• di Fondazione Symbola, C. Studi Tagliacarne e Dintec

L’industria ceramica è considerata uno dei settori “hard to abate”: i forni operano a temperature elevatissime, consumano grandi quantità di energia e generano emissioni difficili da eliminare. I margini di riduzione sembravano minimi, finché la ricerca non ha aperto una strada inattesa. Italcer, gruppo italiano attivo nella ceramica di alta gamma, ha sviluppato e brevettato una tecnologia capace non solo di abbattere quasi completamente le emissioni dei propri stabilimenti, ma anche di trasformarle in nuova materia prima a elevato valore aggiunto, generando nuove opportunità di mercato e un vantaggio competitivo significativo.

Il brevetto di Italcer si basa su un sistema di cattura e trasformazione dei gas di scarico degli impianti produttivi: la CO₂ e gli altri composti emessi dai forni vengono separati e convertiti in materie prime seconde utilizzabili direttamente nelle linee produttive del gruppo. Il carbonato di calcio precipitato (PCC) ottenuto dalla CO₂ è un materiale “nobile”, largamente impiegato nell’industria farmaceutica e nella cosmetica. Gli altri gas assorbiti sono trasformati in nitrato di calcio, utile come fertilizzante in agricoltura, solfato di potassio, un antiossidante utilizzato dall’industria alimentare, e gesso. Materie prime ottenute “a chilometro zero”, senza costi di approvvigionamento o trasporto e con un impatto ambientale pressoché nullo.

La forza della tecnologia è duplice: decarbonizza un settore ad altissima intensità energetica e, allo stesso tempo, apre a nuove linee di business. Le eccedenze di materia prima seconda possono infatti essere vendute a comparti industriali esterni, mentre il brevetto stesso è suscettibile di licenza verso industrie affini come vetro, laterizi, edilizia o automotive, rendendo Italcer un possibile fornitore (o licenziante) di una tecnologia replicabile e scalabile nei principali settori hard to abate.

I benefici ambientali della tecnologia sono notevoli. Oltre alla quasi totale eliminazione delle emissioni dei forni, il processo riduce ulteriormente gli impatti interni e le emissioni perché recupera 2.000 litri/ora di acqua dai fumi e 750 kW termici/ora di calore che non viene disperso ma rientra nel ciclo produttivo come energia. Inoltre, il carbonato di calcio precipitato è un eccipiente di alta qualità molto ricercato sul mercato, ma è ottenuto tramite processi ad alta temperatura che a loro volta consumano enormi quantità di energia e producono anidride carbonica. Il carbonato di calcio precipitato prodotto da Italcer, invece, nasce dalla CO₂ già emessa dal processo ceramico, evitando sia le emissioni dell’industria chimica dovute alla produzione tradizionale sia quelle dello stabilimento ceramico.

Con l’avvio del primo impianto, Italcer potrà generare circa 10.000 tonnellate l’anno di nuova materia prima seconda ed evitare oltre 5.000 tonnellate di anidride carbonica. Le prospettive economiche sono altrettanto rilevanti: fino a 100 milioni di euro di ricavi aggiuntivi e circa 30 milioni di risparmi ETS nel giro di 6-7 anni. È il caso raro in cui un costo ambientale diventa un asset industriale: una tecnologia green che riduce l’impatto climatico, crea nuovi mercati e rafforza il posizionamento competitivo dell’azienda in un settore globale altamente sfidante.

Non sorprende che l’Unione Europea abbia sostenuto il progetto con oltre 4 milioni di euro di finanziamenti, riconoscendone il potenziale trasformativo.

Ad oggi non esistono soluzioni equivalenti a livello internazionale: Italcer è stata contattata da varie aziende del settore per possibili collaborazioni e ha così l’opportunità di posizionarsi come player tecnologico in un mercato dove la competizione è particolarmente accesa, come quello della produzione di materiali sostenibili, contribuendo a definire nuovi standard per la decarbonizzazione dell’industria ceramica e degli altri settori industriali hard to abate.

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