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Il valore del civismo nella sfida ecologica si conclude (quasi) con l'approvazione UE della bozza di decreto del governo italiano l'iter della nascita delle comunità energetiche di nuova generazione. Quelle che consentono a cittadini, imprese, organizzazioni di terzo settore, scuole di unire le forze per costruire un sistema di produzione distribuito e decentrato di energia da rinnovabili che poi possono autoconsumare risparmiando l'acquisto di energia equivalente sul mercato, percependo un incentivo per l'autoconsumo dal governo e potendo vendere l'eccedenza tra il prodotto e il consumato sul mercato dell'energia. Le comunità hanno un ruolo strategico previsto dalla Comunità Europea. Nel Muro della transizione ecologica chi produce energia in loco senza passare per la rete offrirà un servizio che eviterà rischi d'intasamento della rete stessa (questo spiega l'incentivo). L'altra funzione strategica è quella di rendere i cittadini e le comunità locali protagoniste della transizione ecologica e partecipi dei benefici di questa grande rivoluzione limitando l'atteggiamento del NIMBY (non nel mio cortile). Dopo il recepitnento da parte del governo italiano della direttiva europea RED II che rendeva possibile creare comunità energetiche sotto cabine primarie, quindi in aree molto più vaste (per capirci due Comunità energetiche potrebbero coprire l'intera città di Vicenza) c'era stato in Italia un fiorire di progetti che si bloccavano perché mancava la certezza di alcuni dettagli fondamentali (come l'entità dell'incentivo all'autoproduzione) per completare i business pian e vedere se il progetto stava in piedi. La società civile ha combattuto e protestato per l'anno e mezzo di ritardo che ha rallentato una transizione che ci avrebbe trovati più preparati riducendo il fabbisogno di energia da fossili (i cui prezzi intanto esplodevano) per famiglie e imprese. La Chiesa italiana, le associazioni e i movimenti hanno avuto in questa storia un ruolo di stimolo fondamentale assieme alle associazioni laiche ambientaliste. Dalle settimane sociali di Taranto partì l'appello a creare comunità energetiche in ogni diocesi e più avanti all'evento di Symbola un appello sottoscritto da un vastissimo numero di firme di associazioni per stimolare il governo a far presto. Perché tanto impegno e passione per una questione apparentemente molto tecnica e difficile da comprendere? Con il degrado umano, sociale e civile che vediamo intorno (dallo scoppio della guerra alla guerra nelle relazioni umane che ha il suo triste bollettino) è stato subito ben chiaro che avevamo bisogno di strumenti economici e sociali capaci contemporaneamente di risolvere problemi concreti e allo stesso tempo di creare come effetto collaterale partecipazione, civismo, cittadinanza attiva che sono i veri pilastri della democrazia. L'Italia è e resta il numero uno del mondo da questo punto di vista per la sua storia civile e deve confermarsi e rafforzarsi: benvenute comunità energetiche.

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Il valore del civismo nella sfida ecologica - Leonardo Becchetti | Avvenire

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