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	<title>Cultura e Design &#8211; Symbola</title>
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	<title>Cultura e Design &#8211; Symbola</title>
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		<title>Un pieno di cultura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 06:44:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«La nostra forza sta nella cultura, nella creatività e nella bellezza, in grado di alimentare la domanda di Italia nel mondo e di affrontare senza paura le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica». Così Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, commenta il XVI Rapporto “Io sono Cultura 2026”, presentato nei giorni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="185" data-end="411">«La nostra forza sta nella cultura, nella creatività e nella bellezza, in grado di alimentare la domanda di Italia nel mondo e di affrontare senza paura le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica».</p>
<p data-start="413" data-end="821">Così Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, commenta il XVI Rapporto “Io sono Cultura 2026”, presentato nei giorni scorsi a Roma. Cultura, creatività e bellezza sono il miglior biglietto da visita del Made in Italy, perché ne rappresentano i tratti identitari, radicati nel suo DNA, nella nostra società e nella nostra economia. Questo significa ricchezza e posti di lavoro, ma anche innovazione.</p>
<p data-start="823" data-end="1224">«L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi &#8211; continua Realacci &#8211; può offrire un contributo importante alla transizione verde e digitale. Spostando le produzioni verso la qualità, creando maggiore coesione tra le comunità e privilegiando le relazioni tra le persone, aumenta il valore e diminuisce il consumo di energia e materie prime, riducendo le emissioni di CO₂».</p>
<p data-start="1226" data-end="1504">I dati riferiti al 2025 confermano che la filiera, tra professionisti, imprese, terzo settore e pubblica amministrazione, ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale, registrando una crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="1506" data-end="1611">Gli occupati sono quasi 1,54 milioni, pari al 5,7% del totale, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2024.</p>
<p data-start="1613" data-end="1850">Ogni euro generato dal sistema produttivo culturale e creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere circa 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del PIL italiano.</p>
<hr data-start="1852" data-end="1855" />
<h2 data-section-id="1paa93e" data-start="1857" data-end="1911"><span style="color: #e4002b;">REALACCI: «SPOSTARE LE PRODUZIONI VERSO LA QUALITÀ»</span></h2>
<h1 data-section-id="1nso4db" data-start="1913" data-end="2033"><strong><span style="color: #e4002b;">Cultura, creatività e bellezza, le armi per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e la competizione globale</span></strong></h1>
<p data-start="2035" data-end="2055"><em data-start="2035" data-end="2055">di Mauro Faverzani</em></p>
<p data-start="2057" data-end="2323">Cultura, creatività e bellezza sono il miglior biglietto da visita del Made in Italy, perché ne rappresentano i tratti identitari, radicati nel suo DNA, nella nostra società e nella nostra economia, il che significa ricchezza e posti di lavoro, ma anche innovazione.</p>
<p data-start="2325" data-end="2728">È quanto emerso lo scorso 16 luglio all’Università Mercatorum di Roma, dove è stata presentata la XVI edizione del Rapporto “Io sono Cultura”, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Deloitte, con la collaborazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, della Fondazione Fitzcarraldo, dell’azienda Fornasetti e con il patrocinio del Ministero della Cultura.</p>
<p data-start="2730" data-end="3090">La bellezza delle città italiane, frutto della stratificazione del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico, è sempre più riconosciuta come un asset economico e identitario, attrattivo non solo dal punto di vista turistico, ma anche come fattore di localizzazione per imprese, talenti e infrastrutture immateriali capaci di qualificare un territorio.</p>
<p data-start="3092" data-end="3370">I dati riferiti al 2025 confermano che la filiera, tra professionisti, imprese, terzo settore e pubblica amministrazione, ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale, registrando una crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="3372" data-end="3701">Gli occupati sono quasi 1,54 milioni, pari al 5,7% del totale, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2024. Ogni euro generato dal sistema produttivo culturale e creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere circa 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del PIL italiano. Sono numeri importanti.</p>
<p data-start="3703" data-end="3984">La crescita ha interessato nel suo insieme il “Core Cultura”, concentrato soprattutto nelle regioni del Centro-Nord e nelle principali aree metropolitane, che ha generato nel 2025 ben 66,8 miliardi di euro di valore aggiunto, con una crescita del 3,2% rispetto all’anno precedente.</p>
<p data-start="3986" data-end="4196">Anche gli “Embedded Creatives”, ovvero i professionisti culturali e creativi impiegati nei settori non strettamente culturali, hanno prodotto quasi 49 miliardi di euro, con un aumento del 3,4% rispetto al 2024.</p>
<p data-start="4198" data-end="4359">Tutto questo dimostra la capacità del settore di produrre innovazione, relazioni, identità e fiducia, tutti ingredienti essenziali per la competitività italiana.</p>
<p data-start="4361" data-end="4723">Software e videogiochi si confermano il principale generatore di valore e occupazione, seguiti da editoria e stampa e da architettura e design. Performance positive interessano anche gli altri comparti, confermando come lo sviluppo del sistema sia sostenuto tanto dalle attività più innovative quanto da quelle tradizionali.</p>
<h3 data-section-id="1p1344f" data-start="4725" data-end="4762">«Lombardia motore dello sviluppo»</h3>
<p data-start="4764" data-end="4977">La Lombardia si conferma il cuore pulsante dell’economia culturale e dello spettacolo italiano. È quanto emerge dai dati di due report appena pubblicati: il Rapporto “Io sono Cultura 2026” e il Rapporto SIAE 2025.</p>
<p data-start="4979" data-end="5332">«I due rapporti &#8211; spiega l’assessore Francesca Caruso &#8211; certificano il primato della Lombardia e ci dicono che la direzione intrapresa è quella giusta. Questi risultati confermano che gli investimenti, l’attenzione e il lavoro che stiamo portando avanti in questa legislatura per sostenere il nostro sistema culturale stanno producendo effetti concreti.</p>
<p data-start="5334" data-end="5603">Come Regione Lombardia continueremo a mettere in campo ogni sforzo necessario per valorizzare il patrimonio culturale, sostenere le imprese creative e rafforzare un settore che rappresenta un motore di sviluppo economico, occupazionale e di attrattività internazionale.</p>
<p data-start="5605" data-end="5783">Essere la prima regione d’Italia per ricchezza culturale è un risultato che ci rende orgogliosi, ma soprattutto ci sprona a fare ancora di più per consolidare questa leadership».</p>
<p data-start="5785" data-end="6033">Il Lazio si conferma la regione con il livello più elevato di specializzazione culturale e creativa, seguito dalla Lombardia, che mantiene la leadership nazionale in termini di dimensione economica, con oltre 33 miliardi di euro di valore aggiunto.</p>
<p data-start="6035" data-end="6276">Milano, del resto, è la capitale del design, in grado da sola di attrarre un pubblico internazionale con eventi come il Salone del Mobile, trasformatosi negli anni in un’infrastruttura culturale globale.</p>
<h3 data-section-id="12h7cg6" data-start="6278" data-end="6310">Intervista a Ermete Realacci</h3>
<p data-start="6312" data-end="6396"><strong data-start="6312" data-end="6396">Presidente, in cosa consiste la forza della nostra economia e del Made in Italy?</strong></p>
<p data-start="6398" data-end="6624">«La nostra forza sta nella cultura, nella creatività e nella bellezza, in grado di alimentare la domanda di Italia nel mondo e di affrontare senza paura le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica».</p>
<p data-start="6626" data-end="6657"><strong data-start="6626" data-end="6657">In che senso e in che modo?</strong></p>
<p data-start="6659" data-end="6808">«L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi, può offrire un contributo importante alla transizione verde e digitale.</p>
<p data-start="6810" data-end="7047">Spostando le produzioni verso la qualità, creando maggiore coesione tra le comunità e privilegiando le relazioni tra le persone, aumenta infatti il valore e diminuisce il consumo di energia e materie prime, riducendo le emissioni di CO₂.</p>
<p data-start="7049" data-end="7215">Un’economia più a misura d’uomo, più legata alla qualità e alla bellezza, è più competitiva e più capace di futuro. Anche da questo deriva la forza del nostro export.</p>
<p data-start="7217" data-end="7379">Come più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo».</p>
<p data-start="7381" data-end="7459"><strong data-start="7381" data-end="7459">Ma come può fare l’Italia a essere competitiva, mancando di materie prime?</strong></p>
<p data-start="7461" data-end="7744">«Noi difficilmente potremo competere con i cinesi per il controllo delle materie prime, però siamo più abituati a minimizzarne l’uso e a recuperarle: è questo che ci rende, in Europa e nel mondo, davvero unici in termini di economia circolare. Abbiamo saputo fare di necessità virtù.</p>
<p data-start="7746" data-end="7947">E poi c’è un altro fattore: ci troviamo di fronte al rischio concreto che l’intelligenza artificiale, cui non possiamo sottrarci, riduca gli spazi democratici e concentri il potere nelle mani di pochi.</p>
<p data-start="7949" data-end="8280">Come rispondere a tutto questo? Occorre trovare soggetti istituzionali, come l’Europa, in grado di fissare delle regole, nonché di diversificare l’approccio alle innovazioni tecnologiche. Qui, di nuovo, entrano in gioco creatività e intelligenza. Non è facile, ma si può fare, ed è la strada che noi possiamo provare a percorrere».</p>
<p data-start="8282" data-end="8416"><strong data-start="8282" data-end="8416">Il settore del design viene indicato nel Rapporto “Io sono Cultura” come un’eccellenza: in questo campo l’Italia ha molto da dire.</strong></p>
<p data-start="8418" data-end="8605">«Assolutamente sì. L’economista John Kenneth Galbraith negli anni Ottanta scrisse che l’Italia, partita da un dopoguerra disastroso, era diventata una delle principali potenze economiche.</p>
<p data-start="8607" data-end="8961">Per spiegare questo miracolo, secondo Galbraith, la ragione vera era che l’Italia aveva incorporato nei suoi prodotti una componente essenziale di cultura e che città come Milano, Parma, Firenze, Siena, Venezia, Roma, Napoli e Palermo, pur avendo infrastrutture molto carenti, potevano vantare nel loro standard di vita una maggiore quantità di bellezza.</p>
<p data-start="8963" data-end="9113">Molto più dell’indice economico del PIL, nel futuro il livello estetico sarebbe diventato sempre più decisivo per indicare il progresso della società.</p>
<p data-start="9115" data-end="9378">L’elenco fatto da Galbraith dei difetti italiani è forse eccessivo e discutibile, però ha visto giusto: è vero che il valore estetico è destinato a essere sempre più un fattore determinante dell’economia e della tecnologia, che dalla forma traggono senso e forza.</p>
<p data-start="9380" data-end="9598">Per questo il design è molto importante e per questo il rapporto di tante imprese italiane con le proprie comunità, con la bellezza e con la cultura è così forte: non si tratta di semplice mecenatismo fine a sé stesso.</p>
<p data-start="9600" data-end="9905">L’esempio del cavalier Arvedi a Cremona è indicativo in tal senso: creare coesione nel territorio ha significato, nel suo caso, promuovere realtà come il Museo del Violino, il Museo Diocesano, le sedi dell’Università Cattolica e del Politecnico e molto altro ancora».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Cultura nelle Marche vale 2,4 miliardi, artigianato e creatività trainano economia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-cultura-nelle-marche-vale-24-miliardi-artigianato-e-creativita-trainano-economia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 09:12:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nelle Marche i settori culturali e creativi generano 1,28 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 2,8% dell&#8217;economia regionale, collocando la regione al sesto posto in Italia per incidenza.Sommando le attività che vivono grazie all&#8217;indotto culturale &#8211; dal turismo alla manifattura di qualità, fino ai servizi collegati &#8211; il valore sale a 2,432 miliardi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle Marche i settori culturali e creativi generano 1,28 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 2,8% dell&#8217;economia regionale, collocando la regione al sesto posto in Italia per incidenza.Sommando le attività che vivono grazie all&#8217;indotto culturale &#8211; dal turismo alla manifattura di qualità, fino ai servizi collegati &#8211; il valore sale a 2,432 miliardi di euro, pari al 5,3% dell&#8217;intera economia marchigiana e dove vi lavorano 37.564 persone.Questi i dati che Confartigianato Marche ha analizzato dal rapporto &#8220;Io sono Cultura 2026&#8243; realizzato dal Centro studi Tagliacarne, UnionCamere, Fondazione Symbola.&#8221;Ogni euro generato dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo &#8211; sottolinea Moira Amaranti Presidente regionale di Confartigianato &#8211; ne attiva altri 1,7 nel resto dell&#8217;economia. Le aziende marchigiane competono sulla qualità, sul design, sulla personalizzazione dei prodotti e su quel patrimonio di competenze tramandato da generazioni che rende uniche produzioni come le calzature, il mobile, la meccanica di precisione, gli strumenti musicali, la carta fatta a mano, la ceramica artistica e molte altre eccellenze&#8221;.Lo stesso vale per il turismo, dove la componente culturale genera oltre il 40% delle presenze e più della metà della spesa complessiva dei visitatori. &#8220;Per le Marche &#8211; conclude Amaranti &#8211; questo significa valorizzare un patrimonio già esistente. Una regione che può contare su migliaia di imprese artigiane, su una manifattura fortemente orientata alla qualità e su un sistema diffuso di competenze che rappresenta uno dei principali fattori di competitività del territorio&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La cultura italiana vale 115,8 miliardi. A trainarla software e videogiochi</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-cultura-italiana-vale-1158-miliardi-a-trainarla-software-e-videogiochi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:33:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non sono soltanto musei, teatri, cinema e libri. Oggi il capitolo più pesante dell’economia culturale italiana è quello di software e videogiochi. È una delle indicazioni meno scontate della sedicesima edizione di “Io sono Cultura”, il rapporto promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi Tagliacarne. Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono soltanto <strong>musei, teatri, cinema e libri</strong>. Oggi il capitolo più pesante dell’economia culturale italiana è quello di <strong>software e videogiochi</strong>. È una delle indicazioni meno scontate della sedicesima edizione di <strong>“Io sono Cultura”</strong>, il rapporto promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi Tagliacarne.</p>
<p><strong>Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto,</strong> il 5,7% del totale nazionale, e dato lavoro a quasi 1,54 milioni di persone, ancora il 5,7% dell’occupazione complessiva nel nostro Paese. In un anno il valore prodotto è aumentato del 3,3%, contro il 2,3% dell’intera economia; gli addetti sono cresciuti dell’1,7%, contro l’1,1%. Dal 2021 la filiera segna un più 25,3%, contro il 22,5% del Paese. Sono però variazioni a prezzi correnti: con un’inflazione cumulata vicina al 18%, non equivalgono a una crescita reale della stessa entità.</p>
<p>Per capire queste cifre bisogna osservare che cosa entra nel perimetro. Per questo il rapporto distingue un <strong>“Core Cultura”</strong>, che vale 66,8 miliardi e comprende sette ambiti — dall’editoria al patrimonio storico, dall’audiovisivo al design — e quasi 49 miliardi di <strong>“Embedded Creatives”</strong>: professionisti creativi impiegati in altri settori, dalla manifattura ai servizi. Quasi il 42% del valore stimato nasce dunque fuori dalle industrie strettamente culturali e la creatività viene misurata anche come competenza incorporata nel resto del sistema produttivo.</p>
<p>Nel perimetro <strong>“Core”</strong> il primato spetta a software e videogiochi: 18,6 miliardi, il 27,8% del valore aggiunto. Seguono editoria e stampa con 11,5 miliardi e architettura e design con 11,2. Nel 2025 proprio architettura e design registrano l’incremento maggiore, più 5,9%, davanti al più 5,8% del software; il patrimonio storico e artistico arretra invece del 2,4%. C’è anche una divergenza da osservare: mentre la produzione del comparto digitale accelera, i suoi occupati diminuiscono dello 0,6%. Il rapporto indica tra le possibili spiegazioni l’aumento di produttività favorito dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale. La crescita, quindi, non si traduce automaticamente in nuovi posti di lavoro.</p>
<p>La forza economica della cultura emerge soprattutto oltre i suoi confini. Secondo il modello dello studio, ogni euro prodotto direttamente ne attiva altri 1,73 nel resto dell’economia. Ai 115,8 miliardi iniziali se ne aggiungono così 193,7, per un impatto stimato in 309,5 miliardi, il 15,4% del valore aggiunto nazionale. Non è produzione diretta: la quota comprende gli effetti indiretti e indotti, dal turismo ai trasporti e alla ristorazione. I viaggiatori con spesa culturale rappresentano infatti il 42,8% delle presenze, ma il 53,2% della spesa turistica complessiva, pari a 57,9 miliardi.</p>
<p>La filiera ha però anche un suo dark side, che si chiama frammentazione. Le imprese del “Core Cultura” sono 292.279 e nel 96,2% dei casi hanno meno di dieci addetti. È un tessuto diffuso e vitale, ma la dimensione ridotta può limitare investimenti, innovazione e capacità di resistere alle crisi. Anche il profilo del lavoro presenta un contrasto. Gli occupati sono mediamente più giovani e molto più istruiti rispetto al resto dell’economia: il 52,6% possiede una laurea o un titolo post-laurea, contro il 25,9% nazionale. Allo stesso tempo, il 35,4% lavora in forma autonoma, rispetto al 21,5% della media italiana; nel solo “Core” la quota arriva al 48,2%. La fragilità non deriva dunque soprattutto dai contratti a termine, meno diffusi della media, ma dal peso di attività autonome e discontinue. Nelle arti performative e visive il 10,3% degli occupati esprime un giudizio negativo sulla stabilità del proprio lavoro.</p>
<p>La <strong>mappa territoriale</strong> completa il quadro. La Lombardia è prima per dimensione assoluta, con 33,2 miliardi di valore aggiunto, mentre il Lazio guida per incidenza sull’economia regionale, con l’8,1%. Milano arriva al 10,1% del valore prodotto nella provincia, seguita da Roma al 9% e Torino all’8,4%. Nel Mezzogiorno la filiera vale 17 miliardi e pesa appena il 3,7% sull’economia dell’area, nonostante la concentrazione di patrimonio culturale. Dal 2021 il Sud è cresciuto più delle altre ripartizioni, del 30,9%, ma il rapporto invita a considerare l’effetto di una base di partenza più bassa: il divario nei livelli resta ampio.</p>
<p>La fotografia che esce da “Io sono Cultura 2026” è meno lineare di una semplice storia di successo. <strong>La cultura cresce, attiva domanda e rende più competitivi</strong> anche altri settori, ma il <strong>motore si è spostato verso il digitale</strong>, dove la produttività può aumentare senza nuova occupazione. Molto lavoro resta autonomo e il valore si concentra nei territori più forti. La sfida non è più dimostrare che la cultura sia economia, ma trasformare la ricchezza generata in imprese più solide, lavoro di qualità e opportunità meglio distribuite.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Con la cultura si può mangiare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/con-la-cultura-si-puo-mangiare-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:30:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il rapporto &#8216;Io sono cultura 2026&#8217; evidenzia una crescita significativa del Sistema Produttivo Culturale e Creativo in Italia, con un valore aggiunto di 115,8 miliardi di euro, pari al 5,7% dell&#8217;economia nazionale. Il settore ha visto un incremento dell&#8217;1,7% negli occupati, raggiungendo quasi 1,54 milioni. Il Core Cultura, in particolare nelle industrie di software e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto &#8216;Io sono cultura 2026&#8217; evidenzia una crescita significativa del Sistema Produttivo Culturale e Creativo in Italia, con un valore aggiunto di 115,8 miliardi di euro, pari al 5,7% dell&#8217;economia nazionale. Il settore ha visto un incremento dell&#8217;1,7% negli occupati, raggiungendo quasi 1,54 milioni. Il Core Cultura, in particolare nelle industrie di software e videogiochi, contribuisce in modo significativo, seguito da editoria e architettura. Le regioni del Centro-Nord, specialmente il Lazio e la Lombardia, si distinguono per specializzazione e produzione culturale. Questo settore ha un impatto positivo sull&#8217;economia, attivando ulteriori investimenti nel resto dell&#8217;economia italiana, rappresentando una importante risorsa identitaria per il &#8216;Made in Italy&#8217;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Umbria, il paradosso della cultura: prima per spettacoli, ma la filiera economica resta indietro</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/umbria-il-paradosso-della-cultura-prima-per-spettacoli-ma-la-filiera-economica-resta-indietro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 08:34:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sabato scorso la Camera di Commercio dell’Umbria aveva messo in fila i numeri sulla regione della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori): 66.710 spettacoli, 3,57 milioni di presenze e 78,3 appuntamenti ogni mille abitanti, il valore più alto d’Italia. Il dato raccontava una regione policentrica, con teatri, festival, cinema e musica diffusi anche nei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato scorso la Camera di Commercio dell’Umbria aveva messo in fila i numeri sulla regione della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori): 66.710 spettacoli, 3,57 milioni di presenze e 78,3 appuntamenti ogni mille abitanti, il valore più alto d’Italia. Il dato raccontava una regione policentrica, con teatri, festival, cinema e musica diffusi anche nei borghi e nei centri minori. Una settimana dopo, il Rapporto Io sono Cultura 2026 sposta l’osservazione dietro i cartelloni e dentro la macchina produttiva. Le due rilevazioni, lette insieme, mostrano lo scarto: l’offerta culturale è fitta e capillare, mentre ricchezza e lavoro restano sotto le medie italiana e del Centro.</p>
<p>Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo dell’Umbria ha prodotto 1 miliardo e 105 milioni di euro di valore aggiunto e sostenuto 19.081 occupati. La crescita annua si è fermata all’1,4% per la ricchezza e allo 0,9% per l’occupazione, contro il 3,3% e l’1,7% registrati in Italia. Il sistema pesa il 4,4% dell’economia regionale, mentre arriva al 5,7% nel Paese e al 6,8% nel Centro; sul lavoro, l’incidenza umbra è del 4,8%, contro il 5,7% nazionale e il 6,7% dell’area centrale.</p>
<p>Il precedente rapporto della Camera di Commercio aveva già segnalato un’altra distanza: nel 2025 la spesa del pubblico umbro è scesa a 45,17 milioni di euro, il 2,2% in meno, mentre in Italia è aumentata del 7%. La spesa media per presenza si è fermata a 12,66 euro, contro 16,99 euro a livello nazionale. L’Umbria offre più spettacoli in rapporto alla popolazione, ma raccoglie meno ricavi per spettatore. Io sono Cultura aggiunge ora un secondo livello: è più sottile l’apparato che trasforma quella domanda in imprese strutturate, proprietà intellettuale, servizi digitali e occupazione continuativa.</p>
<p>La regione è undicesima in Italia per incidenza del valore aggiunto culturale e creativo e decima per il peso degli occupati. Toscana, Marche e Lazio mantengono quote superiori. Non si misura qui la qualità degli eventi, ma quanta parte di quella vivacità riesca a sedimentarsi in aziende, competenze e prodotti esportabili.<br />
Anche la geografia interna cambia quando si passa dagli eventi alla produzione. Perugia genera 888 milioni di euro e conta 14.963 occupati; Terni contribuisce con 217 milioni e 4.118 addetti. Poco più dell’80% della ricchezza culturale e creativa e oltre il 78% del lavoro si concentrano quindi nella provincia di Perugia. La diffusione degli spettacoli restituisce l’immagine di una regione policentrica; la mappa economica della filiera appare molto più raccolta.</p>
<p>Il Core Cultura, cioè le attività che producono direttamente beni e servizi culturali e creativi, vale in Umbria 644 milioni di euro e 11.579 occupati. Gli altri 461 milioni e 7.502 addetti arrivano dagli Embedded Creatives, i professionisti creativi impiegati fuori dai settori culturali in senso stretto e inseriti nella manifattura, nell’artigianato e nei servizi.</p>
<p>La composizione del Core umbro chiarisce una parte della distanza. Editoria e stampa generano il 26,7% del valore aggiunto, contro il 17,3% italiano. Le arti performative e visive pesano il 12,5%, rispetto al 10,1% nazionale; il patrimonio storico e artistico arriva al 7,2%, sopra il 5,8% del Paese. Sono attività che alimentano identità e partecipazione, ma spesso lavorano per progetti, stagioni o singoli appuntamenti.</p>
<p>Nel segmento che oggi produce più crescita, invece, l’Umbria ha una presenza ridotta. Software e videogiochi rappresentano il 14,4% del valore aggiunto del Core regionale, quasi la metà del 27,8% italiano; nell’occupazione il confronto è 14,6% contro 22,6%. A livello nazionale il comparto genera 18,6 miliardi di euro e oltre 206 mila posti di lavoro. Nel 2025 il suo valore aggiunto è aumentato del 5,8%, mentre architettura e design hanno registrato +5,9%.</p>
<p>Il ritardo digitale riguarda la possibilità di prolungare la vita economica di un festival, digitalizzare un archivio, produrre formati audiovisivi, conoscere meglio i pubblici e vendere servizi fuori regione. Non si tratta di sostituire palcoscenici e musei con la tecnologia, ma di evitare che il valore prodotto attorno a essi si esaurisca alla chiusura del programma.</p>
<p>La filiera conta 3.936 imprese del Core Cultura, pari al 4,3% delle attività umbre, contro il 4,9% nazionale. Accanto alle aziende operano 553 organizzazioni culturali non profit. Il rapporto fra non profit culturale e imprese del settore raggiunge il 14%, fra i valori più alti d’Italia: una rete che spiega la capillarità dell’offerta e, insieme, la fragilità economica di una parte del sistema.</p>
<p>Nel sistema culturale e creativo italiano il lavoro autonomo interessa il 35,4% degli addetti; nel Core Cultura sale al 48,2%, oltre il doppio del 21,5% rilevato nell’intera economia. Il 7,4% degli occupati esprime un giudizio negativo sulla stabilità della propria posizione. Nelle performing arts la quota raggiunge il 10,3% e nel patrimonio storico e artistico l’8,4%: proprio due comparti che in Umbria hanno un peso superiore alla media nazionale.</p>
<p>Tra i dipendenti del Core Cultura l’88,9% ha un contratto a tempo indeterminato, ma nelle performing arts i contratti a termine arrivano al 25,8% e il part time al 31,2%. Nel patrimonio storico e artistico il lavoro a tempo parziale tocca il 31%. Nel 2025, inoltre, il 4,7% di chi lavorava nelle attività creative e di intrattenimento non risultava più occupato rispetto all’anno precedente. Dietro il numero degli addetti restano incarichi brevi, redditi discontinui e carriere che faticano a consolidarsi.</p>
<p>I due rapporti, affiancati, cambiano la lettura del primato umbro. La rete degli spettacoli è un’infrastruttura culturale reale e diffusa; non basta però, da sola, a garantire una filiera della stessa intensità. La questione economica si gioca tra un evento e il successivo: nel numero di imprese che continuano a lavorare, nelle competenze che restano sul territorio, nei ricavi prodotti fuori stagione e nella possibilità di trasformare un mestiere creativo in una professione sostenibile.</p>
<p>Io sono Cultura 2026, alla sedicesima edizione, è realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, con altri partner e il patrocinio del Ministero della Cultura. In Italia il sistema genera 115,8 miliardi di euro, occupa quasi 1,54 milioni di persone e attiva circa 310 miliardi, il 15,4% del Pil (Prodotto interno lordo).</p>
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		<title>I teatri condominiali dell&#8217;Italia centrale entrano nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/teatri-condominialiunesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 06:54:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un importante riconoscimento internazionale premia uno dei patrimoni culturali più rappresentativi dell&#8217;Italia. Il sistema dei teatri condominiali dell&#8217;Italia centrale è stato ufficialmente iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;UNESCO, valorizzando un modello architettonico e sociale unico sviluppatosi tra il XVIII e il XIX secolo. Il sito comprende 18 teatri storici distribuiti tra Marche, Emilia-Romagna e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="245" data-end="640">Un importante riconoscimento internazionale premia uno dei patrimoni culturali più rappresentativi dell&#8217;Italia. Il sistema dei teatri condominiali dell&#8217;Italia centrale è stato ufficialmente iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;UNESCO, valorizzando un modello architettonico e sociale unico sviluppatosi tra il XVIII e il XIX secolo.</p>
<p data-start="642" data-end="959">Il sito comprende 18 teatri storici distribuiti tra Marche, Emilia-Romagna e Umbria, edifici nati grazie all&#8217;iniziativa delle comunità locali e caratterizzati da una gestione condivisa che li ha resi, nel tempo, autentici punti di riferimento per la vita culturale dei territori.</p>
<p data-start="961" data-end="1389">L&#8217;UNESCO ha riconosciuto il valore universale di questo sistema, considerandolo una testimonianza significativa della partecipazione civica e della diffusione della cultura teatrale nei piccoli centri italiani. La candidatura è stata promossa dalla Regione Marche, capofila del progetto, in collaborazione con Emilia-Romagna, Umbria, Ministero della Cultura e Ministero degli Affari Esteri.</p>
<p data-start="1391" data-end="1682" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L&#8217;iscrizione rappresenta un traguardo di grande rilievo per la tutela e la valorizzazione di questi luoghi, destinati a rafforzare il proprio ruolo come attrattori culturali e turistici, oltre che simboli di un&#8217;identità collettiva tramandata nei secoli.</p>
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		<title>Economia della cultura, il valore a Piacenza sale a 469 milioni</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/economia-della-cultura-il-valore-a-piacenza-sale-a-469-milioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 08:12:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel 2025, il valore aggiunto generato dalle imprese della provincia di Piacenza impegnate negli ambiti culturali ha raggiunto i 469 milioni di euro, con un incremento del 3,8% rispetto ai 452 milioni dell&#8217;anno precedente. L’incidenza dell’economia della cultura sulla ricchezza complessivamente generata dalle imprese piacentine si è così attestata al 4,4%.Il rapporto annuale &#8220;Io sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2025, il valore aggiunto generato dalle imprese della provincia di Piacenza impegnate negli ambiti culturali ha raggiunto i 469 milioni di euro, con un incremento del 3,8% rispetto ai 452 milioni dell&#8217;anno precedente. L’incidenza dell’economia della cultura sulla ricchezza complessivamente generata dalle imprese piacentine si è così attestata al 4,4%.Il rapporto annuale &#8220;Io sono Cultura&#8221; promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere, analizzato dall’Ufficio Studi e statistica della Camera di commercio dell’Emilia, evidenzia come tra i comparti “core” dell’industria della cultura le prestazioni migliori abbiano riguardato il settore videogames e software, capace di produrre 76 milioni di euro di valore aggiunto con una crescita del 15,2% sul 2024. Seguono, in territorio positivo, l&#8217;architettura e design, che vale 53 milioni di euro e ha registrato un incremento dell’8,2%, e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico, con un valore di 16 milioni (+6,7%). Invariato, a 17 milioni, è risultato il valore della comunicazione, mentre tra le attività che costituiscono il nucleo dell’economia della cultura si sono registrati un calo del 6,3% dell&#8217;audiovisivo e musica (15 milioni), una contrazione del 3,3% dell&#8217;editoria e stampa, che è scesa a 58 milioni, e la flessione marcata (-13%) delle performing arts e arti visive, attestate a 20 milioni di euro.</p>
<p>Il bilancio positivo dell’industria della cultura piacentina ha comunque ricevuto un deciso impulso dagli embedded creatives, ovvero i professionisti creativi (designer, storyteller, art director) che non operano nelle realtà culturali tradizionali, ma prevalentemente sono impiegati in settori economici come moda, agroalimentare e automotive. Con un valore di 255 milioni di euro e una crescita del 3,7%, queste attività pesano, da sole, per il 54,4% sul valore aggiunto complessivo del sistema culturale provinciale.Sul fronte occupazionale, gli addetti del sistema produttivo culturale in provincia di Piacenza sono saliti a 6.989 unità a fine anno, con un incremento del 2,1% sul 2024. Anche in questo ambito le imprese embedded creatives esprimono la quota prevalente con 3.971 addetti (+2%), pari al 56,8% del totale. Tra le attività core, l&#8217;aumento percentuale più rilevante si riscontra nel segmento relativo al patrimonio storico e artistico (+9,2% a 343 occupati), seguito dai videogames e software con 968 lavoratori (+8,5%), da architettura e design con 735 unità (+6,1%), dall&#8217;audiovisivo e musica (+3,1% a 131 addetti) e dalla comunicazione (+1,2% a 333). L’editoria e stampa detiene ancora la quota maggioritaria degli addetti core con 1.031 persone (il 14,8% del totale), seppur in flessione del 3,5%. Nelle performing arts e arti visive gli occupati sono invece diminuiti dell’8,7%, attestandosi a 430 unità. Infine, il tessuto aziendale core piacentino conta 1.356 imprese registrate su un totale provinciale di 27.676 aziende, mostrando un incremento annuo del 2,1% corrispondente a 28 unità in più.</p>
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<p>L’aumento percentuale più consistente si rileva nel comparto videogames e software, che con un +10,9% ha raggiunto le 204 imprese. In crescita anche la comunicazione e le performing arts e arti visive (entrambe con +3,8% a 163), architettura e design (+2,9% con 467 unità, mantenendo la quota maggioritaria di aziende) e l&#8217;audiovisivo e musica (+1,3% a 80). Si sono invece registrati cali per l’editoria e stampa (-5,9%, con le imprese a 273 unità) e per il patrimonio storico e artistico, che ha chiuso a 6 unità (una in meno).</p>
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		<title>L&#8217;Aquila, riflessione dell&#8217;assessore Roberto Santangelo sullo studio &#8220;Io sono cultura 2026&#8221;</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/laquila-riflessione-dellassessore-roberto-santangelo-sullo-studio-io-sono-cultura-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 08:08:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;AQUILA. L’assessore regionale alla Cultura Roberto Santangelo partendo dallo studio “Io sono cultura 2026”, promosso nei giorni scorsi dalla Fondazione Symbola e realizzato con Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte Private, ha inteso fare una riflessione più ampia sul ruolo della cultura in Abruzzo.“La cultura negli ultimi anni si è trasformata in un sistema [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;AQUILA. L’assessore regionale alla Cultura Roberto Santangelo partendo dallo studio “Io sono cultura 2026”, promosso nei giorni scorsi dalla Fondazione Symbola e realizzato con Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte Private, ha inteso fare una riflessione più ampia sul ruolo della cultura in Abruzzo.“La cultura negli ultimi anni si è trasformata in un sistema propulsivo dell’economia regionale, capace di generare occupazione, dando lavoro a oltre 12 mila persone, e soprattuto futuro. La Fondazione Symbola ci parla di 749 milioni di euro di valore aggiunto, il che colloca l’Abruzzo tra le realtà italiane più dinamiche, e nel contesto del Mezzogiorno ci pone come secondi solo alla Campania. Dati eccezionali, ma che non mi sorprendono particolarmente, poiché rispecchiano una visione chiara, fatta di progettualità, idee innovative e investimenti mirati che hanno determinato il cosiddetto modello Abruzzo. Un modello basato sul mix creatività, innovazione, valorizzazione del nostro patrimonio culturale e d’impresa.Come evidenzia lo stesso studio, il titolo di “L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026”, su cui come Comune e Regione Abruzzo stiamo investendo risorse importanti, mettendo in relazione più livelli amministrativi, è al contempo l’esito di una presenza diffusa in tutta la regione di istituzioni culturali, imprese creative, eventi di qualità, e motore propulsivo di cultura con le sue mostre, i suoi concerti, le rappresentazioni teatrali e i grandi eventi come i Cantieri dell’Immaginario e la Perdonanza celestiniana. “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura” non è una cosa estratta, prende forma in un dossier di 100 pagine, che ha superato con successo una valutazione e che al suo interno contiene tutto ciò che si vuole realizzare nella Città Multiverso. Un vanto, certamente, ma soprattutto una progettualità che parte dal 2019 quando la Perdonanza Celestiniana ha ricevuto il riconoscimento di Patrimonio immateriale dell’Unesco, e la successiva consacrazione con l’apertura della Porta Santa da parte di Papa Francesco.Lo stesso claim “Un territorio, mille capitali” riporta a una progettualità in cui L’Aquila è Capitale degli Appennini, che dialoga e attiva sinergie con le altre città medie del centro Italia, secondo una visione che va oltre il perimetro amministrativo del nostro capoluogo, coinvolgendo tutto il Cratere all’insegna della Cultura, quale elemento di rinascita. Dunque, un ragionamento grande, che porta tutti ad avere un ruolo per affrontare la sfida dei nostri tempi, quella delle aree interne e delle aree montane, della denatalità e dello spopolamento. Un aspetto importante poiché nella cultura va riconosciuto anche un grande strumento di coesione sociale, fondamentale dunque per tenere insieme comunità che nella propria identità si riscoprono ogni giorno anche nei momenti più difficili come quelli vissuti da L’Aquila e da tutto il Centro Italia.Ciò che “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura” sta rappresentando e rappresenterà per il nostro territorio lo esprimono i numeri, la più oggettiva delle testimonianze. Su questo evento lungo un anno &#8211; il 2026 &#8211; sono state fatte tre grandi operazioni culturali: “Ecce Homo” di Antonello da Messina, un’opera iconica, che avrà la nostra Città e il MuNDA &#8211; Museo Nazionale d’Abruzzo come hub per sempre, &#8211; un investimento del Ministero della Cultura di circa 15 milioni di euro &#8211; che solo nei primi tre giorni di esposizione al pubblico è stata visitata da circa 1.000 persone; “La Visitazione” di Raffaello, che ha reso l’opera fruibile in città dopo 300 anni, un investimento del Comune di circa 900 mila euro di fondi Restart, con la regio del MuNDA; la mostra “AI WEIWEI: Aftershock&#8221; al MAXXI, finanziata sempre dal Comune con Restart per circa 800 mila euro. A queste tre si aggiunge l’operazione promossa dalla Fondazione Carispaq e altri partner e a cui il Consiglio Regionale ha destinato 350 mila euro per rendere fruibile l’opera che sempre l’artista cinese sta realizzando “Ai Weiwei – L’Aquila 2026” e che resterà per sempre non città. Solo per inciso, Ai Weiwei è uno dei più importanti e influenti artisti contemporanei a livello internazionale. Un attivista per i diritti umani, le cui opere intrecciano arte, memoria, libertà di espressione e responsabilità civile. La sua presenza all’Aquila non è casuale ma un’opportunità di straordinario richiamo culturale e simbolico, capace di collegare l’esperienza della ricostruzione e della resilienza della città a una riflessione più universale sui temi della comunità e della rigenerazione civile.Ma allargando lo sguardo su tutto l’Abruzzo, penso ai grandi investimenti fatti da questa Giunta regionale, bandi di grande portata come quello, forse unico nella storia delle Film Commission italiane, che vede quella abruzzese, rinata forte e strutturata, contare oggi su 4 milioni di euro di fondi comunitari più altri 4 milioni, la cifra più importante investita nel panorama del cinema e che ha attirato l’attenzione di 93 società di produzione. Una scelta che risponde a una precisa esigenza: farci notare dalle case di produzione nazionali e internazionali e attraverso il cinema attivare un percorso virtuoso di mobilitazione di economie, da un lato, e di racconto del territorio, dall’altro.</p>
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		<title>Cultura e creatività: a Parma hanno un valore di 1,1 miliardi di giuro</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/cultura-e-creativita-a-parma-hanno-un-valore-di-11-miliardi-di-giuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 08:06:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Analisi Pubblicati i dati del rapporto «Io sono cultura» Cultura e creatività: a Parma hanno un valore di 1,1 miliardi di euro Il settore cresce del 5,7% e dà lavoro a 14mila persone )) Nel 2025, il valore aggiunto generato dalle imprese della provincia di Parma impegnate negli ambiti culturali ha superato gli 1,1 miliardi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Analisi Pubblicati i dati del rapporto «Io sono cultura» Cultura e creatività: a Parma hanno un valore di 1,1 miliardi di euro Il settore cresce del 5,7% e dà lavoro a 14mila persone )) Nel 2025, il valore aggiunto generato dalle imprese della provincia di Parma impegnate negli ambiti culturali ha superato gli 1,1 miliardi di euro, facendo registrare una crescita del 5,7% rispetto all&#8217;anno precedente. L&#8217;economia della cultura, dunque, è valsa il 5,8% della ricchezza complessivamente generata localmente, superando leggermente l&#8217;incidenza media riguardante l&#8217;Emilia-Romagna (5,4%). Il rapporto annuale «Io sono Cultura» promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere, analizzato dall&#8217;Ufficio Studi e statistica della Camera di commercio dell&#8217;Emilia, evidenzia come le prestazioni migliori tra i comparti «core» abbiano riguardato il settore videogames e software, che ha generato 306 milioni di euro di valore aggiunto con una crescita del 15,9% sul 2024. Buona anche la performance del comparto architettura e design, salito a 115 milioni di euro con un +8,5%; in crescita (+4,8%) è risultato anche il valore generato dalla valorizzazione del patrimonio storico e artistico, salito a 22 milioni. Fra i settori più direttamente legati alla cultura, è invece risultato stabile il segmento della comunicazione (46 milioni), mentre si sono registrate flessioni per l&#8217;editoria e stampa (-1,3% e valore sceso a 74 milioni), l&#8217;audiovisivo e musica (34 milioni di valore, con un 2,9%D) e le performing arts e arti visive, con un drastico calo del 17,0% e il valore attestato a 44 milioni. Il bilancio positivo dell&#8217;industria della cultura parmense ha comunque ricevuto un deciso impulso dagli embedded creatives, ovvero i professionisti creativi (designer, storyteller, art director) che non operano nelle realtà culturali tradizionali, ma prevalentemente sono impiegati in settori economici come moda, agroalimentare e automotive. Con 641 milioni di euro prodotti e un incremento annuo del 6,7% questo ambito ha rappresentato, da solo, il 57,4% del valore aggiunto complessivo. Sul fronte dell&#8217;occupazione, gli addetti del sistema produttivo culturale parmense sono saliti a 13.840 unità a fine anno, con un incremento del 3,0% sul 2024. Anche su questo versante, le imprese embedded creatives mostrano un&#8217;incidenza pari al 57,8% sul totale, contando 8.001 occupati (+3,1%). Tra le attività «core», la quota maggioritaria va al comparto videogames e software con 2.955 addetti (+8,6%), seguito da architettura e design con 1.513 lavoratori (+6,7%) e dall&#8217;editoria e stampa con 1.170 occupati, seppur in calo del1&#8217;1,6%. In aumento sono risultati gli addetti al patrimonio storico e artistico (442 e +8,3%) e quelli impegnati nell&#8217;audiovisivo e musica (232, in crescita del 2,7%), mentre sono diminuiti gli occupati nella comunicazione (831, con un -0,7%) e nelle performing arts e arti visive, che sono scesi a 858 unità (-10,7%). Infine, il tessuto aziendale dei settori «core» della cultura conta 2.271 imprese registrate su un totale provinciale di 42.948, con un lieve incremento (+0,1%) rispetto al 2024. L&#8217;aumento percentuale più rilevante del numero delle imprese culturali si è registrato nell&#8217;ambito del patrimonio storico e artistico (un +5,0% che, comunque, equivale a una sola azienda in più, per un totale di 21), seguito dalla comunicazione (+2,2% e 364 imprese), dai videogames e software (+1,5%, con le aziende del settore salite a 278) e dai comparti architettura e design (+0,4% e 851 realtà) e performing arts e arti visive (244 aziende e +0,4%). Si sono invece registrate flessioni per le aziende impegnate nel settore audiovisivo e musica (116 in totale e -1,7%) e per quelle dell&#8217;editoria e stampa, che sono scese a 397, con un calo del 3,2%. r.c. © RIPRODUZIONE RISERVATA 57,4% Creativi La quota di valore aggiunto prodotta dai professionisti della creatività impiegati in settori come moda, agroalimentare e automotive.</p>
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		<title>Cresce l&#8217;industria della creatività. I videogiochi trainano il mercato</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/cresce-lindustria-della-creativita-i-videogiochi-trainano-il-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 09:34:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cresce l&#8217;industria della creatività I videogiochi trainano il mercato Cresce l&#8217;economia della cultura e della creatività in provincia di Reggio. Nel 2025 il valore aggiunto generato dalle imprese del comparto ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, registrando un incremento del 4% rispetto all&#8217;anno precedente. È quanto emerge dal rapporto annuale &#8220;lo sono Cultura&#8221; di Fondazione Symbola e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cresce l&#8217;industria della creatività I videogiochi trainano il mercato Cresce l&#8217;economia della cultura e della creatività in provincia di Reggio. Nel 2025 il valore aggiunto generato dalle imprese del comparto ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, registrando un incremento del 4% rispetto all&#8217;anno precedente. È quanto emerge dal rapporto annuale &#8220;lo sono Cultura&#8221; di Fondazione Symbola e Unioncamere, analizzato dall&#8217;Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio dell&#8217;Emilia. L&#8217;incidenza delle attività culturali sulla ricchezza complessiva del territorio reggiano è salita così al 5,7%, superando la media regionale dell&#8217;Emilia-Romagna (5,4%). A fare da traino sono il comparto videogames e software, che ha generato 124 milioni di valore aggiunto con un balzo del 17%, e architettura e design (+6,8% a 141 milioni). In lieve crescita la comunicazione (+1,6% a 64 milioni), mentre restano stabili l&#8217;audiovisivo/musica (48 milioni) e il patrimonio storico e artistico (14 milioni). In flessione l&#8217;editoria e stampa (-1,9% a 106 milioni) e le performing arts/arti visive (-16,7% a 60 milioni). Un contributo decisivo all&#8217;intero sistema arriva dagli &#8220;embedded creatives&#8221;, professionisti creativi impiegati in settori tradizionali come moda, a utomotive e agroalimentare, che da soli generano 557 milioni di euro (+2,8%), pari al 44,2% del valore aggiunto culturale complessivo. In aumento, infine, gli indicatori sull&#8217;occupazione e sul tessuto imprenditoriale. Gli occupati sono saliti a 16.549 unità (+2,4% sul 2024), di cui oltre la metà (8.343 lavoratori) impiegati proprio come embedded creatives. Le aziende sono invece salite a 2.316 (+1,5% sul 2024, ossia 34 realtà in più).</p>
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