L'invasione dell'Ucraina ha rivelato in poche settimane quanto fosse illusoria la nostra sicurezza energetica. Il prezzo del gas naturale allora arrivò a 342 euro nell'agosto del 2022 con un aumento di diciassette volte in meno di due anni. Le tensioni attorno all'Iran e allo Stretto di Hormuz ci hanno invece ricordato come questa esposizione non riguardi solo il gas, ma l'intera architettura delle catene di approvvigionamento. L'Europa si è trovata nuovamente vulnerabile perché ha a lungo rinunciato a costruire autonomia, preferendo l'efficienza del breve termine alla solidità del lungo periodo. È un errore che continuiamo a ripetere anno dopo anno. Torino conosce meglio di molte altre città il peso di una trasformazione industriale mancata o ritardata. Sa cosa vuol dire costruire un'identità economica attorno a un solo modello produttivo e trovarsi esposta quando quel modello entra in crisi. Ma sa anche cosa vuol dire reinventarsi, attrarre nuove competenze, far crescere un ecosistema di imprese giovani e innovative capaci di dialogare con la tradizione manifatturiera senza restarne prigioniere. È di questa eredità e di questa tensione in avanti che parlano i Giovani Imprenditori di Unione Industriali Torino. La nostra generazione ha iniziato a fare impresa in un mondo già segnato dall'instabilità e nonostante sia complesso vediamo sempre delle opportunità che si possono generare dai problemi. Da lì deriva una convinzione che vogliamo portare nel confronto con l'intera comunità industriale e sociale: fare impresa in modo nuovo non è una concessione alla sensibilità contemporanea. È l'unica strategia. E passa inevitabilmente per come le imprese gestiscono la propria dipendenza da risorse esterne energetiche, ma non solo. La transizione verso modelli produttivi più efficienti e più diversificati nelle fonti di approvvigionamento non risponde soltanto a un'urgenza ambientale: risponde a una logica industriale precisa. I segnali sono già leggibili: nel 2o23, secondo il rapporto Greenitaly di Symbola e Unioncamere, oltre 432.00o imprese italiane con dipendenti hanno programmato investimenti in prodotti e tecnologie green, circa il 3o% del totale delle aziende. continua a pagina II L'editoriale Per crescere dare spazio ai più giovani. Non è una nicchia: è un pezzo rilevante del sistema produttivo che ha già scelto da che parte stare. Un territorio come il Piemonte, con la sua densità manifatturiera e la sua vocazione all'innovazione tecnologica, ha tutte le condizioni per guidare questa trasformazione a livello nazionale. Ma la dimensione più profonda del cambiamento riguarda il modo stesso in cui una nuova generazione concepisce l'impresa. I valori che animano i Giovani Imprenditori non nascono da una sensibilità moralistica ma nascono dall'osservazione. Nel suo rapporto, State of the Global Workplace 2023, Gallup ha stimato che i dipendenti non coinvolti o attivamente disimpegnati costano all'economia globale 8.90o miliardi di dollari l'anno - il 9% del PIL mondiale. Le imprese con alti livelli di engagement registrano invece una redditività superiore del 23% rispetto alla media. Non stiamo parlando di benessere aziendale come valore astratto: stiamo parlando di margini, di produttività, di capacità competitiva. Il compito che sentiamo come Giovani Imprenditori torinesi è portare questa visione dentro il confronto collettivo, come una precondizione per qualsiasi ambizione industriale nel mondo che ci aspetta. Se gli shock esogeni quindi continueranno ad arrivare, la risposta non sarà mai in una singola tecnologia o in una singola scelta di policy ma in un modo di fare impresa che smetta di trattare redditività e responsabilità come obiettivi in tensione, e le riconosca invece come le due condizioni necessarie di una stessa visione.
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