Lo sguardo "da Sud" sulla Cultura che fa crescere l ' industria creativa.L'intervento Come ogni anno , da diciassette anni , il Rapporto " Io sono Cultura" di Symbola ed Istituto Tagliacarne arriva con puntualità a dirci cose altrettanto puntuali e che , a questo punto , sono sufficientemente chiare : che l ' industria culturale e creativa italiana 'vale' circa il 6% del Pil del nostro Paese , con un valore aggiunto di poco inferiore a 116 miliardi ; che la nostra 'classe creativa ' è grande , con un milione e mezzo di persone , quasi il 6% dell ' occupazione , che lavorano in questo settore . Un 'campo largo ' che spazia dal design alla comunicazione , dall ' audiovisivo al software ed ai videogiochi , dall ' editoria e stampa alle performing arts e arti visive , fino al patrimonio storico e artistico . Numeri importanti , quindi , che , ed è lo stesso Rapporto a sottolinearlo , grazie ad un " moltiplicatore-cultura" hanno implicazioni ben più larghe , che si stimano attorno ai 310 miliardi dal punto di vista economico e con effetti considerevoli in termini di soft power . Se questa è la fotografia italiana , è interessante andare a guardare quale sia la situazione nel Mezzogiorno . E , in un quadro che vede il persistere un significativo divario tra le industrie creative meridionali e quelle centro settentrionali , le sorprese che emergono sono interessanti : dal punto di vista quantitativo , da quello qualitativo , da quello territoriale . Va sottolineata , in primo luogo , la continua crescita che le industrie creative meridionali registrano . Il sistema produttivo culturale e creativo del Sud , che ha una posizione di leadership nel segmento del " Patrimonio storico ed artistico" , vale oggi oltre 17 miliardi ; incide sull ' economia territoriale per il 3 , 7% ; impiega più di 283 mila addetti , che corrispondono al 3 , 9% del totale degli occupati meridionali . Sul piano 'qualitativo ' il dato che emerge è la crescita del numero di imprese culturali e creative del meridione ; superiore perfino a quello registrato nelle regioni centrali e settentrionali , con un incremento del 2% tra il 2024 e il 2025 , " nettamente superiore" alla media italiana , ferma all ' 1 , 2% : c ' è quindi , nel Mezzogiorno , lo sottolinea il Rapporto " il graduale rafforzamento del ruolo della cultura come leva di sviluppo territoriale" . Sul piano delle 'geografie creative ' , infine , si delinea un ruolo di primo piano della Campania , per molti versi l'unica regione meridionale in grado di competere con quelle del Centro-Nord . Qui il valore aggiunto regionale legato alle industrie creative è di 5 . 8 miliardi ; la 'classe creativa ' conta ben 90 mila persone; la performance legata alla crescita delle imprese culturali e creative è , negli anni dal 2021 al 2025 , la migliore a livello nazionale , con una crescita del 12 , 3% , rispetto ad una media italiana dell ' 8 , 1% , Dati importanti che obbligano a risposte di policy, tanto più per il convergere di fattori diversi , tutti di interesse . Proviamo a riunirli . C 'è, innanzitutto, un elemento di 'racconto italiano ' in cui è centrale lo sguardo 'da Sud ' . Basti pensare , in questo senso , alla Sicilia del commissario Montalbano , alla Napoli di Elena Ferrante e Paolo Sorrentino , fino alla nuova serialità televisiva ambientata tra Campania , Puglia e Sicilia . Un racconto con ricadute immediate , dirette e indirette , pensiamo solo all ' impatto economico , con le industrie creative che attivano intere filiere produttive ; pensiamo ad turismo più qualificato e meno stagionale ; e , ancora alla valorizzazione economica del patrimonio culturale sino ad arrivare o processi di rigenerazione urbana e di valorizzazione delle aree interne . Un secondo elemento si lega al fatto che la vitalità delle industrie creative del Mezzogiorno è anche frutto di esperienze amministrative quali il programma " Puglia Creativa " , che c ' è quindi una capacità di policy da estrarre e valorizzare . Vi è infine una terza ragione , che si lega al potenziale di miglioramento della qualità amministrativa che c ' è nel rapporto tra industrie creative e servizi pubblici . Competenze creative come design dei servizi e comunicazione pubblica , possono essere di grande utilità per un tessuto amministrativo in cui le classifiche europee vedono ancora ampi spazi di modernizzazione . Ed è anche alla luce di questo convergere di ragioni che possono essere avanzate alcune linee di lavoro : su diversi piani . Quello finanziario , innanzitutto , con il rafforzamento ed il coordinamento delle Gian Paolo Manzella * risorse già oggi dedicate alle imprese creative e con un ' attività di assistenza ai creativi che decidono di fare impresa , in un settore in cui il 48% degli occupati è rappresentato da lavoratori indipendenti . C ' è , poi , una necessaria attenzione alla costruzione di luoghi della creatività : in una politica europea in cui le industrie creative sono oramai un riconosciuto " ecosistema" ed in cui il territorio torna a contare , vanno creati spazi per densificare la filiera creativa , irrobustirla , aprirla ai contatti con la ricerca e l ' innovazione . Ancora , una linea di lavoro che sembra promettente è quella verso la promozione di un utilizzo diffuso di servizi creativi - da quelli legati al design sino alla comunicazione - nelle attività economiche più tradizionali : dall ' industria sino alla pubblica amministrazione . È necessario portare , cioè , i creativi 'dentro ' le imprese per aiutarle ad essere più competitive ; chiamare le loro professionalità a contribuire ad una amministrazione più vicina alle esigenze dei cittadini . Sono solo alcuni degli spazi di un 'cantiere ' di politiche pubbliche di grande prospettiva che dovrà avviarsi nel Mezzogiorno . Ed è anche per questo che il Rapporto Svimez 2026 avrà una sezione dedicata a questo tema , frutto di un lavoro congiunto con Istituto Tagliacarne e Fondazione Symbola . Un modo concreto per 'fare sistema ' , collaborare sul piano dell ' analisi e di quello delle politiche da mettere in campo , dare corpo alle indicazioni europee più innovative . Il tutto nella direzione di un programma - " Mezzogiorno Creativo" - che potrebbe delinearsi in vista del prossimo periodo di programmazione dei fondi europei e che darebbe ulteriore spinta e una casa finalmente 'comune ' alla classe creativa del Mezzogiorno . Una realtà che , come sottolinea il Rapporto presentato negli scorsi giorni , ha di fronte a sé grandi potenzialità.







