<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Rassegna &#8211; Symbola</title>
	<atom:link href="https://symbola.net/tipologia/rassegna/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://symbola.net</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 29 Jul 2026 09:43:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.3.8</generator>

<image>
	<url>https://symbola.net/wp-content/uploads/2019/08/cropped-symbola_fav-32x32.png</url>
	<title>Rassegna &#8211; Symbola</title>
	<link>https://symbola.net</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La cultura italiana vale 115,8 miliardi. A trainarla software e videogiochi</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-cultura-italiana-vale-1158-miliardi-a-trainarla-software-e-videogiochi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:33:32 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114423</guid>

					<description><![CDATA[Non sono soltanto musei, teatri, cinema e libri. Oggi il capitolo più pesante dell’economia culturale italiana è quello di software e videogiochi. È una delle indicazioni meno scontate della sedicesima edizione di “Io sono Cultura”, il rapporto promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi Tagliacarne. Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono soltanto <strong>musei, teatri, cinema e libri</strong>. Oggi il capitolo più pesante dell’economia culturale italiana è quello di <strong>software e videogiochi</strong>. È una delle indicazioni meno scontate della sedicesima edizione di <strong>“Io sono Cultura”</strong>, il rapporto promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi Tagliacarne.</p>
<p><strong>Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto,</strong> il 5,7% del totale nazionale, e dato lavoro a quasi 1,54 milioni di persone, ancora il 5,7% dell’occupazione complessiva nel nostro Paese. In un anno il valore prodotto è aumentato del 3,3%, contro il 2,3% dell’intera economia; gli addetti sono cresciuti dell’1,7%, contro l’1,1%. Dal 2021 la filiera segna un più 25,3%, contro il 22,5% del Paese. Sono però variazioni a prezzi correnti: con un’inflazione cumulata vicina al 18%, non equivalgono a una crescita reale della stessa entità.</p>
<p>Per capire queste cifre bisogna osservare che cosa entra nel perimetro. Per questo il rapporto distingue un <strong>“Core Cultura”</strong>, che vale 66,8 miliardi e comprende sette ambiti — dall’editoria al patrimonio storico, dall’audiovisivo al design — e quasi 49 miliardi di <strong>“Embedded Creatives”</strong>: professionisti creativi impiegati in altri settori, dalla manifattura ai servizi. Quasi il 42% del valore stimato nasce dunque fuori dalle industrie strettamente culturali e la creatività viene misurata anche come competenza incorporata nel resto del sistema produttivo.</p>
<p>Nel perimetro <strong>“Core”</strong> il primato spetta a software e videogiochi: 18,6 miliardi, il 27,8% del valore aggiunto. Seguono editoria e stampa con 11,5 miliardi e architettura e design con 11,2. Nel 2025 proprio architettura e design registrano l’incremento maggiore, più 5,9%, davanti al più 5,8% del software; il patrimonio storico e artistico arretra invece del 2,4%. C’è anche una divergenza da osservare: mentre la produzione del comparto digitale accelera, i suoi occupati diminuiscono dello 0,6%. Il rapporto indica tra le possibili spiegazioni l’aumento di produttività favorito dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale. La crescita, quindi, non si traduce automaticamente in nuovi posti di lavoro.</p>
<p>La forza economica della cultura emerge soprattutto oltre i suoi confini. Secondo il modello dello studio, ogni euro prodotto direttamente ne attiva altri 1,73 nel resto dell’economia. Ai 115,8 miliardi iniziali se ne aggiungono così 193,7, per un impatto stimato in 309,5 miliardi, il 15,4% del valore aggiunto nazionale. Non è produzione diretta: la quota comprende gli effetti indiretti e indotti, dal turismo ai trasporti e alla ristorazione. I viaggiatori con spesa culturale rappresentano infatti il 42,8% delle presenze, ma il 53,2% della spesa turistica complessiva, pari a 57,9 miliardi.</p>
<p>La filiera ha però anche un suo dark side, che si chiama frammentazione. Le imprese del “Core Cultura” sono 292.279 e nel 96,2% dei casi hanno meno di dieci addetti. È un tessuto diffuso e vitale, ma la dimensione ridotta può limitare investimenti, innovazione e capacità di resistere alle crisi. Anche il profilo del lavoro presenta un contrasto. Gli occupati sono mediamente più giovani e molto più istruiti rispetto al resto dell’economia: il 52,6% possiede una laurea o un titolo post-laurea, contro il 25,9% nazionale. Allo stesso tempo, il 35,4% lavora in forma autonoma, rispetto al 21,5% della media italiana; nel solo “Core” la quota arriva al 48,2%. La fragilità non deriva dunque soprattutto dai contratti a termine, meno diffusi della media, ma dal peso di attività autonome e discontinue. Nelle arti performative e visive il 10,3% degli occupati esprime un giudizio negativo sulla stabilità del proprio lavoro.</p>
<p>La <strong>mappa territoriale</strong> completa il quadro. La Lombardia è prima per dimensione assoluta, con 33,2 miliardi di valore aggiunto, mentre il Lazio guida per incidenza sull’economia regionale, con l’8,1%. Milano arriva al 10,1% del valore prodotto nella provincia, seguita da Roma al 9% e Torino all’8,4%. Nel Mezzogiorno la filiera vale 17 miliardi e pesa appena il 3,7% sull’economia dell’area, nonostante la concentrazione di patrimonio culturale. Dal 2021 il Sud è cresciuto più delle altre ripartizioni, del 30,9%, ma il rapporto invita a considerare l’effetto di una base di partenza più bassa: il divario nei livelli resta ampio.</p>
<p>La fotografia che esce da “Io sono Cultura 2026” è meno lineare di una semplice storia di successo. <strong>La cultura cresce, attiva domanda e rende più competitivi</strong> anche altri settori, ma il <strong>motore si è spostato verso il digitale</strong>, dove la produttività può aumentare senza nuova occupazione. Molto lavoro resta autonomo e il valore si concentra nei territori più forti. La sfida non è più dimostrare che la cultura sia economia, ma trasformare la ricchezza generata in imprese più solide, lavoro di qualità e opportunità meglio distribuite.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Con la cultura si può mangiare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/con-la-cultura-si-puo-mangiare-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 09:30:33 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114420</guid>

					<description><![CDATA[Il rapporto &#8216;Io sono cultura 2026&#8217; evidenzia una crescita significativa del Sistema Produttivo Culturale e Creativo in Italia, con un valore aggiunto di 115,8 miliardi di euro, pari al 5,7% dell&#8217;economia nazionale. Il settore ha visto un incremento dell&#8217;1,7% negli occupati, raggiungendo quasi 1,54 milioni. Il Core Cultura, in particolare nelle industrie di software e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto &#8216;Io sono cultura 2026&#8217; evidenzia una crescita significativa del Sistema Produttivo Culturale e Creativo in Italia, con un valore aggiunto di 115,8 miliardi di euro, pari al 5,7% dell&#8217;economia nazionale. Il settore ha visto un incremento dell&#8217;1,7% negli occupati, raggiungendo quasi 1,54 milioni. Il Core Cultura, in particolare nelle industrie di software e videogiochi, contribuisce in modo significativo, seguito da editoria e architettura. Le regioni del Centro-Nord, specialmente il Lazio e la Lombardia, si distinguono per specializzazione e produzione culturale. Questo settore ha un impatto positivo sull&#8217;economia, attivando ulteriori investimenti nel resto dell&#8217;economia italiana, rappresentando una importante risorsa identitaria per il &#8216;Made in Italy&#8217;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Umbria, il paradosso della cultura: prima per spettacoli, ma la filiera economica resta indietro</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/umbria-il-paradosso-della-cultura-prima-per-spettacoli-ma-la-filiera-economica-resta-indietro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 08:34:57 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114426</guid>

					<description><![CDATA[Sabato scorso la Camera di Commercio dell’Umbria aveva messo in fila i numeri sulla regione della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori): 66.710 spettacoli, 3,57 milioni di presenze e 78,3 appuntamenti ogni mille abitanti, il valore più alto d’Italia. Il dato raccontava una regione policentrica, con teatri, festival, cinema e musica diffusi anche nei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato scorso la Camera di Commercio dell’Umbria aveva messo in fila i numeri sulla regione della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori): 66.710 spettacoli, 3,57 milioni di presenze e 78,3 appuntamenti ogni mille abitanti, il valore più alto d’Italia. Il dato raccontava una regione policentrica, con teatri, festival, cinema e musica diffusi anche nei borghi e nei centri minori. Una settimana dopo, il Rapporto Io sono Cultura 2026 sposta l’osservazione dietro i cartelloni e dentro la macchina produttiva. Le due rilevazioni, lette insieme, mostrano lo scarto: l’offerta culturale è fitta e capillare, mentre ricchezza e lavoro restano sotto le medie italiana e del Centro.</p>
<p>Nel 2025 il Sistema produttivo culturale e creativo dell’Umbria ha prodotto 1 miliardo e 105 milioni di euro di valore aggiunto e sostenuto 19.081 occupati. La crescita annua si è fermata all’1,4% per la ricchezza e allo 0,9% per l’occupazione, contro il 3,3% e l’1,7% registrati in Italia. Il sistema pesa il 4,4% dell’economia regionale, mentre arriva al 5,7% nel Paese e al 6,8% nel Centro; sul lavoro, l’incidenza umbra è del 4,8%, contro il 5,7% nazionale e il 6,7% dell’area centrale.</p>
<p>Il precedente rapporto della Camera di Commercio aveva già segnalato un’altra distanza: nel 2025 la spesa del pubblico umbro è scesa a 45,17 milioni di euro, il 2,2% in meno, mentre in Italia è aumentata del 7%. La spesa media per presenza si è fermata a 12,66 euro, contro 16,99 euro a livello nazionale. L’Umbria offre più spettacoli in rapporto alla popolazione, ma raccoglie meno ricavi per spettatore. Io sono Cultura aggiunge ora un secondo livello: è più sottile l’apparato che trasforma quella domanda in imprese strutturate, proprietà intellettuale, servizi digitali e occupazione continuativa.</p>
<p>La regione è undicesima in Italia per incidenza del valore aggiunto culturale e creativo e decima per il peso degli occupati. Toscana, Marche e Lazio mantengono quote superiori. Non si misura qui la qualità degli eventi, ma quanta parte di quella vivacità riesca a sedimentarsi in aziende, competenze e prodotti esportabili.<br />
Anche la geografia interna cambia quando si passa dagli eventi alla produzione. Perugia genera 888 milioni di euro e conta 14.963 occupati; Terni contribuisce con 217 milioni e 4.118 addetti. Poco più dell’80% della ricchezza culturale e creativa e oltre il 78% del lavoro si concentrano quindi nella provincia di Perugia. La diffusione degli spettacoli restituisce l’immagine di una regione policentrica; la mappa economica della filiera appare molto più raccolta.</p>
<p>Il Core Cultura, cioè le attività che producono direttamente beni e servizi culturali e creativi, vale in Umbria 644 milioni di euro e 11.579 occupati. Gli altri 461 milioni e 7.502 addetti arrivano dagli Embedded Creatives, i professionisti creativi impiegati fuori dai settori culturali in senso stretto e inseriti nella manifattura, nell’artigianato e nei servizi.</p>
<p>La composizione del Core umbro chiarisce una parte della distanza. Editoria e stampa generano il 26,7% del valore aggiunto, contro il 17,3% italiano. Le arti performative e visive pesano il 12,5%, rispetto al 10,1% nazionale; il patrimonio storico e artistico arriva al 7,2%, sopra il 5,8% del Paese. Sono attività che alimentano identità e partecipazione, ma spesso lavorano per progetti, stagioni o singoli appuntamenti.</p>
<p>Nel segmento che oggi produce più crescita, invece, l’Umbria ha una presenza ridotta. Software e videogiochi rappresentano il 14,4% del valore aggiunto del Core regionale, quasi la metà del 27,8% italiano; nell’occupazione il confronto è 14,6% contro 22,6%. A livello nazionale il comparto genera 18,6 miliardi di euro e oltre 206 mila posti di lavoro. Nel 2025 il suo valore aggiunto è aumentato del 5,8%, mentre architettura e design hanno registrato +5,9%.</p>
<p>Il ritardo digitale riguarda la possibilità di prolungare la vita economica di un festival, digitalizzare un archivio, produrre formati audiovisivi, conoscere meglio i pubblici e vendere servizi fuori regione. Non si tratta di sostituire palcoscenici e musei con la tecnologia, ma di evitare che il valore prodotto attorno a essi si esaurisca alla chiusura del programma.</p>
<p>La filiera conta 3.936 imprese del Core Cultura, pari al 4,3% delle attività umbre, contro il 4,9% nazionale. Accanto alle aziende operano 553 organizzazioni culturali non profit. Il rapporto fra non profit culturale e imprese del settore raggiunge il 14%, fra i valori più alti d’Italia: una rete che spiega la capillarità dell’offerta e, insieme, la fragilità economica di una parte del sistema.</p>
<p>Nel sistema culturale e creativo italiano il lavoro autonomo interessa il 35,4% degli addetti; nel Core Cultura sale al 48,2%, oltre il doppio del 21,5% rilevato nell’intera economia. Il 7,4% degli occupati esprime un giudizio negativo sulla stabilità della propria posizione. Nelle performing arts la quota raggiunge il 10,3% e nel patrimonio storico e artistico l’8,4%: proprio due comparti che in Umbria hanno un peso superiore alla media nazionale.</p>
<p>Tra i dipendenti del Core Cultura l’88,9% ha un contratto a tempo indeterminato, ma nelle performing arts i contratti a termine arrivano al 25,8% e il part time al 31,2%. Nel patrimonio storico e artistico il lavoro a tempo parziale tocca il 31%. Nel 2025, inoltre, il 4,7% di chi lavorava nelle attività creative e di intrattenimento non risultava più occupato rispetto all’anno precedente. Dietro il numero degli addetti restano incarichi brevi, redditi discontinui e carriere che faticano a consolidarsi.</p>
<p>I due rapporti, affiancati, cambiano la lettura del primato umbro. La rete degli spettacoli è un’infrastruttura culturale reale e diffusa; non basta però, da sola, a garantire una filiera della stessa intensità. La questione economica si gioca tra un evento e il successivo: nel numero di imprese che continuano a lavorare, nelle competenze che restano sul territorio, nei ricavi prodotti fuori stagione e nella possibilità di trasformare un mestiere creativo in una professione sostenibile.</p>
<p>Io sono Cultura 2026, alla sedicesima edizione, è realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, con altri partner e il patrocinio del Ministero della Cultura. In Italia il sistema genera 115,8 miliardi di euro, occupa quasi 1,54 milioni di persone e attiva circa 310 miliardi, il 15,4% del Pil (Prodotto interno lordo).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Economia della cultura, il valore a Piacenza sale a 469 milioni</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/economia-della-cultura-il-valore-a-piacenza-sale-a-469-milioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 08:12:51 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114333</guid>

					<description><![CDATA[Nel 2025, il valore aggiunto generato dalle imprese della provincia di Piacenza impegnate negli ambiti culturali ha raggiunto i 469 milioni di euro, con un incremento del 3,8% rispetto ai 452 milioni dell&#8217;anno precedente. L’incidenza dell’economia della cultura sulla ricchezza complessivamente generata dalle imprese piacentine si è così attestata al 4,4%.Il rapporto annuale &#8220;Io sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2025, il valore aggiunto generato dalle imprese della provincia di Piacenza impegnate negli ambiti culturali ha raggiunto i 469 milioni di euro, con un incremento del 3,8% rispetto ai 452 milioni dell&#8217;anno precedente. L’incidenza dell’economia della cultura sulla ricchezza complessivamente generata dalle imprese piacentine si è così attestata al 4,4%.Il rapporto annuale &#8220;Io sono Cultura&#8221; promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere, analizzato dall’Ufficio Studi e statistica della Camera di commercio dell’Emilia, evidenzia come tra i comparti “core” dell’industria della cultura le prestazioni migliori abbiano riguardato il settore videogames e software, capace di produrre 76 milioni di euro di valore aggiunto con una crescita del 15,2% sul 2024. Seguono, in territorio positivo, l&#8217;architettura e design, che vale 53 milioni di euro e ha registrato un incremento dell’8,2%, e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico, con un valore di 16 milioni (+6,7%). Invariato, a 17 milioni, è risultato il valore della comunicazione, mentre tra le attività che costituiscono il nucleo dell’economia della cultura si sono registrati un calo del 6,3% dell&#8217;audiovisivo e musica (15 milioni), una contrazione del 3,3% dell&#8217;editoria e stampa, che è scesa a 58 milioni, e la flessione marcata (-13%) delle performing arts e arti visive, attestate a 20 milioni di euro.</p>
<p>Il bilancio positivo dell’industria della cultura piacentina ha comunque ricevuto un deciso impulso dagli embedded creatives, ovvero i professionisti creativi (designer, storyteller, art director) che non operano nelle realtà culturali tradizionali, ma prevalentemente sono impiegati in settori economici come moda, agroalimentare e automotive. Con un valore di 255 milioni di euro e una crescita del 3,7%, queste attività pesano, da sole, per il 54,4% sul valore aggiunto complessivo del sistema culturale provinciale.Sul fronte occupazionale, gli addetti del sistema produttivo culturale in provincia di Piacenza sono saliti a 6.989 unità a fine anno, con un incremento del 2,1% sul 2024. Anche in questo ambito le imprese embedded creatives esprimono la quota prevalente con 3.971 addetti (+2%), pari al 56,8% del totale. Tra le attività core, l&#8217;aumento percentuale più rilevante si riscontra nel segmento relativo al patrimonio storico e artistico (+9,2% a 343 occupati), seguito dai videogames e software con 968 lavoratori (+8,5%), da architettura e design con 735 unità (+6,1%), dall&#8217;audiovisivo e musica (+3,1% a 131 addetti) e dalla comunicazione (+1,2% a 333). L’editoria e stampa detiene ancora la quota maggioritaria degli addetti core con 1.031 persone (il 14,8% del totale), seppur in flessione del 3,5%. Nelle performing arts e arti visive gli occupati sono invece diminuiti dell’8,7%, attestandosi a 430 unità. Infine, il tessuto aziendale core piacentino conta 1.356 imprese registrate su un totale provinciale di 27.676 aziende, mostrando un incremento annuo del 2,1% corrispondente a 28 unità in più.</p>
<div data-move="" data-move--destination="^" data-move--destination-position="55%" data-move--destination-distance="30%" data-move--internal-processed="">
<div class="slot slot-story-5 slot-sold">
<div id="ADs5aemu37vlah7u1jk3kdo0f0ebb25ri" data-ad--node="ADs5aemu37vlah7u1jk3kdo0f0ebb25ri" data-google-query-id="CNT3-4K08pUDFU1D9ggdRMMQ0Q" data-dl--ad--setup="">
<div id="google_ads_iframe_/19024562/Native_in_text_0">
<p>L’aumento percentuale più consistente si rileva nel comparto videogames e software, che con un +10,9% ha raggiunto le 204 imprese. In crescita anche la comunicazione e le performing arts e arti visive (entrambe con +3,8% a 163), architettura e design (+2,9% con 467 unità, mantenendo la quota maggioritaria di aziende) e l&#8217;audiovisivo e musica (+1,3% a 80). Si sono invece registrati cali per l’editoria e stampa (-5,9%, con le imprese a 273 unità) e per il patrimonio storico e artistico, che ha chiuso a 6 unità (una in meno).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ì</p></div>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Aquila, riflessione dell&#8217;assessore Roberto Santangelo sullo studio &#8220;Io sono cultura 2026&#8221;</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/laquila-riflessione-dellassessore-roberto-santangelo-sullo-studio-io-sono-cultura-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 08:08:54 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114331</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;AQUILA. L’assessore regionale alla Cultura Roberto Santangelo partendo dallo studio “Io sono cultura 2026”, promosso nei giorni scorsi dalla Fondazione Symbola e realizzato con Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte Private, ha inteso fare una riflessione più ampia sul ruolo della cultura in Abruzzo.“La cultura negli ultimi anni si è trasformata in un sistema [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;AQUILA. L’assessore regionale alla Cultura Roberto Santangelo partendo dallo studio “Io sono cultura 2026”, promosso nei giorni scorsi dalla Fondazione Symbola e realizzato con Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte Private, ha inteso fare una riflessione più ampia sul ruolo della cultura in Abruzzo.“La cultura negli ultimi anni si è trasformata in un sistema propulsivo dell’economia regionale, capace di generare occupazione, dando lavoro a oltre 12 mila persone, e soprattuto futuro. La Fondazione Symbola ci parla di 749 milioni di euro di valore aggiunto, il che colloca l’Abruzzo tra le realtà italiane più dinamiche, e nel contesto del Mezzogiorno ci pone come secondi solo alla Campania. Dati eccezionali, ma che non mi sorprendono particolarmente, poiché rispecchiano una visione chiara, fatta di progettualità, idee innovative e investimenti mirati che hanno determinato il cosiddetto modello Abruzzo. Un modello basato sul mix creatività, innovazione, valorizzazione del nostro patrimonio culturale e d’impresa.Come evidenzia lo stesso studio, il titolo di “L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026”, su cui come Comune e Regione Abruzzo stiamo investendo risorse importanti, mettendo in relazione più livelli amministrativi, è al contempo l’esito di una presenza diffusa in tutta la regione di istituzioni culturali, imprese creative, eventi di qualità, e motore propulsivo di cultura con le sue mostre, i suoi concerti, le rappresentazioni teatrali e i grandi eventi come i Cantieri dell’Immaginario e la Perdonanza celestiniana. “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura” non è una cosa estratta, prende forma in un dossier di 100 pagine, che ha superato con successo una valutazione e che al suo interno contiene tutto ciò che si vuole realizzare nella Città Multiverso. Un vanto, certamente, ma soprattutto una progettualità che parte dal 2019 quando la Perdonanza Celestiniana ha ricevuto il riconoscimento di Patrimonio immateriale dell’Unesco, e la successiva consacrazione con l’apertura della Porta Santa da parte di Papa Francesco.Lo stesso claim “Un territorio, mille capitali” riporta a una progettualità in cui L’Aquila è Capitale degli Appennini, che dialoga e attiva sinergie con le altre città medie del centro Italia, secondo una visione che va oltre il perimetro amministrativo del nostro capoluogo, coinvolgendo tutto il Cratere all’insegna della Cultura, quale elemento di rinascita. Dunque, un ragionamento grande, che porta tutti ad avere un ruolo per affrontare la sfida dei nostri tempi, quella delle aree interne e delle aree montane, della denatalità e dello spopolamento. Un aspetto importante poiché nella cultura va riconosciuto anche un grande strumento di coesione sociale, fondamentale dunque per tenere insieme comunità che nella propria identità si riscoprono ogni giorno anche nei momenti più difficili come quelli vissuti da L’Aquila e da tutto il Centro Italia.Ciò che “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura” sta rappresentando e rappresenterà per il nostro territorio lo esprimono i numeri, la più oggettiva delle testimonianze. Su questo evento lungo un anno &#8211; il 2026 &#8211; sono state fatte tre grandi operazioni culturali: “Ecce Homo” di Antonello da Messina, un’opera iconica, che avrà la nostra Città e il MuNDA &#8211; Museo Nazionale d’Abruzzo come hub per sempre, &#8211; un investimento del Ministero della Cultura di circa 15 milioni di euro &#8211; che solo nei primi tre giorni di esposizione al pubblico è stata visitata da circa 1.000 persone; “La Visitazione” di Raffaello, che ha reso l’opera fruibile in città dopo 300 anni, un investimento del Comune di circa 900 mila euro di fondi Restart, con la regio del MuNDA; la mostra “AI WEIWEI: Aftershock&#8221; al MAXXI, finanziata sempre dal Comune con Restart per circa 800 mila euro. A queste tre si aggiunge l’operazione promossa dalla Fondazione Carispaq e altri partner e a cui il Consiglio Regionale ha destinato 350 mila euro per rendere fruibile l’opera che sempre l’artista cinese sta realizzando “Ai Weiwei – L’Aquila 2026” e che resterà per sempre non città. Solo per inciso, Ai Weiwei è uno dei più importanti e influenti artisti contemporanei a livello internazionale. Un attivista per i diritti umani, le cui opere intrecciano arte, memoria, libertà di espressione e responsabilità civile. La sua presenza all’Aquila non è casuale ma un’opportunità di straordinario richiamo culturale e simbolico, capace di collegare l’esperienza della ricostruzione e della resilienza della città a una riflessione più universale sui temi della comunità e della rigenerazione civile.Ma allargando lo sguardo su tutto l’Abruzzo, penso ai grandi investimenti fatti da questa Giunta regionale, bandi di grande portata come quello, forse unico nella storia delle Film Commission italiane, che vede quella abruzzese, rinata forte e strutturata, contare oggi su 4 milioni di euro di fondi comunitari più altri 4 milioni, la cifra più importante investita nel panorama del cinema e che ha attirato l’attenzione di 93 società di produzione. Una scelta che risponde a una precisa esigenza: farci notare dalle case di produzione nazionali e internazionali e attraverso il cinema attivare un percorso virtuoso di mobilitazione di economie, da un lato, e di racconto del territorio, dall’altro.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cultura e creatività: a Parma hanno un valore di 1,1 miliardi di giuro</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/cultura-e-creativita-a-parma-hanno-un-valore-di-11-miliardi-di-giuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 08:06:08 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114327</guid>

					<description><![CDATA[Analisi Pubblicati i dati del rapporto «Io sono cultura» Cultura e creatività: a Parma hanno un valore di 1,1 miliardi di euro Il settore cresce del 5,7% e dà lavoro a 14mila persone )) Nel 2025, il valore aggiunto generato dalle imprese della provincia di Parma impegnate negli ambiti culturali ha superato gli 1,1 miliardi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Analisi Pubblicati i dati del rapporto «Io sono cultura» Cultura e creatività: a Parma hanno un valore di 1,1 miliardi di euro Il settore cresce del 5,7% e dà lavoro a 14mila persone )) Nel 2025, il valore aggiunto generato dalle imprese della provincia di Parma impegnate negli ambiti culturali ha superato gli 1,1 miliardi di euro, facendo registrare una crescita del 5,7% rispetto all&#8217;anno precedente. L&#8217;economia della cultura, dunque, è valsa il 5,8% della ricchezza complessivamente generata localmente, superando leggermente l&#8217;incidenza media riguardante l&#8217;Emilia-Romagna (5,4%). Il rapporto annuale «Io sono Cultura» promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere, analizzato dall&#8217;Ufficio Studi e statistica della Camera di commercio dell&#8217;Emilia, evidenzia come le prestazioni migliori tra i comparti «core» abbiano riguardato il settore videogames e software, che ha generato 306 milioni di euro di valore aggiunto con una crescita del 15,9% sul 2024. Buona anche la performance del comparto architettura e design, salito a 115 milioni di euro con un +8,5%; in crescita (+4,8%) è risultato anche il valore generato dalla valorizzazione del patrimonio storico e artistico, salito a 22 milioni. Fra i settori più direttamente legati alla cultura, è invece risultato stabile il segmento della comunicazione (46 milioni), mentre si sono registrate flessioni per l&#8217;editoria e stampa (-1,3% e valore sceso a 74 milioni), l&#8217;audiovisivo e musica (34 milioni di valore, con un 2,9%D) e le performing arts e arti visive, con un drastico calo del 17,0% e il valore attestato a 44 milioni. Il bilancio positivo dell&#8217;industria della cultura parmense ha comunque ricevuto un deciso impulso dagli embedded creatives, ovvero i professionisti creativi (designer, storyteller, art director) che non operano nelle realtà culturali tradizionali, ma prevalentemente sono impiegati in settori economici come moda, agroalimentare e automotive. Con 641 milioni di euro prodotti e un incremento annuo del 6,7% questo ambito ha rappresentato, da solo, il 57,4% del valore aggiunto complessivo. Sul fronte dell&#8217;occupazione, gli addetti del sistema produttivo culturale parmense sono saliti a 13.840 unità a fine anno, con un incremento del 3,0% sul 2024. Anche su questo versante, le imprese embedded creatives mostrano un&#8217;incidenza pari al 57,8% sul totale, contando 8.001 occupati (+3,1%). Tra le attività «core», la quota maggioritaria va al comparto videogames e software con 2.955 addetti (+8,6%), seguito da architettura e design con 1.513 lavoratori (+6,7%) e dall&#8217;editoria e stampa con 1.170 occupati, seppur in calo del1&#8217;1,6%. In aumento sono risultati gli addetti al patrimonio storico e artistico (442 e +8,3%) e quelli impegnati nell&#8217;audiovisivo e musica (232, in crescita del 2,7%), mentre sono diminuiti gli occupati nella comunicazione (831, con un -0,7%) e nelle performing arts e arti visive, che sono scesi a 858 unità (-10,7%). Infine, il tessuto aziendale dei settori «core» della cultura conta 2.271 imprese registrate su un totale provinciale di 42.948, con un lieve incremento (+0,1%) rispetto al 2024. L&#8217;aumento percentuale più rilevante del numero delle imprese culturali si è registrato nell&#8217;ambito del patrimonio storico e artistico (un +5,0% che, comunque, equivale a una sola azienda in più, per un totale di 21), seguito dalla comunicazione (+2,2% e 364 imprese), dai videogames e software (+1,5%, con le aziende del settore salite a 278) e dai comparti architettura e design (+0,4% e 851 realtà) e performing arts e arti visive (244 aziende e +0,4%). Si sono invece registrate flessioni per le aziende impegnate nel settore audiovisivo e musica (116 in totale e -1,7%) e per quelle dell&#8217;editoria e stampa, che sono scese a 397, con un calo del 3,2%. r.c. © RIPRODUZIONE RISERVATA 57,4% Creativi La quota di valore aggiunto prodotta dai professionisti della creatività impiegati in settori come moda, agroalimentare e automotive.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cresce l&#8217;industria della creatività. I videogiochi trainano il mercato</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/cresce-lindustria-della-creativita-i-videogiochi-trainano-il-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 09:34:26 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114324</guid>

					<description><![CDATA[Cresce l&#8217;industria della creatività I videogiochi trainano il mercato Cresce l&#8217;economia della cultura e della creatività in provincia di Reggio. Nel 2025 il valore aggiunto generato dalle imprese del comparto ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, registrando un incremento del 4% rispetto all&#8217;anno precedente. È quanto emerge dal rapporto annuale &#8220;lo sono Cultura&#8221; di Fondazione Symbola e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cresce l&#8217;industria della creatività I videogiochi trainano il mercato Cresce l&#8217;economia della cultura e della creatività in provincia di Reggio. Nel 2025 il valore aggiunto generato dalle imprese del comparto ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, registrando un incremento del 4% rispetto all&#8217;anno precedente. È quanto emerge dal rapporto annuale &#8220;lo sono Cultura&#8221; di Fondazione Symbola e Unioncamere, analizzato dall&#8217;Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio dell&#8217;Emilia. L&#8217;incidenza delle attività culturali sulla ricchezza complessiva del territorio reggiano è salita così al 5,7%, superando la media regionale dell&#8217;Emilia-Romagna (5,4%). A fare da traino sono il comparto videogames e software, che ha generato 124 milioni di valore aggiunto con un balzo del 17%, e architettura e design (+6,8% a 141 milioni). In lieve crescita la comunicazione (+1,6% a 64 milioni), mentre restano stabili l&#8217;audiovisivo/musica (48 milioni) e il patrimonio storico e artistico (14 milioni). In flessione l&#8217;editoria e stampa (-1,9% a 106 milioni) e le performing arts/arti visive (-16,7% a 60 milioni). Un contributo decisivo all&#8217;intero sistema arriva dagli &#8220;embedded creatives&#8221;, professionisti creativi impiegati in settori tradizionali come moda, a utomotive e agroalimentare, che da soli generano 557 milioni di euro (+2,8%), pari al 44,2% del valore aggiunto culturale complessivo. In aumento, infine, gli indicatori sull&#8217;occupazione e sul tessuto imprenditoriale. Gli occupati sono saliti a 16.549 unità (+2,4% sul 2024), di cui oltre la metà (8.343 lavoratori) impiegati proprio come embedded creatives. Le aziende sono invece salite a 2.316 (+1,5% sul 2024, ossia 34 realtà in più).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cultura: un’industria  che vale 310 milioni,  traino del made in Italy</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/cultura-unindustria-che-vale-310-milioni-traino-del-made-in-italy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 09:21:34 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114320</guid>

					<description><![CDATA[Cultura : un &#8216; industria che vale 310 milioni , traino del made in Italy L &#8216; evento Conferenza degli istituti italiani all &#8216; estero . Tajani : « Ambasciatori del Paese » L &#8216; Italia è un piccolo Paese : occupa appena lo 0 , 2% delle terre emerse , conta meno dell &#8216; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cultura : un &#8216; industria che vale 310 milioni , traino del made in Italy L &#8216; evento Conferenza degli istituti italiani all &#8216; estero . Tajani : « Ambasciatori del Paese » L &#8216; Italia è un piccolo Paese : occupa appena lo 0 , 2% delle terre emerse , conta meno dell &#8216; 1% della popolazione globale , eppure concentra nel suo territorio il 5% dei siti riconosciuti patrimonio dell &#8216; umanità dall &#8216; Unesco , genera il 3 , 1% dell &#8216; export globale e il 2 , 1% del prodotto interno lordo del Pianeta . « Siamo una superpotenza culturale » , osserva il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale , Antonio Tajani , intervenendo alla Conferenza delle direttrici e dei direttori degli Istituti italiani di cultura ( IIC ) , che si è tenuta a Verona dal 20 al 23 luglio . Una rete di 88 soggetti in 63 Paesi , che realizzano annualmente oltre 5mila eventi promozionali , grazie a un investimento pubblico di circa 24 milioni l &#8216; anno . « La cultura è uno straordinario elemento di forza per promuovere la nostra identità e la nostra economia nel mondo e gli istituti di cultura sono ambasciatori di un &#8216; Italia che nella cultura è un gigante » , ha detto Tajani . La cultura è identità , è valori , è stile di vita . Ma è anche un motore di ricchezza e occupazione , come ha ricordato , intervenendo all &#8216; evento , Federico Silvestri , amministratore delegato del Gruppo il Sole 24 Ore , che nel 2023 ha iniziato a collaborare con il Maeci nel progetto Laboratorio Farnesina , trasformatosi nel 2026 in Laboratorio della Crescita . L &#8216; obiettivo è realizzare una mappatura delle iniziative e delle realtà italiane da sostenere e valorizzare all &#8216; estero attraverso la rete delle ambasciate , dei consolati e degli istituti italiani di cultura . Finora sono 11 le città italiane coinvolte , attraverso incontri uno a uno organizzati tra funzionari del Ministero e operatori locali della cultura , e tre i progetti realizzati . « Gli istituti italiani di cultura e il sistema della diplomazia culturale sono una infrastruttura strategica del Paese , che produce non solo conoscenza e sapere , ma anche competitività e crescita » , ha detto Silvestri . I 170 miliardi di euro di export di prodotti belli e ben fatti , stimato da Confindustria , « ci ricordano che la reputazione culturale non è un elemento accessorio dell &#8216; economia , ma uno dei presupposti del suo valore » , ha aggiunto , sottolineando che la cultura genera direttamente quasi 116 miliardi di euro di valore aggiunto e alimenta circa 49 miliardi in settori che della cultura beneficiano , dalla moda al design , dall &#8216; hospitality ai servizi . Anche il ministro Tajani ha ricordato alcuni numeri che restituiscono l &#8216; importanza della cultura non solo dal punto di vista identitario , ma anche economico . « L &#8216; industria della cultura vale 310 miliardi , pari al 15 , 4% della ricchezza nazionale &#8211; ha detto Tajani , citando i dati contenuti nel Rapporto Io sono cultura di Fondazione Symbola , presentato la scorsa settimana &#8211; e dà lavoro a un milione e mezzo di persone , il 5 , 7% dell &#8216; occupazione italiana » . L &#8216; industria culturale comprende non solo i settori tradizionalmente intesi come tali , ma anche comparti produttivi che partecipano a pieno titolo a creare l &#8216; identità e lo stile di vita italiani . Lo ha precisato Matteo Zoppas , presidente dell &#8216; Agenzia Ice , osservando che « noi italiani siamo famosi nel mondo non solo per la nostra cultura artistica , ma anche per quella artigianale e industriale , trasversale a diversi settori , tra cui design , moda , cucina e vino , tecnologia e artigianato » . Zoppas ha ricordato il lavoro di sinergia tra i 90 uffici Ice nel mondo e gli istituti italiani di cultura , sotto la regia del Maeci . « La cultura è ambasciatrice di dialogo e di pace , ma è anche diplomazia della crescita , a supporto dell &#8216; obiettivo del governo di raggiungere i 700 miliardi di euro di export nel 2027 » . La ministra dell &#8216; Univeristà e della ricerca , Anna Maria Bernini , ha sottolineato il ruolo della cultura a supporto della scienza , un connubio che caratterizza il nostro Paese sin dai tempi di Leonardo . Infine , il ministro del Turismo , Gianmarco Mazzi , ha citato i dati Isnart , secondo cui la cultura è la prima motivazione di viaggio per i turisti italiani ed esteri nel nostro Paese , salita in dieci anni dal settimo al primo posto . Da qui , la volontà del governo di rafforzare le sinergie tra i dicasteri della cultura , del turismo e degli esteri , come avvenuto in due progetti presentati da Mazzi , tra cui quello per la valorizzazione della musica leggera italiana all &#8216; estero , con un un tour in quattro città europee dei finalisti del Festival di Sanremo 2027 , nella prima vera del prossimo anno .</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>E&#8217; venuto il momento di rompere le scatole</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/e-venuto-il-momento-di-rompere-le-scatole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 09:18:42 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114316</guid>

					<description><![CDATA[Dopo anni di mediazioni e scontri tra Bruxelles, industria e ambientalisti, il 12 agosto entra nel vivo la più grande riforma europea sugli imballaggi degli ultimi 30 anni. È il cosiddetto Ppwr, il regolamento sugli imballaggi e relativi rifiuti, che sostituisce una direttiva del 1994. L&#8217;obiettivo è ridurre la quantità di packaging e lo spreco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo anni di mediazioni e scontri tra Bruxelles, industria e ambientalisti, il 12 agosto entra nel vivo la più grande riforma europea sugli imballaggi degli ultimi 30 anni. È il cosiddetto Ppwr, il regolamento sugli imballaggi e relativi rifiuti, che sostituisce una direttiva del 1994. L&#8217;obiettivo è ridurre la quantità di packaging e lo spreco di materiali, aumentare riciclo e riuso, limitare le sostanze inquinanti: spingere cioè l&#8217;intera filiera verso l&#8217;economia circolare. Le regole entreranno in vigore per gradi. Il 12 agosto scattano i primi divieti: niente più imballaggi a contatto con gli alimenti che contengano Pfas-le sostanze perfluoroalchiliche usate come impermeabilizzanti &#8211; oltre soglie minime (25 microgrammi per chilo di materiale), mentre restano confermati i limiti sui metalli pesanti. Gli obblighi più stringenti arriveranno tra il 2028 e il 2030: un tetto del 50 per cento al volume vuoto degli scatoloni, contro i maxi-pacchi dell&#8217;e-commerce; classi di riciclabilità, contenuto minimo di riciclato, obiettivi di riuso. Entro il 2030 i rifiuti da imballaggio dovranno calare del 5 per cento rispetto al 2018. Una novità tocca poi migliaia di imprese ben oltre il packaging. In molti casi gli obblighi di conformità ricadranno sull&#8217;azienda che immette sul mercato il prodotto confezionato, e non sul solo produttore dell&#8217;imballaggio. «Molte imprese non ne sono ancora consapevoli», avverte AI supermercato Entra nel vivo la riforma sugli imballaggi e sui relativi rifiuti È venuto il momento di rompere le scatole Dal 12 agosto cambiano le regole per gli imballaggi pericolosi. Ma le aziende protestano e chiedono un rinvio zolino, presidente della Federazione gomma plastica. Nel frattempo, in Italia il Conai, il consorzio nazionale imballaggi, è sommerso di richieste di chiarimenti last minute dalle imprese, e oltre alle informazioni sul proprio sito ha messo in campo webinar e sportelli dedicati. E proprio mentre il regolamento entra in vigore, è già partita la corsa a rinviarlo. I produttori lamentano la mancanza di decine di atti delegati e norme tecniche. Ad aprile13 8 amministratori delegati, da Coca-Cola fino a Mutti, hanno scritto a Bruxelles per spostare la data. E anche il governo italiano, all&#8217;ultimo Consiglio ambiente Ue, ha chiesto un calendario certo. Gli ambientalisti però non ci stanno. Per Zero Waste Europe riaprire una norma approvata dopo anni di negoziato «crea un precedente pericoloso». «Siamo leader dell&#8217;economia circolare in Europa» conclude Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente. «Non è questione di spostare la scadenza, ma di impegnarsi».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A occhi aperti verso il mare. E&#8217; la Napoli di Al Faro Festival</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/a-occhi-aperti-verso-il-mare-e-la-napoli-di-al-faro-festival/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 09:04:26 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=114312</guid>

					<description><![CDATA[Dal 28 luglio al 2 agosto torna per il secondo anno la rassegna diretta da Laura Valente Antico e moderno . Presente e futuro. Se ne dicono tante su Napoli . Rischiando pure di dimenticarsi che il mare sta sempre là . Tutti i giorni . È il punto di partenza di «Al Faro Festival» [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 28 luglio al 2 agosto torna per il secondo anno la rassegna diretta da Laura Valente Antico e moderno . Presente e futuro. Se ne dicono tante su Napoli . Rischiando pure di dimenticarsi che il mare sta sempre là . Tutti i giorni . È il punto di partenza di «Al Faro Festival» , seconda edizione , dal 28 luglio al 2 agosto , che ha messo gambe e testa proprio di fronte al mare , al Faro di molo San Vincenzo . Un faro del Quattrocento , trasformato dai Borboni , avvolto , dal 1950 , in un mosaico di mattonelle di maiolica rossa e arricchito ( nel 2016 ) da una sorgente luminosa a led . Se non è già futuro questo ? Poi , certo , questa seconda edizione del festival &#8211; voluto fortemente dal sindaco Gaetano Manfredi , ideato e diretto da Laura Valente , finanziato da Comune di Napoli Città metropolitana , in collaborazione con Autorità di Sistema portuale del Mar Tirreno centrale e della Marina militare &#8211; , non può non scendere a patti con la storia , individuando Il filo del discorso , titolo del primo appuntamento (tutti a ingresso gratuito) , martedì 28 luglio , dalle 19 . Il «filo» è un proseguimento di un discorso iniziato nel 2025 , per le celebrazioni dei primi 2500 anni di Napoli . Ivan Tresoldi , in arte « ivan » , poeta visivo e pioniere della poesia di strada italiana , creerà un bosco di lettere cucite da fili rossi . Spetterà ai visitatori metterci qualcosa di proprio . Magari solo un pensiero , uno dei tanti affidati al mare quando dallo stesso molo partivano bastimenti per l &#8216; Argentina , l &#8216;altro punto di arrivo di Al Faro Festival , raccontato &#8211; sempre la sera del 28 luglio , dalle 20 . 30 , nell &#8216; Arena San Vincenzo &#8211; dallo scrittore napoletano Maurizio de Giovanni , autore del monologo El Mar de Dios , chiaro riferimento alla « Mano de Dios » di Diego Armando Maradona , ponte ideale per parlare di Napoli e Buenos Aires, mentre la pianista Gloria Campaner e Mario Stefano Pietrodarchi al bandonèon creeranno un tappeto sonoro tra tango e scuola napoletana . Parlare di « NapoBaires » vuol dire anche assistere mentre la street artist Roxy in the Box crea l&#8217;opera Maradona. A due passi dal Faro : « Uno spazio normalmente inaccessibile , e forse è proprio per questo che ci sembra il posto giusto per fare un festival : perché quello che accade qui non accade altrove » , spiega Laura Valente , che aggiunge : « Quest &#8216; anno portiamo Maradona e Buenos Aires , le Sirene e l &#8216; Africa , San Gennaro e gli sbarchi , la grande tradizione napoletana e uno dei coreografi più visionari al mondo » . Il coreografo è Hofesh Shechter, autore di In The Brain , il 29 luglio , dalle 21 . 30 : celebrazione del movimento , della musica e dell &#8216; energia allo stato grezzo, un lavoro concepito appositamente per Al Faro Festival . Al centro della scena , un costume: firmato da Odette Nicoletti e indossato da Vanessa Redgrave nel ruolo di Eleonora Pimentel Fonseca , eroina della rivoluzione napoletana del 1799 , tra le protagoniste di Sirene , un monologo ( giovedì 30 luglio , alle 20 . 30 ) scritto per il festival da Donatella Di Pietrantonio ( voce recitante ) e dedicato all &#8216; identità stessa della città di Napoli-Partenope . Mediterranea , certo , come il collettivo del Mali Les Amazones d &#8216; Afrique , affiancato dalle étoile del Bayerisches Staatsballett , Ksenia Shevtsova e Julian MacKay . Che ci fanno insieme Ermete Realacci , presidente onorario di Legambiente , e il cantautore Canio Loguercio ? Sono voce recitante e cantata di Viento ( 31 luglio , 20 . 30 ) . « Tutto gratuito , tutto aperto , tutto sul mare . Perché Napoli Millenaria è una scommessa sulla capacità di questa città di contenere tutto , e di restituirlo » , racconta Laura Valente . In quel « tutto » non può mancare San Gennaro Superstar , titolo del monologo inedito di Roberto Saviano ( alle 21 . 30 del 31 luglio ) per il quale San Gennaro non è un santo come gli altri : è un patto . Tra un popolo e la propria sopravvivenza . Il passato ritorna in occasione del mezzo secolo di Gatta Cenerentola di Roberto de Simone . Cinquant &#8216; anni fa , a Spoleto , il maestro concertatore era Antonio Sinagra , presente anche sabato 1° agosto , per Moresche , Gatte e altre storie . Infine , Jesce sole , canto del Duecento e titolo del concerto All &#8216; alba ( 2 agosto ) , al sorgere del sole , con gli occhi puntati sia sui 27 metri del faro , sia sul mare . Immaginando già le imbarcazioni dell &#8216; America &#8216; s Cup 2027 .</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
