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Fondazione Symbola propone e sviluppa progetti per dare vita ad azioni concrete legate a sostenibilità e ambiente, cultura e creatività, coesione sociale e territoriale

Cosa si muove in Italia dal punto di vista di sostenibilità, innovazione, cultura, società e territorio?

Le ricerche della Fondazione, attraverso i singoli capitoli scritti da autori ed esperti Symbola, raccontano lo stato dell’arte del made in Italy.

Le migliori esperienze del Paese e le storie di chi ha scelto la qualità come propria missione produttiva, sociale e ambientale.

Fondazione Symbola raccoglie e analizza i punti di forza del made in Italy, restituendo una fotografia composta da dati e infografiche di rapida lettura.

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  • AgCult

Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) italiano continua a rafforzare il proprio ruolo nell’economia nazionale. Nel 2025 la filiera composta da professionisti, imprese, terzo settore e pubblica amministrazione ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia italiana, con una crescita del 3,3% rispetto al 2024. Gli occupati hanno raggiunto quota 1,539 milioni, anch’essi pari al 5,7% dell’occupazione complessiva del Paese, in aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente. La capacità della cultura di produrre ricchezza va però ben oltre il valore diretto: ogni euro generato dal sistema culturale e creativo ne attiva infatti altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere complessivamente circa 310 miliardi di euro, equivalenti al 15,4% della ricchezza nazionale. Sono i principali dati della sedicesima edizione del rapporto “Io sono Cultura”, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, con la collaborazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Fondazione Fitzcarraldo e Fornasetti e con il patrocinio del ministero della Cultura.

Presentato oggi a Roma, il rapporto ribadisce come cultura e bellezza rappresentino tratti identitari profondamente radicati nella società e nell’economia italiana e come il loro rapporto con la manifattura abbia contribuito a costruire una delle più forti identità produttive del mondo, il made in Italy. Le industrie culturali e creative vengono indicate come uno dei comparti più strategici per sostenere la crescita economica e sociale del Paese, non soltanto perché producono ricchezza e occupazione, ma anche perché rappresentano un motore di innovazione capace di attivare sviluppo in numerosi altri settori, dal turismo a tutte quelle attività economiche interessate dal processo di “culturalizzazione” dell’economia, favorito anche dal contributo degli Embedded Creatives, i professionisti culturali e creativi che operano al di fuori del cosiddetto Core Cultura.

IL SISTEMA PRODUTTIVO CULTURALE E CREATIVO

I dati del 2025 confermano la solidità del Sistema Produttivo Culturale e Creativo come motore di sviluppo economico, occupazionale e sociale del Paese. La crescita interessa entrambe le componenti della filiera. Da un lato il Core Cultura genera 66,8 miliardi di euro di valore aggiunto, con un incremento del 3,2% rispetto all’anno precedente; dall’altro gli Embedded Creatives, cioè i professionisti culturali e creativi impiegati nei settori non strettamente culturali, producono quasi 49 miliardi di euro e crescono del 3,4%. Secondo il rapporto, questi numeri raccontano non soltanto una forza economica rilevante, ma anche la capacità della cultura di produrre innovazione, relazioni, inclusione, identità e fiducia, elementi considerati ingredienti essenziali della competitività italiana.

Il rapporto sottolinea inoltre come il Sistema Produttivo Culturale e Creativo rappresenti oggi una leva fondamentale per facilitare la ripresa economica e sociale del Paese. Oltre a costituire una fonte significativa di posti di lavoro e ricchezza, il comparto viene descritto come un motore di innovazione capace di alimentare lo sviluppo dell’intera economia nazionale e di generare effetti positivi su tutti quei settori che beneficiano della crescente integrazione tra cultura, creatività, manifattura e servizi.

I SETTORI DELLA CULTURA

All’interno del Core Cultura, il comparto dei Software e videogiochi si conferma il principale generatore di valore aggiunto con 18,6 miliardi di euro prodotti, pari al 27,8% della ricchezza complessiva del Core Cultura. Seguono Editoria e stampa con 11,5 miliardi di euro e Architettura e design con 11,2 miliardi, che insieme rappresentano oltre un terzo del valore prodotto. Un contributo rilevante arriva inoltre da Audiovisivo e musica (7,6 miliardi), Comunicazione (7,2 miliardi) e Performing arts e arti visive (6,7 miliardi), mentre il Patrimonio storico e artistico genera 3,9 miliardi di euro, pari al 5,8% della ricchezza complessiva del Core Cultura.

Sul fronte occupazionale, Software e videogiochi si confermano anche il principale datore di lavoro del Core Cultura con oltre 206 mila addetti, pari al 22,6% del totale. Seguono Editoria e stampa con quasi 192 mila occupati (21%), Architettura e design con circa 149 mila addetti (16,3%), Comunicazione (14,3%), Performing arts e arti visive (12,1%), Patrimonio storico e artistico (7%) e Audiovisivo e musica (6,8%).

L’analisi mette inoltre in evidenza come il panorama culturale e creativo italiano stia vivendo una trasformazione caratterizzata da una crescente digitalizzazione e da una ridefinizione delle dinamiche occupazionali. Le migliori performance del 2025 sono infatti registrate da Architettura e design (+5,9%) e Software e videogiochi (+5,8%), comparti che beneficiano maggiormente dell’innovazione tecnologica, della digitalizzazione e della crescente domanda di servizi ad alto contenuto creativo. Crescono anche Performing arts e arti visive (+3,8%), Editoria e stampa (+2%), Audiovisivo e musica (+0,9%), mentre la Comunicazione registra una sostanziale stabilità (+0,2%). L’unico comparto in contrazione è quello del Patrimonio storico e artistico (-2,4%).

GLI EMBEDDED CREATIVES

Ampio spazio viene dedicato agli Embedded Creatives, vale a dire designer, esperti di comunicazione, storyteller, curatori, art director, artisti e architetti che operano al di fuori del Core Cultura. Il rapporto evidenzia come questa componente sia strettamente collegata ai processi di culturalizzazione che hanno progressivamente interessato un numero crescente di settori economici, inizialmente nel manifatturiero avanzato e successivamente sempre più nei servizi.

Nel 2025 il 22,3% del valore aggiunto prodotto dagli Embedded Creatives si concentra negli altri servizi alle imprese, il 17,2% nelle altre attività industriali, il 16,1% negli altri servizi alla persona, il 9,9% nelle attività professionali, il 7,3% nel commercio e il 6,9% nelle costruzioni e nel settore immobiliare, confermando il ruolo centrale delle competenze creative nei processi di innovazione, progettazione e sviluppo delle imprese. Più contenuto risulta invece il peso delle filiere manifatturiere tradizionali e del turismo, pur in presenza di un’elevata incidenza di professionisti creativi al loro interno.

LA GEOGRAFIA DELLA CULTURA

L’analisi territoriale conferma la forte concentrazione delle attività culturali e creative nelle regioni del Centro-Nord e nelle principali aree metropolitane, ma evidenzia anche la crescente capacità di numerosi territori di utilizzare la cultura come elemento distintivo del proprio modello di sviluppo.

Il Lazio si conferma la regione con il più elevato livello di specializzazione culturale e creativa, con un’incidenza del Sistema Produttivo Culturale e Creativo pari all’8,1% dell’economia regionale. La Lombardia mantiene invece la leadership nazionale in termini di dimensione economica, con oltre 33 miliardi di euro di valore aggiunto prodotti dal settore. Seguono Piemonte (6,5%), Veneto (5,6%), Toscana (5,6%), Emilia-Romagna (5,4%), Marche (5,3%), Friuli Venezia Giulia (5,2%), Trentino-Alto Adige (4,9%), Campania (4,6%) e Umbria (4,4%). Più indietro Abruzzo (3,7%), Sicilia (3,6%), Liguria (3,6%), Basilicata (3,5%), Puglia (3,4%), Molise e Calabria (3,3%), Valle d’Aosta (3,2%) e Sardegna (2,9%).

Il rapporto sottolinea inoltre il crescente dinamismo del Mezzogiorno, dove il Sistema Produttivo Culturale e Creativo continua ad espandersi a ritmi superiori alla media nazionale (+3,7%), mentre il Core Cultura cresce del 2,8%. Particolarmente significative risultano le performance di Campania, Puglia e Abruzzo, a conferma del progressivo rafforzamento delle attività culturali e creative nell’area.

La Campania risulta inoltre la prima regione italiana per crescita delle imprese culturali e creative nel quinquennio 2021-2025 con un incremento del 12,3%, seguita da Molise (+11,8%), Trentino-Alto Adige (+11,7%), Abruzzo (+11,5%), Sicilia (+11,4%), Basilicata (+10,4%) e Calabria (+10,1%).

LE PROVINCE

Per valore aggiunto, Milano guida la graduatoria nazionale con un’incidenza del Sistema Produttivo Culturale e Creativo pari al 10,1% dell’economia provinciale. Seguono Roma (9%), Torino (8,4%), Arezzo (8,1%), Firenze (7,6%), Vicenza (6,6%), Bologna (6,6%), Trieste (6,4%), Monza-Brianza (6,1%), Pesaro e Urbino (5,9%), Modena (5,9%), Parma (5,8%), Napoli (5,7%), Reggio Emilia (5,7%), Venezia (5,7%), Alessandria (5,7%), Macerata (5,6%), Padova (5,6%), Ancona (5,6%) e Treviso (5,6%).

Anche sul fronte occupazionale la graduatoria evidenzia una forte concentrazione nelle principali aree urbane. Milano mantiene il primo posto con un’incidenza del 10%, davanti a Firenze (8,5%), Roma (8,4%), Arezzo (8,2%), Torino (8%), Bologna (7,1%), Trieste (6,9%), Monza-Brianza (6,8%), Vicenza (6,7%), Modena (6,6%), Venezia (6,3%), Pesaro e Urbino (6,3%), Pordenone (6,2%), Reggio Emilia (6,2%), Pisa (6%), Padova (6%), Treviso (6%), Mantova (5,9%), Parma (5,9%) e Macerata (5,7%).

IL LAVORO CULTURALE

Accanto alla crescita economica, il rapporto richiama l’attenzione sulle persistenti criticità del lavoro culturale, ricordando anche lo sciopero nazionale del settore del 12 giugno 2026, quando lavoratori di musei, archivi, biblioteche e teatri hanno protestato contro precarietà e bassi salari, chiedendo maggiori investimenti e percorsi di stabilizzazione.

I dati confermano queste criticità. Il lavoro autonomo rappresenta ancora il 35,4% degli occupati dell’intero settore e raggiunge il 48,2% nel Core Cultura, una quota più che doppia rispetto alla media dell’economia italiana (21,5%). Il 7,4% degli occupati esprime un giudizio negativo sulla propria stabilità lavorativa, con punte del 10,3% nelle Performing arts e dell’8,4% nel Patrimonio storico e artistico. Nel 2025, inoltre, il 4,7% di chi lavorava nelle attività creative e di intrattenimento risultava non più occupato rispetto all’anno precedente. Secondo il rapporto, sono dati che confermano come il pieno riconoscimento del lavoro creativo, nella sua discontinuità, specificità e valore, resti una questione ancora aperta.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Ampio spazio viene dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella filiera culturale e creativa italiana. Il rapporto descrive il passaggio da una fase sperimentale a una vera e propria infrastruttura integrata nei processi produttivi e distributivi, testimoniata sia dalla diffusione quotidiana dell’AI in quasi tutti i settori creativi, sia dall’approvazione, nel settembre 2025, della prima legge nazionale dedicata all’intelligenza artificiale, inserita nel più ampio percorso europeo avviato con l’AI Act.

Nel settore della comunicazione e della pubblicità, dove l’integrazione risulta più avanzata, l’intelligenza artificiale è ormai utilizzata per la costruzione di immagini, storytelling e campagne audiovisive, contribuendo a ridurre tempi e costi. Il rapporto evidenzia inoltre la diffusione della cosiddetta smart production, che permette di realizzare spot pubblicitari in meno di trenta giorni attraverso contenuti generati dall’AI ma guidati da una regia umana capace di garantire realismo, qualità e coerenza narrativa.

SOSTENIBILITÀ

Parallelamente alla trasformazione digitale, cresce anche l’attenzione alla sostenibilità ambientale. Il design viene indicato come uno dei comparti più avanzati nel ripensare prodotti e processi lungo l’intero ciclo di vita, recuperando scarti industriali e tessili e sperimentando biomateriali derivati da funghi, residui agricoli e scarti organici. Anche il patrimonio storico e artistico sta modificando le proprie pratiche attraverso interventi di efficientamento energetico, innovazione impiantistica, economia circolare, mobilità sostenibile e attività educative rivolte al pubblico.

LE DICHIARAZIONI

“La forza della nostra economia e del made in Italy deve molto, in tutti i campi, alla cultura e alla bellezza. Più che in altri Paesi. Cultura e creatività oltre ad arricchire la nostra identità e alimentare la domanda di Italia nel mondo, possono aiutarci ad affrontare insieme, senza paura, le difficili sfide che abbiamo davanti. A partire dalla crisi climatica. L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi può offrire un contributo importante ad una transizione verde e digitale. Spostando le produzioni verso la qualità aumenta infatti il valore e diminuisce il consumo di energia e materie prime riducendo le emissioni di CO2: un’economia più a misura d’uomo e per questo più competitiva e più capace di futuro come sostiene il Manifesto di Assisi. Anche da questo deriva la forza del nostro export. Come più volte sottolineato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ‘la cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo'”, afferma il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci.

Per il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, “la creatività non è soltanto un patrimonio identitario dell’Italia: è una leva strategica di competitività per il nostro sistema produttivo. Il Rapporto Io sono Cultura lo dimostra con chiarezza: il valore della cultura si estende ben oltre i confini delle industrie culturali e creative, alimentando innovazione, qualità e capacità di competere in molti comparti dell’economia. È così nel turismo, dove la componente culturale genera oltre il 40% delle presenze e più della metà della spesa complessiva, grazie a un’offerta sempre più orientata all’esperienza. Ed è così nella manifattura e nell’artigianato di qualità, dove design, creatività e saper fare rappresentano il tratto distintivo che rende il Made in Italy riconoscibile e apprezzato nel mondo. Investire nella cultura significa quindi investire nella crescita, nell’innovazione e nella competitività del Paese”.

“In un contesto di vita collettiva caratterizzato da conflitti internazionali, profonde trasformazioni legate all’evoluzione tecnologica e alla diffusione dell’intelligenza artificiale con impatto sulle relazioni umane, gli stili comunicativi e la formazione, la cultura non rappresenta soltanto un patrimonio da tutelare o un settore da sostenere: è una risorsa strategica per rafforzare il pensiero critico, promuovere il dialogo, valorizzare la diversità e costruire società più inclusive. Proprio mentre le tecnologie ampliano le possibilità di accesso e produzione della conoscenza, cresce il ruolo insostituibile della cultura nel fornire gli strumenti per interpretare la complessità e orientare il cambiamento. Per questo, misurare gli impatti della cultura, economici e non solo, significa rendere visibile il suo contributo allo sviluppo economico, sociale e democratico del Paese”, conclude il presidente di Deloitte & Touche, Ernesto Lanzillo.

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Io sono Cultura: nel 2025 il settore vale 115,8 mld e attiva 310 mld nell'economia | AgCult

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