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	<title>Cultura e Design &#8211; Symbola</title>
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	<title>Cultura e Design &#8211; Symbola</title>
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		<title>Storie di bellezza e nuove tecnologie. Un vocabolario per raccontare l&#8217;industria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 12:06:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ricordare Marc Bloch, il suo rigore di storico e le scelte della scuola delle Annales, da lui fondata nel 1929, insieme a Lucien Febvre, partendo da una rivista (appunto le Annales d’histoire économique et sociale) per dare valore alla “storia materiale”, quella del cibo e delle manifatture, dell’abbigliamento e dell’abitare, delle abitudini della vita quotidiana [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordare Marc Bloch, il suo rigore di storico e le scelte della scuola delle Annales, da lui fondata nel 1929, insieme a Lucien Febvre, partendo da una rivista (appunto le Annales d’histoire économique et sociale) per dare valore alla “storia materiale”, quella del cibo e delle manifatture, dell’abbigliamento e dell’abitare, delle abitudini della vita quotidiana e dei comportamenti dei ceti sociali, anche i più umili. E scrivere dunque una storia ben più ricca, complessa e densa di verità di quella fondata solo sulle scelte delle classi dirigenti, le loro politiche e le loro guerre.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Ricordare Marc Bloch, il suo rigore di storico e le scelte della scuola delle Annales, da lui fondata nel 1929, insieme a Lucien Febvre, partendo da una rivista (appunto le Annales d’histoire économique et sociale) per dare valore alla “storia materiale”, quella del cibo e delle manifatture, dell’abbigliamento e dell’abitare, delle abitudini della vita quotidiana e dei comportamenti dei ceti sociali, anche i più umili. E scrivere dunque una storia ben più ricca, complessa e densa di verità di quella fondata solo sulle scelte delle classi dirigenti, le loro politiche e le loro guerre.</p>
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<div id="teads0" class="teads-player">Ricordarlo come hanno appena fatto, giustamente, in Francia, ammettendolo al Pantheon, il primo storico a essere accolto nel Mausoleo della Repubblica e accompagnando questa scelta, densa di valore culturale, civile e politico (Bloch fu anche un sincero patriota non nazionalista e un esponente della Resistenza contro i nazifascisti) con una serie di iniziative e una mostra, “Bloch, l’esprit de l’Histoire”, proprio nella cripta del Pantheon (ne ha scritto la Domenica de Il Sole24Ore, 11 ottobre).</div>
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<p data-mrf-recirculation="Article link">La lezione di Bloch si riflette anche nel libro “Vocabolario della cultura d’impresa. Le parole di archivi e musei per raccontare il saper fare italiano”, curato da Museimpresa per i suoi 25 anni di vita, affidato alla scrittura della Scuola Holden di Torino e pubblicato da Marsilio: 129 parole dalla A di “acqua”, “alimentare” e “amore” alla E di “emozioni”, alla M di “moltitudini” e “madre” sino alla V” di “valori”, “viaggio”, “visione” e “voce” e, per finire, alla Z di “zelo” per illustrare, da punti di vista originali, conoscenze, intraprendenza, idee e storie d’impresa, passioni, innovazioni e comunità operose.</p>
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<div id="google_ads_iframe_/35012960/huffingtonpost.it/interna/Bottom_0__container__">Il volume sarà in libreria il 20 ottobre. Ma si comincia a discuterne il 14 e il 15, a Biella, in occasione del Seminario annuale di Museimpresa, intitolato appunto “dal saper fare al far sapere”.</div>
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<p data-mrf-recirculation="Article link">Il senso? Si parte dalla consapevolezza che nella forma di un oggetto familiare si sono depositati, nel tempo, conoscenze, abilità, rapporti fra persone, valori materiali e culturali, una certa concezione della vita. E che ogni manufatto è anche una condensazione di tempo. Imparare a leggerlo significa restituire profondità al presente. E pensare a come disegnare strumenti per progettare un migliore futuro, con coscienza critica e senso di responsabilità sociale e civile.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">La cultura d’impresa comincia da qui: dall’idea che un brevetto, una formula chimica, un nuovo materiale industriale, un contratto di lavoro appartengono al paesaggio culturale di un Paese quanto le sue opere letterarie e artistiche. Nel contratto, infatti, si stabiliscono relazioni e responsabilità; in un piano industriale si sceglie quale futuro provare a costruire; nel disegno di una fabbrica si organizza lo spazio che imprenditori e operai, manager e tecnici abiteranno per gran parte delle loro giornate. Sono forme nelle quali una società rende visibile la propria concezione dell’essere umano. L’impresa produce significati insieme ai prodotti. Modifica i luoghi, introduce abitudini, trasmette competenze. Ed è dunque essa stessa cultura, nella concretezza quotidiana delle sue decisioni.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">E’ una cultura politecnica: un’attitudine, diffusa tra le imprese italiane, a tenere insieme umanesimo e scienza, creatività e funzione, intuizione e rigore. La mano sa qualcosa che il pensiero deve ascoltare, il pensiero immagina ciò che la mano dovrà verificare. Fra i due passa la resistenza della materia, che corregge le intenzioni e impone una misura. Sino ad arrivare al manufatto. Prodotto della tecnica. Espressione d’una cultura (appunto la lezione di Bloch e, per guardare all’Italia, di Primo Levi e di Elio Vittorini). E di una reciprocità di relazioni. Il capitale culturale arricchisce il capitale sociale, quello di “un’Italia che fa bene l’Italia”, per usare un’espressione cara alla Fondazione Symbola. Un paese in cui l’industria è al centro, con i suoi valori, i suoi legami, la forza della sua storia (appunto, i musei e gli archivi d’impresa) e della sua visionarietà per costruire un migliore futuro. E la produttività e la competitività si nutrono anche di saperi molteplici, idee, filosofie, vocabolari, racconti.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">L’innovazione, d’altronde, non è una tecnologia, ma la capacità di fare leva su un inedito punto di vista.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">In questa rete di relazioni, si riconosce una lunga storia italiana, fatta di botteghe, manifatture, laboratori, distretti produttivi. Il suo elemento durevole è un esercizio dell’attenzione: la capacità di lavorare sulle forme, le funzioni, le innovazioni.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Prima che un quadro si presenti come l’opera d’un autore, qualcuno ha preparato il supporto, macinato i pigmenti, costruito gli strumenti. Nella bottega rinascimentale, altri hanno appreso, eseguito, corretto. La bellezza porta con sé un’organizzazione del lavoro che l’ammirazione per il risultato spesso lascia nell’ombra. Dietro il nome del maestro compare una comunità di pratiche, nella materia dell’opera riaffiora la disciplina necessaria a produrla. La storia dell’arte e quella delle tecniche ritrovano qui il loro terreno comune. Scienza e industria stimolano la creatività. Piero della Francesca era anche un eccellente matematico, la sua capacità di costruire una prospettiva era frutto di calcolo, oltre che di straordinaria capacità di raffigurazione.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Un’altra riprova? Nelle pagine del Codice Atlantico, uomini, macchine e architetture appartengono a uno stesso impulso conoscitivo. Leonardo disegna per capire e indicare come costruire, osserva per inventare. Un ingranaggio e un corpo sollecitano la stessa intelligenza delle forme. La meraviglia precede la soluzione tecnica, la rende possibile. Secoli dopo, quel dialogo fra bellezza e funzione attraverserà il design e accompagnerà, dagli anni Cinquanta del Novecento, lo sviluppo industriale italiano.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Questa storia continua oggi nei linguaggi informatici, nei codici, nell’intelligenza artificiale. L’umanesimo industriale assume una dimensione digitale che incide su produzione e prodotti. Anche un algoritmo contiene scelte, logiche, visioni. Occorre riconoscere i legami fra saperi diversi, rendere comprensibili gli strumenti attraverso cui cambiano il lavoro e le relazioni. La distanza fra la rapidità delle trasformazioni e il tempo necessario a comprenderle si allarga. Abbiamo bisogno di luoghi nei quali quella distanza possa essere misurata, di occasioni per fermare lo sguardo. Anche la modernità ha bisogno di un indugio. I musei e gli archivi d’impresa ci offrono il tempo per esercitarlo. Vi entriamo per osservare ciò che siamo stati e comprendere attraverso quali scelte siamo arrivati fin qui.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">La memoria rende più consapevole la nostra capacità di progetto. Una macchina sopravvissuta al proprio impiego acquista, nel museo, una diversa eloquenza. Il suo silenzio rende percepibili altre presenze: chi l’ha progettata, chi ha imparato a governarla, i gesti che ha richiesto, le abitudini che ha introdotto. Accanto, un prototipo, una fotografia o una campagna pubblicitaria permettono di ricostruirne il mondo. L’oggetto ritrova il contesto e la visione che lo hanno generato. Il patrimonio industriale entra così nella storia collettiva del Paese, accanto ai musei d’arte e agli altri luoghi nei quali riconosciamo la nostra complessa e dunque fertile identità.</p>
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		<title>Dal sistema della cultura 33 miliardi al territorio</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/dal-sistema-della-cultura-33-miliardi-al-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:04:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In Lombardia il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) ha prodotto oltre 33,2 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2025, ovvero il 7,1% dell&#8217;economia regionale. Un&#8217;incidenza che colloca la Lombardia al secondo posto tra le regioni italiane, preceduta soltanto dal Lazio con un peso dell&#8217;8,1% a fronte di una media italiana che si attesta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Lombardia il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) ha prodotto oltre 33,2 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2025, ovvero il 7,1% dell&#8217;economia regionale. Un&#8217;incidenza che colloca la Lombardia al secondo posto tra le regioni italiane, preceduta soltanto dal Lazio con un peso dell&#8217;8,1% a fronte di una media italiana che si attesta al 5,77Q. È quanto emerge dall&#8217;ultimo rapporto Io sono cultura &#8211; realizzato da Unioncamere, dal Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, da Fondazione Symbola e Deloitte &#8211; che evidenzia l&#8217;importante ruolo di questa componente all&#8217;interno dell&#8217;economia lombarda. All&#8217;interno dello SPCC, il Core Cultura, ovvero il nucleo delle attività economiche direttamente legate alla produzione di beni e servizi culturali e creativi, genera circa 20,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 62,7% del valore aggiunto complessivamente prodotto dal sistema a fronte di una media nazionale del 57,7%. Anche sotto questo profilo, dunque, la Lombardia si distingue nel panorama nazionale, collocandosi al terzo posto per incidenza del Core Cultura sullo SPCC, dopo Molise (66,0%) e Lazio (64,4%). A livello provinciale Milano riveste un ruolo centrale con oltre 21,9 miliardi di euro di valore aggiunto SPCC e un&#8217;incidenza del 10,1% sul totale dell&#8217;economia provinciale che la posiziona al primo posto nella graduatoria nazionale. A distanza segue Monza-Brianza, dove il comparto rappresenta il 6,1% del valore aggiunto complessivo, dato che vale alla provincia il nono posto in Italia. All&#8217;ultimo posto della graduatoria si colloca Sondrio, con un SPCC che incide per il 2,7% del valore aggiunto provinciale. La dinamica di medio periodo si conferma positiva, sebbene meno intensa rispetto alla media nazionale. Tra il 2021 e il 2025, il valore aggiunto del SPCC lombardo è cresciuto complessivamente del 21,9%, a fronte del 25,3% registrato a livello nazionale. All&#8217;interno della regione, gli incrementi più significativi si osservano a Varese (+33474 e Brescia (+30,3%). Milano, pur confermandosi nettamente al primo posto in termini di valore aggiunto generato, presenta la crescita più contenuta tra le province lombarde, pari al +19,9%. Il rilievo del sistema emerge anche sul fronte occupazionale. Nel 2025 gli occupati sono circa 374,7mila, il 7,2% dell&#8217;occupazione regionale a fronte del 5,77o della media nazionale. All&#8217;interno del comparto, il Core Cultura concentra il 63,7% degli occupati. Mentre sono oltre 62,8mila le imprese attive nel Core Cultura e rappresentano il 6,6% del totale delle imprese lombarde, rispetto alla media nazionale del 4,9%. Tra i diversi settori si distingue quello dell&#8217;architettura e del design che conta oltre 23mila imprese e rappresenta il 36,6% del totale &#8220;Core&#8221; regionale. Significativo è anche il peso del comparto dei videogiochi e del software, con oltre 9.200 imprese, pari al14,8% del totale &#8220;Core&#8221; regionale, una quota superiore a quella rilevata a livello nazionale (12,5%).</p>
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		<title>Forum della Bellezza 2026: a Genova la quinta edizione dedicata alla bellezza che genera valore</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/forum-della-bellezza-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 07:24:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il 15 ottobre a Palazzo della Meridiana, a Genova, torna il Forum della Bellezza, promosso dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza. Una giornata di incontri, esperienze e testimonianze per raccontare come cultura, patrimonio e bellezza possano diventare motori di crescita, coesione e sviluppo dei territori. “La bellezza che genera valore” è il tema della quinta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 15 ottobre a Palazzo della Meridiana, a Genova, torna il Forum della Bellezza, promosso dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza. Una giornata di incontri, esperienze e testimonianze per raccontare come cultura, patrimonio e bellezza possano diventare motori di crescita, coesione e sviluppo dei territori.</strong></p>
<p>“La bellezza che genera valore” è il tema della quinta edizione del <strong>Forum della Bellezza</strong>, in programma <strong>giovedì 15 ottobre 2026 a Palazzo della Meridiana, a Genova</strong>. Un appuntamento dedicato alla capacità della bellezza di produrre valore non soltanto culturale, ma anche sociale, umano ed economico: creando relazioni, rafforzando le comunità, dando nuovo significato ai patrimoni e aprendo nuove prospettive per i territori. Programma Forum della Bellezza_…</p>
<p>La giornata prenderà il via alle 9.30 con i saluti istituzionali e proseguirà attraverso una serie di incontri che metteranno a confronto istituzioni culturali, fondazioni, musei, professionisti della comunicazione, imprese e realtà impegnate nella valorizzazione del patrimonio. Programma Forum della Bellezza_…</p>
<p>Tra i temi al centro del Forum ci saranno la <strong>comunicazione della cultura</strong>, il ruolo di <strong>musei, pinacoteche e sistemi culturali diffusi</strong>, la letteratura come spazio della memoria collettiva e le esperienze capaci di trasformare il patrimonio culturale in un elemento vivo e condiviso. Programma Forum della Bellezza_…</p>
<p>Nel pomeriggio sarà presentata anche una <strong>ricerca dell’Alta Scuola Politecnica di Milano e Torino sull’impatto della Bellezza</strong>, seguita dal confronto “La forza gentile: la bellezza come strumento di cura e trasformazione”. Spazio poi alle collaborazioni tra agenzie e istituzioni culturali e alle nuove geografie dell’incontro, attraverso progetti ed esperienze provenienti da diversi territori italiani. Programma Forum della Bellezza_…</p>
<p>Il programma si concluderà con una <strong>visita guidata a Palazzo Rosso</strong>, a cura del Comune di Genova. Il 16 ottobre, inoltre, il Comune metterà a disposizione degli ospiti del Forum alcuni biglietti per partecipare ai <strong>Rolli Days</strong>, fino a esaurimento dei posti disponibili. Programma Forum della Bellezza_…</p>
<p>Il Forum propone così una lettura della bellezza che va oltre la dimensione estetica: una risorsa concreta capace di generare impatto, attivare energie e contribuire alla qualità dello sviluppo dei territori.</p>
<p><strong>Forum della Bellezza 2026</strong><br />
15 ottobre 2026<br />
Palazzo della Meridiana, Salita di San Francesco 6, Genova</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.eventbrite.com/e/forum-della-bellezza-2026-tickets-2002116580588">PER PARTECIPARE CLICCA QUI </a></span></strong></p>
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		<title>L&#8217;arte, patrimonio anche economico</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/larte-patrimonio-anche-economico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:32:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;arte, patrimonio anche economico per settant&#8217;anni l&#8217;Italia si è raccontata come un Paese p povero e indebitato, con un debito ubblico di 2.900 miliardi di euro e un patrimonio netto negativo. È una bugia contabile. Il bilancio dello Stato italiano, redatto con criteri da ragioneria del XIX secolo, registra solo il passivo e nasconde l&#8217;attivo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;arte, patrimonio anche economico per settant&#8217;anni l&#8217;Italia si è raccontata come un Paese p povero e indebitato, con un debito ubblico di 2.900 miliardi di euro e un patrimonio netto negativo. È una bugia contabile. Il bilancio dello Stato italiano, redatto con criteri da ragioneria del XIX secolo, registra solo il passivo e nasconde l&#8217;attivo più grande del mondo. Il patrimonio culturale, storico, artistico e paesaggistico italiano, secondo le stime più prudenti del Ministero della Cultura, dell&#8217;Unesco e di studi Deloitte e Symbola, vale almeno 1.000 miliardi di euro se valutato a valore di mercato assicurativo e di riproduzione. Solo il Colosseo, gli Uffizi, Pompei, il centro storico di Venezia e Firenze, i 58 siti Unesco, le 4.500 aree archeologiche e le 5.000 chiese monumentali, se fossero di un fondo privato, sarebbero valutati oltre quella cifra. Oggi questo valore a bilancio è a zero. E come se una famiglia avesse una casa di proprietà da un milione di euro ma in banca dichiarasse solo il mutuo. Inserire 1.000 miliardi ali&#8217; attivo patrimoniale dello Stato trasforma immediatamente l&#8217;analisi di sostenibilità. Il rapporto non è più Debito/PIL 140%, ma Debito/(PIL+Patrimonio). L&#8217;Italia passa da Paese più indebitato a Paese patrimonialmente più solido d&#8217;Europa, davanti alla Germania, che non possiede un patrimonio storico comparabile. Solvibilità reale: le agenzie di rating Standard &amp; Poorls, Moody&#8217;s, Fitch valutano la capacità di ripagare il debito in caso di stress. Un Paese che ha un attivo tangibile, unico, non delocalizzabile e non replicabile di 1.000 miliardi offre una garanzia reale ai creditori. Non è un asset finanziario volatile, è un bene rifugio che aumenta di valore nel tempo. Lo spread BTP-Bund è il prezzo della paura dell&#8217;insolvenza. Se il mercato legge nel bilancio statale che l&#8217;Italia ha 1.000 miliardi implicito, il rischio di default percepito crolla. L&#8217;esperienza lo dimostra: ando nel 2022 la Grecia ha rivalut quato il patrimonio demaniale, il suo spread è sceso di 40 punti in tre mesi. Per l&#8217;Italia, una riduzione di 100 punti base sullo spread significa 29 miliardi di risparmio all&#8217;anno in interessi. Con 150 punti base di risparmio, in dieci anni si ripaga quasi 400 miliardi di euro. Le agenzie non giudicano solo i flussi, giudicano gli stock. L&#8217;Italia oggi è BBB perche ha solo flussi (PIL) e debiti. Iscrivendo l&#8217;attivo storico: migliora il criterio &#8220;Fiscal Strength&#8221; di Moody&#8217;s; migliora il criterio &#8220;Debt and asset position&#8221; di S&amp;P; si sblocca il vincolo del &#8220;debt affordability&#8221;. Un upgrade da BBB a A- comporta automaticamente l&#8217;ingresso di fondi pensione e sovrani che per statuto non possono comprare BBB, abbassando ulteriormente i rendimenti e creando un circolo virtuoso. Non si tratta di vendere il Colosseo. Si tratta di fare quello che fanno tutte le grandi società quotate: iscrivere a bilancio il valore del proprio marchio e deipropri asset intangibili e materiali. L&#8217;Italia è il brand più forte del mondo. Sarebbe ora che la politica e la contabilità pubblica riconosca, anche in linea con il trend dell&#8217;Unione Europea, l&#8217;importanza di questo asset.</p>
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		<item>
		<title>Non solo musei così il sistema cultura è diventato simbolo</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/non-solo-musei-cosi-il-sistema-cultura-e-diventato-simbolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 08:36:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel 2025 teatri , cinema , esposizioni hanno generato il 10 per cento dell &#8216; economia milanese . Con effetti trainanti sul turismo In una sala di esposizione , un visitatore si ferma davanti a un&#8217;opera mentre , poco più in là , un gruppo passa da una stanza all &#8216; altra . È una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2025 teatri , cinema , esposizioni hanno generato il 10 per cento dell &#8216; economia milanese . Con effetti trainanti sul turismo In una sala di esposizione , un visitatore si ferma davanti a un&#8217;opera mentre , poco più in là , un gruppo passa da una stanza all &#8216; altra . È una scena che si ripete milioni di volte a Milano , e sempre più di frequente . Nel 2025 , i musei civici hanno registrato 1 , 77 milioni di visitatori , contro gli 1 , 70 milioni dell &#8216; anno precedente . E nello stesso anno , tra questi c &#8216; è stata una parte dei 9 , 66 milioni turisti sbarcati in città . In una sala di esposizione , un visitatore si ferma davanti a un &#8216; opera mentre , poco più in là , un gruppo passa da una stanza all &#8216; altra . È una scena che si ripete milioni di volte a Milano , e sempre più di frequente . Nel 2025 , i musei civici hanno registrato 1, 77 milioni di visitatori , contro gli 1 , 70 milioni dell &#8216; anno precedente . E nello stesso anno , tra questi c &#8216; è stata una parte dei 9 , 66 milioni turisti sbarcati in città , in crescita rispetto ai 9, 07 milioni del 2024 , secondo i dati del Comune . Ma chi visita un museo o ammira una mostra è solo la fetta più visibile di un sistema più grande . Ci sono i teatri , i cinema , le librerie e le gallerie , ma anche l &#8216; editoria , l&#8217;architettura , il design , i videogiochi , la fotografia , la comunicazione . È dentro questo insieme che si vede il peso della cultura sull &#8216; economia milanese . Nel 2025 le attività culturali e creative hanno generato il 10 , 1% dell&#8217;economia della provincia di Milano , che si conferma la prima provincia italiana per impatto economico del settore . Inoltre , nella cultura e nella creatività lavora il 10% degli occupati , secondo &#8221; Io sono cultura 2026&#8243; , il rapporto curato da Fondazione Symbola , Unioncamere , Centro Studi Tagliacarne e Deloitte . Anche la Lombardia è in vetta , confermandosi la prima regione per dimensioni del sistema produttivo della cultura e della creatività , con oltre 33 miliardi di euro di ricchezza prodotta . « Se intendiamo il settore culturale come l &#8216; insieme delle imprese creative e culturali , perché a Milano sono fortissimi i settori dell &#8216; editoria , dell&#8217;architettura , del design , dei videogiochi e la filiera degli eventi , si contano circa 30 mila realtà nell &#8216; area milanese , che danno lavoro a diverse centinaia di migliaia di addetti e generano un giro d &#8216; affari completamente diverso ai luoghi tradizionali della cultura » , spiega Giulia Favero , coordinatrice di Impresa Cultura Milano , l&#8217;organismo di rappresentanza delle imprese attive nella cultura , nello spettacolo , nell&#8217;intrattenimento e nella creatività. Il cambiamento di alcuni posti , come le librerie e le edicole , sta incidendo sull&#8217;attrattività degli spazi culturali . « Si stanno riconvertendo , ospitando degli eventi e contribuendo alla riqualificazione urbana . Questo insieme di esperienze crea un ecosistema che fa di Milano una capitale culturale, in particolare sul fronte contemporaneo » , osserva Favero . Questa presenza di luoghi , iniziative ed eventi ha degli effetti anche sul turismo . Le mostre , i concerti e altri tipi di appuntamenti , infatti , contribuiscono ad aumentare il flusso turistico negli alberghi . «Non abbiamo il numero di monumenti che hanno Roma , Firenze o Venezia che possono interessare chi viaggia , ma la serie di eventi culturali di Milano , senza dubbio , attrae non solo gli italiani , ma anche gli stranieri » , nota Maurizio Naro , presidente di Federalberghi per l &#8216; area di Milano , Lodi , Monza e Brianza . « Le mostre , che sono spalmate in periodi più lunghi rispetto ad altre iniziative , riescono a distribuire le presenze nelle strutture ricettive non solo durante i fine settimana , che sono sempre stati il momento d &#8216; oro per chi visita la città » , sottolinea Naro . Anche il tipo di turismo è cambiato nel tempo , soprattutto grazie all &#8216; Expo . « Da quel momento c&#8217;è stata una lenta conquista del terreno da parte del turismo di piacere che , se prima dell&#8217;Expo era probabilmente sotto il 40% , rappresenta almeno il 60% », analizza Naro . Ma la cultura è fattore che condiziona anche le scelte delle aziende , che sempre più spesso la considerano parte delle proprie strategie .</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un pieno di cultura</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/un-pieno-di-cultura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 06:44:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«La nostra forza sta nella cultura, nella creatività e nella bellezza, in grado di alimentare la domanda di Italia nel mondo e di affrontare senza paura le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica». Così Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, commenta il XVI Rapporto “Io sono Cultura 2026”, presentato nei giorni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="185" data-end="411">«La nostra forza sta nella cultura, nella creatività e nella bellezza, in grado di alimentare la domanda di Italia nel mondo e di affrontare senza paura le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica».</p>
<p data-start="413" data-end="821">Così Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, commenta il XVI Rapporto “Io sono Cultura 2026”, presentato nei giorni scorsi a Roma. Cultura, creatività e bellezza sono il miglior biglietto da visita del Made in Italy, perché ne rappresentano i tratti identitari, radicati nel suo DNA, nella nostra società e nella nostra economia. Questo significa ricchezza e posti di lavoro, ma anche innovazione.</p>
<p data-start="823" data-end="1224">«L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi &#8211; continua Realacci &#8211; può offrire un contributo importante alla transizione verde e digitale. Spostando le produzioni verso la qualità, creando maggiore coesione tra le comunità e privilegiando le relazioni tra le persone, aumenta il valore e diminuisce il consumo di energia e materie prime, riducendo le emissioni di CO₂».</p>
<p data-start="1226" data-end="1504">I dati riferiti al 2025 confermano che la filiera, tra professionisti, imprese, terzo settore e pubblica amministrazione, ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale, registrando una crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="1506" data-end="1611">Gli occupati sono quasi 1,54 milioni, pari al 5,7% del totale, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2024.</p>
<p data-start="1613" data-end="1850">Ogni euro generato dal sistema produttivo culturale e creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere circa 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del PIL italiano.</p>
<hr data-start="1852" data-end="1855" />
<h2 data-section-id="1paa93e" data-start="1857" data-end="1911"><span style="color: #e4002b;">REALACCI: «SPOSTARE LE PRODUZIONI VERSO LA QUALITÀ»</span></h2>
<h1 data-section-id="1nso4db" data-start="1913" data-end="2033"><strong><span style="color: #e4002b;">Cultura, creatività e bellezza, le armi per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e la competizione globale</span></strong></h1>
<p data-start="2035" data-end="2055"><em data-start="2035" data-end="2055">di Mauro Faverzani</em></p>
<p data-start="2057" data-end="2323">Cultura, creatività e bellezza sono il miglior biglietto da visita del Made in Italy, perché ne rappresentano i tratti identitari, radicati nel suo DNA, nella nostra società e nella nostra economia, il che significa ricchezza e posti di lavoro, ma anche innovazione.</p>
<p data-start="2325" data-end="2728">È quanto emerso lo scorso 16 luglio all’Università Mercatorum di Roma, dove è stata presentata la XVI edizione del Rapporto “Io sono Cultura”, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Deloitte, con la collaborazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, della Fondazione Fitzcarraldo, dell’azienda Fornasetti e con il patrocinio del Ministero della Cultura.</p>
<p data-start="2730" data-end="3090">La bellezza delle città italiane, frutto della stratificazione del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico, è sempre più riconosciuta come un asset economico e identitario, attrattivo non solo dal punto di vista turistico, ma anche come fattore di localizzazione per imprese, talenti e infrastrutture immateriali capaci di qualificare un territorio.</p>
<p data-start="3092" data-end="3370">I dati riferiti al 2025 confermano che la filiera, tra professionisti, imprese, terzo settore e pubblica amministrazione, ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale, registrando una crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="3372" data-end="3701">Gli occupati sono quasi 1,54 milioni, pari al 5,7% del totale, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2024. Ogni euro generato dal sistema produttivo culturale e creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere circa 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del PIL italiano. Sono numeri importanti.</p>
<p data-start="3703" data-end="3984">La crescita ha interessato nel suo insieme il “Core Cultura”, concentrato soprattutto nelle regioni del Centro-Nord e nelle principali aree metropolitane, che ha generato nel 2025 ben 66,8 miliardi di euro di valore aggiunto, con una crescita del 3,2% rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="3986" data-end="4196">Anche gli “Embedded Creatives”, ovvero i professionisti culturali e creativi impiegati nei settori non strettamente culturali, hanno prodotto quasi 49 miliardi di euro, con un aumento del 3,4% rispetto al 2024.</p>
<p data-start="4198" data-end="4359">Tutto questo dimostra la capacità del settore di produrre innovazione, relazioni, identità e fiducia, tutti ingredienti essenziali per la competitività italiana.</p>
<p data-start="4361" data-end="4723">Software e videogiochi si confermano il principale generatore di valore e occupazione, seguiti da editoria e stampa e da architettura e design. Performance positive interessano anche gli altri comparti, confermando come lo sviluppo del sistema sia sostenuto tanto dalle attività più innovative quanto da quelle tradizionali.</p>
<h3 data-section-id="1p1344f" data-start="4725" data-end="4762">«Lombardia motore dello sviluppo»</h3>
<p data-start="4764" data-end="4977">La Lombardia si conferma il cuore pulsante dell’economia culturale e dello spettacolo italiano. È quanto emerge dai dati di due report appena pubblicati: il Rapporto “Io sono Cultura 2026” e il Rapporto SIAE 2025.</p>
<p data-start="4979" data-end="5332">«I due rapporti &#8211; spiega l’assessore Francesca Caruso &#8211; certificano il primato della Lombardia e ci dicono che la direzione intrapresa è quella giusta. Questi risultati confermano che gli investimenti, l’attenzione e il lavoro che stiamo portando avanti in questa legislatura per sostenere il nostro sistema culturale stanno producendo effetti concreti.</p>
<p data-start="5334" data-end="5603">Come Regione Lombardia continueremo a mettere in campo ogni sforzo necessario per valorizzare il patrimonio culturale, sostenere le imprese creative e rafforzare un settore che rappresenta un motore di sviluppo economico, occupazionale e di attrattività internazionale.</p>
<p data-start="5605" data-end="5783">Essere la prima regione d’Italia per ricchezza culturale è un risultato che ci rende orgogliosi, ma soprattutto ci sprona a fare ancora di più per consolidare questa leadership».</p>
<p data-start="5785" data-end="6033">Il Lazio si conferma la regione con il livello più elevato di specializzazione culturale e creativa, seguito dalla Lombardia, che mantiene la leadership nazionale in termini di dimensione economica, con oltre 33 miliardi di euro di valore aggiunto.</p>
<p data-start="6035" data-end="6276">Milano, del resto, è la capitale del design, in grado da sola di attrarre un pubblico internazionale con eventi come il Salone del Mobile, trasformatosi negli anni in un’infrastruttura culturale globale.</p>
<h3 data-section-id="12h7cg6" data-start="6278" data-end="6310">Intervista a Ermete Realacci</h3>
<p data-start="6312" data-end="6396"><strong data-start="6312" data-end="6396">Presidente, in cosa consiste la forza della nostra economia e del Made in Italy?</strong></p>
<p data-start="6398" data-end="6624">«La nostra forza sta nella cultura, nella creatività e nella bellezza, in grado di alimentare la domanda di Italia nel mondo e di affrontare senza paura le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica».</p>
<p data-start="6626" data-end="6657"><strong data-start="6626" data-end="6657">In che senso e in che modo?</strong></p>
<p data-start="6659" data-end="6808">«L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi, può offrire un contributo importante alla transizione verde e digitale.</p>
<p data-start="6810" data-end="7047">Spostando le produzioni verso la qualità, creando maggiore coesione tra le comunità e privilegiando le relazioni tra le persone, aumenta infatti il valore e diminuisce il consumo di energia e materie prime, riducendo le emissioni di CO₂.</p>
<p data-start="7049" data-end="7215">Un’economia più a misura d’uomo, più legata alla qualità e alla bellezza, è più competitiva e più capace di futuro. Anche da questo deriva la forza del nostro export.</p>
<p data-start="7217" data-end="7379">Come più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo».</p>
<p data-start="7381" data-end="7459"><strong data-start="7381" data-end="7459">Ma come può fare l’Italia a essere competitiva, mancando di materie prime?</strong></p>
<p data-start="7461" data-end="7744">«Noi difficilmente potremo competere con i cinesi per il controllo delle materie prime, però siamo più abituati a minimizzarne l’uso e a recuperarle: è questo che ci rende, in Europa e nel mondo, davvero unici in termini di economia circolare. Abbiamo saputo fare di necessità virtù.</p>
<p data-start="7746" data-end="7947">E poi c’è un altro fattore: ci troviamo di fronte al rischio concreto che l’intelligenza artificiale, cui non possiamo sottrarci, riduca gli spazi democratici e concentri il potere nelle mani di pochi.</p>
<p data-start="7949" data-end="8280">Come rispondere a tutto questo? Occorre trovare soggetti istituzionali, come l’Europa, in grado di fissare delle regole, nonché di diversificare l’approccio alle innovazioni tecnologiche. Qui, di nuovo, entrano in gioco creatività e intelligenza. Non è facile, ma si può fare, ed è la strada che noi possiamo provare a percorrere».</p>
<p data-start="8282" data-end="8416"><strong data-start="8282" data-end="8416">Il settore del design viene indicato nel Rapporto “Io sono Cultura” come un’eccellenza: in questo campo l’Italia ha molto da dire.</strong></p>
<p data-start="8418" data-end="8605">«Assolutamente sì. L’economista John Kenneth Galbraith negli anni Ottanta scrisse che l’Italia, partita da un dopoguerra disastroso, era diventata una delle principali potenze economiche.</p>
<p data-start="8607" data-end="8961">Per spiegare questo miracolo, secondo Galbraith, la ragione vera era che l’Italia aveva incorporato nei suoi prodotti una componente essenziale di cultura e che città come Milano, Parma, Firenze, Siena, Venezia, Roma, Napoli e Palermo, pur avendo infrastrutture molto carenti, potevano vantare nel loro standard di vita una maggiore quantità di bellezza.</p>
<p data-start="8963" data-end="9113">Molto più dell’indice economico del PIL, nel futuro il livello estetico sarebbe diventato sempre più decisivo per indicare il progresso della società.</p>
<p data-start="9115" data-end="9378">L’elenco fatto da Galbraith dei difetti italiani è forse eccessivo e discutibile, però ha visto giusto: è vero che il valore estetico è destinato a essere sempre più un fattore determinante dell’economia e della tecnologia, che dalla forma traggono senso e forza.</p>
<p data-start="9380" data-end="9598">Per questo il design è molto importante e per questo il rapporto di tante imprese italiane con le proprie comunità, con la bellezza e con la cultura è così forte: non si tratta di semplice mecenatismo fine a sé stesso.</p>
<p data-start="9600" data-end="9905">L’esempio del cavalier Arvedi a Cremona è indicativo in tal senso: creare coesione nel territorio ha significato, nel suo caso, promuovere realtà come il Museo del Violino, il Museo Diocesano, le sedi dell’Università Cattolica e del Politecnico e molto altro ancora».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Cultura nelle Marche vale 2,4 miliardi, artigianato e creatività trainano economia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-cultura-nelle-marche-vale-24-miliardi-artigianato-e-creativita-trainano-economia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 09:12:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nelle Marche i settori culturali e creativi generano 1,28 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 2,8% dell&#8217;economia regionale, collocando la regione al sesto posto in Italia per incidenza.Sommando le attività che vivono grazie all&#8217;indotto culturale &#8211; dal turismo alla manifattura di qualità, fino ai servizi collegati &#8211; il valore sale a 2,432 miliardi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle Marche i settori culturali e creativi generano 1,28 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 2,8% dell&#8217;economia regionale, collocando la regione al sesto posto in Italia per incidenza.Sommando le attività che vivono grazie all&#8217;indotto culturale &#8211; dal turismo alla manifattura di qualità, fino ai servizi collegati &#8211; il valore sale a 2,432 miliardi di euro, pari al 5,3% dell&#8217;intera economia marchigiana e dove vi lavorano 37.564 persone.Questi i dati che Confartigianato Marche ha analizzato dal rapporto &#8220;Io sono Cultura 2026&#8243; realizzato dal Centro studi Tagliacarne, UnionCamere, Fondazione Symbola.&#8221;Ogni euro generato dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo &#8211; sottolinea Moira Amaranti Presidente regionale di Confartigianato &#8211; ne attiva altri 1,7 nel resto dell&#8217;economia. Le aziende marchigiane competono sulla qualità, sul design, sulla personalizzazione dei prodotti e su quel patrimonio di competenze tramandato da generazioni che rende uniche produzioni come le calzature, il mobile, la meccanica di precisione, gli strumenti musicali, la carta fatta a mano, la ceramica artistica e molte altre eccellenze&#8221;.Lo stesso vale per il turismo, dove la componente culturale genera oltre il 40% delle presenze e più della metà della spesa complessiva dei visitatori. &#8220;Per le Marche &#8211; conclude Amaranti &#8211; questo significa valorizzare un patrimonio già esistente. Una regione che può contare su migliaia di imprese artigiane, su una manifattura fortemente orientata alla qualità e su un sistema diffuso di competenze che rappresenta uno dei principali fattori di competitività del territorio&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>La cultura italiana vale 115,8 miliardi. A trainarla software e videogiochi</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-cultura-italiana-vale-1158-miliardi-a-trainarla-software-e-videogiochi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:33:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non sono soltanto musei, teatri, cinema e libri. Oggi il capitolo più pesante dell’economia culturale italiana è quello di software e videogiochi. È una delle indicazioni meno scontate della sedicesima edizione di “Io sono Cultura”, il rapporto promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi Tagliacarne. Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono soltanto <strong>musei, teatri, cinema e libri</strong>. Oggi il capitolo più pesante dell’economia culturale italiana è quello di <strong>software e videogiochi</strong>. È una delle indicazioni meno scontate della sedicesima edizione di <strong>“Io sono Cultura”</strong>, il rapporto promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi Tagliacarne.</p>
<p><strong>Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto,</strong> il 5,7% del totale nazionale, e dato lavoro a quasi 1,54 milioni di persone, ancora il 5,7% dell’occupazione complessiva nel nostro Paese. In un anno il valore prodotto è aumentato del 3,3%, contro il 2,3% dell’intera economia; gli addetti sono cresciuti dell’1,7%, contro l’1,1%. Dal 2021 la filiera segna un più 25,3%, contro il 22,5% del Paese. Sono però variazioni a prezzi correnti: con un’inflazione cumulata vicina al 18%, non equivalgono a una crescita reale della stessa entità.</p>
<p>Per capire queste cifre bisogna osservare che cosa entra nel perimetro. Per questo il rapporto distingue un <strong>“Core Cultura”</strong>, che vale 66,8 miliardi e comprende sette ambiti — dall’editoria al patrimonio storico, dall’audiovisivo al design — e quasi 49 miliardi di <strong>“Embedded Creatives”</strong>: professionisti creativi impiegati in altri settori, dalla manifattura ai servizi. Quasi il 42% del valore stimato nasce dunque fuori dalle industrie strettamente culturali e la creatività viene misurata anche come competenza incorporata nel resto del sistema produttivo.</p>
<p>Nel perimetro <strong>“Core”</strong> il primato spetta a software e videogiochi: 18,6 miliardi, il 27,8% del valore aggiunto. Seguono editoria e stampa con 11,5 miliardi e architettura e design con 11,2. Nel 2025 proprio architettura e design registrano l’incremento maggiore, più 5,9%, davanti al più 5,8% del software; il patrimonio storico e artistico arretra invece del 2,4%. C’è anche una divergenza da osservare: mentre la produzione del comparto digitale accelera, i suoi occupati diminuiscono dello 0,6%. Il rapporto indica tra le possibili spiegazioni l’aumento di produttività favorito dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale. La crescita, quindi, non si traduce automaticamente in nuovi posti di lavoro.</p>
<p>La forza economica della cultura emerge soprattutto oltre i suoi confini. Secondo il modello dello studio, ogni euro prodotto direttamente ne attiva altri 1,73 nel resto dell’economia. Ai 115,8 miliardi iniziali se ne aggiungono così 193,7, per un impatto stimato in 309,5 miliardi, il 15,4% del valore aggiunto nazionale. Non è produzione diretta: la quota comprende gli effetti indiretti e indotti, dal turismo ai trasporti e alla ristorazione. I viaggiatori con spesa culturale rappresentano infatti il 42,8% delle presenze, ma il 53,2% della spesa turistica complessiva, pari a 57,9 miliardi.</p>
<p>La filiera ha però anche un suo dark side, che si chiama frammentazione. Le imprese del “Core Cultura” sono 292.279 e nel 96,2% dei casi hanno meno di dieci addetti. È un tessuto diffuso e vitale, ma la dimensione ridotta può limitare investimenti, innovazione e capacità di resistere alle crisi. Anche il profilo del lavoro presenta un contrasto. Gli occupati sono mediamente più giovani e molto più istruiti rispetto al resto dell’economia: il 52,6% possiede una laurea o un titolo post-laurea, contro il 25,9% nazionale. Allo stesso tempo, il 35,4% lavora in forma autonoma, rispetto al 21,5% della media italiana; nel solo “Core” la quota arriva al 48,2%. La fragilità non deriva dunque soprattutto dai contratti a termine, meno diffusi della media, ma dal peso di attività autonome e discontinue. Nelle arti performative e visive il 10,3% degli occupati esprime un giudizio negativo sulla stabilità del proprio lavoro.</p>
<p>La <strong>mappa territoriale</strong> completa il quadro. La Lombardia è prima per dimensione assoluta, con 33,2 miliardi di valore aggiunto, mentre il Lazio guida per incidenza sull’economia regionale, con l’8,1%. Milano arriva al 10,1% del valore prodotto nella provincia, seguita da Roma al 9% e Torino all’8,4%. Nel Mezzogiorno la filiera vale 17 miliardi e pesa appena il 3,7% sull’economia dell’area, nonostante la concentrazione di patrimonio culturale. Dal 2021 il Sud è cresciuto più delle altre ripartizioni, del 30,9%, ma il rapporto invita a considerare l’effetto di una base di partenza più bassa: il divario nei livelli resta ampio.</p>
<p>La fotografia che esce da “Io sono Cultura 2026” è meno lineare di una semplice storia di successo. <strong>La cultura cresce, attiva domanda e rende più competitivi</strong> anche altri settori, ma il <strong>motore si è spostato verso il digitale</strong>, dove la produttività può aumentare senza nuova occupazione. Molto lavoro resta autonomo e il valore si concentra nei territori più forti. La sfida non è più dimostrare che la cultura sia economia, ma trasformare la ricchezza generata in imprese più solide, lavoro di qualità e opportunità meglio distribuite.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Con la cultura si può mangiare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/con-la-cultura-si-puo-mangiare-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:30:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il rapporto &#8216;Io sono cultura 2026&#8217; evidenzia una crescita significativa del Sistema Produttivo Culturale e Creativo in Italia, con un valore aggiunto di 115,8 miliardi di euro, pari al 5,7% dell&#8217;economia nazionale. Il settore ha visto un incremento dell&#8217;1,7% negli occupati, raggiungendo quasi 1,54 milioni. Il Core Cultura, in particolare nelle industrie di software e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto &#8216;Io sono cultura 2026&#8217; evidenzia una crescita significativa del Sistema Produttivo Culturale e Creativo in Italia, con un valore aggiunto di 115,8 miliardi di euro, pari al 5,7% dell&#8217;economia nazionale. Il settore ha visto un incremento dell&#8217;1,7% negli occupati, raggiungendo quasi 1,54 milioni. Il Core Cultura, in particolare nelle industrie di software e videogiochi, contribuisce in modo significativo, seguito da editoria e architettura. Le regioni del Centro-Nord, specialmente il Lazio e la Lombardia, si distinguono per specializzazione e produzione culturale. Questo settore ha un impatto positivo sull&#8217;economia, attivando ulteriori investimenti nel resto dell&#8217;economia italiana, rappresentando una importante risorsa identitaria per il &#8216;Made in Italy&#8217;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Umbria, il paradosso della cultura: prima per spettacoli, ma la filiera economica resta indietro</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/umbria-il-paradosso-della-cultura-prima-per-spettacoli-ma-la-filiera-economica-resta-indietro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 08:34:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sabato scorso la Camera di Commercio dell’Umbria aveva messo in fila i numeri sulla regione della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori): 66.710 spettacoli, 3,57 milioni di presenze e 78,3 appuntamenti ogni mille abitanti, il valore più alto d’Italia. Il dato raccontava una regione policentrica, con teatri, festival, cinema e musica diffusi anche nei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato scorso la Camera di Commercio dell’Umbria aveva messo in fila i numeri sulla regione della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori): 66.710 spettacoli, 3,57 milioni di presenze e 78,3 appuntamenti ogni mille abitanti, il valore più alto d’Italia. Il dato raccontava una regione policentrica, con teatri, festival, cinema e musica diffusi anche nei borghi e nei centri minori. Una settimana dopo, il Rapporto Io sono Cultura 2026 sposta l’osservazione dietro i cartelloni e dentro la macchina produttiva. Le due rilevazioni, lette insieme, mostrano lo scarto: l’offerta culturale è fitta e capillare, mentre ricchezza e lavoro restano sotto le medie italiana e del Centro.</p>
<p>Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo dell’Umbria ha prodotto 1 miliardo e 105 milioni di euro di valore aggiunto e sostenuto 19.081 occupati. La crescita annua si è fermata all’1,4% per la ricchezza e allo 0,9% per l’occupazione, contro il 3,3% e l’1,7% registrati in Italia. Il sistema pesa il 4,4% dell’economia regionale, mentre arriva al 5,7% nel Paese e al 6,8% nel Centro; sul lavoro, l’incidenza umbra è del 4,8%, contro il 5,7% nazionale e il 6,7% dell’area centrale.</p>
<p>Il precedente rapporto della Camera di Commercio aveva già segnalato un’altra distanza: nel 2025 la spesa del pubblico umbro è scesa a 45,17 milioni di euro, il 2,2% in meno, mentre in Italia è aumentata del 7%. La spesa media per presenza si è fermata a 12,66 euro, contro 16,99 euro a livello nazionale. L’Umbria offre più spettacoli in rapporto alla popolazione, ma raccoglie meno ricavi per spettatore. Io sono Cultura aggiunge ora un secondo livello: è più sottile l’apparato che trasforma quella domanda in imprese strutturate, proprietà intellettuale, servizi digitali e occupazione continuativa.</p>
<p>La regione è undicesima in Italia per incidenza del valore aggiunto culturale e creativo e decima per il peso degli occupati. Toscana, Marche e Lazio mantengono quote superiori. Non si misura qui la qualità degli eventi, ma quanta parte di quella vivacità riesca a sedimentarsi in aziende, competenze e prodotti esportabili.<br />
Anche la geografia interna cambia quando si passa dagli eventi alla produzione. Perugia genera 888 milioni di euro e conta 14.963 occupati; Terni contribuisce con 217 milioni e 4.118 addetti. Poco più dell’80% della ricchezza culturale e creativa e oltre il 78% del lavoro si concentrano quindi nella provincia di Perugia. La diffusione degli spettacoli restituisce l’immagine di una regione policentrica; la mappa economica della filiera appare molto più raccolta.</p>
<p>Il Core Cultura, cioè le attività che producono direttamente beni e servizi culturali e creativi, vale in Umbria 644 milioni di euro e 11.579 occupati. Gli altri 461 milioni e 7.502 addetti arrivano dagli Embedded Creatives, i professionisti creativi impiegati fuori dai settori culturali in senso stretto e inseriti nella manifattura, nell’artigianato e nei servizi.</p>
<p>La composizione del Core umbro chiarisce una parte della distanza. Editoria e stampa generano il 26,7% del valore aggiunto, contro il 17,3% italiano. Le arti performative e visive pesano il 12,5%, rispetto al 10,1% nazionale; il patrimonio storico e artistico arriva al 7,2%, sopra il 5,8% del Paese. Sono attività che alimentano identità e partecipazione, ma spesso lavorano per progetti, stagioni o singoli appuntamenti.</p>
<p>Nel segmento che oggi produce più crescita, invece, l’Umbria ha una presenza ridotta. Software e videogiochi rappresentano il 14,4% del valore aggiunto del Core regionale, quasi la metà del 27,8% italiano; nell’occupazione il confronto è 14,6% contro 22,6%. A livello nazionale il comparto genera 18,6 miliardi di euro e oltre 206 mila posti di lavoro. Nel 2025 il suo valore aggiunto è aumentato del 5,8%, mentre architettura e design hanno registrato +5,9%.</p>
<p>Il ritardo digitale riguarda la possibilità di prolungare la vita economica di un festival, digitalizzare un archivio, produrre formati audiovisivi, conoscere meglio i pubblici e vendere servizi fuori regione. Non si tratta di sostituire palcoscenici e musei con la tecnologia, ma di evitare che il valore prodotto attorno a essi si esaurisca alla chiusura del programma.</p>
<p>La filiera conta 3.936 imprese del Core Cultura, pari al 4,3% delle attività umbre, contro il 4,9% nazionale. Accanto alle aziende operano 553 organizzazioni culturali non profit. Il rapporto fra non profit culturale e imprese del settore raggiunge il 14%, fra i valori più alti d’Italia: una rete che spiega la capillarità dell’offerta e, insieme, la fragilità economica di una parte del sistema.</p>
<p>Nel sistema culturale e creativo italiano il lavoro autonomo interessa il 35,4% degli addetti; nel Core Cultura sale al 48,2%, oltre il doppio del 21,5% rilevato nell’intera economia. Il 7,4% degli occupati esprime un giudizio negativo sulla stabilità della propria posizione. Nelle performing arts la quota raggiunge il 10,3% e nel patrimonio storico e artistico l’8,4%: proprio due comparti che in Umbria hanno un peso superiore alla media nazionale.</p>
<p>Tra i dipendenti del Core Cultura l’88,9% ha un contratto a tempo indeterminato, ma nelle performing arts i contratti a termine arrivano al 25,8% e il part time al 31,2%. Nel patrimonio storico e artistico il lavoro a tempo parziale tocca il 31%. Nel 2025, inoltre, il 4,7% di chi lavorava nelle attività creative e di intrattenimento non risultava più occupato rispetto all’anno precedente. Dietro il numero degli addetti restano incarichi brevi, redditi discontinui e carriere che faticano a consolidarsi.</p>
<p>I due rapporti, affiancati, cambiano la lettura del primato umbro. La rete degli spettacoli è un’infrastruttura culturale reale e diffusa; non basta però, da sola, a garantire una filiera della stessa intensità. La questione economica si gioca tra un evento e il successivo: nel numero di imprese che continuano a lavorare, nelle competenze che restano sul territorio, nei ricavi prodotti fuori stagione e nella possibilità di trasformare un mestiere creativo in una professione sostenibile.</p>
<p>Io sono Cultura 2026, alla sedicesima edizione, è realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, con altri partner e il patrocinio del Ministero della Cultura. In Italia il sistema genera 115,8 miliardi di euro, occupa quasi 1,54 milioni di persone e attiva circa 310 miliardi, il 15,4% del Pil (Prodotto interno lordo).</p>
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