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	<title>Territori e Comunità &#8211; Symbola</title>
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	<title>Territori e Comunità &#8211; Symbola</title>
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		<title>Artigianato aumentato: il futuro del Made in Italy tra design, sostenibilità e innovazione</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/artigianato-aumentato-il-futuro-del-made-in-italy-tra-design-sostenibilita-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 12:13:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È questa l’idea al centro di “Artigianato, futuro del Made in Italy – Artigianato aumentato”, la campagna promossa da Confartigianato, CNA e Casartigiani insieme a Fondazione Symbola, con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’iniziativa si è conclusa l’11 giugno 2026, durante il Seminario Estivo di Fondazione Symbola a Mantova, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È questa l’idea al centro di “Artigianato, futuro del Made in Italy – Artigianato aumentato”, la campagna promossa da Confartigianato, CNA e Casartigiani insieme a Fondazione Symbola, con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.<br />
L’iniziativa si è conclusa l’11 giugno 2026, durante il Seminario Estivo di Fondazione Symbola a Mantova, con la presentazione del rapporto “100 storie di Artigianato Aumentato” e la consegna di un riconoscimento alle cento imprese selezionate, provenienti da tutte le regioni italiane.<br />
Un mosaico di esperienze che restituisce l’immagine di un artigianato lontano dalla nostalgia e pienamente inserito nel presente: consapevole delle proprie radici, ma capace di confrontarsi con design, sostenibilità, digitale e innovazione tecnologica.<br />
Che cosa significa artigianato aumentato<br />
Il concetto di artigianato aumentato descrive un modello produttivo nel quale il patrimonio manifatturiero italiano viene rafforzato attraverso tre principali fattori di trasformazione:<br />
il design, inteso come capacità di progettare nuovi prodotti, servizi ed esperienze; la sostenibilità, attraverso la scelta consapevole delle materie, la riduzione degli sprechi, la riparazione e l’economia circolare; l’innovazione, che comprende strumenti digitali, automazione, scansione e stampa 3D, piattaforme online e nuove tecnologie produttive.</p>
<p>L’innovazione, in questa prospettiva, non sostituisce il lavoro artigiano. Ne amplia le possibilità. La tecnologia diventa un nuovo attrezzo del mestiere: può migliorare la precisione, facilitare la progettazione, documentare i processi, raggiungere nuovi mercati e rispondere in maniera più puntuale alle esigenze del cliente. Al centro rimangono però la competenza, la sensibilità per la materia e la capacità umana di prendere decisioni.<br />
È ciò che accade, per esempio, quando un calzolaio utilizza la scansione 3D per creare una forma personalizzata, quando un restauratore affianca sensori e strumenti diagnostici al lavoro manuale o quando un professionista dell’immagine ricorre al digitale per costruire una consulenza più accurata.<br />
Al centro rimangono però la competenza, la sensibilità per la materia e la capacità umana di prendere decisioni.<br />
Mestieri antichi incontrano strumenti contemporanei, senza rinunciare alla propria natura.Cento imprese per raccontare un’Italia che innova<br />
Le cento realtà raccolte nel rapporto provengono dal Nord, dal Centro, dal Sud e dalle Isole e raccontano un’Italia produttiva diffusa, fatta di laboratori, atelier, piccole imprese e competenze legate ai territori.<br />
Il Veneto è rappresentato da quindici imprese: cinque della provincia di Belluno, cinque di Vicenza, due di Padova e una rispettivamente nelle province di Treviso, Venezia e Verona.<br />
L’innovazione, in questa prospettiva, non sostituisce il lavoro artigiano. Ne amplia le possibilità.<br />
La loro distribuzione geografica dimostra come l’innovazione artigiana non sia un fenomeno circoscritto ai grandi distretti industriali. Si sviluppa anche nei piccoli centri, nelle aree interne e nei territori nei quali le competenze produttive costituiscono ancora un elemento essenziale dell’identità locale.<br />
In Italia oltre un milione di imprese sono artigiane, pari a circa un quarto del sistema imprenditoriale nazionale. Un patrimonio economico e culturale che contribuisce alla qualità della vita, alla coesione sociale e alla riconoscibilità internazionale del Made in Italy.<br />
Design, sostenibilità e innovazione diventano quindi leve strategiche non soltanto per migliorare i processi produttivi, ma anche per comunicare più efficacemente il valore del lavoro artigiano e dialogare con nuovi pubblici.<br />
Un nuovo racconto per avvicinare i giovani<br />
Uno degli aspetti più importanti emersi dal rapporto riguarda il ricambio generazionale.<br />
Molti comparti dell’artigianato italiano attraversano una fase delicata: le imprese faticano a trovare personale qualificato, numerosi mestieri rischiano di perdere continuità e competenze costruite nel tempo non sempre riescono a essere trasmesse.Per avvicinare i giovani non è sufficiente chiedere loro di custodire ciò che esiste. È necessario mostrare che il lavoro artigiano può essere anche uno spazio di sperimentazione, autonomia, ricerca e innovazione.<br />
L’incontro con il digitale, il design e la sostenibilità contribuisce a cambiare la percezione del settore.<br />
L’artigiano contemporaneo non è soltanto il depositario di una tecnica, ma una figura capace di progettare, utilizzare strumenti avanzati, interpretare il mercato e immaginare soluzioni nuove.<br />
Le nuove generazioni possono così diventare non semplicemente eredi di un sapere, ma protagoniste della sua trasformazione.<br />
La tecnologia al servizio dell’intelligenza artigiana<br />
La riflessione sull’artigianato aumentato acquista un significato ancora più rilevante in un’epoca segnata dalla rapida diffusione dell’intelligenza artificiale.<br />
Secondo Marco Granelli, presidente di Confartigianato Imprese, due terzi delle aziende artigiane stanno già investendo nella transizione digitale. Ma, anche nei processi più tecnologicamente avanzati, resta il talento umano a determinare la qualità e l’unicità del risultato.<br />
La differenza non risiede quindi soltanto nello strumento utilizzato, ma nella capacità di orientarlo attraverso esperienza, immaginazione e responsabilità.<br />
Un principio che attraversa anche le riflessioni di CNA e Casartigiani: il digitale, la robotica, la stampa 3D e il taglio laser possono sostenere e potenziare il lavoro manuale, ma non sostituiscono l’intenzione, la cura e il rapporto tra chi realizza un oggetto e chi lo utilizzerà<br />
Il futuro del Made in Italy nasce dal saper fare<br />
Le cento storie raccolte da Fondazione Symbola mostrano che il futuro del Made in Italy non dipende soltanto dalla capacità di conservare tecniche e tradizioni, ma dalla possibilità di rinnovarle con intelligenza.<br />
L’artigianato italiano continua a distinguersi quando riesce a tenere insieme elementi apparentemente opposti: tecnologia e umanità, competitività e sostenibilità, identità territoriale e apertura internazionale.<br />
L’artigianato aumentato non rinnega la tradizione. La mette nelle condizioni di continuare a produrre significato, lavoro e valore.Ed è forse proprio questa la sfida decisiva: non scegliere tra passato e futuro, ma trasformare la conoscenza ereditata in una materia viva, ancora capace di generare nuove possibilità. Il rapporto completo “100 storie di Artigianato Aumentato” è disponibile sul sito di Fondazione Symbola: www.symbola.net<br />
Una visione condivisa da Lusso Artigiano<br />
Il modello dell’artigianato aumentato interpreta una filosofia che appartiene profondamente anche a Lusso Artigiano.<br />
Il progetto nostro editoriale nasce infatti dalla volontà di raccontare l’Alto Artigianato non come testimonianza residuale del passato, ma come una cultura progettuale contemporanea: capace di mettere in relazione materia, competenza, ricerca, innovazione e visione.<br />
Per noi di Lusso Artigiano, custodire un sapere non significa ripeterlo immutato. Significa comprenderne il valore e creare le condizioni perché possa continuare a evolvere.<br />
Il futuro del Fare nasce proprio da questo equilibrio: utilizzare le possibilità offerte dalla tecnologia senza perdere il rapporto con la materia; innovare i processi senza cancellare l’identità; entrare nei mercati internazionali continuando a costruire relazioni, qualità e bellezza.<br />
Raccontare queste trasformazioni significa anche contribuire a cambiare l’immagine dell’artigianato, riconoscendolo come uno dei luoghi nei quali si sperimentano nuovi modelli produttivi, culturali e sociali.</p>
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		<title>II futuro di Geppetto è l&#8217;artigianato aumentato</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/ii-futuro-di-geppetto-e-lartigianato-aumentato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 08:20:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il futuro di Geppetto è l&#8217;artigianato aumentato Signor direttore, i vertici della Cna hanno partecipato al seminario estivo promosso dalla Fondazione Symbola al Teatro Bibiena a Mantova dal tema &#8221; Il Futuro di Geppetto. Artigianato aumentato e Made in Italy&#8221;, nell&#8217;ambito dell&#8217; importante evento che ha avuto come tema centrale il &#8220;Patriottismo dolce&#8221;. Nell&#8217;intervenire il Presidente nazionale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il futuro di Geppetto è l&#8217;artigianato aumentato Signor direttore, i vertici della Cna hanno partecipato al seminario estivo promosso dalla Fondazione Symbola al Teatro Bibiena a Mantova dal tema &#8221; Il Futuro di Geppetto. Artigianato aumentato e Made in Italy&#8221;, nell&#8217;ambito dell&#8217; importante evento che ha avuto come tema centrale il &#8220;Patriottismo dolce&#8221;. Nell&#8217;intervenire il Presidente nazionale della Cna, Dario Costantini, ha ricordato come il &#8220;Geppetto contemporaneo&#8221; utilizzi le tecnologie più avanzate, ma che siano ancora la creatività, la passione e il senso di responsabilità delle persone a dare vita e valore alle creazioni artigiane. Sulla stessa lunghezza d&#8217;onda il Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori CNA, Nicola Bertini che ha sottolineato come l&#8217;artigianato non sia solo manualità, ma anche idee, visione e capacità di dare identità, qualità e competitività che lo rendono unico al mondo Al seminario hanno partecipato il Presidente di Cna Mantova, Nicola Dall&#8217;Argine con la Direttrice, Elisa Rodighiero e uno staff di funzionarie dell&#8217;associazione.</p>
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		<title>Le 825 imprese manifatturiere coesive che tengono insieme l&#8217;Umbria produttiva</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/le-825-imprese-manifatturiere-coesive-che-tengono-insieme-lumbria-produttiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:01:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le 825 imprese non hanno una targa che le distingua, non appartengono a un settore, non compaiono in un registro speciale.Si riconoscono da come prendono le decisioni: ascoltano i dipendenti, lavorano con fornitori e talvolta con concorrenti, cercano nelle banche, nelle università, nelle istituzioni e nel non profit ciò che non possono produrre da sole. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le 825 imprese non hanno una targa che le distingua, non appartengono a un settore, non compaiono in un registro speciale.Si riconoscono da come prendono le decisioni: ascoltano i dipendenti, lavorano con fornitori e talvolta con concorrenti, cercano nelle banche, nelle università, nelle istituzioni e nel non profit ciò che non possono produrre da sole. la loro forza non è l&#8217;autosufficienza, ma il contrario. E&#8217; questa la popolazione industriale che emerge dal rapporto promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne e Intesa Sanpaolo. L&#8217;indagine riguarda le manifatturiere attive con 5-499 addetti e definisce coesiva un&#8217;impresa quando intrattiene relazioni strutturate con almeno tre categorie di interlocutori.  Il focus regionale, approfondito con il supporto dell&#8217;ente camerale umbro, in base ai dati del sistema camerale ne calcola 825: il 38,9% dell&#8217;universo considerato. Una regione davanti al centro, ma dietro al nord, l&#8217;Umbria è prima nel centro e decima in italia. La media italiana è al 43,5% e tutte le sette regioni sopra quella soglia sono settentrionali. La regione ha recuperato molto rispetto al 2020, quando si trovava intorno al 31%, ma negli ultimi due anni la crescita si è fermata poco sotto il 39%. Il dato racconta quindi una tenuta, non ancora un salto.<br />
L&#8217;Umbria &#8211; spiega la Camera di commercio &#8211; conserva una trama produttiva più fitta di quella delle altre regioni del centro, ma non riesce a trasformarla nella stessa capacità di innovazione e crescita osservata nei sistemi industriali più avanzati. Relazioni, istituzioni e reti cooperative non sono un ornamento etico dell&#8217;economia, ma una sua condizione strutturale. Una macchina nuova o un programma di intelligenza artificiale non bastano se mancano competenze, credito, formazione, fornitori affidabili e organizzazioni capaci di cambiare. Lasciata a sé stessa, osserva il rapporto, la tecnologia può concentrare il valore nelle aziende e nei territori già forti. Le reti servono anche a evitare che la transizione digitale e quella ambientale allarghino le distanze. I numeri nazionali mostrano quanto pesa questa differenza. Nel triennio 2023-2025 ha investito in ricerca e sviluppo il 56% delle imprese coesive, contro poco più del 32% delle altre. Le tecnologie digitali 4.0 sono state adottate dal 76% delle prime e dal 49% delle seconde; per l&#8217;intelligenza artificiale il confronto è 31% contro 16%. La formazione coinvolge l&#8217;87% delle coesive e il 60% delle non coesive. Per il 2026, un aumento del fatturato è previsto dal 33% contro il 20%; per l&#8217;occupazione, dal 21% contro il 13%. Sono dati italiani, non risultati attribuibili automaticamente alle aziende umbre. spiegano però perché quelle 825 imprese rappresentano una massa critica: sono la parte della manifattura regionale più vicina a un modello nel quale la piccola dimensione non obbliga all&#8217;isolamento. in una regione di imprese piccole, la rete diventa così una forma di dimensione economica.<br />
Ii grafici restituiscono inoltre una regione relativamente meglio posizionata sul versante ambientale e delle relazioni personali, ma più debole nella partecipazione culturale e nel volontariato. Le 825 imprese sono dunque una base già consistente, non ancora il motore dell&#8217;intero sistema. Nei prossimi anni il punto sarà vedere se quella quota tornerà a crescere e se collaborazioni oggi diffuse ma spesso discontinue riusciranno a tradursi più spesso in ricerca, formazione, filiere, esportazioni e lavoro qualificato.<br />
&#8220;Le 825 imprese coesive &#8211; è il commento di Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell&#8217;Umbria &#8211; raccontano una parte della regione che non aspetta di diventare grande per comportarsi da grande: cerca competenze, costruisce alleanze, coinvolge le persone e condivide i rischi. Il primo posto nel centro è un risultato importante, ma non cancella la distanza dalla media nazionale né il divario tra la qualità delle relazioni e i risultati economici della regione. Per le nostre piccole e medie imprese la rete non è un ornamento, è un modo per guadagnare scala, innovare e trattenere professionalità. La Camera di commercio continuerà a sostenere con convinzione questo percorso con dati, servizi e collegamenti tra sistema produttivo, istruzione, ricerca, formazione, perché i rapporti diventino investimenti e opportunità concrete&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Artigianato, nodo competitività per le 3mila imprese materane</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/artigianato-nodo-competitivita-per-le-3mila-imprese-materane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:31:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Artigianato, per le oltre 3mila imprese del Materano la sfida da vincere è la competitività. Per le 3.136 imprese artigiane del Materano che nel primo trimestre dell&#8217;anno registrano 90 cessazioni la vera competitività nasce dalla capacità di collaborare, condividere competenze, costruire reti tra imprese, istituzioni, scuola e territori. Così Rosa Gentile presidente Confartigianato Matera che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Artigianato, per le oltre 3mila imprese del Materano la sfida da vincere è la competitività. Per le 3.136 imprese artigiane del Materano che nel primo trimestre dell&#8217;anno registrano 90 cessazioni la vera competitività nasce dalla capacità di collaborare, condividere competenze, costruire reti tra imprese, istituzioni, scuola e territori. Così Rosa Gentile presidente Confartigianato Matera che commenta il rapporto Coesione è Competizione: nessuna piccola impresa può affrontare da sola le grandi trasformazioni dell&#8217;economia. «Per il Materano e più in generale una regione come la Basilicata &#8211; osserva &#8211; la coesione non è soltanto un valore sociale, ma rappresenta una vera strategia economica. Il nostro tessuto produttivo è formato quasi esclusivamente da micro e piccole imprese che non possono competere puntando sulla dimensione, ma possono farlo valorizzando qualità, specializzazione, innovazione e capacità di lavorare insieme». Secondo Gentile, il rapporto individua una direzione già intrapresa da molte imprese artigiane lucane. «Lo vediamo ogni giorno nei comparti dell&#8217;agroalimentare, dell&#8217;edilizia, della manifattura, dell&#8217;impiantistica, dei servizi alla persona e dell&#8217;artigianato artistico. Quando le aziende fanno rete, condividono esperienze e costruiscono filiere locali, aumentano la capacità di innovare, di esportare e di creare occupazione. È una cultura imprenditoriale che Confartigianato promuove da anni attraverso consorzi, reti d&#8217;impresa, accordi con le scuole e percorsi di formazione continua». Per la dirigente di Confartigianato, il tema assume un valore ancora maggiore in una regione che deve fare i conti con la crisi demografica. «Lo spopolamento delle aree interne e la fuga dei giovani rappresentano oggi la principale emergenza economica della Basilicata. Se perdiamo capitale umano perdiamo anche capacità produttiva, innovazione e ricambio generazionale. Per questo dobbiamo costruire un ecosistema favorevole ai giovani, nel quale fare impresa e lavorare in Basilicata diventi una scelta conveniente e non un ripiego». Gentile richiama anche il tema della trasmissione dei mestieri artigiani. «Molte imprese cercano personale qualificato senza riuscire a trovarlo. Esiste un evidente disallineamento tra domanda e offerta di competenze. Occorre rafforzare l&#8217;orientamento scolastico, valorizzare gli istituti tecnici e professionali, sostenere gli Its Academy e rilanciare l&#8217;apprendistato come vero strumento di formazione e inserimento lavorativo. La collaborazione stabile tra scuola e imprese deve diventare una priorità delle politiche regionali». Un altro passaggio riguarda le transizioni digitale ed ecologica. «Le piccole imprese stanno affrontando investimenti importanti nell&#8217;innovazione tecnologica, nell&#8217;efficienza energetica e nella sostenibilità ambientale. Tuttavia, nessuna trasformazione può produrre risultati duraturi senza una forte rete territoriale. Digitalizzazione e transizione verde non sono solo questioni tecnologiche: richiedono competenze, servizi, consulenza e collaborazione tra pubblico e privato». Per Gentile il concetto di coesione va letto anche in chiave istituzionale. «È necessario rafforzare il dialogo tra associazioni di categoria, amministrazioni locali, università, centri di ricerca, sistema creditizio e organizzazioni sociali. Solo così si costruiscono politiche realmente vicine ai bisogni delle imprese. La concertazione non deve essere un adempimento formale ma uno strumento permanente di programmazione dello sviluppo». Infine, uno sguardo alle opportunità offerte dalle risorse europee. «I fondi del Pnrr, della programmazione europea e delle politiche regionali rappresentano un&#8217;occasione irripetibile. Ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di creare progettualità condivise. La Basilicata dispone di eccellenze nell&#8217;artigianato, nel turismo, n.ell&#8217;agroalimentare, nell&#8217;automotive, nell&#8217;aerospazio e nell&#8217;energia. Se queste filiere dialogano tra loro e costruiscono alleanze stabili, possono generare un modello di sviluppo capace di creare occupazione qualificata, attrarre investimenti e trattenere i giovani». «Il vero capitale competitivo della Basilicata &#8211; conclude Rosa Gentile &#8211; è rappresentato dalle persone, dalle competenze e dalle comunità. La coesione è il collante che trasforma questo patrimonio in crescita economica. Per le imprese artigiane fare rete non è uno slogan: è una necessità quotidiana e, sempre più, la condizione per restare competitive in mercati che cambiano con grande rapidità». Secondo il rapporto &#8220;Coesione è competizione&#8221; nessuna piccola realtà può affrontare da sola le grandi trasformazioni.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rapporto Sisma 2016, accelera la ricostruzione e riparte l&#8217;economia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/rapporto-sisma-2016-accelera-la-ricostruzione-e-riparte-leconomia-4/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:09:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un’esperienza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un’esperienza che tiene insieme sicurezza, rigenerazione urbana, innovazione, lavoro, crescita economica e contrasto allo spopolamento. È quanto emerge dal Rapporto annuale &#8216;Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale&#8217;, presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri dal Commissario Straordinario al sisma 2016, Senatore Guido Castelli. Ad aprire i lavori è stato lo stesso Commissario Castelli. Le conclusioni sono state affidate al Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in collegamento da Bruxelles. Sono intervenuti inoltre il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti e l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi.</p>
<p>Il Rapporto fotografa la vasta area colpita dal sisma di dieci anni fa, composta da 138 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per circa 540 mila residenti, interessata da un’azione coordinata che integra ricostruzione pubblica e privata, investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione tecnologica, ricerca e politiche del lavoro. Sul fronte della ricostruzione privata, al 31 maggio 2026 le richieste di contributo presentate sono salite a 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi hanno raggiunto quota 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti superano gli 8 miliardi di euro, di cui il 69% erogato dal 2023 a oggi. Soltanto nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati liquidati quasi due miliardi di euro.</p>
<p>I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi hanno raggiunto quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Inoltre, nel corso del 2026, Commissario Straordinario Castelli ha approvato un&#8217;Ordinanza speciale da 1,3 miliardi di euro che ha consentito il superamento definitivo del Superbonus e la contestuale messa in sicurezza per circa 5 mila cantieri. La ricostruzione si sta concentrando sempre più sui danni gravi, che rappresentano ormai oltre il 56% delle pratiche presentate, soprattutto nei 44 Comuni maggiormente colpiti dal sisma. Parallelamente continua a ridursi l’emergenza abitativa: i nuclei ancora assistiti sono scesi a 8.759, quasi il 40% in meno rispetto al 2022. Anche la ricostruzione pubblica conferma il cambio di passo. Gli interventi programmati sono saliti a 3.667 per un valore superiore a 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere concluse rappresentano ormai circa il 40% dell’intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%. Di fatto, il 98% degli interventi sono stati sbloccati e quindi avviati. Particolarmente significativo il capitolo dedicato alle scuole, con 459 interventi per circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197 in un solo anno, con un incremento del 57,6%. Tra le opere simbolo figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino, resa possibile grazie a interventi articolati che hanno consentito lo sblocco dei lavori. Prosegue inoltre la ricostruzione degli edifici di culto, con 1.276 interventi programmati per oltre 750 milioni di euro e liquidazioni cresciute del 18,5% nell’ultimo anno. Da ricordare la riapertura, tra le altre, della Basilica di San Benedetto di Norcia.</p>
<p>Il Commissario Straordinario Guido Castelli ha detto che “i dati che presentiamo oggi certificano un cambio di passo sempre più evidente.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rapporto Sisma 2016, accelera la ricostruzione e riparte l&#8217;economia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/rapporto-sisma-2016-accelera-la-ricostruzione-e-riparte-leconomia-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:07:36 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=113575</guid>

					<description><![CDATA[Il più grande cantiere d&#8217;Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l&#8217;Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un&#8217;esperienza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il più grande cantiere d&#8217;Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l&#8217;Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un&#8217;esperienza che tiene insieme sicurezza, rigenerazione urbana, innovazione, lavoro, crescita economica e contrasto allo spopolamento. È quanto emerge dal Rapporto annuale &#8216;Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale&#8217;, presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri dal Commissario Straordinario al sisma 2016, Senatore Guido Castelli. Ad aprire i lavori è stato lo stesso Commissario Castelli. Le conclusioni sono state affidate al Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in collegamento da Bruxelles. Sono intervenuti inoltre il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti e l&#8217;assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi.</p>
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		<title>Rapporto Sisma 2016, accelera la ricostruzione e riparte l&#8217;economia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/rapporto-sisma-2016-accelera-la-ricostruzione-e-riparte-leconomia-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:00:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roma, 23 giu. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 23 giu. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un’esperienza che tiene insieme sicurezza, rigenerazione urbana, innovazione, lavoro, crescita economica e contrasto allo spopolamento. È quanto emerge dal Rapporto annuale &#8216;Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale&#8217;, presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri dal Commissario Straordinario al sisma 2016, Senatore Guido Castelli. Ad aprire i lavori è stato lo stesso Commissario Castelli. Le conclusioni sono state affidate al Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in collegamento da Bruxelles. Sono intervenuti inoltre il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti e l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi.</p>
<p>Il Rapporto fotografa la vasta area colpita dal sisma di dieci anni fa, composta da 138 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per circa 540 mila residenti, interessata da un’azione coordinata che integra ricostruzione pubblica e privata, investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione tecnologica, ricerca e politiche del lavoro. Sul fronte della ricostruzione privata, al 31 maggio 2026 le richieste di contributo presentate sono salite a 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi hanno raggiunto quota 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti superano gli 8 miliardi di euro, di cui il 69% erogato dal 2023 a oggi. Soltanto nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati liquidati quasi due miliardi di euro.</p>
<p>I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi hanno raggiunto quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Inoltre, nel corso del 2026, Commissario Straordinario Castelli ha approvato un&#8217;Ordinanza speciale da 1,3 miliardi di euro che ha consentito il superamento definitivo del Superbonus e la contestuale messa in sicurezza per circa 5 mila cantieri. La ricostruzione si sta concentrando sempre più sui danni gravi, che rappresentano ormai oltre il 56% delle pratiche presentate, soprattutto nei 44 Comuni maggiormente colpiti dal sisma. Parallelamente continua a ridursi l’emergenza abitativa: i nuclei ancora assistiti sono scesi a 8.759, quasi il 40% in meno rispetto al 2022. Anche la ricostruzione pubblica conferma il cambio di passo. Gli interventi programmati sono saliti a 3.667 per un valore superiore a 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere concluse rappresentano ormai circa il 40% dell’intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%. Di fatto, il 98% degli interventi sono stati sbloccati e quindi avviati. Particolarmente significativo il capitolo dedicato alle scuole, con 459 interventi per circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197 in un solo anno, con un incremento del 57,6%. Tra le opere simbolo figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino, resa possibile grazie a interventi articolati che hanno consentito lo sblocco dei lavori. Prosegue inoltre la ricostruzione degli edifici di culto, con 1.276 interventi programmati per oltre 750 milioni di euro e liquidazioni cresciute del 18,5% nell’ultimo anno. Da ricordare la riapertura, tra le altre, della Basilica di San Benedetto di Norcia.</p>
<p>Il Commissario Straordinario Guido Castelli ha detto che “i dati che presentiamo oggi certificano un cambio di passo sempre più evidente.</p>
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<div id="google_ads_iframe_/38681514/CorriereAdriatico/Ultimissime_adn/Inread_0__container__">Dopo anni complessi, la ricostruzione dell’Appennino centrale cresce in modo costante e strutturale, sia sul fronte pubblico che su quello privato, e sta restituendo prospettiva e fiducia alle nostre comunità. Nel più grande cantiere d’Europa non stiamo soltanto ricostituendo un tessuto fatto di case, scuole, chiese e infrastrutture: stiamo creando le condizioni perché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nella terra dove sono nate. È questo il senso più profondo del diritto a restare. I segnali che arrivano dall’occupazione, dagli investimenti, dalla tenuta demografica e dalla vitalità delle imprese dimostrano che la rinascita dell’Appennino centrale è concreta. Tutto questo è stato possibile grazie a una straordinaria sinergia istituzionale e a una piena unità d’intenti tra Governo, Regioni, Comuni, strutture tecniche e territori, che hanno saputo lavorare insieme condividendo obiettivi e responsabilità”.</div>
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<p>Ampio spazio nel Rapporto è dedicato a Next Appennino, il programma da 1,78 miliardi di euro finanziato dal Fondo complementare al Pnrr che integra ricostruzione e sviluppo economico. La Macro-misura A, dedicata a città e paesi sicuri, sostenibili e connessi, finanzia 892 interventi tra digitalizzazione, rigenerazione urbana, infrastrutture e mobilità. La Macro-misura B, destinata alle imprese, ha invece raccolto 2.353 progetti di investimento per oltre 2,5 miliardi di euro, ben oltre la dotazione disponibile. Le domande finanziate sono state 1.351, per circa 490 milioni di euro, con una forte presenza di micro e piccole imprese. In crescita anche le erogazioni alle aziende: tra marzo 2025 e marzo 2026 le imprese che hanno ricevuto contributi sono aumentate del 77,4%, mentre le risorse effettivamente liquidate sono più che raddoppiate, passando da 66,9 a 154,9 milioni di euro.</p>
<p>Secondo le elaborazioni contenute nel Rapporto, l’impatto economico complessivo delle misure attivate porterà, a regime, a una crescita del Pil reale di circa 3,87 miliardi di euro e alla creazione di oltre 15 mila posti di lavoro nelle quattro regioni coinvolte. Già oggi l’effetto misurabile degli investimenti attivati produce circa 1,49 miliardi di Pil e quasi 9.840 occupati. Segnali incoraggianti arrivano anche sul piano demografico. Nei territori più colpiti il saldo migratorio interno mostra un netto miglioramento rispetto agli anni successivi al sisma, mentre nei comuni del cratere i flussi migratori tornano positivi. Secondo le proiezioni riportate nel Rapporto, l’azione integrata della ricostruzione potrebbe consentire entro il 2044 il recupero potenziale di oltre 44 mila residenti rispetto agli scenari di declino demografico previsti in assenza di interventi. Il Rapporto, infine, sottolinea come il modello di governance costruito attorno alla Struttura Commissariale, agli Uffici Speciali per la Ricostruzione, alle Regioni e agli enti locali rappresenti oggi una buona pratica nazionale già allineata alle future strategie europee per la coesione territoriale e il &#8216;diritto a restare&#8217; nelle aree interne. Nel corso dell’evento sono intervenuti anche Carlo Buttaroni, presidente Tecnè, che ha illustrato i dati di una ricerca direttamente con “Le voci dal cratere”; Fabio Renzi, di Symbola, con un focus su “La riparazione inizia dalle filiere corte”; Pierciro Galeone, direttore Ifel, intervenuto sul tema “Aree interne, tra SNAI e NextAppennino”; Gaetano Quagliariello, Dean Luiss School of Government, che ha approfondito il “Modello di governance, con vista sull’Europa”; Gian Luca Gregori, presidente Fondazione Universitaria per lo Sviluppo Imprenditoriale, che ha affrontato il tema “L’impatto socio-economico della rinascita”; Paolo Canaparo, direttore della Struttura prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno, intervenuto su “Sicurezza, trasparenza, legalità”.</p>
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		<title>Rapporto Sisma 2016, accelera la ricostruzione e riparte l&#8217;economia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/rapporto-sisma-2016-accelera-la-ricostruzione-e-riparte-leconomia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:58:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un’esperienza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="art-text">Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un’esperienza che tiene insieme sicurezza, rigenerazione urbana, innovazione, lavoro, crescita economica e contrasto allo spopolamento. È quanto emerge dal Rapporto annuale &#8216;Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale&#8217;, presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri dal Commissario Straordinario al sisma 2016, Senatore Guido Castelli. Ad aprire i lavori è stato lo stesso Commissario Castelli. Le conclusioni sono state affidate al Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in collegamento da Bruxelles. Sono intervenuti inoltre il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti e l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi. Il Rapporto fotografa la vasta area colpita dal sisma di dieci anni fa, composta da 138 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per circa 540 mila residenti, interessata da un’azione coordinata che integra ricostruzione pubblica e privata, investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione tecnologica, ricerca e politiche del lavoro. Sul fronte della ricostruzione privata, al 31 maggio 2026 le richieste di contributo presentate sono salite a 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi hanno raggiunto quota 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti superano gli 8 miliardi di euro, di cui il 69% erogato dal 2023 a oggi. Soltanto nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati liquidati quasi due miliardi di euro.I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi hanno raggiunto quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Inoltre, nel corso del 2026, Commissario Straordinario Castelli ha approvato un&#8217;Ordinanza speciale da 1,3 miliardi di euro che ha consentito il superamento definitivo del Superbonus e la contestuale messa in sicurezza per circa 5 mila cantieri. La ricostruzione si sta concentrando sempre più sui danni gravi, che rappresentano ormai oltre il 56% delle pratiche presentate, soprattutto nei 44 Comuni maggiormente colpiti dal sisma. Parallelamente continua a ridursi l’emergenza abitativa: i nuclei ancora assistiti sono scesi a 8.759, quasi il 40% in meno rispetto al 2022. Anche la ricostruzione pubblica conferma il cambio di passo. Gli interventi programmati sono saliti a 3.667 per un valore superiore a 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere concluse rappresentano ormai circa il 40% dell’intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%. Di fatto, il 98% degli interventi sono stati sbloccati e quindi avviati. Particolarmente significativo il capitolo dedicato alle scuole, con 459 interventi per circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197 in un solo anno, con un incremento del 57,6%. Tra le opere simbolo figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino, resa possibile grazie a interventi articolati che hanno consentito lo sblocco dei lavori. Prosegue inoltre la ricostruzione degli edifici di culto, con 1.276 interventi programmati per oltre 750 milioni di euro e liquidazioni cresciute del 18,5% nell’ultimo anno. Da ricordare la riapertura, tra le altre, della Basilica di San Benedetto di Norcia.</p>
<p id="" class="art-text">Il Commissario Straordinario Guido Castelli ha detto che “i dati che presentiamo oggi certificano un cambio di passo sempre più evidente. Dopo anni complessi, la ricostruzione dell’Appennino centrale cresce in modo costante e strutturale, sia sul fronte pubblico che su quello privato, e sta restituendo prospettiva e fiducia alle nostre comunità. Nel più grande cantiere d’Europa non stiamo soltanto ricostituendo un tessuto fatto di case, scuole, chiese e infrastrutture: stiamo creando le condizioni perché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nella terra dove sono nate. È questo il senso più profondo del diritto a restare. I segnali che arrivano dall’occupazione, dagli investimenti, dalla tenuta demografica e dalla vitalità delle imprese dimostrano che la rinascita dell’Appennino centrale è concreta. Tutto questo è stato possibile grazie a una straordinaria sinergia istituzionale e a una piena unità d’intenti tra Governo, Regioni, Comuni, strutture tecniche e territori, che hanno saputo lavorare insieme condividendo obiettivi e responsabilità”.</p>
<p class="art-text">Ampio spazio nel Rapporto è dedicato a Next Appennino, il programma da 1,78 miliardi di euro finanziato dal Fondo complementare al Pnrr che integra ricostruzione e sviluppo economico. La Macro-misura A, dedicata a città e paesi sicuri, sostenibili e connessi, finanzia 892 interventi tra digitalizzazione, rigenerazione urbana, infrastrutture e mobilità. La Macro-misura B, destinata alle imprese, ha invece raccolto 2.353 progetti di investimento per oltre 2,5 miliardi di euro, ben oltre la dotazione disponibile. Le domande finanziate sono state 1.351, per circa 490 milioni di euro, con una forte presenza di micro e piccole imprese. In crescita anche le erogazioni alle aziende: tra marzo 2025 e marzo 2026 le imprese che hanno ricevuto contributi sono aumentate del 77,4%, mentre le risorse effettivamente liquidate sono più che raddoppiate, passando da 66,9 a 154,9 milioni di euro.</p>
<p id="" class="art-text">Secondo le elaborazioni contenute nel Rapporto, l’impatto economico complessivo delle misure attivate porterà, a regime, a una crescita del Pil reale di circa 3,87 miliardi di euro e alla creazione di oltre 15 mila posti di lavoro nelle quattro regioni coinvolte. Già oggi l’effetto misurabile degli investimenti attivati produce circa 1,49 miliardi di Pil e quasi 9.840 occupati. Segnali incoraggianti arrivano anche sul piano demografico. Nei territori più colpiti il saldo migratorio interno mostra un netto miglioramento rispetto agli anni successivi al sisma, mentre nei comuni del cratere i flussi migratori tornano positivi. Secondo le proiezioni riportate nel Rapporto, l’azione integrata della ricostruzione potrebbe consentire entro il 2044 il recupero potenziale di oltre 44 mila residenti rispetto agli scenari di declino demografico previsti in assenza di interventi. Il Rapporto, infine, sottolinea come il modello di governance costruito attorno alla Struttura Commissariale, agli Uffici Speciali per la Ricostruzione, alle Regioni e agli enti locali rappresenti oggi una buona pratica nazionale già allineata alle future strategie europee per la coesione territoriale e il &#8216;diritto a restare&#8217; nelle aree interne. Nel corso dell’evento sono intervenuti anche Carlo Buttaroni, presidente Tecnè, che ha illustrato i dati di una ricerca direttamente con “Le voci dal cratere”; Fabio Renzi, di Symbola, con un focus su “La riparazione inizia dalle filiere corte”; Pierciro Galeone, direttore Ifel, intervenuto sul tema “Aree interne, tra SNAI e NextAppennino”; Gaetano Quagliariello, Dean Luiss School of Government, che ha approfondito il “Modello di governance, con vista sull’Europa”; Gian Luca Gregori, presidente Fondazione Universitaria per lo Sviluppo Imprenditoriale, che ha affrontato il tema “L’impatto socio-economico della rinascita”; Paolo Canaparo, direttore della Struttura prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno, intervenuto su “Sicurezza, trasparenza, legalità”.</p>
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		<title>Terremoto Centro Italia: Roma, 24 giugno il Rapporto sulla ricostruzione</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/terremoto-centro-italia-roma-24-giugno-il-rapporto-sulla-ricostruzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:58:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sarà presentato martedì 23 giugno, alle ore 11.30, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Rapporto annuale “Ricostruzione Centro Italia post sisma 2016”, documento che fa il punto sullo stato degli interventi nei territori colpiti dal terremoto. Ad aprire i lavori sarà il senatore Guido Castelli, Commissario straordinario del Governo per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà presentato martedì 23 giugno, alle ore 11.30, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Rapporto annuale “Ricostruzione Centro Italia post sisma 2016”, documento che fa il punto sullo stato degli interventi nei territori colpiti dal terremoto. Ad aprire i lavori sarà il senatore Guido Castelli, Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione, mentre le conclusioni saranno affidate al vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto. Previsti i saluti istituzionali del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e dell’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi. Nel corso dell’incontro interverranno, tra gli altri, Carlo Buttaroni, presidente Tecnè; Fabio Renzi, segretario generale Symbola; Pierciro Galeone, direttore IFEL; Gaetano Quagliariello, Dean della Luiss School of Government; Gianluca Gregori, presidente Webuild, e Paolo Canaparo, direttore della Struttura prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno. L’appuntamento, si legge in una nota dell’ufficio del Commissario Castelli, rappresenta un momento di confronto sulle attività di ricostruzione, sulle criticità ancora aperte e sulle prospettive future, a quasi dieci anni dal sisma che ha colpito il Centro Italia.</p>
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		<title>Patriottismo dolce, o la possibilità di rifare l&#8217;Italia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/patriottismo-dolce-o-la-possibilita-di-rifare-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:13:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dal cuore di Mantova, Symbola rimette l’Italia davanti a ciò che sa ancora fare meglio: riconoscere i propri talenti e trasformare la fiducia in futuro. Dal patriottismo dolce un invito a uscire dal cinismo senza perdere il realismo. Perché rifare il Paese, oggi, significa soprattutto smettere di raccontarlo solo per le sue crepe Ci sono [&#8230;]]]></description>
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<p>Dal cuore di Mantova, Symbola rimette l’Italia davanti a ciò che sa ancora fare meglio: riconoscere i propri talenti e trasformare la fiducia in futuro. Dal patriottismo dolce un invito a uscire dal cinismo senza perdere il realismo. Perché rifare il Paese, oggi, significa soprattutto smettere di raccontarlo solo per le sue crepe</p>
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<div class="c-audio-player" tabindex="0" role="application" data-state="idle" aria-label="ascolta articolo" aria-live="off">Ci sono momenti in cui un Paese sembra parlare male di sé quasi per abitudine, come se il primo dovere civile fosse quello di annotarne le crepe, le insufficienze, le stanchezze. E poi ci sono luoghi in cui quel racconto si interrompe, non per indulgenza ma per lucidità, e lascia spazio a una domanda più esigente: che cosa possiamo ancora diventare? Il Seminario Estivo di Fondazione Symbola nasce dentro questa domanda, e per questo non è soltanto un appuntamento culturale o un esercizio di buone intenzioni. È un atto di fiducia pubblica. È una chiamata a raccolta del meglio dell’Italia, nel momento in cui l’Italia avrebbe più facile, e più comodo, lasciarsi definire dalle sue fratture.</div>
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</div>
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<p>È toccato anche a me salire su quel palco, a Mantova, e godere della meravigliosa simmetria del Teatro Scientifico Bibiena, dove la bellezza ha la misura alta della storia e la precisione lieve del genio, ogni parola sembra già teatro e ogni teatro, qui, sembra già pensiero<strong>.</strong> Non per caso: perché un Paese che vuole ritrovarsi ha bisogno anche di luoghi capaci di contenerne l’ambizione senza irrigidirla. Mantova non fa da sfondo, partecipa. La sua misura, la sua bellezza raccolta, il suo equilibrio tra memoria e vitalità sembrano quasi preparare l’ascolto di ciò che Symbola prova a dire da anni: che l’Italia non si salva contro qualcuno, ma insieme; non nella nostalgia di un primato perduto, ma nella cura dei propri talenti, delle proprie comunità, delle proprie possibilità.</p>
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<p class="c-inline-card__abstract">Il “patriottismo dolce” che fa da titolo potrebbe sembrare una formula felice ma rischiosa, se la si scambiasse per una carezza retorica al sentimento nazionale. E invece è quasi il contrario: è un’espressione severa, perché chiede all’Italia di amare sé stessa senza fanatismo e senza complessi, con la maturità di chi sa riconoscere le proprie ferite senza fare di esse la propria identità. Il saluto del vescovo Marco Busca lo dice con una chiarezza rara: un popolo “si trova, si fa e si rifà, sempre di nuovo”; la tradizione non è conservazione immobile, ma “continua rivitalizzazione”. È una frase che potrebbe stare all’ingresso di tutto il seminario, perché ne riassume il nervo profondo. Le radici non servono a trattenere l’albero nel passato, ma a permettergli di rifiorire.</p>
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<p>Da qui prende forza la distinzione decisiva tra un patriottismo difensivo, che può diventare aggressivo, e un patriottismo dolce, che nasce invece dalla fiducia in ciò che siamo e dal rispetto della nostra genialità. La differenza non è semantica, è politica e morale. Il primo costruisce muri; il secondo costruisce responsabilità. Il primo teme il diverso; il secondo sa che l’identità solida non ha bisogno di chiudersi. Il primo si nutre di paura; il secondo di talento. Ed è proprio la parola talento, nel saluto del vescovo, a cambiare il tono dell’intero discorso. Perché il talento non è un dono da esibire: è una provocazione, una chiamata a far fruttare ciò che si è ricevuto.</p>
<p>Da questa intuizione nasce l’’idea che non basta narrare l’Italia dei “senza”, di ciò che è venuto a mancare; bisogna avere il coraggio di raccontare l’Italia delle possibilità, dei talenti da riconoscere, investire, trafficare, festeggiare. Symbola prova a invertire la prospettiva: non per negare i problemi, ma per impedire che i problemi diventino una seconda pelle nazionale.</p>
<p>E allora il seminario si muove come una lunga, concreta dimostrazione di questo cambio di sguardo. Si parla di artigianato aumentato, di economia circolare, di rinnovabili, di acqua, di intelligenza artificiale, di coesione sociale, di Lombardia locomotiva verde d’Italia. Ma non sono temi giustapposti, sono le facce di una stessa questione: come si fa a restare paese, nel senso pieno e non retorico della parola, dentro un mondo che cambia a velocità brutale? La risposta è sobria e ambiziosa insieme: investendo su ciò che l’Italia sa fare meglio quando non si vergogna di sé. Saper fare, qualità, relazioni, territori, comunità, innovazione non estrattiva ma generativa.</p>
<p>C’è qualcosa di profondamente politico in questa scelta. Perché in un tempo di crisi climatica, di disordine geopolitico, di transizione tecnologica e di fragilità sociale, parlare di identità senza parlare di energia, di impresa, di filiere, di intelligenza artificiale, di risorse idriche, sarebbe un esercizio vuoto. Invece sul palco dove un 13enne Mozart si esibì solo un anno dopo l’inaugurazione del teatro, si tiene insieme tutto.</p>
<p>La crisi climatica e l’indipendenza energetica non vengono trattate come emergenze distinte, ma come un’unica questione di sovranità e di futuro. La via europea all’intelligenza artificiale non è presentata come una questione da addetti ai lavori, ma come il tentativo di non consegnare il nostro destino algoritmico a modelli altrui. Le nuove filiere dell’acqua diventano il segno che la modernità non è tale se non sa proteggere ciò che rende possibile la vita.</p>
<p>In questo, il pensiero positivo non è un lusso sentimentale. È una disciplina della realtà. È la capacità di non lasciarsi ipnotizzare dalla versione depressa del Paese. Anche le presenze importanti dicono questo. A Mantova non si ritrovano solo relatori, si intrecciano mondi. Ci sono ministri, studiosi, imprenditori e manager, voci del terzo settore e della Chiesa, amministratori, economisti, ricercatori, rappresentanti del mondo cooperativo e industriale. È una composizione preziosa non perché metta in mostra pluralismo di facciata, ma perché fa vedere un fatto semplice: il paese cresce davvero quando mondi diversi smettono di parlarsi addosso e cominciano a pensarsi come parti di uno stesso destino.</p>
<p>È qui che la trasversalità diventa sostanza e non costume. Symbola non chiama attorno a sé una sola famiglia politica, una sola sensibilità culturale, una sola grammatica del consenso. Chiama tutti quelli che hanno qualcosa da dire sul futuro del Paese e, soprattutto, qualcosa da fare per il futuro del Paese. Una lezione moderna: in un’epoca di identità rigide e appartenenze urlate, la cosa più rivoluzionaria è costruire spazi dove il confronto non sia addomesticato, ma fecondo. Il seminario funziona così: come una officina civile.</p>
<p>Alla fine, il Seminario Estivo di Symbola appare per quello che davvero è: un invito a smettere di confondere il realismo con il cinismo. Il realismo non è l’arte di abbassare lo sguardo, ma quella di tenerlo fermo sulle crepe per capire come ricucirle; il cinismo, al contrario, è la tentazione di chiamare saggezza la propria rinuncia. È questo il costo del cinismo di cui scrive Sylvie Goulard: la perdita lenta, quasi elegante, della capacità di credere che le cose possano ancora essere cambiate. E allora torna utile una delle immagini più belle del saluto di Busca: l’albero della patria che, con le radici nel limo della storia, rifiorisce e fruttifica al ritmo delle nuove stagioni. È un’immagine che contiene tutto: passato e futuro, fedeltà e metamorfosi, memoria e possibilità. È anche il contrario della rassegnazione.</p>
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