• di Fondazione Symbola, C. Studi Tagliacarne e Dintec

Ogni anno, tra le 200.000 e le 500.000 tonnellate di microfibre tessili finiscono negli oceani. Una parte consistente di queste deriva dai capi elasticizzati che indossiamo ogni giorno. Lavaggio dopo lavaggio, le fibre sintetiche rilasciano nell’ambiente particelle plastiche invisibili ma devastanti, responsabili fino al 35% delle microplastiche immesse nell’ambiente marino.

È proprio da questa consapevolezza che Candiani Denim ha deciso di cambiare rotta. Pur essendo da anni riconosciuta a livello internazionale per i suoi tessuti denim elasticizzati, l’azienda ha affrontato con coraggio l’impatto ambientale legato all’uso di fibre sintetiche, ampiamente impiegate nel settore per garantire elasticità. Derivate dal petrolio, queste fibre inquinano già in fase di produzione e continuano a farlo rilasciando sostanze chimiche, plastiche e microplastiche nocive per l’ambiente e per l’essere umano.

Nasce così COREVA®, un tessuto realizzato con gomma naturale, totalmente a base biologica, biodegradabile e compostabile. Poteva essere una soluzione bio-based come ce ne sono tante altre nel settore tessile. L’intuizione di Candiani Denim, però, non ha soltanto sostituito un materiale con un altro a minore impatto: ha risolto un problema sempre più pressante e fonte di preoccupazione nei consumatori, come quello del rilascio di microplastiche.

Oltre a rispondere alle esigenze del Pianeta, era il mercato a richiedere un prodotto privo di plastica, senza compromettere qualità, elasticità e durata del tessuto. Perciò la tecnologia, unica nel suo genere, è stata rapidamente adottata dai brand più innovativi e attenti alle tematiche ecologiche. Il brevetto ha generato valore immediato e aperto all’azienda proprietaria nuovi mercati e segmenti di business, non solo in Italia, ma anche in altri Paesi dell’Unione Europea e negli Stati Uniti, dove si concentrano i principali acquirenti di COREVA®, con un impatto positivo sull’export e sulla diffusione del Made in Italy.

Utilizzare la tecnologia di Candiani Denim, inoltre, è un vantaggio competitivo per le stesse aziende acquirenti, perché si posizionano su segmenti di mercato a maggiore valore in termini ESG: riducono l’impronta di carbonio delle proprie attività produttive, possono dichiarare fornitori più sostenibili e comunicare un prodotto finale a minore impatto ambientale.

Adesso è cominciata la fase più delicata: dopo cinque anni di ricerca e sviluppo, l’obiettivo di Candiani Denim è rendere questa tecnologia scalabile e applicarla a diverse linee di prodotto per aumentare l’offerta e il numero di clienti. Perché questo avvenga, tuttavia, c’è bisogno di tempo ed è fondamentale rimanere competitivi sul mercato. Perciò la tecnologia COREVA® è venduta a un prezzo premium che ne incoraggi l’acquisto, finché non arriverà a una produzione su scala della nuova fibra naturale che permetterà di sostituire in maniera massiccia i materiali attuali.

A dimostrazione dell’interesse suscitato, sebbene lo sviluppo del brevetto COREVA® sia stato interamente finanziato da Candiani Denim, il progetto ha permesso all’azienda di attrarre nuovo capitale e di avviare partnership commerciali e industriali che altrimenti non sarebbero state possibili. Il successo ha anche rafforzato la fiducia dei dipendenti, con benefici concreti in termini di produttività: la coesione interna è infatti uno dei principali driver di crescita dell’azienda.

Intanto, il brevetto ha ottenuto diversi premi per innovazione e sostenibilità. Se i benefici economici più consistenti si vedranno con l’impiego su larga scala, quelli ambientali sono già evidenti. I test di laboratorio mostrano che i tessuti COREVA® si decompongono in meno di sei mesi, trasformandosi in compost. Una volta biodegradato, il materiale diventa un ammendante che favorisce la crescita delle piante e può essere utilizzato per coltivare nuove materie prime destinate alla produzione tessile. In questo modo il brevetto si collega direttamente all’agricoltura rigenerativa e consente di chiudere il ciclo produttivo: dal terreno al cotone, dal cotone al jeans e, infine, dal jeans di nuovo al terreno.

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