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	<title>Snack &#8211; Symbola</title>
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	<title>Snack &#8211; Symbola</title>
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		<title>La coesione come bene comune: la percezione dei cittadini</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-coesione-come-bene-comune-la-percezione-dei-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:09:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La coesione viene percepita sempre più anche dai cittadini come un bisogno primario: cresce la necessità di relazioni solide e comunità capaci di stare insieme. Come ha spiegato il premio Nobel Amartya Sen[1], lo sviluppo non può essere misurato soltanto attraverso la crescita economica, ma dipende anche dalla qualità delle relazioni, dalle opportunità condivise e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La coesione viene percepita sempre più anche dai cittadini come un bisogno primario: cresce la necessità di relazioni solide e comunità capaci di stare insieme.</p>
<p>Come ha spiegato il premio Nobel Amartya Sen<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, lo sviluppo non può essere misurato soltanto attraverso la crescita economica, ma dipende anche dalla qualità delle relazioni, dalle opportunità condivise e dalla possibilità per le persone di vivere una vita più libera, sicura e dignitosa. La coesione, in questa prospettiva, è una condizione essenziale del benessere collettivo.</p>
<p>I dati raccolti da Ipsos Doxa per questo rapporto mostrano quanto questa esigenza sia oggi avvertita concretamente dagli italiani: l’85% considera la collaborazione e la coesione sociale fondamentali: in particolare, il 28% le ritiene più importanti che mai nel contesto attuale, mentre il 57% le giudica comunque essenziali indipendentemente dal periodo storico.</p>
<p>Non si tratta di un richiamo astratto ai valori della solidarietà, ma della percezione concreta che vivere in una comunità coesa migliori la vita quotidiana delle persone. Tra i principali benefici associati a comunità più collaborative emergono infatti una migliore qualità della vita (45%), una maggiore sicurezza e tranquillità nel luogo in cui si vive (40%) e la possibilità di affrontare insieme i problemi della comunità (35%). Risultano rilevanti anche il poter contare su un aiuto concreto in caso di necessità (34%) e il desiderio di sentirsi parte di una comunità meno sola e più solidale (33%).</p>
<p>Colpisce come la coesione venga percepita prima di tutto come una risposta ai bisogni essenziali: sicurezza, fiducia, supporto reciproco, appartenenza. In un tempo attraversato da frammentazioni e isolamento, fare rete appare agli occhi dei cittadini una condizione necessaria per vivere meglio e affrontare con maggiore forza le difficoltà collettive.</p>
<p>Ma la coesione non migliora solo la qualità della vita. I dati confermano la tesi del presente rapporto: secondo la percezione dei cittadini, la coesione non produce benefici soltanto sociali, bensì anche economici e territoriali.</p>
<p>Una parte significativa degli italiani collega infatti comunità più coese a maggiori e migliori opportunità di lavoro (29%), all’appartenenza e alla fiducia con il tessuto economico territoriale (26%) e a reti locali più forti per l’imprenditoria (24%). Segno che la collaborazione viene percepita sempre più come una risorsa concreta, capace di generare anche sviluppo economico.</p>
<p><img decoding="async" fetchpriority="high" class="alignnone size-medium wp-image-115478" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-101102-600x288.png" alt="" width="600" height="288" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-101102-600x288.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-101102-768x369.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-101102.png 789w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Sen, A. (2000), Lo sviluppo è libertà. Perché non c’è crescita senza democrazia. Mondadori.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Coesione, ricchezza e benessere dei territori</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/coesione-ricchezza-e-benessere-dei-territori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:06:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I dati territoriali portano evidenze che vanno oltre la competitività d&#8217;impresa. Nei territori dove le imprese coesive sono più diffuse le famiglie stanno meglio, il reddito è più alto e la povertà è più contenuta: non un rapporto di causa ed effetto, ma una correlazione che si alimenta a vicenda, territori più coesi producono imprese [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati territoriali portano evidenze che vanno oltre la competitività d&#8217;impresa. Nei territori dove le imprese coesive sono più diffuse le famiglie stanno meglio, il reddito è più alto e la povertà è più contenuta: non un rapporto di causa ed effetto, ma una correlazione che si alimenta a vicenda, territori più coesi producono imprese più coesive, e imprese più coesive contribuiscono a rafforzare la coesione dei territori.</p>
<p>È quanto emerge dalla relazione tra reddito disponibile pro-capite e concentrazione di imprese coesive a livello regionale: nei territori con più imprese coesive le famiglie dispongono di redditi più elevati, come si verifica in tutte le regioni del Nord, ad eccezione della Liguria. Nelle regioni del Mezzogiorno si osserva invece una correlazione negativa, riconducibile alla debolezza strutturale di istituzioni, mercati e reti locali che frena la stessa capacità delle imprese di costruire relazioni solide. Il caso di Umbria e Marche è distinto, qui la correlazione negativa riflette le conseguenze dei terremoti del 1997 e del 2016, che hanno colpito duramente il tessuto produttivo e sociale di entrambe le regioni, interrompendo traiettorie di sviluppo che in precedenza le avvicinavano al modello del Nord.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-115468" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100529-600x542.png" alt="" width="600" height="542" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100529-600x542.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100529-768x693.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100529.png 800w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Un risultato che trova conferma anche guardando al dettaglio provinciale. Si osserva come nelle province in cui l’incidenza di imprese coesive presenti sul territorio è superiore alla media nazionale del 43,5% (37 su 107 totali), il reddito disponibile pro-capite<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> sia in media più alto rispetto alle province con meno densità di imprese coesive (+13,7% rispetto alla media italiana contro il -8,7% dei territori poco coesivi). Entrando nel dettaglio, tra queste le prime cinque province per reddito disponibile pro-capite sono Milano, Bolzano/Bozen, Monza e della Brianza, Bologna e Reggio nell’Emilia.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-115469" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100554-600x367.png" alt="" width="600" height="367" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100554-600x367.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100554-768x469.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100554.png 805w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>La correlazione tra coesione imprenditoriale e benessere dei territori trova conferma anche guardando al valore aggiunto pro-capite. Le regioni che producono più ricchezza sono anche quelle dove le imprese coesive sono più diffuse, come avviene in tutto il Nord ad eccezione della Liguria. Nel Mezzogiorno la relazione si inverte e lo stesso accade, con dinamiche diverse, nel Lazio e in Toscana, dove i livelli di valore aggiunto non si traducono in una corrispondente densità di imprese coesive.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115470" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100623-600x470.png" alt="" width="600" height="470" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100623-600x470.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100623-768x602.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100623.png 787w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Un’evidenza che trova conferma guardando al dettaglio provinciale. Nelle province ad alta densità di imprese coesive, infatti, il valore aggiunto pro-capite è in media più alto rispetto alla media italiana (+20,6%), mentre nei territori con meno imprese coesive tale indicatore è mediamente più basso del -13,1%. Nello specifico, tra queste le prime cinque province per valore aggiunto pro-capite sono Milano, Bolzano/Bozen, Bologna, Valle d’Aosta/ Vallée d’Aoste e Modena.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115471" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100642-600x432.png" alt="" width="600" height="432" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100642-600x432.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100642-768x553.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100642.png 804w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Il quadro si completa guardando alla povertà: nelle regioni con la maggiore incidenza di contribuenti con reddito fino a 15mila euro, tutte nel Mezzogiorno, la presenza di imprese coesive è più bassa. Nelle regioni del Nord, dove questo fenomeno è meno diffuso, accade il contrario. La correlazione è speculare e coerente con quanto osservato per reddito e valore aggiunto.</p>
<p><strong> <img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115472" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100703-600x484.png" alt="" width="600" height="484" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100703-600x484.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100703-768x620.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100703.png 787w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></strong></p>
<p>Un’osservazione che trova conferma scendendo al livello provinciale. Nelle province con più imprese coesive, infatti, vi è un minor numero di contribuenti con reddito fino a 15mila euro rispetto alla media del Paese (-13,2%), mentre nei territori con minore densità di imprese coesive il numero di contribuenti con un reddito che non supera i 15mila euro è superiore al 9,2% rispetto alla media nazionale. Tra queste, le prime cinque province per minore incidenza di contribuenti con reddito fino a 15mila euro sono Bologna, Monza e della Brianza, Reggio nell’Emilia, Novara e Modena.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115473" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100725-600x415.png" alt="" width="600" height="415" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100725-600x415.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100725-768x531.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100725.png 816w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Il valore aggiunto è dato dalla la produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e il valore dei beni e servizi intermedi utilizzate dalle stesse (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive). Il valore pro-capite di un periodo si ottiene dividendo il valore aggiunto per la semisomma della popolazione a inizio e fine periodo. I dati qui presentati fanno riferimento a elaborazioni su dati Unioncamere-Centro Studi Tagliacarne e ISTAT relativi al 2023.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dall’impresa al territorio: gli ecosistemi della coesione</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/dallimpresa-al-territorio-gli-ecosistemi-della-coesione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:00:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La distribuzione territoriale delle imprese coesive conferma quanto la letteratura sui distretti industriali, da Marshall a Becattini, aveva già teorizzato. La coesione non è distribuita uniformemente nello spazio, ma è più forte dove esistono ecosistemi produttivi maturi, reti di relazioni sedimentate e capitale sociale diffuso. La maggiore concentrazione si registra nelle regioni settentrionali, che ospitano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La distribuzione territoriale delle imprese coesive conferma quanto la letteratura sui distretti industriali, da Marshall a Becattini, aveva già teorizzato. La coesione non è distribuita uniformemente nello spazio, ma è più forte dove esistono ecosistemi produttivi maturi, reti di relazioni sedimentate e capitale sociale diffuso. La maggiore concentrazione si registra nelle regioni settentrionali, che ospitano il 66,4% delle imprese coesive, con una fortissima concentrazione in sole tre regioni: Lombardia (25,0%), Veneto (15,2%) ed Emilia-Romagna (12,0%).</p>
<p>Tuttavia, la diffusione della coesione interessa in misura crescente anche altre aree del Paese, a testimonianza di come la qualità delle relazioni stia assumendo un ruolo sempre più centrale per la competitività delle imprese indipendentemente dal contesto geografico.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115455" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095824-600x543.png" alt="" width="600" height="543" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095824-600x543.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095824-768x695.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095824.png 809w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>L’incidenza delle imprese coesive sul totale delle imprese regionali mette in evidenza differenze territoriali significative nella diffusione dei modelli imprenditoriali fondati sulla relazionalità. Le sette regioni che registrano una quota superiore alla media nazionale (43,5%) sono tutte del Nord. Tra queste, il Trentino-Alto Adige si colloca al primo posto (con 57 imprese coesive manifatturiere ogni 100). Seguono con quote intorno al 49% la Valle d’Aosta (la quale, tuttavia, si posiziona all’ultimo posto della graduatoria nazionale in termini assoluti), l’Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia. L’incidenza di imprese coesive è altresì molto elevata in Veneto (48,0%), Lombardia (46,2%) e Piemonte (45,5%).</p>
<p>Di contro, chiudono la graduatoria la Sicilia (34,9%), la Calabria (34,6%) e la Basilicata (27,7%).</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115456" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095848-600x413.png" alt="" width="600" height="413" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095848-600x413.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095848-768x529.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095848.png 828w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>L’analisi è stata condotta anche su base provinciale, considerando che il livello di coesività dipende in larga misura dalla rete di relazioni che l’impresa sviluppa con i soggetti presenti nel contesto territoriale in cui opera. Le province con la maggiore concentrazione di imprese coesive sono localizzate soprattutto nel Nord. Ai primi posti della graduatoria figurano Bolzano/Bozen, Asti, Modena, Cuneo, Rimini, Biella, Rovigo, Trento, Bergamo, Vercelli.</p>
<p>Coerentemente con la distribuzione regionale, le province che registrano una minore incidenza di imprese coesive appartengono prevalentemente al Centro-Sud del Paese. Tra queste troviamo nelle ultime posizioni della classifica, Caserta, Palermo, Trapani, Catanzaro, Messina, Reggio di Calabria, Potenza, Matera, insieme a Imperia e Rieti.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115457" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095916-600x475.png" alt="" width="600" height="475" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095916-600x475.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095916.png 709w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Le pagine che seguono esplorano il rapporto tra la diffusione delle imprese coesive e fattori di contesto che definiscono la qualità sociale e culturale dei territori. L&#8217;obiettivo non è dimostrare un nesso causale, ma individuare correlazioni significative che aiutino a capire in quali ecosistemi territoriali la coesione imprenditoriale tende a radicarsi con maggiore intensità, una prospettiva, come già richiamato, coerente con la lezione di Mokyr.</p>
<p>L&#8217;analisi mette in correlazione la diffusione delle imprese coesive con quattro dimensioni lette a scala territoriale: fiducia, relazione, cura e apertura al cambiamento. Ciascuna è osservata attraverso indicatori specifici: la fiducia attraverso la responsabilità civica, rappresentata dalla raccolta differenziata; la relazione attraverso la qualità dei legami sociali, rappresentata dalla soddisfazione delle relazioni amicali; la cura attraverso la partecipazione alle attività di volontariato; l&#8217;apertura al cambiamento attraverso la partecipazione culturale. Si tratta di una prima esplorazione &#8211; altri sarebbero gli indicatori necessari a completare la lettura &#8211; il cui affinamento sarà oggetto di approfondimento nelle prossime edizioni della ricerca.</p>
<p>Le evidenze che emergono mostrano come nei territori caratterizzati da livelli più elevati di partecipazione, relazioni sociali solide, attenzione alla comunità e apertura culturale si osservi frequentemente anche una maggiore presenza di imprese coesive.<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a></p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115458" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095939-600x323.png" alt="" width="600" height="323" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095939-600x323.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095939-768x413.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-095939.png 794w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>L’impegno attivo verso l’ambiente rappresenta uno degli indicatori considerati per individuare il livello di fiducia nei territori. Le regioni con tassi più elevati di raccolta differenziata mostrano anche una maggiore diffusione di imprese coesive. Ciò riguarda in particolare le regioni del Nord Italia, tra cui Emilia-Romagna, Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Piemonte. Al contrario, nelle regioni in cui la raccolta differenziata risulta meno sviluppata si rileva anche una minore presenza di imprese coesive, come accade in tutte le regioni del Sud, con l’eccezione della Sardegna (si veda il grafico a dispersione riportato di seguito).</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115459" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100008-600x533.png" alt="" width="600" height="533" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100008-600x533.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100008-768x683.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100008.png 809w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Anche la soddisfazione per le relazioni amicali appare correlata alla presenza di imprese coesive sul territorio. Le regioni caratterizzate da una maggiore diffusione di imprese coesive sono anche quelle in cui si registrano livelli più elevati di soddisfazione nei rapporti interpersonali. In particolare, le regioni del Nord, ad eccezione della Liguria, si collocano prevalentemente nelle aree del grafico con valori più alti per entrambi gli indicatori, mentre tutte le regioni del Sud, oltre al Lazio, mostrano livelli inferiori sia sul fronte della coesione imprenditoriale sia su quello della soddisfazione relazionale.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115460" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100045-600x517.png" alt="" width="600" height="517" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100045-600x517.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100045-768x662.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100045.png 818w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>La partecipazione culturale rappresenta un indicatore significativo di apertura al cambiamento.  Dall’analisi emerge una relazione positiva tra la diffusione delle imprese coesive e i livelli di partecipazione ad attività culturali, quali visite a musei e mostre, spettacoli, concerti o eventi culturali. Su questo fronte, le regioni del Nord Italia si posizionano nel quadrante caratterizzato da valori più elevati per entrambi gli indicatori, evidenziando un contesto territoriale dinamico sia sotto il profilo economico sia sotto quello della partecipazione sociale e culturale. Al contrario, tutte le regioni del Sud, oltre alla Liguria e all’Umbria, tendono a posizionarsi nei quadranti con livelli più contenuti sia di partecipazione culturale sia di presenza di imprese coesive.</p>
<p><strong><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115461" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100113-600x531.png" alt="" width="600" height="531" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100113-600x531.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100113-768x680.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100113.png 797w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></strong></p>
<p>Tra gli indicatori che misurano la propensione di una comunità alla cura, il volontariato è forse il più diretto, perché spiega quanto le persone sono disposte a investire tempo ed energie nel bene collettivo senza attendersi una contropartita. Dall’osservazione del grafico emerge come le regioni con una maggiore presenza di imprese coesive registrino anche livelli più elevati di coinvolgimento in attività di volontariato. Ancora una volta, le regioni del Nord Italia occupano prevalentemente il quadrante caratterizzato dai valori più alti per entrambi gli indicatori, mentre quasi tutte le regioni meridionali, ad eccezione della Basilicata, si collocano nelle aree con livelli più contenuti.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115462" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100143-600x499.png" alt="" width="600" height="499" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100143-600x499.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100143-768x638.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-100143.png 823w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Nei territori caratterizzati da un elevato numero di imprese coesive si registra inoltre una più elevata partecipazione delle donne al mercato del lavoro così come vi è una maggiore diffusione di misure di sostegno economico per la conciliazione tra vita privata e lavoro che rappresenta indubbiamente un indicatore significativo dell’attenzione delle imprese al benessere dei lavoratori e alla qualità delle loro condizioni lavorative.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Le analisi illustrate nelle pagine a seguire sono state condotte prendendo in esame l’incidenza delle imprese coesive sulle imprese manifatturiere con più di 5 e meno di 500 addetti, secondo la metodologia di stima precedentemente descritta; la stessa è stata messa in correlazione con alcuni tra gli indicatori BES – Benessere Equo e Sostenibile 2024 (ISTAT), quali la soddisfazione per le relazioni amicali, la partecipazione culturale fuori casa e le attività di volontariato. I dati sulla raccolta differenziata, invece, sono stati ripresi da ISPRA e fanno riferimento sempre al 2024. Tutti i dati sono stati indicizzati con indice Italia=100.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Relazioni che generano competitività</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/relazioni-che-generano-competitivita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 07:39:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I dati sulle performance confermano la tesi di fondo, che le imprese che investono nelle relazioni competono meglio. Le imprese coesive evidenziano aspettative più positive rispetto alle non coesive su tutti i principali indicatori (fatturato, occupazione ed export). Infatti, sulla base dei primi risultati emersi da un sondaggio[1], le imprese coesive mostrano aspettative di crescita [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati sulle performance confermano la tesi di fondo, che le imprese che investono nelle relazioni competono meglio. Le imprese coesive evidenziano aspettative più positive rispetto alle non coesive su tutti i principali indicatori (fatturato, occupazione ed export). Infatti, sulla base dei primi risultati emersi da un sondaggio<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, le imprese coesive mostrano aspettative di crescita del fatturato significativamente più elevate rispetto alle imprese non coesive, sia per il 2026 (33% vs 20%) sia per il 2027 (38% vs 21%).</p>
<p><em><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115437" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093645-600x351.png" alt="" width="600" height="351" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093645-600x351.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093645-768x449.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093645.png 818w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></em></p>
<p>Anche sul fronte occupazionale le imprese coesive evidenziano prospettive migliori rispetto alle non coesive. Sia per il 2026 che per il 2027 circa un’impresa coesiva su cinque prevede un aumento degli occupati, contro quote anche in questo caso inferiori per le imprese non coesive.</p>
<p>La crescita occupazionale prevista dalle imprese coesive riflette inoltre un maggiore dinamismo imprenditoriale, anche a livello internazionale, e una più forte propensione agli investimenti e all’innovazione.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115438" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093701-600x424.png" alt="" width="600" height="424" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093701-600x424.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093701-768x543.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093701.png 836w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Nel 2026, infatti, il 59% delle imprese coesive esporta contro il 39% delle non coesive e anche le aspettative di crescita dell’export risultano più favorevoli tra le imprese coesive. La quota di imprese che prevede un aumento delle esportazioni nei prossimi anni è infatti superiore tra le imprese più relazionate rispetto alle non coesive, con un gap di 10 punti percentuali per il 2026 e di 9 punti percentuali per il 2027.</p>
<p>Questi dati sembrerebbero confermare come le imprese che investono nelle relazioni siano più capaci di intercettare nuove opportunità di mercato, rafforzare la propria presenza nelle filiere globali e affrontare con maggiore resilienza le incertezze del contesto economico internazionale.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115439" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093723-600x370.png" alt="" width="600" height="370" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093723-600x370.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093723-768x473.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093723.png 811w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115440" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093740-600x473.png" alt="" width="600" height="473" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093740-600x473.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093740-768x606.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093740.png 830w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Anche la duplice transizione appare legata a doppio filo alla coesività delle imprese. Innanzitutto, le imprese coesive mostrano una propensione agli investimenti green nettamente superiore rispetto alle imprese non coesive, sia nel triennio 2023-2025 sia nelle previsioni per il periodo 2026-2028. Nel primo caso, la quota di imprese coesive che investe in sostenibilità ambientale raggiunge il 68%, contro il 41% delle non coesive; nel secondo, il differenziale aumenta, con quote che si attestano rispettivamente al 65% e al 38%.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115441" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093801-600x465.png" alt="" width="600" height="465" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093801-600x465.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093801-768x595.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093801.png 819w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Anche sul fronte della trasformazione digitale emerge un significativo vantaggio competitivo delle imprese coesive. Nel triennio 2023-2025 oltre tre quarti delle imprese a maggiore relazionalità hanno adottato tecnologie digitali 4.0, contro il 49% delle non coesive. Un divario che si mantiene elevato anche nelle previsioni per il triennio successivo. La maggiore apertura relazionale delle imprese coesive sembra infatti favorire la capacità di intercettare innovazioni tecnologiche e di integrarle nei processi produttivi e organizzativi.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115442" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093823-600x414.png" alt="" width="600" height="414" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093823-600x414.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093823-768x530.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093823.png 806w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Le imprese coesive mostrano livelli di investimento superiori rispetto alle non coesive per tutti gli ambiti tecnologi considerati. Entrambe le tipologie di imprese evidenziano una forte attenzione verso cyber security, robotica, big data e analytics, ambiti strategici per rafforzare competitività, sicurezza e capacità decisionale.</p>
<p>I divari più marcati tra imprese coesive e non coesive si registrano in particolare negli investimenti in cyber security (+15 punti percentuali), big data (+11 p.p.) e cloud computing (+7 p.p.).</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115443" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093841-600x465.png" alt="" width="600" height="465" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093841-600x465.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093841-768x595.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093841.png 802w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Tra le tecnologie che stanno maggiormente ridefinendo modelli produttivi, organizzazione del lavoro e dinamiche competitive, un ruolo centrale è assunto dall’Intelligenza Artificiale. Anche in questo caso, le imprese coesive mostrano una maggiore apertura verso l’innovazione: la quota di imprese che già utilizza stabilmente strumenti di IA raggiunge il 31% tra le coesive, contro il 16% delle non coesive.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115444" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093904-600x388.png" alt="" width="600" height="388" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093904-600x388.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093904-768x496.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093904.png 809w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Come già accennato, forte è anche il legame tra coesione e capacità innovativa. La costruzione di reti collaborative in particolar modo con università, clienti e altre imprese facilita infatti la condivisione di competenze e conoscenze, favorendo lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e modelli organizzativi. Nel triennio 2023-2025, il 56% delle imprese coesive ha investito in R&amp;S, contro poco più del 32% delle non coesive; il divario permane anche nelle previsioni per il 2026-2028.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115445" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093926-600x415.png" alt="" width="600" height="415" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093926-600x415.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093926-768x531.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093926.png 794w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Gli investimenti in innovazione passano anche dall’acquisizione di capitale fisico, fondamentale per migliorare competitività ed efficienza produttiva. Le imprese con maggiori relazioni mostrano una maggiore propensione ad investire in macchinari, attrezzature, immobili e altri beni materiali rispetto alle imprese non coesive. Nel triennio 2023-2025 la quota di imprese coesive che vi ha investito raggiunge l’87%, contro il 63% delle non coesive.</p>
<p>Pur registrandosi una riduzione delle quote previste per il triennio 2026-2028, il differenziale tra le due tipologie di imprese resta molto ampio: 78% contro 53%.</p>
<p><strong><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115446" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093952-600x439.png" alt="" width="600" height="439" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093952-600x439.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093952-768x562.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093952.png 819w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></strong></p>
<p>Il rafforzamento delle competenze appare sempre più centrale nelle strategie delle imprese maggiormente relazionate, che considerano il capitale umano come fattore decisivo per sostenere innovazione, competitività e capacità di adattamento ai cambiamenti tecnologici, ambientali e organizzativi. Non a caso le imprese coesive confermano una propensione agli investimenti nella formazione dei lavoratori significativamente superiore rispetto alle imprese non coesive, sia con riferimento agli investimenti effettuati nel triennio più recente sia rispetto a quelli programmati per il prossimo futuro, con quote peraltro molto simili (87% vs 60% nel primo caso, 89% vs 59% nel secondo).</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115447" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-094014-600x404.png" alt="" width="600" height="404" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-094014-600x404.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-094014-768x517.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-094014.png 790w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115448" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-094040-600x565.png" alt="" width="600" height="565" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-094040-600x565.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-094040-768x723.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-094040.png 796w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Analizzando le diverse tipologie di formazione, emerge con chiarezza come le imprese coesive investano in misura superiore rispetto alle non coesive in tutti gli ambiti considerati. Le quote più elevate riguardano l’up-skilling tecnico-professionale, le competenze di base digitali e green e le competenze trasversali.</p>
<p>Il gap maggiore tra le due tipologie di imprese, con circa 20 punti percentuali di stacco, risulta particolarmente ampio negli ambiti formativi più strategici (digitale, green, formazione manageriale). Nel loro insieme, questi dati convergono verso una lettura univoca: le relazioni non sono un effetto collaterale della competitività, ma una delle sue cause strutturali. Le imprese più connesse investono di più, innovano di più, esportano di più e formano di più — non per caso, ma perché l&#8217;apertura relazionale genera accesso a conoscenze, risorse e opportunità che le imprese chiuse non raggiungono.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> La rilevazione è stata realizzata da Unioncamere &#8211; Centro Studi Tagliacarne nei mesi di aprile-maggio 2025 ed è rivolto a un campione di circa 1.200 imprese manifatturiere con un numero di addetti tra 5 e 499.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un sistema produttivo sempre più coesivo</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/un-sistema-produttivo-sempre-piu-coesivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 07:31:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questi dati delineano un sistema produttivo in movimento, ma pongono una domanda: quante sono le imprese che hanno fatto delle relazioni non un comportamento occasionale, ma un modello strutturato di competitività? Nel 2025 le imprese coesive rappresentano il 43,5% delle imprese manifatturiere italiane[1], in crescita di circa 6 punti percentuali rispetto al 37,4% del 2020, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questi dati delineano un sistema produttivo in movimento, ma pongono una domanda: quante sono le imprese che hanno fatto delle relazioni non un comportamento occasionale, ma un modello strutturato di competitività? Nel 2025 le imprese coesive rappresentano il 43,5% delle imprese manifatturiere italiane<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, in crescita di circa 6 punti percentuali rispetto al 37,4% del 2020, anno del Covid, e sostanzialmente in linea con il dato del 2024 (44,0%). Nel corso dell&#8217;ultimo quinquennio non cresce soltanto il numero di imprese che adottano un modello coesivo, quelle già coesive costruiscono relazioni sempre più numerose e solide. Il numero medio di legami instaurati è infatti quasi raddoppiato dal 2020 al 2025, un segnale che le imprese non si limitano ad aprirsi alle relazioni, ma le moltiplicano e le consolidano nel tempo. La coesione, in altri termini, diventa più robusta, più stakeholder coinvolti, più connessioni attive, un ecosistema relazionale più denso e difficilmente reversibile.</p>
<p><strong> <img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115428" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093227-600x495.png" alt="" width="600" height="495" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093227-600x495.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093227-768x634.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093227.png 874w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>La coesione, come emerge dai dati, non è una condizione binaria ma un continuum, le imprese si collocano lungo una scala di intensità relazionale che va dall&#8217;isolamento alla collaborazione strutturata con una pluralità di soggetti<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>. Il 30,2% delle manifatturiere rientra nella categoria delle <em>imprese debolmente coesive</em>, con relazioni attive con 3 o 4 stakeholder; l&#8217;11,8% <em>è mediamente coesivo</em>, con 5 o 6 interlocutori stabili; il 2,4% raggiunge il livello più elevato, quello delle <em>imprese altamente coesive</em>, collaborando strutturalmente con 7 o 8 soggetti diversi.</p>
<p>Il dato forse più significativo riguarda però il potenziale inespresso del sistema. Il 40,2% delle imprese intrattiene già 1 o 2 relazioni strutturate e si trova quindi a un passo dall&#8217;ingresso nella soglia coesiva, mentre solo il 16,3% non ha ancora sviluppato alcun legame. Questo significa che oltre la metà delle imprese oggi non coesive ha già le basi relazionali per evolvere verso modelli più aperti e collaborativi, un bacino di potenziale trasformazione che i dati dei prossimi anni permetteranno di misurare.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115429" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093252-600x389.png" alt="" width="600" height="389" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093252-600x389.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093252-768x498.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093252.png 826w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra il 2020 e il 2025 le imprese coesive crescono in maniera trasversale a tutte le classi dimensionali. L’incremento più marcato interessa le piccole imprese, che passano dal 41% al 50%. Anche le microimprese mostrano un rafforzamento della dimensione coesiva, con un aumento di quasi tre punti percentuali (dal 29% al 31%), mentre le medio-grandi imprese consolidano livelli già elevati di relazionalità, raggiungendo il 70%.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115430" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093320-600x497.png" alt="" width="600" height="497" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093320-600x497.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093320-768x636.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093320.png 795w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><em>Fonte: Unioncamere &#8211; Centro Studi Tagliacarne, Fondazione Symbola, 2026</em></p>
<p>La distribuzione delle relazioni restituisce un quadro coerente, le imprese coesive dominano su tutti i fronti, ma con intensità diversa a seconda dell&#8217;interlocutore. Il differenziale è più marcato nelle relazioni con le istituzioni, dove le imprese coesive rappresentano il 90% di quelle che intrattengono quel tipo di legame, e con il mondo del non profit (87%). Seguono le associazioni di categoria e i clienti, entrambi all&#8217;83%, e con quote elevate anche le relazioni con altre imprese, scuole, università e banche. Il differenziale si riduce, pur restando maggioritario, nelle relazioni con i lavoratori, il 58% contro 42% delle non coesive, un dato che riflette quanto questo legame sia diffuso trasversalmente nell&#8217;intero sistema produttivo. Nel complesso, più che imprese con una rete più ampia, le coesive sono imprese che hanno fatto della varietà delle relazioni una scelta strategica consapevole.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115433" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093458-600x412.png" alt="" width="600" height="412" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093458-600x412.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093458-768x527.png 768w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-093458.png 830w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Quota che tradotta in valori assoluti equivale a più di 55 mila imprese. Il dato è tratto da un&#8217;indagine del Centro Studi Tagliacarne &#8211; Unioncamere realizzata nel 2025 su un campione di circa duemilaquattrocento imprese rappresentative dell&#8217;universo delle manifatturiere attive con un numero di addetti compreso tra 5 e 499.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Assumendo come valore soglia il numero medio di relazioni attivate dalle imprese (pari a 2,9), si definiscono coesive le imprese che intrattengono collaborazioni strutturate con almeno tre stakeholder.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Più relazioni, reti più ampie</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/piu-relazioni-reti-piu-ampie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 07:28:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le ipotesi teoriche illustrate nel capitolo precedente trovano riscontro nei dati. Nell&#8217;ultimo quinquennio la capacità relazionale delle imprese cresce su tutti i fronti. I lavoratori restano l&#8217;interlocutore principale, ma con un peso ridimensionato rispetto al 2020, quando la fase pandemica aveva reso il rapporto con i dipendenti il fulcro quasi esclusivo della gestione aziendale. Con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le ipotesi teoriche illustrate nel capitolo precedente trovano riscontro nei dati. Nell&#8217;ultimo quinquennio la capacità relazionale delle imprese cresce su tutti i fronti. I lavoratori restano l&#8217;interlocutore principale, ma con un peso ridimensionato rispetto al 2020, quando la fase pandemica aveva reso il rapporto con i dipendenti il fulcro quasi esclusivo della gestione aziendale. Con il ritorno alla normalità, l&#8217;orizzonte relazionale si è allargato: crescono le connessioni con altre imprese, associazioni di categoria, istituzioni, banche e terzo settore. Un&#8217;evoluzione che non è solo quantitativa, più relazioni, più soggetti, ma segnala un cambiamento di strategia: le imprese cercano reti per competere e per diventare più sostenibili, non solo per resistere.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115423" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-092944-600x404.png" alt="" width="600" height="404" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-092944-600x404.png 600w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-092944.png 709w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /> <img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-115424" src="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-092954-590x600.png" alt="" width="590" height="600" srcset="https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-092954-590x600.png 590w, https://symbola.net/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-092954.png 698w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></p>
<p><em>Fonte: Unioncamere &#8211; Centro Studi Tagliacarne, Fondazione Symbola, 2026</em></p>
<p>Tra il 2020 e il 2025, pertanto, la relazionalità delle imprese si è rafforzata soprattutto lungo le direttrici esterne all’organizzazione. La crescita più intensa riguarda le collaborazioni con gli enti non-profit, le banche, i clienti e, a seguire, le associazioni di categoria. Meno marcata, ma comunque positiva è la crescita delle relazioni con le imprese e le istituzioni così come con il mondo della scuola e dell’università.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La bicicletta artigianale tra ergonomia e innovazione</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/la-bicicletta-artigianale-tra-ergonomia-e-innovazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 08:56:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tradizione: La storica officina del telaista è il luogo in cui metallo e abilità manuale si traducono in libertà di movimento. Costruire una bicicletta artigianale richiede rigore: l’assemblaggio preciso e la saldatura a mano dei telai sono pratiche che non ammettono errori. Fondamentale è la conoscenza di geometrie e qualità dei componenti. Il mestiere ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tradizione</span>: </strong>La storica officina del telaista è il luogo in cui metallo e abilità manuale si traducono in libertà di movimento. Costruire una bicicletta artigianale richiede rigore: l’assemblaggio preciso e la saldatura a mano dei telai sono pratiche che non ammettono errori. Fondamentale è la conoscenza di geometrie e qualità dei componenti. Il mestiere ha unito un sapere tecnico costruito sull’esperienza pratica e sul dialogo con il cliente finale, dando vita a biciclette robuste ed affidabili, da utilizzare in contesti diversi, dalla strada di città ai percorsi di montagna.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Innovazione</span>: </strong>Il telaista moderno enfatizza il tema della personalizzazione per promuovere performance e comfort della pedalata. L’innovazione parte dall’analisi dei dati antropometrici dell’utilizzatore finale per arrivare alla messa a punto di file CAD in grado di valorizzare geometrie altamente ergonomiche. La produzione della bicicletta sfrutta materiali innovativi, dalle leghe più sofisticate ai materiali compositi, per garantire efficienza nello sforzo e assorbimento delle vibrazioni. Il mestiere evolve con nuove competenze tecniche e progettuali per l’integrazione di componenti elettrici come batterie e sistemi di assistenza alla pedalata. Il laboratorio diventa spazio di dialogo e sperimentazione con il cliente finale che, oltre a chiedere un prodotto finito, vuole un percorso di accompagnamento che renda uniche le esperienze di acquisto e di uso della bicicletta.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sartoria su misura tra tradizione e moda circolare</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/sartoria-su-misura-tra-tradizione-e-moda-circolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 08:55:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tradizione: L’eleganza nasce dal talento nel disegno a mano dei bozzetti, dalla precisione nel taglio e dalla cura meticolosa del cucito manuale. La sartoria su misura si fonda sulla conoscenza di modelli e tessuti, e sulla capacità di dominare la loro trama e il loro drappeggio grazie all’esperienza acquisita nel tempo. È un mestiere antico, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tradizione</span></strong>: L’eleganza nasce dal talento nel disegno a mano dei bozzetti, dalla precisione nel taglio e dalla cura meticolosa del cucito manuale. La sartoria su misura si fonda sulla conoscenza di modelli e tessuti, e sulla capacità di dominare la loro trama e il loro drappeggio grazie all’esperienza acquisita nel tempo. È un mestiere antico, scandito da spilli e metro, guidato da abilità manuale e da un occhio attento alle proporzioni. Il sarto diventa architetto del tessuto, modellando ogni capo sul corpo del cliente per creare abiti duraturi con uno stile che valorizza la corporatura e l’unicità dei destinatari.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Innovazione</span></strong>: Il fashion design sta vivendo una vera rivoluzione sul fronte della tecnologia e del rapporto con la domanda. Per ridurre drasticamente gli sprechi del settore, il sarto contemporaneo utilizza modellazione 3D e prototipi virtuali. L’innovazione passa attraverso materiali di nuova generazione: tessuti biologici, fibre rigenerate e coloranti naturali. Cresce il mercato delle sartorie ecosolidali e dell’upcycling creativo, luoghi di produzione e creatività che ridanno vita agli scarti e che sostengono l’occupazione locale. La sartoria digitale sfida il fast fashion tracciando la strada per una moda circolare e socialmente sostenibile.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalla composizione floreale al design sostenibile</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/dalla-composizione-floreale-al-design-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 08:54:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tradizione: Il lavoro del fiorista nasce dalla capacità di creare composizioni floreali a mano, un’arte delicata che richiede equilibrio tra forme, colori e proporzioni. Alla base di questo mestiere c’è un profondo legame con la natura, espresso nella conoscenza della stagionalità dei fiori e del loro simbolismo. A queste competenze si unisce una forte sensibilità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tradizione</span></strong>: Il lavoro del fiorista nasce dalla capacità di creare composizioni floreali a mano, un’arte delicata che richiede equilibrio tra forme, colori e proporzioni. Alla base di questo mestiere c’è un profondo legame con la natura, espresso nella conoscenza della stagionalità dei fiori e del loro simbolismo. A queste competenze si unisce una forte sensibilità relazionale: il dialogo con il cliente diventa fondamentale per comprendere emozioni e occasioni speciali. Il fiorista interpreta sentimenti e ricorrenze trasformandoli in composizioni armoniose e profumate, pensate per accompagnare i momenti più importanti della vita.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Innovazione</span></strong>: La figura del fiorista si sta trasformando sempre più in quella di floral designer, in un settore dinamico dove cresce la richiesta di allestimenti verdi ed ecosostenibili. L’attenzione all’ambiente cambia il modo di lavorare: si valorizzano filiere corte, fiori locali a km zero, varietà resistenti e materiali alternativi ai tradizionali supporti in plastica. Il floral designer progetta scenografie per eventi, installazioni urbane e spazi pubblici capaci di valorizzare il paesaggio cittadino. La gestione del processo diventa sempre più digitale: realtà virtuale, e-commerce e social network permettono di presentare creazioni, dialogare con i clienti e costruire nuove community anche attraverso le vetrine online.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Custode del passato con strumenti del futuro</title>
		<link>https://symbola.net/approfondimento/custode-del-passato-con-strumenti-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 08:54:01 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://symbola.net/?post_type=approfondimento&#038;p=111518</guid>

					<description><![CDATA[Tradizione: Il lavoro del restauratore rappresenta da sempre un gesto di tutela della memoria e del patrimonio culturale. La sua attività si fonda sulla conservazione attenta delle opere, attraverso interventi manuali eseguiti con rispetto per le tecniche tradizionali della pittura, del legno e della scultura. È una professione che richiede solide basi culturali, studio rigoroso, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tradizione</span>: </strong>Il lavoro del restauratore rappresenta da sempre un gesto di tutela della memoria e del patrimonio culturale. La sua attività si fonda sulla conservazione attenta delle opere, attraverso interventi manuali eseguiti con rispetto per le tecniche tradizionali della pittura, del legno e della scultura. È una professione che richiede solide basi culturali, studio rigoroso, sensibilità e una profonda conoscenza chimica dei materiali, dai pigmenti ai leganti utilizzati in origine. Grazie a competenza, pazienza e precisione, il restauratore restituisce alla collettività opere d’arte nella loro autenticità, preservandone nel tempo la bellezza, i colori e il loro valore culturale.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Innovazione</span>: </strong>Il restauro guarda sempre più al futuro, combinando sapienza tradizionale e tecnologie avanzate. Indagini multispettrali e scansioni 3D non invasive permettono di comprendere la struttura e lo stato delle opere, mentre laser di precisione e bio-restauri con microrganismi affiancano il tradizionale lavoro di restauro manuale. La conservazione preventiva prende piede grazie a sensori IoT e gemelli digitali (digital twin), unendo arte e innovazione a tutela del patrimonio culturale nel tempo.</p>
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			</item>
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