Selezione, selezione, selezione. È la nuova parola d’ordine del design, scegliere. Percorsi, materiali, processi, esperienze, anche prodotti, ovviamente, e designer che sappiano interpretare il cambiamento, integrare competenze diverse, utilizzare le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale per generare mondi migliori. Umanisti che continuano la loro formazione e utilizzano tutti gli strumenti a loro disposizione per approfondire e costruire nuove fondamenta per la cultura materiale dei territori, dei saperi, delle discipline. Con l’ascolto e il dialogo, la relazione e l’interconnessione, è il tempo della scelta. Mai come ora, nell’epoca dell’incertezza, delle divisioni, e dell’imprevedibilità, la comunità dei progettisti ha il compito di orientare la ricerca e contribuire a negoziare le soluzioni migliori per affrontare il grande caos globale, geopolitico, energetico, sociale. Design is one, direbbero i designer Lella e Massimo Vignelli, con il loro metodo che continua a organizzare il nostro modo di leggere il mondo. Come dimostra la mappa della metropolitana di New York, disegnata nel 1972 ed esposta nella mostra Lella e Massimo Vignelli. A Language of Clarity[1] alla Triennale di Milano 2026; il design smette di essere espressione e diventa sistema razionale, logica che permette ai progetti di funzionare nel tempo e su scale diverse – editoria, arredo, trasporti, moda, televisione. Designer completi che hanno lasciato in eredità il Vignelli Center of Design Studies, circa 750.000 manufatti e un massaggio universale: il design è una lente attraverso cui possiamo immaginare un domani più inclusivo per ispirare le generazioni future e quelle attuali a fare meglio.
E se l’innovazione si configura sempre più spesso come un processo culturale che riguarda il modo in cui le persone vivono, lavorano, consumano e si relazionano con il mondo che le circonda, il design rappresenta una delle discipline che meglio esprime questa dimensione. Come prendersi cura della qualità della vita delle persone? Come si formano oggi i nuovi designer? E quali competenze si rendono più necessarie in un contesto fortemente instabile, dove, nonostante tutto, il design cresce come trend globale per numero d’imprese, fatturato, occupazione, ed entra nelle policy non solo come settore, ma come metodo. L’Italia si conferma leader in Europa[2]. Consolida, infatti, il primato per numero di addetti UE, 54 mila, pari al 21,5% del totale europeo prima di Francia e Germania. Nel nostro Paese, imprese, liberi professionisti e autonomi hanno generato un valore aggiunto pari a 4 miliardi con 76 mila addetti. Arriva anche la conferma della forte concentrazione del settore in Lombardia e di Milano Capitale del design, con oltre 7.300 imprese attive, grazie al suo ecosistema che rappresenta un nodo centrale di relazioni tra industria, servizi avanzati e creatività. Triennale di Milano e Museo ADI del Compasso d’oro si confermano piattaforme culturali capaci di attrarre nuovi pubblici, informare, generare nuove relazioni, e intercettare cambiamenti, come il Salone del Mobile che, da evento fieristico, si è trasformato in un’infrastruttura culturale, economica e sociale che interpreta le trasformazioni contemporanee. Le imprese milanesi generano da sole il 19% della ricchezza prodotta dal settore a livello nazionale. Da un lato, la sostenibilità ambientale emerge come tema sempre più centrale nelle pratiche progettuali, rilevato nell’ultimo triennio dal 74,2% degli operatori, dall’altro la GenAI (Generative Artificial Intelligence) si configura come un’infrastruttura sempre più integrata nei processi progettuali, capace di ridefinire modalità operative, competenze e modelli organizzativi del design – il 39,2% delle organizzazioni la utilizza quotidianamente.
Negli ultimi anni, il design ha iniziato a spostarsi dal prodotto finito al processo aperto, mettendo al centro le persone e i loro contesti. Il designer diventa anche facilitatore, traduce problemi complessi in soluzioni accessibili e trasforma il proprio compito in responsabilità sociale.
Non è da sottovalutare la rilevanza che il design sta assumendo o consolidando in ambiti a maggiore contenuto tecnologico e di servizio. Nuovi settori sono healthcare, elettronica ed elettrodomestici, i servizi rivolti alla Pubblica Amministrazione. Principale settore destinatario dei servizi di design si conferma l’arredamento.
Dal punto di vista della comunicazione della sostenibilità, il nuovo quadro normativo, europeo e nazionale, infatti, chiede una grande precisione. Il Decreto Empowering ridefinisce il perimetro entro cui si possono comunicare le caratteristiche ambientali dei prodotti, vietando affermazioni ambientali generiche, con l’obiettivo di costruire un ecosistema informativo più affidabile per il mercato e per i consumatori. A proposito di sostenibilità, l’industria italiana del legno-arredo è prima in Europa per economia circolare. Il 44% delle imprese italiane nel 2024 ha promosso politiche di ecodesign, con aumento all’81% previsto nel 2027[3].
Mosso da queste considerazioni e dal nuovo quadro normativo europeo, il mondo del design italiano è sempre più sensibile al tema ambientale nei prodotti: dal design della seconda vita – recupero di scarti e materiali esistenti come nuove risorse progettuali – dalla sperimentazione sui biomateriali e materiali bio-based fino al riprogettare oggetti quotidiani affinché siano più durevoli e meno impattanti lungo il loro intero ciclo di vita.
Anche nel campo della progettazione degli allestimenti per eventi emergono approcci simili: è il caso della torcia delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, Essential, presentata contemporaneamente alla Triennale di Milano e all’Expo 2025 di Osaka. Progettata dallo studio torinese Carlo Ratti Associati, ogni esemplare può essere ricaricato fino a dieci volte grazie a un sistema di alimentazione a bio-GPL derivato da fonti rinnovabili e scarti organici, riducendo drasticamente il numero di torce necessarie per la staffetta olimpica.
Il principio della seconda vita si traduce nell’utilizzo di materiali riciclati e nella progettazione di un oggetto interamente riciclabile anche dopo il suo utilizzo, come lo sgabello Rerecycled in polietilene riciclato per oltre il 50% e completamente riciclabile a sua volta. Progettato dallo studio AMDL Circle di Milano con il designer Michele De Lucchi, è stampato in un unico pezzo e pensato per durare, per essere resistente e versatile, e può essere utilizzato sia come seduta sia come fioriera, in ambienti interni o esterni.

A proposito di seconda vita, i designer lavorano anche per l’allungamento del ciclo di vita: un esempio significativo in questa direzione è il recente lavoro del designer milanese Giacomo Moor, classe 1981. Il suo lavoro presentato al Salone del Mobile 2026 per QuadroDesign, azienda italiana specializzata nella produzione di rubinetti e accessori per bagno, cucina e depurazione, è progettato per far diventare l’installazione temporanea un’architettura permanente, diventando il primo bagno pubblico di Masala, in Zambia. Cuore tecnico dell’operazione è un giunto in alluminio che connette un'ossatura lignea leggera — realizzata con legno di riuso — e consente alla struttura di muoversi nello spazio in quattro direzioni.
Sempre più designer, invece, stanno lavorando su materiali innovativi realizzati tramite il recupero di materiali di scarto, eccedenze produttive e residui industriali, trasformandoli in nuove risorse progettuali. In questo approccio il valore del design non nasce soltanto dalla creazione di nuovi oggetti, ma dalla capacità di rigenerare materiali esistenti attraverso processi circolari.
Un esempio del mondo dell’illuminotecnica è Upglas di Luca Nichetto, designer nato a Venezia con studio a Stoccolma: una collezione di lampade da tavolo per Astep, con frammenti di vetro di Murano macinati e mescolati a resina biodegradabile, modellati a mano come si lavora una pasta, che rendono ogni pezzo unico.
Pietro Olioso, con il suo studio di architettura e design Oliosopatras (Milano), vince il BIG SEE Product Design Award con Supernova[4], un parquet in frassino Graphit, realizzato riciclando resti di polvere di grafite proveniente da scarti industriali, integrato nel processo di produzione attraverso nuove tecnologie. La grafite viene reintrodotta in una filiera tracciabile di riuso, trasformandola in materia prima per il parquet. Sul legno vien applicata una base pigmentata, poi una pasta a base di polvere di grafite riciclata.
Nell’ambito del tessile-tecnico, IAMMI Studio, fondato nel 2020 a Milano dal designer portoghese Nicolau dos Santos e dalla direttrice artistica italo-francese Stephanie Blanchard, ha presentato nel 2025 la seduta Brrrick rivestita con Re-Flock, materiale ottenuto dal recupero di scarti tessili in nylon proveniente dalla produzione industriale. La polvere tessile è stata riattivata e applicata senza nuova tintura, riducendo il consumo di acqua ed energia.
Un’altra designer e ricercatrice sul fronte della ricerca tessile è Zoe Romano, impegnata in un progetto sulla lana grezza, di qualità inferiore e generalmente non adatta alla produzione tessile pregiata, spesso scartata illegalmente o smaltita a costi elevati. WOOLSHED affronta questa sfida critica promuovendo l’innovazione e la cooperazione per trasformare i rifiuti in una risorsa preziosa. Il progetto si concentra su tecnologie accessibili, open source e di facile utilizzo per aiutare i trasformatori di lana su piccola scala e altre imprese a impegnarsi nell’industria della lana. PECORANERA è, invece, un collettivo di giovani laureati al Politecnico di Milano, uniti dalla sperimentazione artigianale nella maglieria; utilizzano filati di alta qualità eco-sostenibili, riciclati o provenienti da stock abbandonati, promuovendo così un approccio innovativo e consapevole.
La ricerca sui biomateriali e sul recupero degli scarti agricoli guida invece il progetto From Seat to Seed di Sara Ricciardi Studio di Milano, che trasforma gli scarti dei cachi valenciani in un biomateriale per rivestire la poltrona Jan di Kave Home, azienda di arredo valenciana. I frutti non vendibili vengono lavorati con un fornitore locale specializzato fino a diventare una componente organica integrata in una superficie tessile vegetale.
A proposito di questa attenzione verso biomateriali, la Milano Design Week 2026 ha ospitato The New State of Materials, la mostra curata da Materially: il progetto ha raccolto designer, aziende di design (e non) e startup che lavorano su biomateriali, scarti agricoli e alternative bio-based.
Tra i progetti presentati a The New State of Materials 2026 c’era NILLA, disegnato dalla giovane designer italiana Elide Beltrami per Tessilquattro/Aquafil. Il progetto nasce dalla ricerca sul materiale sperimentale MAGRITTE, un composito che unisce nylon rigenerato — derivato dal recupero di scarti plastici — e argilla naturale.
Nel 2026, infatti, sempre più giovani designer e collettivi creativi stanno sperimentando nuovi materiali sostenibili per ripensare il rapporto tra moda, produzione tessile e impatto ambientale. Ad esempio, la designer Clizia Moradei ha collaborato con l’istituto di ricerca toscano Grado Zero Lab allo sviluppo di un materiale, il Muskin, che deriva dal Phellinus ellipsoideus, un fungo parassita di grandi dimensioni che cresce spontaneamente e attacca gli alberi delle foreste subtropicali. La totale assenza di sostanze tossiche e chimiche coinvolte nella sua produzione rende Muskin ideale per l’uso in applicazioni a contatto con la pelle.
Nel comparto agroalimentare l’innovazione di prodotto si traduce nello sviluppo di nuovi alimenti, grazie all’accelerazione di quello che sta avvenendo nel food tech sostenibile.
L’ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, con le aziende Rigoni di Asiago, EltHub e il supporto del Centro di Ricerca CREA – Alimenti e Nutrizione, sta sviluppando alimenti stampati in 3D sostenibili, personalizzabili in base alle esigenze alimentari. Il progetto, NUTRI3D, mette insieme ricercatori e aziende, food designer e figure legate alla progettazione dei materiali; sono stati sviluppati ingredienti e ricette per barrette, snack e piccole sfere ad alto valore aggiunto, le “perle di miele”, ottenuti anche da colture cellulari e residui agroalimentari derivati dalla frutta.
Strategie innovative nel food tech sono anche l’impiego degli scarti di materiali organici vegetali per l’alimentazione di mosche soldato che l’impresa di biotecnologia torinese BEF Biosystems alleva per produrre proteine sostenibili. Il tutto attraverso un processo virtuoso per creare cosmetici, alimenti per animali e progetti che coniugano l’economia circolare con le più avanzate tecnologie, grazie anche al coinvolgimento diretto del Dipartimento di Design Sistemico del Politecnico di Torino.
Un processo che trova riscontro anche nel settore automotive. Per decenni il made in Italy ha significato soprattutto stile, eleganza, dettagli raffinati. Oggi però la ricerca, spinta dalla transizione energetica e dalle nuove normative, si orienta verso la riduzione della CO₂ lungo tutto il ciclo di vita del veicolo, i materiali innovativi e riciclabili, come compositi e polimeri avanzati, la digitalizzazione dei processi di sviluppo, soluzioni di mobilità smart pensate per le città di domani. Mimì, veicolo a idrogeno sviluppato interamente in Italia dal team multidisciplinare di Bieffe Project, che comprende designer, partner tecnologici e ingegneri, e dimostra che il made in Italy può guidare la mobilità sostenibile unendo design, ingegneria e innovazione tecnologica. Rendere i veicoli più sostenibili non è solo questione di combustibili.
Manifattura intelligente e alto artigianato, industria orientata alla flessibilità e ai progetti su misura si confermano due caratteristiche determinanti anche al Salone del Mobile, dove debuttano nel 2026 due nuovi percorsi espositivi, Salone Raritas, dedicato al design in edizione limitata e all’alta manifattura creativa, e Salone Contract, un dispositivo narrativo che mette al centro le relazioni tra i diversi player, evidenziando le interconnessioni tra dimensione progettuale, economica e operativa. Tra i designer del Salone Raritas, ci sono Draga & Aurel, studio multidisciplinare di collectible design fondato a Como, che presenta, insieme alla fornace Salviati di Murano, un nuovo capitolo della ricerca sul vetro e la sua relazione con la luce. La lampada Soffio è realizzata in vetro soffiato. Le “boule”, cioè le sfere, sono state create attraverso tecniche di riuso come il cotisso, e caratteristiche di Murano come il poulegoso e il crackle. Alcuni progetti di Raritas riflettono l’attenzione alla sostenibilità. In particolare, un progetto legato alla pietra naturale mostra come un materiale usato fin dai tempi più antichi dall’uomo, non considerato ecologico o a basso impatto ambientale, possa invece essere gestito con responsabilità.
Secunda Natura. Nothing here is just a wall è il frutto della collaborazione tra Bianco67, azienda molisana di design specializzata nella lavorazione del marmo e di pietre pregiate, e lo studio Parasite 2.0 (Milano). Al centro c’è la valorizzazione di uno scarto di produzione, frammenti di travertino, che non potevano essere usati per la produzione standard, diventano la base sulla quale costruire i diversi elementi – un tavolo e due pareti attrezzate – di un sistema aperto e modulare.
Tra i principali motori del contract post-pandemia si distinguono diversi ambiti, in particolare quelli ad alto contenuto progettuale e di personalizzazione. Accanto al settore ufficio, che resta il primo per dimensioni, si registrano performance solide nelle strutture ricettive di fascia alta e nei comparti education, healthcare e marine. Salone Contract nasce come un progetto strategico di lungo periodo in cui Milano che si presenta come un ecosistema collaborativo dove clienti, designer, produttori e operatori agiscono attraverso tutte le fasi del progetto. Il Masterplan è affidato a Rem Koolhaas e David Gianotten di OMA, studio internazionale di architettura e urbanism, che affianca alla pratica progettuale una forte dimensione di ricerca.
Progettare sì, ma anche riprogettare oggetti d’uso comune e di larga diffusione o dispositivi per l’healtcare è un tema importante, soprattutto per le nuove generazioni. Tra i vincitori della Targa Giovani dell’ADI Design Index 2025, c’è Giorgio Sbaraini che, con il Politecnico di Milano, ha progettato Flo, un’ortesi dinamica per la riabilitazione della mano in pazienti con spasticità post-ictus, combinando design avanzato, materiali innovativi e stampa 3D FDM. Leggera (95g), facile da indossare con una sola mano e altamente personalizzabile, la struttura integra molle elastiche stampate in 3D che supportano l’estensione delle dita e lasciano liberi polpastrelli e palmo per mantenere il feedback sensoriale. Realizzato in materiali plastici innovativi, unisce funzione, comfort e autonomia, ridefinendo il ruolo del dispositivo ortopedico.

Il design è sempre interprete del proprio tempo e si confronta con le tensioni che lo attraversano. E in un’epoca sempre più segnata da conflitti globali, può diventare uno strumento per interpretare queste tensioni e trasformarle in opportunità di dialogo e cambiamento.
Contro la guerra. 7 designer per EMERGENCY, curata dal designer Giulio Iacchetti alla Triennale di Milano, ha riunito sette designer italiani per riflettere sul ruolo del progetto come strumento culturale e civile in tempi di conflitto. Attraverso oggetti, installazioni e opere inedite, il design viene utilizzato non solo come pratica estetica, ma come linguaggio capace di sensibilizzare, costruire memoria e promuovere valori di pace, cura e convivenza.
Durante il Salone 2026, il Politecnico di Milano ha promosso un progetto di riapertura dei rifugi e dei bunker della Seconda guerra mondiale per trasformarli in dispositivi culturali contemporanei. Nel rifugio seminterrato di via Bodio a Milano, è stata presentata la mostra 100 cose da non dimenticare di Davide Crippa (IUAV), Barbara Di Prete (Dipartimento di Design, Polimi), Annapaola Vacanti (IUAV) che invita a interrogarsi sugli oggetti e sui saperi indispensabili da preservare e trasmettere in situazioni di emergenza, migrazione o conflitto.
TechnéTECA, piattaforma di ricerca che coinvolge designer e accademie, invece, ha presentato NonSiButtaViaNiente, un progetto nato per creare un archivio vivo del “saper fare”; l’iniziativa richiama il ruolo strategico della conservazione e della trasmissione delle conoscenze artigianali. un patrimonio che nei contesti di crisi può contribuire a preservare identità culturali, competenze locali e capacità di resilienza delle comunità. Dalle pratiche low-tech e dai materiali autarchici del dopoguerra, il progetto arriva al presente con le esperienze di aziende sostenibili, fino a guardare al futuro attraverso le ricerche e sperimentazioni di 7 atenei italiani.
Il mondo del design italiano conferma così la sua attenzione verso materiali naturali e riciclati, modularità e disassemblaggio, riuso creativo di componenti industriali, design long lasting contro l’obsolescenza, integrazione tra artigianato e ricerca tecnologica. Grande attenzione ai materiali innovativi per migliorare prodotti e servizi, e sempre più ricerca e selezione, in un processo aperto che mette al centro le persone e gli ambienti di vita. Un design capace di coniugare estetica, responsabilità ambientale, innovazione tecnologica ed economia circolare, che trova nel progettista la figura centrale per la transizione sostenibile del Made in Italy.
Design is one, direbbero i Vignelli.
Suggerimenti di lettura
- Lella Massimo Vignelli, A language of clarity, a cura di Francesca Picchi Marco Sammicheli, Thomas Kronbichler, Electa 2026
- Joe Gibbs, Circular materials. Innovation and Reuse in Design and Architecture, Gestalten 2025
- Beatrice Leanza, The New Design Museum. Co-Creating the Present, Prototyping the Future, Park Books 2025









