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	<title>Innovazione &amp; Sostenibilità &#8211; Symbola</title>
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	<title>Innovazione &amp; Sostenibilità &#8211; Symbola</title>
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		<title>Le competenze umanistiche che guideranno le tecnologie</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/le-competenze-umanistiche-che-guideranno-le-tecnologie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 13:10:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Innovazione. Le capacità creative sono integrate nei servizi alle imprese e nei settori ad alta intensità produttiva, secondo Symbola «Le cose che ci rendono umani col tempo diventeranno ancora più importanti». Lo ha detto Daniela Amodei, col fratello Dario a capo di Anthropic, colosso americano artefice di quell&#8217;AI che sta dando del filo da torcere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Innovazione. Le capacità creative sono integrate nei servizi alle imprese e nei settori ad alta intensità produttiva, secondo <span class="highlight-word">Symbola</span><br />
«Le cose che ci rendono umani col tempo diventeranno ancora più importanti». Lo ha detto Daniela Amodei, col fratello Dario a capo di Anthropic, colosso americano artefice di quell&#8217;AI che sta dando del filo da torcere al competitor diretto ChatGPT di casa Altman. Può apparire come una virata antitecnologica, eppure nell&#8217;era delle intelligenze artificiali studiare le discipline umanistiche diventa una leva strategica, oltre che un`opzione visionaria. A tal punto da orientare la ricerca dei nuovi profili da assumere persino nei colossi dell`AI, scrive Fortune. Così in quello che è stato definito proprio da Amodei il “secolo compresso”, cresce il peso dei cosiddetti embedded creatives, ossia professionisti creativi dalle competenze umanistiche inseriti nei processi produttivi e tecnologici delle organizzazioni contemporanee. A sottolinearlo è il rapporto italiano “Io sono cultura” realizzato dalla Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>. Oggi le competenze creative sono integrate nei servizi alle imprese e nei settori ad alta intensità produttiva, quindi in contesti innovativi. Nel rapporto emerge una filiera che non rappresenta più un comparto laterale dell`economia italiana, ma un&#8217;infrastruttura competitiva. La creatività genera 112,6 miliardi di euro di valore aggiunto e attiva complessivamente quasi 303 miliardi di euro nell&#8217;economia nazionale, confermando il ruolo strategico nell`innovazione contemporanea. La sua geografia conferma il peso delle grandi aree metropolitane nelle quali manifattura, design e innovazione tecnologica si contaminano tra loro. Milano, Roma e Torino guidano la classifica. In particolare il capoluogo lombardo si conferma il principale hub italiano con il 15,8% del valore aggiunto provinciale legato al sistema produttivo culturale e creativo. A seguire appunto Roma (8,5%) e Torino (7,9%). Come si evince dal grafico, un modello attrattivo per i più giovani: ben 1 su 4 tra gli occupati del comparto sono under 35, una quota superiore alla media nazionale degli altri settori. «Il rapporto evidenzia come gli embedded creatives trovino spazio in ambiti non tradizionalmente culturali, dalla moda all&#8217;automotive e fino ai servizi avanzati. Così molte realtà sembrano passare da una logica puramente tecnologica a una nella quale gli umanisti diventano architetti dell`innovazione», afferma Domenico Sturabotti, direttore della Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>. La sfida è mantenere una regia umana anche all`interno di processi sempre più automatizzati. «Quello che un tempo abbiamo visto come potenziale elemento di arretratezza, oggi diventa leva di crescita. L&#8217;obiettivo è semplificare cose complesse: queste figure sono più attrezzate a fare sintesi, anche nella tecnologia. Molte aziende leader del made in Italy sono fatte da ingegneri con studi umanistici», dice Sturabotti. Lo evidenzia il report inglese Jobs of the Future: il 50% dei leader aziendali ritiene che i laureati in scienze umane saranno cruciali per sfruttare l`AI e ben 61% dei leader Fortune 500 valuta essenziale l`innesto degli embedded creatives nei team tecnici. «Ogni volta che un settore evolve parte da elementi immateriali. È accaduto nella manifattura e oggi si verifica nel digitale. Ciò che conta sono le esperienze d`uso. Penso a Matías Duarte, VP Design di Google, che nel 2014 ha presentato il Material Design, linguaggio visivo unificato che ha ridisegnato Android. Anche in Airbnb le figure fondative non arrivavano dall`ingegneria, ma dal design e dalla cultura progettuale: Brian Chesky e Joe Gebbia avevano studiato alla Rhode Island School of Design, portando nella start up un approccio fortemente human-centered. In questo modo ci si sposta dallo strumento al senso. Per l`Italia è una buona notizia perché le facoltà con indirizzi umanistici si piazzano ai primi posti nel mondo», precisa Sturabotti. D&#8217;altronde in Silicon Valley lo hanno capito da tempo. «Un umanista interroga l`organizzazione, porta i leader in percorsi scomodi, si rivela una forza dirompente», scrivono Louise Tickle e Claire Burke. Il valore delle scienze umane nel tech è stato messo nero su bianco anche sulle pagine dell`Harvard Business Review da Marco Argenti, Cio di Goldman Sachs. La sua lettera aperta alla figlia intenta alla scelta degli studi universitari conteneva una provocazione destinata a lasciare il segno: gli ingegneri del futuro dovrebbero studiare filosofia. Non per abbandonare il codice. Semmai per imparare a porre le giuste domande prima ancora di cercare le potenziali risposte.</p>
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		<title>Per la Mozzarella di Bufala Campana DOP la competitività oggi passa dalla sostenibilità</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/per-la-mozzarella-di-bufala-campana-dop-la-competitivita-oggi-passa-dalla-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 08:14:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Esiste un momento preciso in cui la sostenibilità smette di essere un obbligo e diventa un&#8217;opportunità. Per la filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP, quel momento è adesso. Non perché le normative europee lo impongano, non solo perché il clima lo richiede, ma perché i consumatori lo chiedono e con loro lo chiedono i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste un momento preciso in cui la sostenibilità smette di essere un obbligo e diventa un&#8217;opportunità. Per la filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP, quel momento è adesso. Non perché le normative europee lo impongano, non solo perché il clima lo richiede, ma perché i consumatori lo chiedono e con loro lo chiedono i mercati. È questa la tesi di fondo del rapporto <em>Filiera Bufalina</em>, promosso da Fondazione Symbola insieme a tre banche cooperative della Piana del Sele in collaborazione con Coldiretti e Confagricoltura. La sostenibilità, in altre parole, è diventata una componente della qualità. E la qualità è la principale leva competitiva di un comparto che non ha eguali nel mondo.</p>
<p>I numeri aiutano a capire la posta in gioco. L&#8217;Italia ospita circa il 95% dell&#8217;intero patrimonio bufalino europeo: 435.000 capi, di cui quasi tre quarti allevati in Campania. La Piana del Sele, la fertile pianura tra Salerno e Paestum, concentra da sola oltre il 25% degli allevamenti campani e il 30,8% dei capi. Un distretto costruito nei secoli attorno a un animale e a un prodotto che il mondo intero conosce e ama. Proprio in questo contesto così radicato nella tradizione, il rapporto individua il terreno più fertile per un cambiamento che non significa voltare le spalle al passato, ma portarlo nel futuro.</p>
<p>La sostenibilità come fattore di qualità non è una suggestione è un dato documentato. Lo studio <em>Sostenibilità è qualità</em>, realizzato da Fondazione Symbola con Ipsos, mostra come i consumatori attribuiscano oggi un valore aggiunto ai prodotti che sanno raccontare la propria responsabilità ambientale. Non si tratta di greenwashing né di marketing: si tratta di un cambiamento strutturale nella percezione di cosa significhi prodotto di qualità. Per la mozzarella di bufala, che già gode di un posizionamento di eccellenza, ogni passo verso una produzione più sostenibile si traduce direttamente in reputazione, fidelizzazione e accesso a mercati sempre più selettivi. La transizione verde, in questo quadro, non è un costo da subire ma un investimento sulla competitività futura.</p>
<p>Il rapporto analizza oltre trenta soluzioni già disponibili sul mercato lungo l&#8217;intera catena produttiva. In campo, l&#8217;agricoltura di precisione e i fertilizzanti intelligenti a rilascio controllato riducono l&#8217;uso di chimica con benefici diretti sulla qualità del foraggio e, a cascata, del latte. Sul fronte energetico, impianti agrivoltaici e pompe di calore ad alta efficienza prefigurano un caseificio capace di produrre buona parte dell&#8217;energia che consuma. E c&#8217;è un dato che potrebbe rivelarsi decisivo queste soluzioni, insieme ad una corretta selezione delle razze e dei foraggi coltivati per alimentare le bufale compenserebbero la CO2 emessa durante l&#8217;intera produzione della Mozzarella DOP. Se confermato, significherebbe presentare sui mercati internazionali un prodotto a impatto netto vicino allo zero, un cambio di narrazione che vale molto più di qualsiasi campagna pubblicitaria.</p>
<p>Altrettanto rilevante è la questione dei sottoprodotti. Deiezioni, siero, latticello, ciò che in passato era un problema oggi diventa energia e reddito, attraverso impianti di biogas e compostaggio. Anche il benessere animale trova il suo posto, bufale monitorate con sensori e gestite con tecnologie di mungitura intelligente producono latte di qualità superiore, con meno farmaci e meno stress. Etica e convenienza produttiva, per una volta, coincidono.</p>
<p>A rendere concreto il percorso è il plafond di 30 milioni di euro a tassi agevolati messo a disposizione dalle tre banche cooperative della Piana del Sele, per abbattere le barriere all&#8217;investimento e permettere anche alla piccola azienda familiare di fare il passo verso la modernizzazione. La mozzarella più buona del mondo può diventare anche quella più responsabile. E sarà proprio questo, sempre di più, a fare la differenza.</p>
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		<title>I Talenti della Lombardia</title>
		<link>https://symbola.net/ricerca/i-talenti-della-lombardia-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 10:51:49 +0000</pubDate>
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		<title>Sotto la lente Talenti della Lombardia «È la locomotiva d&#8217;Italia e tra i 4 motori d&#8217;Europa Ora fare leva sul green»</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/sotto-la-lente-talenti-della-lombardia-e-la-locomotiva-ditalia-e-tra-i-4-motori-deuropa-ora-fare-leva-sul-green/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 06:34:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo studio di Fondazione Symbola: trainano industria, finanza ma anche le arti Primo posto nazionale per imprese che fanno eco-investimenti: sono 102.730 di Simona Ballatore MILANOPrima regione in Italia per imprese, occupazione e valore aggiunto. Seconda regione in Unione Europea per valore aggiunto nell&#8217;industria e sul podio europeo anche per manifattura, commercio, trasporto e accoglienza, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 data-section-id="1jawkko" data-start="259" data-end="342">Lo studio di Fondazione Symbola: trainano industria, finanza ma anche le arti</h3>
<h3 data-section-id="187mlg2" data-start="343" data-end="421">Primo posto nazionale per imprese che fanno eco-investimenti: sono 102.730</h3>
<p data-start="423" data-end="446"><strong data-start="423" data-end="446">di Simona Ballatore</strong></p>
<p data-start="448" data-end="1200"><strong data-start="448" data-end="458">MILANO</strong><br data-start="458" data-end="461" />Prima regione in Italia per imprese, occupazione e valore aggiunto. Seconda regione in Unione Europea per valore aggiunto nell&#8217;industria e sul podio europeo anche per manifattura, commercio, trasporto e accoglienza, attività finanziarie e assicurative, attività immobiliari, attività professionali, scientifiche e tecniche e pure attività artistiche, sportive e intrattenimento. L&#8217;elenco è lungo. «E ci racconta che la Lombardia non solo è la locomotiva del Paese ma anche uno dei quattro motori d&#8217;Europa», sottolinea Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, che oggi presenterà lo studio “I talenti della Lombardia” promosso da Fondazione Symbola in collaborazione con Fondazione Cariplo e con la partnership di PoliS Lombardia.</p>
<p data-start="1202" data-end="1442">Sotto la lente il ruolo della regione in Europa: se si guarda il totale delle attività, al primo posto figura l’Ile de France, seguita a ruota dalla Lombardia, che si lascia alle spalle Oberbayern, Eastern and Midland e Comunidad de Madrid.</p>
<p data-start="1444" data-end="1669">Inquadrando la variazione degli occupati nei diversi settori tra il 2021 e il 2024 la regione cresce di 4,7 punti percentuali. Con una punta dell’11,1% nei servizi di informazione e comunicazione e del 2,6% nelle costruzioni.</p>
<p data-start="1671" data-end="1892">L’export lombardo vale 164,1 miliardi di euro, il 66,1% è destinato a Paesi europei. I principali Paesi di esportazione sono Germania (per 19,1 miliardi), Francia (14,8), Stati Uniti (14,2), Spagna (11) e Svizzera (10,9).</p>
<p data-start="1894" data-end="2234">«Il cuore dello studio conferma un dato fondamentale in questo momento storico, con la guerra in corso tra Iran, Stati Uniti e Israele e la crisi energetica – commenta Realacci –: le imprese che investono nella green economy, nella cultura e nella coesione vanno meglio, sono più competitive, esportano di più e creano più posti di lavoro».</p>
<p data-start="2236" data-end="2444">In questo scenario, la Lombardia è la prima regione italiana per numero di imprese che effettuano eco-investimenti (102.730, pari al 18% del totale nazionale) e per contratti stipulati a green jobs (424.410).</p>
<p data-start="2446" data-end="2582">Le imprese coesive rappresentano il 25% del totale nazionale, a Bergamo sono il 51,8% delle imprese della provincia, a Brescia il 48,3%.</p>
<p data-start="2584" data-end="2790">Il sistema produttivo culturale e creativo lombardo vale 33,1 miliardi di euro di valore aggiunto, con 378.286 occupati. Milano è la prima provincia lombarda per valore aggiunto e occupazione della regione.</p>
<p data-start="2792" data-end="3081">I dati confermano anche la concentrazione delle attività legate al design in Lombardia (da cui deriva il 33,4% del valore aggiunto complessivo del comparto e il 28,7% dell’occupazione complessiva) e anche l’attrattività degli istituti e delle università che hanno attivato corsi di design.</p>
<p data-start="3083" data-end="3274">La Lombardia è seconda in Italia per numero di imprese nell’audiovisivo e nella musica; prima per imprese che si occupano di software, giochi, videogames e si conferma capitale dell’editoria.</p>
<p data-start="3276" data-end="3780">«In un Paese criptodepresso, capace di vedere i nostri mali senza affrontarli, siamo incapaci di vedere i punti di forza, e invece dobbiamo imparare a valorizzarli. È lombarda (di Cremona) la più grande acciaieria al mondo che azzera l’emissione di CO2, la Lombardia è la capitale europea del design che significa non solo estetica ma produrre cose che hanno più valore utilizzando la materia grigia, l’intelligenza umana. Deve essere sempre di più locomotiva nella transizione verde», conclude Realacci.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Piana del Sele, la sfida della decarbonizzazione: il futuro della filiera bufalina passa dalla soste</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/piana-del-sele-la-sfida-della-decarbonizzazione-il-futuro-della-filiera-bufalina-passa-dalla-soste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 09:21:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina” è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti e Confagricoltura e di numerose imprese della filiera. Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera bufalina” è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti e Confagricoltura e di numerose imprese della filiera. Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera bufalina della Piana del Sele, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione.</p>
<p>Il report è stato presentato, presso la Sala Caduti di Nassirya presso il Senato della Repubblica Italiana, su iniziativa del senatore Luca De Carlo, Presidente IX Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica. Ha aperto i lavori Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola. Ha presentato il report Marco Frey, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Symbola. Ne hanno discusso Maria Carmela Serluca, Assessore all’Agricoltura Regione Campania; Giuseppe Tuozzo, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Magna Grecia; Camillo Catarozzo; Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Campania Centro; Rosario Pingaro, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Capaccio Paestum e Serino. Ha concluso la conferenza Luca De Carlo, Presidente della IX Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare). Ha moderato i lavori Tessa Gelisio, Autrice e conduttrice televisiva.</p>
<p>Il progetto “Filiere Sostenibili della Piana del Sele”, avviato nel 2024, nasce con l’obiettivo di individuare soluzioni e tecnologie in grado di rendere le filiere agroalimentari campane più sostenibili e, quindi, più competitive. Il progetto ha visto la realizzazione di un primo studio dedicato alla IV Gamma, l’attenzione si concentra in questo report sulla filiera bufalina, analizzata per delineare percorsi innovativi di sviluppo sostenibile, con un focus specifico sulla realtà della Piana del Sele. In questo quadro, la sostenibilità si configura sempre più come un fattore determinante di qualità e valore, come evidenziato anche dallo studio di Fondazione Symbola e IPSOS “Sostenibilità è qualità”.</p>
<div id="giorn-1014935725" class="giorn-articoli-2 giorn-entity-placement"></div>
<p>Il report presentato è stato sviluppato attraverso un’attività di desk research finalizzata a individuare soluzioni già disponibili sul mercato per favorire la decarbonizzazione della filiera e rafforzarne qualità e competitività. A questa analisi si è affiancato un ciclo di interviste a esperti, operatori e associazioni di categoria del territorio, utile a ricostruire lo stato dell’arte nella Piana del Sele e a valutare il livello di adozione – o di adottabilità – delle soluzioni individuate.</p>
<p>Il lavoro, infatti, non si limita a indicare interventi potenzialmente efficaci, ma contribuisce a creare le condizioni per la loro concreta diffusione: alla mappatura tecnica affianca un plafond dedicato di 30 milioni di euro, messo a disposizione dalle tre banche promotrici a tassi agevolati, con l’obiettivo di ridurre le barriere all’investimento e accelerare l’implementazione degli interventi lungo l’intera filiera.<br />
La filiera bufalina rappresenta un’arteria fondamentale del comparto lattiero-caseario italiano che, a sua volta, si configura come uno dei settori di primaria importanza nel sistema agroalimentare nazionale. Le condizioni climatiche e di allevamento adeguate e favorevoli hanno trasformato il nostro Paese in un habitat ideale per le bufale, tanto che si è giunti all’identificazione di una vera e propria razza a sé: quella della “Bufala mediterranea italiana”, riconosciuta ufficialmente nel 2000 dal MiPAAF.</p>
<p>Nel nostro Paese è presente circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e il 95% di quello europeo. In Italia si contano circa 435.000 capi bufalini; di questi, circa tre quarti sono allevati in Campania e la Piana del Sele vanta oltre il 25% del totale degli allevamenti e il 30,8% dei capi presenti in Campania. La produzione di latte è l’orientamento primario degli allevamenti italiani di bufala (oltre il 70%). Il principale prodotto derivante dal suo impiego è la mozzarella, nata in Campania secoli fa e divenuta nel tempo uno dei prodotti caseari più amati dai consumatori di tutto il mondo. Altri prodotti di bufala tipici (sia formaggi che latticini) sono la burrata, la ricotta, lo stracchino, la scamorza e il mascarpone.</p>
<p>Ogni prodotto alimentare è il frutto di un percorso unico, con caratteristiche e tratti distintivi legati alla specifica filiera agroalimentare di appartenenza, ovvero all’insieme di tutte le fasi e i processi che portano il prodotto dalla terra alla tavola, dalla produzione delle materie prime fino al piatto del consumatore. In questa indagine, l’analisi si concentra sul comparto della produzione e trasformazione del latte di bufala, escludendo invece quello relativo alla produzione di carne. Cuore della ricerca, in linea con la struttura del lavoro già realizzato per la filiera della Quarta gamma, è l’analisi di sei macro-dimensioni che abbracciano l’intero ciclo produttivo: dalla sostituzione e riduzione dell’uso di sostanze chimiche alla gestione efficiente della risorsa idrica, dalla tutela del suolo e della biodiversità alla riduzione delle emissioni climalteranti, fino al recupero e valorizzazione dei sottoprodotti e all’adozione di packaging sostenibili, senza trascurare l’aspetto trasversale del benessere animale.</p>
<p>Riguardo il tema delle emissioni, nel report vengono citati studi relativi all’analisi delle emissioni della filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP – il prodotto più iconico della filiera bufalina italiana – secondo cui, i foraggi coltivati per l’alimentazione delle bufale sarebbero in grado di compensare la CO2 emessa lungo il processo produttivo della Mozzarella DOP. Questo risultato, se confermato, offrirebbe la base per valorizzare il prodotto bufalino sul mercato globale come simbolo di qualità e di responsabilità ambientale. Nel campo della gestione idrica, soluzioni come la microirrigazione, i sistemi di recupero e riutilizzo delle acque reflue e le tecnologie di sanificazione a base di ozono consentono di ridurre drasticamente i consumi e gli sprechi in tutte le fasi della filiera, con vantaggi ambientali, economici e produttivi.</p>
<p>Allo stesso modo, l’adozione di impianti agrivoltaici, collettori solari ad aria, raffrescatori evaporativi, le pompe di calore ad alta efficienza, spazzole non elettriche e sistemi di refrigerazione a basso impatto ambientale contribuisce alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti, assicurando al contempo condizioni di lavoro migliori per animali e operatori. La valorizzazione dei sottoprodotti (letame, liquami, siero, latticello) attraverso micro-impianti di compostaggio, impianti di biogas e biometano, nonché la diffusione di imballaggi ecosostenibili per i prodotti finali, rappresentano l’ultima tessera di un mosaico virtuoso che dimostra come la sostenibilità possa diventare leva di efficienza, innovazione e valore. In conclusione, questo lavoro non si limita a mappare le tecnologie disponibili, ma fornisce una base operativa per passare dall’analisi all’adozione.</p>
<p>“Il riconoscimento dell’UNESCO alla cucina italiana – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – certifica un vantaggio competitivo fatto di cultura, saperi, territori e comunità, che va preservato come investimento sul futuro. In questo quadro si inserisce la filiera bufalina, eccellenza del Made in Italy nel mondo, con prodotti distintivi come la Mozzarella di Bufala Campana DOP. Oggi questa filiera, come evidenziato nel rapporto, si confronta con la sfida della transizione verde, resa ancora più urgente dall’instabilità dei costi energetici e delle materie prime, e da un nuovo orientamento dei mercati che associano sempre più la sostenibilità alla qualità di beni e servizi. Puntare sulla sostenibilità vuol dire quindi aiutare questo tessuto imprenditoriale a diventare più autosufficiente, competitivo, a misura d’uomo e per questo più capace di futuro.”</p>
<p>“Il comparto bufalino è un settore strategico della nostra economia – dichiara Camillo Catarozzo, presidente BCC Campania Centro – profondamente radicato nella storia produttiva del territorio e ancora oggi centrale per il suo sviluppo. È un patrimonio che deve rimanere tale anche nel futuro, attraverso un percorso di ulteriore innovazione e miglioramento, capace di coniugare qualità, sostenibilità e competitività. In questa filiera i giovani possono trovare un’ulteriore e significativa àncora territoriale, una possibilità concreta per costruire qui il proprio futuro professionale e imprenditoriale. Per sostenere davvero questa prospettiva, tuttavia, è indispensabile rafforzare le infrastrutture logistiche e promuovere una più forte capacità di fare sistema tra tutti gli attori coinvolti. È su questa alleanza che si gioca la possibilità di accompagnare una grande eccellenza del territorio verso nuove sfide e nuove opportunità.”</p>
<p>“Lo sforzo delle banche promotrici e della Fondazione Symbola – dichiara Rosario Pingaro Presidente BCC Capaccio Paestum e Serino – è quello di individuare innovazioni tecnologiche capaci di rendere gli allevamenti bufalini sempre più compatibili dal punto di vista ambientale e, allo stesso tempo, più efficienti sotto il profilo produttivo. Un’innovazione che non nasce sempre nei laboratori, ma che spesso è anche ‘combinatoria’: frutto del trasferimento alla filiera bufalina di esperienze e soluzioni maturate in settori completamente diversi”.</p>
<p>“Con questo rapporto – dichiara Giuseppe Tuozzo, Presidente della BCC Magna Grecia – vogliamo offrire alle imprese della filiera bufalina della Piana del Sele uno strumento concreto per trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo. La transizione ecologica non è un costo da subire, ma un percorso di innovazione che migliora efficienza, qualità e resilienza, rafforzando il legame tra produzione, territorio e comunità. Come Credito Cooperativo siamo accanto agli allevatori e ai trasformatori con competenze, ascolto e un plafond dedicato per sostenere investimenti in energia rinnovabile, gestione efficiente delle risorse e valorizzazione dei sottoprodotti, perché la crescita di questo comparto passi dalla capacità di fare rete e di guardare al futuro”.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Buffalo Supply Chain Embraces Sustainable Innovation</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/112109-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 09:17:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A €30 million credit line has been made available by the three Salerno cooperative banks (Campania Centro, Capaccio Paestum e Serino, Magna Grecia) to support companies in the buffalo supply chain of the Sele Plain in adopting green solutions and technologies, with the aim of reducing energy costs and improving production efficiency. The initiative was [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A €30 million credit line has been made available by the three Salerno cooperative banks (Campania Centro, Capaccio Paestum e Serino, Magna Grecia) to support companies in the buffalo supply chain of the Sele Plain in adopting green solutions and technologies, with the aim of reducing energy costs and improving production efficiency. The initiative was announced by the presidents of the three banks – Camillo Catarozzo, Rosario Pingaro, and Giuseppe Tuozzo – during the presentation of the report &#8216;Sustainable Supply Chains of the Sele Plain &#8211; Buffalo Supply Chain&#8217;, promoted by the Symbola Foundation at the Senate of the Republic, on the initiative of Senator Luca De Carlo, president of the Agriculture Commission. The report, created with contributions from Coldiretti, Confagricoltura, and numerous companies in the sector, analyzes innovative solutions to support the ecological transition of the buffalo supply chain, turning challenges into opportunities for growth and added value. &#8216;Today this supply chain faces the challenge of the green transition, made even more urgent by the instability of energy and raw material costs, and by a new market orientation,&#8217; explains Ermete Realacci, president of the Symbola Foundation. The study examines six macro-dimensions of the entire production cycle: from reducing chemical substances to water resource management, from soil and biodiversity protection to emission reduction, up to the recovery of by-products and the adoption of sustainable packaging, without neglecting animal welfare. The Sele Plain concentrates over 25% of the farms and 30.8% of the buffalo herd in Campania. &#8216;It is a heritage that must be preserved for the future, through further innovation and improvement,&#8217; adds Camillo Catarozzo, president of Bcc Campania Centro. Among the most interesting data, the ability of the Mozzarella di Bufala Campana PDO supply chain to offset CO2 emissions through forage used for buffalo feed stands out. &#8216;The effort of the promoting banks and the Symbola Foundation is to identify technological innovations capable of making buffalo farms increasingly environmentally compatible and, at the same time, more efficient from a production point of view,&#8217; highlights Rosario Pingaro, president of Bcc Capaccio Paestum e Serino. The study identifies more than 30 green solutions, from micro-irrigation to agrovoltaic installations, low-impact refrigeration systems, and small composting, biogas, and biomethane plants, able to valorize by-products such as manure, slurry, and whey. &#8216;As a Cooperative Credit institution, we stand by breeders and processors with expertise, listening, and a dedicated credit line to support investments in renewable energy, efficient resource management, and by-product valorization,&#8217; adds Giuseppe Tuozzo, president of Bcc Magna Grecia. Also present was the Regional Councillor for Agriculture, Maria Carmela Serluca: &#8216;Campania is ready to take up this challenge. With over half of Italy&#8217;s buffalo farms, we are the beating heart of the supply chain and intend to lead the evolution towards a model that is increasingly sustainable, competitive, and innovative.&#8217;</p>
<p><a href="https://www.ilmattino.it/en/buffalo_supply_chain_embraces_sustainable_innovation-9513555.html">https://www.ilmattino.it/en/buffalo_supply_chain_embraces_sustainable_innovation-9513555.html</a></p>
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		<title>Il progetto filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera Bufalina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 09:16:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Filiera Bufalina è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti e Confagricoltura e di numerose imprese della filiera. Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera bufalina della Piana del Sele, trasformando [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Filiera Bufalina è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti e Confagricoltura e di numerose imprese della filiera. Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera bufalina della Piana del Sele, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione.I1 report è stato presentato, presso la Sala Caduti di Nassirya presso il Senato della Repubblica Italiana, su iniziativa del senatore Luca De Carlo, Presidente IX Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica. Ha aperto i lavori Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola. Ha presentato il report Marco Frey, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Symbola. Ne hanno discusso Maria Carmela Serluca, Assessore all&#8217;Agricoltura Regione Campania; IV Gamma, l&#8217;attenzione si concentra in questo report sulla filiera bufalina, analizzata per delineare percorsi innovativi di sviluppo sostenibile, con un focus specifico sulla realtà della Piana del Sele. In questo quadro, la sostenibilità si configura sempre più come un fattore determinante di qualità e valore, come evidenziato anche dallo studio di Fondazione Symbola e IPSOS &#8220;Sostenibilità è qualità&#8221;.&#8221;Il comparto bufalino è un settore strategico della nostra economia &#8211; dichiara Camillo Catarozzo, presidente BCC Campania Centro profondamente radicato nella storia produttiva del territorio e ancora oggi centrale per il suo sviluppo. E un patrimonio che deve rimanere tale anche nel futuro, attraverso un percorso di ulteriore innovazione e miglioramento, capace di coniugare qualità, sostenibilità e competitività. In questa filiera i giovani possono trovare un&#8217;ulteriore e significativa àncora territoriale, una possibilità concreta per costruire qui il proprio futuro professionale e imprenditoriale. Per sostenere davvero questa prospettiva, tuttavia, è indispensabile rafforzare le infrastrutture logistiche e promuovere una più forte capacità di fare sistema tra , tutti gli attori coinvolti. E su questa alleanza che si gioca la possibilità di accompagnare una grande eccellenza del territorio verso nuove sfide e nuove opportunità.&#8221;&#8221;Con questo rapporto &#8211; dichiara Giuseppe Tuozzo, Presidente della BCC Magna Grecia &#8211; vogliamo offrire alle imprese della filiera bufalina della Piana del Sele uno strumento concreto per trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo. La transizione ecologica non è un costo da subire, ma un percorso di innovazione che migliora efficienza, qualità e resilienza, rafforzando il legame tra produzione, territorio e comunità. Come Credito Cooperativo siamo accanto agli allevatori e ai trasformatori con competenze, ascolto e un plafond dedicato per sostenere investimenti in energia rinnovabile, gestione efficiente delle risorse e valorizzazione dei sottoprodotti, perché la crescita c i questo comparto passi dalla capacità di fare rete e di guardare al futuro&#8221;. Giuseppe Tuozzo, dente CdA Banca di Credito Cooperativo Magna Grecia; Camillo Catarozzo; Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Campania Centro; Rosario Pingaro, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Capaccio Paestum e Sciino. Ha concluso la conferenza Luca De Carlo, Presidente della IX Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura Presie produzione agroalimentare). Ha moderato i lavori Tessa Gelisio, Autrice e conduttrice televisiva.Il progetto &#8220;Filiere Sostenibili della Piana del Sele&#8221;, avviato nel 2024, nasce con l&#8217;obiettivo di individuare soluzioni e tecnologie in grado di rendere le filiere agroalimentari campane più sostenibili e, quindi, più competitive.</p>
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		<title>Dalle tre Bcc 30 milioni alle aziende bufaline</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/dalle-tre-bcc-30-milioni-alle-aziende-bufaline/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 09:10:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;economia nell&#8217;area sud Dalle tre Bcc 30 milioni alle aziende bufaline Antonio Vuolo a pag. 25 Plafond di 30 milioni dalle 3 Bcc salernitane per le aziende bufaline ? L&#8217;iniziativa è stata annunciata dai presidenti in occasione della presentazione di &#8220;Filiere sostenibili della Piana del Sele&#8221; Ca i accio Antonio Vuolo Un plafond da 30 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;economia nell&#8217;area sud Dalle tre Bcc 30 milioni alle aziende bufaline Antonio Vuolo a pag. 25 Plafond di 30 milioni dalle 3 Bcc salernitane per le aziende bufaline ? L&#8217;iniziativa è stata annunciata dai presidenti in occasione della presentazione di &#8220;Filiere sostenibili della Piana del Sele&#8221; Ca i accio Antonio Vuolo Un plafond da 30 milioni di curo messo a disposizione dalle tre Bcc salernitane (Campania Centro, Capaccio Paestum e Serino, Magna Grecia) per sostenere le aziende della filiera bufalina della Piana del Sele nell&#8217;adozione di soluzioni e tecnologie green, con l&#8217;obiettivo di ridurre i costi energetici e migliorare l&#8217;efficienza produttiva. L&#8217;iniziativa è stata annunciata dai presidenti delle tre banche &#8211; Camillo Catarozzo, Rosario Pingaro e Giuseppe Tuozzo &#8211; in occasione della presentazione del report &#8220;Filiere sostenibili della Piana del Sele &#8211; Filiera bufalina&#8221;, promosso dalla Fondazione Symbola al Senato della Repubblica, su iniziativa del senatore Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura. I DATI Il report, realizzato con il contributo di Coldiretti, Confagricoltura e numerose imprese del comparto, analizza soluzioni innovative per accompagnare la transizione ecologica della filiera bufalina, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione. «Oggi questa filiera si confronta con la sfida della transizione verde, resa ancora più urgente dall&#8217;instabilità dei costi energetici e delle materie prime, e da un nuovo orientamento dei mercati» spiega Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola. Lo studio prende in esame sei macro-dimensioni dell&#8217;intero ciclo produttivo: dalla riduzione delle sostanze chimiche alla gestione della risorsa idrica, dalla tutela di suolo e biodiversità alla riduzione delle emissioni, fino al recupero dei sottoprodotti e all&#8217;adozione di packaging sostenibili, senza trascurare il benessere animale. La Piana del Sele concentra oltre il 25% degli allevamenti e il 30,8% dei capi presenti in Campania. «È un patrimonio che deve rimanere tale anche nel futuro, attraverso un percorso di ulteriore innovazione e miglioramento» aggiunge Camillo Catarozzo, presidente Bcc Campania Centro Tra i dati più interessanti, emerge la capacità della filiera della Mozzarella di Bufala Campana Dop di compensare le emissioni di CO2 attraverso i foraggi destinati all&#8217;alimentazione delle bufale. «Lo sforzo delle banche promotrici e della Fondazione Symbola è quello di individuare innovazioni tecnologiche capaci di rendere gli allevamenti bufalini sempre più compatibili dal punto di vista ambientale e, allo stesso tempo, più efficienti sotto il profilo produttivo» evidenzia Rosario Pingaro, presidente Bcc Capaccio Paestum e Sciino. Lo studio individua più di 30 soluzioni green, dalla microirrigazione agli impianti agrovoltaici, fino ai sistemi di refrigerazione a basso impatto e ai micro-impianti di compostaggio, biogas e biometano, in grado di valorizzare sottoprodotti come letame, liquami e siero. «Come Credito Cooperativo siamo accanto agli allevatori e ai trasformatori con competenze, ascolto e un plafond dedicato per sostenere investimenti in energia rinnovabile, gestione efficiente delle risorse e valorizzazione dei sottoprodotti» aggiunge Giuseppe Tuozzo, presidente della Bcc Magna Grecia. Presente anche l&#8217;assessore regionale all&#8217;Agricoltura, Maria Carmela Serluca: «La Campania è pronta a raccogliere questa sfida. Con oltre la metà degli allevamenti bufalini italiani, siamo il cuore pulsante della filiera e intendiamo guidare l&#8217;evoluzione verso un modello sempre più sostenibile, competitivo e innovativo».</p>
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		<title>Filiera bufalina e sostenibilità al centro del nuovo rapporto Symbola e BCC</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/filiera-bufalina-e-sostenibilita-al-centro-del-nuovo-rapporto-symbola-e-bcc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 09:36:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera Bufalina è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti e Confagricoltura e di numerose imprese della filiera. Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera bufalina della Piana del Sele, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera Bufalina è un lavoro promosso da <b>Fondazione Symbola</b> insieme a <b>BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia</b>, costruito con il coinvolgimento diretto di <b>Coldiretti e Confagricoltura</b> e di numerose imprese della filiera. Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera bufalina della Piana del Sele, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione.</p>
<p>Il report è stato presentato, presso la Sala Caduti di Nassirya presso il Senato della Repubblica Italiana, su iniziativa del senatore Luca De Carlo, Presidente IX Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica. Ha aperto i lavori Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola. Ha presentato il report Marco Frey, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Symbola. Ne hanno discusso Maria Carmela Serluca, Assessore all&#8217;Agricoltura Regione Campania; Giuseppe Tuozzo, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Magna Grecia; Camillo Catarozzo; Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Campania Centro; Rosario Pingaro, Presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Capaccio Paestum e Serino. Ha concluso la conferenza Luca De Carlo, Presidente della IX Commissione permanente (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare). Ha moderato i lavori Tessa Gelisio, Autrice e conduttrice televisiva.</p>
<p>Il progetto <b>Filiere Sostenibili della Piana del Sele</b> è iniziato già due anni fa con la presentazione del lavoro sulla IV Gamma. Lo scopo della ricerca è stato quello di approfondire e indagare le caratteristiche della filiera bufalina, individuando soluzioni innovative che possano contribuire al percorso di sostenibilità della stessa, con un focus specifico sulla realtà della Piana del Sele. La ricerca è stata condotta attraverso un’attività di desk-research finalizzata ad individuare soluzioni ad oggi disponibili sul mercato per favorire la decarbonizzazione della filiera e migliorare la qualità e competitività del comparto; questa attività è stata affiancata dalla conduzione di interviste ad esperti della filiera e del territorio per analizzare lo stato dell’arte della stessa nella Piana del Sele e verificare il livello di adozione o adottabilità delle soluzioni mappate. Il progetto non si limita infatti a indicare soluzioni che, se adottate, permetterebbero la decarbonizzazione della filiera: costruisce anche le condizioni perché vengano adottate. Alla mappatura tecnica affianca un plafond dedicato da 20 milioni di euro, messo a disposizione dalle banche promotrici a tassi agevolati, per ridurre le barriere all’investimento e accelerare l’implementazione degli interventi lungo la filiera.</p>
<p>La filiera bufalina rappresenta un’arteria fondamentale del comparto lattiero-caseario italiano che, a sua volta, si configura come uno dei settori di primaria importanza nel sistema agroalimentare nazionale. Le condizioni climatiche e di allevamento adeguate e favorevoli hanno trasformato il nostro Paese in un habitat ideale per le bufale, tanto che si è giunti all’identificazione di una vera e propria razza a sé: quella della “Bufala mediterranea italiana”, riconosciuta ufficialmente nel 2000 dal MiPAAF.</p>
<p>Nel nostro Paese è presente circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e il 95% di quello europeo. In Italia si contano circa 435.000 capi bufalini; di questi, circa tre quarti sono allevati in Campania e la Piana del Sele vanta oltre il 25% del totale degli allevamenti e il 30,8% dei capi presenti in Campania. La produzione di latte è l’orientamento primario degli allevamenti italiani di bufala (oltre il 70%). Il principale prodotto derivante dal suo impiego è la mozzarella, nata in Campania secoli fa e divenuta nel tempo uno dei prodotti caseari più amati dai consumatori di tutto il mondo. Altri prodotti di bufala tipici (sia formaggi che latticini) sono la burrata, la ricotta, lo stracchino, la scamorza e il mascarpone. Ogni prodotto alimentare è il frutto di un percorso unico, con caratteristiche e tratti distintivi legati alla specifica filiera agroalimentare di appartenenza, ovvero all’insieme di tutte le fasi e i processi che portano il prodotto dalla terra alla tavola, dalla produzione delle materie prime fino al piatto del consumatore. In questa indagine, l’analisi si concentra sul comparto della produzione e trasformazione del latte di bufala, escludendo invece quello relativo alla produzione di carne. Cuore della ricerca, in linea con la struttura del lavoro già realizzato per la filiera della Quarta gamma, è l’analisi di sei macro-dimensioni che abbracciano l’intero ciclo produttivo: dalla sostituzione e riduzione dell’uso di sostanze chimiche alla gestione efficiente della risorsa idrica, dalla tutela del suolo e della biodiversità alla riduzione delle emissioni climalteranti, fino al recupero e valorizzazione dei sottoprodotti e all’adozione di packaging sostenibili, senza trascurare l’aspetto trasversale del benessere animale. Riguardo il tema delle emissioni, nel report vengono citati studi relativi all’analisi delle emissioni della filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP – il prodotto più iconico della filiera bufalina italiana – secondo cui, i foraggi coltivati per l’alimentazione delle bufale sarebbero in grado di compensare la CO2 emessa lungo il processo produttivo della Mozzarella DOP. Questo risultato, se confermato, offrirebbe la base per valorizzare il prodotto bufalino sul mercato globale come simbolo di qualità e di responsabilità ambientale. Nel campo della gestione idrica, soluzioni come la microirrigazione, i sistemi di recupero e riutilizzo delle acque reflue e le tecnologie di sanificazione a base di ozono consentono di ridurre drasticamente i consumi e gli sprechi in tutte le fasi della filiera, con vantaggi ambientali, economici e produttivi. Allo stesso modo, l’adozione di impianti agrivoltaici, collettori solari ad aria, raffrescatori evaporativi, le pompe di calore ad alta efficienza, spazzole non elettriche e sistemi di refrigerazione a basso impatto ambientale contribuisce alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti, assicurando al contempo condizioni di lavoro migliori per animali e operatori. La valorizzazione dei sottoprodotti (letame, liquami, siero, latticello) attraverso micro-impianti di compostaggio, impianti di biogas e biometano, nonché la diffusione di imballaggi ecosostenibili per i prodotti finali, rappresentano l’ultima tessera di un mosaico virtuoso che dimostra come la sostenibilità possa diventare leva di efficienza, innovazione e valore. In conclusione, questo lavoro non si limita a mappare le tecnologie disponibili, ma fornisce una base operativa per passare dall’analisi all’adozione.</p>
<div class="reltops-widget">
<div id="reltops-container-0">“Il riconoscimento dell’UNESCO alla cucina italiana – dichiara <b>Ermete Realacci</b>, presidente della Fondazione Symbola &#8211; certifica un vantaggio competitivo del Paese fatto di cultura, saperi, territori e comunità e ci obbliga a preservarne il valore facendone un investimento sul futuro. Dentro questa prospettiva si colloca la filiera bufalina, tra le eccellenze agroalimentari italiane più conosciute e apprezzate nel mondo, grazie a prodotti distintivi come la Mozzarella di Bufala Campana DOP. Un comparto strategico per l’economia e per l’identità dei territori in cui si sviluppa, che oggi si misura con una sfida decisiva: la sostenibilità. La sostenibilità è una componente essenziale della qualità come confermato anche dall’indagine di Fondazione Symbola e IPSOS Sostenibilità è qualità. E aggiunge quindi più competitività ai prodotti”.</div>
</div>
<p>“Il comparto bufalino è un settore strategico della nostra economia – dichiara <b>Camillo Catarozzo</b>, presidente BCC Campania Centro &#8211; profondamente radicato nella storia produttiva del territorio e ancora oggi centrale per il suo sviluppo. È un patrimonio che deve rimanere tale anche nel futuro, attraverso un percorso di ulteriore innovazione e miglioramento, capace di coniugare qualità, sostenibilità e competitività. In questa filiera i giovani possono trovare un’ulteriore e significativa àncora territoriale, una possibilità concreta per costruire qui il proprio futuro professionale e imprenditoriale. Per sostenere davvero questa prospettiva, tuttavia, è indispensabile rafforzare le infrastrutture logistiche e promuovere una più forte capacità di fare sistema tra tutti gli attori coinvolti. È su questa alleanza che si gioca la possibilità di accompagnare una grande eccellenza del territorio verso nuove sfide e nuove opportunità.”</p>
<p>“Lo sforzo delle banche promotrici e della Fondazione Symbola – dichiara <b>Rosario Pingaro</b> Presidente BCC Capaccio Paestum e Serino &#8211; è quello di individuare innovazioni tecnologiche capaci di rendere gli allevamenti bufalini sempre più compatibili dal punto di vista ambientale e, allo stesso tempo, più efficienti sotto il profilo produttivo. Un’innovazione che non nasce sempre nei laboratori, ma che spesso è anche ‘combinatoria’: frutto del trasferimento alla filiera bufalina di esperienze e soluzioni maturate in settori completamente diversi”.</p>
<p>“Con questo rapporto – dichiara <b>Giuseppe Tuozzo</b>, Presidente della <b>BCC Magna Grecia</b> – vogliamo offrire alle imprese della filiera bufalina della Piana del Sele uno strumento concreto per trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo. La transizione ecologica non è un costo da subire, ma un percorso di innovazione che migliora efficienza, qualità e resilienza, rafforzando il legame tra produzione, territorio e comunità. Come Credito Cooperativo siamo accanto agli allevatori e ai trasformatori con competenze, ascolto e un plafond dedicato per sostenere investimenti in energia rinnovabile, gestione efficiente delle risorse e valorizzazione dei sottoprodotti, perché la crescita di questo comparto passi dalla capacità di fare rete e di guardare al futuro”.</p>
<p><em>Il rapporto si può scaricare su www.symbola.net</em></p>
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		<title>Percorso sviluppo sostenibile per filiera bufalina piana del Sele</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/percorso-sviluppo-sostenibile-per-filiera-bufalina-piana-del-sele-6/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 09:33:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un percorso di sviluppo sostenibile per la filiera bufalina, con un focus specifico sulla realtà della piana del Sele: il progetto “Filiere Sostenibili della Piana del Sele”, avviato nel 2024, ha analizzato e mappato oltre 30 soluzioni e tecnologie green per decarbonizzare la filiera della bufale, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un percorso di sviluppo sostenibile per la filiera bufalina, con un focus specifico sulla realtà della piana del Sele: il progetto “Filiere Sostenibili della Piana del Sele”, avviato nel 2024, ha analizzato e mappato oltre 30 soluzioni e tecnologie green per decarbonizzare la filiera della bufale, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione e accrescendo la qualità e la competività delle imprese. Un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia e costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti e Confagricoltura e di numerose imprese della filiera. Il report è stato presentato oggi presso la Sala Caduti di Nassirya presso il Senato della Repubblica Italiana, su iniziativa del senatore Luca De Carlo, Presidente IX Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica.</p>
<p>Dal report emerge che la sostenibilità si configura sempre più come un fattore determinante di qualità e valore, come evidenziato anche dallo studio di Fondazione Symbola e IPSOS “Sostenibilità è qualità”. Il report presentato è stato sviluppato attraverso un’attività di desk research finalizzata a individuare soluzioni già disponibili sul mercato per favorire la decarbonizzazione della filiera e rafforzarne qualità e competitività. A questa analisi si è affiancato un ciclo di interviste a esperti, operatori e associazioni di categoria del territorio, utile a ricostruire lo stato dell’arte nella Piana del Sele e a valutare il livello di adottabilità delle soluzioni individuate.</p>
<p>Il lavoro, infatti, non si limita a indicare interventi potenzialmente efficaci, ma contribuisce a creare le condizioni per la loro concreta diffusione: alla mappatura tecnica affianca un plafond dedicato di 30 milioni di euro, messo a disposizione dalle tre banche promotrici a tassi agevolati, con l’obiettivo di ridurre le barriere all’investimento e accelerare l’implementazione degli interventi lungo l’intera filiera.</p>
<p>La filiera bufalina rappresenta un’arteria fondamentale del comparto lattiero-caseario italiano e le condizioni climatiche e di allevamento adeguate e favorevoli hanno trasformato il nostro Paese in un habitat ideale per le bufale, tanto che si è giunti all’identificazione di una vera e propria razza a sé: quella della “Bufala mediterranea italiana”, riconosciuta ufficialmente nel 2000.</p>
<p>Nel nostro Paese è presente circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e il 95% di quello europeo. In Italia si contano circa 435.000 capi bufalini; di questi, circa tre quarti sono allevati in Campania e la Piana del Sele vanta oltre il 25% del totale degli allevamenti e il 30,8% dei capi presenti in Campania. La produzione di latte è l’orientamento primario degli allevamenti italiani di bufala (oltre il 70%). Il principale prodotto derivante dal suo impiego è la mozzarella, nata in Campania secoli fa e divenuta nel tempo uno dei prodotti caseari più amati dai consumatori di tutto il mondo. Altri prodotti di bufala tipici (sia formaggi che latticini) sono la burrata, la ricotta, lo stracchino, la scamorza e il mascarpone.</p>
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