Le performing arts nel 2025 non hanno visto, sul versante istituzionale, sostanziali evoluzioni. Permane infatti dal lontano 2017 l’attesa del Codice dello Spettacolo[1], provvedimento divenuto per il mondo dello spettacolo una sorta di “Santo Graal”, la cui emanazione, secondo le ultime disposizioni in materia, dovrebbe avvenire entro la fine del 2026. Le assegnazioni dei contributi disposte dal Ministero della Cultura hanno altresì dato luogo a un imprevisto “colpo di scena” che ha visto ampia risonanza presso gli addetti ai lavori, ma anche nei media. Va premesso che a partire dal 1985, anno in cui venne istituito il FUS Fondo Unico dello Spettacolo – ora FNSV Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo – il ministero cui afferisce lo spettacolo (attualmente il Ministero della Cultura) assegna contributi agli organismi che ne fanno richiesta, in presenza di requisiti determinati da decreti emanati dallo stesso Ministero. Nel 2025 è stata dunque deliberata dalla Commissione Consultiva per il Teatro del MIC la “retrocessione” del Teatro della Toscana, dal settore ministeriale dei “Teatri Nazionali” a quello dei “Teatri delle Città di rilevante interesse culturale”, contestualmente a una sensibile flessione della valutazione di qualità (sorte condivisa con diversi altri organismi). La notizia ha visto una certa rilevanza in quanto il Teatro della Toscana si avvale dal gennaio 2025 della direzione artistica di Stefano Massini primo autore italiano al quale è stato assegnato il Tony Awards (massima riconoscimento USA per il teatro) per la categoria “migliore opera teatrale”. Anche a seguito di tali circostanze sono state presentate le dimissioni di tre dei sette membri della Commissione Consultiva per il Teatro del Ministero della Cultura, quelli nominati dalla Conferenza Unificata.[2] L’episodio ha confermato l’improcrastinabilità, a livello centrale, di nuove visioni e strumenti di valutazione.
Già alcuni anni fa, nel Rapporto Io Sono Cultura, avevamo richiamato l'attenzione su un fenomeno in crescita, il cosiddetto Teatro dei giornalisti, ovvero eventi performativi ideati e proposti sul palcoscenico da giornalisti, un “genere” le cui origini sono da ricercarsi in Francia e in USA. Nell’affrontare gli andamenti delle programmazioni degli spazi teatrali del 2025 rileviamo che questa tendenza, in passato di fatto collaterale, rappresenta oggi una realtà sempre più presente sino a diventare, in molti cartelloni, elemento di forte richiamo, come confermano i dati sul pubblico.
Un’indagine pubblicata di recente a cura di Oliviero Ponte di Pino e Cecilia Salerno[3] offre un importante approfondimento sul tema proponendo anche una possibile tassonomia delle diverse declinazioni del genere, che ha visto via via ampliarsi le categorie di professionisti coinvolti. Se dapprima di fatto erano giornalisti, ma anche critici e scrittori, si sono ora aggiunti politici, avvocati, divulgatori scientifici, influencer, addirittura sportivi e altri ancora… Tra di essi c’è chi ha appreso e utilizza modalità teatrali, talvolta riconducibili al melologo, ma prevalgono, tra le varie formule adottate, le “lezioni-spettacolo”. L’elenco dei protagonisti è ormai infinito, dai precursori Marco Travaglio, Andrea Scanzi, Corrado Augias, Piergiorgio Odifreddi sino a Sigfrido Ranucci, Gianrico Carofiglio, Cathy La Torre, Yuri Chechi, per citarne alcuni.
La questione implica ovviamente valutazioni in merito ai consumi culturali, laddove si è venuta a creare di fatto una nuova categoria di spettatori “specializzati”. È altresì inevitabile interrogarsi sulla natura di queste esperienze e sul loro rapporto con il teatro. In alcuni casi possono essere lette come forme di ibridazione tra pratiche e linguaggi differenti; in altri, come espressione della crescente capacità dei teatri di accogliere contenuti e format diversi, ampliando le modalità di utilizzo dei propri spazi. Sarebbe inoltre da approfondire se tali eventi, proposti in contesti differenti – come aule universitarie, auditorium o sale congressi – otterrebbero la stessa risposta di pubblico, e se tali proposte contribuiscano ad ampliare la partecipazione di nuovi pubblici alle forme più canoniche delle arti performative, dalla prosa alla lirica, dalla danza al balletto. È auspicabile che vengano sviluppati studi in tale direzione.
Veniamo ai dati sull’offerta e la domanda. Gli ultimi dati ufficiali relativi al 2025[4], comparati con quelli dell’anno precedente restituiscono scenari complessivamente positivi. Ci limitiamo a prendere in considerazione la prosa e la lirica: la prima ha visto un’offerta di 96.439 spettacoli (+1,8%) seguiti da 17 milioni e 282 mila spettatori (+4,4 %), con una spesa del pubblico pari a 313 milioni e 845 mila euro (+10,5%). Anche la lirica – dopo una contenuta flessione del 2024 – presenta andamenti in crescita: le rappresentazioni sono state 2.974 (+3,3%), gli spettatori 2 milioni 137 mila (+0,1%), la spesa del pubblico è stata pari a 114 milioni e145 mila euro (+3,3%). Questo settore registra altresì un’espansione significativa del pubblico che fruisce degli spettacoli attraverso le piattaforme di streaming.
Sul versante dell’occupazione non si registrano variazioni rilevanti, rispetto all’anno precedente. Nel 2025 i lavoratori ascrivibili a tutti gli effetti al settore dello spettacolo sono stati 300.365 (+2,5%). Si confermano altresì sostanziali differenze tra le diverse categorie per quanto concerne il numero delle giornate lavorative medie. Si conta un minimo di 17 giornate per gli attori (la categoria vede circa 86.500 unità, due terzi dei quali sono però rappresentati da generici e figuranti) e un massimo di 212 per gli impiegati (circa 38.000 unità) [5].

Nel 2025 anche il panorama produttivo dello spettacolo dal vivo (ci limitiamo alla prosa) mostra andamenti costanti sul versante progettuale e della qualità. L’ecosistema di cui trattiamo, se da una parte si compone di spettacoli e interpreti di sicuro impatto, dall’altra propone realtà emergenti meno vincolate alle dinamiche del mercato, come si rileva dai riconoscimenti assegnati nell’anno.
Le Maschere del Teatro Italiano 2025 sono state attribuite, tra le altre, a Re Lear diretto da Gabriele Lavia, coproduzione di Teatro di Roma, Effimera Produzioni – la compagnia del regista con sede a Roma – e LAC-Lugano Arte e Cultura, premiato come miglior spettacolo di prosa; a Roberto Andò per la regia di Sarabanda di Ingmar Bergman, prodotto dal Teatro di Napoli, Teatro Nazionale di Genova e Teatro Biondo di Palermo. Il premio come migliore attore protagonista è andato a un eccezionale Lino Guanciale per Ho paura torero, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano e diretto da Claudio Longhi, trasposizione di Alejandro Tantanian e dello stesso Guanciale dell’omonimo romanzo di Pedro Lemebel. Il premio per il migliore interprete di monologo è stato invece assegnato a Fabrizio Gifuni per I fantasmi della nostra storia, di cui è anche autore e regista, dedicato a Pier Paolo Pasolini e Aldo Moro; a Mario Martone è stato altresì assegnato il premio speciale Italo Gemini in occasione delle celebrazioni dell'ottantesimo anniversario dell’istituzione dell'Agis Associazione Generale Italiana dello Spettacolo.
Tra i Premi Ubu, Davide Enia ha ricevuto il riconoscimento per il migliore nuovo testo italiano, ma anche come interprete, per Autoritratto, uno spettacolo particolarmente intenso, che affronta quella che l’autore definisce la nevrosi dei suoi concittadini di Palermo nei confronti della criminalità organizzata. Segnaliamo anche il premio speciale assegnato al Teatro dei Venti (Modena) per la Trilogia dell’Assedio e i progetti di teatro in carcere e di comunità, e il premio alla carriera a Pippo Delbono, grande protagonista del teatro di ricerca degli ultimi decenni.
Restando nell’ambito dei riconoscimenti Ubu, il premio per il miglior testo non originale è andato all'adattamento di Licia Lanera del romanzo culto di Pier Vittorio Tondelli Altri Libertini, pubblicato nel 1980. Superando di fatto una vera sfida, la Compagnia Licia Lanera (Bari) ha ottenuto un significativo successo di critica che è valso, al protagonista Giandomenico Cupaiuolo, il Premio dell'Associazione Nazionale Critici di Teatro come miglior interprete.

Tra gli spettacoli più apprezzati, merita un posto a parte A place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale della compagnia bolognese Kepler-452, premiato come miglior spettacolo del 2025 nell’ambito dei Premi Ubu, mentre Le Maschere del Teatro Italiano hanno attribuito agli autori Enrico Baraldi e Nicola Borghesi il premio per la migliore novità italiana[6]. A tali riconoscimenti si è aggiunto il premio Franco Enriquez per la drammaturgia. Lo spettacolo, prodotto da più enti, tra i quali Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e Théâtre des 13 vents CDN Montpellier (Francia), è stato realizzato in collaborazione con l’ONG Sea-Watch ed Emergency, con il sostegno dell’Unione Europea attraverso il bando Culture Moves Europe e del Goethe-Institut. A place of safety, esito di una reale esperienza degli autori, quando nel luglio 2024 si sono uniti all’equipaggio della nave di soccorso Sea-Watch 5, ha portato in scena anche veri protagonisti di quei giorni, dando luogo a una forma di teatro partecipato e di denuncia, ponendo all’attenzione i conflitti politici e istituzionali legati ai migranti che affrontano il Mediterraneo. La compagnia rappresenta uno degli esempi importanti (non molti) di artisti del mondo dello spettacolo che prendono posizione o si stanno impegnando professionalmente rispetto ai conflitti di cui siamo in questi anni testimoni.
A tal proposito, un altro esempio importante è rappresentato dallo spettacolo La guerra com’è – ispirato al libro di Gino Strada Una persona alla volta – presentato nella stagione 2025/2026, prodotto dalle compagnie teatrali Infinito (SanSepolcro) e Argot Produzioni (Roma), in collaborazione con Emergency. Lo spettacolo vede in scena Elio Germano, uno degli attori più versatili della scena italiana e il musicista Teho Teardo, autore di iconiche colonne sonore per il cinema e il teatro. Il testo, incentrato sulle testimonianze del fondatore di Emergency, racconta la guerra dalla parte delle vittime e del loro diritto ad essere curati.
Nel 2025 la stessa Compagnia teatrale di Emergency, ideata nel 2000 dall’attore Mario Spallino con obiettivo di sensibilizzare sui temi della guerra, della povertà e dei diritti umani, ha proposto un repertorio articolato di spettacoli. Inserita nell’orizzonte dell’ONG fondata da Gino Strada, la compagnia si configura come un vero e proprio strumento di teatro civile, capace di tradurre in forma scenica le esperienze maturate sul campo.
Rientra nello stesso contesto Contro la guerra, spettacolo realizzato da Palcoscenico Teatro (Cuneo) che affronta il tema dei conflitti contemporanei e delle loro conseguenze sulle popolazioni civili. L'iniziativa, promossa a sostegno di Emergency, ha contribuito attraverso una raccolta fondi, al finanziamento delle attività sanitarie e umanitarie dell'organizzazione nei contesti di guerra. Palcoscenico Teatro, come diversi altri artisti italiani, ha inoltre aderito alla rete Viva Palestina, nata a Genova nel 2023 da un gruppo di artiste attive nei campi del teatro, della musica e della comunicazione visiva, con l'obiettivo di sostenere il popolo palestinese attraverso la diffusione della sua cultura e della sua produzione artistica e letteraria.
Il 2025, in continuità con l’anno precedente, ha visto nel nostro Paese la realizzazione di molti convegni, seminari e attività formative dedicate al rapporto tra attività culturali e intelligenza artificiale: un tema che tocca anche lo spettacolo dal vivo.
Dalle riflessioni sono emerse sostanziali distinzioni tra diversi livelli di interazione. Da una parte l’AI è vista come potenziale tema narrativo, dall’altra come strumento – diretto o di supporto – finalizzato alla scrittura drammaturgica. La strada che maggiormente vede fattivi sviluppi è però quella che assume l’AI come tecnologia innovativa nelle tecniche di allestimento, si pensi alla Turandot allestita nel 2024 dal Teatro alla Scala di Milano. Il ricorso a tale tecnologia consente la generazione di video e ambienti in tempi rapidissimi, nuovi utilizzi di luci e suoni, sistemi di progettazione scenografica impensabile sino a pochi anni or sono.
Sul versante della scrittura sono state realizzate interessanti sperimentazioni sulla ibridazione tra la macchina e l’autore reale, come nel caso dello spettacolo Dialoghi Al Buio ideato da Michele Fiaschi, prodotto dalla compagnia Sartoria Caronte di Lari (Pisa) e dal collettivo multidisciplinare Genìa (Palermo), presentato al Collinarea Festival di Lari nel 2025. Il progetto esplora il potenziale dell’intelligenza artificiale nella scrittura teatrale, utilizzando ChatGPT come strumento principale per la generazione di un monologo originale. L’autore ha guidato il processo creativo allineando contenuti, tono e struttura all’AI, considerata un vero partner creativo, coinvolto anche nella fase di adattamento scenico.
In realtà, l’introduzione nel mondo dello spettacolo dell’AI comporta implicazioni di ordine non solo estetico (peraltro controverse), ma anche economico, etico, giuridico – si pensi agli aspetti legati al diritto d’autore –, occupazionale, argomento quest’ultimo divenuto oggetto di crescente preoccupazione in molti settori. È ancora vivo il ricordo dello sciopero indetto nel 2023 dal Wga (Writers Guild of America), il sindacato americano degli sceneggiatori, supportato a sua volta da quello degli attori; durato 148 giorni, rivendicava maggiori tutele per i professionisti dell’audiovisivo rispetto all’impiego dell’AI. La materia è stata affrontata anche nel nostro Paese: alla fine del 2023 si è giunti a un accordo afferente al Contratto collettivo nazionale di lavoro degli interpreti del settore audiovisivo che disciplina l’impiego dell’AI nelle prestazioni attoriali e nei diritti connessi.
Tra le diverse innovazioni che stanno interessando il settore, un ruolo crescente è svolto da strumenti finalizzati ad affiancare l'esperienza teatrale. Si colloca in questo ambito la rapida diffusione dei podcast dedicati al teatro, potenzialmente capaci di ampliare narrazioni e pubblici. Di particolare rilevanza è la linea produttiva del Teatro Metastasio di Prato che ha dato vita al podcast Teatri di guerra – scritto da Graziano Graziani e dal sopra citato Enrico Baraldi – che giustapponendo testimonianze e riflessioni racconta delle visite dei due autori ad alcuni importanti teatri ucraini che hanno ripreso l’attività e continuano a lavorare nonostante il conflitto tra Ucraina e Russia. Il podcast, caso abbastanza unico, ha visto anche una versione live – realizzata da Fandango Podcast, in collaborazione con Dis Film e distribuito da RaiPlay Sound – che ha debuttato nell’ambito dell’edizione 2025 del Mittelfest di Cividale del Friuli, importante festival interdisciplinare di spettacolo dal vivo.
Chora Media, uno dei principali player nel settore dei podcast, ha altresì avviato una collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano finalizzata alla realizzazione del podcast La vertigine, scritto da Ilaria Orrù e narrato da Costanza Orlando, che analizza cinque titoli della stagione 2025. Attraverso le testimonianze di compositori ed esperti, vengono analizzate cinque opere della stagione 2025 della Scala: Norma di Bellini, Tosca di Puccini, Così fan tutte di Mozart, Rigoletto di Verdi e la nuova opera di Francesco Filidei tratta dal romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa.
Sempre a Milano, il Centro Campo Teatrale ha attivato una sezione podcast realizzata da artisti di UNPROTECTED, collettivo interdisciplinare che affianca alla produzione teatrale attività di ricerca e sperimentazione. Tra i podcast prodotti, Alieni in Onda, che esplora con esperti, temi della contemporaneità.
Vogliamo in conclusione porre attenzione, per “dovere di cronaca” sull’episodio rappresentato dalle esternazioni di Timothée Chalamet, attore di punta della nuova generazione di Hollywood, che ha messo fortemente in dubbio l’interesse del pubblico verso l’opera e il balletto. La circostanza ha dato luogo a risentite e sdegnate risposte di alcuni dei più importanti teatri internazionali, dalla Teatro alla Scala di Milano, all’Opéra national de Paris, alla Royal Opera House di Londra, cui hanno fatto seguito sui social alcuni milioni di reazioni di condivisione. Contrariamente alle aspettative dell’attore, tutto ciò ha contribuito a confermare la centralità di quelle forme di spettacolo, e più in generale, del ruolo della cultura.
Suggerimenti di lettura
- Lucio Argano e Francesco Giambrone (a cura di), Lo spettacolo in Italia. 1945-2025: ottant’anni di AGIS, Il Mulino, Bologna, 2025.
- Mimma Gallina, Ri-organizzare Teatro. Produzione, distribuzione, gestione, Franco Angeli, Milano, 2026.
- Massimo Marino, La Fenice rinnovata. 1979-1986 Gli anni del cambiamento, Marsilio, Venezia, 2026.









