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Il nostro Comitato Scientifico è incredibilmente vasto: questo perché si sono uniti a noi rappresentanti del mondo accademico e culturale competenti nelle varie tematiche di cui ci occupiamo alla Fondazione.

Presieduto dal Prof. Marco Frey, il Comitato Scientifico definisce le linee di politica culturale e scientifica di Symbola.

La nostra Agorà, il luogo dove si confrontano le diverse anime di Symbola per contribuire alla definizione delle strategie e al conseguimento degli scopi della Fondazione.

È presieduto da Antonio Calabrò ed è composto da realtà provenienti da tutti i settori dell’economia e della società: realtà imprenditoriali, istituzionali, accademiche, culturali, associative, sociali che condividono la nostra visione di futuro. Che, proprio per questo, hanno scelto di aderire e sostenere la Fondazione.

Il nostro Consiglio di Amministrazione traduce le indicazioni dei Soci e dei Comitati in un programma da seguire per raggiungere gli obiettivi comuni.

Soggetti che collaborano con Symbola per sviluppare ricerche, progetti e attività sui temi della Fondazione attraverso partnership qualificate, legate a tematiche o progetti specifici, che sostengono lo sviluppo dei nostri studi, rapporti, collane, eventi.

Ci avvaliamo degli esperti del nostro Network per realizzare articoli e approfondimenti di divulgazione sulle principali tematiche legate alla Qualità.

Il team Symbola, competente e trasversale, lavora ogni giorno in rete con la nostra comunità per far conoscere al mondo eccellenze, storie e primati del made in Italy di Qualità, raccontando la nostra visione del Paese.

Abbiamo costruito una comunità autorevole che condivide visioni, analizza scenari e contribuisce a delineare un futuro fondato su qualità, innovazione e sostenibilità.

Una rete che connette imprese, istituzioni e professionisti che credono nella qualità come leva strategica per la competitività e lo sviluppo del Paese.

Da circa 20 anni Fondazione Symbola analizza la green economy, la cultura, la coesione sociale e la competitività attraverso le sue ricerche, contribuendo alla diffusione delle best practices e dei primati del made in Italy, dandone la giusta visibilità e riconoscimento, in Italia e nel mondo.

Gli eventi e le iniziative pubbliche della Fondazione Symbola rappresentano un’estensione naturale del nostro lavoro: spazi di confronto, narrazione e costruzione di visione in cui istituzioni, imprese, associazioni, comunità professionali e cittadini possono ritrovarsi per discutere il futuro del Paese.

Fondazione Symbola propone e sviluppa progetti per dare vita ad azioni concrete legate a sostenibilità e ambiente, cultura e creatività, coesione sociale e territoriale

Cosa si muove in Italia dal punto di vista di sostenibilità, innovazione, cultura, società e territorio?

Le ricerche della Fondazione, attraverso i singoli capitoli scritti da autori ed esperti Symbola, raccontano lo stato dell’arte del made in Italy.

Le migliori esperienze del Paese e le storie di chi ha scelto la qualità come propria missione produttiva, sociale e ambientale.

Fondazione Symbola raccoglie e analizza i punti di forza del made in Italy, restituendo una fotografia composta da dati e infografiche di rapida lettura.

Raccogliamo aggiornamenti brevi e incisivi, per tenerti informato sulle iniziative, i progetti e gli eventi che stanno plasmando l’Italia delle qualità: sostenibile, creativa, coesa e innovativa.

Cultura, sostenibilità, coesione e tanto altro: una raccolta di articoli, organizzati per argomento, sulle principali tematiche Symbola, scritti da autori ed esperti del network della Fondazione.

  • Alessio Re – Segretario Generale Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura

Sperimentazioni nell’ambito delle tecnologie digitali, apertura a adottare nuove forme di partecipazione, sostenibilità sociale e ambientale sono tra gli aspetti che caratterizzano la gestione del patrimonio culturale e dei siti UNESCO.

Si conferma un dato di continuità nei confronti della trasformazione digitale nel contesto delle istituzioni culturali, giustificato non solo dall’ormai condivisa efficacia delle soluzioni digitali - onsite e online - in termini di soddisfazione dei pubblici, ma anche del crescente bisogno di rinnovamento dell’offerta culturale imposto da pubblici sempre più informati, esigenti e desiderosi di fruire di interpretazioni del contenuto sempre rinnovate. Come emerge da alcune indagini promosse dall’Osservatorio Innovazione digitale nella cultura del Politecnico di Milano e dalla Scuola Nazionale del patrimonio e delle attività culturali (Roma), che è anche promotrice del progetto DICOLAB[1] per rafforzare le competenze digitali delle istituzioni culturali, l’adozione delle tecnologie digitali da parte delle istituzioni culturali non è priva di criticità. Non parliamo solo degli elevati costi da sostenere per l’implementazione e la manutenzione dell’infrastruttura digitale, ma anche dell’investimento di risorse necessario per permettere il necessario cambiamento organizzativo e di mindset da parte dei gruppi di lavoro. Senza trascurare i rischi connessi alla corretta mediazione del contenuto culturale, che hanno a che fare ad esempio con questioni di privacy, di sicurezza delle piattaforme, di trasparenza, di deontologia, temi di natura etica su cui il Museo del Risorgimento di Torino ha adottato, primo in Italia, un Manifesto per l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale.

In nove punti, il museo ha delineato una sorta di mappa per un’introduzione consapevole dell’AI nei musei che riconosce l’importanza strategica di questa tecnologia come strumento di supporto alla ricerca, progettazione, comunicazione, gestione dei dati e redazione di contenuti e, allo stesso tempo, stabilisce la centralità del giudizio umano e della competenza dei professionisti, a vantaggio di un bilanciamento tra innovazione tecnologica e i valori umani e professionali. Grande importanza viene quindi data alla trasparenza verso il pubblico, alla sicurezza dei dati personali, alla tutela rigorosa del patrimonio storico e alla formazione continua del personale.

Un asse prioritario del dibattito sull’innovazione digitale è quello dell’accessibilità e dell’inclusione culturale, in linea con i principi DEAI (Diversity, Equity, Accessibility, Inclusion), sempre più centrali nella mission delle istituzioni culturali contemporanee. Al punto che Fondazione Kainòn, ente filantropico privato con sede a Roma, attivo come ponte tra cultura e innovazione tecnologica per far incontrare i fabbisogni delle organizzazioni culturali e progetti digitali innovativi, ha da poco rilasciato DIPA Tool. Si tratta di una piattaforma web gratuita che, grazie all’AI generativa che analizza le risposte ad un questionario relativo ad un progetto, supporta operatori culturali con suggerimenti personalizzati su come migliorare l’accessibilità del progetto stesso e ne valuta il livello. Quello dell’heritage tech è, infatti, un trend in espansione in questi anni che mira a rendere il patrimonio storico‑identitario sempre più accessibile e attrattivo, attraverso supporti fisici e digitali progettati ad hoc. Pur essendo ancora in fase emergente in Italia, ci sono diversi casi rappresentativi diffusi in tutto il territorio italiano.

A partire da uno dei musei nazionali più attenti da sempre alla digitalizzazione dei musei e delle sue collezioni, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci (Milano) che offre da tempo funzioni guida in grado di adattarsi ai diversi utenti- (bambini, utenti con disabilità cognitive) attraverso interazione tramite touchscreen o comandi vocali semplificati. Tra le ultime novità in questo ambito presentate del museo, c’è ad esempio il progetto The Touch, un escape game ideato dal museo e realizzato dalla start-up milanese WEART, che utilizza innovativi guanti aptici per toccare mondi virtuali. Oppure le tecnologie immersive per mondi virtuali sviluppate con la società britannica con radici italiane V‑Nova (attiva nel settore della compressione dei flussi di dati video e immagini), basate sulla tecnologia PresenZ, innovativa perché combina tre elementi che finora raramente coesistevano (qualità visiva da cinema, libertà di movimento e distribuzione su larga scala), introducendo un tipo di esperienza che sta a metà tra sala cinematografica, videogioco e installazione museale immersiva. Esperienze di questo tipo sono maggiormente diffuse nel Nord Italia. Altro caso di grande interesse è quello che ci offre, ad esempio, il Museo del Risorgimento-Casa Mazzini di Genova con la sua collaborazione con lo studio di progettazione digitale milanese Metaheritage, specializzato nella valorizzazione del patrimonio culturale tramite nuove tecnologie. L’installazione Versus realizzata in occasione dell’apertura del nuovo spazio immersivo dedicato al canto degli Italiani di Goffredo Mameli, rappresenta un innovativo intervento espositivo “inclusivo” che integra supporti tattili e tecnologie digitali per rendere più accessibili i contenuti del museo, in particolare a persone cieche e ipovedenti. Inoltre, l’altezza a 75 cm consente l’utilizzo di Versus anche da parte di persone con disabilità motorie e bambini. Soluzioni che ritroviamo anche nel Museo Egizio di Torino dove, attraverso modelli 3D e tecnologie immersive, alcuni manufatti possono essere osservati nei minimi dettagli, ampliando l’accessibilità del patrimonio e le possibilità di ricerca e didattica. Un programma che si arricchisce, grazie al sostegno della Fondazione CRT, di un centro di ricerca internazionale multidisciplinare pluriennale dedicato allo studio e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto.

Spostandoci nel centro Italia, non possiamo non parlare del Parco Archeologico di Pompei che negli anni ha adottato ricostruzioni 3D tattili, esperienze VR con audio spazializzato, app con descrizioni per non vedenti che permettono di “percepire” il patrimonio anche senza vista o udito. Nel Parco, inoltre, sono state introdotte esperienze di realtà virtuale e aumentata che permettono ai visitatori di visualizzare la ricostruzione dell’antica Roma direttamente durante il percorso di visita.

Sempre a Roma, il MAXXI sviluppa installazioni e progetti immersivi; tra questi, la mostra Raise the Future, co-creata con il supporto dell’AI, che utilizza video, suono e tecnologie digitali per costruire esperienze multisensoriali. E ancora, tra i casi di maggior rilievo nel Centro Italia, ci sono gli Uffizi che, grazie al   Piano Nazionale di Digitalizzazione del patrimonio culturale, hanno sperimentato strumenti di AI e digital storytelling per personalizzare la visita, ampliare l’accessibilità delle collezioni online, e continuare la digitalizzazione massiva delle opere e dei cataloghi.

Infine, spostandoci a Sud del Paese, in tema di heritage tech si fa notare il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che utilizza applicazioni immersive e sistemi interattivi per valorizzare i reperti provenienti da Pompei ed Ercolano.

Sulla sensibilizzazione del rapporto tra produzione artistica, valorizzazione del patrimonio e tecnologie continuano a lavorare le OGR di Torino, consolidando un modello che integra programmazione culturale, innovazione tecnologica e coinvolgimento delle comunità attraverso laboratori, installazioni immersive e attività interdisciplinari.

Da questa carrellata di esperienze, è dunque chiaramente riconoscibile in tutto il Paese una traiettoria di sviluppo relativa all’ampia diffusione di applicazioni di realtà virtuale, realtà aumentata e AI che sovrappongono contenuti digitali alle opere, permettendo ricostruzioni 3D, storytelling interattivo e maggiore accessibilità ai luoghi della cultura e alle collezioni.

Un altro ambito applicativo rilevante delle tecnologie digitali è la gestione dei flussi dei visitatori e il management istituzionale. Un caso significativo è il progetto ARTEMISIA, sviluppato da Palazzo Braschi con l’Università La Sapienza di Roma e l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR. In questo caso, l’intelligenza artificiale raccoglie dati sull’esperienza museale tramite sensori, posizione, orientamento, traiettorie e tempi di sosta, al fine di comprendere come i fattori architettonici, organizzativi e didattici influenzino attenzione, interesse e fruizione. Ad andare in questa direzione ci sono anche amministrazioni territoriali attente all’analisi in tempo reale dei flussi turistici. Tra gli esempi, ricordiamo Verona e la Regione Liguria, una città e una regione esemplificative delle sperimentazioni in atto che utilizzano dati in tempo reale e georeferenziati, per monitorare i comportamenti dei visitatori e meglio distribuirli verso mete meno frequentate. Inoltre, è sempre più percepito come urgente il bisogno di dotarsi di una strategia per permettere alle istituzioni di compiere una tale trasformazione in modo efficace ed efficiente. Il bando SWITCH_Strategie e Strumenti per la Digital Transformation nella Cultura, promosso da Fondazione Compagnia di San Paolo, ha offerto la possibilità di realizzare un Piano di Innovazione Digitale e sperimentarne l’avvio per alcune istituzioni culturali della Liguria, del Piemonte e della Valle d’Aosta, tra cui Museo Nazionale dell’Automobile, le Residenze Reali Sabaude - Direzione Regionale Musei Nazionali del Piemonte, Palazzo Ducale-Fondazione per la Cultura di Genova e l’Associazione Abbonamento Musei.

I Musei Civici di Bologna, tra gli esempi di istituzioni culturali di proprietà e gestione comunale attivi in questa direzione, stanno sviluppando soluzioni per rendere interoperabili le diverse infrastrutture museali, creando un sistema digitale unificato e connesso, prevedendo anche nuove modalità di fruizione (virtual tour, app, gaming, realtà immersiva) con descrizioni audio intelligenti e percorsi personalizzati (in base a età, lingua, interessi), consentendo un accesso facilitato per persone con disabilità cognitive, stranieri e pubblico non esperto.

Ritroviamo queste tecnologie anche a supporto dell’archiviazione, la catalogazione e la gestione delle informazioni. Software come Transkibus AI o eScriptorium sono impiegati per l’estrazione automatica di testo da documenti manoscritti, abilitando funzioni di Natural Language Processing. Cat-IA (chatbot sperimentale per la consultazione del Catalogo generale dei beni culturali) e Alphy (strumento per la consultazione avanzata del portale Alphabetica dell’ICCU con correzione automatica delle citazioni) sono in corso di sperimentazione da parte dell’Istituto Centrale per la Digitalizzazione del Patrimonio Culturale – Digital Library (ICDP-Digital Library). L’istituto, nato nel 2020 con il compito di coordinare la digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, sta anche sperimentando l’applicazione di I.PaC, un’infrastruttura che ospita un catalogo di servizi AI per il processamento avanzato di contenuti multimediali, la riconciliazione di dati da fonti diverse attraverso grafi di dominio e il miglioramento della navigazione dei portali tramite AI generativa.

Andando oltre il campo del digitale, si registrano interventi di rilievo anche sul fronte della rigenerazione fisica del patrimonio culturale, in particolare nel quadro degli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - PNRR (Missione 1 – Cultura 4.0), che nel 2025 e nella prima metà del 2026. Il caso più rilevante è il programma Caput Mundi, coordinato da Roma Capitale per il recupero, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio monumentale di Roma e finanziato con fondi del PNRR e del Next Generation EU. Questo programma comprende numerosi interventi di restauro, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico (335 interventi su 283 siti archeologici e culturali), con l’obiettivo di rafforzare l’offerta culturale e turistica. Un aspetto centrale è l’integrazione tra conservazione, digitalizzazione e sostenibilità, insieme alla volontà di distribuire i flussi turistici oltre le aree più congestionate del centro storico, creando un sistema culturale più equilibrato e accessibile.

Un altro caso di rilievo è la città di Torino, con gli interventi per il recupero del complesso di Torino Esposizioni per realizzare la Nuova Biblioteca e il recupero del complesso della Cavallerizza Reale. Questi progetti puntano a creare nuovi poli culturali multifunzionali, capaci di ospitare attività espositive, servizi pubblici e spazi di aggregazione, contribuendo alla riattivazione urbana e alla partecipazione culturale. Altri casi di interesse che utilizzano i fondi PNRR includono il restauro e la valorizzazione della Reggia di Caserta, dove gli interventi riguardano sia il palazzo sia il parco monumentale, con l’obiettivo di migliorare la fruizione pubblica e la gestione sostenibile del sito, e il recupero del Parco di Capodimonte a Napoli, interessato da progetti di riqualificazione paesaggistica e accessibilità. O, ancora, il completamento del progetto Le vie dell’acqua, che ha realizzato il restauro del verde storico, dell’impianto idrico e il miglioramento dell’accessibilità a Villa d’Este e Villa Adriana a Tivoli e il restauro e recupero della Torre Grimaldina a Palazzo Ducale a Genova, per il quale è stato realizzato anche un podcast sonoro prodotto da Chora Media. Il podcast è stato concepito come azione di valorizzazione e abbattimento delle barriere cognitive all’interno dello stesso progetto finanziato dal PNRR - Palazzo Ducale. Rendere accessibile un palazzo per rendere accessibile una città - con il fine di accompagnare la riapertura post-restauro, raccontare la storia della torre e supportarne la fruizione da parte di pubblici diversi. Analogamente, numerosi interventi minori ma diffusi interessano ville e giardini storici in tutta Italia, trasformandoli in veri e propri poli culturali green.

Nelle operazioni di rigenerazione urbana il patrimonio culturale viene sempre più interpretato come una infrastruttura sociale e territoriale, capace non solo di conservare memoria e identità, ma anche di generare relazioni, partecipazione e sviluppo locale.

In questo contesto, molte esperienze recenti si fondano su modelli collaborativi pubblico–privato e su un coinvolgimento attivo delle comunità locali, che diventano parte integrante dei processi di valorizzazione e co-produzione culturale. Un caso particolarmente significativo è il Museo di Arte Urbana Aumentata (MAUA), che rappresenta un modello innovativo di museo “diffuso”, partecipativo e digitale. Il museo è presente in diverse città italiane, tra cui Milano, Torino, Brescia e Palermo, spesso in quartieri periferici o interessati da processi di riqualificazione urbana. A differenza del museo tradizionale, collocato all’interno di uno spazio fisico definito, questo progetto utilizza l’intero contesto urbano come ambiente espositivo, trasformando muri, edifici e spazi pubblici in superfici narrative e artistiche accessibili a tutti. L’elemento distintivo del progetto è l’integrazione tra street art e realtà aumentata: attraverso dispositivi mobili e applicazioni dedicate, le opere murali possono essere “animate” digitalmente, arricchendosi di contenuti audiovisivi, animazioni, testimonianze e percorsi interattivi. In questo modo l’esperienza artistica supera la dimensione statica dell’opera fisica e diventa immersiva, coinvolgente e multilivello. L’iniziativa, promossa da una rete di partenariato guidata dalla cooperativa sociale milanese Bepart, che si occupa di arte pubblica digitale e che ha sviluppato anche l’app di realtà aumentata utilizzata per fruire i murales, è partita nel 2017 da Milano e via via si è diffusa nel Centro e nel Sud Italia, approdando anche all’estero (a Waterford, in Irlanda). Nel complesso MAUA ha generato una collezione di oltre 340 opere aumentate, grazie al coinvolgimento di più di 450 artisti e centinaia di studenti, formatori, cittadini e associazioni. In questi contesti l’arte assume una funzione sociale oltre che estetica, contribuendo a ridefinire l’identità dei luoghi e a rafforzare il senso di appartenenza della comunità.

Analogamente, esperienze di rigenerazione urbana come la Manifattura Tabacchi a Firenze mostrano come il recupero di spazi industriali dismessi possa generare nuovi ecosistemi culturali, integrando produzione artistica, innovazione e imprenditorialità creativa. O, ancora, il quartiere Librino a Catania, dove Fondazione Antonio Presti ha portato alla creazione di installazioni artistiche permanenti e percorsi culturali partecipati.

Accanto a queste iniziative, anche programmi nazionali contribuiscono a rafforzare il ruolo del patrimonio come infrastruttura territoriale. Tra questi, il programma Cantiere Città, promosso dal Ministero della Cultura in collaborazione con la Scuola dei Beni e delle Attività Culturali, è finalizzato a sviluppare competenze strategiche nelle città candidate a Capitale Italiana della Cultura, sostenendo processi di pianificazione culturale integrata e rafforzando la capacità amministrativa dei territori. Allo stesso modo, il programma PNRR dedicato all’attrattività dei borghi storici[2] ha incentivato la rigenerazione di piccoli centri, promuovendo modelli di sviluppo basati sull’integrazione tra patrimonio, turismo e comunità locali.

Con le medesime finalità si inseriscono anche iniziative private come il Museo della Ceramica e delle arti decorative Florio, nato dalla collaborazione tra collezionisti e Associazione Artevia di Palermo, a dimostrazione che anche le energie private possano agire in chiave di interesse collettivo trasformando una collezione privata in racconto pubblico di storia d’impresa, arti decorative e identità urbana.

Nel complesso, queste esperienze evidenziano come la gestione del patrimonio culturale stia evolvendo verso modelli che puntano a essere sempre più aperti, partecipativi e territorializzati, in cui la cultura si configura come una leva fondamentale per la coesione sociale, l’innovazione e lo sviluppo sostenibile. Rientra in questo filone anche l’attenzione al welfare, ad esempio, con il programma Anita. L’infanzia prima di Fondazione Cariplo, volto a promuovere il benessere dei bambini e delle bambine nella fascia 0-6 anni, che prevede azioni per rafforzare il ruolo dei musei come spazi inclusivi e accoglienti per i più piccoli.

Dalla sostenibilità sociale a quella ambientale, il passo è breve. Continua, infatti, il trend rilevato negli ultimi anni di crescente attenzione alle pratiche green, a favore di una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza della sostenibilità ambientale anche nel settore culturale. Questa evoluzione si è tradotta in una serie di interventi e iniziative concrete che hanno coinvolto musei, siti archeologici, giardini storici e complessi monumentali, capaci di rispondere a due sfide specifiche ma correlate: da un lato, la riduzione degli impatti ambientali del patrimonio, gestito con interventi di efficientamento energetico, adeguamento impiantistico e antisismico, sicurezza e innovazione impiantistica; dall’altro, il supporto al pubblico e alla comunità di riferimento, con attività di didattica e sensibilizzazione collegate allo sviluppo sostenibile.

Un esempio emblematico di questa tendenza è rappresentato dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze dove, nel corso di quest’anno, sono stati completati importanti interventi di efficientamento energetico. L’adozione di sistemi di illuminazione a LED, impianti di climatizzazione più performanti e il monitoraggio intelligente delle condizioni microclimatiche hanno permesso una significativa riduzione dei consumi energetici, stimata tra il 30 e il 40%. Hanno effettuato interventi di questa natura anche i Musei Reali di Torino e il Colosseo, per il quale sono stati adottati sistemi avanzati per il controllo degli accessi, per monitorare l’affollamento e migliorare le vie di evacuazione.

Inoltre, il Parco archeologico di Pompei rientra tra i 24 interventi di efficientamento energetico di edifici culturali situati nel Mezzogiorno (Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia) che beneficeranno dello stanziamento di 89,8 milioni di euro stabilito a gennaio 2026 dal MiC per ridurre le emissioni di CO2. L’investimento consentirà una riduzione media delle emissioni superiore al 63%, migliorando il comfort per visitatori e operatori e rafforzando la tutela delle opere e dei documenti conservati.

Nel campo della gestione delle risorse naturali, importanti interventi sono stati realizzati anche nel Parco Archeologico di Paestum, con sistemi innovativi per la raccolta delle acque piovane e l’irrigazione a basso consumo, che hanno contribuito a un risparmio idrico significativo.

Anche l’uso di materiali sostenibili ha trovato spazio nelle pratiche di restauro e manutenzione. La Reggia di Caserta, per esempio, ha adottato pitture naturali e isolanti ecocompatibili, rispettando criteri ambientali che ormai caratterizzano sempre più gli interventi finanziati dal PNRR. Questo approccio si accompagna a una gestione più attenta dei rifiuti e dei materiali di consumo, come dimostra il Museo Madre di Napoli, che ha sviluppato un sistema di economia circolare interna basato su compostaggio, riduzione della plastica monouso e raccolta differenziata avanzata, anche attraverso iniziative di coinvolgimento della comunità.

L’attenzione alla sostenibilità si estende, guardando al ruolo di sensibilizzazione del pubblico a vantaggio di una mobilità più sostenibile, un aspetto cruciale per ridurre l’impatto ambientale dei visitatori. In Veneto, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza ha promosso la realizzazione di piste ciclabili e parcheggi con stazioni di ricarica elettrica nei pressi di siti come il Parco Archeologico di Verona, incentivando l’uso di mezzi di trasporto alternativi e sostenibili.

Infine, accanto agli aspetti tecnici, il coinvolgimento educativo e culturale è stato un elemento chiave per promuovere la cultura della sostenibilità. La Fondazione La Quadriennale di Roma, ad esempio, ha organizzato laboratori e percorsi formativi rivolti a scuole e cittadini, valorizzando il rapporto tra patrimonio culturale e tutela ambientale. Il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, invece, promuove il progetto Camminate Reali / Vie dei Re, un sistema di itinerari che coniuga percorsi naturalistici e storici tra le residenze sabaude, con finalità sia esperienziali che di sensibilizzazione in materia ambientale.

Citando il supporto, anche economico oltre che di competenze, alla transizione ecologica del patrimonio culturale, si segnalano le attività della Fondazione Compagnia di San Paolo che, attraverso bandi e programmi specifici, sta supportando le organizzazioni attive in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta nell’integrazione di queste tematiche nella produzione artistica e espositiva (bando Starter), sia nella pianificazione strategica collegata (Programma TERE).

Altro asset strategico su cui il nostro Paese può contare in tema di valorizzazione del patrimonio è certamente il patrimonio riconosciuto dall’UNESCO. A tal proposito, nel 2025 il Ministero della Cultura ha stanziato oltre 3,6 milioni di euro a vantaggio  della rete dei siti UNESCO italiani, destinati a interventi di gestione e conservazione, al miglioramento dell’accessibilità e alla promozione turistica e culturale.

Lo stesso Ministero ha coordinato il progetto Leggere i siti del Patrimonio Mondiale, un’iniziativa di valorizzazione digitale della rete dei siti italiani UNESCO, sviluppata per rendere il patrimonio culturale più accessibile e comprensibile a un pubblico internazionale attraverso contenuti multilingue e multimediali.

A livello puntuale, oltre ai già citati interventi di restauro finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a Pompei, la Reggia di Caserta e le Ville di Tivoli (Villa Adriana e Villa d’Este), si segnala anche l’avvio di un progetto per la realizzazione di un sistema di visitor centre, ossia degli spazi fisici e digitali per orientare e informare i visitatori, nel sito Patrimonio Mondiale UNESCO della Val di Noto, con l’obiettivo di migliorare l’esperienza di fruizione e la gestione dei flussi turistici. Al tema dei visitor centre è stata dedicata anche la mostra Deep Surfaces, presentata da UNESCO alla Biennale Architettura di Venezia 2025, incentrata su oltre 50 centri visitatori a livello internazionale.

In chiave gestionale, tra le esperienze più significative si evidenziano: Ivrea, dove il Comune ha aggiornato il piano di gestione del sito con particolare attenzione alla sostenibilità; le Cinque Terre, che hanno avviato un aggiornamento del piano di gestione integrato con strumenti di prevenzione dei rischi territoriali e adattamento ai cambiamenti climatici; la Val d’Orcia, che ha sviluppato un percorso di coinvolgimento territoriale finalizzato alla governance partecipata del territorio e del paesaggio; Aquileia, che nel 2025 ha registrato l’acquisizione di nuove aree archeologiche (circa 18 ettari), l’ampliamento della buffer zone (ossia l’area cuscinetto a protezione del perimetro del sito Patrimonio Mondiale), l’introduzione di una nuova app per la visita del sito e l’organizzazione di eventi legati al Giubileo e a GO! 2025 (Gorizia-Nova Gorica Capitale Europea della Cultura).

Tra i siti in assoluto più dinamici si conferma la città di Napoli, impegnata nell’aggiornamento degli strumenti di gestione del sito e che ospiterà nel 2026 la terza conferenza UNESCO. E la città di Genova, da segnalare per l’adozione di un nuovo piano di gestione e di strumenti di valutazione degli impatti generati dagli interventi di sviluppo urbanistico (Heritage Impact Assessment), oltre a un denso programma di eventi dedicato al Ventennale dell’iscrizione dei Palazzi dei Rolli nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Infine, tra le ultime iscrizioni nei registri UNESCO, si segnalano le Domus de Janas in Sardegna nella Lista del Patrimonio Mondiale, della “cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale” nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale, e dell’ampliamento del numero delle Città Creative che ora include anche Faenza per l’artigianato, e La Spezia per il design, a conferma dell’importanza attribuita ai riconoscimenti UNESCO come strumento di sviluppo territoriale.

Non ultimo, come veicolo di diplomazia e cooperazione internazionale, fronte su cui l’Italia gioca sempre un ruolo di primaria importanza grazie alle sue competenze,  anche attraverso il supporto dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) che, tra le altre iniziative in campo culturale, ha finanziato la nuova Strategia Nazionale per la Cultura 2026–2030 dell'Albania, e con istituzioni come l’Istituto Centrale del Restauro, costantemente impegnate in progetti di sviluppo e dialogo attraverso la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale anche in contesti di crisi.

Un anno, quello passato, che ha visto compiersi sperimentazioni importanti sul fronte della digitalizzazione, dell’accessibilità ai luoghi della cultura, della sostenibilità nella programmazione, della rigenerazione urbana e della cooperazione internazionale.

 

Suggerimenti per il lettore

Anselmo A. Lemme G., Midiri M., Il patrimonio culturale. Tutele, innovazione digitale, transizione ecologicaGiuffrè Francis Lefebvre, 2025.

Ripp M., Majumdar S, Cave C. (a cura di), Cultural Heritage Re-imagined: A Systemic Approach to Theory, Practice and Management, Springer Nature, 2026.

Solima L., Oddo M.E., Futuro Museo. Tecnologie, pubblici, strategie, Rubbettino, 2026.

 

[1] DICOLAB. Cultura al digitale è il programma nazionale di formazione gratuito e certificato promosso dal Ministero della Cultura e attuato dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali per accompagnare la transizione digitale del sistema culturale italiano. Il progetto costruisce un ecosistema di competenze digitali per istituzioni, professionisti e imprese culturali, combinando piattaforma online, laboratori e hub territoriali, e rilasciando open badge riconosciuti a livello europeo. Tra le indagini prodotte a cura della Scuola Nazionale nel 2025 nell’ambito del progetto DICOLAB. Cultura al digitale si riportano Nuove tecnologie di mediazione del patrimonio culturale e IA generativa e professioni culturali. Una ricerca nell’ambito del progetto PNRR Dicolab. Cultura al digitale, entrambe del 2025.
[2] PNRR – Misura M1C3 Investimento 2.1 Attrattività dei borghi.

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