Dopo anni di mediazioni e scontri tra Bruxelles, industria e ambientalisti, il 12 agosto entra nel vivo la più grande riforma europea sugli imballaggi degli ultimi 30 anni. È il cosiddetto Ppwr, il regolamento sugli imballaggi e relativi rifiuti, che sostituisce una direttiva del 1994. L'obiettivo è ridurre la quantità di packaging e lo spreco di materiali, aumentare riciclo e riuso, limitare le sostanze inquinanti: spingere cioè l'intera filiera verso l'economia circolare. Le regole entreranno in vigore per gradi. Il 12 agosto scattano i primi divieti: niente più imballaggi a contatto con gli alimenti che contengano Pfas-le sostanze perfluoroalchiliche usate come impermeabilizzanti - oltre soglie minime (25 microgrammi per chilo di materiale), mentre restano confermati i limiti sui metalli pesanti. Gli obblighi più stringenti arriveranno tra il 2028 e il 2030: un tetto del 50 per cento al volume vuoto degli scatoloni, contro i maxi-pacchi dell'e-commerce; classi di riciclabilità, contenuto minimo di riciclato, obiettivi di riuso. Entro il 2030 i rifiuti da imballaggio dovranno calare del 5 per cento rispetto al 2018. Una novità tocca poi migliaia di imprese ben oltre il packaging. In molti casi gli obblighi di conformità ricadranno sull'azienda che immette sul mercato il prodotto confezionato, e non sul solo produttore dell'imballaggio. «Molte imprese non ne sono ancora consapevoli», avverte AI supermercato Entra nel vivo la riforma sugli imballaggi e sui relativi rifiuti È venuto il momento di rompere le scatole Dal 12 agosto cambiano le regole per gli imballaggi pericolosi. Ma le aziende protestano e chiedono un rinvio zolino, presidente della Federazione gomma plastica. Nel frattempo, in Italia il Conai, il consorzio nazionale imballaggi, è sommerso di richieste di chiarimenti last minute dalle imprese, e oltre alle informazioni sul proprio sito ha messo in campo webinar e sportelli dedicati. E proprio mentre il regolamento entra in vigore, è già partita la corsa a rinviarlo. I produttori lamentano la mancanza di decine di atti delegati e norme tecniche. Ad aprile13 8 amministratori delegati, da Coca-Cola fino a Mutti, hanno scritto a Bruxelles per spostare la data. E anche il governo italiano, all'ultimo Consiglio ambiente Ue, ha chiesto un calendario certo. Gli ambientalisti però non ci stanno. Per Zero Waste Europe riaprire una norma approvata dopo anni di negoziato «crea un precedente pericoloso». «Siamo leader dell'economia circolare in Europa» conclude Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente. «Non è questione di spostare la scadenza, ma di impegnarsi».







