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Estratto del capitolo "Nuove basi dati o nuove domande di ricerca?" di Io sono Cultura.

Alla luce della quantità di dati oggi disponibili, forte è la tentazione di affidare ai big data la risoluzione delle lacune rilevate nelle statistiche ufficiali sulle Industrie Culturali e Creative (ICC). In realtà, e come ribadito nei contributi pubblicati nei rapporti precedenti, i nuovi flussi di dati non esimono gli istituti di statistica dal loro prezioso lavoro di raccolta di dati puntuali, ma piuttosto aprono a nuove e complementari prospettive di analisi, in gran parte ancora tutte da esplorare. La domanda che dà il titolo a questo contributo è dunque volutamente provocatoria. Se da un lato le nuove tecnologie hanno permesso lo sviluppo di nuove e ricche banche dati, aggiornate per lo più in tempo reale, dall’altro difficilmente ne comprenderemo il valore, se pensiamo di utilizzarle ‘semplicemente’ per risolvere le lacune informative presenti nelle statistiche ufficiali. Si tratta piuttosto di capire come interrogare, in maniera originale, queste nuove fonti, con approcci necessariamente sperimentali ma che possono produrre informazioni di interesse commerciale, ma anche sociale e culturale.

In particolare, i dati web sono una preziosissima fonte di informazione sui comportamenti delle persone nonché sul sistema di valori che influenza questi comportamenti. Per il Joint Research Centre della Commissione europea, per esempio, la pandemia da Covid-19 ha accelerato gli sforzi di analisi di fonti alternative, nell’obiettivo di rilevare in tempo reale gli impatti della crisi scatenata dalla rapida diffusione del coronavirus. È in questo ambito che è stato avviato il progetto Tracking EU Citizens’ Concerns, che da maggio a settembre 2020 ha fornito aggiornamenti settimanali sui trend di ricerca dei cittadini europei su salute, economia e relazioni sociali, utilizzando i dati di Google Search. I risultati mostrano chiaramente l’aumento di ricerche per spettacoli online (a cui ha fatto da contraltare la drastica riduzione di ricerche per biglietti per attività artistico-culturali e di intrattenimento in presenza) ma anche una ripresa dell’interesse per destinazioni turistiche, dopo il primo lockdown e con l’inizio dell’estate 2020, in zone rurali piuttosto che in aree urbanizzate. Più precisamente, il volume di ricerche per il topic Rural tourism per il mese di luglio è stato decisamente più alto rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e di segno opposto rispetto a quello rilevato per il topic City tours. Strumenti del genere permettono quindi di misurare in maniera tempestiva nuove tendenze, fornendo preziose informazioni per governatori pubblici e operatori privati.

Una seconda base dati attualmente oggetto di analisi esplorativa da parte dei ricercatori del JRC è GDELT (Global Database of Events, Language and Tone), un progetto che raccoglie e rende disponibili dati su notizie da tutto il mondo in tempo reale, tra cui i dati sul tono (positivo o negativo). L’analisi del tono (o sentimento medio) dei testi è generalmente soggetta a critica, dato che si basa su una classificazione (positiva o negativa) di verbi e parole che implica un certo livello di soggettività. Eppure, una prima analisi del tono degli articoli che affrontano il tema della (dis-)occupazione culturale, è risultata perfettamente in linea con le aspettative: il tono medio degli articoli usciti nei 27 paesi UE peggiora notevolmente con l’inizio della pandemia, ma migliora in corrispondenza delle riaperture e dell’arrivo del vaccino. Più complessa ma forse persino più interessante, è l’applicazione di metodi di ricerca sperimentali allo studio dei processi di produzione e consumo culturale a livello urbano. Ne offre molteplici esempi il team di ricerca del Cultural Analytics Lab fondato da Lev Manovich - scrittore, ricercatore e artista, nonché teorico e fondatore della disciplina cultural analytics - il cui obiettivo è quello di applicare i metodi derivanti dall’informatica, visualizzazione dei dati e media art allo studio delle culture, al fine di ripensare le nostre idee sulla cultura e i relativi metodi di studio.

Continua a leggere il capitolo da p. 46 a 49 su Io Sono Cultura 2022, la ricerca realizzata con Unioncamere, Regione Marche, in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo.

 

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