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	<title>Rassegna &#8211; Symbola</title>
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	<title>Rassegna &#8211; Symbola</title>
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	<item>
		<title>Realacci (Fondazione Symbola): L&#8217;Italia può dare un contributo importante nella sfida alla crisi climatica a partire dall&#8217;economia circolare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/realacci-fondazione-symbola-litalia-puo-dare-un-contributo-importante-nella-sfida-alla-crisi-climatica-a-partire-dalleconomia-circolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:53:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[CLIMA. REALACCI (SYMBOLA): ITALIA PUÒ DARE UN CONTRIBUTO IMPORTANTE A SFIDA A PARTIRE DALL&#8217;ECONOMIA CIRCOLARE (DIRE) Roma, 17 set. &#8211; &#8220;La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L&#8217;Italia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>CLIMA. REALACCI (SYMBOLA): ITALIA PUÒ DARE UN CONTRIBUTO IMPORTANTE A SFIDA A PARTIRE DALL&#8217;ECONOMIA CIRCOLARE (DIRE) Roma, 17 set. &#8211; &#8220;La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L&#8217;Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi in tanti settori in cui è già protagonista, a partire dall&#8217;economia circolare&#8221;. Lo dice il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci in occasione della Giornata Nazionale del Riciclo della Carta che si terrà domani ad Assisi. &#8220;Come ricorda Symbola siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti pari al 92,6% con una incidenza quasi il doppio rispetto alla media UE e ben superiore a tutti gli altri grandi paesi europei: risparmiamo così 16,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all&#8217;anno e circa 55 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti&#8221;, prosegue Realacci. &#8220;L&#8217;efficienza e le rinnovabili sono il cuore della transizione verde e del futuro. La carenza di materie prime ci ha spinto ad utilizzare quella fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l&#8217;intelligenza umana. Abbiamo così costruito un sistema più efficiente: i rottami di Brescia, gli stracci di Prato, le cartiere della Lucchesia non sono figli di un obbligo burocratico ma la risposta alla carenza di materie prime. Partendo da un cuore antico la carta ha compiuto in questi decenni grandi passi in avanti&#8221;, prosegue il presidente della Fondazione Symbola. &#8220;L&#8217;iniziativa di domani ad Assisi è stata avviata lo scorso anno da Comieco e Fondazione Symbola e sarà anche l&#8217;occasione per valorizzare storie e talenti di territori che danno forza alle nostre comunità e alla nostra economia&#8221;, conclude Realacci.</p>
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		<title>Ambiente, Realacci: Italia può contribuire a sfida per crisi clima</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/ambiente-realacci-italia-puo-contribuire-a-sfida-per-crisi-clima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:35:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ambiente, Realacci: Italia può contribuire a sfida per crisi clima Ambiente, Realacci: Italia può contribuire a sfida per crisi clima Domani giornata nazionale del riciclo della carta Roma, 17 set. (askanews) &#8211; &#8220;La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ambiente, Realacci: Italia può contribuire a sfida per crisi clima Ambiente, Realacci: Italia può contribuire a sfida per crisi clima Domani giornata nazionale del riciclo della carta Roma, 17 set. (askanews) &#8211; &#8220;La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L&#8217;Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi in tanti settori in cui è già protagonista, a partire dall&#8217;economia circolare. Come ricorda Symbola siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti pari al 92,6% con una incidenza quasi il doppio rispetto alla media UE e ben superiore a tutti gli altri grandi paesi europei: risparmiamo così 16,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all&#8217;anno e circa 55 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. L&#8217;efficienza e le rinnovabili sono il cuore della transizione verde e del futuro&#8221;. Così ha detto il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci in occasione della Giornata Nazionale del Riciclo della Carta che si terrà domani ad Assisi. &#8220;La carenza di materie prime ci ha spinto ad utilizzare quella fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l&#8217;intelligenza umana. Abbiamo così costruito un sistema più efficiente: i rottami di Brescia, gli stracci di Prato, le cartiere della Lucchesia non sono figli di un obbligo burocratico ma la risposta alla carenza di materie prime. Partendo da un cuore antico la carta ha compiuto in questi decenni grandi passi in avanti. L&#8217;iniziativa di domani ad Assisi è stata avviata lo scorso anno da Comieco e Fondazione Symbola e sarà anche l&#8217;occasione per valorizzare storie e talenti di territori che danno forza alle nostre comunità e alla nostra economia&#8221;.</p>
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		<title>Realacci (Fondazione Symbola): L’Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi climatica a partire dall’economia circolare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/realacci-fondazione-symbola-litalia-puo-dare-un-contributo-importante-alla-sfida-alla-crisi-climatica-a-partire-dalleconomia-circolare-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:24:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AGCULT &#8211; “La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L’Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi in tanti settori in cui è già protagonista, a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>AGCULT &#8211; “La Rete delle Città di Carta promossa da Comieco in collaborazione con Fondazione Symbola riunisce i Comuni che sanno che carta e cartone sono un patrimonio culturale, ambientale ed economico per i propri territori. L’Italia può dare un contributo importante alla sfida alla crisi in tanti settori in cui è già protagonista, a partire dall’economia circolare. Come ricorda Symbola siamo il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti pari al 92,6% con una incidenza quasi il doppio rispetto alla media UE e ben superiore a tutti gli altri grandi paesi europei: risparmiamo così 16,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno e circa 55 milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti. L’efficienza e le rinnovabili sono il cuore della transizione verde e del futuro. La carenza di materie prime ci ha spinto ad utilizzare quella fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l’intelligenza umana. Abbiamo così costruito un sistema più efficiente: i rottami di Brescia, gli stracci di Prato, le cartiere della Lucchesia non sono figli di un obbligo burocratico ma la risposta alla carenza di materie prime. Partendo da un cuore antico la carta ha compiuto in questi decenni grandi passi in avanti. L’iniziativa di domani ad Assisi è stata avviata lo scorso anno da Comieco e Fondazione Symbola e sarà anche l’occasione per valorizzare storie e talenti di territori che danno forza alle nostre comunità e alla nostra economia”.</p>
<p>Lo ha dichiarato il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci in occasione della Giornata Nazionale del Riciclo della Carta che si terrà domani ad Assisi.</p>
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		<item>
		<title>Giornata sport, il mare è grande piattaforma economica</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/giornata-sport-il-mare-e-grande-piattaforma-economica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 09:19:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tajani: in 3a Giornata sport il mare è grande piattaforma economica Tajani: in 3a Giornata sport il mare è grande piattaforma economica &#8220;L&#8217;economia del settore vale oltre 216 mld, pari all&#8217;11% del Pil&#8221; Roma, 14 set. (askanews) &#8211; &#8220;Questa edizione della Giornata dello sport guarderà al mare come grande piattaforma sportiva ed economica del nostro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tajani: in 3a Giornata sport il mare è grande piattaforma economica Tajani: in 3a Giornata sport il mare è grande piattaforma economica &#8220;L&#8217;economia del settore vale oltre 216 mld, pari all&#8217;11% del Pil&#8221; Roma, 14 set. (askanews) &#8211; &#8220;Questa edizione della Giornata dello sport guarderà al mare come grande piattaforma sportiva ed economica del nostro paese. L&#8217;economia del mare vale oltre 216 miliardi, pari all&#8217;11% del Pil&#8221;. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani aprendo alla Farnesina la terza edizione della &#8220;Giornata dello Sport Italiano nel Mondo&#8221;. &#8220;Insieme a Fondazione Symbola, Confartigianato e Deloitte &#8211; ha spiegato Tajani &#8211; abbiamo realizzato il volume &#8216;Cento storie italiane di sport, vela e sport d&#8217;acqua&#8217;, uno strumento concreto per la promozione e il mondo di questa nostra filiera d&#8217;eccellenza&#8221;, con &#8220;imbarcazioni, componentistica, abbigliamento tecnico, servizi turistici e territori</p>
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		<title>Giornata Sport Italiano nel mondo: economia del mare vale 216 mld</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/giornata-sport-italiano-nel-mondo-economia-del-mare-vale-216-mld/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 09:18:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[GIORNATA SPORT ITALIANO NEL MONDO, TAJANI: ECONOMIA MARE VALE 216 MLD9CO1839922 4 SPR ITA R01 GIORNATA SPORT ITALIANO NEL MONDO, TAJANI: ECONOMIA MARE VALE 216 MLD (9Colonne) Roma, 14 set &#8211; L&#8217;economia del mare vale oltre 216 miliardi di euro, pari all&#8217;11% del Pil. Lo ha affermato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>GIORNATA SPORT ITALIANO NEL MONDO, TAJANI: ECONOMIA MARE VALE 216 MLD<br aria-hidden="true" />9CO1839922 4 SPR ITA R01 GIORNATA SPORT ITALIANO NEL MONDO, TAJANI: ECONOMIA MARE VALE 216 MLD (9Colonne) Roma, 14 set &#8211; L&#8217;economia del mare vale oltre 216 miliardi di euro, pari all&#8217;11% del Pil. Lo ha affermato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, alla terza Giornata dello Sport Italiano nel Mondo, dedicata quest&#8217;anno agli sport acquatici e alle filiere produttive connesse. Nel corso dell&#8217;evento alla Farnesina, Tajani ha presentato il volume &#8220;100 storie italiane di sport: vela e sport d&#8217;acqua&#8221;, realizzato con Fondazione Symbola, Confartigianato e Deloitte. Il lavoro, ha spiegato, è destinato a promuovere all&#8217;estero una filiera composta da imbarcazioni, componentistica, abbigliamento tecnico, servizi turistici e territori. Il ministro ha ricordato anche la docuserie &#8220;Terra Maris&#8221;, dedicata agli ecosistemi sportivi e produttivi marittimi di Trieste, Genova, Cagliari e Napoli.</p>
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		<item>
		<title>Non solo musei così il sistema cultura è diventato simbolo</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/non-solo-musei-cosi-il-sistema-cultura-e-diventato-simbolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 08:36:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel 2025 teatri , cinema , esposizioni hanno generato il 10 per cento dell &#8216; economia milanese . Con effetti trainanti sul turismo In una sala di esposizione , un visitatore si ferma davanti a un&#8217;opera mentre , poco più in là , un gruppo passa da una stanza all &#8216; altra . È una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2025 teatri , cinema , esposizioni hanno generato il 10 per cento dell &#8216; economia milanese . Con effetti trainanti sul turismo In una sala di esposizione , un visitatore si ferma davanti a un&#8217;opera mentre , poco più in là , un gruppo passa da una stanza all &#8216; altra . È una scena che si ripete milioni di volte a Milano , e sempre più di frequente . Nel 2025 , i musei civici hanno registrato 1 , 77 milioni di visitatori , contro gli 1 , 70 milioni dell &#8216; anno precedente . E nello stesso anno , tra questi c &#8216; è stata una parte dei 9 , 66 milioni turisti sbarcati in città . In una sala di esposizione , un visitatore si ferma davanti a un &#8216; opera mentre , poco più in là , un gruppo passa da una stanza all &#8216; altra . È una scena che si ripete milioni di volte a Milano , e sempre più di frequente . Nel 2025 , i musei civici hanno registrato 1, 77 milioni di visitatori , contro gli 1 , 70 milioni dell &#8216; anno precedente . E nello stesso anno , tra questi c &#8216; è stata una parte dei 9 , 66 milioni turisti sbarcati in città , in crescita rispetto ai 9, 07 milioni del 2024 , secondo i dati del Comune . Ma chi visita un museo o ammira una mostra è solo la fetta più visibile di un sistema più grande . Ci sono i teatri , i cinema , le librerie e le gallerie , ma anche l &#8216; editoria , l&#8217;architettura , il design , i videogiochi , la fotografia , la comunicazione . È dentro questo insieme che si vede il peso della cultura sull &#8216; economia milanese . Nel 2025 le attività culturali e creative hanno generato il 10 , 1% dell&#8217;economia della provincia di Milano , che si conferma la prima provincia italiana per impatto economico del settore . Inoltre , nella cultura e nella creatività lavora il 10% degli occupati , secondo &#8221; Io sono cultura 2026&#8243; , il rapporto curato da Fondazione Symbola , Unioncamere , Centro Studi Tagliacarne e Deloitte . Anche la Lombardia è in vetta , confermandosi la prima regione per dimensioni del sistema produttivo della cultura e della creatività , con oltre 33 miliardi di euro di ricchezza prodotta . « Se intendiamo il settore culturale come l &#8216; insieme delle imprese creative e culturali , perché a Milano sono fortissimi i settori dell &#8216; editoria , dell&#8217;architettura , del design , dei videogiochi e la filiera degli eventi , si contano circa 30 mila realtà nell &#8216; area milanese , che danno lavoro a diverse centinaia di migliaia di addetti e generano un giro d &#8216; affari completamente diverso ai luoghi tradizionali della cultura » , spiega Giulia Favero , coordinatrice di Impresa Cultura Milano , l&#8217;organismo di rappresentanza delle imprese attive nella cultura , nello spettacolo , nell&#8217;intrattenimento e nella creatività. Il cambiamento di alcuni posti , come le librerie e le edicole , sta incidendo sull&#8217;attrattività degli spazi culturali . « Si stanno riconvertendo , ospitando degli eventi e contribuendo alla riqualificazione urbana . Questo insieme di esperienze crea un ecosistema che fa di Milano una capitale culturale, in particolare sul fronte contemporaneo » , osserva Favero . Questa presenza di luoghi , iniziative ed eventi ha degli effetti anche sul turismo . Le mostre , i concerti e altri tipi di appuntamenti , infatti , contribuiscono ad aumentare il flusso turistico negli alberghi . «Non abbiamo il numero di monumenti che hanno Roma , Firenze o Venezia che possono interessare chi viaggia , ma la serie di eventi culturali di Milano , senza dubbio , attrae non solo gli italiani , ma anche gli stranieri » , nota Maurizio Naro , presidente di Federalberghi per l &#8216; area di Milano , Lodi , Monza e Brianza . « Le mostre , che sono spalmate in periodi più lunghi rispetto ad altre iniziative , riescono a distribuire le presenze nelle strutture ricettive non solo durante i fine settimana , che sono sempre stati il momento d &#8216; oro per chi visita la città » , sottolinea Naro . Anche il tipo di turismo è cambiato nel tempo , soprattutto grazie all &#8216; Expo . « Da quel momento c&#8217;è stata una lenta conquista del terreno da parte del turismo di piacere che , se prima dell&#8217;Expo era probabilmente sotto il 40% , rappresenta almeno il 60% », analizza Naro . Ma la cultura è fattore che condiziona anche le scelte delle aziende , che sempre più spesso la considerano parte delle proprie strategie .</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La forza gentile delle imprese coesive “Relazioni stabili, più competitivi”</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-forza-gentile-delle-imprese-coesive-relazioni-stabili-piu-competitivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 08:25:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La forza gentile delle aziende &#8221; coesive&#8221;. La forza gentile delle imprese coesive &#8221; Relazioni stabili , più competitivi&#8221; Imprese coesive ? Sono le aziende capaci di costruire relazioni feconde e legami stabili con almeno tre interlocutori del mondo che le circonda : lavoratori , banche , scuole e università , altre imprese , associazioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La forza gentile delle aziende &#8221; coesive&#8221;. La forza gentile delle imprese coesive &#8221; Relazioni stabili , più competitivi&#8221; Imprese coesive ? Sono le aziende capaci di costruire relazioni feconde e legami stabili con almeno tre interlocutori del mondo che le circonda : lavoratori , banche , scuole e università , altre imprese , associazioni di categoria , organizzazioni non profit , istituzioni e clienti . In questo atteggiamento virtuoso c &#8216; è del Dna francescano . Possibile ? Se ne parlerà domani all &#8216; Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo per iniziativa della Camera di commercio di Cuneo in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco d &#8216; Assisi . Il tema &#8211; « L &#8216; economia di Francesco . Economia , sostenibilità e bene comune » &#8211; verrà analizzato a partire dal report &#8221; Coesione è Competizione 2026&#8243; curato dall &#8216; Istituto Tagliacarne per la Fondazione Symbola , Unioncamere e Intesa Sanpaolo . Qui la coesione è misurata , spiega Alessandro Rinaldi , direttore Studi e statistiche del Tagliacarne : « Non si tratta di una categoria astratta , ma un modo concreto di leggere quanto una impresa sia radicata in una rete di scambi che la rende più solida e competitiva » . I numeri ? Nel 2025 le imprese coesive erano il 43 , 5% del manifatturiero italiano ( +37 , 4% sul 2020 ) , mostrando aspettative di crescita più elevate delle altre su fatturato , occupazione ed export . La coesione , come i distretti industriali , non è distribuita in modo uniforme sul territorio : due terzi delle imprese coesive italiane ( 66 , 4% ) sono al Nord , e da sole Lombardia ( 25% ) , Veneto ( 15 , 2% ) ed Emilia-Romagna ( 12% ) ne ospitano quasi la metà . Il Piemonte si colloca al quinto posto per numero di imprese coesive sul territorio ; se invece si osserva l &#8216; incidenza , cioè alla quota di imprese coesive sul totale di quelle regionali , è al settimo posto con un 45 , 5% , sopra la media Italia ( 43 , 5% ) . A livello provinciale , Asti , Cuneo , Biella e Vercelli figurano tra le province italiane con la maggiore concentrazione di queste aziende , a conferma di una &#8221; vocazione relazionale&#8221; del tessuto produttivo subalpino . « Ne ragioniamo a Pollenzo &#8211; interviene Luca Crosetto , presidente della Camera di commercio di Cuneo &#8211; perché esiste un filo rosso indissolubile che unisce questo luogo , la visione di Carlin Petrini e l &#8216; eredità spirituale di San Francesco d &#8216; Assisi che fu tra i primi a proporre una ecologia integrale che considera la natura non come merce da sfruttare » . Domani parteciperanno al dibattito Ermete Realacci ( Fondazione Symbola ) , Stefano Zamagni ( Università di Bologna ) e Silvio Barbero ( uno dei fondatori di Slow Food ora impegnati a Pollenzo ) . Verrà poi evidenziata l &#8216; esperienza di due aziende piemontesi di punta . La Ferrero di Alba , per voce di Pietromaria Brunetti , anzitutto . Il gruppo dolciario dimostra bene come il rapporto con il terzo settore possa rendere più solida una filiera globale e diventare leva competitiva . Per esempio , nel mercato del cacao , dove il lavoro minorile è un rischio diffuso , Ferrero ha impostato con Save the Children un programma in Costa d &#8216; Avorio , dove il fenomeno arriva a coinvolgere fino al 59% dei più piccoli . Tra il 2020 e il 2025 il progetto ha interessato 65 comunità agricole , con oltre 8 milioni di euro investiti e più di 40mila beneficiari diretti , tra cui 18mila bambini ; nel 2025 è stato rilanciato con un nuovo programma da quasi 20 milioni di euro , che ha sostenuto oltre 3 . 500 minori fuori dal sistema scolastico . Un impegno analogo è attivo in Ghana , dove Ferrero partecipa alla Wassa Amenfi Cocoa Landscape Initiative contro la deforestazione nelle aree di coltivazione del cacao . C &#8216; è poi il caso della multinazionale tascabile Mondo ( interverrà Giorgio Lesage ) , specializzata in pavimentazioni sportive d &#8216; avanguardia . In partnership con Nieddittas , cooperativa di pescatori sardi , ha realizzato un nuovo materiale con gusci di molluschi bivalvi che , anziché diventare rifiuti , vengono trasformati in una risorsa ecologica . Ne è nata una filiera ecosostenibile , che ha portato alla tecnologia Ellipse Impulse , nuovo manto per piste di atletica leggera che migliora le performance atletiche attraverso una combinazione di assorbimento , rilascio uniforme dell &#8216; energia e comportamento elastico già usato alle Olimpiadi di Parigi del 2024 .</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Imprese. La co-creazione spinge a innovare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/imprese-la-co-creazione-spinge-a-innovare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 08:09:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sviluppo. Fattori chiave: le relazioni, le filiere, il coinvolgimento degli stakeholder, equilibrio tra persone, comunità e ambiente. Symbola: le imprese coesive crescono e sono tecnologiche Mani che impastano e imprese che lievitano. Nel cuore di Bologna dieci anni fa Pasquale Polito e Davide Sarti, due giovani fuorisede, decidono di aprire un forno. Per loro la sfida [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sviluppo. Fattori chiave: le relazioni, le filiere, il coinvolgimento degli stakeholder, equilibrio tra persone, comunità e ambiente. <span class="highlight-word">Symbola</span>: le imprese coesive crescono e sono tecnologiche<br />
Mani che impastano e imprese che lievitano. Nel cuore di Bologna dieci anni fa Pasquale Polito e Davide Sarti, due giovani fuorisede, decidono di aprire un forno. Per loro la sfida parte da un vecchio laboratorio artigianale. Pochi soldi, tante idee. Così nasce forno Brisa, uno delle realtà che oggi compongono Breaders, società benefit certificata B-corp che aggrega alcune delle migliori bakery italiane. Di più, le fa dialogare come una squadra. Così la bottega si fa rete e quella pasta lievitata diventa un gruppo da sette realtà consorziate in Italia con 340 collaboratori, più di 30 negozi e un previsionale sui 33 milioni di euro. «Non è una fusione, ma un`alleanza. Ognuno mantiene la propria identità, condividendo strumenti, competenze, visione. È un modo nuovo di crescere, più cooperativo che competitivo», afferma Polito, abruzzese di nascita e bolognese d`adozione, Ceo e co-founder di Breaders. Qui si integrano filiere diverse: il pane dai campi al mulino, il caffè specialty dalla torrefazione alla tazzina, il cioccolato dalla fava alla tavoletta. «Siamo in una nuova era della caffetteria, un ibrido di esperienze. Il nostro progetto è antitetico al modello del franchising ed è centrato su diversità, localismo e contro la standardizzazione. Certo, ottimizziamo le risorse: la piattaforma per il controllo gestione e l`infrastruttura digitale. Ma ogni brand ha forti radici», dice Polito. Paradossi del nostro tempo: se la geopolitica divide, vincono modelli imprenditoriali che integrano. Fare squadra, anche tra squadre diverse. Lo aveva già evidenziato lo scorso anno la ricerca “The future of innovation is collective” pubblicata su Stanford Social Innovation Review e realizzata da Cynthia Rayner, Sophia Otoo e François Bonnici, analisti del network legato al World Economic Forum. Lo studio aveva preso in esame 40 organizzazioni internazionali partendo da una constatazione: i problemi contemporanei sono diventati troppo grandi, interdipendenti e veloci per essere risolti da una singola organizzazione. Cambiamento climatico, disuguaglianze, trasformazioni tecnologiche, tensioni geopolitiche e crisi sociali non rispettano più i confini tradizionali tra aziende, istituzioni e comunità. Da qui il concetto di collective social innovation come forma di leadership che facilita la creazione di reti chiamate ad affrontare contesti sfidanti. Smontando l`archetipo ormai superato del fuoriclasse visionario a favore di cinque direttrici: coinvolgimento degli stakeholder, cambiamento sistemico, flessibilità diffusa, protagonismo della filiera, equilibrio tra persone, comunità e ambiente. Le partnership cross-settoriali rispondono alla complessità del nostro tempo. Ma non si improvvisa perché alla base c`è una strategia consolidata. È la metafora dello scaffolding, ossia l`impalcatura che moltiplica l`impatto. Tra i casi studiati c`è Mapbiomas, rete collaborativa globale che utilizza dati satellitari e tecnologie cloud per monitorare l`utilizzo del territorio, coinvolgendo oltre cento organizzazioni. «Il focus sulla co-creazione non è nuovo: si pensi alle alleanze che hanno portato e continuano a portare alla definizione di standard tecnologici condivisi, come il bluetooth. Oggi però osserviamo un`accelerazione perché innovare richiede risorse maggiori e le organizzazioni cercano di condividere rischi e incertezze. Ora il valore viene creato insieme e non semplicemente acquisito dall`esterno», afferma Paolo Landoni, professore ordinario di imprenditorialità e innovazione al Politecnico di Torino. La tendenza è a una progettualità collaborativa stabile, evitando progetti episodici. «La governance dell`innovazione richiede grande attenzione per evitare che si resti a prototipi. Le organizzazioni che imparano a collaborare in modo strutturato sviluppano un vantaggio competitivo che è difficile da imitare. Il principale ostacolo non è tecnologico ma culturale. Il primo passo è saper individuare i partner giusti, anche con il supporto di intermediari capaci di facilitare l`incontro», precisa Landoni. Ma alla fine essere impresa coesiva conviene. È il capitale invisibile della coopetizione che accresce quello economico. Lo segnala la ricerca “Coesione è competizione 2026” di Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span> con Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne: le imprese che investono nelle relazioni sono quelle che ottengono risultati migliori. Quelle coesive sono passate dal 37,4% al 43,5% negli ultimi cinque anni. Tra queste 1 su 3 prevede crescita del fatturato. Anche la relazione con la tecnologia è virtuosa: utilizzano l&#8217;IA quasi il doppio (31% contro 16%) e investono in ricerca più delle altre (56% contro 32%). Non si condividono più solo i costi: le realtà coesive co-progettano prodotti, servizi o processi (49,7%), redigono accordi di filiera (33,8%), condividono competenze e investimenti in ricerca (17,5%), avviano strategie comuni di internazionalizzazione (15,6%) e si spingono persino al recruiting condiviso (10,9%). Perché in futuro avranno la meglio quelle realtà capaci di fare sistema. «C`è un passaggio dall`innovazione centrata sulla singola impresa a quella su ecosistemi di relazioni. La sfida è orientarne gli obiettivi per non limitarsi al profitto», dice Landoni. È l`approccio embeddedness, ossia del radicamento. Già 40 anni fa il sociologo teorizzatore dei legami deboli Mark Granovetter sosteneva come nessuna organizzazione di successo agisca come un atomo isolato ma con reti di relazioni da costruire e rafforzare di continuo. Per abitare al meglio la nuova impresa allargata serve sempre ascolto.</p>
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		<title>Realacci: «L&#8217;isola ha perso tempo le rinnovabili sono il futuro»</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/realacci-lisola-ha-perso-tempo-le-rinnovabili-sono-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 08:10:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Realacci: «L&#8217;isola ha perso tempo le rinnovabili sono il futuro» Lo storico leader degli ambientalisti ospite della Festa dell&#8217;Unità ad Alghero Nel mirino le scelte energetiche della Sardegna. «Il metanodotto? Una follia» di Valentina Ruiu Inviata ad Alghero «La Sardegna è una terra bellissima. Ma sull&#8217;energia è messa male». È questa la fotografia scattata da Ermete Realacci dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Realacci: «L&#8217;isola ha perso tempo le rinnovabili sono il futuro» Lo storico leader degli ambientalisti ospite della Festa dell&#8217;Unità ad Alghero Nel mirino le scelte energetiche della Sardegna. «Il metanodotto? Una follia» di Valentina Ruiu Inviata ad Alghero «La Sardegna è una terra bellissima. Ma sull&#8217;energia è messa male». È questa la fotografia scattata da Ermete Realacci dal palco della Festa dell&#8217;Unità di Alghero, in occasione del dibattito su emergenza climatica e futuro instabile, a cui hanno preso parte anche l&#8217;assessora regionale all&#8217;ambiente RosannaLaconi, la docente Donatella Spano e la vicesegretaria regionale del Pd Ivana Russu. Il presidente della Fondazione Symbola e storico esponente dell&#8217;ambientalismo italiano arriva nell&#8217;isola forte di una conoscenza personale che, racconta, dura da oltre quarant&#8217;anni. Vacanze, pesca subacquea nella Nurra, serate adAlghero e una frequentazione quasi annuale della Sardegna: «Vengo qui praticamente tutti gli anni, in genere all&#8217;inizio di settembre, e in genere in incognito. Questa volta sono stato stanato». Il cuore del suo intervento è soprattutto politico. E ha a che fare con il futuro energetico dell&#8217;isola. Per Realacci, la direzione imboccata dalla Sardegna sarebbe sbagliata. Il confronto con altri territori europei, a suo giudizio, è impietoso: «La Sardegna produce la metà dell&#8217;energia da fonti rinnovabili quanto la Spagna o il Portogallo, che sono grosso modo in situazioni analoghe». Un ritardo che, sostiene, non ha soltanto conseguenze ambientali, ma anche economiche e occupazionali: «Significa anche pagare di più l&#8217;energia, significa meno occupazione». «Cosa consiglierebbe alla Presidente della Regione?» «Todde, torna in te &#8211; dice sorridendo -. Lei la materia la conosce, io credo che abbia fatto certe scelte per motivi di opportunità politica, ma sono scelte che possono danneggiare la Sardegna». Per Realacci, la questione non è se puntare sulle rinnovabili, ma come farlo. Il pae- saggio va tutelato, precisa, e non tutto può essere trasformato in un sito per impianti energetici. «Ma il principio, aggiunge, è severo e resta fermo: «Non c&#8217;è alcun dubbio che la Sardegna abbia perso tempo». Un ritardo che, secondo l&#8217;ambientalista, rischia di trasformarsi in un altro svantaggio se muterà il sistema di distribuzione dei benefici economici legati alle rinnovabili. «Se si farà una cosa che io credo sarebbe giusta, far pagare l&#8217;energia di meno ai territori che hanno più rinnovabili, la Sardegna perderà anche risorse economiche». «Come vede l&#8217;ipotesi di un metanodotto, ci crede?» «È una follia &#8211; è il giudizio secco di Realacci, che aggiunge-. Non sta in piedi ali vello economico, non dico dal punto di vista ambientale». Secondo il presidente onorario di Legambiente, lo scenario del metano dotto rischierebbe di legare ancora di più il sistema energetico della Sardegna alle fonti fossili in una fase storica in cui il mondo accelera sulla transizione energetica. «Si tratta di un&#8217;azione speculativa, non sta in piedi economicamente e sicuramente contribuirà a produrre fonti fossili», sostiene Realacci, che collega il ricorso prolungato a gas, petrolio e carbone all&#8217;aumento delle temperature e agli effetti sempre più visibili dei cambiamenti climatici. Desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai e fenomeni meteorologici estremi: è il cambiamento climatico, bellezza, e non è più un&#8217;opzione del futuro ma una realtà sotto gli occhi di tutti. E no, non è catastrofismo. Realacci rifiuta l&#8217;etichetta di profeta di sventura e cita Alex Langer, secondo il quale una conversione ecologica è destinata ad affermarsi quando diventa «socialmente desiderabile». E guarda alle imprese: «Quelle che vanno meglio sono quelle che hanno fatto investimenti in questa direzione». Dal canto suo, l&#8217;assessora regionale all&#8217;Ambiente Rosanna Laco ni, presente al dibattito ha difeso la linea adottata in questi anni dalla Regione: «La transizione energetica è una politica da attuare, ma con equità, democrazia e condivisione». E rivendica la legge sulle rinnovabili e il nuovo Piano energetico regionale come strumenti per governare, e non bloccare, il fenomeno. Sul cambiamento climatico, annuncia inoltre l&#8217;attuazione della strategia regionale di adattamento attraverso una cabina di regia che coinvolgerà tutti gli assessorati. Ermete Realacci presidente Fondazione Sym boia «La Sardegna produce solo a metà dell&#8217;energia da fonti rinnovabili: e dunque bollette più care e meno occupazione»</p>
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		<title>Eppur si muove. Dieci anni dal terremoto del Centro Italia. L&#8217;attesa, la ricostruzione, lo spopolamento. E una resistenza che dice: c&#8217;è vita nel cratere</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/eppur-si-muove-dieci-anni-dal-terremoto-del-centro-italia-lattesa-la-ricostruzione-lo-spopolamento-e-una-resistenza-che-dice-ce-vita-nel-cratere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:53:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Poche settimane fa, una gigantesca gru è comparsa sulla rupe da cui la Rocca medioevale di Arquata veglia sul paese demolito e su tutta l`alta valle del Tronto. Lo fa da più di ottocento anni e le auguriamo di farlo almeno per altri mille, ora che il suo restauro sembra avviato dopo una lunghissima attesa. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Poche settimane fa, una gigantesca gru è comparsa sulla rupe da cui la Rocca medioevale di Arquata veglia sul paese demolito e su tutta l`alta valle del Tronto. Lo fa da più di ottocento anni e le auguriamo di farlo almeno per altri mille, ora che il suo restauro sembra avviato dopo una lunghissima attesa. Poco più sotto, nella frazione di Borgo, il complesso costituito dalla chiesa di San Francesco e dall`annesso convento, il nucleo da cui otto secoli fa è nata Arquata come comunità, è ancora puntellato e invaso dalle erbacce, fermo al terremoto del 2016. Un progetto di recupero c`è, ma nulla accade. Misteri dolorosi della ricostruzione. Parlo di Arquata del Tronto perché, alle 3 e 36 del 24 agosto di dieci anni fa, quando il risveglio della faglia dei Sibillini cambiò i connotati dell`Appennino centrale, io ero lì, in vacanza nel paese d`origine di mia madre, testimone di una distruzione che non avrebbe riguardato solo le vite perdute, le case, la vita materiale, ma l`intero tessuto sociale e culturale di quella parte d`Italia. Dieci interminabili anni sono trascorsi dall`esordio della &#8220;sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso&#8221;, che uccise 237 persone ad Amatrice e undici ad Accumoli, nel Lazio, mentre ad Arquata, nelle Marche, ci furono quarantotto morti nella frazione di Pescara del Tronto e tre nel capoluogo, dov`era la mia casa. Era solo l`inizio. Il 26 e il 30 ottobre, nuove scosse avrebbero esteso la rovina al lato umbro-marchigiano dei Sibillini, accanendosi anche sui paesi rinati dopo il terremoto del 1997 in Valnerina: Norcia, San Pellegrino, Precí, Ussita, Visso, Camerino, Castelsantangelo sul Nera, Castelluccío, Pieve Torina, Fiastra, Muccia, Montegallo, Amandola, Tolentino, Montefortino, San Ginesio, Montemonaco e altri ancora si aggiunsero all`elenco dei paesi feriti e svuotati, qualcuno lo è tuttora. Sembrò un colpo di grazia quando, il 18 gennaio del 2017, durante uno degli inverni più crudeli e nevosi degli ultimi quarant`anni, il sisma toccò all`Abruzzo, dove si soffrivano ancora i danni del terremoto che nel 2009 aveva distrutto L`Aquila. Fu quella scossa ad attivare la valanga di Rigopiano, in cui morirono 29 persone. C`è stato il tempo dell`emergenza e dei soccorsi, dell`eccezionale macchina della Protezione Civile, della messa al riparo degli sfollati, del recupero di tesori culturali, dell`inventario dei danni che non era mai definitivo, perché le 92.000 scosse di assesta- mento della sequenza Amatrice-Norcia-Visso hanno a lungo impedito di considerarlo tale. Poi è cominciata l`attesa. Fino a metà 2020, di fatti ne vedemmo pochi, a parte la nascita dei villaggi di moduli prefabbricati per i residenti che avevano scelto di rimanere vicini ai loro paesi crollati, a ciò che rimaneva delle loro comunità, delle loro attività, del loro mondo. Altri erano andati altrove, usando il Contributo di autonoma sistemazione. Un cratere di ottomila chilometri quadrati, quarantamila sfollati, ventotto miliardi complessivi di danni, l`obbligo di regole antisismiche stringenti, si misuravano con una frammentazione delle competenze senza precedenti: quattro Regioni (Marche, il 65 per cento del cratere, Lazio, Abruzzo e Umbria), 138 Comuni, una miriade di enti di gestione di acque, strade, suolo, attività produttive, comunità montane e altre comunità locali, uffici speciali per la ricostruzione. Si dovettero riscrivere le regole, perché in un paese così esposto alle emergenze sismiche come il nostro non è mai esistito un codice univoco per affrontarle. A ogni terremoto si ricomincia daccapo e si cambia tutto, e il sisma del 2016 non ha fatto eccezione, ma l`inerzia dei primi anni fu così esasperante da farci dubitare, più che della possibilità, della reale volontà di ricostruire. L`istituzione di un Commissario straordinario con funzioni di indirizzo e coordinamento di quella miriade di soggetti fu un passo obbligato, ma la paralisi si è protratta almeno fino ai primi mesi 2020, nonostante a poche ore dal sisma, di fronte alle bare raccolte ad Amatrice, fosse stata pronunciata l`incauta promessa che tutto sarebbe tornato &#8220;dov`era e com`era&#8221;. A ogni 24 agosto, quando si rinnova il lutto nei paesi che ancora portano i segni della distruzione radicale, ce ne ricordiamo. Se ne ricorda soprattutto chi vive ancora nelle Sae: ad Arquata, a Pescara del Tronto, ad Accumoli, ad Amatrice, a San Pellegrino di Norcia e ovunque la ricostruzione segni ancora il passo. Sae sta per Soluzioni abitative di emergenza, garantite per quattro anni ma abitate ormai da nove, inclini a produrre muffa e infiltrazioni, ad arroventarsi per il caldo, ad allagarsi o a bucarsi per la grandine, come è successo a giugno a Ussita, nel Maceratese. Nelle Sae vivono ancora circa duemila nuclei famigliari. L`emergenza normalizzata e il provvisorio tendente all`eterno incentivano l`abbandono e lo scoraggiamento, che però nemmeno in questi anni desolati l`hanno avuta vinta. L`ho imparato nella mia esperienza in un&#8217;associazione di terremotati: si piange, ci si infuria, si pensa di mollare tutto ma poi si rimane. Oppure, appena si può, si ritorna. A sperare nella ricostruzione eravamo rimasti in pochi, quando, nel febbraio del 2020, la svolta arrivò con la nomina di Giovanni Legnini a Commissario straordinario Ricostruzione Sisma 2016. Legnini, ex senatore del Pd e oggi sindaco di Chieti, capì che certe norme non avrebbero mai consentito la ricostruzione dei centri storici &#8211; e i paesi distrutti erano tutti centri storici &#8211; perché nel labirinto di più di cinquecento tra disposizioni e testi di legge ogni vincolo diventava un vicolo cieco. Bisognava correggere alcune regole e coordinarne altre, e si cominciò finalmente a lavorare in quella direzione. Gli anni persi nessuno li ha più recuperati, ma la nascita del Testo unico della ricostruzione privata per il sisma 2016 fu l`inizio dell`uscita dalla paralisi. Dal gennaio 2023, a capo della Struttura commissariale e a lavorare costantemente all`adeguamento normativo c`è il senatore di FdI Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno all`epoca del terremoto. Dieci anni dopo, si può dire che la ricostruzione va. Va soprattutto nel recupero e rafforzamento antisismico degli edifici scolastici e degli ospedali, nel restauro di edifici di culto, di palazzi storici, di beni culturali, nella riparazione delle infrastrutture e nelle scelte di prevenzione, come l`avvio dei lavori per il primo acquedotto europeo concepito con criteri antisismici, la cosiddetta &#8220;Variante del Pescara&#8221;, che al confine tra Lazio e Marche dovrà garantire sicurezza e continuità dell`approvvigionamento idrico in quell`area di elevata vulnerabilità sismica. Nella ricostruzione pubblica, tra lavori in corso e opere terminate, si è raggiunto il 40 per cento dell`intera programmazione, ma a essere stato sbloccato, stando ai dati della Struttura commissariale, è il 98 per cento delle opere previste. Ci sono stati traguardi anche simbolicamente importanti, come il completamento del restauro della Basilica di San Benedetto a Norcia. A Visso, che nel suo Museo Diocesano custodiva il manoscritto dell&#8217;Infinito di Giacomo Leopardi e un`imponente collezione di arte sacra, è appena partito il primo restauro nel centro storico, quello del Palazzo dei Priori, mentre fuori dalle mura la ricostruzione privata sta provando a recuperare i ritardi. La strada però è ancora lunga. Lo dice lo stesso rapporto del Commissario straordinario, aggiornato a giugno. Ci sono paesi già rinati, altri nel pieno dei lavori in corso, altri ai primi passi. Otto i miliardi già liquidati per la ricostruzione privata, quasi il 70 per cento dei quali erogato dal 2023 a oggi. I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi 14.968, è stato cioè avviato il 64 per cento degli interventi previsti. Nell`ultimo anno, si legge nel rapporto, più di 1.300 nuclei familiari hanno fatto rientro nelle loro case, per un totale di circa 2.800 beneficiari (il 13,5% di rientri in più rispetto al 2025), ma negli ultimi tre anni &#8220;sono stati circa 5.500 i nuclei familiari che hanno potuto ritrovare la loro casa riparata o ricostruita&#8221;. Ne rimangono in attesa 8.700: &#8220;ancora troppi&#8221;, ammette il rapporto. Troppi, decisamente. E se i cantieri che si moltiplicano in giro per il cratere smentiscono i profeti di sventura, non ci si può nascondere che solo ora la ricostruzione comincia a riguardare le aree colpite da danni gravi. Aree dove la progettazione ha avuto bisogno di indagini geologiche complesse e soluzioni tecnologiche che garantissero più sicurezza, pena l`impossibilità di tornare a viverci. Per le sette frazioni più distrutte di Arquata, i Piani urbanistici attuativi hanno richiesto sei anni di lavoro tra studi preliminari e progetti veri e propri, e a Pescara del Tronto, la frazione dei quarantotto morti sotto le macerie, oggetto di parziale delocalizzazione, al Comune ce ne sono voluti altri due solo per elaborare una variante al progetto principale. Tante le false partenze sperimentate anche ad Amatrice e ad Accumoli, che con Arquata condividono la triste qualifica di &#8220;primo cratere&#8221;, quello dei morti e degli abitati rasi al suolo. Ma ci sono anche casi felici come quello di Tufo, la piccola frazione di Arquata che, grazie alla coesione e alla determinazione dei suoi abitanti e al comitato che li rappresenta, vede ormai arrivata a buon punto la ricostruzione, nella parte pubblica come in quella privata. Un faro per tutti noi. Ora l`emergenza, almeno sulla carta, si sta avviando alla fine. Lo scorso 5 agosto, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha deciso che dal 31 dicembre i territori colpiti del sisma 2016 passeranno dallo &#8220;stato di emergenza nazionale&#8221; allo &#8220;stato di ricostruzione&#8221;. Nome nuovo per una fase che si spera lo sia altrettanto, e in cui non si dovrà solo completare la riedificazione delle case ma puntare alla ricostruzione sociale, economica e demografica dell`Appennino centrale, attraverso una programmazione di lungo periodo e risorse dedicate a imprese, servizi, occupazione, innovazione, e con specifiche misure di sostegno previste proprio per i comuni del &#8220;primo cratere&#8221;. L`obiettivo è sia quello di garantire il &#8220;diritto a restare&#8221; nei territori del sisma, sia di favorire condizioni che rendano attrattiva per nuovi abitanti e famiglie quella parte di Appennino. La vicenda della ricostruzione si è intrecciata, in questi anni, con una più vasta &#8220;questione appenninica&#8221;, facendola emergere in tutta la sua urgenza. Si dice giustamente che a poco serve ricostruire i paesi se poi rimangono deserti o popolati da anziani o da turisti, per pochi mesi l`anno. Lo spopolamento è, non da ora, il primo nemico dell`Appennino, che è invece strategico per il sistema idrogeologico del paese, perché dalla sua salute &#8211; cioè dalla cura dei suoi boschi, dei suoi corsi d`acqua, del suo suolo &#8211; dipende quella del suolo, dell`acqua, dell`aria che respiriamo in tutta Italia. E come è possibile garantire la manutenzione di un territorio così vitale se ci si arrende alla desertificazione, se non si sostengono e incentivano le attività agricole e pastorali che garantiscono la cura del territorio, se non si lavora sul serio a quel &#8220;neopopolamento&#8221; su cui da anni insiste la Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>, che non ha mai distolto l`attenzione dalle terre ferite dal sisma? E` successo, mentre aspettavamo la ricostruzione, che il bosco si sia mangiato il settanta per cento del cratere. Non l`ha fatto all`improvviso, è ovvio, ma il fenomeno accelera. Pessima notizia, perché l`espandersi incontrollato di un bosco brado, favorito dall`abbandono di campi coltivati e pascoli, è il motivo per cui gli eventi climatici estremi sempre più trascinano con sé dissesti, frane, inondazioni, con gli ingenti costi di riparazione che ne conseguono. A credere fortemente a un`inversione di tendenza e nella valorizzazione di una filiera bosco-legno-energia nell`area del cratere, che insieme protegga il territorio e favorisca un ritorno economico e occupazionale significativo, è stata ancora una volta la Fondazione <span class="highlight-word">Symbola</span>. Dal suo lavoro, in sinergia con la Struttura commissariale Sisma 2016 e con il Ministero dell`Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, è nata nel 2024 l`ordinanza commissariale che incentiva l`utilizzo del legno nella ricostruzione e individua nell`area del cratere un modello di gestione territoriale &#8211; il laboratorio Appennino centrale &#8211; per lo sviluppo di un`economia circolare basata sulla gestione, la trasformazione e la commercializzazione delle risorse naturali locali, come appunto le filiere del legno dell`Appennino, dotate di una potenzialità immensa e finora totalmente sottoutilizzata. Buone idee che già trovano seguito perché, grazie al programma Next Appennino, nell`area del cratere del sisma 2016 sono già state avviate, tra Arquata e Acquasanta, piattaforme di trasformazione e valorizzazione del legno locale, insieme con attività di recupero di antichi sentieri forestali che consentiranno una gestione controllata del bosco. E` la strada giusta. In questi dieci anni, a sostenere la resistenza delle persone che hanno subito il sisma c`è stata anche la consapevolezza di far parte di una storia che parte da lontano e che in tanti sentono di dover onorare. E` lo spirito che anima la pastora Silvia Bonomi, che nel 2016 aveva appena avviato il recupero della nobile razza di pecore sopravissane (la cui lana riscaldava i nostri antenati nei gelidi inverni sibillini), quando il terremoto ha provato a dissuaderla. Non c`è riuscito, e oggi la sua è una vera eccellenza produttiva. E` lo spirito dei tanti artigiani, commercianti, coltivatori, allevatori che non si sono fatti mettere in fuga, ad Arquata come a Castelluccio di Norcia, ad Acquasanta come ad Amatrice o a Montegallo, dove si coltiva la lavanda dei Sibillini. E` lo spirito che anima la candidatura della Civitas Appenninica a Capitale della cultura nel 2033, una candidatura &#8220;diffusa&#8221;, con Norcia come capofila, che parla dei legami millenari che uniscono centinaia di Comuni tra Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio, gli stessi del cratere 2016, portatori di un patrimonio storico e culturale condiviso e inestimabile. E` lo stesso spirito che animò le comunità che diedero vita, tra XVII e XVIII secolo, ai magnifici &#8220;teatri condominiali&#8221; del Centro Italia, da poco diventati patrimonio Unesco dell`umanità, sei dei quali sono nel cratere 2016. Ai profeti di sventura diciamo che c`è vita nel cratere e sempre più ce ne sarà. Fin da metà 2020 di fatti ne vedemmo pochi, a parte villaggi di moduli prefabbricati peri residenti che volevano restare vicini alle loro comunità la consapevolezza di far parte di una storia da onorare. E` lo spirito dei tanti artigiani, commercianti, coltivatori, che non si sono fatti mettere in fuga<br />
Nell`ultimo anno più di 1.300 nuclei famigliari hanno fatto rientro nelle loro case. Ne rimangono in attesa 8.700: ancora troppi. Come è possibile garantire la manutenzione di un territorio vitale se ci si arrende alla desertificazione, se non si lavora sul &#8220;neopopolamento&#8221;?</p>
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