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Ci avvaliamo degli esperti del nostro Network per realizzare articoli e approfondimenti di divulgazione sulle principali tematiche legate alla Qualità.

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Abbiamo costruito una comunità autorevole che condivide visioni, analizza scenari e contribuisce a delineare un futuro fondato su qualità, innovazione e sostenibilità.

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Gli eventi e le iniziative pubbliche della Fondazione Symbola rappresentano un’estensione naturale del nostro lavoro: spazi di confronto, narrazione e costruzione di visione in cui istituzioni, imprese, associazioni, comunità professionali e cittadini possono ritrovarsi per discutere il futuro del Paese.

Fondazione Symbola propone e sviluppa progetti per dare vita ad azioni concrete legate a sostenibilità e ambiente, cultura e creatività, coesione sociale e territoriale

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Le ricerche della Fondazione, attraverso i singoli capitoli scritti da autori ed esperti Symbola, raccontano lo stato dell’arte del made in Italy.

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Cultura, sostenibilità, coesione e tanto altro: una raccolta di articoli, organizzati per argomento, sulle principali tematiche Symbola, scritti da autori ed esperti del network della Fondazione.

  • Paolo Marcesini – Direttore Italia Circolare

L’editoria italiana sta attraversando una fase di trasformazione che sarebbe superficiale spiegare solo con l’andamento delle vendite. I dati del 2025 raccontano infatti un settore che, dopo anni segnati da condizioni eccezionali, si confronta con un mercato decisamente più complesso e competitivo, caratterizzato da consumi culturali frammentati e nuove abitudini di fruizione. Se da un lato il libro a stampa mostra segnali di rallentamento, dall’altro cresce, seppur di poco, il numero dei lettori e si moltiplicano le modalità attraverso cui i contenuti editoriali vengono scoperti, consumati e condivisi.

Dietro questa apparente contraddizione si nascondono cambiamenti profondi che investono l’intera filiera: dalla produzione alla distribuzione, dal ruolo delle librerie all’espansione degli audiolibri, dall’influenza delle community digitali alla crescente internazionalizzazione dei cataloghi. Il settore si trova così a ridefinire il proprio equilibrio tra sostenibilità economica, innovazione tecnologica e funzione culturale. Analizzare queste dinamiche significa comprendere non soltanto lo stato di salute del mercato del libro, ma anche le nuove forme attraverso cui la lettura continua (e continuerà) a occupare uno spazio rilevante nella società contemporanea. Lo strumento migliore per immergersi in una storia o comprendere un’idea è sempre il libro.

Il 2025 è stato l’anno della paura e della preoccupazione per l’editoria italiana. Il calo delle vendite è stato percepito come un passaggio delicato, non perché si sia verificato un crollo improvviso, ma perché sono emersi con maggiore chiarezza alcuni segnali di indebolimento che, nel loro insieme, indicano una trasformazione profonda del mercato. Dopo una fase eccezionale, sostenuta anche da condizioni irripetibili e da interventi pubblici straordinari, il settore si è trovato a confrontarsi con una “normalità complessa”, fatta di costi crescenti, consumi più cauti e una competizione sempre più intensa per il tempo e l’attenzione delle persone. La lettura oggi deve contendersi spazi di immersione con molte altre forme di intrattenimento e informazione.

I numeri aiutano a comprendere la natura di questa inquietudine. Il mercato della varia ha chiuso il 2025 a 99,5 milioni, con una flessione del 3% rispetto all’anno precedente in termini di numero di copie e un calo del 2,1% del mercato a valore (considerando il prezzo di vendita finale al cliente)[1]. Non si tratta di una contrazione drammatica, ma di un dato significativo perché conferma e acuisce la tendenza negativa registrata nel 2024 (-1,8% per numero di copie e -0.9% del mercato a valore), interrompendo una precedente fase di relativa stabilità e segnalando una domanda meno dinamica. Ancora più importante è la qualità di questo calo: non uniforme, ma concentrato soprattutto sul libro a stampa, che resta comunque il cuore del mercato.

Eppure, proprio qui emerge uno dei paradossi più interessanti del 2025: mentre calano le copie vendute, crescono le persone che si dichiarano lettrici. Nel 2025 sono aumentati del 4% i lettori tra i 15 e i 74 anni, raggiungendo quota 33,9 milioni: il 76% della popolazione contro il 73% dell’anno precedente. Più lettori, meno libri venduti: la lettura non sta scomparendo ma sta cambiando forma. L’apparente contraddizione si spiega con la frammentazione delle modalità di fruizione: audiolibri, ebook, piattaforme digitali, letture intermittenti e contenuti non sempre tracciati dai sistemi tradizionali di rilevazione.

Per comprendere davvero la trasformazione in corso, però, bisogna guardare ai punti di fragilità strutturale della filiera. Il problema principale non è tanto la mancanza assoluta di lettori, quanto l’inefficienza del modello industriale. La sovrapproduzione rappresenta il nodo centrale. In Italia si pubblicano troppi titoli rispetto alla capacità di assorbimento del mercato. Molti editori stampano tirature iniziali eccessive, spinti dalla necessità di “occupare spazio” e ottenere visibilità in libreria. Il risultato è capitale immobilizzato nei magazzini, copie invendute e una crescente difficoltà nel valorizzare davvero ogni singolo titolo.

Il sistema delle rese amplifica ulteriormente il problema. Le librerie italiane possono restituire i libri invenduti e questo significa che una vendita iniziale non è mai completamente reale fino alla scadenza dei termini di reso. I libri tornano indietro dopo mesi, generando costi di stampa non recuperati, costi logistici doppi — andata e ritorno — oltre a distruzione o svendita delle copie. In molti casi le rese arrivano al 30-40% delle tirature. Il caso Cesaro è emblematico di questa fragilità: un sistema in cui il peso finanziario dell’invenduto può mettere in difficoltà anche operatori importanti della filiera. Il dibattito sulle fragilità dell’editoria italiana ha trovato infatti nel 2025 un caso particolarmente significativa con l’annuncio dello scrittore e ghostwriter Giuseppe Cesaro di interrompere la pubblicazione di libri e romanzi a proprio nome. Pur dichiarando di non voler smettere di scrivere, Cesaro ha denunciato pubblicamente alcune delle contraddizioni che, a suo avviso, caratterizzano il mercato contemporaneo: l’eccessiva quantità di novità pubblicate ogni anno, la difficoltà per i libri di ottenere visibilità in un contesto sempre più affollato e la crescente centralità della notorietà mediatica rispetto alla qualità della scrittura. La sua scelta ha alimentato un ampio confronto tra editori, autori e operatori del settore, diventando il simbolo di un disagio più diffuso legato alla sostenibilità culturale ed economica di un sistema in cui l’attenzione del pubblico tende a concentrarsi su un numero sempre più ristretto di titoli.

A comprimere ulteriormente i margini interviene la distribuzione. Nella struttura tipica del prezzo di copertina, tra il 50% e il 60% del valore finale resta al distributore e alla libreria. All’editore rimane una quota dalla quale devono ancora essere sottratti costi di produzione, editing, traduzione, grafica, diritti d’autore, stampa e marketing. I margini risultano così sottilissimi, quando non direttamente negativi. A tutto questo si aggiunge la velocità estrema del ciclo di vita commerciale del libro. Un titolo resta visibile in libreria da due a otto settimane prima di essere sostituito dalle novità successive. Molti libri non hanno materialmente il tempo di incontrare i propri lettori, generando una perdita invisibile ma enorme di vendite potenziali. La riduzione dell’overproduction — meno libri ma più curati — genera maggiore visibilità per ogni singolo titolo e riduce le rese. Il print-on-demand e le filiere flessibili permettono micro-tirature iniziali, ristampe rapide e minore immobilizzazione di magazzino.

In questo contesto, si notano alcuni editori più resilienti che propongono soluzioni alternative, diventando meno “fabbriche di novità” e più curatori di cataloghi, gestori di diritti e costruttori di identità culturali.  Tra gli esempi più emblematici, la cui proposta editoriale sta ridefinendo il libro come oggetto culturale ibrido, al confine con arte e design c’è, ad esempio, Corraini Edizioni. La casa editrice indipendente con sede a Mantova, nata dall’esperienza di una galleria d’arte, al confine tra editoria, arte contemporanea e design, compete sulla forza curatoriale del catalogo, sulla qualità progettuale e sulla trasformazione del libro in oggetto estetico e culturale,

riservando forte attenzione alla materialità del libro, alla grafica e all’esperienza visiva e tattile della lettura. Altra libreria indipendente che guarda ai libri non solo come contenitore di testo, ma come esperienze sensoriali e visive è la Casa Editrice Peacock, con sede nella provincia di Padova e legata alla cultura del Sol Levante, che con le sue edizioni artigianali e limitate caratterizzate dalla continua ricerca della qualità di stampa e dei font innovativi fino ad introdurre la carta profumata, rappresenta perfettamente questa idea del libro come oggetto artistico e collezionabile.

Per questo tipo di editori, cresce una logica portfolio nello sviluppo autori: l’autore viene trattato come un asset di lungo periodo, da accompagnare nella costruzione di community e riconoscibilità. La milanese Adelphi è, ad esempio, il caso paradigmatico di quegli editori per i quali la valorizzazione della backlist diventa strategica. Una parte consistente del fatturato Adelphi, infatti, deriva da titoli non recenti, continuamente rilanciati attraverso ristampe selettive, nuove copertine, ripubblicazioni tematiche e print-on-demand. Il caso Simenon è emblematico di questa capacità di trasformare il catalogo in patrimonio durevole: un progetto di lungo periodo che ha ricostruito l’opera completa di Georges Simenon (da Maigret ai romanzi cosiddetti “duri”, ossia romanzi autonomi, brevi, che esplorano “le profondità più oscure del genere umano”) con coerenza editoriale, traduttiva e grafica, facendone uno dei perni identitari della casa editrice e dimostrando di far saper dialogare la letteratura di genere con la letteratura alta.

In questo scenario si innesta una delle principali linee di trasformazione del settore. Mentre la carta arretra leggermente, il digitale cresce, ma con ritmi e modalità differenti. Gli ebook registrano un incremento contenuto, segno di un formato ormai maturo, mentre gli audiolibri mostrano una crescita molto più vivace, a doppia cifra. Questo scarto è indicativo di un cambiamento più profondo: il digitale non è un blocco unico, ma si articola in forme di fruizione differenti.

L’audiolibro vince perché non viene percepito semplicemente come un’alternativa al libro tradizionale, ma come un’esperienza che si inserisce in momenti diversi della giornata, trasformando il rapporto con la lettura in qualcosa di più fluido e meno esclusivo. L’ascolto cresce perché si adatta a tempi frammentati e a stili di vita sempre più orientati al multitasking. Questo allargamento delle modalità di fruizione rappresenta certamente un’opportunità, ma anche un cambiamento culturale profondo: il valore del contenuto resta centrale, mentre il modo in cui viene consumato si diversifica e si allontana dal modello lineare della lettura su pagina.

Non si tratta semplicemente di un nuovo formato, ma di un diverso mercato d’uso che sta portando verso la narrativa persone che non avrebbero mai aperto un libro tradizionale. L’audiolibro, infatti, intercetta momenti della giornata precedentemente inaccessibili alla lettura — il tragitto casa-lavoro, l’attività sportiva, le faccende domestiche — e favorisce pratiche di consumo sempre più vicine al cosiddetto binge listening, l’ascolto consecutivo di più episodi o capitoli in una singola sessione. Come accade per le serie televisive, questa modalità riguarda soprattutto thriller, crime, romance, fantasy e young adult, generi caratterizzati da forte serialità e cliffhanger narrativi. Le piattaforme hanno iniziato a progettare contenuti specificamente pensati per questo tipo di fruizione. Storytel, ad esempio, ha investito negli Storytel Originals, produzioni audio seriali nate direttamente per l’ascolto. Tra i casi italiani di maggiore successo disponibili su questo servizio di streaming svedese che consente di scaricare e ascoltare audiolibri, podcast ed ebook fruibili via app in abbonamento, figurano Cara Jane di Carolina Capria, serie che reinterpreta in chiave contemporanea temi e personaggi della narrativa femminile classica, e Mi dica tutto, comedy drama scritta da Rosario Lisma che, grazie alla struttura episodica e alla continuità narrativa, è stata sviluppata in più stagioni, confermando la capacità dell’audio di fidelizzare il pubblico attraverso logiche molto vicine a quelle dello streaming audiovisivo.

Mentre Audible investe in doppiatori riconoscibili, produzioni ad alto valore sonoro e formati originali, il romanzo viene progressivamente trasformato in audio drama o in serie narrative pensate nativamente per l’ascolto. È il caso di produzioni come Dove nessuno guarda – Il caso Elisa Claps, Audible Original tra i più noti nel true crime italiano scritto da Paolo Trincia e realizzato da Chora Media, una storytelling company fondata nel 2020 a Milano[2] per dare voce a una vasta gamma di narrative, attraverso un’unione non convenzionale di formati che partono dal podcast per evolversi in altre forme (video, libri, eventi online e offline) e raccontare storie autentiche, nuove prospettive e punti di vista, ma anche le aziende, le istituzioni culturali e il terzo settore sempre in un’ottica di multiformat e multipiattaforma. Oppure, della serie Il mostro di Firenze, che rilegge uno dei casi di cronaca più controversi attraverso una struttura episodica e fortemente immersiva, scritto da Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro, con produzione editoriale di LA CASE Books / LA CASE, editore digitale americano/italiano di ebook e audiolibri, con headquarter a Los Angeles (California) e hub operativo in Italia (Padova). In entrambi i casi, il contenuto non si limita a essere ascoltato, ma viene progettato per essere “consumato” in modo seriale, secondo logiche molto vicine a quelle dello streaming audiovisivo.

Anche le abitudini di lettura digitali mostrano trasformazioni molto precise. Sui Kindle italiani nel 2025 il romance è stato il genere narrativo più letto in assoluto. Le saghe più seguite sono state Empire di Anthony Riches, dedicata all’Impero Romano (pubblicata da Hodder & Stoughton, uno dei principali editori inglesi che ha contribuito al rilancio contemporaneo della narrativa storica militare romana nel mercato anglosassone), e La Bratva Kuznetsov di Nicole Fox, pubblicata principalmente in modalità self-publishing nel circuito romance digitale angloamericano. È significativo che proprio il dark romance — quasi assente dai radar dell’editoria tradizionale fino a pochi anni fa — domini invece il consumo digitale. Tra i titoli italiani più letti su Kindle nel 2025 emerge Il mistero di Tavolara di Paolo Pinna Parpaglia, autore che si colloca stabilmente tra i più letti in digitale. Il romanzo, edito dalla romana Newton Compton Editori sia per il cartaceo sia per l’ebook, è un thriller investigativo ambientato in Sardegna, riflette la forte domanda di narrativa di genere nel consumo ebook, dominata da trame ad alta scorrevolezza, ritmo serrato e impostazione seriale.

Accanto alla trasformazione dei formati, il 2025 ha reso evidente un’altra dinamica cruciale: la crescente polarizzazione del mercato. Una quota sempre più ampia delle vendite si concentra su pochi titoli di grande successo, spesso firmati da autori già affermati o sostenuti da forti campagne editoriali. È un fenomeno già presente negli anni precedenti, ma che si è accentuato, comprimendo lo spazio della cosiddetta fascia intermedia. È proprio qui che si concentra una parte della preoccupazione degli operatori: un mercato che funziona soprattutto grazie ai bestseller è, per definizione, più esposto e meno equilibrato.

I generi che crescono confermano questa tendenza. La narrativa di intrattenimento, italiana e internazionale, continua a dominare, insieme alle autobiografie e alla saggistica divulgativa legata a figure pubbliche riconoscibili. Dan Brown con L’ultimo segreto, Joël Dicker, Ken Follett e Donato Carrisi rappresentano perfettamente il successo di una narrativa costruita su trame veloci, strutture cinematografiche e forte serialità mentale. Il lettore contemporaneo premia libri facilmente raccontabili, emotivamente forti e capaci di creare fidelizzazione. Carrisi, unico autore italiano tra quelli appena citati (il cui ultimo libro è tra i primi 10 libri più letti dagli italiani nel 2025), è tra gli autori italiani di thriller più conosciuti a livello internazionale, grazie al successo di romanzi costruiti attorno a serial killer, psicologia criminale, sparizioni e investigazioni ad alta tensione narrativa, pubblicato al suo esordio dall’editore milanese Longanesi, cui è rimasto stabilmente legato diventando uno degli asset narrativi più importanti del gruppo editoriale a cui appartiene Longanesi, il Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS), uno dei maggiori gruppi editoriali italiani indipendenti.

Tra i romanzi pubblicati nel 2026 spicca L’alba dei Leoni – La saga dei Florio di Stefania Auci, terzo capitolo di una serie che ha già prodotto due bestseller con Nord. È forse l’esempio più chiaro del modello di “sviluppo autori con logica portfolio”: la saga come asset editoriale di lungo periodo, capace di generare continuità di attenzione, adattamenti e fidelizzazione. Il risultato di vendita dei primi mesi di quest’anno ha mantenuto la saga tra i principali casi editoriali del mercato italiano con performance di vendita immediate e significative debuttando direttamente ai primi posti delle classifiche di vendita già nelle prime settimane, arrivando anche alla prima posizione della Top Ten AIE (gennaio–aprile 2026).

Anche la saggistica personale e spirituale cresce con forza. Self-help evoluto, autobiografie, crescita personale e libri “identitari” rispondono a una domanda di orientamento e significato acuita dall’incertezza economica e sociale. Il successo di Spera di Papa Francesco e di Francesco. Il primo italiano di Aldo Cazzullo riflette chiaramente questa ricerca di senso.

Nell’ultimo anno il settore editoriale italiano può essere letto attraverso tre grandi direttrici di trasformazione. La prima è il passaggio dal libro come oggetto isolato al libro come contenuto espandibile e adattabile a più linguaggi e piattaforme: serialità, audio, adattamenti e universi narrativi diventano sempre più centrali, come dimostrano esperienze come Book on a Tree. Parliamo di un’agenzia di storytelling internazionale fondata a Londra nel 2014 dallo scrittore per ragazzi Pierdomenico Baccalario, oggi attiva tra Torino e New York, che sviluppa storie e proprietà intellettuali per libri, fumetti, cinema, serie e giochi. La formula innovativa di Book on Tre nasce dall’applicazione al mondo del libro di un modello ispirato alle writers’ room, ovvero la scrittura collettiva tipica delle serie TV americane: invece dell’autore che lavora da solo, un gruppo di autori, editor e creativi sviluppa insieme personaggi, trama, universo narrativo e sviluppo seriale, progettando storie nate per vivere su più media.

In questa direzione si colloca anche l’esperienza di Storielibere.fm, realtà nata a Milano come piattaforma indipendente di podcast e progressivamente evoluta in hub narrativo crossmediale, capace di sviluppare contenuti che attraversano formati diversi — dall’audio al libro, dagli eventi alle produzioni ibride — fino alla sua integrazione parziale in un grande gruppo editoriale come GeMS. Il suo modello evidenzia come il podcast e l’audio storytelling non rappresentino più un segmento accessorio, ma un’infrastruttura narrativa autonoma, sempre più integrata nei processi editoriali tradizionali.

La seconda direttrice dell’editoria italiana riguarda il passaggio dalla semplice vendita alla costruzione di una relazione continua con il pubblico, attraverso community, piattaforme, festival e forme di fidelizzazione. In questo contesto, l’influenza di BookTok e delle community online è ormai decisiva. Romance, fantasy e thriller trovano sui social la propria cassa di risonanza. Su TikTok libri sconosciuti possono diventare virali in pochi giorni, costringendo gli editori a ristampe improvvise. I dati reali della domanda emergono quindi sempre più spesso prima nei social — visualizzazioni, commenti, engagement — che nei tradizionali sistemi di monitoraggio delle vendite. #BookTokItalia ha superato i 3,5 miliardi di visualizzazioni ed è diventato un ecosistema autonomo, capace di produrre classifiche di successo alternative rispetto a quelle dell’editoria tradizionale. I libri non vengono semplicemente consigliati: vengono interpretati, messi in scena, commentati, “abitati” dalla community.

Il caso simbolo di questo nuovo ecosistema è Erin Doom. Dietro lo pseudonimo si nasconde Matilde, giovane autrice emiliana partita da Wattpad con il nickname DreamsEater. Dopo l’autopubblicazione su Amazon è stata scoperta dalla milanese Salani, ma il vero motore del successo è stato il passaparola social. Fabbricante di lacrime aveva già milioni di letture online prima di arrivare in libreria. Il mistero costruito attorno alla sua identità ha alimentato ulteriormente il fenomeno: firme in stanze separate, anonimato quasi totale, episodi virali come quello del Salone del Libro di Torino, dove la sicurezza non la lasciò entrare perché nessuno conosceva il suo volto. Nel 2025 il finale della saga Stigma ha dominato le conversazioni di BookTok Italia per mesi.

Anche il Romantasy — fusione di romance e fantasy — è un prodotto quasi perfetto dell’ecosistema social contemporaneo. Hazel Riley, autrice italiana che intreccia mitologia greca, ambientazioni universitarie e dinamiche sentimentali, è diventata un fenomeno grazie ai POV (Point of View) - video costruiti per far vivere allo spettatore una scena “in prima persona” - creati dai lettori su TikTok per reinterpretare romanzi, personaggi e dinamiche emotive attraverso mini-performance video. Come Erin Doom, anche Hazel Riley (classe 1997 e di origine sarda), dopo aver ottenuto il successo su Wattpad, è stata poi pubblicata da un editore tradizionale, nello specifico il milanese Sperling & Kupfer, che ha portato in libreria la sua serie più nota Game of Gods. I social non promuovono più soltanto il libro: costruiscono universi narrativi condivisi.

Perfino le librerie fisiche stanno incorporando i linguaggi nati online. Il fenomeno dei “libri misteriosi”, venduti incartati con pochi indizi sulla trama, nasce direttamente dall’estetica social della sorpresa e del gioco narrativo. Le “buste a sorpresa” inserite nel progetto di Pistoia Capitale del Libro 2026 seguono esattamente questa logica. Parallelamente, le librerie fisiche stanno vivendo una sorprendente fase di recupero. Nel 2025 hanno raggiunto il 55,5% della quota di mercato, mentre gli store online sono scesi al 40,2%. È una controtendenza rispetto al decennio precedente e conferma l’idea che la libreria stia smettendo di essere solo un punto vendita per diventare uno spazio esperienziale, relazionale e comunitario.

La terza trasformazione prevalente riscontrata è quella che porta l’editoria italiana da industria prevalentemente nazionale a parte integrante di un mercato globale, dove esportazione di diritti, traduzioni e circolazione internazionale dei contenuti assumono un peso crescente. A tal proposito, il segmento più forte dell’export italiano rimane l’editoria per bambini e ragazzi, il vero motore del mercato. Per l’unico macro-genere stabilmente in crescita da anni, l’incremento è particolarmente forte nel segmento 0-5 anni e nei libri illustrati. Il meccanismo è relativamente semplice: l’acquisto non è discrezionale nello stesso modo in cui lo è per un adulto. Genitori e scuole continuano a comprare, il valore educativo giustifica la spesa.

Nel loro processo di crescita internazionale, alcune realtà italiane stanno diventando sempre più produttori di contenuti crossmediali, organizzatori di eventi, costruttori di piattaforme educative e gestori di community. Caso emblematico in tal senso, è Giunti Editore (Firenze) che investe sempre di più all’estero, attraverso joint venture, acquisizione di diritti globali e presenza nei mercati internazionali. Parliamo di uno storico editore italiano con una lunga storia alle spalle: dalla pubblicazione nel 1883 di Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi - il secondo libro più venduto al mondo dopo la Bibbia - alla grande narrativa con autori del calibro di Salgari, Pirandello e Verga fino ad allargare lo sguardo all’editoria scolastica. Oggi la società è leader nel settore dei libri per bambini e ragazzi, grazie anche alla licenza per il marchio Disney libri (che nel 2025 è stata rinnovata per un altro quinquennio) ed un lungo percorso di internazionalizzazione che lo ha portato più recentemente all’acquisizione del 30% di The Quarto Group (case editrice leader nel settore dei libri illustrati con sede a Londra, New York e Boston) e nel 2025 all’acquisizione del 20% dell’inglese Storm, in ottica di espansione delle competenze digitali (la casa editrice indipendente è, infatti, specializzata in narrativa di intrattenimento per adulti in formato cartaceo, ebook e audiolibro).[3]

In questo scenario stanno emergendo nuove logiche industriali. Diverse realtà stanno ridefinendo cosa significhi fare editoria oggi. L’accordo tra Narae, startup lanciata da Mondadori, e la milanese Bookrepublic - realtà pioniere del digitale in Italia che fornisce servizi editoriali digitali e di distribuzione per editori, per sviluppare il mercato delle webnovel in Europa rappresenta uno dei tentativi più concreti di portare in Italia il modello “Netflix dei libri”, basato su contenuti seriali per smartphone, episodi brevi e monetizzazione freemium. Il libro smette di essere un prodotto chiuso e diventa contenuto continuo.

In questo scenario non si assiste semplicemente all’emergere di singole innovazioni, ma alla progressiva affermazione di alcune direttrici industriali che stanno ridisegnando il funzionamento complessivo della filiera editoriale. Una delle più evidenti è la diffusione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e distributivi, che sta trasformando l’editoria in un settore sempre più data-driven, in cui le decisioni su editing, traduzione, posizionamento e marketing si basano sull’analisi predittiva dei dati e sull’ottimizzazione dei flussi digitali.

È in questo quadro che si collocano le sperimentazioni di Mondadori (Milano), che sta integrando strumenti di AI nei processi di editing, traduzione e previsione delle vendite, con l’obiettivo di ridurre l’incidenza dei flop editoriali e rendere più efficiente l’allocazione delle risorse. Nella stessa direzione si muove StreetLib, piattaforma italiana di self-publishing e distribuzione digitale, che mette a disposizione degli autori strumenti basati sull’intelligenza artificiale per la gestione dei metadati, l’ottimizzazione dei contenuti e la circolazione sui marketplace internazionali, intervenendo soprattutto sui processi di produzione e scoperta più che sulla generazione creativa del testo.

A rendere visibile il cambio di paradigma è anche la comparsa di casi ibridi di co-scrittura tra umano e intelligenza artificiale, come Love and Lemon in Capri di Luigi Molino con Bea Dea, presentata come una delle prime co-autrici AI nel panorama editoriale italiano. Il romanzo, che si colloca nel filone del romance contemporaneo, assume un valore simbolico perché rende esplicito un passaggio ormai operativo: il confine tra autorialità umana e contributo algoritmico non è più teorico, ma parte integrante del processo produttivo. Le implicazioni riguardano non solo la creatività, ma anche la definizione stessa di valore culturale e di responsabilità autoriale.

Alla luce di tutte queste trasformazioni, anche il lavoro editoriale è profondamente mutato. Negli ultimi anni stiamo assistendo all’emersione di nuove figure, tra cui quella del book influencer: non più un semplice appassionato ma un professionista capace di orientare le scelte di lettura. Al punto che oggi i contenuti social influenzano, infatti, il 20% dei lettori complessivi e il 25% dei lettori forti[4] (solo la televisione ha un impatto maggiore). Tra le nuove professioni emergenti spicca anche il talent scout digitale, che monitora piattaforme come Wattpad, TikTok e le altre piattaforme di scrittura online, alla ricerca di autori seguiti dalle community.  Cresce anche l’importanza del data analyst editoriale A vantaggio di un’editoria sempre più “data-driven”. Capire quando pubblicare un libro, quale copertina utilizzare o quale community attivare richiede ormai competenze vicine all’analisi di mercato. Anche il ruolo dell’agente letterario si sta trasformando: non gestisce più soltanto i diritti del libro cartaceo, ma presidia un ecosistema molto più ampio, fatto di audiolibri, serie podcast, adattamenti televisivi, diritti streaming, webnovel e produzioni crossmediali. Infine, un’altra figura in crescita è il sensitivity reader, nato nel mondo anglosassone e sempre più presente anche in Italia, soprattutto nella letteratura per ragazzi e nella narrativa internazionale. Il suo compito è valutare rappresentazioni culturali, stereotipi e possibili criticità legate a temi identitari o minoritari, in un contesto sociale sempre più sensibile alla rappresentazione e all’inclusività.

Mentre le case editrici hanno iniziato a integrare queste nuove competenze nelle proprie attività, università e master in editoria stanno formando figure professionali ibride, capaci di unire competenze culturali e digitali. Il denominatore comune di tutte queste trasformazioni è l’assottigliarsi del confine tra contenuto culturale, community e piattaforma. L’editoria non opera più in un sistema lineare in cui il libro viene prodotto, distribuito e venduto: oggi il libro nasce spesso già immerso in un ecosistema sociale, visuale e algoritmico che ne determina il successo, la durata e la capacità di espandersi su altri media. In questo scenario, chi comprende contemporaneamente contenuti, dati, community e piattaforme possiede il vero vantaggio competitivo del nuovo mercato editoriale.

Sul fronte pubblico, il ruolo centrale è svolto dal Centro per il libro e la lettura (Cepell), emanazione del Ministero della Cultura. Il Cepell coordina gran parte delle iniziative nazionali di promozione della lettura e considera il libro uno strumento di crescita individuale e collettiva. Il Maggio dei Libri, la campagna nazionale più diffusa, nel 2025 ha superato i 15.000 eventi e il milione di partecipanti. Accanto a questa iniziativa si è consolidato il progetto Città che legge, costruito insieme ad ANCI e basato sui Patti locali per la lettura: reti territoriali tra biblioteche, scuole, librerie, associazioni e amministrazioni pubbliche.

Esistono anche interventi più mirati, come il Fondo per la promozione della lettura o il progetto Biblioteche e Comunità, rivolto esclusivamente al Sud Italia per rafforzare le biblioteche come presidi territoriali di cultura e socialità nelle aree con minori indici di lettura.

Anche le regioni stanno iniziando a giocare un ruolo più attivo. Il Veneto ha costruito un Patto regionale per la lettura e organizza la maratona Il Veneto legge; la Campania ha introdotto con legge regionale i Punti Lettura per la prima infanzia; il Friuli-Venezia Giulia ha sviluppato il progetto LeggiAMO 0-18. Si tratta di tentativi ancora disomogenei, ma che mostrano una crescente consapevolezza del libro come politica culturale strutturale.

Dentro questa logica si inserisce anche il progetto della Capitale italiana del Libro, nato nel 2020. Dopo Chiari, Vibo Valentia, Ivrea, Genova e Taurianova, il titolo è andato a Subiaco nel 2025 e a Pistoia nel 2026. Subiaco ha costruito la propria candidatura attorno alla storia della prima tipografia italiana, mentre Pistoia ha puntato su una rete comunitaria diffusa fatta di bibliobus, prestiti a domicilio, liste nozze in libreria e attività territoriali permanenti. Il vero valore del progetto sta forse proprio qui: costringere città molto diverse tra loro a immaginare una strategia culturale di lungo periodo.

L’immagine che emerge dall’editoria italiana non è quella di un settore in declino, ma di un ecosistema in piena trasformazione. Il rallentamento delle vendite del libro cartaceo convive con una crescita dei lettori, l’espansione dei formati audio e digitali e una sempre maggiore capacità dei contenuti di attraversare piattaforme, linguaggi e mercati differenti. Le criticità strutturali della filiera - sovrapproduzione, compressione dei margini, polarizzazione delle vendite - restano elementi da affrontare. Parallelamente emergono nuovi modelli editoriali fondati sulla valorizzazione del catalogo, la costruzione di community, la gestione dei diritti e la capacità di trasformare il libro in un contenuto adattabile a molteplici forme di fruizione. In questo scenario il successo non dipenderà soltanto dalla qualità dei libri pubblicati, ma dalla capacità di integrare creatività, dati, tecnologie e relazioni con i lettori. Il libro si inserisce ormai in un ecosistema molto più ampio, nel quale contenuto, comunità e piattaforma tendono a convergere. È su questo terreno e la capacità di adattarsi alle nuove regole del gioco che si giocherà il futuro dell’editoria italiana nei prossimi anni.

 

Suggerimenti per il lettore

  • Stefania Auci, L’alba dei leoni. La saga dei Florio, Editore: Nord, 2026
  • Erin Doom, Stigma, Magazzini Salani, 2024
  • Robert Darnton, Il futuro del libro, Editore Adelphi 2011
[1] Uffici Studi AIE su dati NielsenIQ BookData, Il marcato del libro in Italia nel 2025, gennaio 2026.
[2] Da professionisti già largamente attivi nel mondo dell’editoria e del giornalismo, come Guido Maria Brera (Kairos, La Nave di Teseo), Mario Calabresi (La Stampa, Repubblica), Mario Gianani (Wildside) e Roberto Zanco (Kairos).
[3] Barbara Gabrielli, Giunti, la svolta inglese, nasce l’editrice Storm. Andrea Giunti: “Ampliamo il nostro pubblico”, la Repubblica, 15.10.2025.
[4] Ufficio Studi AIE su dati Pepe Research, Televisione e social: come influenzano la scelta di un libro, 12.2025.

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