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di Fondazione Symbola e Deloitte

Design e innovazione sono profondamente connessi in scambi reciproci: mentre l’innovazione fa proprie le metodologie del design per prendere forma, il design fa riferimento continuo all’innovazione per aumentare la competitività delle proprie soluzioni. Tra le leve che consentono di stimolare l’innovazione, l’introduzione di nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale (in breve AI dall’inglese “Artificial Intelligence”), si afferma come un potente acceleratore.

L’80% degli operatori intervistati di design utilizza strumenti di intelligenza artificiale: il 35,9% in maniera ampia e trasversale e il 43% limitatamente ad alcuni processi produttivi. La quota di utilizzatori è considerevolmente più elevata nel caso delle imprese che non dei progettisti (88,9% contro 53,5%). Molto più ridotta risulta la quota degli operatori che non utilizzano alcuna soluzione di AI, scesa al 6,8% dal 21% della scorsa rilevazione (quota in calo anche per i progettisti, anche se in misura meno accentuata: dal 27% al 21,2%).

Chi la utilizza, considera l’intelligenza artificiale un valido alleato per la competitività del business. Per una quota di operatori intervistati pari al 72,2% il principale vantaggio dell’intelligenza artificiale è quello di consentire una riduzione del tempo di sviluppo di un progetto (ad es. con la progettazione generativa), ma anche – nel 42,5% delle risposte degli intervistati – di minimizzare gli errori, ad esempio tramite la correzione automatica, i suggerimenti intelligenti, la valutazione dei test di usabilità. L’assistenza nel processo di creazione tramite la raccolta e l’elaborazione di input e stimoli propri del processo creativo è stata indicata quale vantaggio dal 38,2% degli intervistati.

Un quarto circa degli operatori ritiene che gli strumenti digitali più all’avanguardia possano favorire la collaborazione virtuale in team allargati di lavoro (traduzione automatica, “sparring partner” per brainstorming assistito dall’IA) ed una maggiore efficienza, attraverso il ricorso alla programmazione delle macchine per la produzione, suggerimento di materiali appropriati, automazione di attività a minore valore aggiunto, riconoscimento di oggetti per velocizzare la produzione/modifica di contenuti visivi.

Il 20% delle risposte evidenziano, invece, una maggiore personalizzazione dei prodotti/servizi/esperienze: pensiamo alla descrizione di modelli comportamentali intergenerazionali a partire da base di dati, all’adattamento automatico di contenuti, immagini o interfaccia utente sulla base delle sue preferenze, alla modellazione 3D o customizzazione.

Meno indicate le soluzioni di carattere più strategico come l’assistenza decisionale e il miglioramento delle attività di selezione del personale.

Rispetto a quanto emerso dalla precedente rilevazione, le soluzioni di AI sono state utilizzate dai progettisti prioritariamente nello svolgimento di attività core e meno per attività collaterali/integrative (nell’edizione precedente del volume, infatti, la collaborazione virtuale in team di lavori allargati risultava il principale vantaggio derivante dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale, ora sostituito – come visto – dalla riduzione dei tempi di progettazione).

Le soluzioni di intelligenza artificiale hanno permeato tutti gli ambiti di specializzazione del design, anche se quelli che ne beneficiano maggiormente sono il Project Services e il Digital&Interaction Design, con quote superiori al 90%.

Che l’intelligenza artificiale sia entrata a pieno titolo nelle attività di progettazione viene confermato dalle risposte che gli intervistati forniscono circa la presenza, l’utilizzo e l’influenza di questi strumenti nel proprio business e in quello delle altre imprese.

L’82,9% degli intervistati ritiene che l’AI rappresenti un alleato per le attività di progettazione (89,3% tra le imprese e 66,7% tra i progettisti), ma non solo. Per molti operatori, infatti, gli strumenti tecnologici più innovativi possono essere di ausilio anche nella gestione del cliente: il 75,2% degli intervistati ritiene che l’integrazione tra le capacità dei designer e le tecnologie AI possa generare valore aggiunto per clienti e utilizzatori finali; anche in questo caso, tra le imprese si riscontra un grado di accordo maggiore rispetto ai progettisti (rispettivamente 87,3% e 45,5%) mentre per il 61,3%, l’utilizzo dell’AI costituisce un importante elemento di innovazione addirittura richiesto dai clienti stessi, affermazione non condivisa dall’11,4% degli intervistati.

Alla luce dei benefici identificati, il 91,7% degli intervistati concorda sul fatto che nei prossimi 3 anni, l’AI sarà sempre più diffusa e presente nella progettazione, con un picco del 96% nel caso delle imprese che, come abbiamo visto, al momento risultano più propense a sfruttare le opportunità derivanti da queste nuove tecnologie digitali.

L’89,7% degli intervistati è concorde nell’affermare che la maggiore diffusione delle soluzioni basate sull’AI comporti l’adozione di nuovi strumenti di valutazione e facilitazione che rendano le aziende consapevoli anche dei rischi e dei possibili effetti collaterali, mentre l’88,9% concorda sul fatto che l’adozione di strumenti di AI richieda delle competenze in continua evoluzione.

Coerentemente, l’85,5% degli intervistati concorda con l’affermazione che gli strumenti di AI si integreranno sempre più rispetto alle competenze legate al design. Peraltro, lo stesso design potrebbe accelerare e facilitare l’adozione di soluzioni di AI nelle aziende (come segnalato dal 77,2% degli intervistati).

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