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	<title>Cultura e Design &#8211; Symbola</title>
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	<title>Cultura e Design &#8211; Symbola</title>
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		<title>Patrimonio culturale, la riforma contabile europea che apre un mercato di miliardi</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/patrimonio-culturale-la-riforma-contabile-europea-che-apre-un-mercato-di-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 12:49:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una riforma nei bilanci pubblici italiani che il mondo delle imprese ha largamente ignorato potrebbe aprire uno dei mercati più significativi del prossimo decennio. Si chiama contabilità accrual, è imposta dalla Riforma 1.15 del PNRR e dalla convergenza europea verso gli standard EPSAS, e ha una conseguenza diretta: per la prima volta, i beni del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Una riforma nei bilanci pubblici italiani che il mondo delle imprese ha largamente ignorato potrebbe aprire uno dei mercati più significativi del prossimo decennio. Si chiama contabilità accrual, è imposta dalla Riforma 1.15 del PNRR e dalla convergenza europea verso gli standard EPSAS, e ha una conseguenza diretta: per la prima volta, i beni del patrimonio culturale italiano dovranno essere iscritti nei bilanci pubblici al loro valore economico reale. Non come simbolo. Come asset.</p>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Non è una scelta discrezionale italiana. La Direttiva 2011/85/UE, modificata dalla Direttiva 2024/1265/UE del 29 aprile 2024, impone a tutti gli Stati membri la convergenza verso sistemi di contabilità economico-patrimoniale a base accrual. L’IPSAS 45, in vigore dal 1° gennaio 2025, ha incluso per la prima volta i beni heritage tra le immobilizzazioni materiali valutabili attraverso il Current Operational Value. L’Italia ha recepito questo framework con lo standard ITAS 4, adottato con determina RGS n. 176775 del 27 giugno 2024 e modificato nelle sedute del Comitato direttivo del 29 luglio 2024, 27 gennaio e 17 aprile 2025.Il punto operativo è la Nota Tematica SeSD n. 155 del 30 giugno 2025 della Ragioneria Generale dello Stato. La metodologia attualizza i flussi finanziari netti generati dalla fruizione su un orizzonte tendenzialmente infinito, con tasso dell’1,5% in linea con le linee guida Eurostat per la tavola 29 dei Conti Nazionali SEC 2010. I risultati cambiano scala: Pompei vale 11,7 miliardi di euro, contro i 48,9 milioni iscritti nel Conto Generale del Patrimonio. Gli Uffizi 11,6 miliardi contro 2. La Galleria Borghese supera il miliardo. Villa Adriana e Villa d’Este raggiungono 731 milioni nonostante ricavi diretti negativi, grazie ai ritorni indiretti generati sul territorio. Quattro siti, oltre 25 miliardi di valore patrimoniale fino a ieri invisibili. L’Italia conta circa 4.000 musei e oltre 2.000 siti archeologici. La rivalutazione complessiva si misurerebbe in centinaia di miliardi.</p>
<div class="asubtitle">
<h2 id="U54130275573enh">Cosa cambia per le imprese</h2>
</div>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Cosa succede quando un asset pubblico da 48 milioni diventa un asset da 11 miliardi? Cambiano le possibilità di investimento, le garanzie disponibili, i mercati potenziali. Un patrimonio correttamente valorizzato secondo i criteri accrual diventa base credibile per operazioni di finanza strutturata garantite da asset reali. Il modello concessorio, già usato per autostrade e aeroporti, potrebbe essere esteso alla valorizzazione culturale. La BEI, attraverso InvestEU, offre finanziamenti agevolati che richiedono una base patrimoniale credibile come presupposto. La corretta valorizzazione accrual è esattamente quella base. Cassa Depositi e Prestiti ha gli strumenti per diventare il pivot di questa trasformazione.Sul fronte assicurativo, oggi molti beni pubblici risultano sottoassicurati su valori simbolici, con rischio finanziario enorme in caso di eventi calamitosi. Una rivalutazione sistematica apre un mercato di polizze specializzate in arte e patrimonio di dimensioni mai esplorate in Italia. Lloyd’s e AXA Art guardano già a questo segmento come area di crescita strutturale.</p>
<div class="asubtitle">
<h2 id="U83715824437vPh">La lezione delle banche</h2>
</div>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Il settore privato ha già dimostrato con fatti concreti ciò che lo Stato non ha ancora pienamente compreso. Nell’ottobre 2019, Christie’s metteva all’asta a Londra 33 opere della collezione UniCredit, ceduta per finanziare il programma di Social Impact Banking. Intesa Sanpaolo acquistò cinque capolavori per circa 15 milioni di euro, tra cui l’Abstraktes Bild di Gerhard Richter del 1984, aggiudicato per oltre 7,7 milioni, e l’acrilico Erotic Arabesque di Sam Francis del 1987. Le opere entrarono in una collezione già rivalutata in bilancio per 271 milioni nel 2017, oggi da 35.000 lavori. Le Gallerie d’Italia hanno accolto 750.000 visitatori nel 2024, con un programma Cultura da 1,5 miliardi entro il 2027. Mentre UniCredit dismetteva un asset per ragioni di cassa, Intesa lo acquisiva come strumento di capitalizzazione e leva reputazionale.</p>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Il caso Intesa non è isolato. Banco BPM gestisce circa 19.000 beni artistici. BPER Banca amministra oltre 10.000 opere con 43.000 visitatori e 26 mostre itineranti. Monte dei Paschi custodisce circa 30.000 opere accessibili attraverso MPSArt.it e il Museo San Donato a Siena. UniCredit ha rilancito con la piattaforma digitale UniCredit Art Collection. Il sistema bancario italiano ha già capito che l’arte iscritta correttamente a bilancio non è un costo ma un asset. Lo Stato ha impiegato decenni ad arrivare alla stessa conclusione.</p>
<div class="asubtitle">
<h2 id="U17023242171sLK">Il mercato che si apre</h2>
</div>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">La transizione accrual produce un mercato di servizi immediato. Migliaia di amministrazioni devono ricognire e valorizzare il patrimonio secondo i criteri ITAS 4. Le big four sono già posizionate, ma il mercato coinvolge anche operatori specializzati in contabilità pubblica, valutazione immobiliare e diritto dei beni culturali. Sul fronte digitale, la corretta valorizzazione giustifica investimenti oggi impossibili da autorizzare: gemelli digitali dei siti storici, sistemi avanzati di gestione visitatori, intelligenza artificiale per la conservazione predittiva. Mercati da miliardi in Europa, largamente sottosviluppati in Italia. Quando Pompei vale 48 milioni è difficile approvare un investimento tecnologico da decine di milioni. Quando vale 11,7 miliardi la proporzione cambia.</p>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Secondo Io sono Cultura 2025 di Fondazione Symbola e Unioncamere, il sistema culturale e creativo genera oltre 112 miliardi di valore aggiunto diretto e quasi 303 miliardi con l’indotto, pari al 16,6% del PIL. Prima industria del Paese, ancora gestita con strumenti contabili inadeguati al suo peso reale. La Nota 155 della Ragioneria è un documento tecnico. Le sue implicazioni per le imprese sono tutt’altro che tecniche. Chi le capisce prima degli altri avrà un vantaggio competitivo che non si misura in decimali di PIL.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Capitale della Cultura, a L&#8217;Aquila impatto annuo potenziale da 20 milioni</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/capitale-della-cultura-a-laquila-impatto-annuo-potenziale-da-20-milioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 10:59:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Capitale della Cultura , a L&#8217;Aquila impatto annuo potenziale da 20 milioni La ricaduta sul turismo I fattori di crescita Apoco più di quattro mesi dall &#8216; avvio di L &#8216; Aquila , Capitale italiana della cultura 2026 , i grandi eventi prendono forma e arrivano i primi risultati : dalla riapertura ( 20 dicembre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Capitale della Cultura , a L&#8217;Aquila impatto annuo potenziale da 20 milioni La ricaduta sul turismo I fattori di crescita Apoco più di quattro mesi dall &#8216; avvio di L &#8216; Aquila , Capitale italiana della cultura 2026 , i grandi eventi prendono forma e arrivano i primi risultati : dalla riapertura ( 20 dicembre ) al 12 aprile il Munda ( Museo Nazionale d &#8216; Abruzzo ) , inclusi gli ingressi nel Parco archeologico di Amiternum , registra 24 . 156 visitatori ( circa 6900 media mese ; 3056 visitatori solo nel periodo 20/31 dicembre 2025 ) . Un dato che se lo si confronta con la media mensile del Museo Egizio di Torino ( circa 100mila ) tra i musei più visitati in Italia , è decisamente incoraggiante . « È un risultato che premia il lavoro di anni &#8211; sottolinea la direttrice Federica Zalabra &#8211; e oggi Il Castello torna a essere un museo al passo con i tempi , in dialogo con la comunità e la ricerca internazionale » . Ragionando sull &#8216; impatto di questo autorevole appuntamento soprattutto in vista del periodo estivo , non si può non far riferimento all &#8216; economia d &#8216; Abruzzo che si presenta solida e in trasformazione e con un turismo in crescita . Secondo il rapporto Deloitte Private &#8221; Why Italia &#8211; il bello e il buono&#8221; l &#8216; economia è un buon equilibrio tra tradizione industriale e settori a maggiore valore aggiunto con 1 . 213 aziende esaminate ( con fatturato dai 5 milioni di euro ) che hanno chiuso l &#8216; anno 2024 con 35 miliardi di fatturato complessivo , 1 , 7 miliardi di utile netto , oltre 108 mila addetti e un fatturato nominale cresciuto del 54% ( +30% in termini reali ) , più della media nazionale . Il pilastro resta la manifattura ( oltre 14 miliardi di fatturato e 42 mila lavoratori ) , ma il turismo cresce . Nel 2025 ha registrato un anno da record , con quasi 9 milioni di presenze ( 8 , 84 milioni ) , segnando una crescita del +23 , 29% rispetto al 2024 . Il mercato estero ha avuto un boom ( +40 , 67% presenze ) , grazie ai collegamenti aerei su Pescara . L &#8216; Aquila stessa , con quasi 120 mila arrivi , segna un +72% rispetto al 2018 . « In termini turistici l &#8216; Aquila Capitale della Cultura può generare un impatto diretto nell &#8216; ordine di 20-50 milioni nell &#8216; anno , a condizione che la programmazione riesca ad attrarre flussi nazionali e internazionali e , soprattutto , ad aumentare la permanenza media &#8211; spiega Alfredo De Massis , Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all &#8216; Università di Economia Gabriele D &#8216; Annunzio . &#8211; Una stima prudenziale con 150mila visitatori aggiuntivi in un anno , ipotizzando il 40% di pernottanti con 2 notti medie e una spesa media giornaliera ( alloggio , ristorazione e servizi ) di circa 110/140euro a persona , ci porta ad una stima di 16/22 milioni di euro » . Dove potenziare Tuttavia , secondo Deloitte l &#8216; offerta è ancora concentrata su strutture di piccola dimensione e di fascia medio-bassa ; quasi assente è il segmento dell &#8216; hospitalità luxury che ha un peso inferiore all &#8216; 1% . In termini di attrattività c &#8216; è un potenziale ancora inespresso che è quello dei borghi . Insieme a Marche , Liguria e Toscana , l &#8216; Abruzzo è la regione con il maggior numero di borghi ma registra volumi di visitatori tra i più bassi a livello nazionale ( sotto alle 200 mila presenze annue ) , nonostante casi virtuosi come Santo Stefano di Sessanio che ha saputo dimostrare come valorizzare borghi con un posizionamento di qualità . Grazie alla cultura , però , l &#8216; Abruzzo si mette in luce . Il rapporto &#8221; Io sono Cultura 2025&#8243; di Symbola e Centro Studi Tagliacarne Unioncamere restituisce un sistema culturale in espansione e con performance tra le più elevate a livello nazionale : nel 2024 ha generato 1 , 314 miliardi di valore aggiunto ( 14a regione in Italia ) , con un &#8216; incidenza del 3 , 6% sull &#8216; economia regionale ( 22 . 857 occupati ) , le imprese culturali che crescono del +3 , 4% su base annua . « Penso che il valore di Aquila Capitale della Cultura sarà soprattutto nel suo effetto indiretto con dimensioni decisamente più propulsive di quello diretto &#8211; spiega Alessandro Crociata , ordinario di economia delle industrie culturali e creative all &#8216; Università di Chieti &#8211; Pescara e direttore della candidatura &#8211; . Se il primo è misurabile in termini di crescita , valore aggiunto , reddito e occupazione , il secondo ha un impatto sulla società , sul territorio , favorendo lo sviluppo delle aree interne con maggior benessere , coesione sociale , innovazione e sostenibilità ambientale . I benefici saranno per le persone , le aziende e le comunità come dimostrano oltre 300 studi scientifici . Il tutto sarà monitorato dal primo Osservatorio Culturale Urbano , un riferimento a livello nazionale creato a l &#8216; Aquila » . Il progetto è ambizioso : punta ad attrarre imprese private con un impegno sul territorio non di breve periodo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Italia Patria della Bellezza: annunciati i vincitori del bando 2026</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/italia-patria-della-bellezza-annunciati-i-vincitori-del-bando-2026sono-stati-annunciati-i-26-progetti-vincitori-del-bando-2026-di-fondazione-italia-patria-della-bellezza-iniziativa-che-conferma-il-r/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 15:31:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono stati annunciati i 26 progetti vincitori del bando 2026 di Fondazione Italia Patria della Bellezza, iniziativa che conferma il ruolo sempre più centrale della comunicazione nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Con oltre 900 candidature raccolte, l’edizione di quest’anno restituisce l’immagine di un sistema culturale dinamico e diffuso, capace di generare impatto economico e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="147" data-end="420">Sono stati annunciati i 26 progetti vincitori del bando 2026 di Fondazione Italia Patria della Bellezza, iniziativa che conferma il ruolo sempre più centrale della comunicazione nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano.</p>
<p data-start="422" data-end="853">Con oltre 900 candidature raccolte, l’edizione di quest’anno restituisce l’immagine di un sistema culturale dinamico e diffuso, capace di generare impatto economico e sociale nei territori. I progetti selezionati, distribuiti in 13 regioni, coprono l’intera filiera culturale: dal patrimonio storico-artistico alla divulgazione scientifica, dall’inclusione sociale alla rigenerazione urbana.</p>
<p data-start="855" data-end="1266">Accanto ai premi in denaro, il modello distintivo della Fondazione continua a essere rappresentato dalle “adozioni”, attraverso cui agenzie e professionisti della comunicazione affiancano istituzioni culturali in percorsi strutturati di crescita e valorizzazione. Un approccio che negli ultimi anni ha contribuito a generare oltre 6 milioni di euro di valore complessivo.</p>
<p data-start="1268" data-end="1493">Questa rete di collaborazioni evidenzia come la comunicazione non sia solo uno strumento di promozione, ma un vero e proprio motore di trasformazione, capace di rafforzare identità, accessibilità e relazione con i pubblici.</p>
<p data-start="1495" data-end="1945"><strong data-start="1495" data-end="1600">Tra le adozioni del 2026, anche quella di Studiomeme per Symbola – Fondazione per le Qualità Italiane</strong>, che lavorerà al progetto di branding della Fondazione. L’intervento prevede un’attività di audit e la realizzazione di un Identity Book, con l’obiettivo di costruire un sistema di comunicazione più coerente, immediato e replicabile, capace di valorizzare al meglio la rete e le progettualità di Symbola.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nasce “Common People”: al via la call per mappare il neomutualismo in Italia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/nasce-common-people-al-via-la-call-per-mappare-il-neomutualismo-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 06:41:54 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=111851</guid>

					<description><![CDATA[Prende il via la call to action di “Common People – Il valore pubblico delle comunità intraprendenti”, un progetto di ricerca promosso da AICCON Research Center con l’obiettivo di far emergere e valorizzare le nuove forme di attivazione collettiva nei territori italiani. L’iniziativa punta a costruire il primo Atlante del Neomutualismo, una mappa delle esperienze [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="183" data-end="498">Prende il via la call to action di <strong data-start="218" data-end="288">“Common People – Il valore pubblico delle comunità intraprendenti”</strong>, un progetto di ricerca promosso da AICCON Research Center con l’obiettivo di far emergere e valorizzare le nuove forme di attivazione collettiva nei territori italiani.</p>
<p data-start="500" data-end="765">L’iniziativa punta a costruire il <strong data-start="534" data-end="569">primo Atlante del Neomutualismo</strong>, una mappa delle esperienze che, soprattutto negli ultimi anni, stanno trasformando il modo in cui comunità, organizzazioni e cittadini collaborano per rispondere ai bisogni sociali ed economici.</p>
<p data-start="767" data-end="973">La call è rivolta a <strong data-start="787" data-end="858">cooperative, associazioni, gruppi informali, reti e comunità attive</strong>, che potranno candidare la propria esperienza entro il <strong data-start="914" data-end="932">22 maggio 2026</strong>.</p>
<hr data-start="975" data-end="978" />
<h3 data-section-id="16ddopq" data-start="980" data-end="1028">Comunità protagoniste, non solo beneficiarie</h3>
<p data-start="1030" data-end="1329">Al centro del progetto ci sono realtà che non si limitano a ricevere servizi, ma <strong data-start="1111" data-end="1160">partecipano attivamente alla loro costruzione</strong>, generando nuove risorse e attivando relazioni tra diversi soggetti: cittadini, imprese, enti pubblici e organizzazioni sociali.</p>
<p data-start="1331" data-end="1359">Si tratta di esperienze che:</p>
<ul data-start="1360" data-end="1532">
<li data-section-id="1r933u1" data-start="1360" data-end="1425">coinvolgono direttamente le comunità nei processi decisionali</li>
<li data-section-id="1tfywqn" data-start="1426" data-end="1476">creano legami, fiducia e senso di appartenenza</li>
<li data-section-id="15d3pvy" data-start="1477" data-end="1532">sviluppano risposte collaborative ai bisogni locali</li>
</ul>
<hr data-start="1534" data-end="1537" />
<h3 data-section-id="1ny887w" data-start="1539" data-end="1592">Un progetto di ricerca per leggere il cambiamento</h3>
<p data-start="1594" data-end="1829">“Common People” nasce per studiare e rendere visibile questo ecosistema in crescita, soprattutto nel Sud Italia e nelle aree interne, dove convivono fragilità economiche e forte attivismo civico.</p>
<p data-start="1831" data-end="2009">L’obiettivo non è solo accademico: l’Atlante sarà uno <strong data-start="1885" data-end="1930">strumento di connessione e riconoscimento</strong>, capace di dare voce a pratiche spesso frammentate ma ad alto impatto sociale.</p>
<hr data-start="2011" data-end="2014" />
<h3 data-section-id="1a6ok5i" data-start="2016" data-end="2061">Una call per “far emergere ciò che conta”</h3>
<p data-start="2063" data-end="2198">Il messaggio della campagna è chiaro:<br data-start="2100" data-end="2103" /><strong data-start="2103" data-end="2157">“Quello che stai costruendo conta, fallo emergere”</strong>.</p>
<p data-start="2200" data-end="2407">Le realtà selezionate entreranno a far parte dell’Atlante del Neomutualismo e contribuiranno a raccontare un’Italia fatta di comunità intraprendenti, capaci di generare valore pubblico e innovazione sociale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Università di Parma protagonista nel rapporto &#8220;Design Economy 2026&#8221; di Symbola</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/luniversita-di-parma-protagonista-nel-rapporto-design-economy-2026-di-symbola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 09:35:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Università di Parma è tra le istituzioni accademiche protagoniste della nuova edizione del rapporto Design Economy 2026, lo studio di riferimento per il comparto del design italiano promosso da Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design e ADI – Associazione per il Disegno Industriale, in collaborazione con CUID, AlmaLaurea e altri partner nazionali. Il contributo dell&#8217;Ateneo riguarda la ricerca Le Professioni del Design [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Università di Parma è tra le istituzioni accademiche protagoniste della nuova edizione del rapporto <i><strong>Design Economy 2026</strong></i>, lo studio di riferimento per il comparto del design italiano promosso da <strong>Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design e ADI – Associazione per il Disegno Industriale</strong>, in collaborazione con <strong>CUID</strong>, <strong>AlmaLaurea</strong> e altri <strong>partner nazionali</strong>.</p>
<div data-move="" data-move--destination="^" data-move--destination-position="15%" data-move--destination-distance="10%" data-move--internal-processed="">
<div class="slot slot-intext-0">
<div>Il contributo dell&#8217;Ateneo riguarda la ricerca <i>Le Professioni del Design oggi</i>, condotta con l&#8217;Università degli Studi di Firenze, per la Conferenza Universitaria Italiana del Design (CUID) e inserita nel rapporto 2026.</div>
</div>
</div>
<p>Lo studio, con la guida scientifica di <a href="https://personale.unipr.it/it/ugovdocenti/person/230207" target="_blank" rel="noopener"><strong>Paolo Tamborrini</strong></a> e <a href="https://personale.unipr.it/it/ugovdocenti/person/248342" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cristina Marino</strong></a><strong> </strong>del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, si è basato sull&#8217;<strong>analisi di circa 17.000 annunci di lavoro</strong> pubblicati in Italia e all&#8217;estero, con l&#8217;obiettivo di mappare la domanda di professioni legate al design e misurare il divario tra la complessità delle discipline progettuali e la loro effettiva codifica nel mercato del lavoro.</p>
<p>L&#8217;analisi, ripresa nel capitolo <i>Il design corre più veloce del suo riconoscimento?</i>, ha fatto emergere come le competenze progettuali siano ampiamente richieste dalle imprese ma raramente ricondotte in modo esplicito alla figura di designer.</p>
<p>Nello stesso volume, il corso di laurea in Design Sostenibile per il Sistema Alimentare (Classe L-4) (attivo dall&#8217;a.a. 2021/2022 all&#8217;Università di Parma in convenzione con il Politecnico di Torino) viene citato come caso studio di interesse: nella sezione dedicata a <strong>Formazione e lavoro</strong> il Rapporto lo cita come esempio dell&#8217;evoluzione in atto nei percorsi universitari italiani, capaci di rispondere alle sfide della transizione ecologica e della crescente domanda di progettazione orientata alla sostenibilità. Una domanda oggi segnalata dal <strong>74,2% di operatori e operatrici del settore</strong>, che nell&#8217;ultimo triennio hanno visto crescere le richieste di design per la sostenibilità.</p>
<p>Il Rapporto evidenzia anche come l&#8217;agroalimentare sia tra i settori a più alta domanda di servizi di design (18,9%) e di eco-design (34,3%), a conferma della rilevanza strategica di un percorso formativo che pone il sistema cibo al centro della cultura del progetto.</p>
<p><a href="https://www.parmatoday.it/attualita/l-universita-di-parma-protagonista-nel-rapporto-design-economy-2026-di-symbola.html">https://www.parmatoday.it/attualita/l-universita-di-parma-protagonista-nel-rapporto-design-economy-2026-di-symbola.html</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Sentire la vita come attori&#8221; &#8211; Ermete Realacci</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/sentire-la-vita-come-attori-ermete-realacci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 09:31:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[25 Aprile: Resistenza non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco. Senza il coraggio e il sacrificio dei partigiani avremmo riavuto la libertà, con la sconfitta del nazifascismo, ma non la dignità e l’onore. Li muoveva l’amore per la libertà, per la Patria, la voglia di un futuro migliore. Dall’intensità di quei giorni, di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="1210" data-end="1578">25 Aprile: Resistenza non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco. Senza il coraggio e il sacrificio dei partigiani avremmo riavuto la libertà, con la sconfitta del nazifascismo, ma non la dignità e l’onore. Li muoveva l’amore per la libertà, per la Patria, la voglia di un futuro migliore. Dall’intensità di quei giorni, di quelle sofferenze, di quelle speranze…</p>
<p data-start="1580" data-end="1597"><strong data-start="1580" data-end="1595">dalla Prima</strong></p>
<p data-start="1599" data-end="1674"><strong data-start="1599" data-end="1654">I modi di sentire la vita: come attori o spettatori</strong><br data-start="1654" data-end="1657" /><em data-start="1657" data-end="1674">ERMETE REALACCI</em></p>
<p data-start="1676" data-end="1769">… i pensieri, i sentimenti e le parole emergono in forma più pura e colpiscono ancora oggi.</p>
<p data-start="1771" data-end="1957">Penso a Pietro Benedetti, un ebanista comunista arrestato e fucilato a Roma nel 1944. Questo è il brano, struggente e bellissimo, di una lettera inviata alla moglie durante la prigionia:</p>
<p data-start="1959" data-end="2637">“Vi sono nel mondo due modi di sentire la vita. Uno come attori, l’altro come spettatori. Io, senza volerlo, mi sono sempre trovato fra gli attori. Sempre fra quelli che conoscono più la parola dovere che quella diritto. Non per niente costruiamo letti perché ci dormano su gli altri. Tutta la mia educazione, fin da ragazzo, mi portava a farmi comportare così. Ed anche ora, di fronte allo scempio della Patria, dei nostri focolari, delle nostre famiglie, io sentivo che era da codardi stare inerti e passivi. Ma forse con ciò calpestavo i miei doveri verso la famiglia? No, perché la causa che avevo sposata altro non era che quella dei nostri figli e delle nostre famiglie.</p>
<p data-start="2639" data-end="3056">Non sappiamo cosa sarà l’avvenire che io comunque già sento più bello, più buono del triste presente, di questo terribile oltraggio all’umanità. Ma qualunque esso sia e io dovessi essere inghiottito da questo vortice tremendo, che annienta uomini e cose, di fronte al giudizio dei miei figli, preferisco essere il padre che ha risposto all’appello del dovere, anziché il codardo che se ne sottrae” (Pietro Benedetti).</p>
<p data-start="3058" data-end="3316">Parole che risuoneranno anche al Seminario Estivo della Fondazione Symbola, che si terrà a Mantova nei giorni 11-12-13 giugno. Il tema sarà “Patriottismo dolce. Identità, comunità, soft economy nel tempo delle fratture”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>La vitalità di Milano e l’arte del design: la visione di Gio Ponti</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-vitalita-di-milano-e-larte-del-design-la-visione-di-gio-ponti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 09:16:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il design italiano ha da sempre una funzione di avanguardia nel mondo: industria, oggetti d’uso, prodotti che abitano il tempo della nostra vita e ne migliorano la qualità. Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="238" data-end="574">Il design italiano ha da sempre una funzione di avanguardia nel mondo: industria, oggetti d’uso, prodotti che abitano il tempo della nostra vita e ne migliorano la qualità. Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente. Il materiale più resistente nell’edilizia è l’arte.</p>
<p data-start="576" data-end="859">La citazione è di Gio Ponti. E individua, come cardine della vita di un edificio (e, per estensione, di un oggetto) non tanto e non soltanto la forza della materia, ma quell’altra dimensione, di ben più difficile definizione, che è la bellezza, la qualità artistica di un edificio.</p>
<p data-start="861" data-end="1214">Il Grattacielo Pirelli, a Milano (inizio di costruzione 1954, inaugurazione 1960, simbolo del boom economico italiano) continua a fare da speciale landmark, da punto di riferimento identitario, nonostante nel corso del tempo altri grattacieli, belli e famosi, abbiano straordinariamente arricchito la città di Milano. Perché riesce a sfidare il tempo?</p>
<p data-start="1216" data-end="1648">Progettato appunto da Ponti, con le strutture disegnate da Pier Luigi Nervi, quel grattacielo è diventato un’icona, che con la sua speciale forma a ottagono rappresenta nella lunga durata del tempo la modernità. La storia ci dirà quanti e quali altri edifici avranno le stesse caratteristiche. Ma intanto il <em data-start="1524" data-end="1535">Pirellone</em> sta lì. Ed è impossibile evitare di guardarlo per chiunque arrivi a Milano, per la prima o la millesima volta.</p>
<p data-start="1650" data-end="1879">C’è un’altra frase di Ponti, di cui fare buona memoria proprio in questi giorni dominati dai mille eventi del Salone del Mobile: <em data-start="1779" data-end="1876">“In Italia l’arte si è innamorata dell’industria. Ecco perché l’industria è un fatto culturale”</em>.</p>
<p data-start="1881" data-end="2473">Impossibile, naturalmente, sapere quanti degli oltre 300mila visitatori del Salone abbiano conoscenza o anche solo vaga memoria delle elaborazioni teoriche e delle intuizioni di Ponti. Resta il fatto che proprio nella sintesi tra forma e funzione, lavorazione della materia ed evoluzione delle tecniche costruttive, bellezza e funzione (e dunque grazie ai grandi maestri del design, da Ponti a Enzo Mari, Achille Castiglioni, Gae Aulenti, Carlo Scarpa, Franco Albini… e a tutti gli altri che sono venuti dopo) il design italiano ha continuato ad avere una funzione di avanguardia nel mondo.</p>
<p data-start="2475" data-end="2631">Design industriale, oggetti d’uso. Prodotti che abitano il tempo della nostra vita e ne migliorano la qualità. Non decorazione. Arte e industria, appunto.</p>
<p data-start="2633" data-end="3206">La conferma arriva anche quest’anno dai numeri, nonostante i timori della vigilia (le guerre, i trasporti difficili, le tensioni internazionali). Oltre 300mila i visitatori, più di 1.900 espositori da 32 paesi, un’industria coinvolta (dal legno alla meccanica), capace di generare un fatturato alla produzione di quasi 28 miliardi di euro e di confermarsi punto di riferimento del miglior Made in Italy (accanto a meccanica e meccatronica, robotica, automotive, cantieristica navale e aerospazio, gomma e plastica, chimica e farmaceutica, alimentare e arredamento, etc.).</p>
<p data-start="3208" data-end="3342">Green economy, anche. Come conferma l’ultima edizione del Rapporto Design Economy presentato da Symbola, Deloitte, PoliDesign e ADI.</p>
<p data-start="3344" data-end="3560">Sostiene Realacci, presidente di Symbola: <em data-start="3386" data-end="3558">“La leadership italiana nel design conferma il suo ruolo di infrastruttura immateriale del made in Italy ed è protagonista della sfida alla sostenibilità internazionale.”</em></p>
<p data-start="3562" data-end="3813">Anche grazie al Salone e agli altri eventi promossi dalla Fiera di Milano all’estero, Milano continua ad avere solide caratteristiche di attrattività, per studenti, designer, imprenditori, artisti, personalità della comunicazione e della fotografia.</p>
<p data-start="3815" data-end="4183">E se lo stato di salute di una metropoli può essere misurato in molti modi, proprio gli eventi come il Salone del Mobile (e le attività internazionali dell’ADI, l’Associazione del design industriale, con i premi <em data-start="4027" data-end="4043">Compasso d’Oro</em>) sono termometro di una tensione dialogante tra industria e cultura, progetto e prodotto, creatività e sviluppo delle varie forme d’arte.</p>
<p data-start="4185" data-end="4413">Milano metropoli laboratorio (con tutti i suoi limiti e le sue ombre). Ma comunque città da studiare, fare crescere, vivere, tra mercato e socialità, produttività culturale e formazione di alto livello. Milano lavori in corso.</p>
<p data-start="4415" data-end="4790">È stata appena ristrutturata e risistemata una delle piazze più esemplari, quel rettangolo tra via Pantano e via Festa del Perdono, proprio sotto Torre Velasca (un altro simbolo di Milano che torna a nuova vita). Lì, di fronte a Torre Velasca, è stato ristrutturato anche il palazzo di Assolombarda, l’associazione degli imprenditori, acciaio e vetro e un giardino interno.</p>
<p data-start="4792" data-end="4861">L’aveva disegnato alla fine degli anni Cinquanta proprio Gio Ponti.</p>
<p data-start="4863" data-end="5074">E torniamo così a Ponti. Nasce, entro la fine dell’anno, uno spazio speciale dedicato alle sue opere, 700 metri quadri dedicati alla sua opera, grazie a un accordo tra la Regione Lombardia e il Museo dell’ADI.</p>
<p data-start="5076" data-end="5329">Omaggio alla memoria. Ma anche suggerimento di scuola, per tutti coloro che vorranno continuare a venire a Milano a vedere come cambia e cresce una città, mai immemore della sua cultura, attenta semmai a conservare, nonostante tutto, la sua modernità.</p>
<p data-start="5331" data-end="5405">In fin dei conti, aveva proprio ragione Boccioni: <em data-start="5381" data-end="5402">“la città che sale”</em>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Design Economy 2026: il design che non sa di esserlo</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/design-economy-2026-il-design-che-non-sa-di-esserlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 09:24:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[l design italiano vale 4 miliardi di euro di valore aggiunto, conta 54.000 operatori e 74.000 addetti, ed è primo in Europa per numero di addetti. I numeri ci sono. Il problema è che molta parte di chi ha bisogno di professionalità progettuali non le cerca presso i designer ma altrove. È un interessante paradosso quello che emerge dalla presentazione del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>l design italiano vale 4 miliardi di euro di valore aggiunto, conta <strong>54.000 operatori</strong> e <strong>74.000</strong> <strong>addetti</strong>, ed è primo in <strong>Europa</strong> per numero di addetti. I numeri ci sono. Il problema è che molta parte di chi ha bisogno di professionalità progettuali non le cerca presso i designer ma altrove.<br />
È un interessante paradosso quello che emerge dalla presentazione del rapporto <strong>Design Economy 2026</strong> di <strong>Fondazione Symbola</strong> (di cui <strong>INTERNI</strong> è stato media partner), svoltasi il 16 aprile all&#8217;<strong>ADI</strong> di Milano: un settore che cresce, si specializza, si interroga sul proprio futuro nell&#8217;era dell&#8217;<strong>AI</strong>, ma che fatica ancora a farsi riconoscere (e anche per certi versi a riconoscersi) per quello che è davvero. Alla presentzione del rapporto sono intevenuti <strong>Luciano Galimberti</strong>, Presidente di <strong>ADI</strong>, <strong>Ermete</strong> <strong>Realacci</strong> e <strong>Domenico Sturabotti</strong> di <strong>Fondazione Symbola</strong>, <strong>Ernesto Lanzillo</strong> di <strong>Deloitte</strong>, <strong>Cabirio Cautela</strong> e <strong>Francesco Zurlo</strong> del <strong>Politecnico di Milano</strong>, <strong>Valentino Caporizzi</strong> di <strong>Design Group Italia</strong>, <strong>Giselle Paola Chajin</strong> di <strong>Tangity</strong> e <strong>Giacomo Grassi</strong>, Director of User Experience di <strong>INPS</strong>.</p>
<p>Uno dei dati più significativi del rapporto riguarda la domanda di competenze di design da parte del mercato del lavoro. Un&#8217;analisi condotta su 17.000 offerte di lavoro — curata dall&#8217;<strong>Università di</strong> <strong>Firenze</strong> e dall&#8217;<strong>Università di Parma</strong> — mostra che le competenze tipiche del design vengono richieste con crescente frequenza, ma spesso senza che l&#8217;offerta menzioni esplicitamente il <strong>design</strong>. La domanda e l&#8217;offerta non si incrociano, non perché manchino le competenze, ma perché manca un <strong>linguaggio comune</strong>.</p>
<p>Come ha osservato <strong>Domenico Sturabotti</strong>, direttore di <strong>Fondazione Symbola</strong>: &#8220;Spesso il mercato chiede competenze del designer ma usa termini diversi per descrivere queste competenze.&#8221; <strong>Luciano Galimberto</strong>, presidente dell&#8217;<strong>ADI</strong>, ha inquadrato il problema in termini ancora più netti: &#8220;Non è facilissimo andare a spiegare a un&#8217;azienda che fa muletti elettrici che fa parte del design.&#8221; E ha aggiunto: &#8220;Noi immaginiamo il designer come un libero professionista che opera in un mondo creativo vago e generico. In realtà non è così. Ma il mondo che dovrebbe fare la domanda giusta pensa che lo sia e si tiene alla larga, va altrove&#8221;</p>
<p>Il tema non è solo comunicativo ma strutturale. Il <strong>design italiano</strong> — per eredità storica, per dimensione delle imprese, per conformazione del tessuto produttivo — è spesso praticato senza essere nominato. <strong>Ermete Realacci</strong>, presidente di <strong>Fondazione Symbola</strong>, ha parlato di &#8220;<strong>design</strong> <strong>inconsapevole</strong>&#8221; come di una caratteristica larga parte dell&#8217;economia italiana: &#8220;L&#8217;Italia è di gran lunga il leader mondiale negli yacht di lusso. Ma il tessuto di piccole e medie imprese artigiane che produce gli arredi di quegli yacht spessp non ha, e non so se avrà mai, la figura del designer.&#8221;<br />
Questa invisibilità ha conseguenze misurabili: solo il 10% delle imprese italiane del design opera sui <strong>mercati internazionali</strong>, e la pubblica amministrazione rappresenta appena l&#8217;8,1% del fatturato del settore &#8211; nonostante, come emerso nel dibattito, il bisogno di design nei servizi pubblici sia enorme.</p>
<p>Il confronto con il nord Europa è impietoso solo in apparenza. Paesi come <strong>Finlandia</strong>, <strong>Francia</strong> e <strong>Germania</strong> hanno programmi governativi per inserire designer nei team della pubblica amministrazione; l&#8217;<strong>UE</strong> stessa utilizza il design nei suoi policy lab, con risultati concreti — dall&#8217;etichettatura dei rifiuti alla gestione delle risorse naturali. In Italia, il percorso è appena iniziato.</p>
<p><strong>Giacomo Grassi</strong>, responsabile della <strong>User Experience</strong> all&#8217;<strong>INPS</strong>, ha offerto una prospettiva dall&#8217;interno: &#8220;La pubblica amministrazione ha un grandissimo bisogno di design, ha consapevolezza degli obiettivi — user centricity, servizio rivolto al cittadino — ma paradossalmente non sa come farlo. Non sa che la risposta a molti dei suoi problemi è il design.&#8221;<br />
Il nodo è <strong>lessicale</strong> prima che <strong>culturale</strong>: &#8220;Nella testa della leadership della pubblica amministrazione, <strong>&#8216;design&#8217;</strong> vuol dire sedie e rampe. Far capire che esiste un design dei servizi, un design digitale, un design del contatto con il cittadino significa prima spezzare un altro concetto.&#8221;</p>
<p>La strategia che <strong>Grassi</strong> sta sperimentando all&#8217;<strong>INPS</strong> e che propone come modello scalabile è non parlare di metodologia ma di impatti: &#8220;Far capire molto bene che se faccio una cosa in un certo modo risolvo un problema. Una <strong>leadership</strong> è super attenta al fatto che tu risolva un problema.&#8221;</p>
<p>Il rapporto ha dedicato un intero capitolo all&#8217;intelligenza artificiale, con un&#8217;indagine su progettisti e organizzazioni che usa la <strong>GenAI</strong> nei processi di design. I risultati restituiscono un&#8217;immagine chiara: l&#8217;<strong>AI</strong> viene adottata, ma in modo parziale e spesso inconsapevole.<br />
Il 65% del campione dichiara di usare strumenti di <strong>AI</strong> quotidianamente o con frequenza mensile. Ma dove viene applicata? Principalmente nelle fasi iniziali e finali del processo: ricerca preliminare, prototipazione, personalizzazione di progetto, riduzione dei tempi. Non nella generazione delle idee, non nella concettualizzazione.</p>
<p>Come ha spiegato <strong>Cabirio Cautela</strong> del <strong>Politecnico di Milano</strong>: &#8220;La GenAI viene ritenuta un partner di efficientamento e di accelerazione di alcune fasi del progetto. Viene poco ritenuta un <strong>partner creativo</strong> capace di produrre idee originali e multiple. Sugli aspetti di creatività, l&#8217;elemento umano è ancora chiaramente quello del progettista.&#8221;</p>
<p>Il principale vantaggio riconosciuto è l&#8217;aumento della <strong>velocità</strong>. Il principale rischio percepito riguarda <strong>copyright</strong> e <strong>privacy dei dati</strong>. Quanto alla sostenibilità ambientale, emerge un ottimismo probabilmente sopravvalutato: molti intervistati dichiarano che l&#8217;<strong>AI</strong> migliora la capacità di progettare in modo circolare e riduce gli sprechi. Un dato che merita ulteriore verifica.</p>
<p>Quanto all’impatto dell’AI nel lavoro dei designer, <strong>Valentino Caporizzi</strong>, di <a class="external" href="https://www.designgroupitalia.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>Design Group Italia</strong></a>, ha identificato la vera sfida: &#8220;L&#8217;intelligenza artificiale sta portando una certa <strong>comoditizzazione</strong> di quello che è il lavoro del progettista. Di certo non riuscirà, almeno per un po&#8217;, a fare la parte di visione ovvero capire quali problemi vadano risolti. Questo è l&#8217;aspetto positivo.&#8221; Quello negativo, ha aggiunto, è che si produrrà &#8220;un&#8217;enormità di nulla disegnato.&#8221;<br />
Il problema è che non stiamo sfruttando al massimo le potenzialità della tecnologia, secondo <strong>Caporizzi</strong>: &#8220;Stiamo utilizzando una tecnologia trasformativa in un modo non trasformativo. Stiamo semplicemente mettendo all&#8217;interno del nostro processo dei pezzetti di AI.&#8221; Il vero salto, secondo lui, avverrà quando i sistemi saranno capaci di gestire la complessità del contesto — legislazioni diverse, ecosistemi di brand, impatti ambientali — e in quel momento il ruolo del designer come mediatore potrebbe ridursi significativamente.</p>
<p>A cosa serviranno allora i <strong>designer</strong>? La proposta di Caporizzi è radicale: “i designer devono riappropriarsi della propensione al rischio, delle ossessioni progettuali, di uno <strong>stato d&#8217;animo</strong> che l&#8217;AI non può replicare”. La differenza insomma la farà il pensiero, non l’azione pratica del <strong>progettare.</strong></p>
<p>Questo significa anche inventarsi processi e modi di lavorare diversi, trasformati, cuciti sulla <strong>tecnologia</strong>, come ha ben spiegato <strong>Giselle Paola Chajin</strong> di <strong>Tangity</strong> portando un esempio concreto: la progettazione di un sistema per il cittadino sviluppato per la provincia di Bolzano. Qui oltre mille servizi pubblici sono stati ripensati partendo non dall&#8217;utente esperto, ma dal cittadino qualunque con un bisogno. Il <strong>progetto</strong> ha richiesto di progettare l&#8217;AI stessa — i prompt, il framework di valutazione, i punti di intervento umano. &#8220;Non era lineare. Non era come progettare schermate. Era qualcosa di completamente diverso.&#8221;</p>
<p>Sul fronte formativo, il rapporto registra una filiera robusta: <strong>100 istituti attivi</strong> in Italia tra università, accademie e scuole specializzate, con quasi 7.000 iscritti ai corsi di laurea e oltre 9.000 nell&#8217;<strong>AFAM</strong>. I laureati in design magistrale trovano <strong>lavoro</strong> al 93% entro cinque anni, con alta coerenza tra titolo e occupazione.</p>
<p>La <strong>Lombardia</strong> domina con il 28,7% degli addetti del settore e il <strong>Politecnico di Milano</strong> come principale polo attrattivo, anche dall&#8217;estero ma la distribuzione è più capillare di quanto si pensi, con istituti attivi anche in <strong>Puglia</strong>, <strong>Basilicata</strong>, <strong>Calabria</strong> e <strong>Sicilia</strong>.<br />
Le aree in crescita sono <strong>interior design</strong>, <strong>service design</strong> e <strong>digital interaction</strong>. Il product design resta lo zoccolo duro della domanda, ma mostra piccole flessioni.</p>
<p>La vera questione aperta, come ha sottolineato <strong>Francesco Zurlo</strong> del Politecnico di Milano, non è quantitativa ma epistemica: &#8220;Non possiamo più seguire un processo lineare come è accaduto in passato.&#8221; La sua proposta — un bachelor triennale in inglese chiamato provvisoriamente <strong>Global</strong> <strong>Systemic Design</strong>, con epistemologia al primo anno e un approccio <strong>AI-mentored</strong> fin dall&#8217;inizio — va in questa direzione: &#8220;Se cambia il modo di pensare, probabilmente dobbiamo ripensare anche le condizioni dell&#8217;educazione.&#8221;</p>
<p>Perché, si è concluso, &#8220;le lauree e i diplomi di design non possono più essere abilitanti a svolgere una funzione. Devono essere abilitanti a svolgere un ragionamento.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Design Economy 2026: l&#8217;Italia guida la filiera creativa in Europa</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/design-economy-2026-litalia-guida-la-filiera-creativa-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 09:40:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il design italiano si conferma un motore strategico per l’economia nazionale ed europea. Secondo il rapporto Design Economy 2026, presentato da Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design e ADI Associazione per il Disegno Industriale, il settore in Italia coinvolge 76 mila addetti e genera un valore aggiunto pari a 4 miliardi di euro, rafforzando la leadership del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="80">Il design italiano si conferma un motore strategico per l’economia nazionale ed europea. Secondo il rapporto <em data-start="380" data-end="401">Design Economy 2026</em>, presentato da Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design e ADI Associazione per il Disegno Industriale, il settore in Italia coinvolge 76 mila addetti e genera un valore aggiunto pari a 4 miliardi di euro, rafforzando la leadership del Paese nel contesto europeo.</p>
<p data-start="675" data-end="924">Milano si conferma capitale del comparto, producendo da sola il 19% della ricchezza nazionale del design e concentrando il 14,3% degli addetti. Un ruolo trainante che si riflette anche nella formazione e nell’attrattività internazionale della città.</p>
<p data-start="926" data-end="1162">A livello europeo, il settore conta circa 295 mila imprese e oltre 356 mila addetti, con una crescita costante del fatturato. L’Italia mantiene il primato per numero di occupati e quota di valore generato, seguita da Germania e Francia.</p>
<p data-start="1164" data-end="1543">In crescita anche la formazione: in Italia si contano 100 istituti attivi e 369 corsi di studio (+5%), con una forte concentrazione in Lombardia e un progressivo sviluppo nel Centro e nel Sud. Parallelamente, il 94% dei progettisti e delle organizzazioni dichiara di aver consolidato competenze nell’uso dell’AI generativa, ormai considerata infrastruttura operativa del settore.</p>
<p data-start="1545" data-end="1709" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il rapporto evidenzia così un comparto maturo, competitivo e sempre più intrecciato con innovazione tecnologica, sostenibilità e trasformazioni del lavoro creativo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Realacci (Symbola): “L’Italia può offrire al mondo strumenti decisivi per la transizione ecologica grazie al design”</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/realacci-symbola-litalia-puo-offrire-al-mondo-strumenti-decisivi-per-la-transizione-ecologica-grazie-al-design/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 09:38:26 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=111047</guid>

					<description><![CDATA[https://www.ilgiornaleditalia.it/video/mondo-imprese/780918/realacci-symbola-litalia-puo-offrire-al-mondo-strumenti-decisivi-per-la-transizione-ecologica-grazie-al-design.html Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, indica nel design e nella capacità produttiva italiana uno degli asset più rilevanti per affrontare la transizione ecologica. Non tanto in termini di leadership assoluta, quanto come modello capace di offrire soluzioni concrete all’Italia e al resto del mondo. L&#8217;Italia può guidare la transizione ecologica anche attraverso il design? Non so se [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="vc_cont_article_body null">
<div id="article_780918_elements_8e043b6b-c22e-4ff0-b6a0-9c2b8a89644a" class="vc_article_body vc_article vc_theme_article">
<div class="testo_articolo testo testoResize">
<p data-start="288" data-end="602"><a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/video/mondo-imprese/780918/realacci-symbola-litalia-puo-offrire-al-mondo-strumenti-decisivi-per-la-transizione-ecologica-grazie-al-design.html">https://www.ilgiornaleditalia.it/video/mondo-imprese/780918/realacci-symbola-litalia-puo-offrire-al-mondo-strumenti-decisivi-per-la-transizione-ecologica-grazie-al-design.html</a></p>
<p data-start="288" data-end="602"><strong>Ermete Realacci</strong>, presidente della <strong>Fondazione Symbola</strong>, indica nel design e nella capacità produttiva italiana uno degli asset più rilevanti per affrontare la <strong>transizione ecologica</strong>. Non tanto in termini di <strong>leadership assoluta</strong>, quanto come modello capace di offrire soluzioni concrete all’<strong>Italia</strong> e al resto del mondo.</p>
<h2 class="p1">L&#8217;Italia può guidare la transizione ecologica anche attraverso il design?</h2>
<p class="p1"><em>Non so se può guidarla, sicuramente può fornire a se stesse e al mondo degli strumenti. Perché? Perché poi alla fine la transizione ecologica corrisponde anche alla necessità di produrre valore usando meno energia e meno materie prime e essendo più competitivi in questa direzione. L&#8217;Italia è forte quando fa l&#8217;Italia, quando, diceva Cipolla, produce all&#8217;ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo. Le cose belle richiedono meno materia, meno energia e però più tasso di umanissimo se vogliamo. Quindi la propensione alla bellezza, alla qualità di tante produzioni italiane, questo vale per i vini come vale per la meccatronica, vale per la moda come vale per il design applicato ai mobili, questa propensione dell&#8217;Italia è un fattore di sostenibilità che noi abbiamo più di altri paesi. Dopodiché è una partita aperta e è molto importante che si facciano politiche di fondo, che per esempio abbandonino i fossili e vadano verso l&#8217;efficienza e le rinnovabili.</em></p>
<h2 class="p1">Symbola</h2>
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<p data-start="0" data-end="151"><strong data-start="0" data-end="22">Fondazione Symbola</strong> è una realtà italiana che promuove i punti di forza del Paese: <strong data-start="86" data-end="148">qualità, innovazione, sostenibilità, cultura e manifattura</strong>. Il suo obiettivo è dimostrare che l’Italia cresce ed è competitiva quando valorizza ciò che la rende unica, come <strong data-start="266" data-end="325">creatività, design, tecnologia e legame con i territori</strong>. È conosciuta per studi e rapporti su <strong data-start="367" data-end="417">green economy, design, cultura e Made in Italy</strong>, spesso utilizzati nel dibattito economico nazionale. Il presidente è <strong data-start="500" data-end="519">Ermete Realacci</strong>, che sostiene un modello di sviluppo basato su <strong data-start="567" data-end="607">bellezza, efficienza e sostenibilità</strong>. In sintesi, <strong data-start="624" data-end="718">Symbola è un think tank che racconta e sostiene l’Italia che innova puntando sulla qualità</strong>.</p>
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