«Fin dalle origini di Symbola siamo sempre stati attenti alle cose che univano», ha raccontato a “Rinnovabili” Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola.
Il Seminario Estivo che inizierà domani a Mantova ha un filo conduttore che sorprende, considerati i tempi che il mondo sta vivendo: il patriottismo dolce.
Su questo tema si confronteranno decine di relatori che, come da tradizione, vengono da mondi diversi che forse non avrebbero avuto un’occasione per incontrarsi.
Qui, però, un obiettivo comune esiste già: guardare l’Italia con occhi nuovi per valorizzare le qualità italiane.
Il patriottismo dolce che va controcorrente
“Patriottismo dolce”, il titolo di questa ventiquattresima edizione del Seminario Estivo di Fondazione Symbola, va decisamente controcorrente. Mentre molti gridano e ragionano in una logica di arroganza muscolare, Symbola fa una scelta dirompente: anziché alzare muri sceglie di fare comunità e mettere in dialogo istituzioni, imprese e terzo settore.
Fin dalle origini di Symbola siamo sempre stati attenti alle cose che univano.
Anche il nome che abbiamo scelto rispecchia la nostra missione legata alle qualità italiane, che non sono solo la sostenibilità e la bellezza, ma anche la coesione, la capacità della gente di stare insieme. In greco il simbolo era una tessera spezzata che mostrava come tutti gli oggetti fossero parte di un destino comune.
Symbola è un insieme di elementi diversi – imprese e istituzioni grandi e piccole, piccoli comuni, associazioni, segmenti di società – che ragionano insieme come se fossero collegati.
L’identità va cercata in positivo, non contro gli altri
Al prossimo Seminario Estivo – che si svolgerà a Mantova dall’11 al 13 giugno 2026 – focalizzato sul patriottismo dolce si incontreranno mondi che in genere non si incontrano, o comunque non lo fanno in maniera organizzata.
Siamo convinti che stando insieme si possono affrontare sfide che sarebbero impossibili stando da soli: l’identità va cercata in positivo, non contro gli altri.
Un grande sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, disse che solo gli animali privi di spina dorsale hanno bisogno del guscio. In natura non è vero, ma La Pira voleva dire che se hai una spina dorsale sei portato all’apertura e che paradossalmente i muri sono figli di identità indebolite, degradate, che cercano la propria identità contro gli altri.
Il patriottismo dolce, quindi, vuole valorizzare gli elementi di apertura dell’Italia.
Il patriottismo dolce tiene insieme le persone
Il tema del Seminario Estivo non va frainteso con il nazionalismo individualista. Perché il patriottismo di Symbola è un valore positivo?
Perché è quello che tiene insieme le persone.
Giuseppe Mazzini, uno dei protagonisti del Risorgimento, era un internazionalista. Però aveva ben chiaro che si arriva a una relazione con gli altri – e anche all’internazionalismo – se si parte dalla base, da Dio, dalla famiglia, dalla patria, dall’umanità.
È questo che ti può portare all’apertura agli altri; troppe volte, invece, si prende quella che ci sembra una scorciatoia, che ti fa ritenere più forte nella misura in cui tu hai un nemico.
I nemici possono anche esistere, ma non possono essere la base del tuo destino, della tua maniera di muoverti.
Questo ha anche a che vedere con il modo in cui si organizza una comunità, con la produzione, con il modello di economia.
A Mantova per cercare le radici del futuro nell’Italia che c’è
Non a caso, molti Rapporti di Symbola vanno a cercare le radici del futuro nell’Italia che c’è.
Prendiamo ad esempio i Rapporti GreenItaly, Io sono cultura o Coesione è competizione, che presentiamo a Mantova. Sono legati da un filo comune: tutti cercano, nelle realtà che ci circondano, la base di un futuro comune.
C’è qualcosa che emerge con evidenza:
- dal punto di vista economico le imprese che vanno meglio sono quelle più coesive, hanno rapporti migliori con i lavoratori, con le comunità, con il territorio, hanno sistemi elettrici intelligenti;
- sono migliori nell’innovazione di processo e di prodotto, nell’uso di fonti rinnovabili, nell’efficienza dei consumi energetici, nel recupero dei materiali;
- sono più attente alla cultura, alle relazioni, alla produzione della bellezza.
L’Italia ha molti problemi, che spesso appare incapace di affrontare. Eppure, la sua abilità nel «produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo» – come diceva lo storico dell’economia Carlo Maria Cipolla – la rende un grande paese manufatturiero. Il Made in Italy, infatti, è un simbolo di bellezza e creatività famoso nel mondo.
Vediamo i nostri difetti e non li sappiamo affrontare
Le imprese dimostrano con i fatti il valore delle qualità italiane, eppure gli italiani hanno poca fiducia nell’Italia. È un problema di cattiva comunicazione o prevale il clima di sfiducia, alimentato da quello che succede nel mondo?
Noi siamo particolarmente vocati al tafazzismo. Ipsos ha svolto numerose indagini sulla differenza tra la realtà di un paese e la sua percezione.
Ebbene, in Europa c’è un solo paese che si vede peggio di come lo vedono gli altri ed è l’Italia. Mentre i francesi si sentono meglio di come li vedono gli altri, noi abbiamo quasi sempre una sottostima di quello che siamo.
Recuperiamo l’orgoglio di quello che siamo
Una volta Edison, che di sfide se ne intendeva, disse: «Se fossimo ciò che siamo capaci di fare, rimarremmo letteralmente sbalorditi». Noi quasi mai siamo ciò che siamo capaci di fare, invece dobbiamo recuperare l’orgoglio di quello che siamo.
Siamo capaci di vedere i nostri difetti: il debito pubblico, le diseguaglianze, la burocrazia soffocante, l’illegalità, le ecomafie. Il problema è che non li affrontiamo, diventa una regolatoria.
Questo ci rende incapaci di vedere i nostri punti di forza, mentre è da lì che si deve partire, dall’investire i propri talenti non solo nel proprio interesse, ma anche in quello degli altri.
Dalle encicliche al Manifesto di Assisi
Papa Francesco ha sferzato gli animi sui temi ambientali con la Laudato Si’, Papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas evidenzia la necessità di governare la trasformazione senza ostacolare l’innovazione. Ci sono analogie con il Manifesto di Assisi?
Tutti e due rientrano in quel tipo di ragionamento.
Nel Manifesto di Assisi il contrasto della crisi climatica è visto come un fattore che produce una nuova economia, come si afferma in apertura: «Affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro».
Per essere chiari, anche una parte dell’ambientalismo corre il rischio di non cogliere questo nesso.
L’ambientalismo deve mettere in moto l’innovazione
Il filosofo e sociologo Edgar Morin, recentemente scomparso, lo spiegò con grande chiarezza: «Un ambientalismo che non capisce la necessità anche di un’avventura umana, dell’innovazione, è mutilante quanto chi lo avversa».
Quindi l’azione ambientale deve mettere in moto l’innovazione, il cambiamento, un nuovo aspetto dell’avventura umana.
Questo pensiero lo ritroviamo anche in Leone XIV. Nella Magnifica Humanitas dichiara che «la sussidiarietà senza solidarietà rischia di trasformarsi in egoismo, ma la solidarietà senza sussidiarietà rischia di trasformarsi in assistenzialismo e mutila l’assunzione di responsabilità».
Patriottismo dolce per un’identità forte
Il Presidente Mattarella ha pronunciato parole molto chiare per quanto riguarda l’economia: l’Europa deve dire no a una «visione contrattualistica fondata sulla competizione», ma anche a proposito di ambiente è stato altrettanto netto. Patriottismo dolce per un’identità forte?
Sicuramente sì. Nel presentare l’appuntamento di Mantova abbiamo citato una frase che il Presidente Mattarella ha detto a Salamanca nel marzo scorso: «Cosa può fare l’Europa a fronte della recessione del modello cooperativo multilaterale nella gestione dei rapporti tra gli Stati? Accettare che questo venga soppiantato da una visione contrattualistica fondata sulla competizione? Tocca all’Europa saper dire di no».
Cambiare ottica per affrontare nuove sfide con il patriottismo dolce
A Bonn, afferma che «per troppo tempo abbiamo affrontato in modo inadeguato la questione della tutela dell’ambiente e del cambiamento climatico, opponendo artificiosamente fra loro le ragioni della gestione dell’esistente e quelle del futuro dei nostri figli e nipoti.
Per garantire la capacità di competere, l’Europa ha necessità a lungo termine di abbandonare i combustibili fossili e compiere la transizione, evidenziando il nesso tra decarbonizzazione e competitività».
Di nuovo torna il pensiero del cambiare ottica per capire che in questa sfida tu costruisci una nuova identità, una nuova economia, rinforzi le relazioni nella comunità.
A Mantova Symbola scommette sull’Italia
Abbiamo festeggiato gli 80 anni della Repubblica. Oggi le sfide da affrontare sono molte e molto impegnative in un contesto geopolitico di grande incertezza: dal clima all’economia, dalla tecnologia all’energia, tema centrale per famiglie e aziende. Symbola come vede il futuro dell’Italia?
Come si sarà capito, scommettiamo su un’Italia che fa l’Italia e che prende i suoi fili migliori e li utilizza per tessere un futuro più a misura d’uomo.
Chi volesse saperne di più, qui può trovare in dettaglio il programma del Seminario Estivo e i partecipanti ai diversi panel.







