Il Nord Ovest capofila dei brevetti ambientali: "Presentate oltre 320 domande" Una spinta al sistema Italia, terzo in Europa, con la manifattura protagonista. Dall'automotive elettrico, alla componentistica per l'efficienza energetica fino alle tecnologie green per le marine. Sono solo alcuni degli ambiti in cui l'area del Nord Ovest si conferma uno dei cuori dell'eco-innovazione italiana. La fotografia arriva dal rapporto "Competitivi perché sostenibili", realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne. L'Italia è trai primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese: 16,5 ogni 1.000"dietro Germania e Austria. E un risultato che colloca il Paese nella fascia alta dell'innovazione ambientale europea. Il Nord guida questa dinamica. Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte sono le regioni con il maggior numero di brevetti green. Nel perimetro del Nord Ovest, tra il 2016 e il 2024, Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta hanno totalizzato 327 domande di brevetto green: 263 in Piemonte, 62 in Liguria, 2 in Valle d'Aosta. Numeri che non esauriscono il fenomeno, ma indicano una concentrazione territoriale netta. Il dato nazionale mostra che il manifatturiero resta il motore dell'innovazione ambientale: il 59% delle domande di brevetto green proviene dall'industria. Seguono ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all'ingrosso e costruzioni (entrambe al 3,5%). E un profilo coerente con la struttura produttiva del Nord Ovest, dove meccanica, chimica, automotive e materiali avanzati hanno un peso storico. Dentro la categoria dei brevetti green, la quota principale riguarda le cosiddette " environment-related technologies", che rappresentano oltre il 95% del totale europeo. Si tratta di tecnologie per la gestione dell'energia, delle acque, dei rifiuti, per il controllo dell'inquinamento e l'efficienza dei processi. In questo ambito l'Italia concentra il 96,6% dei propri brevetti green, con una presenza significativa nella gestione ambientale e nella mitigazione dei cambiamenti climatici. Il rapporto evidenzia anche un elemento strutturale: le imprese che depositano brevetti green mostrano performance economiche superiori rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti. Il fatturato medio per impresa è pari a 382 milioni di euro contro 41 milioni delle non green. Il valore aggiunto per addetto è più alto (144 mila euro contro 92 mila). Oltre la metà esporta e il 41,9% ha partecipazioni straniere. L'innovazione ambientale si associa a maggiore produttività, apertura internazionale e capacità di attrarre capitali.Nel Nord Ovest questi indicatori si intrecciano con una tradizione industriale consolidata. Il Piemonte, con 263 domande di brevetto green negli ultimi anni, concentra competenze che vanno dall'automotive elettrico alla componentistica per l'efficienza energetica, fino alla chimica dei materiali. La Liguria, con 62 domande, si muove tra tecnologie marine, gestione delle risorse idriche e soluzioni per la logistica sostenibile. Accanto all'industria cresce il ruolo della ricerca. A livello nazionale, il 18,8% dei brevetti green è legato ad attività scientifiche. Università e centri di ricerca del Nord Ovest alimentano questo flusso, anche se la traduzione sistematica dei risultati in titoli di proprietà intellettuale resta una criticità. Una parte dell'innovazione non viene brevettata e resta protetta come segreto industriale, scelta diffusa in un tessuto di piccole e medie imprese. Il quadro europeo mostra che l'Italia è terza per numero assoluto di brevetti green, ma decima per brevetti green per milione di abitanti. La distanza con Danimarca, Svezia e Finlandia resta significativa. Per il Nord Ovest questo significa che la sfida non è solo generare innovazione, ma scalarla e consolidarla. Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, sottolinea che l'Italia «sa innovare e competere nei settori ambientali», ma avverte che non basta. «Abbiamo costruito competenze solide in molti ambiti, dalla gestione dei rifiuti all'efficienza energetica, fino alla mobilità sostenibile. Ora serve un salto di scala: investire di più in ricerca, sostenere le imprese nella capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico. L'eco-innovazione non è solo una risposta alla crisi climatica, ma una leva di competitività industriale». Secondo Realacci, il punto centrale è trasformare la qualità diffusa del sistema produttivo in leadership tecnologica stabile. «L'indagine mostra come l'Italia, basandosi sui suoi punti di forza, quali l'attenzione alla gestione efficiente delle risorse in un'ottica di circolarità, stia migliorando le proprie performance nell'innovazione green e in quelle competitive» ragiona Marco Frey, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Symbola. Nel Nord Ovest, dove la manifattura resta centrale, l'eco-innovazione non è un segmento separato ma una trasformazione dei processi produttivi esistenti: ridurre consumi, elettrificare linee, recuperare materiali, progettare componenti più leggeri e meno energivori. E un percorso che incrocia competitività e sostenibilità. In un contesto europeo segnato dalla competizione industriale e dalla transizione energetica, la qualità dell'innovazione ambientale diventa un indicatore di tenuta economica. I dati indicano che dove si brevetta green si esporta di più, si produce più valore aggiunto, si cresce con maggiore intensità.