Giornata del Made in Italy, lo studio: in Italia 1,25 mln di imprese sono artigiane (AgenziaCULT) - Roma, 23 apr - "Artigianato aumentato" è il titolo della Campagna nazionale "Artigianato, futuro del made in Italy" 2026, presentata in occasione della Giornata del Made in Italy, promossa da Confartigianato, CNA e Casartigiani, insieme alla Fondazione Symbola e con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un progetto che dal 2023 racconta l'anima produttiva del Paese: un'Italia competitiva grazie alla capacità di coniugare innovazione e creatività. Hanno partecipato all'evento Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola; Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy; Marco Granelli, presidente Confartigianato; Dario Costantini, presidente CNA; Mauro Sangalli, vicepresidente Casartigiani. Il concetto di artigianato aumentato definisce un modello evolutivo che integra la tradizione manifatturiera italiana con tre fattori chiave - design, sostenibilità e innovazione - oggi capaci di rafforzarne competenze e valore. L'obiettivo è far conoscere un approccio già diffuso in molte realtà artigianali italiane, capace di consolidare l'identità delle imprese artigiane, aumentarne la competitività e generare ricadute economiche, culturali e occupazionali a livello locale. La campagna è stata lanciata oggi nell'ambito delle attività della Giornata Nazionale del Made in Italy. Dieci mestieri saranno raccontati nella loro evoluzione, mostrando come sostenibilità, design e innovazione contribuiscano a rinnovarne pratiche e competenze. Dall'acconciatore che integra strumenti digitali per la consulenza d'immagine al cliente, al calzolaio che utilizza scansioni 3D e pratiche di economia circolare per realizzare e rigenerare calzature, fino al restauratore che affianca tecnologie avanzate come scansioni e sensori al lavoro manuale, emerge con chiarezza il paradigma dell'artigianato aumentato. Un percorso che richiama la natura stessa dell'artigianato, da sempre capace di innovare e adattarsi ai tempi, e che ancora oggi rappresenta un elemento fondamentale per il valore e la qualità del sistema produttivo italiano. La campagna si concluderà l'11 giugno 2026 a Mantova nell'ambito del XXIV Seminario Estivo della Fondazione Symbola. Sarà l'occasione per celebrare cento protagonisti di questo artigianato aumentato e riconoscerne pubblicamente la capacità di evolvere, restando competitivi e mantenendo vive le competenze e i saperi tradizionali che rendono il made in Italy apprezzato nel mondo. Artigianato, futuro del made in Italy è una campagna che da anni rende visibile l'importanza dell'artigianato italiano per la nostra economia, ma anche per la nostra qualità della vita. In Italia, oltre un milione di imprese sono artigiane, una cifra pari a circa un quarto di tutto il sistema imprenditoriale italiano. L'artigianato rappresenta il cuore pulsante della manifattura italiana e, di conseguenza, del Made in Italy. Sebbene le imprese artigiane costituiscano il 21,3% del totale delle attività produttive, la loro incidenza è particolarmente significativa nel settore manifatturiero - dove raggiunge il 58,5% del totale delle imprese - e in particolare in alcuni comparti chiave come il legno, l'alimentare, l'abbigliamento, la meccanica. L'Italia, grazie anche alla forza del comparto artigiano, si conferma come il secondo Paese manifatturiero in Europa. L'artigianato è presente non solo nei settori tradizionali del Made in Italy, ma anche in quelli ad alta intensità di capitale e strategici per l'export. Infatti l'89,1% delle imprese esportatrici sono micro e piccole (MPI): esportano per il 68% in Europa e per oltre il 30% nel resto del mondo. Queste imprese hanno un peso rilevante sul valore delle esportazioni della filiera legno e del tessile. L'Italia si conferma leader nell'Unione europea per vendite all'estero realizzate dalle micro e piccole imprese manifatturiere, con il 27,8% del totale UE, seguita da Germania (14%) e Spagna (9,6%). Si registra, inoltre, una incidenza sul PIL delle esportazioni delle MPI italiane pari al 3,3%, il doppio della media UE (1,6%).