«Mancano quasi 400mila lavoratori» L'allarme degli artigiani: le nostre produzioni sono il 60% dell'export, ma manca manodopera L'AQUILA «Un paradosso. Il Made in Italy vale il 60% dell'export nazionale. 11 lavoro c'è, mancano i lavoratori. Ne mancano 382mila». Così il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, ieri all'Aquila per la Giornata nazionale della cultura artigiana, celebrata quest'anno all'auditoriuin del Parco con il convegno "Artigianato anima del Made in Italy", organizzato da Confartigianato Imprese. Granelli ha presentato un approfondimento sulle "4A" i settori di punta del made in Italy: alimentare, abbigliamento, arredamento e automazione. «Comparti», ha detto, «che valgono 383,8 miliardi di export pari al 60,1% del totale nazionale, ma che rischiano di rallentare per carenza di manodopera: oltre un'assunzione su due, il 53,2%, è difficile da coprire». Insieme a lui il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il sottosegretario al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, il presidente di Confartigianato L'Aquila, Angelo Taffo, il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci e il sociologo ed economista Mauro Magatti. 11 paradosso risiede nella cronica carenza di capitale umano, a fronte di una crescita certificata: nel 2025 le imprese delle "4A" hanno richiesto 719mila lavoratori, ma per ben 382mila di questi (il 53,2% delle entrate previste) il reperimento è considerato estremamente difficile, un dato superiore di oltre 6 punti percentuali rispetto alla media dell'economia. Le criticità maggiori si registrano nella metallurgia, dove la difficoltà di reperimento sale al 64,2%, seguita dai macchinari (56,6%), dal legno-arredo (55,8%) e dalla moda (55%). Analizzando le professioni tecniche necessarie al processo produttivo, il gap tra domanda e offerta diventa allarmante: risulta introvabile 1'81% degli specialisti di saldatura, il 78,8% degli addetti ai macchinari per l'abbigliamento, il 73,6% degli installatori elettromeccanici e ì172,9% degli attrezzisti di macchine utensili. L'emergenza manodopera colpisce anche i mestieri identitari del saper fare italiano, con il 70,8% di difficoltà nel trovare artigiani delle calzature, il 69,7% per panettieri e pastai e il 67,9% per i falegnami. In totale, per le 25 professioni più richieste, le posizioni scoperte ammontano a 220.690. Come sottolineato da Granelli, «per preservare rm sistema che trasforma la materia in valore economico misurabile è indispensabile colmare questo divario attraverso una strategia che rimetta al centro la formazione tecnica e la cultura del lavoro artigiano.
Menu