Al Teatro scientifico Bibiena di Mantova, la “tre giorni” di Symbola dall'11 al 13 giugno sotto gli auspici di Sant'Agostino “Noi siamo i tempi”, supererà ogni edizione con un ricchissimo parterre di relatori. Realacci prova a far cambiare radicalmente e concretamente rotta all’Italia e ad ogni sponda politica. Sottotesto dell’appuntamento: l’Italia è un dono, una fortuna, un miracolo della Natura e della creatività umana, è il Paese che potrebbe ancora stupire il mondo ma da troppo tempo procede senza bussola e rimanda al mondo non più la percezione di una fantastica Penisola dei tesori e piena di talenti, ma di una terra che li ha perlopiù sotterrati e sottovalutati, dove vince il racconto autolesionista degli italiani sempre più incattiviti, impauriti ed egoisti, di una politica rissosa e incapace di risolvere problemi cronici con una conflittualità permanente, che alla fine porta verso l’aggravarsi dei nostri guai e alla rassegnazione. Symbola continuerà a rimettere in primo piano il Paese che continua a “produrre all’’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”, come scriveva l’economista e scrittore Carlo Maria Cipolla, che ha asset per un futuro particolarmente interessante, per di più sempre più alimentato da installazioni per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e dall'intelligenza artificiale, ma al servizio dell’intelligenza umana.
Realacci ormai da anni è una sorta di attrattore di galassie, le più diverse, tra i pochi in grado di riunire e far dialogare chi governa e chi si oppone, esperti e personalità sulla concretezza del fare intorno preziosi rapporti annuali - come "Coesione è competizione" tra economia circolare, tecnologie applicate e le loro straordinarie potenzialità -, facendo riemergere la potenza dell’identità, la forza della coesione e la capacità nonostante tutto di saper fare comunità, anche in questo passaggio storico tra i più complicati. Le chiavi di volta sono l’ecologia e la difesa dell’ambiente, da far percepire per quelle che sono, ovvero la soluzione più “socialmente desiderabile" per creare ricchezza e lavori, e un’identità forte di fronte ad una nazionale oggi talmente debole da non poter essere esibita nemmeno negli stadi dei prossimi mondiali di calcio.
In un mondo senza rotta se non quella bellica, che sta lasciando ai posteri le potenti economie green e per la sostenibilità ambientale e la lotta climatica che pure creerebbero anche tanta occupazione, il Realaccismo scommette forte sull'idea ambiziosa dell’alleanza tra economia e lavoro, tra produttività sempre più green e tutela dei diritti e dell’ambiente. Per questo, porterà in primo piano micro e grandi imprese che emergono a migliaia dai dossier e dalle ricerche di Symbola. Sono quelle che meravigliano il mondo con produzioni e soluzioni tra le più innovative e utili per l’oggi e per il futuro.
Se tutto cambia intorno a noi a velocità pazzesca, se siamo imprigionati nella paura di fronte all’escalation di sterminii primitivi, se l’immaginario è sempre più occupato da fortezze militari che rischiano di separarci, Modena disegnerà un’altra rotta nel segno della sostenibilità ambientale, della responsabilità sociale, della qualità etica, della forte apertura all’innovazione e delle nuove sfide climatiche e del mercato globale a viso aperto.
Il “Realaccismo di governo” è soprattutto lotta alla demoralizzazione per concentrarsi sull’esatto opposto, partendo dalla nuova visione proposta da Realacci fin dall’ormai storico “Manifesto di Assisi” lanciato nel solco tracciato dall’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, con al centro la battaglia climatica indicata come “la più lunga e più grande opera pubblica italiana a difesa degli interessi e del futuro degli italiani”.
Dal prossimo giovedì a sabato a Mantova, con dirette streaming su greenreport, mondi produttivi e sociali, del volontariato e dell’associazionismo, della ricerca e delle professioni, dei piccoli Comuni e delle più grandi regioni con un vasto parterre di ricercatori, esperti e personalità di spicco, proveranno a disegnare “l’Italia che deve fare l’Italia, a misura d’uomo e capace di futuro”. Non uno slogan, ma la concretezza di “competitività, innovazione, qualità, autonomia energetica rinnovabile e benessere dei territori unici al mondo”. Sottotesto: “Perché siamo chiamati ad essere creativi, a forgiare percorsi nuovi e originali per affrontare le grandi crisi ambientali, demografica, energetica, economica e sociale”.
Del resto, siamo pur sempre tra le 7 Nazioni più industrializzate del mondo con Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti. Siamo tra i 5 Paesi al mondo con una bilancia commerciale manifatturiera in positivo con oltre 900 categorie di prodotti e sul podio per surplus con l'estero, e in Europa con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti con il 79% contro una media del 38%. Siamo culla di cultura, primi al mondo, con la Cina, con 55 Patrimoni dell'Umanità Unesco. Siamo leader mondiali con punte di eccellenza nel sistema agricolo per sostenibilità e competitività. Siamo l’Italia con punti di forza che ci rendono unici e irriproducibili, con talenti nei campi più disparati.
Realacci prova a far rialzare la testa all’Italia che produce orgoglio, qualità e bellezza. Sdoganerà, come fa da sempre, dall’incredibile marginalità e abbandono anche l’Italia dei piccoli Comuni, considerata a torto “minore” ma che conta almeno 10 milioni di abitanti che vivono nel 72% dei municipi del nostro Paese, forti di una identità condivisa, custodi di tesori d’arte e tradizioni, di orgoglio e passione ma anche di grandi frustrazioni, abitando in zone bellissime ma abbandonate dagli investimenti pubblici, su alture ancora non connesse ed esposte a spopolamento e agli effetti del cambiamento climatico. Una sfida, spiega Realacci, “che va presa come la grande occasione per rimettere in movimento il nostro Paese, non perdere occasioni ed economie e restare protagonisti oggi e in futuro. Siamo spesso primi in Europa e nel mondo per l’alta tecnologia e l’industria, l’agricoltura e la gestione idrica, l’artigianato e i servizi pubblici, il riciclo dei rifiuti e i prodotti alla ricerca, e vale la pena disegnare una road ma avendo punti di forza nella green economy e nell'economia circolare che ci mettono in prima fila nella partita dell’adattamento e del contrasto alla crisi climatica come vantaggio competitivo, la nostra componente cromosomica”.







