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	<title>Territori e Comunità &#8211; Symbola</title>
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		<title>Terremoto Centro Italia: Roma, 24 giugno il Rapporto sulla ricostruzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:58:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sarà presentato martedì 23 giugno, alle ore 11.30, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Rapporto annuale “Ricostruzione Centro Italia post sisma 2016”, documento che fa il punto sullo stato degli interventi nei territori colpiti dal terremoto. Ad aprire i lavori sarà il senatore Guido Castelli, Commissario straordinario del Governo per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà presentato martedì 23 giugno, alle ore 11.30, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Rapporto annuale “Ricostruzione Centro Italia post sisma 2016”, documento che fa il punto sullo stato degli interventi nei territori colpiti dal terremoto. Ad aprire i lavori sarà il senatore Guido Castelli, Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione, mentre le conclusioni saranno affidate al vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto. Previsti i saluti istituzionali del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e dell’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi. Nel corso dell’incontro interverranno, tra gli altri, Carlo Buttaroni, presidente Tecnè; Fabio Renzi, segretario generale Symbola; Pierciro Galeone, direttore IFEL; Gaetano Quagliariello, Dean della Luiss School of Government; Gianluca Gregori, presidente Webuild, e Paolo Canaparo, direttore della Struttura prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno. L’appuntamento, si legge in una nota dell’ufficio del Commissario Castelli, rappresenta un momento di confronto sulle attività di ricostruzione, sulle criticità ancora aperte e sulle prospettive future, a quasi dieci anni dal sisma che ha colpito il Centro Italia.</p>
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		<title>Patriottismo dolce, o la possibilità di rifare l&#8217;Italia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/patriottismo-dolce-o-la-possibilita-di-rifare-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:13:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dal cuore di Mantova, Symbola rimette l’Italia davanti a ciò che sa ancora fare meglio: riconoscere i propri talenti e trasformare la fiducia in futuro. Dal patriottismo dolce un invito a uscire dal cinismo senza perdere il realismo. Perché rifare il Paese, oggi, significa soprattutto smettere di raccontarlo solo per le sue crepe Ci sono [&#8230;]]]></description>
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<p>Dal cuore di Mantova, Symbola rimette l’Italia davanti a ciò che sa ancora fare meglio: riconoscere i propri talenti e trasformare la fiducia in futuro. Dal patriottismo dolce un invito a uscire dal cinismo senza perdere il realismo. Perché rifare il Paese, oggi, significa soprattutto smettere di raccontarlo solo per le sue crepe</p>
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<div class="c-audio-player" tabindex="0" role="application" data-state="idle" aria-label="ascolta articolo" aria-live="off">Ci sono momenti in cui un Paese sembra parlare male di sé quasi per abitudine, come se il primo dovere civile fosse quello di annotarne le crepe, le insufficienze, le stanchezze. E poi ci sono luoghi in cui quel racconto si interrompe, non per indulgenza ma per lucidità, e lascia spazio a una domanda più esigente: che cosa possiamo ancora diventare? Il Seminario Estivo di Fondazione Symbola nasce dentro questa domanda, e per questo non è soltanto un appuntamento culturale o un esercizio di buone intenzioni. È un atto di fiducia pubblica. È una chiamata a raccolta del meglio dell’Italia, nel momento in cui l’Italia avrebbe più facile, e più comodo, lasciarsi definire dalle sue fratture.</div>
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<p>È toccato anche a me salire su quel palco, a Mantova, e godere della meravigliosa simmetria del Teatro Scientifico Bibiena, dove la bellezza ha la misura alta della storia e la precisione lieve del genio, ogni parola sembra già teatro e ogni teatro, qui, sembra già pensiero<strong>.</strong> Non per caso: perché un Paese che vuole ritrovarsi ha bisogno anche di luoghi capaci di contenerne l’ambizione senza irrigidirla. Mantova non fa da sfondo, partecipa. La sua misura, la sua bellezza raccolta, il suo equilibrio tra memoria e vitalità sembrano quasi preparare l’ascolto di ciò che Symbola prova a dire da anni: che l’Italia non si salva contro qualcuno, ma insieme; non nella nostalgia di un primato perduto, ma nella cura dei propri talenti, delle proprie comunità, delle proprie possibilità.</p>
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<p class="c-inline-card__abstract">Il “patriottismo dolce” che fa da titolo potrebbe sembrare una formula felice ma rischiosa, se la si scambiasse per una carezza retorica al sentimento nazionale. E invece è quasi il contrario: è un’espressione severa, perché chiede all’Italia di amare sé stessa senza fanatismo e senza complessi, con la maturità di chi sa riconoscere le proprie ferite senza fare di esse la propria identità. Il saluto del vescovo Marco Busca lo dice con una chiarezza rara: un popolo “si trova, si fa e si rifà, sempre di nuovo”; la tradizione non è conservazione immobile, ma “continua rivitalizzazione”. È una frase che potrebbe stare all’ingresso di tutto il seminario, perché ne riassume il nervo profondo. Le radici non servono a trattenere l’albero nel passato, ma a permettergli di rifiorire.</p>
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<p>Da qui prende forza la distinzione decisiva tra un patriottismo difensivo, che può diventare aggressivo, e un patriottismo dolce, che nasce invece dalla fiducia in ciò che siamo e dal rispetto della nostra genialità. La differenza non è semantica, è politica e morale. Il primo costruisce muri; il secondo costruisce responsabilità. Il primo teme il diverso; il secondo sa che l’identità solida non ha bisogno di chiudersi. Il primo si nutre di paura; il secondo di talento. Ed è proprio la parola talento, nel saluto del vescovo, a cambiare il tono dell’intero discorso. Perché il talento non è un dono da esibire: è una provocazione, una chiamata a far fruttare ciò che si è ricevuto.</p>
<p>Da questa intuizione nasce l’’idea che non basta narrare l’Italia dei “senza”, di ciò che è venuto a mancare; bisogna avere il coraggio di raccontare l’Italia delle possibilità, dei talenti da riconoscere, investire, trafficare, festeggiare. Symbola prova a invertire la prospettiva: non per negare i problemi, ma per impedire che i problemi diventino una seconda pelle nazionale.</p>
<p>E allora il seminario si muove come una lunga, concreta dimostrazione di questo cambio di sguardo. Si parla di artigianato aumentato, di economia circolare, di rinnovabili, di acqua, di intelligenza artificiale, di coesione sociale, di Lombardia locomotiva verde d’Italia. Ma non sono temi giustapposti, sono le facce di una stessa questione: come si fa a restare paese, nel senso pieno e non retorico della parola, dentro un mondo che cambia a velocità brutale? La risposta è sobria e ambiziosa insieme: investendo su ciò che l’Italia sa fare meglio quando non si vergogna di sé. Saper fare, qualità, relazioni, territori, comunità, innovazione non estrattiva ma generativa.</p>
<p>C’è qualcosa di profondamente politico in questa scelta. Perché in un tempo di crisi climatica, di disordine geopolitico, di transizione tecnologica e di fragilità sociale, parlare di identità senza parlare di energia, di impresa, di filiere, di intelligenza artificiale, di risorse idriche, sarebbe un esercizio vuoto. Invece sul palco dove un 13enne Mozart si esibì solo un anno dopo l’inaugurazione del teatro, si tiene insieme tutto.</p>
<p>La crisi climatica e l’indipendenza energetica non vengono trattate come emergenze distinte, ma come un’unica questione di sovranità e di futuro. La via europea all’intelligenza artificiale non è presentata come una questione da addetti ai lavori, ma come il tentativo di non consegnare il nostro destino algoritmico a modelli altrui. Le nuove filiere dell’acqua diventano il segno che la modernità non è tale se non sa proteggere ciò che rende possibile la vita.</p>
<p>In questo, il pensiero positivo non è un lusso sentimentale. È una disciplina della realtà. È la capacità di non lasciarsi ipnotizzare dalla versione depressa del Paese. Anche le presenze importanti dicono questo. A Mantova non si ritrovano solo relatori, si intrecciano mondi. Ci sono ministri, studiosi, imprenditori e manager, voci del terzo settore e della Chiesa, amministratori, economisti, ricercatori, rappresentanti del mondo cooperativo e industriale. È una composizione preziosa non perché metta in mostra pluralismo di facciata, ma perché fa vedere un fatto semplice: il paese cresce davvero quando mondi diversi smettono di parlarsi addosso e cominciano a pensarsi come parti di uno stesso destino.</p>
<p>È qui che la trasversalità diventa sostanza e non costume. Symbola non chiama attorno a sé una sola famiglia politica, una sola sensibilità culturale, una sola grammatica del consenso. Chiama tutti quelli che hanno qualcosa da dire sul futuro del Paese e, soprattutto, qualcosa da fare per il futuro del Paese. Una lezione moderna: in un’epoca di identità rigide e appartenenze urlate, la cosa più rivoluzionaria è costruire spazi dove il confronto non sia addomesticato, ma fecondo. Il seminario funziona così: come una officina civile.</p>
<p>Alla fine, il Seminario Estivo di Symbola appare per quello che davvero è: un invito a smettere di confondere il realismo con il cinismo. Il realismo non è l’arte di abbassare lo sguardo, ma quella di tenerlo fermo sulle crepe per capire come ricucirle; il cinismo, al contrario, è la tentazione di chiamare saggezza la propria rinuncia. È questo il costo del cinismo di cui scrive Sylvie Goulard: la perdita lenta, quasi elegante, della capacità di credere che le cose possano ancora essere cambiate. E allora torna utile una delle immagini più belle del saluto di Busca: l’albero della patria che, con le radici nel limo della storia, rifiorisce e fruttifica al ritmo delle nuove stagioni. È un’immagine che contiene tutto: passato e futuro, fedeltà e metamorfosi, memoria e possibilità. È anche il contrario della rassegnazione.</p>
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		<title>Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera Bufalina. Report presentato a Salerno</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/filiere-sostenibili-della-piana-del-sele-filiera-bufalina-report-presentato-a-salerno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 09:00:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[FILIERE SOSTENIBILI DELLA PIANA DEL SELE. FILIERA BUFALINA È UN LAVORO PROMOSSO DA FONDAZIONE SYMBOLA INSIEME A BCC CAMPANIA CENTRO, BCC CAPACCIO PAESTUM SERINO, BCC MAGNA GRECIA, E LA PARTNERSHIP DI COLDIRETTI E CONFAGRICOLTURA MAPPATE OLTRE 30 SOLUZIONI E TECNOLOGIE GREEN PER DECARBONIZZARE LA FILIERA DELLA BUFALE E ACCRESCERE LA QUALITÀ E LA COMPETIVITA’ DELLE [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>FILIERE SOSTENIBILI DELLA PIANA DEL SELE. FILIERA BUFALINA È UN LAVORO PROMOSSO DA FONDAZIONE SYMBOLA INSIEME A BCC CAMPANIA CENTRO, BCC CAPACCIO PAESTUM SERINO, BCC MAGNA GRECIA, E LA PARTNERSHIP DI COLDIRETTI E CONFAGRICOLTURA</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>MAPPATE OLTRE 30 SOLUZIONI E TECNOLOGIE GREEN PER DECARBONIZZARE LA FILIERA DELLA BUFALE E ACCRESCERE LA QUALITÀ E LA COMPETIVITA’ DELLE IMPRESE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>FIRMATO L’ACCORDO PER L’ATTIVAZIONE DI UN PLAFOND DEL VALORE DI 30 MILIONI DALLE TRE BCC DELLA PIANA DEL SELE IN COLLABORAZIONE CON FONDAZIONE SYMBOLA, COLDIRETTI CAMPANIA E CONFAGRICOLTURA SALERNO PER ACCOMPAGNARE LE IMPRESE NELL’ADOZIONE DI SOLUZIONI E TECNOLOGIE GREEN PER RIDURRE COSTI ENERGETICI, MIGLIORARE L’EFFICIENZA DEI PROCESSI PRODUTTIVI E PRODURRE VALORE CON I SOTTOPRODOTTI DELLA FILIERA</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>IN ITALIA È PRESENTE CIRCA L’1% DEL PATRIMONIO BUFALINO MONDIALE E IL 95% DI QUELLO EUROPEO IN ITALIA SI CONTANO CIRCA 435.000 CAPI BUFALINI; DI QUESTI, il 70% SONO IN CAMPANIA. LA PIANA DEL SELE VANTA OLTRE IL 25% DEL TOTALE DEGLI ALLEVAMENTI E IL 30,8% DEI CAPI PRESENTI IN CAMPANIA.</strong></p>
<p>REALACCI (FONDAZIONE SYMBOLA): “IL RICONOSCIMENTO DELL’UNESCO ALLA CUCINA ITALIANA CERTIFICA UN VANTAGGIO COMPETITIVO FATTO DI CULTURA, SAPERI, TERRITORI E COMUNITÀ, CHE VA PRESERVATO COME INVESTIMENTO SUL FUTURO. IN QUESTO QUADRO SI INSERISCE LA FILIERA BUFALINA, ECCELLENZA DEL MADE IN ITALY NEL MONDO, CON PRODOTTI DISTINTIVI COME LA MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA DOP.<br />
OGGI QUESTA FILIERA, COME EVIDENZIATO NEL RAPPORTO, SI CONFRONTA CON LA SFIDA DELLA TRANSIZIONE VERDE, RESA ANCORA PIÙ URGENTE DALL’INSTABILITÀ DEI COSTI ENERGETICI E DELLE MATERIE PRIME, E DA UN NUOVO ORIENTAMENTO DEI MERCATI CHE ASSOCIANO SEMPRE PIÙ LA SOSTENIBILITÀ ALLA QUALITÀ DI BENI E SERVIZI. PUNTARE SULLA SOSTENIBILITÀ VUOL DIRE QUINDI AIUTARE QUESTO TESSUTO IMPRENDITORIALE A DIVENTARE PIÙ AUTOSUFFICIENTE, COMPETITIVO, A MISURA D&#8217;UOMO E PER QUESTO PIÙ CAPACE DI FUTURO”.</p>
<p>CATAROZZO (BCC CAMPAGNIA CENTRO): “LA PRESENTAZIONE DELLO SCORSO MAGGIO DEL RAPPORTO SULLA FILIERA BUFALINA DELLA PIANA DEL SELE PRESSO IL SENATO DELLA REPUBBLICA HA RAPPRESENTATO UN IMPORTANTE RICONOSCIMENTO PER UN COMPARTO CHE COSTITUISCE UNA DELLE PRINCIPALI ECCELLENZE ECONOMICHE E PRODUTTIVE DEL NOSTRO TERRITORIO. OGGI, PERÒ, È IL MOMENTO DI TRASFORMARE LE ANALISI E LE PROSPETTIVE EMERSE IN AZIONI CONCRETE.IL LAVORO REALIZZATO CON FONDAZIONE SYMBOLA E LE BCC PARTNER DIMOSTRA CHE SOSTENIBILITÀ E COMPETITIVITÀ POSSONO CRESCERE INSIEME. LE INNOVAZIONI INDIVIDUATE E IL PLAFOND DI 30 MILIONI DI EURO MESSO A DISPOSIZIONE DAL CREDITO COOPERATIVO VOGLIONO OFFRIRE ALLE IMPRESE STRUMENTI REALI PER AFFRONTARE LE SFIDE DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA E RAFFORZARE LA PROPRIA PRESENZA SUI MERCATI.COME BCC CAMPANIA CENTRO CREDIAMO CHE IL FUTURO DELLA FILIERA BUFALINA DIPENDA DALLA CAPACITÀ DI FARE RETE TRA IMPRESE, ISTITUZIONI E COMUNITÀ LOCALI. ACCOMPAGNARE QUESTO PERCORSO SIGNIFICA INVESTIRE NELLO SVILUPPO DEL TERRITORIO, CREARE OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI E VALORIZZARE UN PATRIMONIO CHE APPARTIENE ALL&#8217;INTERA CAMPANIA”.</p>
<p>PINGARO <em>(</em>BCC CAPACCIO PAESTUM E SERINO): “LO SFORZO DELLE BANCHE PROMOTRICI E DELLA FONDAZIONE SYMBOLA È QUELLO DI INDIVIDUARE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE CAPACI DI RENDERE GLI ALLEVAMENTI BUFALINI SEMPRE PIÙ COMPATIBILI DAL PUNTO DI VISTA AMBIENTALE E, ALLO STESSO TEMPO, PIÙ EFFICIENTI SOTTO IL PROFILO PRODUTTIVO. UN’INNOVAZIONE CHE NON NASCE SEMPRE NEI LABORATORI, MA CHE SPESSO È ANCHE “COMBINATORIA”: FRUTTO DEL TRASFERIMENTO ALLA FILIERA BUFALINA DI ESPERIENZE E SOLUZIONI MATURATE IN SETTORI COMPLETAMENTE DIVERSI. LA PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO AL SENATO DELLA REPUBBLICA HA RAPPRESENTATO UN IMPORTANTE RICONOSCIMENTO DEL VALORE STRATEGICO DI QUESTO PERCORSO E HA CONFERMATO LA NECESSITÀ DI RAFFORZARE LA COLLABORAZIONE TRA ISTITUZIONI, SISTEMA DEL CREDITO E IMPRESE PER ACCOMPAGNARE CONCRETAMENTE LA TRANSIZIONE SOSTENIBILE DELLA FILIERA. LA FILIERA BUFALINA È PARTE INTEGRANTE DELL’IDENTITÀ E DELL’ECONOMIA DELLA PIANA DEL SELE E LA SFIDA, OGGI, È TRASFORMARE LE ANALISI E LE OPPORTUNITÀ INDIVIDUATE IN INVESTIMENTI CONCRETI E DIFFUSI, METTENDO A DISPOSIZIONE DELLE IMPRESE CONOSCENZE, STRUMENTI FINANZIARI E SOLUZIONI INNOVATIVE IN GRADO DI ACCRESCERE SOSTENIBILITÀ, EFFICIENZA E COMPETITIVITÀ. COME BCC CAPACCIO PAESTUM E SERINO VOGLIAMO ESSERE PARTE ATTIVA DI QUESTO CAMBIAMENTO, SOSTENENDO INVESTIMENTI E PROGETTI CAPACI DI GENERARE INNOVAZIONE, VALORE E NUOVE OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO PER IL TERRITORIO.È IMPORTANTE SOTTOLINEARE CHE &#8211; NELL’AMBITO DEL PLAFOND DI 30 MILIONI – UN PRIMO INTERVENTO DI 2 MILIONI DI EURO È STATO GIA’ DELIBERATO DALLE 3 BCC CON IL COINVOLGIMENTO DEL GRUPPO ICCREA ED È IN FASE DI PERFEZIONAMENTO. TRATTASI DI UN’OPERAZIONE INNOVATIVA DI FINANZIAMENTO CON PEGNO ROTATIVO SU MERCI (LATTE), A SOSTEGNO DELLO STOCCAGGIO DEL LATTE BUFALINO, FINALIZZATA A FAVORIRE LA SOSTENIBILITA’ ECONOMICA DEGLI ALLEVATORI RIUNITI IN OP (ORGANIZZATORI DI PRODUTTORI)”.</p>
<p>LUCIBELLO (BCC MAGNA GRECIA): “LA FILIERA BUFALINA DELLA PIANA DEL SELE RAPPRESENTA UNA STRAORDINARIA SINTESI DI TRADIZIONE PRODUTTIVA, IDENTITÀ TERRITORIALE E CAPACITÀ DI INNOVAZIONE. ACCOMPAGNARNE L’EVOLUZIONE VERSO MODELLI SEMPRE PIÙ SOSTENIBILI SIGNIFICA PROMUOVERE NON SOLO LA COMPETITIVITÀ DELLE IMPRESE, MA ANCHE LA TENUTA SOCIALE ED ECONOMICA DI UN’AREA CHE IN QUESTA FILIERA RICONOSCE UNA COMPONENTE ESSENZIALE DEL PROPRIO FUTURO. PER BCC MAGNA GRECIA, QUESTO VUOL DIRE ESSERE CONCRETAMENTE AL FIANCO DI ALLEVATORI, TRASFORMATORI E IMPRESE CHE OGNI GIORNO CUSTODISCONO E RINNOVANO QUESTA ECCELLENZA, SUPPORTANDOLI NEI PERCORSI DI INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ. INVESTIRE NELLA FILIERA BUFALINA SIGNIFICA RAFFORZARE UN PATRIMONIO IDENTITARIO ED ECONOMICO DECISIVO PER LA CRESCITA DELLA PIANA DEL SELE E DELLE COMUNITÀ CHE LA ABITANO”.</p>
<p>PRETE (UNIONCAMERE E CAMERA DI COMMERCIO DI SALERNO): ““GLI STUDI E LE ANALISI DEL SISTEMA CAMERALE CONFERMANO LA STRAORDINARIA FORZA DELL&#8217;AGROALIMENTARE NELL&#8217;ECONOMIA DELLA PROVINCIA DI SALERNO, UN ECOSISTEMA DOVE IL COMPARTO LATTIERO-CASEARIA RAPPRESENTA UNA DELLE PUNTE DI DIAMANTE, CAPACE DI MUOVERSI IN PERFETTA SINERGIA CON IL SETTORE CONSERVIERO E PIÙ IN GENERALE CON L’AGRICOLTURA D’ECCELLENZA DELLA PIANA DEL SELE. QUESTO TERRITORIO ESPRIME UN VALORE PRODUTTIVO FORMIDABILE, MA LE SFIDE GLOBALI CI IMPONGONO UN SALTO DI QUALITÀ CHE ABBIAMO GIÀ AMPIAMENTE ANTICIPATO E TRACCIATO NELLE SCORSE EDIZIONI DELL’EVENTO <em>AGRIFOOD FUTURE</em>. NON ESISTE UNA REALE CRESCITA DI LUNGO PERIODO SENZA LA CAPACITÀ DI CONIUGARE LO SVILUPPO ECONOMICO CON LA SALVAGUARDIA DELL’AMBIENTE. PER LE NOSTRE IMPRESE, LA CHIAVE DELLA COMPETITIVITÀ FUTURA RISIEDE NELL&#8217;ACCELERAZIONE DELLA DOPPIA TRANSIZIONE, ECOLOGICA E DIGITALE: L&#8217;INNOVAZIONE TECNOLOGICA E I PROCESSI GREEN NON DEVONO ESSERE PERCEPITI COME VINCOLI NORMATIVI, BENSÌ COME I PILASTRI STRATEGICI PER PROTEGGERE L&#8217;AUTENTICITÀ DELLE NOSTRE FILIERE E PROIETTARLE CON SUCCESSO SUI MERCATI INTERNAZIONALI”.</p>
<p><strong>Salerno, 19 giugno 2026. <em>Filiere sostenibili della Piana del Sele. Filiera Bufalina</em></strong> <strong>è un lavoro promosso da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino, BCC Magna Grecia, costruito con il coinvolgimento diretto di Coldiretti Campania e Confagricoltura Salerno e di numerose imprese della filiera. È stato presentato oggi</strong> <strong>da Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola; Camillo Catarozzo, presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Campania Centro; Rosario Pingaro, presidente CdA Banca di Credito Cooperativo Capaccio Paestum e Serino; Pasquale Lucibello, vicepresidente vicario della BCC Magna Grecia. Ha presentato il report Marco Frey, presidente Comitato Scientifico Fondazione Symbola. Ne hanno discusso Lazzaro Iemma<br />
Responsabile nazionale FNC bufalina Confagricoltura; Angelica Agosta, presidente e co-fondatrice di Aionergy e membro Comitato scientifico Fondazione Symbola; Luigi Frunzo, Consulente scientifico Bioenergy Serre, Professore e Ingegnere Università Federico II; Gaetano Locci, responsabile amministrativo Consorzio di tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP. Hanno concluso i lavori Fulvio Bonavitacola; Assessore regione Campania alle attività produttive ed allo sviluppo economico; Andrea Prete, presidente della Camera di commercio di Salerno.</strong></p>
<p>Il rapporto analizza soluzioni e tecnologie innovative per accompagnare la decarbonizzazione della filiera bufalina della Piana del Sele, trasformando le criticità in opportunità di crescita e valorizzazione.</p>
<p>La conferenza stampa del 3 maggio scorso presso il Senato della Repubblica ha rappresentato un importante riconoscimento per un comparto che costituisce una delle principali eccellenze economiche e produttive del territorio della Piana del Sele. In occasione dell’evento di Salerno, è stato firmato l’accordo per l’attivazione di un plafond del valore di 30 milioni dalle tre BCC della Piana del Sele in collaborazione con Fondazione Symbola, Coldiretti Campania e Confagricoltura Salerno, per accompagnare le imprese nell’adozione di soluzioni e tecnologie green per ridurre costi energetici, migliorare l’efficienza dei processi produttivi e produrre valore con i sottoprodotti della filiera. Le associazioni di categoria firmatarie, Coldiretti Campania e Confagricoltura Salerno, si fanno promotrici lungo la filiera di questo strumento finanziario dedicato alla bufalina; Fondazione Symbola sostiene il valore strategico del plafond messo a disposizione dalle BCC del territorio a supporto di una maggiore competitività e sostenibilità della filiera.</p>
<p>Il progetto “Filiere Sostenibili della Piana del Sele”, avviato nel 2024, nasce con l’obiettivo di individuare soluzioni e tecnologie in grado di rendere le filiere agroalimentari campane più sostenibili e, quindi, più competitive. Il progetto ha visto la realizzazione di un primo studio dedicato alla IV Gamma, l’attenzione si concentra in questo report sulla filiera bufalina, analizzata per delineare percorsi innovativi di sviluppo sostenibile, con un focus specifico sulla realtà della Piana del Sele. In questo quadro, la sostenibilità si configura sempre più come un fattore determinante di qualità e valore, come evidenziato anche dallo studio di Fondazione Symbola e IPSOS “Sostenibilità è qualità”.</p>
<p>Il report presentato è stato sviluppato attraverso un’attività di <em>desk research</em> finalizzata a individuare soluzioni già disponibili sul mercato per favorire la decarbonizzazione della filiera e rafforzarne qualità e competitività. A questa analisi si è affiancato un ciclo di interviste a esperti, operatori e associazioni di categoria del territorio, utile a ricostruire lo stato dell’arte nella Piana del Sele e a valutare il livello di adozione &#8211; o di adottabilità &#8211; delle soluzioni individuate.</p>
<p>Il lavoro, infatti, non si limita a indicare interventi potenzialmente efficaci, ma contribuisce a creare le condizioni per la loro concreta diffusione: alla mappatura tecnica affianca un plafond dedicato di 30 milioni di euro, messo a disposizione dalle tre banche promotrici a tassi agevolati, con l’obiettivo di ridurre le barriere all’investimento e accelerare l’implementazione degli interventi lungo l’intera filiera.</p>
<p>La filiera bufalina rappresenta un’arteria fondamentale del comparto lattiero-caseario italiano che, a sua volta, si configura come uno dei settori di primaria importanza nel sistema agroalimentare nazionale. Le condizioni climatiche e di allevamento adeguate e favorevoli hanno trasformato il nostro Paese in un habitat ideale per le bufale, tanto che si è giunti all’identificazione di una vera e propria razza a sé: quella della “Bufala mediterranea italiana”, riconosciuta ufficialmente nel 2000 dal MiPAAF.<br />
Nel nostro Paese è presente circa l’1% del patrimonio bufalino mondiale e il 95% di quello europeo. In Italia si contano circa 435.000 capi bufalini; di questi, circa tre quarti sono allevati in Campania e la Piana del Sele vanta oltre il 25% del totale degli allevamenti e il 30,8% dei capi presenti in Campania. La produzione di latte è l’orientamento primario degli allevamenti italiani di bufala (oltre il 70%). Il principale prodotto derivante dal suo impiego è la mozzarella, nata in Campania secoli fa e divenuta nel tempo uno dei prodotti caseari più amati dai consumatori di tutto il mondo. Altri prodotti di bufala tipici (sia formaggi che latticini) sono la burrata, la ricotta, lo stracchino, la scamorza e il mascarpone. Ogni prodotto alimentare è il frutto di un percorso unico, con caratteristiche e tratti distintivi legati alla specifica filiera agroalimentare di appartenenza, ovvero all’insieme di tutte le fasi e i processi che portano il prodotto dalla terra alla tavola, dalla produzione delle materie prime fino al piatto del consumatore. In questa indagine, l’analisi si concentra sul comparto della produzione e trasformazione del latte di bufala, escludendo invece quello relativo alla produzione di carne. Cuore della ricerca, in linea con la struttura del lavoro già realizzato per la filiera della Quarta gamma, è l’analisi di sei macro-dimensioni che abbracciano l’intero ciclo produttivo: dalla sostituzione e riduzione dell’uso di sostanze chimiche alla gestione efficiente della risorsa idrica, dalla tutela del suolo e della biodiversità alla riduzione delle emissioni climalteranti, fino al recupero e valorizzazione dei sottoprodotti e all’adozione di packaging sostenibili, senza trascurare l’aspetto trasversale del benessere animale. Riguardo il tema delle emissioni, nel report vengono citati studi relativi all’analisi delle emissioni della filiera della Mozzarella di Bufala Campana DOP – il prodotto più iconico della filiera bufalina italiana – secondo cui, i foraggi coltivati per l’alimentazione delle bufale sarebbero in grado di compensare la CO<sub>2</sub> emessa lungo il processo produttivo della Mozzarella DOP. Questo risultato, se confermato, offrirebbe la base per valorizzare il prodotto bufalino sul mercato globale come simbolo di qualità e di responsabilità ambientale. Nel campo della gestione idrica, soluzioni come la microirrigazione, i sistemi di recupero e riutilizzo delle acque reflue e le tecnologie di sanificazione a base di ozono consentono di ridurre drasticamente i consumi e gli sprechi in tutte le fasi della filiera, con vantaggi ambientali, economici e produttivi. Allo stesso modo, l’adozione di impianti agrivoltaici, collettori solari ad aria, raffrescatori evaporativi, le pompe di calore ad alta efficienza, spazzole non elettriche e sistemi di refrigerazione a basso impatto ambientale contribuisce alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti, assicurando al contempo condizioni di lavoro migliori per animali e operatori. La valorizzazione dei sottoprodotti (letame, liquami, siero, latticello) attraverso micro-impianti di compostaggio, impianti di biogas e biometano, nonché la diffusione di imballaggi ecosostenibili per i prodotti finali, rappresentano l’ultima tessera di un mosaico virtuoso che dimostra come la sostenibilità possa diventare leva di efficienza, innovazione e valore. In conclusione, questo lavoro non si limita a mappare le tecnologie disponibili, ma fornisce una base operativa per passare dall’analisi all’adozione.</p>
<p>“Il riconoscimento dell’UNESCO alla cucina italiana – dichiara <strong>Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola </strong>&#8211; certifica un vantaggio competitivo fatto di cultura, saperi, territori e comunità, che va preservato come investimento sul futuro. In questo quadro si inserisce la filiera bufalina, eccellenza del Made in Italy nel mondo, con prodotti distintivi come la Mozzarella di Bufala Campana DOP.<br />
Oggi questa filiera, come evidenziato nel rapporto, si confronta con la sfida della transizione verde, resa ancora più urgente dall’instabilità dei costi energetici e delle materie prime, e da un nuovo orientamento dei mercati che associano sempre più la sostenibilità alla qualità di beni e servizi. Puntare sulla sostenibilità vuol dire quindi aiutare questo tessuto imprenditoriale a diventare più autosufficiente, competitivo, a misura d&#8217;uomo e per questo più capace di futuro.”</p>
<p>“La presentazione dello scorso maggio del rapporto sulla filiera bufalina della Piana del Sele – dichiara <strong>Camillo Catarozzo, presidente BCC Campania Centro</strong> &#8211; presso il Senato della Repubblica ha rappresentato un importante riconoscimento per un comparto che costituisce una delle principali eccellenze economiche e produttive del nostro territorio. Oggi, però, è il momento di trasformare le analisi e le prospettive emerse in azioni concrete. Il lavoro realizzato con Fondazione Symbola e le BCC partner dimostra che sostenibilità e competitività possono crescere insieme. Le innovazioni individuate e il plafond di 30 milioni di euro messo a disposizione dal Credito Cooperativo vogliono offrire alle imprese strumenti reali per affrontare le sfide della transizione ecologica e rafforzare la propria presenza sui mercati. Come BCC Campania Centro crediamo che il futuro della filiera bufalina dipenda dalla capacità di fare rete tra imprese, istituzioni e comunità locali. Accompagnare questo percorso significa investire nello sviluppo del territorio, creare opportunità per i giovani e valorizzare un patrimonio che appartiene all&#8217;intera Campania”.</p>
<p>“Lo sforzo delle banche promotrici e della Fondazione Symbola &#8211; dichiara<strong> Rosario Pingaro Presidente BCC Capaccio Paestum e Serino </strong>&#8211; è quello di individuare innovazioni tecnologiche capaci di rendere gli allevamenti bufalini sempre più compatibili dal punto di vista ambientale e, allo stesso tempo, più efficienti sotto il profilo produttivo. Un’innovazione che non nasce sempre nei laboratori, ma che spesso è anche “combinatoria”: frutto del trasferimento alla filiera bufalina di esperienze e soluzioni maturate in settori completamente diversi. La presentazione del rapporto al Senato della Repubblica ha rappresentato un importante riconoscimento del valore strategico di questo percorso e ha confermato la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, sistema del credito e imprese per accompagnare concretamente la transizione sostenibile della filiera. La filiera bufalina è parte integrante dell’identità e dell’economia della Piana del Sele e la sfida, oggi, è trasformare le analisi e le opportunità individuate in investimenti concreti e diffusi, mettendo a disposizione delle imprese conoscenze, strumenti finanziari e soluzioni innovative in grado di accrescere sostenibilità, efficienza e competitività. Come BCC Capaccio Paestum e Serino vogliamo essere parte attiva di questo cambiamento, sostenendo investimenti e progetti capaci di generare innovazione, valore e nuove opportunità di sviluppo per il territorio. È importante sottolineare che &#8211; nell’ambito del plafond di 30 milioni – un primo intervento di 2 milioni di euro è stato già deliberato dalle 3 BCC con il coinvolgimento del gruppo ICCREA ed è in fase di perfezionamento. trattasi di un’operazione innovativa di finanziamento con pegno rotativo su merci (latte), a sostegno dello stoccaggio del latte bufalino, finalizzata a favorire la sostenibilità economica degli allevatori riuniti in op (organizzatori di produttori)”.</p>
<p>“La filiera bufalina della Piana del Sele rappresenta una straordinaria sintesi di tradizione produttiva, identità territoriale e capacità di innovazione. Accompagnarne l’evoluzione verso modelli sempre più sostenibili &#8211; dichiara <strong>Pasquale Lucibello, vicepresidente vicario della BCC Magna Grecia</strong> &#8211; significa promuovere non solo la competitività delle imprese, ma anche la tenuta sociale ed economica di un’area che in questa filiera riconosce una componente essenziale del proprio futuro. Per BCC Magna Grecia, questo vuol dire essere concretamente al fianco di allevatori, trasformatori e imprese che ogni giorno custodiscono e rinnovano questa eccellenza, supportandoli nei percorsi di innovazione e sostenibilità. Investire nella filiera bufalina significa rafforzare un patrimonio identitario ed economico decisivo per la crescita della Piana del Sele e delle comunità che la abitano”.</p>
<p>“Gli studi e le analisi del sistema camerale confermano la straordinaria forza dell&#8217;agroalimentare nell&#8217;economia della provincia di Salerno &#8211; <strong>Andrea Prete, presidente Unioncamere e Camera di Commercio di Salerno</strong> &#8211; un ecosistema dove il comparto lattiero-casearia rappresenta una delle punte di diamante, capace di muoversi in perfetta sinergia con il settore conserviero e più in generale con l’agricoltura d’eccellenza della Piana del Sele. Questo territorio esprime un valore produttivo formidabile, ma le sfide globali ci impongono un salto di qualità che abbiamo già ampiamente anticipato e tracciato nelle scorse edizioni dell’evento <em>Agrifood Future</em>. Non esiste una reale crescita di lungo periodo senza la capacità di coniugare lo sviluppo economico con la salvaguardia dell’ambiente. Per le nostre imprese, la chiave della competitività futura risiede nell&#8217;accelerazione della doppia transizione, ecologica e digitale: l&#8217;innovazione tecnologica e i processi green non devono essere percepiti come vincoli normativi, bensì come i pilastri strategici per proteggere l&#8217;autenticità delle nostre filiere e proiettarle con successo sui mercati internazionali”.</p>
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<p><strong><em>Il rapporto si può scaricare su www.symbola.net  </em></strong></p>
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		<title>Filiera bufalina e sostenibilità: a Salerno presentazione del report sulle opportunità di innovazione</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/filiera-bufalina-e-sostenibilita-a-salerno-presentazione-del-report-sulle-opportunita-di-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:49:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Venerdì 19 giugno, alle ore 11.00, presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Salerno, sarà presentato il report “Filiere sostenibili della Piana del Sele – Filiera Bufalina” , realizzato da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino e BCC Magna Grecia, con la collaborazione di Coldiretti e Confagricoltura. Lo studio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 19 giugno, alle ore 11.00, presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Salerno, sarà presentato il report “Filiere sostenibili della Piana del Sele – Filiera Bufalina” , realizzato da Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span> insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino e BCC Magna Grecia, con la collaborazione di Coldiretti e Confagricoltura. Lo studio analizza le principali soluzioni e tecnologie innovative in grado di accompagnare la transizione sostenibile della filiera bufalina, uno dei comparti più rappresentativi del&#8217;economia agroalimentare campana. Il lavoro individua oltre trenta strumenti e buone pratiche per migliorare l´efficienza produttiva, ridurre l´impatto ambientale e accrescere la competitività delle imprese. Ad aprire i lavori saranno <span class="highlight-word">Ermete Realacci</span> , presidente della Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>, Camillo Catarozzo , presidente di BCC Campania Centro, Rosario Pingaro , presidente di BCC Capaccio Paestum e Serino, e Pasquale Lucibello , vicepresidente vicario di BCC Magna Grecia. Il report sarà illustrato da Marco Frey , presidente del Comitato Scientifico della Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>. Al confronto parteciperanno inoltre Angelica Agosta , presidente e cofondatrice di Aionergy e componente del Comitato Scientifico della Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>, Ettore Bellelli , presidente di Coldiretti Campania, Gaetano Locci , responsabile amministrativo del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP, e Luigi Frunzo , consulente scientifico di Rienergy E.S.Co. Le conclusioni saranno affidate a Fulvio Bonavitacola , assessore della Regione Campania alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico, e ad Andrea Prete , presidente della Camera di Commercio di Salerno. L´iniziativa rappresenta un ulteriore passo del progetto “Filiere Sostenibili della Piana del Sele”, avviato per sostenere percorsi concreti di innovazione e sviluppo nei principali settori agroalimentari del territorio. Nell´occasione sarà inoltre illustrato il plafond da 30 milioni di euro messo a disposizione dalle tre BCC promotrici per accompagnare gli investimenti delle imprese verso modelli produttivi sempre più sostenibili.</p>
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		<title>Filiera bufalina e sostenibilità, a Salerno la presentazione del report sulle opportunità di innovazione per la Piana del Sele</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/filiera-bufalina-e-sostenibilita-a-salerno-la-presentazione-del-report-sulle-opportunita-di-innovazione-per-la-piana-del-sele/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 12:39:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Salerno, venerdì 19 giugno, alle ore 11.00, sarà presentato il report “Filiere sostenibili della Piana del Sele – Filiera Bufalina”, realizzato da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino e BCC Magna Grecia, con la collaborazione di Coldiretti e Confagricoltura. Lo studio analizza le principali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Yz6z6NaueS"><p><a href="https://www.radioalfa.fm/filiera-bufalina-e-sostenibilita-a-salerno-la-presentazione-del-report-sulle-opportunita-di-innovazione-per-la-piana-del-sele/">Filiera bufalina e sostenibilità, a Salerno la presentazione del report sulle opportunità di innovazione per la Piana del Sele</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Filiera bufalina e sostenibilità, a Salerno la presentazione del report sulle opportunità di innovazione per la Piana del Sele&#8221; &#8212; Radio Alfa" src="https://www.radioalfa.fm/filiera-bufalina-e-sostenibilita-a-salerno-la-presentazione-del-report-sulle-opportunita-di-innovazione-per-la-piana-del-sele/embed/#?secret=Yz6z6NaueS" data-secret="Yz6z6NaueS" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p><strong>Presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Salerno, venerdì 19 giugno, alle ore 11.00, sarà presentato il report</strong> “Filiere <strong>sostenibili della Piana del Sele – Filiera Bufalina”,</strong> realizzato da Fondazione Symbola insieme a BCC Campania Centro, BCC Capaccio Paestum Serino e BCC Magna Grecia, con la collaborazione di Coldiretti e Confagricoltura.</p>
<p><strong>Lo studio analizza le principali soluzioni e tecnologie innovative in grado di accompagnare la transizione sostenibile della filiera bufalina,</strong> uno dei comparti più rappresentativi dell’economia agroalimentare campana. Il lavoro individua oltre trenta strumenti e buone pratiche per migliorare l’efficienza produttiva, ridurre l’impatto ambientale e accrescere la competitività delle imprese.</p>
<p>Ad aprire i lavori saranno <strong>Ermete Realacci,</strong> presidente della Fondazione Symbola, <strong>Camillo Catarozzo</strong>, <strong>presidente di BCC Campania Centro,</strong> <strong>Rosario Pingaro,</strong> presidente di BCC Capaccio Paestum e Serino, e <strong>Pasquale Lucibello, vicepresidente vicario di BCC Magna Grecia</strong>. Il report sarà illustrato da <strong>Marco Frey,</strong> presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Symbola.</p>
<p>Al confronto parteciperanno inoltre Angelica Agosta, presidente e cofondatrice di Aionergy e componente del Comitato Scientifico della Fondazione Symbola, Ettore Bellelli, presidente di Coldiretti Campania, Gaetano Locci, responsabile amministrativo del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP, e Luigi Frunzo, consulente scientifico di Rienergy E.S.Co. Le conclusioni saranno affidate a Fulvio Bonavitacola, assessore della Regione Campania alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico, e ad Andrea Prete, presidente della Camera di Commercio di Salerno.</p>
<p><strong>L’iniziativa rappresenta un ulteriore passo del progetto “Filiere Sostenibili della Piana del Sele”,</strong> avviato per sostenere percorsi concreti di innovazione e sviluppo nei principali settori agroalimentari del territorio. <strong>Nell’occasione sarà inoltre illustrato il plafond da 30 milioni di euro messo a disposizione dalle tre BCC promotrici per accompagnare gli investimenti delle imprese verso modelli produttivi sempre più sostenibili.</strong></p>
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		<title>Coesione è competizione: lo dicono i numeri</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/coesione-e-competizione-lo-dicono-i-numeri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 08:45:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le imprese italiane che investono di più in relazioni, con lavoratori, fornitori, comunità, Terzo Settore, usano l&#8217;intelligenza artificiale il doppio rispetto alle altre (31% contro 16%), investono in ricerca e sviluppo quasi il doppio (56% contro 32%), crescono di più, assumono di più, esportano di più. Analisi del rapporto 2026 di Symbola. Mentre discutiamo di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="is-sottotitolo">Le imprese italiane che investono di più in relazioni, con lavoratori, fornitori, comunità, Terzo Settore, usano l&#8217;intelligenza artificiale il doppio rispetto alle altre (31% contro 16%), investono in ricerca e sviluppo quasi il doppio (56% contro 32%), crescono di più, assumono di più, esportano di più. Analisi del rapporto 2026 di Symbola.</p>
<p>Mentre discutiamo di intelligenza artificiale come se fosse la sola leva della competitività, il rapporto 2026 “Coesione è competizione” realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo e Unioncamere, in collaborazione con Aiccon, mette sul tavolo un dato che dovrebbe cambiare le priorità: le imprese italiane che investono di più in relazioni, con lavoratori, fornitori, comunità, Terzo settore, usano l’intelligenza artificiale il doppio rispetto alle altre (31% contro 16%), investono in ricerca e sviluppo quasi il doppio (56% contro 32%), crescono di più, assumono di più, esportano di più. Non è un paradosso: è la logica di un diverso modello di creazione del valore. Queste imprese prevedono per il 2026 aumenti di fatturato superiori alle altre (33% contro 20%).I dati ci dicono che la relazionalità non frena la digitalizzazione, la orienta e la potenzia. La coesione potenzia la competitività su ogni dimensione che conti: innovazione, digitale, green, mercati internazionali. Un meccanismo che ha radici storiche riconoscibili, quelle dell’economia civile italiana, della tradizione cooperativa,  della cultura distrettuale becattiniana, del municipalismo imprenditoriale e delle filiere del made in Italy. Un modello che ha sempre trattato le relazioni non come esternalità ma come fattore costitutivo della produzione.Non è una correzione etica al capitalismo: è un<em> business model</em> originale, relazionale, che l’Italia ha praticato prima di teorizzarlo. La fiducia con i fornitori accelera l’innovazione di prodotto, il radicamento nel territorio garantisce accesso a competenze che nessun contratto può formalizzare, il riconoscimento dei lavoratori come co-protagonisti genera motivazione che nessun incentivo sostituisce. Ogni nuovo servizio di welfare strutturato produce in media un incremento del 2,1% del fatturato pro-capite e nelle province ad alta densità di imprese coesive (ovvero quelle che intenzionalmente integrano le relazioni dentro la produzione, il reddito disponibile pro-capite è del 13,7% superiore alla media italiana. Le imprese coesive non abitano territori più ricchi: li rendono più ricchi, abitabili e meno diseguali. Un indicatore vale più di tutti: tra il 2020 e il 2025 le collaborazioni con enti non-profit sono triplicate, superando in crescita i rapporti con banche, clienti e associazioni di categoria. Il Terzo Settore non è più il destinatario di una donazione a fine anno: è il partner che legge i bisogni del territorio, co-progetta soluzioni, intermedia l’accesso al lavoro, trasforma scarti in filiere sostenibili. Non è filantropia: è strategia. Vale la pena notare poi, che oltre il 70% di queste relazioni sono informali ossia accordi verbali, reti di fiducia sedimentate nel tempo, collaborazioni che precedono i contratti. Non è fragilità: è la certificazione più autentica dello stock di capitale sociale accumulato. Come la circolazione sanguigna misura la salute di un organismo, la densità di legami informali misura la salute di un territorio economico.La coesione diventa così il frutto di un modo diversamente competitivo di stare nel mercato.<em> Cum-petere</em>: andare insieme verso una meta, prospettiva radicalmente diversa dalla corsa solitaria, dalla rendita di chi occupa posizioni monopolistiche, dalla visione darwiniana della concorrenza. Proprio per questo, la prossima programmazione europea 2028-2034 dovrebbe ripensare una delle sue architetture più radicate: quella che separa i fondi per la competitività da quelli per la coesione, trattandoli come obiettivi alternativi. I dati italiani dimostrano che le due cose vanno connesse perché sono interdipendenti. Ma i dati non bastano. La sfida ora non è solo comunicare che le imprese coesive competono meglio degli altri, ma come. rendere questo modo di fare impresa attraente, riconoscibile e socialmente desiderabile. Per vincere questa sfida è necessario costruire una nuova pedagogia dell’impresa e della competitività, capace di restituire al modello civile italiano non l’aura del retaggio da proteggere, ma quella del paradigma più avanzato che abbiamo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Intervista a Realacci: La ricetta di Symbola per l&#8217;Italia &#8220;Meno burocrazia, rallenta il Paese&#8221;</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/intervista-a-realacci-la-ricetta-di-symbola-per-litalia-meno-burocrazia-rallenta-il-paese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:22:23 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=113204</guid>

					<description><![CDATA[Realacci (presidente della Fondazione): «Siamo leader nell`economia circolare, meglio di Francia e Germania» Cala il sipario sul Seminario Estivo della Fondazione Symbola. All`indomani della chiusura della XXIV edizione da lei presieduta, cosa resta, Ermete Realacci? «Resta la sensazione che realtà diverse, professionisti ed eccellenze di diversa provenienza sono tutte d`accordo sul fatto che bisogna rafforzare la percezione che gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="highlight-word">Realacci</span> (presidente della Fondazione): «Siamo leader nell`economia circolare, meglio di Francia e Germania»<br />
Cala il sipario sul Seminario Estivo della Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>. All`indomani della chiusura della XXIV edizione da lei presieduta, cosa resta, <span class="highlight-word">Ermete Realacci</span>? «Resta la sensazione che realtà diverse, professionisti ed eccellenze di diversa provenienza sono tutte d`accordo sul fatto che bisogna rafforzare la percezione che gli italiani hanno del loro stesso Paese». Gli italiani si confermano, insomma, un popolo di esterofili? «Purtroppo sì, basti pensare che in un lavoro che abbiamo portato avanti con Ipsos per capire questo spread della percezione, solo l`Italia ha la popolazione che si percepisce peggio di quanto è considerata all`estero. È un nostro record». Eppure di record ne avremmo altri, e più lusinghieri. «Siamo ai primi posti nell`agroalimentare, nella meccatronica. Addirittura siamo avanti di 30 punti rispetto alla media continentale, per quanto riguarda il recupero dei materiali e nell`economia circolare, facendo meglio di Francia e Germania. E quando lo diciamo, gli italiani non credono alle nostre parole. Tutto ciò fa ridere. Ma anche no». Ma allora cos`è che non va? «In questi due giorni del Seminario, abbiamo parlato dei principali problemi che attanagliano il Paese, dalla burocrazia che rallenta eccessivamente l`intero processo produttivo, all`illegalità, al debito pubblico, a parti del Paese che restano indietro. Ma queste debolezze vanno affrontate. Anche in questo occorre voler bene all`Italia, ecco perché parlo di patriottismo dolce, cioè del bisogno di rafforzare la nostra identità partendo dai nostri punti di forza». Uno dei modi è stato quello di premiare 100 artigiani da tutta Italia. «Il riconoscimento era per aver dimostrato capacità di innovazione tecnologica e lo abbiamo previsto all`interno dell`iniziativa `Artigianato, futuro del Made in Italy`. Una sorta di artigianato aumentato che integra la tradizione manifatturiera italiana con tre fattori chiave, vale a dire: design, sostenibilità e innovazione. Del resto, per dirla con Papa Francesco, &#8220;siamo chiamati ad essere creativi, come gli artigiani, forgiando percorsi nuovi ed originali per il bene comune&#8221;». C`è un dato che meglio di altri fotografa la situazione italiana in questo momento, per quanto concerne la competitività con gli altri Paesi europei, nel lavoro? «Le nostre imprese soffrono nell`essere competitive, per i costi alti che pagano per l`energia. A inizio millennio, la Germania aveva il 5% di energia dalle fonti rinnovabili, ora ha il 60%. Noi eravamo al 15% e ora siamo al 40%. Considerando anche quanto sia meno costosa di altre fonti, è evidente che altre nazioni, fra cui anche la Spagna, corrono più di noi e ci battono sul mercato perché il prezzo finale del prodotto sarà più basso». La competizione non potrebbe però spingere a innovazioni, a nuove idee, insomma non potrebbe essere quasi «produttiva»? «In realtà io penso che ad essere un formidabile fattore produttivo sia invece la coesione. L`incrocio tra imprese, comunità, territori, innovazione e bellezza è fondamentale per la nostra economia e per il Made in Italy». Tornando al Seminario, come si sintetizzano 10 appuntamenti, 100 contributi, oltre 20 ore di dibattito e confronto sul lavoro e su questo patriottismo dolce? «Mi piace prendere in prestito le parole dello storico dell`economia Carlo Cipolla: &#8220;Gli italiani sono abituati a produrre, fin dal Medioevo, cose belle che piacciono al mondo, all`ombra dei campanili&#8221;. Chiamare a raccolta i nostri talenti, premiarli, sostenerli è la sfida che tutti noi dobbiamo raccogliere».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’industria dell’auto si appella alla Ue per evitare la morte della fabbrica</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/lindustria-dellauto-si-appella-alla-ue-per-evitare-la-morte-della-fabbrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:17:41 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=113202</guid>

					<description><![CDATA[&#8220;Ieri sera, a fine turno, siamo usciti insieme. Un gelo boia. Non c’erano camion alla porta 23, nessuno per strada. Gli faccio: ‘Zitto, Junior, non fiatare’. Mi ha guardato, con quella faccia da cane bastonato… &#8220;Ieri sera, a fine turno, siamo usciti insieme. Un gelo boia. Non c’erano camion alla porta 23, nessuno per strada. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-mrf-recirculation="Article link"><em>&#8220;Ieri sera, a fine turno, siamo usciti insieme. Un gelo boia. Non c’erano camion alla porta 23, nessuno per strada. Gli faccio: ‘Zitto, Junior, non fiatare’. Mi ha guardato, con quella faccia da cane bastonato…</em></p>
<p data-mrf-recirculation="Article link"><em>&#8220;Ieri sera, a fine turno, siamo usciti insieme. Un gelo boia. Non c’erano camion alla porta 23, nessuno per strada. Gli faccio: ‘Zitto, Junior, non fiatare’. Mi ha guardato, con quella faccia da cane bastonato…</em></p>
<div class="teads-inread sm-screen">
<div id="teads0" class="teads-player"><em>&#8220;Lo senti questo silenzio?’</em></div>
</div>
<p data-mrf-recirculation="Article link">
<p data-mrf-recirculation="Article link"><em>Ci siamo inchiodati lì, come due statue, in quel punto preciso dove eravamo.</em></p>
<div id="adv-Bottom">
<div id="div-gpt-ad-Bottom" data-google-query-id="CPiU1saBiZUDFX7XuwgdUKEI0Q">
<div id="google_ads_iframe_/35012960/huffingtonpost.it/interna/Bottom_0__container__"><em>‘Sì, ha detto Junior. ‘È la fabbrica che sta morendo”.</em></div>
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<p data-mrf-recirculation="Article link">Il dialogo tra i due operai, l’ultima leva entrata in Fiat nel 1987, “avevamo ancora le tute blu…”sta nelle prime pagine di “L’ultimo operaio” ovvero “Canto finale della grande fabbrica” di Niccolò Zancan, giornalista di “La Stampa”, pubblicato da Einaudi: 130 pagine di racconti, storie di lavoro e d’amicizia, di fatica quotidiana e di speranze frustrate, di straordinarie qualità professionali di tecnici e operai e di investimenti sbagliati. “Una storia d’amore e di fantasmi”, dice Zancan, tutta costruita attorno a uno dei più grandi stabilimenti automobilistici europei, Mirafiori, un tempo 60mila dipendenti, oggi appena poche migliaia. Testimonianza severa, polifonica, di un mondo industriale che vive da tempo drammatici ridimensionamenti.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">La “fine della fabbrica”, è vero, è stata molte volte annunciata. E anche la scomparsa degli operai. Resta il fatto, però, che nonostante le profonde trasformazioni tecnologiche intervenute negli ultimi anni, ultima la crescente diffusione dell’AI che minaccia la scomparsa di decine di migliaia di posti di lavoro, l’Italia continua ad essere un grande paese industriale, la seconda manifattura europea, con parecchie imprese pronte a investire e a crescere, appena le tensioni geopolitiche caleranno d’intensità (Il Foglio, 11 giugno).</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Siamo pur sempre un paese di fabbriche high tech, di neo-fabbriche (produzione, ricerca e servizi legati in modo originale). Lavoro industriale in forme nuove, insomma, un linguaggio inedito che ridisegna la stessa  “civiltà delle macchine”. Ma nulla è acquisito per sempre. E tanto sono veloci le tecnologie, con i loro cambiamenti e le conseguenze economiche e sociali, tanto sembra lenta la politica.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Sull’auto, però, finalmente, sembra che la Ue si muova.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">L’automotive (produzione di veicoli e componentistica) è un cardine dell’industria europea, con 12,6 milioni di lavoratori, grandi marchi di qualità da primato internazionale (a cominciare dalle tedesche Volkswagen, Audi e Bmw e dalle italiane di altissima gamma, come le Ferrari e le Lamborghini). Ha legami con altri settori chiave dell’industria (elettronica, robotica, gomma, plastica, materiali speciali, tessile, etc.). Ed è sempre stato simbolo di meccanica e meccatronica  d’avanguardia, di innovazione, di stile. Il cuore dell’industria.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Da anni però è in crisi: il crescente dominio dell’auto elettrica (tecnologie USA e cinesi) ha spiazzato i grandi marchi europei. E la stessa Commissione Ue, per un malinteso senso di rispetto dell’ambiente, ha formalmente accelerato il processo di trasformazione: niente più motore endotermico entro il 2035, passaggio totale all’elettrico, giudicato meno inquinante.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Una strategia inizialmente subìta, poi messa in discussione, non solo dall’industria di settore. Sino ad arrivare a posizioni più ragionevoli: la sostenibilità va benissimo, a patto che sia socialmente accettabile, non distrugga l’industria europea e metta in pericolo, dalla Germania alla Francia e all’Italia, decine di migliaia di posti di lavoro. E proprio per l’Italia, la componentistica automotive (oramai fortemente ridimensionata la produzione Stellantis, ex Fiat) è filiera essenziale, innovativa e di alta qualità, anche per l’export (Piemonte, Lombardia, Veneto, la Motor Valley emiliana ma anche alcune aree del Sud, come Campania, Puglia e Basilicata sono regioni fortemente interessate e hanno già cominciato a muoversi, cercando una sintonia, che dovrebbe essere più decisa e insistente verso il governo a Roma).</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">L’indicazione strategica che viene dal mondo automotive è “neutralità tecnologica”: non solo l’auto elettrica, ma anche i motori a benzina “verde”, a idrogeno (la ricerca deve fare ancora passi avanti), diesel con bassissimi livelli d’inquinamento.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">A smuovere le acque, è arrivata nei giorni scorsi a Bruxelles una lettera firmata da tre grandi leader dell’industria automobilistica: François Provost, amministratore delegato della Renault, Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis e Olivier Blume, amministratore delegato del gruppo Volkswagen: la richiesta rivolta alle autorità Ue è che “il 70% di componenti sia Made in Europe”. Con misure che premino i produttori e mantengano design e ricerca nei paesi Ue: “Vogliamo garantire che l’Europa rimanga la potenza globale nel mondo automobilistico. E abbiamo bisogno di un meccanismo che favorisca le auto e l’industria europea. Un meccanismo semplice, facile da attuare e da controllare” (Corriere della Sera, 13 giugno).</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Le reazioni alla lettera, a Bruxelles, hanno incontrato favori bipartisan (La Stampa, 14 giugno), per misure che possano rafforzare, appunto per l’auto e la componentistica Made in Europe, l’Industrial Accelerator Act.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">“Una svolta in Europa è necessaria, per non perdere l’industria”, sostiene Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia: energia, auto e regole sono le priorità per competere” (IlSole24Ore, 28 maggio),</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Di certo, il dibattito si è riaperto. Rinunciare all’auto e lasciare così campo libero, sui mercati internazionali, all’industria automobilistica cinese e proteggere quella USA, significa accelerare i rischi di “deindustrializzazione” temuti anche in Italia (l’allarme oramai è ricorrente nelle stanze di Confindustria). E dunque vale la pena, nonostante tutte le difficoltà possibili e la concorrenza durissima che arriva, anche in Europa, dalle auto elettriche cinesi, costruire e applicare rapidamente una politica industriale europea, senza cadere in vecchi schemi protezionisti, aiuti ricerca, innovazione, formazione, tenendo conto dei tre elementi fondamentali della sostenibilità: ambientale, certo, ma anche sociale ed economica.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Nei giorni scorsi, al Seminario estivo di Symbola a Mantova (Il Giorno, 14 giugno), i temi sono stati discussi a lungo. Forte la memoria della lezione di uno dei leader dell’ambientalismo italiano, Alexander Langer: la sostenibilità non farà molta strada finché non sarà percepita come socialmente accettabile. E insistenti i richiami a legare sostenibilità a coesione sociale.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Anche gli investimenti e le politiche europee sull’automotive rientrano in questo contesto. Senza rinunciare all’aiuto elettrica europea. Ma nemmeno alle altre tecnologie di cui l’Europa ha il primato tecnologico e può benissimo reggere la sostenibilità.</p>
<p data-mrf-recirculation="Article link">Perché l’auto non finisca davvero per essere “una storia di fantasmi”.</p>
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		<title>Patriottismo dolce, Realacci: è una bussola per il Paese</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/patriottismo-dolce-realacci-e-una-bussola-per-il-paese-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:11:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Nel tempo delle fratture è importante capire ciò che ci unisce. Patriottismo dolce – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola &#8211; è il tema di queste giornate trascorse insieme durante il Seminario estivo di Fondazione Symbola a Mantova che ci ricorda che il futuro dell’Italia non si costruisce contro qualcuno, ma insieme, a partire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Nel tempo delle fratture è importante capire ciò che ci unisce. <em>Patriottismo dolce</em> – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola &#8211; è il tema di queste giornate trascorse insieme durante il Seminario estivo di Fondazione Symbola a Mantova che ci ricorda che il futuro dell’Italia non si costruisce contro qualcuno, ma insieme, a partire da ciò che siamo e, soprattutto, da ciò che vogliamo essere. È questo il cuore del <em>patriottismo dolce</em> da cui il titolo del Seminario di questo anno. Un amore per il Paese che non ha bisogno di alzare muri, perché trova forza e sicurezza nella propria identità, nella coesione delle comunità e in un’economia a misura d’uomo. E di coesione abbiamo tanto bisogno nei tempi difficili che stiamo attraversando. Il patriottismo dolce è un progetto, non una retorica. È la scelta di guardare all’Italia con “occhi nuovi”, riconoscendo i suoi talenti e mettendoli in rete. Nel patriottismo dolce, la comunità non è un concetto astratto: è fatta di territori, di piccole imprese, di relazioni che trovano la loro espressione concreta nella soft economy. Il 72% degli italiani è orgoglioso della propria nazionalità come evidenzia lo studio di Fondazione Symbola e IPSOS Doxa e 9 italiani su 10 vedono nella qualità la chiave competitiva del Paese. I dati ci restituiscono un&#8217;evidenza chiara: il patriottismo dolce non è un esercizio di retorica, ma una precisa bussola per il Paese. Investire in qualità, sostenibilità e coesione non significa solo assecondare l&#8217;orgoglio nazionale, ma sintonizzarsi con una domanda profonda della società che si trasforma in vero valore economico. Le imprese capaci di farsi interpreti di questa identità sono il motore di un&#8217;Italia che torna a guardare al futuro con fiducia. Come diceva il presidente Carlo Azeglio Ciampi &#8220;questi borghi, questi paesi rappresentano un presidio di civiltà. Sono parte integrante, costitutiva della nostra identità, della nostra Patria. Possono essere un luogo adatto alle iniziative di giovani imprenditori. L&#8217;informatica e le tecnologie possono favorire questo processo. Può diventare anche questa grande avventura, un&#8217;opportunità da cogliere”.</p>
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		<title>Il patriottismo dolce di Symbola, antidoto al qualunquismo</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/il-patriottismo-dolce-di-symbola-antidoto-al-qualunquismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 09:03:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Patriottismo dolce è il titolo scelto per il ventiquattresimo Seminario Estivo di Symbola promosso insieme al Comune di Mantova e Unioncamere, al main partner Gruppo Tea e ai top partner Gruppo Mauro Saviola, Fassa Bartolo e Arvedi che vogliamo ringraziare per il sostegno e la collaborazione che anche quest’anno hanno voluto confermare a questo importante appuntamento, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Patriottismo dolce </strong>è il titolo scelto per il ventiquattresimo Seminario Estivo di Symbola promosso insieme al Comune di Mantova e Unioncamere, al main partner Gruppo Tea e ai top partner Gruppo Mauro Saviola, Fassa Bartolo e Arvedi che vogliamo ringraziare per il sostegno e la collaborazione che anche quest’anno hanno voluto confermare a questo importante appuntamento, ospitato per il quarto anno consecutivo dalla Città di Mantova.</p>
<p>Dove <strong>dolce</strong> è aggettivo che qualifica un’idea proiettiva, aperta e inclusiva di <strong>patriottismo</strong> e allo stesso tempo è metafora di un amore per il Paese che trova forza e ispirazione in ciò che siamo stati, che siamo, e, soprattutto, che vogliamo essere.</p>
<p>È la scelta di guardare all’Italia con uno sguardo più empatico riconoscendo i suoi talenti, i suoi primati e i suoi punti di forza civici, culturali, economici, tecnico scientifici e sociali che stanno a dimostrare le grandi potenzialità del nostro Paese e, conseguentemente, le altrettanto importanti responsabilità che siamo chiamati ad assumere per correggere le tante contraddizioni, ritardi, divari e ingiustizie che continuano a segnarne la vita.</p>
<p>Il patriottismo dolce come antidoto contro quella sorta di qualunquismo antropologico che si alimenta e cresce sulla base di una rappresentazione prevalentemente, e troppo spesso esclusivamente, negativa e pessimista del Paese, che costituisce un formidabile alibi per disertare le responsabilità civiche, sociali ed economiche.</p>
<p>È uno sguardo sull’Italia per renderla più considerata e desiderabile agli occhi degli italiani, soprattutto giovani, dal momento che non c’è futuro senza chi è il futuro.</p>
<p><strong>La ricerca che su questi temi abbiamo realizzato con Ipsos</strong>, che verrà presentata in apertura della sessione conclusiva di sabato, ci aiuterà a capire meglio la conoscenza e la percezione che gli italiani hanno di loro stessi e dell’Italia.</p>
<p>E con il<strong> </strong>rapporto<strong> “Coesione è Competizione”</strong>, che presenteremo nella sessione di domani mattina, dimostreremo che l’assunzione di quelle responsabilità e la loro condivisione da parte di imprese, comunità e territori non solo promuove benessere e partecipazione ma è anche un formidabile fattore produttivo fondamentale per la nostra economia e per il made in Italy.</p>
<p>Nel patriottismo dolce l’<strong>identità</strong> è salda e per questo capace di dialogare, di includere, di generare futuro e la <strong>comunità</strong> non è un concetto astratto, è fatta di territori, di piccole imprese, di relazioni che trovano la loro espressione concreta nella <strong>soft economy. </strong>Un’economia a misura d’uomo, come proposto nel Manifesto di Assisi, capace di affrontare le “<em>policrisi</em>” &#8211; climatica, geopolitiche, militari, pandemiche, migratorie, economiche e commerciali &#8211; e di riparare le <strong>fratture</strong> del nostro tempo.</p>
<p>Un’economia civile capace di produrre e distribuire nuova ricchezza, promuovendo benessere e qualità della vita, riducendo incertezze e tensioni e riportando fiducia, stabilità, collaborazione e che, come nell’arte giapponese del <em>kintsugi</em>, rende più prezioso ciò che è stato rotto.</p>
<p>Patriottismo dolce è l’idea che il futuro dell’Italia non si costruisce contro qualcuno, ma insieme. Non è un nazionalismo stemperato, quanto piuttosto la costruzione di quella “<em>comunità di destino</em>” che per Edgar Morin, il grande pensatore francese recentemente scomparso, deve essere capace di coniugare la dimensione della patria con quella planetaria, consapevoli che le nostre sorti individuali e collettive &#8211; ecologiche, economiche e sociali &#8211; sono legate indissolubilmente a quelle dell&#8217;intero pianeta.</p>
<p>Una dimensione che Morin chiama della Terra-Patria per perseguire la quale “<em>Dobbiamo non più opporre l’universale alle patrie, bensì legare concentricamente le nostre patrie – familiari, regionali, nazionali, europee – e integrarle nell’universo concreto della patria terrestre…È ritrovando le origini nel passato che un gruppo umano trova l’energia per affrontare il suo presente e preparare il futuro. La ricerca di un avvenire migliore deve essere complementare e non più antagonista con il ritorno alle origini nel passato. Ogni essere umano, ogni collettività deve irrigare la propria vita con una circolazione incessante fra il passato, in cui radica la sua identità riallacciandosi ai propri ascendenti, il presente, in cui afferma i suoi bisogni, e un futuro nel quale proietta le sue aspirazioni e i suoi sforzi…Sviluppare le nostre identità nel contempo concentriche e plurali: quella della nostra etnia, quella della nostra patria, quella della nostra comunità di civiltà, quella infine di cittadini terrestri”.</em></p>
<p>Per questo la riflessione sui caratteri del patriottismo dolce è intimamente e indissolubilmente legata a quella sull’identità. Scrive Franco Cardini “…<em>una parola che di solito le sinistre detestano…sono sostenitore dell’identità in quanto necessaria autocoscienza comunitaria”. </em></p>
<p>Per dirla con Adorno “<em>Non si tratta di conservare il passato, ma di mantenere le sue promesse</em>”.</p>
<p>Una “<em>autocoscienza comunitaria</em>” generativa di quella “<em>comunità di destino</em>” in assenza della quale rischia di avverarsi la profezia di Simon Weil “<em>Chi è sradicato sradica”</em>.</p>
<p>L’appuntamento “<strong>Una certa idea di Italia</strong>” sarà l’occasione per sviluppare una riflessione e un confronto su questi temi.</p>
<p>Il patriottismo dolce è dunque un lavoro di riattualizzazione e reinterpretazione delle nostre radici, per evitare che si essicchino o siano sradicate, e anche dello stesso patrimonio nazional popolare. È quello che faremo aprendo il Seminario Estivo con l’appuntamento <strong>“Il futuro di Geppetto: artigianato aumentato e made in Italy”</strong> realizzato in collaborazione con Confartigianato, CNA, Casartigiani e il patrocinio del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un titolo che richiama Pinocchio, quest’anno ricorre il bicentenario della nascita del suo autore Collodi, che evidenzia una metafora meno indagata contenuta nel libro tra le tante più celebrate e conosciute; della capacità artigianale di dare vita e anima alla materia trasfigurandola così in un vero e proprio dispositivo culturale, come dimostrano le 100 imprese artigiane impegnate nell’innovazione e nel green a cui verrà questa mattina assegnato un riconoscimento.</p>
<p>Patriottismo dolce è questo: guardare i territori, le comunità, la società e le imprese come protagonisti fondamentali nell’affrontare le sfide di un mondo che cambia per costruire una società e un’economia più empatiche in cui creatività, ricerca e tecnologia danno vita a nuovi processi di produzione di beni e servizi, si incrociano con il patrimonio di mestieri e saperi tradizionali e si alimentano di bellezza, relazioni e valori.</p>
<p>E guardare alla sostenibilità come chiave interpretativa principale di queste sfide. Per questo discuteremo <strong>del ruolo delle rinnovabili nel contrasto alla crisi climatica e nel disegnare inediti scenari di indipendenza energetica</strong> che liberano paesi ed economie da condizionamenti geopolitici sempre più aggressivi e imprevedibili e della gestione di una risorsa sempre più critica e strategica come quella <strong>dell’acqua </strong>attraverso<strong> </strong>soluzioni industriali e finanziarie innovative.</p>
<p>Un terreno quello della sostenibilità sul quale l’Europa può conquistare vantaggi competitivi, attrarre capitali e intelligenze, difendere la sua libertà e indipendenza dal minaccioso ritorno di logiche imperiali e di pura potenza rispetto alle quali come ha detto Mattarella a Salamanca “<em>Tocca all’Europa saper dire di no” </em></p>
<p>L’Italia può dare un contributo importante e originale alla realizzazione di questo disegno sulla base dei suoi punti di forza, come vedremo negli appuntamenti dedicati alla <strong>regione Lombardia,</strong> prima regione verde d’Italia e una delle prime in Europa, e al primato italiano a livello europeo sull’<strong>economia circolare</strong>.</p>
<p>E ragioneremo anche del contributo che l’Italia può dare nel tracciare <strong>una via europea all’intelligenza artificiale </strong>che contrasti le visioni tecnocratiche, transumaniste e postumaniste, denunciate da Papa Leone XIV nell’Enciclica Magnifica humanitas. Per “<em>Discernere come abitare con responsabilità il tempo dell’intelligenza artificiale”</em> e per scegliere la via di Neemia, della comunione e della responsabilità condivisa, e non quella di Babele dell’omologazione.</p>
<p>A ben vedere è la stessa visione umanistica, comunitaria e partecipata dell’idea di patriottismo dolce.</p>
<p>Sta a noi dare a questa visione forza e concretezza per renderla possibile.</p>
<p>Insieme.</p>
<p><a href="https://www.greenreport.it/news/green-economy/62248-il-patriottismo-dolce-di-symbola-antidoto-al-qualunquismo?fbclid=IwZnRzaASaV9tleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEecC3j91uK18OpHa1oZJtq3kGuTlHZFO0Du8pD2bd2lyWGzY3t1k8mHLuE2Hk_aem_AqYirzockXEtdyvypqqCeA">https://www.greenreport.it/news/green-economy/62248-il-patriottismo-dolce-di-symbola-antidoto-al-qualunquismo?fbclid=IwZnRzaASaV9tleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEecC3j91uK18OpHa1oZJtq3kGuTlHZFO0Du8pD2bd2lyWGzY3t1k8mHLuE2Hk_aem_AqYirzockXEtdyvypqqCeA</a></p>
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