economia. Ai 115,8 miliardi iniziali se ne aggiungono così 193,7, per un impatto stimato in 309,5 miliardi, il 15,4% del valore aggiunto nazionale. Non è produzione diretta: la quota comprende gli effetti indiretti e indotti, dal turismo ai trasporti e alla ristorazione. I viaggiatori con spesa culturale rappresentano infatti il 42,8% delle presenze, ma il 53,2% della spesa turistica complessiva, pari a 57,9 miliardi.</p>
<p>La filiera ha però anche un suo dark side, che si chiama frammentazione. Le imprese del “Core Cultura” sono 292.279 e nel 96,2% dei casi hanno meno di dieci addetti. È un tessuto diffuso e vitale, ma la dimensione ridotta può limitare investimenti, innovazione e capacità di resistere alle crisi. Anche il profilo del lavoro presenta un contrasto. Gli occupati sono mediamente più giovani e molto più istruiti rispetto al resto dell’economia: il 52,6% possiede una laurea o un titolo post-laurea, contro il 25,9% nazionale. Allo stesso tempo, il 35,4% lavora in forma autonoma, rispetto al 21,5% della media italiana; nel solo “Core” la quota arriva al 48,2%. La fragilità non deriva dunque soprattutto dai contratti a termine, meno diffusi della media, ma dal peso di attività autonome e discontinue. Nelle arti performative e visive il 10,3% degli occupati esprime un giudizio negativo sulla stabilità del proprio lavoro.</p>
<p>La <strong>mappa territoriale</strong> completa il quadro. La Lombardia è prima per dimensione assoluta, con 33,2 miliardi di valore aggiunto, mentre il Lazio guida per incidenza sull’economia regionale, con l’8,1%. Milano arriva al 10,1% del valore prodotto nella provincia, seguita da Roma al 9% e Torino all’8,4%. Nel Mezzogiorno la filiera vale 17 miliardi e pesa appena il 3,7% sull’economia dell’area, nonostante la concentrazione di patrimonio culturale. Dal 2021 il Sud è cresciuto più delle altre ripartizioni, del 30,9%, ma il rapporto invita a considerare l’effetto di una base di partenza più bassa: il divario nei livelli resta ampio.</p>
<p>La fotografia che esce da “Io sono Cultura 2026” è meno lineare di una semplice storia di successo. <strong>La cultura cresce, attiva domanda e rende più competitivi</strong> anche altri settori, ma il <strong>motore si è spostato verso il digitale</strong>, dove la produttività può aumentare senza nuova occupazione. Molto lavoro resta autonomo e il valore si concentra nei territori più forti. La sfida non è più dimostrare che la cultura sia economia, ma trasformare la ricchezza generata in imprese più solide, lavoro di qualità e opportunità meglio distribuite.</p>
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		<title>Con la cultura si può mangiare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/con-la-cultura-si-puo-mangiare-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:30:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il rapporto &#8216;Io sono cultura 2026&#8217; evidenzia una crescita significativa del Sistema Produttivo Culturale e Creativo in Italia, con un valore aggiunto di 115,8 miliardi di euro, pari al 5,7% dell&#8217;economia nazionale. Il settore ha visto un incremento dell&#8217;1,7% negli occupati, raggiungendo quasi 1,54 milioni. Il Core Cultura, in particolare nelle industrie di software e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto &#8216;Io sono cultura 2026&#8217; evidenzia una crescita significativa del Sistema Produttivo Culturale e Creativo in Italia, con un valore aggiunto di 115,8 miliardi di euro, pari al 5,7% dell&#8217;economia nazionale. Il settore ha visto un incremento dell&#8217;1,7% negli occupati, raggiungendo quasi 1,54 milioni. Il Core Cultura, in particolare nelle industrie di software e videogiochi, contribuisce in modo significativo, seguito da editoria e architettura. Le regioni del Centro-Nord, specialmente il Lazio e la Lombardia, si distinguono per specializzazione e produzione culturale. Questo settore ha un impatto positivo sull&#8217;economia, attivando ulteriori investimenti nel resto dell&#8217;economia italiana, rappresentando una importante risorsa identitaria per il &#8216;Made in Italy&#8217;.</p>
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