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	<title>Rassegna &#8211; Symbola</title>
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	<title>Rassegna &#8211; Symbola</title>
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		<title>Negli Angeli del Fango di Firenze, il Dna di un’Italia che fa l’Italia</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/negli-angeli-del-fango-di-firenze-il-dna-di-unitalia-che-fa-litalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 10:40:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un’Italia che fa l’Italia”, che pubblichiamo integralmente a coda di quest’intervento a cura di Ermete Realacci, è il nuovo report di Fondazione Symbola: raccoglie storie che attraversano sessant’anni di vita nazionale e raccontano la capacità degli italiani di mobilitarsi quando una comunità è in difficoltà. Dagli angeli del fango di Firenze, di cui nel 2026 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un’Italia che fa l’Italia”, che pubblichiamo integralmente a coda di quest’intervento a cura di Ermete Realacci, è il nuovo report di Fondazione Symbola: raccoglie storie che attraversano sessant’anni di vita nazionale e raccontano la capacità degli italiani di mobilitarsi quando una comunità è in difficoltà. Dagli angeli del fango di Firenze, di cui nel 2026 ricorre il sessantesimo anniversario, ai volontari dei terremoti del Friuli e dell’Irpinia; dalla missione per salvare i profughi vietnamiti all’accoglienza dei bambini di Chernobyl, fino a Lampedusa, Haiti, Rummo, alla rete dei maker che durante il Covid ha salvato tante vite, fino ai campi sacrificati per proteggere Ravenna dagli effetti di una tremenda alluvione. Non un’Italia senza contraddizioni, ma un Paese che nei momenti decisivi sa trasformare la solidarietà in azione concreta.</em></p>
<p>Ci sono momenti in cui un Paese si riconosce di più nei propri gesti. Non perché diventi improvvisamente diverso da ciò che è, ma perché davanti a una prova concreta emergono cromosomi, riflessi collettivi, modi di stare insieme che spesso, nella vita ordinaria, restano nascosti. È questo il filo che tiene insieme le storie raccolte in “Un’Italia che fa l’Italia”. E a ben guardare, rappresenta una componente importante della coesione sociale, che è essenziale anche per la nostra economia.</p>
<p>A Firenze, nel 1966, migliaia di giovani arrivarono spontaneamente per spalare fango e salvare libri, opere d’arte, case, botteghe. Furono chiamati Angeli del Fango. In Friuli e in Irpinia la mobilitazione di volontari, militari, amministratori e cittadini mostrò quanto fosse necessaria una solidarietà capace anche di organizzarsi, fino a contribuire alla nascita della moderna Protezione Civile. Nel 1979 tre navi militari italiane attraversarono migliaia di chilometri per cercare e salvare i profughi vietnamiti nel Mar Cinese Meridionale. Dopo Cernobyl, decine di migliaia di famiglie italiane, associazioni, comuni, parrocchie non si limitarono a inviare aiuti, aprirono le proprie case ai bambini provenienti dalle aree contaminate. Lo stesso movimento ritorna, con forme diverse, nelle storie più recenti. A Lampedusa una piccola comunità si è trovata per anni davanti a uomini, donne e bambini arrivati dal mare e ha risposto con pescatori, volontari, soccorritori, case aperte, coperte e pasti. Dopo il terremoto di Haiti medici, infermieri, volontari e militari italiani attraversarono l’Atlantico per portare cure e mezzi dove quasi tutto era crollato. Quando l’alluvione mise in ginocchio il pastificio Rummo, migliaia di consumatori decisero di sostenerlo comprandone la pasta. Durante il Covid una rete di medici, ingegneri, imprese e maker mise a disposizione competenze e stampanti 3D per aiutare gli ospedali. In Romagna la più antica cooperativa agricola italiana ha accettato di sacrificare 200 ettari coltivati per proteggere Ravenna dall’acqua. A Montefalco un’impresa, insieme alla Caritas e al territorio, ha trasformato l’accoglienza di persone richiedenti asilo in lavoro, autonomia, nuova vita. Un’esperienza che si ripete in tante parti del nostro Paese, come nei vigneti delle Cinque Terre.</p>
<p>Sono episodi lontani tra loro per tempo, luogo e protagonisti. Non appartengono tutti alla stessa Italia economica, sociale o politica. Proprio per questo, messi in sequenza, raccontano qualcosa che vale la pena osservare. In queste storie non c’è un’Italia perfetta. Ci sono ritardi, errori, istituzioni impreparate, riconoscimenti arrivati tardi, conflitti, stanchezze. La solidarietà italiana non cancella le contraddizioni del Paese e non può diventare un alibi per ignorarle. Ma esiste. E quando si manifesta ha quasi sempre una caratteristica precisa, diventa concreta. Una pala passata di mano in mano. Una nave che parte. Una stanza preparata per un bambino sconosciuto. Un pescatore che cambia rotta. Un medico che offre il proprio tempo. Una fabbrica sostenuta attraverso un acquisto. Una stampante accesa durante il lockdown. Campi lasciati all’acqua per salvare una città.</p>
<p>Il sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze e degli Angeli del Fango offre l’occasione per guardare queste storie non come immagini del passato, ma come parti di uno stesso racconto. Un potenziale antidoto anche ai problemi di oggi. Perché ricordare chi siamo non significa costruire un autoritratto indulgente. Significa cercare nei momenti in cui una comunità è riuscita a essere all’altezza della prova che aveva davanti. L’Italia che fa l’Italia raccontata da Fondazione Symbola nasce da qui, dal tentativo di mettere insieme quei momenti in cui il Paese, davanti a qualcuno da aiutare, a qualcosa da salvare, ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.</p>
<p>È un’Italia che, come ricorda il Manifesto di Assisi, prova a costruire un futuro più a misura d’uomo, senza lasciare indietro nessuno e senza lasciare solo nessuno. E per questo è più capace di affrontare le sfide del presente e del futuro. Perché ritrova il suo essere profondo. Per dirla con Emily Dickinson: <em>&#8220;Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci. E se siamo fedeli al nostro compito arriva al cielo la nostra statura. L&#8217;eroismo che allora recitiamo sarebbe quotidiano, se noi stessi non c&#8217;incurvassimo di cubiti per la paura di essere dei re&#8221;</em>.</p>
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		<title>Confindustria presenta il piano di sostenibilità</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/confindustria-presenta-il-piano-di-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 10:28:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi a Ferrari Incontri (ore 17) Confindustria presenta il piano di sostenibilità La sostenibilità è uno dei principi cardine per ridisegnare il sistema economico e rendere compatibile la produzione e gli stili di vita con la finitezza del pianeta. L&#8217;Unione europea ha varato alcune direttive che declinano i principi Esg (ambiente, sociale e governante). In [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi a Ferrari Incontri (ore 17) Confindustria presenta il piano di sostenibilità La sostenibilità è uno dei principi cardine per ridisegnare il sistema economico e rendere compatibile la produzione e gli stili di vita con la finitezza del pianeta. L&#8217;Unione europea ha varato alcune direttive che declinano i principi Esg (ambiente, sociale e governante). In questo percorso s&#8217;inserisce anche la scelta di Confindustria Trento di scrivere il primo bilancio di sostenibilità, un documento che mappa, da un lato, i processi interni dell&#8217;associazione, le buone pratiche, il valore prodotto con le sue attività (da quella di rappresentanza ai servizi passando per la comunicazione istituzionale) e, dall&#8217;altro, restituisce l&#8217;impatto delle imprese trentine sul territorio, a partire dal tessuto sociale. Il bilancio di sostenibilità sarà presentato oggi (ore 17) a Ferrari Incontri. Lorenzo Delladio (presidente di Confindustria Trento) e Achille Spinelli (vicepresidente della Ospite Ermete Realacci Provincia autonoma di Trento con delega allo sviluppo economico e alla ricerca) apriranno i lavori. Federico Rossi (Sintesi Factory) entrerà nelle pieghe del documento che ha misurato sostenibilità e impatto nel corso del 2025, Gianluigi Salvagno, coordinatore dell&#8217;Area Ambiente e Sostenibilità di Confindustria Trento definirà gli obiettivi dell&#8217;associazione. Il talk conclusivo vedrà protagonista Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola. Condurrà il confronto Simone Casalini, direttore «il T Ouotidiano».</p>
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		<title>Dal fango di Firenze a Lampedusa il cammino del Paese solidale</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/dal-fango-di-firenze-a-lampedusa-il-cammino-del-paese-solidale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 07:35:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’anniversario dell’alluvione del 1966. L’Italia con il cuore in mano: dagli angeli del fango a Lampedusa fino al sisma di Haiti Un Paese solidale. I volontari dell’alluvione di Firenze del 1966 sono stati il primo caso di intervento diffuso della popolazione durante una tragedia e l’avvio di un processo che ha portato alla nascita della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’anniversario dell’alluvione del 1966.</p>
<h1>L’Italia con il cuore in mano: dagli angeli del fango a Lampedusa fino al sisma di Haiti</h1>
<p>Un Paese solidale. I volontari dell’alluvione di Firenze del 1966 sono stati il primo caso di intervento diffuso della popolazione durante una tragedia e l’avvio di un processo che ha portato alla nascita della Protezione civile.</p>
<p>Lello Naso</p>
<p>Milàn col coer in man è una delle definizioni che fotografano meglio di tutte le altre il capoluogo lombardo, la capitale italiana del terzo settore e della solidarietà. Una definizione in controtendenza rispetto a una vulgata della non accoglienza che non corrisponde alla realtà. Ma si farebbe un torto al resto d’Italia se questa descrizione non venisse estesa a tutto il territorio nazionale. L’Italia con il cuore in mano. Perché l’Italia è così: capace di grandi guizzi, che arrivano proprio quando la luce sembra essersi spenta. Con una ricetta semplice. L’Italia deve fare l’Italia. Attingere dal suo patrimonio di creatività e genio, di organizzazione e metodo, qualità spesso misconosciute dai suoi stessi cittadini. Esprimere generosità e umanità senza condizionamenti ideologici.</p>
<p>Rileggendo la storia recente del Paese, questo succede soprattutto nelle emergenze. Quasi che l’Italia per tirare fuori il meglio di se stessa abbia bisogno di essere messa con le spalle al muro. Dalla storia e dagli eventi, soprattutto quelli naturali. L’ultimo Quaderno della Fondazione Symbola, “Un’Italia che fa l’Italia”, pubblicato in occasione dei 60 anni dell’alluvione di Firenze, teatro della prima grande manifestazione di solidarietà diffusa nel Paese, mette in fila dieci eventi, ma potrebbero essere molti di più, in cui l’Italia e gli italiani hanno mostrato la loro vera natura. Solidale e altruista.</p>
<p>Il primo evento, quello dell’alluvione di Firenze, che domani sarà ricordata nel capoluogo toscano alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è il manifesto del Quaderno e di questo stato d’animo collettivo. Era il 4 novembre 1966, l’Arno aveva inondato Firenze, le sue case, le sue chiese e il suo patrimonio culturale facendo 35 vittime. Le poche immagini trasmesse dai telegiornali convinsero una generazione di giovani, inquieti e vogliosi di trasformare un Paese ancora ingessato, a scendere in strada, con gli stivaloni e le pale portate da casa, per liberare e pulire la città. Gli Angeli del fango vennero definiti dai giornali e dalla televisione. Una scena del film La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, racconta mirabilmente quello che succedeva in mezzo al fango della Biblioteca Centrale di Firenze: due giovani, interpretati da Luigi Lo Cascio e Sonia Bergamasco, si incontrano e si innamorano mentre spalano la melma e ripuliscono i preziosi libri. Negli anni del film, che ripercorre la storia recente d’Italia, saranno uno psichiatra che applicherà la riforma Basaglia, un altro esempio illuminato della visione del Paese, e una pianista virtuosa che diventa terrorista, poi pentita. Due facce dell’inquietudine di una generazione che avrebbe fatto il Sessantotto con due approdi diametralmente opposti, ma con lo spirito di dare al proprio Paese per cambiarlo.</p>
<p>In quella melma, anche metaforica, dall’alluvione di Firenze in poi, l’Italia si è trovata molte volte. I terremoti di Friuli-Venezia Giulia e Irpinia, due capitoli del Quaderno di Symbola, in cui la reazione della popolazione è stata la medesima: grande solidarietà e partecipazione di volontari in tutta Italia, ma con organizzazione e effetti diametralmente opposti. Se il metodo Friuli-Venezia Giulia, il coinvolgimento del territorio e dei sindaci, aveva portato a una ricostruzione veloce e completa, l’approssimatività degli interventi in Irpinia, nonostante l’enorme partecipazione di popolo, aveva lasciato sul terreno ritardi e inefficienze, visibili ancora oggi, a quasi 50 anni dal terremoto. Tanto che l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, in maniera del tutto anticonvenzionale, come era nel personaggio, sbottò in diretta televisiva contro l’inadeguatezza dei soccorsi. Il metodo Friuli e il disastro Irpinia furono però la molla, assieme alla tracimazione della diga in Valtellina del 1987, per la nascita della Protezione civile guidata da Giuseppe Zamberletti. La fine dell’improvvisazione, della pala e degli stivali portati da casa dai volontari, che sono comunque sempre rimasti, e l’inizio di una struttura organizzata, capace di intervenire tempestivamente e professionalmente durante le catastrofi. In Italia e in tutto il mondo. Dove la necessità chiama.</p>
<p>Come del resto l’esercito e la marina, in campo dai boat people vietnamiti salvati nel Mar della Cina Meridionale al terremoto di Haiti, primo impiego della portaerei Cavour, uno strumento di difesa utilizzato per solidarietà. Un’azione, quest’ultima, in cui i militari sono stati sostenuti dalle organizzazioni umanitarie e dai volontari, sempre presenti.</p>
<p>Il Quaderno di Symbola elenca altri casi emblematici. I bambini di Chernobyl, 360mila da Russia, Bielorussia e Ucraina, accolti dalle famiglie italiane. Tra questi, l’ex ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba, allora un bambino di dieci anni, ospitato in Irpinia, nella casa del maresciallo dei carabinieri Domenico Ventre come un terzo figlio. Quasi un intreccio simbolico in una sola storia. L’Irpinia del terremoto, i carabinieri, l’Ucraina oggi in ginocchio per l’invasione russa.</p>
<p>I pescatori di Lampedusa e la popolazione di Montefalco. I primi pronti a cambiare rotta per salvare quanti più migranti possibili nel Mediterraneo. I secondi, grazie alla Caprai del Sagrantino e alla Caritas, «capaci di trasformare le richieste d’asilo dei profughi, in lavoro, autonomia, nuova vita», come scrive il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci nella sua introduzione al Quaderno. Casi non isolati. Dalla Calabria di Riace e Badolato fino ai vigneti delle Cinque Terre. «Sottovalutiamo la nostra forza», spiega Realacci. «Non siamo consapevoli del fatto che possiamo affrontare le debolezze del Paese, solo con la consapevolezza dei nostri punti di forza».</p>
<p>Come la capacità di unire l’impresa e la solidarietà. Gli imprenditori e i dipendenti. Nel Quaderno è raccontato come, nel 2018, operai e impresa, hanno scongiurato il pericolo che l’azienda beneventana Rummo venisse affondata da un’alluvione. O come Cab Terra, la cooperativa agricola di Ravenna, ha accettato di allagare i suoi terreni per salvare la città. O come ancora, l’invenzione della valvola Charlotte, durante la pandemia, grazie alla creatività e alle competenze di medici, imprese e centri di ricerca abbia trasformato una semplice maschera da sub venduta al Decathlon in un respiratore ospedaliero per i malati di Covid.</p>
<p>«Mi piace sottolineare», dice Realacci, «come l’intero Paese abbia uno spirito solidale. I cittadini, le imprese, lo Stato. Che ha organizzato le sue strutture per intervenire in Italia e in tutto il mondo, anche dove non abbiamo interessi economici, politici o culturali. Penso ai boat people del Vietnam nel Mar della Cina o ad Haiti, dove, a supporto di una popolazione poverissima e abbandonata, è intervenuta la nostra marina militare».</p>
<p>Il cuore in mano. Dagli Angeli del fango in poi. Cercando di trarre anche dalle tragedie insegnamenti per il futuro.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Realacci: &#8220;Ricerca e rinnovabili sono il futuro Nucleare costoso e fermo da anni&#8221;</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/realacci-ricerca-e-rinnovabili-sono-il-futuro-nucleare-costoso-e-fermo-da-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 09:28:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Campi liberi Realacci: «Ricerca e rinnovabili sono il futuro Nucleare costoso e fermo da anni» 2/3 Campi liberi Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente, martedì a Trento per il bilancio di sostenibilità di Confindustric «Il nucleare? Costoso e fermo da anni Rinnovabili e ricerca sono il futuro» Realacci (Symbola): «La Cina ha acquisito un vantaggio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Campi liberi Realacci: «Ricerca e rinnovabili sono il futuro Nucleare costoso e fermo da anni» 2/3 Campi liberi Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente, martedì a Trento per il bilancio di sostenibilità di Confindustric «Il nucleare? Costoso e fermo da anni Rinnovabili e ricerca sono il futuro» Realacci (Symbola): «La Cina ha acquisito un vantaggio competitivo Bellezza e qualità punti di forza. Hanno preceduto i criteri Esg» «L&#8217;energia elettrica da fonte nucleare è oggi quantitativamente simile agli anni Novanta. In termini percentuali si è dimezzata» di Simone Casalini a conversione ecologica potrà &lt;&lt; I A affermarsi solo se apparir à socialmente desiderabile. Così Hiex Langer e ragione. La sfida green non dipende solo dagli obblighi e dalla pedagogia, ma dalla capacità di valorizzare radici e caratteristiche culturali che l&#8217;Italia possiede». C&#8217;è chi enfatizza la negatività della situazione per creare un urto che stimoli una risposta. E c&#8217;è chi non perde di vista la realtà, ma scommette anche sulla speranza e il futuro. Ermete Realacci, ecologista, presidente di Legambiente dal 1987 al 2003 e ora onorario, parlamentare del Pd (sue le norme sulle ecomafie, sulle agenzie ambientali e sulla valorizzazione dei piccoli comuni, sull&#8217;eliminazione delle microplastiche nei cosmetici), guida ora la Fondazione Symbola ed appartiene alla seconda filosofia di pensiero. Martedì sarà a Trento, alle Cantine Ferraci (ore 17), per partecipare alla presentazione del primo bilancio di sostenibilità di Confindustria Trento. «Un lavoro importante &#8211; sottolinea &#8211; che mette in mostra la capacità del Trentino di essere riferimento, sotto molti aspetti, nella riflessione sulla transizione green e sui cambiamenti climatici». Scrutando all&#8217;orizzonte le partite aperte, dall&#8217;energia all&#8217;Ai, Realacci prova a dare un ordine: «La questione dell&#8217;approvvigionamento energetico legato alla destabilizzazione dell&#8217;ordine internazionale ha riportato in auge il tema del nucleare. Ma non è certo una risposta. Le rinnovabili e l&#8217;efficientamento sono le direttrici da seguire. L&#8217;AI? L&#8217;intelligenza umana resta la più sostenibile». Presidente Realacci, la metrica Esg (Ambiente, sociale e governante) dettata dall&#8217;Europa è entrata nel mondo delle imprese. E anche associazioni di categoria come Confindustria Trento decidono di misurare la loro sostenibilità fuori da ogni obbligo. Può diventare un fattore competitivo, come si sottolinea spesso? «Come Fondazione Symbola produciamo alcuni report annuali, tra cui &#8220;Green Italy&#8221; e &#8220;Coesione e competizione&#8221;. Questi rapporti confermano, numeri alla mano, che la sostenibilità è un fattore di competizione. Bellezza e qualità sono i due elementi di forza del Paese che hanno persino preceduto i criteri Esg. Quello che è accaduto nel mondo del vino con il metanolo è significativo. L&#8217;Italia aveva scommesso tutto sul binomio grande quantità e basso prezzo. È il contesto in cui si è consumata l&#8217;adulterazione criminale del vino che ha provocato oltre venti morti e la cecità di alcuni cittadini nel marzo del 1986, un mese prima dell&#8217;incidente di Chernobyl. Produsse un crollo di credibilità e di immagine del prodotto italiano. Cosa accadde a quel punto? La politica strinse le maglie dei controlli, ma soprattutto le imprese vitivinicole e la società hanno investito sulla qualità e sui territori. In quegli anni producevamo il 40% in più di vino di oggi, ma il valore dell&#8217;export era un decimo di quello attuale (da 800milioni di euro di allora superiamo stabilmente gli 8 miliardi). Attualmente siamo i secondi esportatori al mondo dopo la Francia. Oggi la qualità del vino caratterizza tutto il Paese». In quale modo bellezza e qualità incrociano la transizione green e la sostenibilità? «Ci sono molti esempi di questo legame essenziale. Pensiamo al settore del legno arredo. Siamo il terzo esportatore al mondo e lo siamo perché produciamo mobili belli, innovativi, consumando meno energia e meno acqua, recuperando il legno per i pannelli e eliminando elementi nocivi come la formaldeide. I criteri Esg, se applicati correttamente, aiutano a migliorare questi processi. Le Cantine Ferrari di Trento sono impegnate in questi percorsi di sostenibilità e cominciano a fronteggiare la crisi climatica, programmando l&#8217;innalzamento dei vigneti. Tutti questi sviluppi legati alla transizione verde si intrecciano poi con la capacità di essere presenti nel mondo perché competitivi». Confindustria Trento è al suo primo bilancio di sostenibilità. Anche le associazioni di categoria si riorientano. Cosa ne pensa? «Il lavoro di Confindustria Trento si pone in questo quadrante. Non lo interpreterei come una partita legata a obblighi, in particolare alla normativa europea. Ma come una sfida culturale e di sistema. Alex Langer diceva: &#8220;La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile&#8221;. Introduceva l&#8217;elemento della desiderabilità, non l&#8217;imposizione. Ecco, dobbiamo leggere la prospettiva ecologica come una frontiera appetibile». Lei sottolinea spesso i pregi dell&#8217;economia circolare italiana&#8230; «L&#8217;Italia è il Paese che recupera più rifiuti, soprattutto nei cicli produttivi: siamo poveri di materie prime e nei secoli abbiamo dovuto fare di necessità virtù. È diventata una cultura e su questo abbiamo costruito filiere. Lo sapeva Venezia, il suo Arsenale è stata la prima &#8220;fabbrica&#8221; d&#8217;Europa. Produceva una galea al giorno, anche perché curava tutto il ciclo delle materie prime. Oggi la superficie boscata è cresciuta ma è spesso di pessima qualità. Nel disastro di Vaia, che ha colpito anche il Trentino, c&#8217;è sicuramente l&#8217;accentuarsi dei cambiamenti climatici. Ma l&#8217;estensione del danno è legata anche ad una cura forestale minore. Parlare di sostenibilità significa allora recuperare anche culture e tradizioni che rappresentano il modo con cui l&#8217;Italia sta nel mondo». Senta, ma l&#8217;Italia avrà anche difetti, o no? «Certo. Ma è un Paese cripto-depresso che è capace di vedere i suoi difetti &#8211; debito pubblico, burocrazia, un Sud fragile, ecomafie e illegalità ma non li affronta. Possiamo contrastarli se capiamo anche i nostri punti di forza. L&#8217;ultima enciclica di papa Leone XIV &#8211; &#8220;Magnifica Humanitas&#8221; &#8211; ricorre ad un parallelismo interessante tra la Torre di Babele, ebbra dell&#8217;arroganza di chi basta a sé stesso, e la figura di Neemia che, inviato a Gerusalemme per ricostruire le mura, lo fa coinvolgendo tutte le componenti della società». Le guerre in Ucraina e in Iran, l&#8217;infinita questione israelopalestinese, hanno aperto diversi fronti, tra cui quello energetico. L&#8217;approvvigionamento è diventato un elemento essenziale. L&#8217;Italia è molto indietro sulle rinnovabili e il dibattito sul nucleare avanza in modo sterile. Ci indica una rotta per il presente e il futuro per dipendere meno dall&#8217;estero e dal fossile? «Il nucleare non è certo una soluzione anche se la ricerca è utile che continui. L&#8217;energia elettrica da fonte nucleare è oggi quantitativamente simile agli anni Novanta. In termini percentuali si è dimezzata perché è raddoppiata la domanda mondiale. Dunque, il nucleare è fermo nel mondo perché costa tantissimo, molto più delle fonti rinnovabili. Talvolta lo invoca chi, come il presidente iraniano Pezeshkian, ambisce ad usarlo in campo militare. L&#8217;Eni addirittura propone la fusione che è lontanissima e la Francia, il Paese più nucleare del mondo, ha impiegato 17-18 per la costruzione dell&#8217;ultima centrale». Quindi? «La direzione sono le rinnovabili, l&#8217;efficientamento energetico e la ricerca. La Cina ha installato nel 2025 430mi1a megawatt di fonti rinnovabili non perché sia stata convertita da Greta Thumberg ma perché vuole essere più indipendente, competitiva e affermarsi nel mondo. E questo riguarda tutti i campi, ad esempio le abitazioni dovrebbero puntare decisamente sulle rinnovabili e le pompe di calore. Paghiamo oggi l&#8217;energia più di altri Paesi anche perché siamo in ritardo. All&#8217;inizio di questo millennio la Germania aveva il 5% di rinnovabili e l&#8217;Italia più del 15% perché aveva l&#8217;idroelettrico. Oggi la Germania e la Spagna sono oltre il 60% e noi siamo cresciuti molto meno, siamo poco sopra il 40%». La Cina si è anche imposta nel mercato delle auto elettriche. «È il più grande mercato al mondo e l&#8217;Europa ha perso un treno. Ora dobbiamo capire come riposizionarci. Nel 2004 la Cina produceva il 4% delle auto mondiali, l&#8217;Europa il 32%. Oggi il 32% lo fa la potenza cinese, mentre noi siamo scesi al 16%. In tutto questo il presidente americano Trump è riuscito ad affermare che la Cina produce pale eoliche solo per venderle all&#8217;estero perché distruggono il paesaggio e ad attaccare il fotovoltaico perché sostiene che i pannelli fanno strage di animali. Il più grande contaballe vivente. Ma sulle rinnovabili il Texas repubblicano spesso supera la California democratica. Gli americani sono pragmatici, se costa meno una pala eolica o un campo fotovoltaico non comprano il carbone degli Appalachi». Intelligenza artificiale e consumo energetico, un rapporto non semplice. È una tecnologia sostenibile? «P una tecnologia energivora che richiede tanta acqua. Bisogna intervenire riducendo i consumi e usando fonti rinnovabili. Con l&#8217;avanzare della crisi climatica poi il condizionamento degli edifici consuma anche di più. Rimane centrale riportare l&#8217;AI nel controllo delle comunità, preservando le nostre competenze essenziali. La più grande fonte di energia rinnovabile e non inquinante rimane l&#8217;intelligenza umana». «La sostenibilità è un fattore di competizione. La conversione ecologica? Come diceva Langer deve apparire socialmente desiderabile. Il Trentino è un riferimento» «L&#8217;Italia è un Paese criptodepresso capace di vedere i suoi limiti ma non li affronta. Sull&#8217;auto elettrica l&#8217;Europa ha perso il treno. Trump? Il più grande contaballe mondiale».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Torna il Forum Sostenibilità con un focus su giovani e imprese</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/torna-il-forum-sostenibilita-con-un-focus-su-giovani-e-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 09:25:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le sfide legate alla transizione ecologica, all’innovazione e alla competitività richiedono oggi il coinvolgimento di tutti gli attori della società, dalle nuove generazioni al mondo delle imprese. Con questo obiettivo torna il Forum Sostenibilità 2026, l’appuntamento promosso da Il Sole 24 Ore che il prossimo 29 ottobre, presso l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Le sfide legate alla transizione ecologica, all’innovazione e alla competitività richiedono oggi il coinvolgimento di tutti gli attori della società, dalle nuove generazioni al mondo delle imprese. Con questo obiettivo torna il Forum Sostenibilità 2026, l’appuntamento promosso da Il Sole 24 Ore che il prossimo 29 ottobre, presso l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, riunirà istituzioni, aziende, scuole, esperti e stakeholder per una giornata di confronto dedicata ai temi dello sviluppo sostenibile.</p>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">L’evento, in programma dalle 10 alle 18.30 e fruibile sia in presenza sia in streaming, sarà articolato in due momenti distinti ma complementari: il Focus Giovani, dedicato al ruolo delle nuove generazioni nella costruzione di un futuro più equo e sostenibile, e il Focus Imprese, che approfondirà il contributo del mondo produttivo alla transizione ambientale, economica e sociale.La mattinata si aprirà con gli interventi di Alice Pomiato, Environmental sustainability content creator, e della divulgatrice scientifica Gabriella Greison, che accompagneranno il pubblico in una riflessione sulle sfide ambientali, sul rapporto tra scienza, innovazione e sostenibilità e sul ruolo della conoscenza come motore del cambiamento. Seguirà l’intervento interattivo di Graziano Ciocca, divulgatore scientifico de La Fabbrica, che coinvolgerà gli studenti in un’esplorazione del Futures Thinking. In programma anche il saluto istituzionale del Sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, e l’intervento di Padre Enzo Fortunato, direttore della rivista Piazza San Pietro, editorialista e scrittore, che offrirà una riflessione sui valori dell’impegno umano, della solidarietà e della responsabilità verso le nuove generazioni. A chiudere l’evento sarà Francesco Giorda, attore comico, con uno spettacolo teatrale interattivo che, attraverso ironia e coinvolgimento diretto del pubblico.</p>
<div class="asubtitle">
<h2 id="U01151818138EJq">Il Premio Scuola sostenibile</h2>
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<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Nel corso della mattinata si svolgerà inoltre la cerimonia di premiazione della seconda edizione del Premio Scuola Sostenibile, iniziativa dedicata agli istituti scolastici che si distinguono per la capacità di integrare concretamente la sostenibilità nei percorsi formativi e nella quotidianità educativa. A introdurre i premi sarà Alessandro Greppi, Responsabile Sostenibilità &amp; Purpose Veolia Italia. Le scuole vincitrici sono state selezionate dalla giuria presieduta da Fabio Tamburini, Direttore de Il Sole 24 Ore, e composta da Marina Brogi, Professoressa Economia degli Intermediari Finanziari Università degli Studi di Milano-Bicocca, Francesca Carbone, Direttore Generale per lo Studente, l’Inclusione, l’Orientamento e il Contrasto alla Dispersione Scolastica del Ministero dell’Istruzione e del Merito, Maria Carmela Colaiacovo, Presidente del Gruppo Il Sole 24 ORE, Edoardo Garrone, Presidente ERG, ed Emanuela Trentin, CEO Veolia Italia.</p>
<div class="asubtitle">
<h2 id="U27553648036tdl">Focus Imprese</h2>
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<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Particolare rilievo avrà il Focus Imprese, che nel pomeriggio accenderà i riflettori sul ruolo della sostenibilità come fattore di crescita, innovazione e competitività. In uno scenario internazionale caratterizzato da profondi cambiamenti climatici, geopolitici e normativi, la sostenibilità rappresenta infatti una componente sempre più strategica per le aziende chiamate a coniugare sviluppo economico, responsabilità sociale e creazione di valore nel lungo periodo.</p>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">La sessione sarà aperta dagli interventi di Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio, e Fabio Tamburini, Direttore Il Sole 24 Ore, seguiti da un’intervista a Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dell’Italia, dedicata al tema della transizione energetica e della competitività delle imprese.</p>
<div class="asubtitle">
<h2 id="U12873231145YNG">La tavola rotonda</h2>
</div>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Tra i momenti centrali del programma figura la tavola rotonda dedicata a “Le imprese e la sfida di innovare sostenibile tra circolarità e transizione verde”, che vedrà confrontarsi Sandro Pettinato, Vicesegretario Generale e Responsabile Area Servizi per la Finanza di Unioncamere, Riccardo Piunti, Presidente Conou, ed Ermete Realacci, Presidente Fondazione Symbola.</p>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Il dibattito proseguirà con una serie di approfondimenti dedicati all’integrazione della sostenibilità nelle strategie aziendali, attraverso i contributi di Pierfrancesco Latini, Chief Risk Mgmt &amp; Sustainability Officer e Chief International Officer di Acea, Luigi Sampaolo, Head of Sustainability Positioning and Stakeholder Engagement di Eni, e Viviana Vitto, Head of Sustainability Enel illustreranno il ruolo della sostenibilità nella creazione di valore e nello sviluppo di modelli industriali sempre più responsabili.</p>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">A seguire, la tavola rotonda “L’approccio green, dal paradigma ai numeri” metterà a confronto Danilo Devigili, economista e autore de “La Formula della Sostenibilità”, Enrico Giovannini, Direttore scientifico Asvis, e Davide Michele Chiarlo, Chief compliance officer Santander Consumer Bank, sui temi della misurazione delle performance Esg e della sostenibilità come leva competitiva per le imprese.</p>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Il programma proseguirà con l’intervista a Lorenza Cipollina, Direttrice Relazioni istituzionali, comunicazione e sostenibilità del Gruppo Mondelēz International Italia, dedicata alla creazione di valore lungo la filiera e alle strategie di sostenibilità integrate, e con l’intervento di Giovanni Miraglia, Analista geopolitico ed esperto di sicurezza energetica e geoeconomia, che offrirà una riflessione sugli equilibri globali tra clima, energia e sviluppo.</p>
<div class="asubtitle">
<h2 id="U47632052487HZz">Il Premio Impresa Sostenibile</h2>
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<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">La giornata culminerà con la cerimonia di premiazione della quinta edizione del Premio Impresa Sostenibile, il riconoscimento rivolto alle piccole e medie imprese che hanno saputo integrare innovazione, sostenibilità e responsabilità sociale nel proprio modello di business. La premiazione sarà introdotta da Roberta Toffanin, Esperto del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e Paola Rusconi, Senior Director Marketing Coordination and SME Business Development della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.</p>
<p class="atext" data-mrf-recirculation="Article links">Le imprese vincitrici del Premio Impresa Sostenibile, sono state selezionate dalla giuria presieduta da Fabio Tamburini, Direttore de Il Sole 24 Ore, e composta da Marina Brogi, Professoressa di Economia degli Intermediari Finanziari dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Maria Carmela Colaiacovo, Presidente del Gruppo Il Sole 24 ORE, Edoardo Garrone, Presidente ERG, Francesca Posarelli, Presidente Piccola Industria Confindustria Toscana, Anna Roscio, Executive Director Sales &amp; Marketing Imprese Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, e Roberta Toffanin, Esperta, Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica.</p>
<div class="aembed">
<div class="aembed-head">
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</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Valore improduttivo I numeri paradossali della cultura sarda</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/valore-improduttivo-i-numeri-paradossali-della-cultura-sarda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 08:48:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;incontro. Peri &#8220;Dialoghi di Archeologia Archile t turaArte Paesaggio&#8221;, domani la lectio di Usai all&#8217;ex Regio Museo di Cagliari Valore improduttivo I numeri paradossali della cultura sarda Un patrimonio immenso e inattivo: l&#8217;Isola ha i risultati peggiori d&#8217;Italia La cultura italiana vale 115,8 miliardi di euro, dà lavoro a unmilione e mezzo di persone e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;incontro. Peri &#8220;Dialoghi di Archeologia Archile t turaArte Paesaggio&#8221;, domani la lectio di Usai all&#8217;ex Regio Museo di Cagliari Valore improduttivo I numeri paradossali della cultura sarda Un patrimonio immenso e inattivo: l&#8217;Isola ha i risultati peggiori d&#8217;Italia La cultura italiana vale 115,8 miliardi di euro, dà lavoro a unmilione e mezzo di persone e continua a crescere. In Sardegna, però, i numeri non raccontano la stessa storia. A mancare non è certo il patrimonio, è evidente, ma è altrettanto evidente come questo fatichi a diventare un sistema produttivo. Secondo &#8220;Io sono cultura 2026&#8221;, il rapporto di Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Deloitte, nell&#8217;Isola il settore culturale e creativo genera 1,15 miliardi di valore aggiunto, appena il 2,9 per cento dell&#8217;economia regionale, contro il 5,7 per cento nazionale. Ultima tra le venti regioni italiane, benché il precedente rapporto registrasse una crescita del 7,5 per cento del valore aggiunto.La prima e più grande contraddizione è tutta qui: la Sardegna dispone di un patrimonio diffuso, ma la sua ricchezza culturale e quella economica non coincidono. Conta allora non solo quanto investiamo, ma come e con quali risultati dura turi.È su questo terreno che si colloca &#8220;Economia della cultura: due sostantivi da declinare per uno sviluppo sostenibile, la lectio magistralis di Stefano Usai, professore ordinario di Economia applicata all&#8217;Università di Cagliari, in programma domani alle 18 nella Sala Ferruccio Barreca dell&#8217;ex Regio Museo, in piazza Indipendenza 4 a Cagliari. L&#8217;incontro, curato da Maria Antonietta Mongiu e Francesco Museolino, fa parte dei Dialoghi di Archeologia Architettura Paesaggio. Già direttore del CRENoS, Usai studia sviluppo regionale, innovazione e conoscenza. L&#8217;ultimo miglio Quanto vale la cultura, e chi decide come misurarla?11 prezzo di un biglietto non dice molto del valore di un museo, né i conti di una biblioteca ne misurano la funzione sociale. L&#8217;economia della cultura nasce anche da questo scarto tra costo e beneficio, tra ciò che si può vendere e ciò che una comunità riceve senza poterlo mettere a bilancio. Per questo il sostegno pubblico non può dipendere dai soli ricavi, né finanziare un&#8217;attività ne garantisce l&#8217;efficacia. La nostra isola mette suo malgrado a nudo il problema: avere un sito archeologico non significa renderlo accessibile, restaurare un edificio non implica avergli restituito una funzione, organizzare un festival non equivale a creare una nera capace di lavorare durante tutto l&#8217;arino. Tra patrimonio e sviluppo servono servizi, competenze e pubblico. Usai lo affronta attraverso il concetto di &#8220;activation capacity&#8221;, la capacità di trasformare risorse culturali già presenti in partecipazione, lavoro, impresa e valore sociale. Conta meno il numero dei beni della qualità delle relazioni costruite intorno a essi.La cultura, inoltre, non coincide con il turismo. Una recente ricerca cui ha contribuito lo stesso docente esamina la concentrazione geografica delle industrie culturali e creative italiane e il suo rapporto conia produttività. La vicinanza tra imprese e professionisti può favorire scambi, specializzazione e nuove opportunità. In questo senso un territorio non diventa culturalmente produttivo per il semplice accumulo di eventi, ma quando riesce a creare continuità. Strategie Il rapporto S3rmbola offre un altro indizio: a livello nazionale il comparto più rilevante del nucleo culturale è quello dei software e videogiochi. La cultura, dunque, non abita soltanto nei musei e nei teatri: attraversa tecnologie, comunicazione, editoria, design, audiovisivo. Resta allora una questione di scelte. Conservare il patrimonio è necessario, ma conservarlo non significa attivarlo, e finanziare iniziative isolate non equivale a costruire politiche culturali. Occorrono istituzioni capaci di collaborare, servizi che rendano i luoghi vivibili e accessibili, investimenti che sostengano competenze e reti nel tempo. La Sardegna non deve inventarsi un passato da valorizzare: ne possiede già uno, vastissimo. La sfida e decidere quale presente, e quale futuro, costruirgli attorno.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Portiamo il clima al centro del dibattito</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/portiamo-il-clima-al-centro-del-dibattito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 11:25:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La manifestazione &#8216;La Terra chiamò&#8217; si terrà il 5 dicembre in Piazza del Popolo a Roma, promossa da oltre dieci organizzazioni ambientaliste e del Terzo settore tra cui ASviS, Fondazione Symbola, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week, WWF Italia e Avvenire come media partner. L&#8217;evento punta a riportare la crisi climatica al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La manifestazione &#8216;La Terra chiamò&#8217; si terrà il 5 dicembre in Piazza del Popolo a Roma, promossa da oltre dieci organizzazioni ambientaliste e del Terzo settore tra cui ASviS, Fondazione Symbola, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week, WWF Italia e Avvenire come media partner. L&#8217;evento punta a riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico, con partecipanti provenienti da scienza, arte e cultura, amministrazioni locali, territori, volontariato, imprese e nuove generazioni. Quattro richieste ai governi riguardano: elevare il clima all&#8217;agenda politica riconoscendo la crisi come questione di sicurezza, accelerare mitigazione e adattamento abbandonando i fossili, potenziare le rinnovabili e ridurre le emissioni, proteggere territori e popolazioni esposte e far pagare agli inquinatori i costi della transizione. I promotori citano dati sull&#8217;emergenza: oltre 50.000 decessi in eccesso per caldo nelle città europee e 13.303 decessi in 87 aree urbane italiane, temperature mediterranee fino a 8°C oltre la media, stime UE di rese agricole inferiori all&#8217;8% per mais e al 7% per patate, e l&#8217;inflazione alimentare potrebbe salire di 0,3-0,8 punti percentuali nei prossimi dodici mesi; entro il 2070 potrebbero diventare invivibili aree dove oggi vivono oltre due miliardi di persone.</p>
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			</item>
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		<title>La Terra chiamò. La responsabilità di rispondere</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-terra-chiamo-la-responsabilita-di-rispondere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 09:12:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il 23 ottobre, nella sede di Marevivo a Roma, con Riccardo Luna e ASviS abbiamo dato un nome e una voce pubblica a un’idea che fermentava da settimane. La Terra chiamò. Avevamo capito che era necessario unire le forze con chi ha a cuore questo pianeta, il nostro Paese e ciò che lasceremo ai nostri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 ottobre, nella sede di <strong>Marevivo</strong> a Roma, con <b>Riccardo Luna</b> e <b>ASviS</b> abbiamo dato un nome e una voce pubblica a un’idea che fermentava da settimane. <b>La Terra chiamò.</b> Avevamo capito che era necessario unire le forze con chi ha a cuore questo pianeta, il nostro Paese e ciò che lasceremo ai nostri figli. Quel giorno abbiamo preso un impegno davanti agli altri: costruire una mobilitazione capace di rimettere il clima dentro le scelte che decidono la vita delle persone.</p>
<p>Il 5 dicembre saremo in Piazza del Popolo. A promuovere questa impresa siamo <b>ASviS</b>, <strong>Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week</strong> e <strong>WWF Italia</strong>.</p>
<p>È una chiamata che coinvolge mondi, ecosistemi e comunità, animati dalla volontà condivisa di fare della cura della Terra una responsabilità condivisa e una priorità politica. Con noi ci sono i <b>Green Heroes</b>, <b>Legacoop</b> e altri <b>ambasciatori del Patto europeo per il clima</b>, e tante altre persone e realtà che si stanno connettendo. Ciascuno porta il proprio lavoro, le proprie comunità, la volontà di incidere sulle scelte che riguardano tutti.</p>
<p><b>Piano B, Postilla e Silverback</b> sono con noi il motore e la voce di questa sfida. Anche dal loro lavoro dipende la capacità di trasformare un’intenzione condivisa in una mobilitazione che raggiunga le persone e le chiami a partecipare.</p>
<p>La conferenza stampa è stata la prima uscita pubblica di un lavoro comune. Adesso viene la parte più impegnativa: coinvolgere, ascoltare, costruire una piazza in cui le esperienze dei territori diventino richieste politiche.</p>
<h5><b>CONVOCARE E COSTRUIRE</b></h5>
<p>So quanto lavoro richieda far incontrare mondi che di solito si parlano poco. Negli anni, con il Future Food Institute e a Pollica, ho cercato le complementarità tra persone, competenze e territori. Il convivio, nel mio lavoro, comporta questa responsabilità: creare fiducia sufficiente perché da un incontro nascano impegni, e poi dare continuità a quegli impegni.</p>
<p>A Venezia abbiamo portato molto di questo lavoro. La nostra Climate Week è diventata un grande ritrovo, fatto anche di incontri e riunioni di grande valore, da cui sono nati progetti. Con <b>Riccardo Luna</b> questa capacità di costruire relazioni incontra una forza magnetica: l’intuizione, il coraggio delle grandi imprese, la capacità di trascinare e di dare alle idee una voce che arriva lontano. È nella complementarità di ciò che portiamo che riconosco la forza del nostro percorso.</p>
<p>Un anno fa, il 18 ottobre, ero a Lecce, a <em>Conversazioni sul Futuro</em>, insieme a <b>Paolo Iabichino</b>, al fianco di Riccardo per il calcio d’inizio del tour di <strong><i>Qualcosa è andato storto</i></strong><strong>.</strong> Da lì avrebbe attraversato l’Italia, portando nelle scuole, nei teatri e nelle librerie una domanda sul futuro che avevamo immaginato e su quello che stavamo lasciando accadere.</p>
<p>Quel titolo mi torna in mente oggi anche parlando di clima. Qualcosa è andato storto anche perché, nella nostra ingenuità, superficialità e noncuranza, lo abbiamo permesso. Abbiamo delegato scelte che decidevano già il nostro futuro. <b>Oggi non abbiamo più scuse.</b> La consapevolezza deve diventare partecipazione, pressione politica, lavoro comune.</p>
<p>Quest’estate, a Pollica, avevamo ripercorso ciò che Venezia aveva reso possibile. Sentivamo il bisogno di raggiungere molte più persone. Riccardo ha dato forza a questa urgenza: portare il clima, e tutti noi, in una grande piazza, per far sentire che questa è una sfida di tutti. Il lavoro, cominciato a Venezia, continua a Roma.</p>
<p>Nel mio intervento ho voluto ricordare <b>Annibale D’Elia</b>, scomparso pochi giorni prima. In questi giorni di proteste, mentre si parla tanto del disagio dei giovani, penso al suo sguardo. Con Bollenti Spiriti, il programma pugliese nato nel 2005 dall’intuizione di Guglielmo Minervini, aveva saputo riconoscere in quell’inquietudine un’energia capace di cambiare le cose. E darle <b>spazio, strumenti, fiducia.</b></p>
<p>Questo è uno dei punti che sento più critici del nostro tempo. Chiediamo ai ragazzi di avere speranza. <b>Quanto potere siamo disposti a condividere</b> perché possano fare qualcosa della propria vita e del mondo che erediteranno?</p>
<p>Anch’io ho figli adolescenti. Mi riguarda da vicino la distanza tra le parole con cui celebriamo i giovani e le possibilità che offriamo loro. Li abbiamo portati sui palchi, applauditi, definiti coraggiosi. La loro energia ci chiede di aprire luoghi, mettere a disposizione risorse, dare accesso alle decisioni. La fiducia si misura anche così: in ciò che rendiamo possibile agli altri.</p>
<p>Ripenso alla sua metafora delle <b>persone lievito</b> e delle <b>persone farina</b>. Ci leggo una responsabilità che sento anche mia: far incontrare chi mette in fermento le cose con chi dà alle idee consistenza, lavoro, continuità. Quanto talento sprechiamo lasciando queste energie separate. Annibale aveva saputo tradurre la fiducia nelle persone in politiche pubbliche, luoghi, possibilità concrete. È questa la lezione che porto con me: riconoscere un’energia comporta la responsabilità di darle spazio per agire. Anche la nostra piazza dovrà misurarsi con questo: con le persone che riuscirà a coinvolgere e con ciò che renderà possibile dopo.</p>
<p>Vorrei portarlo nella nostra piazza: <b>prendere sul serio chi chiede futuro.</b> Fare posto alle sue idee. Condividere la responsabilità di realizzarle. Perché <b>la speranza diventa credibile quando senti che la tua presenza può cambiare qualcosa.</b></p>
<h5><b>PROTEZIONE E SICUREZZA CLIMATICA</b></h5>
<p>Riccardo ha dato alla mobilitazione una priorità precisa: <b>proteggere le persone.</b> La crisi climatica entra nelle vite in modo diseguale. Chi lavora all’aperto, chi abita in una casa inadatta al caldo, chi ha meno risorse per difendersi è più esposto. L’adattamento comincia da queste condizioni concrete e deve procedere insieme alla riduzione delle emissioni.</p>
<p><b>Raffaella Giugni</b>, segretaria generale di Marevivo, ci ha richiamati a ciò che sfugge allo sguardo: il mare che si scalda, gli ecosistemi che si alterano, la vita marina che perdiamo. Il suo messaggio ci obbliga a riconoscere una dipendenza che tendiamo a dimenticare facilmente. La salute del mare riguarda il clima, la pesca, il lavoro delle comunità costiere e ciò che mangiamo.</p>
<p><b>Gaetano Benedetto</b>, vicepresidente del WWF Italia, ha allargato questa prospettiva alla stabilità climatica sulla quale abbiamo costruito agricoltura, città ed economie. La sicurezza passa dalla possibilità di abitare un territorio, prevedere una stagione, raccogliere. È una responsabilità che deve entrare nei bilanci pubblici, negli investimenti e nelle scelte di sviluppo del Paese.</p>
<h5><b>IL CIBO E I DIRITTI DI CHI CI NUTRE</b></h5>
<p>È qui che porto il mio lavoro e la mia preoccupazione. <b>Il clima arriva a tavola.</b> Ci arriva attraverso i raccolti perduti, l’acqua che manca, i costi che aumentano, il lavoro che diventa insostenibile.</p>
<p>Siamo fortunati quando possiamo comprare ciò che ci serve e preparare un pasto buono e sano. Ci abituiamo a trovare il cibo. Spesso ne conosciamo il prezzo molto meglio delle persone, delle competenze e delle condizioni che lo hanno reso possibile. Questa abitudine rischia di rendere invisibile proprio chi ci tiene in vita.</p>
<p><b>Giulio Lo Iacono</b>, segretario generale dell’<strong>ASviS</strong>, ha richiamato il legame tra ambiente, economia e giustizia sociale. Un raccolto perduto lo rende evidente: colpisce il reddito di un’azienda, il lavoro di una comunità, la disponibilità di un prodotto e la spesa di una famiglia. La fine del mese e il futuro del pianeta si incontrano già nelle nostre vite.</p>
<p>Mi colpiscono i panifici chiusi, gli agricoltori che non riescono più a sostenere il costo del raccolto. <b>Chi produce cibo sta pagando due volte</b>: prima perde raccolti per caldo, siccità e allagamenti, poi affronta costi energetici che possono rendere insostenibile anche raccogliere ciò che è rimasto. Nelle famiglie si rinuncia alla qualità della spesa. Una crisi che qualcuno continua a raccontare come lontana è diventata quotidiana.</p>
<p>Voglio che il valore degli agricoltori e dei pescatori sia riconosciuto prima che una nuova emergenza ci costringa ad accorgercene. Hanno diritto a redditi dignitosi, condizioni di lavoro sicure, strumenti per affrontare i rischi. Il loro sapere e la possibilità di trasmetterlo riguardano il futuro di tutti. La loro essenzialità esiste anche quando tutto funziona e abbiamo il privilegio di non doverci pensare.</p>
<p><b>Difendere il diritto al cibo significa difendere anche i diritti di chi lo produce.</b> La transizione deve dare agli agricoltori strumenti, autonomia energetica e prospettive di reddito. Servono risorse per la prevenzione e l’adattamento delle aziende, tutela dell’acqua e del suolo, politiche per l’accesso al cibo sano, anche attraverso le mense scolastiche.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Audiovisivo, il mercato cresce del 3%: focus su “microdrama”. Il rapporto Apa</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/audiovisivo-il-mercato-cresce-del-3-focus-su-microdrama-il-rapporto-apa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 09:51:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cresce il settore dell’audiovisivo. Nel 2025 ha attratto 16,8 miliardi di euro, registrando un +3,1% rispetto all’anno precedente. Un dato positivo che però segna un calo rispetto al trend del 2024 che aveva registrato un +9% sul 2023. A trainare il settore è l&#8217;online video con un +15% delle offerte gratuite e un +10,3% di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="c-article-section  j-article-section l-spacing-m">
<p>Cresce il settore dell’audiovisivo. Nel 2025 ha attratto 16,8 miliardi di euro, registrando un +3,1% rispetto all’anno precedente. Un dato positivo che però segna un calo rispetto al trend del 2024 che aveva registrato un +9% sul 2023. A trainare il settore è l&#8217;online video con un +15% delle offerte gratuite e un +10,3% di quelle a pagamento. E il 2026 è destinato a chiudersi con risultati del tutto simili. I dati arrivano dall’ottavo Rapporto sulla produzione audiovisiva nazionale di Apa, l’Associazione produttori audiovisivi, che riunisce le ricerche di CeRTA–Università Cattolica, eMedia, Fondazione Symbola e OpenEconomics. Il report è stato presentato dalla presidente Apa Chiara Sbarigia nell’ambito del MIA | Mercato Internazionale Audiovisivo, a Palazzo Barberini a Roma.</p>
</div>
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<h2>In crescita l’occupazione</h2>
<p>Cresce anche il dato relativo all’occupazione: la filiera continua a generare lavoro con 128.336 persone coinvolte nelle attività audiovisive nel 2026, il 3,3% in più rispetto al 2024. Questo, a fronte della prima flessione negli investimenti avvenuta dal 2018: nel 2025, infatti, la destinazione di fondi nella produzione audiovisiva per cinema, TV e VoD cala a 2 miliardi di euro (-7,4% sull&#8217;anno precedente). Il calo degli investimenti ha riguardato soprattutto i titoli scripted per TV e VoD (-122 milioni di euro), con la produzione di fiction attestata a 740 milioni (-5,5%), non in linea con la crescita media annua (+7,7%) registrata dal 2018 al 2025. A incidere sulla tenuta del settore è soprattutto l’incertezza sul sistema di sostegno pubblico, dai volumi delle risorse ai criteri di accesso, alle tempistiche delle procedure. Una condizione che ostacola la programmazione da parte dei produttori, aumenta gli oneri finanziari e riduce i margini, penalizzando tutte le imprese, in particolare le più piccole, con ricadute sulla liquidità e sulla capacità di investimento.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Mia, l&#8217;audiovisivo vale 17 miliardi circa, cresce ma rallenta</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/mia-laudiovisivo-vale-17-miliardi-circa-cresce-ma-rallenta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 09:48:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;audiovisivo continua a crescere in Italia ma la corsa è frenata anche dalle incertezze sul sistema di sostegno pubblico, dai volumi delle risorse ai criteri di accesso, alle tempistiche delle procedure. Nel 2025, emerge dall&#8217;8° Rapporto sulla produzione audiovisiva nazionale di Apa, il settore audiovisivo ha attratto 16,8 miliardi di euro, registrando un +3,1% rispetto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;audiovisivo continua a crescere in Italia ma la corsa è frenata anche dalle incertezze sul sistema di sostegno pubblico, dai volumi delle risorse ai criteri di accesso, alle tempistiche delle procedure. Nel 2025, emerge dall&#8217;8° Rapporto sulla produzione audiovisiva nazionale di Apa, il settore audiovisivo ha attratto 16,8 miliardi di euro, registrando un +3,1% rispetto all&#8217;anno precedente ma in calo rispetto al trend del 2024 (+9% sul 2023).E il 2026 è destinato a chiudersi con risultati del tutto simili.<br />
A trainare è l&#8217;online video (+15% le offerte gratuite, +10,3% quelle a pagamento). Cresce anche il dato relativo all&#8217;occupazione: la filiera continua a generare lavoro con 128.336 persone coinvolte nelle attività audiovisive nel 2026, il 3,3% in più rispetto al 2024. Questo, a fronte della prima flessione negli investimenti avvenuta dal 2018: nel 2025, infatti, la destinazione di fondi nella produzione audiovisiva per cinema, TV e VoD cala a 2 miliardi di euro (-7,4% sull&#8217;anno precedente). Nel rapporto Apa &#8211; che riunisce le ricerche di CeRTA-Università Cattolica, eMedia, Fondazione Symbola e OpenEconomics &#8211; è stata poi evidenziata la radicale evoluzione del settore che vede la progressiva riduzione delle quote di mercato della TV lineare (gratuita e a pagamento) a fronte di una continua crescita delle Global Platform: il comparto Video online valeva il 21% nel 2020 mentre ora raggiunge il 43% e nel breve-medio periodo supererà in valore la tv lineare.Il Rapporto mostra come la fiction italiana si confermi capace di raggiungere pubblici vasti e diversificati: sul lineare Sandokan (Lux Vide) e La preside (BiBiFilm) superano i 4,6 milioni di spettatori medi, mentre nel digitale Mare Fuori (Picomedia) supera i 2,1 miliardi di minuti visti e Il paradiso delle signore arriva a 2 miliardi (Aurora tv); su Netflix Il Mostro (The Apartment) raggiunge 9,7 milioni di visualizzazioni globali nella prima settimana. Dal punto di vista dei format, il Rapporto Apa esamina poi per la prima volta il fenomeno dei &#8220;Microdramas&#8221;, la nuova frontiera dell&#8217;intrattenimento in formato verticale che incrocia le modalità contemporanee di consumo dei contenuti tramite smartphone: in pochissimo tempo ha raggiunto un mercato globale che vale 14 miliardi. Il rapporto ha infatti evidenziato come in Italia ReelShort, DramaBox, NetShort e DramaWave siano già tra le prime quindici app di intrattenimento per spesa degli utenti. Da sottolineare che c&#8217;è già una prima produzione originale italiana: si tratta di &#8216;Tutto in una notte&#8217; (Fascino PGT), 54 episodi distribuiti tra WittyTV e social.</p>
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