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di Luca Corsolini

Sono in corso in questi giorni in Italia i Mondiali di pallavolo: finiscono a Torino, il 30 settembre, dopo esser cominciati per gli azzurri con una spettacolare partita a Roma il 9, sul Centrale del Foro Italico che di solito ospita partite di tennis. Ne parliamo qui per dare un consiglio che è perfino difficile da realizzare perché le partite dell’Italia sono sold out, non ci sono più biglietti in vendita. Ma le partite si vedono in tv e dopo l’esordio, una festa, una festa vera, ovazione da brivido per Mattarella e lui che ripaga mettendosi come tutti a usare la torcia del cellulare per realizzare una coreografia collettiva in tribuna, è difficile anche solo non averne sentito parlare.

La tentazione è quella di paragonare l’Italia del volley, che è sempre una bella Italia, che ha una sua bellezza sganciata dai risultati, con l’Italia del calcio che non riesce più ad esprimere la stessa freschezza: è come se sotto rete ci fosse la freschezza delle start up e tra le porte la lentezza di aziende che non riescono più a stare nel mercato perché non si sono accorte e non hanno voluto capire che è cambiato tutto.

Ma sarebbe un paragone sbagliato: perché la pallavolo la sua diversità non se l’è trovata, la cura e la cresce ogni giorno. Oggettivamente, oggi una partita di volley è l’esperienza più divertente a cui si possa partecipare perche’ e’ comunque una festa: neanche fosse un ambasciatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità impegnato congro l’obesità e per il wellness degli spettatori, c’ù uno speaker che senza essere invadente non fa mai stare fermo il pubblico. Quello che si capisce al volo, che la pallavolo non ha una gran continuità, è stato trasformato in un punto di forza: a casa vediamo i replay, al palasport non ci sono tempi morti. Si balla e si canta sempre. Però non banalizziamo. Il binario non è quello di un villaggio vacanze: entrano gli avversari e viene chiamato un applauso che diventa una ovazione, uno sbaglia il più facile dei punti e invece dei fischi partono applausi di incoraggiamento. Lo speaker chiede di far vedere le bandiere, tutte le bandiere, e all’improvviso il palasport diventa un enorme tricolore, da brividi poi ascoltare l’inno: non è una esibizione di patriottismo, è che davvero ci sono in tribuna ragazzi, genitori e nonni che si sentono fratelli, e sorelle, soprattutto, sorelle d’Italia. Che scelgono e rinnovano a ogni punto la scelta di essere un’Italia diversa senza la pretesa ma col risultato di essere un’Italia migliore. Non per niente l’idolo di questi Mondiali è Ivan Zaytsev, lo zar, uno che fa paura da tanta cattiveria agonistica che mette in campo. Appunto: in campo. Fuori è uno che sa di avere una responsabilità sociale e social: quest’estate ha postato la foto della vaccinazione del figlio. Non era nemmeno una dichiarazione politica, era la palla più facile da schiacciare: ho fatto, ha detto, quello che mi sembra giusto fare.

E così viene la voglia di guardare dietro le quinte di questo mondo azzurro per trovare una storia molto italiana che ci fa tornare indietro di qualche anno. Quando nel basket, che si è perso nonostante fosse incamminato sullo stesso percorso che oggi il volley ha completato, c’era la Scavolini Pesaro e allora le aziende del territorio si erano messe a sponsorizzare anche squadre non di Pesaro per non essere da meno: la Berloni scelse Torino, la Febal Napoli. E già c’era, come controcanto, la Snaidero a Udine.

Nel volley, quasi a dimostrare una sua concretezza, la partita si gioca nell’abbigliamento da lavoro. La Sior Safety, squadra di Perugia, ha appena vinto tutto quello che c’era da vincere, completando la crescita della Sir Safety, azienda di Assisi, che dal ‘94 produce abbigliamento da lavoro in proprio, che dal 2001 si dedica all’export, che dal 2005, quasi in anticipo rispetto ad Amazon, si è posta l’obiettivo di consegnare in 24 ore a clienti che sono ormai in 30 paesi. E si parla di oltre 5 milioni di paia di guanti, 400 mila paia di scarpe, con una linea in questo caso sviluppata con Michelin. E il primo monomarca aperto a Baku non fa che confermare una doppia vocazione: azienda e squadra guardano con lo stesso interesse ai mercati crescenti.

Nel ruolo non esclusivo di sfidante la Lube Civitanova, guarda caso altra azienda di cucine che è proprietaria e sponsor di una squadra. Tra gli sponsor dei marchigiani c’è anche Exena che grazie al genius loci tutto marchigiano per le calzature si è costruita un suo spazio nella nicchia delle scarpe di sicurezza. Il catalogo è un lungo omaggio: i prodotti della linea Air Balance si chiamano Ivan, Nole, Rafa, Boris, Roger, si riconosce facile una certa passione per il tennis. La linea Top sport viaggia ancora più veloce: i nomi sono Misano, Jerex, i circuiti insomma del Motomondiale. Magari dal 30 settembre si renderà necessaria una linea dedicata alla nazionale di Blengini e per il popolo azzurro non sarebbe una stranezza. La gente del volley è una …sicurezza: ha una passione sempre accesa e non intermittente.

Luca Corsolini – Symbola

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