La Gen Z non è attenta solo allo stipendio, ma anche alle modalità di lavoro che gli consentono di ottenerlo. Sempre più giovani scelgono infatti le aziende non solo per il contratto o i benefit, ma per l'impatto che generano sull'ambiente e sulla società. È la fotografia che emerge da diversi osservatori internazionali e nazionali: Linkedln, nel suo Global Green Skills Report, mostra che a livello mondiale la quota di professionisti con competenze green è aumentata del 40% in tre anni, segno di una transizione già in atto. Ma la sostenibilità non si esprime solo nei ruoli: secondo l'Istat, una larga percentuale di imprese manifatturiere italiane ha dichiarato di aver adottato pratiche concrete di tutela ambientale e di voler potenziare tali iniziative entro quest'anno. Secondo il rapporto Greenitaly (Fondazione Symbola e Unioncamere), nel 2023 i green jobs in Italia erano circa 3,1 milioni, pari al 13,4% dell'occupazione complessiva, e la domanda di competenze "verdi" continua a crescere. L'indagine Sylla, pubblicata nel libro «Ma quale Gen Z?» di Francesco Morace e Linda Gobbi, dice che per gli under 29 la sostenibilità ambientale nell'industria è fondamentale (vedi l'infografica pubblicata qui a fianco). Laboratorio di sostenibilità Il mondo del lavoro si sta trasformando in un laboratorio di sostenibilità e proprio qui si gioca una parte decisiva dell'attrattività verso la Generazione Z. Le indagini europee lo confermano: per i giovani tra i 16 e i 30 anni, ambiente e sostenibilità figurano tra le massime priorità. La Youth Survey e 1'Eurobarometro Giovani indicano che oltre il 60% degli under 30 considera la crisi climatica il problema principale del proprio tempo e più del 70% ritiene che le imprese debbano essere parte attiva del cambiamento. Una sensibilità che, spiega Alessandra Vischi, direttrice dell'Alta Scuola per l'Ambiente dell'Università Cattolica di Brescia, «nasce da un percorso educativo e valoriale lungo, frutto di un'attenzione crescente all'impatto delle scelte individuali e collettive. I giovani hanno interiorizzato la connessione tra benessere personale e benessere del pianeta. Questo è dovuto ai sempre più evidenti effetti dei cambiamenti climatici che costringono le coscienze ad assumerli quali oggetto di riflessione, talvolta sfociando in lecite preoccupazioni. Una formazione adeguata, tuttavia, consente di guardare alle criticità attuali con maggiore consapevolezza, acquisire competenze adeguate a saper governare i cambiamenti, assumere un approccio critico. Per trasformare questa consapevolezza in azione servono, infatti, strumenti, competenze e accompagnamento formativo». Il costo della vita La docente commenta così il report Youth Survey: «Nel report, oltre a essere evidente l'attenzione dei giovani rispetto ai cambiamenti climatici e all'ambiente, tra le priorità vi è al primo posto l'aumento dei prezzi e il costo della vita, mentre al terzo posto la situazione economica e la creazione di posti di lavoro. Ciò significa che una delle maggiori preoccupazioni dei giovani, oltre a quella ambientale, rimane il sostentamento economico legato al tema del lavoro, che insieme costituiscono le basi sulle quali progettare il proprio futuro». Sul fronte dell'occupazione, un invito alla prudenza: «I numeri dei green jobs sono incoraggianti, ma la loro accessibilità per i giovani non è ancora scontata. Esiste una distanza tra la domanda di competenze e l'offerta formativa, che va colmata. Per questo la formazione deve evolversi, creando figure ibride, capaci di coniugare conoscenze tecniche e visione etica». ASA, l'Alta Scuola per l'Ambiente che dirige, ne è un esempio concreto: in collaborazione con Arpa Lombardia, ha istituito venti borse di studio per under 28 impegnati nei master dedicati alla gestione e comunicazione della sostenibilità e al rischio climatico, con l'obiettivo di rispondere da un lato alle richieste delle imprese profit, no-profit e for benefit, dall'altro ai bisogni formativi dei giovani (e non solo), che inserendosi nelle organizzazioni potranno arricchire il tessuto lavorativo con le loro competenze. L'impegno ambientale Secondo Deloitte, oltre il 40% dei lavoratori della Gen Z valuta l'impegno ambientale come fattore determinante nella scelta di un'azienda; per il 49% dei Millennial è tra le prime tre ragioni di permanenza o dimissione. Ma quanto di tutto questo è reale e quanto invece si ferma solo alla teoria? «Il rischio del greenwashing è concreto - avverte Vischi -: oggi la sostenibilità viene spesso letta come occasione per attirare i clienti e non come visione radicata nell'agire dell'impresa. È importante allora includere ogni sfera della sostenibilità nelle organizzazioni, come radicata cultura di impresa, quale autentico impegno che apre al futuro, nel segno del coinvolgimento di tutti gli stakeholder e leva strategica per il profitto nel medio-lungo periodo. Possono allora essere utili strumenti come certificazioni, report e valutazioni di impatto che attestino il reale impegno dell'organizzazione per uno sviluppo sostenibile». Tra idealismo e pragmatismo Sul piano valoriale, la Gen Z resta divisa tra idealismo e pragmatismo. «La sensibilità ambientale è altissima spiega ancora Vischi - ma non sostituisce il bisogno di sicurezza economica, come mostrato precedentemente nel report Youth Survey. I giovani cercano un lavoro "buono", che unisca dignità, coerenza e stabilità. Lo stipendio conta, ma conta anche il senso». In questo equilibrio tra aspirazione e realtà, le aziende giocano un ruolo decisivo: chi investe in sostenibilità autentica, in formazione e in welfare ambientale, costruisce non solo reputazione, ma fedeltà. «Le imprese sono chiamate a favorire un lavoro educativo capace di realizzare la fioritura dell'umano - dice Vischi -. Diviene fondamentale la formazione, quale processo di cambiamento e crescita della persona, e ancora l'impegno di promuovere il benessere all'interno dell'impresa, così come l'attenzione a costituire spazi inclusivi». Delta Index: il cambiamento In questo scenario, il compito dell'Osservatorio Delta Index è dare voce a questo cambiamento, analizzando come l'attenzione alla sostenibilità stia ridefinendo i criteri di attrattività aziendale per la Gen Z. I dati lo confermano: l'impresa del futuro non sarà solo efficiente o redditizia, ma anche coerente.
Menu