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	<title>Territori e Comunità &#8211; Symbola</title>
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	<title>Territori e Comunità &#8211; Symbola</title>
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		<title>Realacci (Fondazione Symbola): L&#8217;Italia può dare un contributo importante nella sfida alla crisi climatica a partire dall&#8217;economia circolare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/realacci-fondazione-symbola-litalia-puo-dare-un-contributo-importante-nella-sfida-alla-crisi-climatica-a-partire-dalleconomia-circolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:53:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[CLIMA. REALACCI (SYMBOLA): ITALIA PUÒ DARE UN CONTRIBUTO IMPORTANTE A SFIDA A PARTIRE DALL&#8217;ECONOMIA CIRCOLARE (DIRE) Roma, 17 set. &#8211; &#8220;La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L&#8217;Italia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>CLIMA. REALACCI (SYMBOLA): ITALIA PUÒ DARE UN CONTRIBUTO IMPORTANTE A SFIDA A PARTIRE DALL&#8217;ECONOMIA CIRCOLARE (DIRE) Roma, 17 set. &#8211; &#8220;La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L&#8217;Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi in tanti settori in cui è già protagonista, a partire dall&#8217;economia circolare&#8221;. Lo dice il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci in occasione della Giornata Nazionale del Riciclo della Carta che si terrà domani ad Assisi. &#8220;Come ricorda Symbola siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti pari al 92,6% con una incidenza quasi il doppio rispetto alla media UE e ben superiore a tutti gli altri grandi paesi europei: risparmiamo così 16,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all&#8217;anno e circa 55 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti&#8221;, prosegue Realacci. &#8220;L&#8217;efficienza e le rinnovabili sono il cuore della transizione verde e del futuro. La carenza di materie prime ci ha spinto ad utilizzare quella fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l&#8217;intelligenza umana. Abbiamo così costruito un sistema più efficiente: i rottami di Brescia, gli stracci di Prato, le cartiere della Lucchesia non sono figli di un obbligo burocratico ma la risposta alla carenza di materie prime. Partendo da un cuore antico la carta ha compiuto in questi decenni grandi passi in avanti&#8221;, prosegue il presidente della Fondazione Symbola. &#8220;L&#8217;iniziativa di domani ad Assisi è stata avviata lo scorso anno da Comieco e Fondazione Symbola e sarà anche l&#8217;occasione per valorizzare storie e talenti di territori che danno forza alle nostre comunità e alla nostra economia&#8221;, conclude Realacci.</p>
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		<title>Ambiente, Realacci: Italia può contribuire a sfida per crisi clima</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/ambiente-realacci-italia-puo-contribuire-a-sfida-per-crisi-clima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:35:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ambiente, Realacci: Italia può contribuire a sfida per crisi clima Ambiente, Realacci: Italia può contribuire a sfida per crisi clima Domani giornata nazionale del riciclo della carta Roma, 17 set. (askanews) &#8211; &#8220;La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ambiente, Realacci: Italia può contribuire a sfida per crisi clima Ambiente, Realacci: Italia può contribuire a sfida per crisi clima Domani giornata nazionale del riciclo della carta Roma, 17 set. (askanews) &#8211; &#8220;La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L&#8217;Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi in tanti settori in cui è già protagonista, a partire dall&#8217;economia circolare. Come ricorda Symbola siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti pari al 92,6% con una incidenza quasi il doppio rispetto alla media UE e ben superiore a tutti gli altri grandi paesi europei: risparmiamo così 16,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all&#8217;anno e circa 55 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. L&#8217;efficienza e le rinnovabili sono il cuore della transizione verde e del futuro&#8221;. Così ha detto il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci in occasione della Giornata Nazionale del Riciclo della Carta che si terrà domani ad Assisi. &#8220;La carenza di materie prime ci ha spinto ad utilizzare quella fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l&#8217;intelligenza umana. Abbiamo così costruito un sistema più efficiente: i rottami di Brescia, gli stracci di Prato, le cartiere della Lucchesia non sono figli di un obbligo burocratico ma la risposta alla carenza di materie prime. Partendo da un cuore antico la carta ha compiuto in questi decenni grandi passi in avanti. L&#8217;iniziativa di domani ad Assisi è stata avviata lo scorso anno da Comieco e Fondazione Symbola e sarà anche l&#8217;occasione per valorizzare storie e talenti di territori che danno forza alle nostre comunità e alla nostra economia&#8221;.</p>
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		<title>Realacci (Fondazione Symbola): L’Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi climatica a partire dall’economia circolare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/realacci-fondazione-symbola-litalia-puo-dare-un-contributo-importante-alla-sfida-alla-crisi-climatica-a-partire-dalleconomia-circolare-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:24:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AGCULT &#8211; “La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L’Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi in tanti settori in cui è già protagonista, a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>AGCULT &#8211; “La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L’Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi in tanti settori in cui è già protagonista, a partire dall’economia circolare. Come ricorda Symbola siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti pari al 92,6% con una incidenza quasi il doppio rispetto alla media UE e ben superiore a tutti gli altri grandi paesi europei: risparmiamo così 16,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno e circa 55 milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti. L’efficienza e le rinnovabili sono il cuore della transizione verde e del futuro. La carenza di materie prime ci ha spinto ad utilizzare quella fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l’intelligenza umana. Abbiamo così costruito un sistema più efficiente: i rottami di Brescia, gli stracci di Prato, le cartiere della Lucchesia non sono figli di un obbligo burocratico ma la risposta alla carenza di materie prime. Partendo da un cuore antico la carta ha compiuto in questi decenni grandi passi in avanti. L’iniziativa di domani ad Assisi è stata avviata lo scorso anno da Comieco e Fondazione Symbola e sarà anche l’occasione per valorizzare storie e talenti di territori che danno forza alle nostre comunità e alla nostra economia”.</p>
<p>Lo ha dichiarato il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci in occasione della Giornata Nazionale del Riciclo della Carta che si terrà domani ad Assisi.</p>
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		<title>Realacci (Fondazione Symbola): L’Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi climatica a partire dall’economia circolare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/realacci-fondazione-symbola-litalia-puo-dare-un-contributo-importante-alla-sfida-alla-crisi-climatica-a-partire-dalleconomia-circolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:20:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L’Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi in tanti settori in cui è già protagonista, a partire dall’economia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L’Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi in tanti settori in cui è già protagonista, a partire dall’economia circolare. Come ricorda Symbola siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti pari al 92,6% con una incidenza quasi il doppio rispetto alla media UE e ben superiore a tutti gli altri grandi paesi europei: risparmiamo così 16,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno e circa 55 milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti. L’efficienza e le rinnovabili sono il cuore della transizione verde e del futuro. La carenza di materie prime ci ha spinto ad utilizzare quella fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l’intelligenza umana. Abbiamo così costruito un sistema più efficiente: i rottami di Brescia, gli stracci di Prato, le cartiere della Lucchesia non sono figli di un obbligo burocratico ma la risposta alla carenza di materie prime. Partendo da un cuore antico la carta ha compiuto in questi decenni grandi passi in avanti. L’iniziativa di domani ad Assisi è stata avviata lo scorso anno da Comieco e Fondazione Symbola e sarà anche l’occasione per valorizzare storie e talenti di territori che danno forza alle nostre comunità e alla nostra economia”.</p>
<p>Lo ha dichiarato il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci in occasione della Giornata Nazionale del Riciclo della Carta che si terrà domani ad Assisi</p>
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		<title>Eppur si muove. Dieci anni dal terremoto del Centro Italia. L&#8217;attesa, la ricostruzione, lo spopolamento. E una resistenza che dice: c&#8217;è vita nel cratere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Poche settimane fa, una gigantesca gru è comparsa sulla rupe da cui la Rocca medioevale di Arquata veglia sul paese demolito e su tutta l`alta valle del Tronto. Lo fa da più di ottocento anni e le auguriamo di farlo almeno per altri mille, ora che il suo restauro sembra avviato dopo una lunghissima attesa. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Poche settimane fa, una gigantesca gru è comparsa sulla rupe da cui la Rocca medioevale di Arquata veglia sul paese demolito e su tutta l`alta valle del Tronto. Lo fa da più di ottocento anni e le auguriamo di farlo almeno per altri mille, ora che il suo restauro sembra avviato dopo una lunghissima attesa. Poco più sotto, nella frazione di Borgo, il complesso costituito dalla chiesa di San Francesco e dall`annesso convento, il nucleo da cui otto secoli fa è nata Arquata come comunità, è ancora puntellato e invaso dalle erbacce, fermo al terremoto del 2016. Un progetto di recupero c`è, ma nulla accade. Misteri dolorosi della ricostruzione. Parlo di Arquata del Tronto perché, alle 3 e 36 del 24 agosto di dieci anni fa, quando il risveglio della faglia dei Sibillini cambiò i connotati dell`Appennino centrale, io ero lì, in vacanza nel paese d`origine di mia madre, testimone di una distruzione che non avrebbe riguardato solo le vite perdute, le case, la vita materiale, ma l`intero tessuto sociale e culturale di quella parte d`Italia. Dieci interminabili anni sono trascorsi dall`esordio della &#8220;sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso&#8221;, che uccise 237 persone ad Amatrice e undici ad Accumoli, nel Lazio, mentre ad Arquata, nelle Marche, ci furono quarantotto morti nella frazione di Pescara del Tronto e tre nel capoluogo, dov`era la mia casa. Era solo l`inizio. Il 26 e il 30 ottobre, nuove scosse avrebbero esteso la rovina al lato umbro-marchigiano dei Sibillini, accanendosi anche sui paesi rinati dopo il terremoto del 1997 in Valnerina: Norcia, San Pellegrino, Precí, Ussita, Visso, Camerino, Castelsantangelo sul Nera, Castelluccío, Pieve Torina, Fiastra, Muccia, Montegallo, Amandola, Tolentino, Montefortino, San Ginesio, Montemonaco e altri ancora si aggiunsero all`elenco dei paesi feriti e svuotati, qualcuno lo è tuttora. Sembrò un colpo di grazia quando, il 18 gennaio del 2017, durante uno degli inverni più crudeli e nevosi degli ultimi quarant`anni, il sisma toccò all`Abruzzo, dove si soffrivano ancora i danni del terremoto che nel 2009 aveva distrutto L`Aquila. Fu quella scossa ad attivare la valanga di Rigopiano, in cui morirono 29 persone. C`è stato il tempo dell`emergenza e dei soccorsi, dell`eccezionale macchina della Protezione Civile, della messa al riparo degli sfollati, del recupero di tesori culturali, dell`inventario dei danni che non era mai definitivo, perché le 92.000 scosse di assesta- mento della sequenza Amatrice-Norcia-Visso hanno a lungo impedito di considerarlo tale. Poi è cominciata l`attesa. Fino a metà 2020, di fatti ne vedemmo pochi, a parte la nascita dei villaggi di moduli prefabbricati per i residenti che avevano scelto di rimanere vicini ai loro paesi crollati, a ciò che rimaneva delle loro comunità, delle loro attività, del loro mondo. Altri erano andati altrove, usando il Contributo di autonoma sistemazione. Un cratere di ottomila chilometri quadrati, quarantamila sfollati, ventotto miliardi complessivi di danni, l`obbligo di regole antisismiche stringenti, si misuravano con una frammentazione delle competenze senza precedenti: quattro Regioni (Marche, il 65 per cento del cratere, Lazio, Abruzzo e Umbria), 138 Comuni, una miriade di enti di gestione di acque, strade, suolo, attività produttive, comunità montane e altre comunità locali, uffici speciali per la ricostruzione. Si dovettero riscrivere le regole, perché in un paese così esposto alle emergenze sismiche come il nostro non è mai esistito un codice univoco per affrontarle. A ogni terremoto si ricomincia daccapo e si cambia tutto, e il sisma del 2016 non ha fatto eccezione, ma l`inerzia dei primi anni fu così esasperante da farci dubitare, più che della possibilità, della reale volontà di ricostruire. L`istituzione di un Commissario straordinario con funzioni di indirizzo e coordinamento di quella miriade di soggetti fu un passo obbligato, ma la paralisi si è protratta almeno fino ai primi mesi 2020, nonostante a poche ore dal sisma, di fronte alle bare raccolte ad Amatrice, fosse stata pronunciata l`incauta promessa che tutto sarebbe tornato &#8220;dov`era e com`era&#8221;. A ogni 24 agosto, quando si rinnova il lutto nei paesi che ancora portano i segni della distruzione radicale, ce ne ricordiamo. Se ne ricorda soprattutto chi vive ancora nelle Sae: ad Arquata, a Pescara del Tronto, ad Accumoli, ad Amatrice, a San Pellegrino di Norcia e ovunque la ricostruzione segni ancora il passo. Sae sta per Soluzioni abitative di emergenza, garantite per quattro anni ma abitate ormai da nove, inclini a produrre muffa e infiltrazioni, ad arroventarsi per il caldo, ad allagarsi o a bucarsi per la grandine, come è successo a giugno a Ussita, nel Maceratese. Nelle Sae vivono ancora circa duemila nuclei famigliari. L`emergenza normalizzata e il provvisorio tendente all`eterno incentivano l`abbandono e lo scoraggiamento, che però nemmeno in questi anni desolati l`hanno avuta vinta. L`ho imparato nella mia esperienza in un&#8217;associazione di terremotati: si piange, ci si infuria, si pensa di mollare tutto ma poi si rimane. Oppure, appena si può, si ritorna. A sperare nella ricostruzione eravamo rimasti in pochi, quando, nel febbraio del 2020, la svolta arrivò con la nomina di Giovanni Legnini a Commissario straordinario Ricostruzione Sisma 2016. Legnini, ex senatore del Pd e oggi sindaco di Chieti, capì che certe norme non avrebbero mai consentito la ricostruzione dei centri storici &#8211; e i paesi distrutti erano tutti centri storici &#8211; perché nel labirinto di più di cinquecento tra disposizioni e testi di legge ogni vincolo diventava un vicolo cieco. Bisognava correggere alcune regole e coordinarne altre, e si cominciò finalmente a lavorare in quella direzione. Gli anni persi nessuno li ha più recuperati, ma la nascita del Testo unico della ricostruzione privata per il sisma 2016 fu l`inizio dell`uscita dalla paralisi. Dal gennaio 2023, a capo della Struttura commissariale e a lavorare costantemente all`adeguamento normativo c`è il senatore di FdI Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno all`epoca del terremoto. Dieci anni dopo, si può dire che la ricostruzione va. Va soprattutto nel recupero e rafforzamento antisismico degli edifici scolastici e degli ospedali, nel restauro di edifici di culto, di palazzi storici, di beni culturali, nella riparazione delle infrastrutture e nelle scelte di prevenzione, come l`avvio dei lavori per il primo acquedotto europeo concepito con criteri antisismici, la cosiddetta &#8220;Variante del Pescara&#8221;, che al confine tra Lazio e Marche dovrà garantire sicurezza e continuità dell`approvvigionamento idrico in quell`area di elevata vulnerabilità sismica. Nella ricostruzione pubblica, tra lavori in corso e opere terminate, si è raggiunto il 40 per cento dell`intera programmazione, ma a essere stato sbloccato, stando ai dati della Struttura commissariale, è il 98 per cento delle opere previste. Ci sono stati traguardi anche simbolicamente importanti, come il completamento del restauro della Basilica di San Benedetto a Norcia. A Visso, che nel suo Museo Diocesano custodiva il manoscritto dell&#8217;Infinito di Giacomo Leopardi e un`imponente collezione di arte sacra, è appena partito il primo restauro nel centro storico, quello del Palazzo dei Priori, mentre fuori dalle mura la ricostruzione privata sta provando a recuperare i ritardi. La strada però è ancora lunga. Lo dice lo stesso rapporto del Commissario straordinario, aggiornato a giugno. Ci sono paesi già rinati, altri nel pieno dei lavori in corso, altri ai primi passi. Otto i miliardi già liquidati per la ricostruzione privata, quasi il 70 per cento dei quali erogato dal 2023 a oggi. I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi 14.968, è stato cioè avviato il 64 per cento degli interventi previsti. Nell`ultimo anno, si legge nel rapporto, più di 1.300 nuclei familiari hanno fatto rientro nelle loro case, per un totale di circa 2.800 beneficiari (il 13,5% di rientri in più rispetto al 2025), ma negli ultimi tre anni &#8220;sono stati circa 5.500 i nuclei familiari che hanno potuto ritrovare la loro casa riparata o ricostruita&#8221;. Ne rimangono in attesa 8.700: &#8220;ancora troppi&#8221;, ammette il rapporto. Troppi, decisamente. E se i cantieri che si moltiplicano in giro per il cratere smentiscono i profeti di sventura, non ci si può nascondere che solo ora la ricostruzione comincia a riguardare le aree colpite da danni gravi. Aree dove la progettazione ha avuto bisogno di indagini geologiche complesse e soluzioni tecnologiche che garantissero più sicurezza, pena l`impossibilità di tornare a viverci. Per le sette frazioni più distrutte di Arquata, i Piani urbanistici attuativi hanno richiesto sei anni di lavoro tra studi preliminari e progetti veri e propri, e a Pescara del Tronto, la frazione dei quarantotto morti sotto le macerie, oggetto di parziale delocalizzazione, al Comune ce ne sono voluti altri due solo per elaborare una variante al progetto principale. Tante le false partenze sperimentate anche ad Amatrice e ad Accumoli, che con Arquata condividono la triste qualifica di &#8220;primo cratere&#8221;, quello dei morti e degli abitati rasi al suolo. Ma ci sono anche casi felici come quello di Tufo, la piccola frazione di Arquata che, grazie alla coesione e alla determinazione dei suoi abitanti e al comitato che li rappresenta, vede ormai arrivata a buon punto la ricostruzione, nella parte pubblica come in quella privata. Un faro per tutti noi. Ora l`emergenza, almeno sulla carta, si sta avviando alla fine. Lo scorso 5 agosto, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha deciso che dal 31 dicembre i territori colpiti del sisma 2016 passeranno dallo &#8220;stato di emergenza nazionale&#8221; allo &#8220;stato di ricostruzione&#8221;. Nome nuovo per una fase che si spera lo sia altrettanto, e in cui non si dovrà solo completare la riedificazione delle case ma puntare alla ricostruzione sociale, economica e demografica dell`Appennino centrale, attraverso una programmazione di lungo periodo e risorse dedicate a imprese, servizi, occupazione, innovazione, e con specifiche misure di sostegno previste proprio per i comuni del &#8220;primo cratere&#8221;. L`obiettivo è sia quello di garantire il &#8220;diritto a restare&#8221; nei territori del sisma, sia di favorire condizioni che rendano attrattiva per nuovi abitanti e famiglie quella parte di Appennino. La vicenda della ricostruzione si è intrecciata, in questi anni, con una più vasta &#8220;questione appenninica&#8221;, facendola emergere in tutta la sua urgenza. Si dice giustamente che a poco serve ricostruire i paesi se poi rimangono deserti o popolati da anziani o da turisti, per pochi mesi l`anno. Lo spopolamento è, non da ora, il primo nemico dell`Appennino, che è invece strategico per il sistema idrogeologico del paese, perché dalla sua salute &#8211; cioè dalla cura dei suoi boschi, dei suoi corsi d`acqua, del suo suolo &#8211; dipende quella del suolo, dell`acqua, dell`aria che respiriamo in tutta Italia. E come è possibile garantire la manutenzione di un territorio così vitale se ci si arrende alla desertificazione, se non si sostengono e incentivano le attività agricole e pastorali che garantiscono la cura del territorio, se non si lavora sul serio a quel &#8220;neopopolamento&#8221; su cui da anni insiste la Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>, che non ha mai distolto l`attenzione dalle terre ferite dal sisma? E` successo, mentre aspettavamo la ricostruzione, che il bosco si sia mangiato il settanta per cento del cratere. Non l`ha fatto all`improvviso, è ovvio, ma il fenomeno accelera. Pessima notizia, perché l`espandersi incontrollato di un bosco brado, favorito dall`abbandono di campi coltivati e pascoli, è il motivo per cui gli eventi climatici estremi sempre più trascinano con sé dissesti, frane, inondazioni, con gli ingenti costi di riparazione che ne conseguono. A credere fortemente a un`inversione di tendenza e nella valorizzazione di una filiera bosco-legno-energia nell`area del cratere, che insieme protegga il territorio e favorisca un ritorno economico e occupazionale significativo, è stata ancora una volta la Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>. Dal suo lavoro, in sinergia con la Struttura commissariale Sisma 2016 e con il Ministero dell`Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, è nata nel 2024 l`ordinanza commissariale che incentiva l`utilizzo del legno nella ricostruzione e individua nell`area del cratere un modello di gestione territoriale &#8211; il laboratorio Appennino centrale &#8211; per lo sviluppo di un`economia circolare basata sulla gestione, la trasformazione e la commercializzazione delle risorse naturali locali, come appunto le filiere del legno dell`Appennino, dotate di una potenzialità immensa e finora totalmente sottoutilizzata. Buone idee che già trovano seguito perché, grazie al programma Next Appennino, nell`area del cratere del sisma 2016 sono già state avviate, tra Arquata e Acquasanta, piattaforme di trasformazione e valorizzazione del legno locale, insieme con attività di recupero di antichi sentieri forestali che consentiranno una gestione controllata del bosco. E` la strada giusta. In questi dieci anni, a sostenere la resistenza delle persone che hanno subito il sisma c`è stata anche la consapevolezza di far parte di una storia che parte da lontano e che in tanti sentono di dover onorare. E` lo spirito che anima la pastora Silvia Bonomi, che nel 2016 aveva appena avviato il recupero della nobile razza di pecore sopravissane (la cui lana riscaldava i nostri antenati nei gelidi inverni sibillini), quando il terremoto ha provato a dissuaderla. Non c`è riuscito, e oggi la sua è una vera eccellenza produttiva. E` lo spirito dei tanti artigiani, commercianti, coltivatori, allevatori che non si sono fatti mettere in fuga, ad Arquata come a Castelluccio di Norcia, ad Acquasanta come ad Amatrice o a Montegallo, dove si coltiva la lavanda dei Sibillini. E` lo spirito che anima la candidatura della Civitas Appenninica a Capitale della cultura nel 2033, una candidatura &#8220;diffusa&#8221;, con Norcia come capofila, che parla dei legami millenari che uniscono centinaia di Comuni tra Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio, gli stessi del cratere 2016, portatori di un patrimonio storico e culturale condiviso e inestimabile. E` lo stesso spirito che animò le comunità che diedero vita, tra XVII e XVIII secolo, ai magnifici &#8220;teatri condominiali&#8221; del Centro Italia, da poco diventati patrimonio Unesco dell`umanità, sei dei quali sono nel cratere 2016. Ai profeti di sventura diciamo che c`è vita nel cratere e sempre più ce ne sarà. Fin da metà 2020 di fatti ne vedemmo pochi, a parte villaggi di moduli prefabbricati peri residenti che volevano restare vicini alle loro comunità la consapevolezza di far parte di una storia da onorare. E` lo spirito dei tanti artigiani, commercianti, coltivatori, che non si sono fatti mettere in fuga<br />
Nell`ultimo anno più di 1.300 nuclei famigliari hanno fatto rientro nelle loro case. Ne rimangono in attesa 8.700: ancora troppi. Come è possibile garantire la manutenzione di un territorio vitale se ci si arrende alla desertificazione, se non si lavora sul &#8220;neopopolamento&#8221;?</p>
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		<title>Artigianato aumentato: il futuro del Made in Italy tra design, sostenibilità e innovazione</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/artigianato-aumentato-il-futuro-del-made-in-italy-tra-design-sostenibilita-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 12:13:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È questa l’idea al centro di “Artigianato, futuro del Made in Italy – Artigianato aumentato”, la campagna promossa da Confartigianato, CNA e Casartigiani insieme a Fondazione Symbola, con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’iniziativa si è conclusa l’11 giugno 2026, durante il Seminario Estivo di Fondazione Symbola a Mantova, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È questa l’idea al centro di “Artigianato, futuro del Made in Italy – Artigianato aumentato”, la campagna promossa da Confartigianato, CNA e Casartigiani insieme a Fondazione Symbola, con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.<br />
L’iniziativa si è conclusa l’11 giugno 2026, durante il Seminario Estivo di Fondazione Symbola a Mantova, con la presentazione del rapporto “100 storie di Artigianato Aumentato” e la consegna di un riconoscimento alle cento imprese selezionate, provenienti da tutte le regioni italiane.<br />
Un mosaico di esperienze che restituisce l’immagine di un artigianato lontano dalla nostalgia e pienamente inserito nel presente: consapevole delle proprie radici, ma capace di confrontarsi con design, sostenibilità, digitale e innovazione tecnologica.<br />
Che cosa significa artigianato aumentato<br />
Il concetto di artigianato aumentato descrive un modello produttivo nel quale il patrimonio manifatturiero italiano viene rafforzato attraverso tre principali fattori di trasformazione:<br />
il design, inteso come capacità di progettare nuovi prodotti, servizi ed esperienze; la sostenibilità, attraverso la scelta consapevole delle materie, la riduzione degli sprechi, la riparazione e l’economia circolare; l’innovazione, che comprende strumenti digitali, automazione, scansione e stampa 3D, piattaforme online e nuove tecnologie produttive.</p>
<p>L’innovazione, in questa prospettiva, non sostituisce il lavoro artigiano. Ne amplia le possibilità. La tecnologia diventa un nuovo attrezzo del mestiere: può migliorare la precisione, facilitare la progettazione, documentare i processi, raggiungere nuovi mercati e rispondere in maniera più puntuale alle esigenze del cliente. Al centro rimangono però la competenza, la sensibilità per la materia e la capacità umana di prendere decisioni.<br />
È ciò che accade, per esempio, quando un calzolaio utilizza la scansione 3D per creare una forma personalizzata, quando un restauratore affianca sensori e strumenti diagnostici al lavoro manuale o quando un professionista dell’immagine ricorre al digitale per costruire una consulenza più accurata.<br />
Al centro rimangono però la competenza, la sensibilità per la materia e la capacità umana di prendere decisioni.<br />
Mestieri antichi incontrano strumenti contemporanei, senza rinunciare alla propria natura.Cento imprese per raccontare un’Italia che innova<br />
Le cento realtà raccolte nel rapporto provengono dal Nord, dal Centro, dal Sud e dalle Isole e raccontano un’Italia produttiva diffusa, fatta di laboratori, atelier, piccole imprese e competenze legate ai territori.<br />
Il Veneto è rappresentato da quindici imprese: cinque della provincia di Belluno, cinque di Vicenza, due di Padova e una rispettivamente nelle province di Treviso, Venezia e Verona.<br />
L’innovazione, in questa prospettiva, non sostituisce il lavoro artigiano. Ne amplia le possibilità.<br />
La loro distribuzione geografica dimostra come l’innovazione artigiana non sia un fenomeno circoscritto ai grandi distretti industriali. Si sviluppa anche nei piccoli centri, nelle aree interne e nei territori nei quali le competenze produttive costituiscono ancora un elemento essenziale dell’identità locale.<br />
In Italia oltre un milione di imprese sono artigiane, pari a circa un quarto del sistema imprenditoriale nazionale. Un patrimonio economico e culturale che contribuisce alla qualità della vita, alla coesione sociale e alla riconoscibilità internazionale del Made in Italy.<br />
Design, sostenibilità e innovazione diventano quindi leve strategiche non soltanto per migliorare i processi produttivi, ma anche per comunicare più efficacemente il valore del lavoro artigiano e dialogare con nuovi pubblici.<br />
Un nuovo racconto per avvicinare i giovani<br />
Uno degli aspetti più importanti emersi dal rapporto riguarda il ricambio generazionale.<br />
Molti comparti dell’artigianato italiano attraversano una fase delicata: le imprese faticano a trovare personale qualificato, numerosi mestieri rischiano di perdere continuità e competenze costruite nel tempo non sempre riescono a essere trasmesse.Per avvicinare i giovani non è sufficiente chiedere loro di custodire ciò che esiste. È necessario mostrare che il lavoro artigiano può essere anche uno spazio di sperimentazione, autonomia, ricerca e innovazione.<br />
L’incontro con il digitale, il design e la sostenibilità contribuisce a cambiare la percezione del settore.<br />
L’artigiano contemporaneo non è soltanto il depositario di una tecnica, ma una figura capace di progettare, utilizzare strumenti avanzati, interpretare il mercato e immaginare soluzioni nuove.<br />
Le nuove generazioni possono così diventare non semplicemente eredi di un sapere, ma protagoniste della sua trasformazione.<br />
La tecnologia al servizio dell’intelligenza artigiana<br />
La riflessione sull’artigianato aumentato acquista un significato ancora più rilevante in un’epoca segnata dalla rapida diffusione dell’intelligenza artificiale.<br />
Secondo Marco Granelli, presidente di Confartigianato Imprese, due terzi delle aziende artigiane stanno già investendo nella transizione digitale. Ma, anche nei processi più tecnologicamente avanzati, resta il talento umano a determinare la qualità e l’unicità del risultato.<br />
La differenza non risiede quindi soltanto nello strumento utilizzato, ma nella capacità di orientarlo attraverso esperienza, immaginazione e responsabilità.<br />
Un principio che attraversa anche le riflessioni di CNA e Casartigiani: il digitale, la robotica, la stampa 3D e il taglio laser possono sostenere e potenziare il lavoro manuale, ma non sostituiscono l’intenzione, la cura e il rapporto tra chi realizza un oggetto e chi lo utilizzerà<br />
Il futuro del Made in Italy nasce dal saper fare<br />
Le cento storie raccolte da Fondazione Symbola mostrano che il futuro del Made in Italy non dipende soltanto dalla capacità di conservare tecniche e tradizioni, ma dalla possibilità di rinnovarle con intelligenza.<br />
L’artigianato italiano continua a distinguersi quando riesce a tenere insieme elementi apparentemente opposti: tecnologia e umanità, competitività e sostenibilità, identità territoriale e apertura internazionale.<br />
L’artigianato aumentato non rinnega la tradizione. La mette nelle condizioni di continuare a produrre significato, lavoro e valore.Ed è forse proprio questa la sfida decisiva: non scegliere tra passato e futuro, ma trasformare la conoscenza ereditata in una materia viva, ancora capace di generare nuove possibilità. Il rapporto completo “100 storie di Artigianato Aumentato” è disponibile sul sito di Fondazione Symbola: www.symbola.net<br />
Una visione condivisa da Lusso Artigiano<br />
Il modello dell’artigianato aumentato interpreta una filosofia che appartiene profondamente anche a Lusso Artigiano.<br />
Il progetto nostro editoriale nasce infatti dalla volontà di raccontare l’Alto Artigianato non come testimonianza residuale del passato, ma come una cultura progettuale contemporanea: capace di mettere in relazione materia, competenza, ricerca, innovazione e visione.<br />
Per noi di Lusso Artigiano, custodire un sapere non significa ripeterlo immutato. Significa comprenderne il valore e creare le condizioni perché possa continuare a evolvere.<br />
Il futuro del Fare nasce proprio da questo equilibrio: utilizzare le possibilità offerte dalla tecnologia senza perdere il rapporto con la materia; innovare i processi senza cancellare l’identità; entrare nei mercati internazionali continuando a costruire relazioni, qualità e bellezza.<br />
Raccontare queste trasformazioni significa anche contribuire a cambiare l’immagine dell’artigianato, riconoscendolo come uno dei luoghi nei quali si sperimentano nuovi modelli produttivi, culturali e sociali.</p>
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		<title>II futuro di Geppetto è l&#8217;artigianato aumentato</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/ii-futuro-di-geppetto-e-lartigianato-aumentato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 08:20:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il futuro di Geppetto è l&#8217;artigianato aumentato Signor direttore, i vertici della Cna hanno partecipato al seminario estivo promosso dalla Fondazione Symbola al Teatro Bibiena a Mantova dal tema &#8221; Il Futuro di Geppetto. Artigianato aumentato e Made in Italy&#8221;, nell&#8217;ambito dell&#8217; importante evento che ha avuto come tema centrale il &#8220;Patriottismo dolce&#8221;. Nell&#8217;intervenire il Presidente nazionale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il futuro di Geppetto è l&#8217;artigianato aumentato Signor direttore, i vertici della Cna hanno partecipato al seminario estivo promosso dalla Fondazione Symbola al Teatro Bibiena a Mantova dal tema &#8221; Il Futuro di Geppetto. Artigianato aumentato e Made in Italy&#8221;, nell&#8217;ambito dell&#8217; importante evento che ha avuto come tema centrale il &#8220;Patriottismo dolce&#8221;. Nell&#8217;intervenire il Presidente nazionale della Cna, Dario Costantini, ha ricordato come il &#8220;Geppetto contemporaneo&#8221; utilizzi le tecnologie più avanzate, ma che siano ancora la creatività, la passione e il senso di responsabilità delle persone a dare vita e valore alle creazioni artigiane. Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda il Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori CNA, Nicola Bertini che ha sottolineato come l&#8217;artigianato non sia solo manualità, ma anche idee, visione e capacità di dare identità, qualità e competitività che lo rendono unico al mondo Al seminario hanno partecipato il Presidente di Cna Mantova, Nicola Dall&#8217;Argine con la Direttrice, Elisa Rodighiero e uno staff di funzionarie dell&#8217;associazione.</p>
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		<title>Le 825 imprese manifatturiere coesive che tengono insieme l&#8217;Umbria produttiva</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/le-825-imprese-manifatturiere-coesive-che-tengono-insieme-lumbria-produttiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:01:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le 825 imprese non hanno una targa che le distingua, non appartengono a un settore, non compaiono in un registro speciale.Si riconoscono da come prendono le decisioni: ascoltano i dipendenti, lavorano con fornitori e talvolta con concorrenti, cercano nelle banche, nelle università, nelle istituzioni e nel non profit ciò che non possono produrre da sole. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le 825 imprese non hanno una targa che le distingua, non appartengono a un settore, non compaiono in un registro speciale.Si riconoscono da come prendono le decisioni: ascoltano i dipendenti, lavorano con fornitori e talvolta con concorrenti, cercano nelle banche, nelle università, nelle istituzioni e nel non profit ciò che non possono produrre da sole. la loro forza non è l&#8217;autosufficienza, ma il contrario. E&#8217; questa la popolazione industriale che emerge dal rapporto promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne e Intesa Sanpaolo. L&#8217;indagine riguarda le manifatturiere attive con 5-499 addetti e definisce coesiva un&#8217;impresa quando intrattiene relazioni strutturate con almeno tre categorie di interlocutori.  Il focus regionale, approfondito con il supporto dell&#8217;ente camerale umbro, in base ai dati del sistema camerale ne calcola 825: il 38,9% dell&#8217;universo considerato. Una regione davanti al centro, ma dietro al nord, l&#8217;Umbria è prima nel centro e decima in italia. La media italiana è al 43,5% e tutte le sette regioni sopra quella soglia sono settentrionali. La regione ha recuperato molto rispetto al 2020, quando si trovava intorno al 31%, ma negli ultimi due anni la crescita si è fermata poco sotto il 39%. Il dato racconta quindi una tenuta, non ancora un salto.<br />
L&#8217;Umbria &#8211; spiega la Camera di commercio &#8211; conserva una trama produttiva più fitta di quella delle altre regioni del centro, ma non riesce a trasformarla nella stessa capacità di innovazione e crescita osservata nei sistemi industriali più avanzati. Relazioni, istituzioni e reti cooperative non sono un ornamento etico dell&#8217;economia, ma una sua condizione strutturale. Una macchina nuova o un programma di intelligenza artificiale non bastano se mancano competenze, credito, formazione, fornitori affidabili e organizzazioni capaci di cambiare. Lasciata a sé stessa, osserva il rapporto, la tecnologia può concentrare il valore nelle aziende e nei territori già forti. Le reti servono anche a evitare che la transizione digitale e quella ambientale allarghino le distanze. I numeri nazionali mostrano quanto pesa questa differenza. Nel triennio 2023-2025 ha investito in ricerca e sviluppo il 56% delle imprese coesive, contro poco più del 32% delle altre. Le tecnologie digitali 4.0 sono state adottate dal 76% delle prime e dal 49% delle seconde; per l&#8217;intelligenza artificiale il confronto è 31% contro 16%. La formazione coinvolge l&#8217;87% delle coesive e il 60% delle non coesive. Per il 2026, un aumento del fatturato è previsto dal 33% contro il 20%; per l&#8217;occupazione, dal 21% contro il 13%. Sono dati italiani, non risultati attribuibili automaticamente alle aziende umbre. spiegano però perché quelle 825 imprese rappresentano una massa critica: sono la parte della manifattura regionale più vicina a un modello nel quale la piccola dimensione non obbliga all&#8217;isolamento. in una regione di imprese piccole, la rete diventa così una forma di dimensione economica.<br />
Ii grafici restituiscono inoltre una regione relativamente meglio posizionata sul versante ambientale e delle relazioni personali, ma più debole nella partecipazione culturale e nel volontariato. Le 825 imprese sono dunque una base già consistente, non ancora il motore dell&#8217;intero sistema. Nei prossimi anni il punto sarà vedere se quella quota tornerà a crescere e se collaborazioni oggi diffuse ma spesso discontinue riusciranno a tradursi più spesso in ricerca, formazione, filiere, esportazioni e lavoro qualificato.<br />
&#8220;Le 825 imprese coesive &#8211; è il commento di Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell&#8217;Umbria &#8211; raccontano una parte della regione che non aspetta di diventare grande per comportarsi da grande: cerca competenze, costruisce alleanze, coinvolge le persone e condivide i rischi. Il primo posto nel centro è un risultato importante, ma non cancella la distanza dalla media nazionale né il divario tra la qualità delle relazioni e i risultati economici della regione. Per le nostre piccole e medie imprese la rete non è un ornamento, è un modo per guadagnare scala, innovare e trattenere professionalità. La Camera di commercio continuerà a sostenere con convinzione questo percorso con dati, servizi e collegamenti tra sistema produttivo, istruzione, ricerca, formazione, perché i rapporti diventino investimenti e opportunità concrete&#8221;.</p>
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		<title>Artigianato, nodo competitività per le 3mila imprese materane</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/artigianato-nodo-competitivita-per-le-3mila-imprese-materane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:31:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Artigianato, per le oltre 3mila imprese del Materano la sfida da vincere è la competitività. Per le 3.136 imprese artigiane del Materano che nel primo trimestre dell&#8217;anno registrano 90 cessazioni la vera competitività nasce dalla capacità di collaborare, condividere competenze, costruire reti tra imprese, istituzioni, scuola e territori. Così Rosa Gentile presidente Confartigianato Matera che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Artigianato, per le oltre 3mila imprese del Materano la sfida da vincere è la competitività. Per le 3.136 imprese artigiane del Materano che nel primo trimestre dell&#8217;anno registrano 90 cessazioni la vera competitività nasce dalla capacità di collaborare, condividere competenze, costruire reti tra imprese, istituzioni, scuola e territori. Così Rosa Gentile presidente Confartigianato Matera che commenta il rapporto Coesione è Competizione: nessuna piccola impresa può affrontare da sola le grandi trasformazioni dell&#8217;economia. «Per il Materano e più in generale una regione come la Basilicata &#8211; osserva &#8211; la coesione non è soltanto un valore sociale, ma rappresenta una vera strategia economica. Il nostro tessuto produttivo è formato quasi esclusivamente da micro e piccole imprese che non possono competere puntando sulla dimensione, ma possono farlo valorizzando qualità, specializzazione, innovazione e capacità di lavorare insieme». Secondo Gentile, il rapporto individua una direzione già intrapresa da molte imprese artigiane lucane. «Lo vediamo ogni giorno nei comparti dell&#8217;agroalimentare, dell&#8217;edilizia, della manifattura, dell&#8217;impiantistica, dei servizi alla persona e dell&#8217;artigianato artistico. Quando le aziende fanno rete, condividono esperienze e costruiscono filiere locali, aumentano la capacità di innovare, di esportare e di creare occupazione. È una cultura imprenditoriale che Confartigianato promuove da anni attraverso consorzi, reti d&#8217;impresa, accordi con le scuole e percorsi di formazione continua». Per la dirigente di Confartigianato, il tema assume un valore ancora maggiore in una regione che deve fare i conti con la crisi demografica. «Lo spopolamento delle aree interne e la fuga dei giovani rappresentano oggi la principale emergenza economica della Basilicata. Se perdiamo capitale umano perdiamo anche capacità produttiva, innovazione e ricambio generazionale. Per questo dobbiamo costruire un ecosistema favorevole ai giovani, nel quale fare impresa e lavorare in Basilicata diventi una scelta conveniente e non un ripiego». Gentile richiama anche il tema della trasmissione dei mestieri artigiani. «Molte imprese cercano personale qualificato senza riuscire a trovarlo. Esiste un evidente disallineamento tra domanda e offerta di competenze. Occorre rafforzare l&#8217;orientamento scolastico, valorizzare gli istituti tecnici e professionali, sostenere gli Its Academy e rilanciare l&#8217;apprendistato come vero strumento di formazione e inserimento lavorativo. La collaborazione stabile tra scuola e imprese deve diventare una priorità delle politiche regionali». Un altro passaggio riguarda le transizioni digitale ed ecologica. «Le piccole imprese stanno affrontando investimenti importanti nell&#8217;innovazione tecnologica, nell&#8217;efficienza energetica e nella sostenibilità ambientale. Tuttavia, nessuna trasformazione può produrre risultati duraturi senza una forte rete territoriale. Digitalizzazione e transizione verde non sono solo questioni tecnologiche: richiedono competenze, servizi, consulenza e collaborazione tra pubblico e privato». Per Gentile il concetto di coesione va letto anche in chiave istituzionale. «È necessario rafforzare il dialogo tra associazioni di categoria, amministrazioni locali, università, centri di ricerca, sistema creditizio e organizzazioni sociali. Solo così si costruiscono politiche realmente vicine ai bisogni delle imprese. La concertazione non deve essere un adempimento formale ma uno strumento permanente di programmazione dello sviluppo». Infine, uno sguardo alle opportunità offerte dalle risorse europee. «I fondi del Pnrr, della programmazione europea e delle politiche regionali rappresentano un&#8217;occasione irripetibile. Ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di creare progettualità condivise. La Basilicata dispone di eccellenze nell&#8217;artigianato, nel turismo, n.ell&#8217;agroalimentare, nell&#8217;automotive, nell&#8217;aerospazio e nell&#8217;energia. Se queste filiere dialogano tra loro e costruiscono alleanze stabili, possono generare un modello di sviluppo capace di creare occupazione qualificata, attrarre investimenti e trattenere i giovani». «Il vero capitale competitivo della Basilicata &#8211; conclude Rosa Gentile &#8211; è rappresentato dalle persone, dalle competenze e dalle comunità. La coesione è il collante che trasforma questo patrimonio in crescita economica. Per le imprese artigiane fare rete non è uno slogan: è una necessità quotidiana e, sempre più, la condizione per restare competitive in mercati che cambiano con grande rapidità». Secondo il rapporto &#8220;Coesione è competizione&#8221; nessuna piccola realtà può affrontare da sola le grandi trasformazioni.</p>
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		<title>Rapporto Sisma 2016, accelera la ricostruzione e riparte l&#8217;economia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/rapporto-sisma-2016-accelera-la-ricostruzione-e-riparte-leconomia-4/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:09:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un’esperienza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un’esperienza che tiene insieme sicurezza, rigenerazione urbana, innovazione, lavoro, crescita economica e contrasto allo spopolamento. È quanto emerge dal Rapporto annuale &#8216;Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale&#8217;, presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri dal Commissario Straordinario al sisma 2016, Senatore Guido Castelli. Ad aprire i lavori è stato lo stesso Commissario Castelli. Le conclusioni sono state affidate al Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in collegamento da Bruxelles. Sono intervenuti inoltre il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti e l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi.</p>
<p>Il Rapporto fotografa la vasta area colpita dal sisma di dieci anni fa, composta da 138 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per circa 540 mila residenti, interessata da un’azione coordinata che integra ricostruzione pubblica e privata, investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione tecnologica, ricerca e politiche del lavoro. Sul fronte della ricostruzione privata, al 31 maggio 2026 le richieste di contributo presentate sono salite a 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi hanno raggiunto quota 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti superano gli 8 miliardi di euro, di cui il 69% erogato dal 2023 a oggi. Soltanto nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati liquidati quasi due miliardi di euro.</p>
<p>I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi hanno raggiunto quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Inoltre, nel corso del 2026, Commissario Straordinario Castelli ha approvato un&#8217;Ordinanza speciale da 1,3 miliardi di euro che ha consentito il superamento definitivo del Superbonus e la contestuale messa in sicurezza per circa 5 mila cantieri. La ricostruzione si sta concentrando sempre più sui danni gravi, che rappresentano ormai oltre il 56% delle pratiche presentate, soprattutto nei 44 Comuni maggiormente colpiti dal sisma. Parallelamente continua a ridursi l’emergenza abitativa: i nuclei ancora assistiti sono scesi a 8.759, quasi il 40% in meno rispetto al 2022. Anche la ricostruzione pubblica conferma il cambio di passo. Gli interventi programmati sono saliti a 3.667 per un valore superiore a 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere concluse rappresentano ormai circa il 40% dell’intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%. Di fatto, il 98% degli interventi sono stati sbloccati e quindi avviati. Particolarmente significativo il capitolo dedicato alle scuole, con 459 interventi per circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197 in un solo anno, con un incremento del 57,6%. Tra le opere simbolo figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino, resa possibile grazie a interventi articolati che hanno consentito lo sblocco dei lavori. Prosegue inoltre la ricostruzione degli edifici di culto, con 1.276 interventi programmati per oltre 750 milioni di euro e liquidazioni cresciute del 18,5% nell’ultimo anno. Da ricordare la riapertura, tra le altre, della Basilica di San Benedetto di Norcia.</p>
<p>Il Commissario Straordinario Guido Castelli ha detto che “i dati che presentiamo oggi certificano un cambio di passo sempre più evidente.</p>
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