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di Bruno Zambardino

Il cinema evidenzia il ritorno alla voglia di raccontare storie e di farlo sul territorio. A dimostrarlo i numerosi set sparsi in tutta Italia, il tutto esaurito degli studios di Cinecittà, la piena occupazione delle maestranze tecniche e artistiche, la crescita delle coproduzioni internazionali, mentre i film italiani tornano a popolare i più importanti festival internazionali. Lenta è la ripresa degli incassi di spettatori in sala, ma alcuni casi giovani e innovativi dimostrano che i cinema possono tornare al centro della vita sociale e culturale del nostro Paese.

Non è più una novità che il mercato della produzione in Italia sia caratterizzato, ormai da alcuni anni, da grande dinamismo anche a dispetto della pandemia: complice la crescita della domanda di contenuti, il consolidarsi dei grandi gruppi internazionali di streaming e robuste politiche pubbliche di incentivazione, sembra tornata la voglia di raccontare storie, di intrattenere il pubblico nazionale ed internazionale e di farlo sul territorio. Lo Stivale intero è un immenso set a cielo aperto per produzioni nazionali, europee, hollywoodiane e bollywoodiane. L’esempio più palese di questa grande vitalità è la rinascita degli studios di Cinecittà a Roma, che ormai da mesi lavorano a pieno ritmo con ricavi raddoppiati e il ritorno di star internazionali del calibro di Anthony Hopkins, Angelina Jolie o Edward Berger. La piena occupazione delle maestranze consentita dal ritorno di grandi produzioni (facilitate da politiche incentivanti) si accompagna ad un dinamismo produttivo legato a volumi crescenti di titoli e fame di contenuti. Fenomeni che si traducono in un momento estremamente positivo anche per gli autori e sceneggiatori nostrani di cinema e serie tv (soprattutto quelli più affermati), sempre più richiesti dalle grandi piattaforme distributive, cui fanno da tramite le produzioni italiane. Oggi più che mai c’è spazio anche per autori e produttori emergenti, per i quali la DGCA ha messo in campo aiuti specifici, come il fondo per le coproduzioni minoritarie, pensato all’origine per favorire l’internazionalizzazione delle società di produzione “giovani”. La linea di intervento principale è Giovani Autori, a cui si aggiunge incidentalmente la linea di intervento relativa alle Opere Prime e Seconde che talvolta (ma non sempre) privilegia i registi con meno di 40 anni: nel caso di Giovani Autori, nel 2022 le domande sono state 37, in sensibile aumento rispetto alle 20 delle annualità precedenti [1] ; nel caso di Opere Prime e Seconde il numero di domande medio per il 2022 è 63, stabile rispetto agli anni passati. Tra i titoli che hanno usufruito della misura Giovani Autori, nel 2018 Bangla della Fandango, nel 2019 Favolacce dei fratelli D'Innocenzo per Pepito Produzioni, nel 2020 Amanda di Caterina Cavalli per Elsinore Film (presentato a Venezia e Toronto), nel 2021 Piove di Paolo Strippoli per Propaganda Italia.

I titoli nazionali, oggi più che in passato, hanno l’opportunità di essere distribuiti sui mercati esteri grazie anche alla crescita delle coproduzioni, hanno attratto fra il 2017 e il 2020 quasi cento milioni di euro, più del doppio dei quattro anni precedenti [2]. Per dare un’idea del successo, basti pensare che il festival di Cannes 2023 ha ospitato in concorso ben tre coproduzioni maggioritarie italiane: Rapito di Marco Bellocchio, di Kavac Film, casa di produzione romana fondata dallo stesso regista, la bolognese IBC Movie e Rai Cinema, in coproduzione con case cinematografiche francesi e tedesche; Il sol dell’avvenire di Nanni Moretti, prodotto da Sacher Film, compagnia di produzione e distribuzione dello stesso regista, Fandango, Rai Cinema e una casa di produzione francese; La chimera di Alice Rohrwacher, della bolognese Tempesta e Rai Cinema, in coproduzione con case di produzione svizzere e francesi. A queste si aggiungono le coproduzioni minoritarie, a cui la DGCA del Ministero della Cultura ha dedicato un bando apposito e che ha portato società nazionali anche emergenti a trionfare nelle principali competizioni internazionali: Alcarràs di Carla Simon, di produzione spagnola con la casa romana indipendente Kino produzioni, ha trionfato a Berlino lo scorso anno. Ma anche EO di Jerzy Skolimowski, coproduzione Polonia (Skopia Film) e Italia (Alien Films, Roma), Il Boemo di Petr Václav coproduzione Repubblica Ceca (Mimesis Film), Italia (Dugong), Slovacchia (Sentimentalfilm), Manodopera di Alain Ughetto, coproduzione maggioritaria francese, coprodotta dalla torinese indipendente Graffitidoc. Non si arresta la tendenza, già evidenziata un anno fa, a fare shopping in Italia da parte dei grandi gruppi produttivi internazionali, che, se da un lato ha dimostrato una maggiore attrattività delle nostre produzioni, portando a una maggiore spendibilità dei nostri prodotti fuori dai confini, dall’altro ha suscitato la preoccupazione del governo e le conseguenti intenzioni di invertire la rotta. Nel nostro mercato nazionale, i grandi player esteri hanno condotto un’aggressiva campagna acquisti di alcune tra le maggiori società di produzione italiane, tra cui Cattleya e Palomar (tra le      maggiori case di produzione cinematografica e televisiva in Italia), Wildside, Stand By Me, Picomedia e Lux Vide [3].

A tal proposito, il Ministero della cultura (MiC) ha istituito un tavolo, al quale partecipa anche l’Istituto per il Credito Sportivo, attraverso il quale è allo studio un fondo o un veicolo societario per sostenere le aggregazioni a guida italiana, in linea con il processo di consolidamento a livello internazionale, che ha portato, ad esempio, all’acquisizione di MGM da parte di Amazon o, più di recente, alla fusione tra AT&T/Warner Media con Discovery. Eppure gli strascichi della pandemia continuano a farsi sentire. Alla grande richiesta di contenuti fruiti su una gamma sempre più ampia e diversificata di servizi on demand, si contrappone il lento e faticoso recupero del pubblico dalle sale, che il governo prova a tamponare con varie iniziative per riportare gli spettatori al cinema. Tra queste, l’iniziativa Cinema in Festa, lanciata da ANICA e ANEC con il supporto del MiC e la collaborazione del David di Donatello – Accademia del Cinema Italiano, abbraccia 5 anni (2022-2026), prevede per due volte l’anno, a giugno e a settembre, un periodo di cinque giorni di ingressi a prezzo ridotto per film in normale programmazione, anteprime, masterclass e altri eventi speciali alla presenza dei protagonisti. Di recente alcuni titoli anche italiani indicano interessanti segnali in controtendenza; ci si riferisce a La Stranezza di Roberto Andò, a Dante di Pupi Avati e più di recente all’ultimo film di Nanni Moretti Il Sol dell’Avvenire. La capacità di raccontare storie originali, o storie note scegliendo punti di vista insoliti, la bellezza dei luoghi, apprezzabili meglio da uno schermo cinematografico, le capacità attoriali e le qualità registiche, ma anche un rinnovato interesse nel fare film che sono studiati e pensati per piacere ad un pubblico internazionale (Nanni Moretti, un veterano del Festival di Cannes, anche quest’anno ha presentato il suo film alla Croisette) sono senza dubbio alcuni dei motivi del successo di queste pellicole. È inoltre un paradosso che i volumi crescenti di titoli, la fame di contenuti, la piena occupazione anche nel nostro Paese [4] si accompagnino ad alcuni segnali di criticità che, per la prima volta, oscurano la crescita fino ad oggi inarrestabile dei grandi gruppi internazionali di streaming. Nel 2022 Netflix ha assistito, per la prima volta in 10 anni, a un calo di abbonati [5]; per rimettere i conti a posto dopo la crisi causata dal Covid, ma anche per la concorrenza di altri gruppi, Disney ha annunciato un taglio di 7.000 posti di lavoro che permetterà all’operatore di risparmiare fino a 5,5 miliardi di dollari [6]; Prime Video sembrerebbe spendere cifre molto alte per l’acquisizione dei contenuti [7], in alcuni casi non giustificate dai risultati in termini di fruizioni. D’altra parte lo streaming, in crescita costante negli ultimi 15 anni, ha avuto il suo momento d’oro proprio durante la pandemia, quando ha intrattenuto milioni di persone costrette a casa dal rischio del contagio. Ma già nel 2020 il Boston Consulting Group poneva dubbi sul fatto che tali modelli di business, che hanno portato a una lievitazione dei budget, potessero essere sostenibili a lungo e ipotizzava che sarebbe sopravvissuto solo chi avesse individuato modelli equilibrati e flessibili [8].

Assodata dunque la necessità di mantenere livelli produttivi elevati e di qualità garantiti anche dal forte impegno pubblico che ogni anno destina circa 750 milioni di euro alla filiera (di cui oltre la metà delle risorse destinate al tax credit), non si può non fare i conti con le sfide che si presentano nell’immediato futuro. Una di queste è la transizione ecologica che investe il mondo del cinema al pari di tutti gli altri settori. Come accennato in passato, le iniziative volte a rendere il settore cinematografico e audiovisivo più attento all’ambiente in tutte le fasi della filiera sono ormai tante e significative. Il disciplinare Green Film ideato da Trentino Film Commission è divenuto best practice europea nel fornire istruzioni per set ecosostenibili: tra le produzioni italiane riuscite ad ottenere il protocollo c’è, ad esempio, il film italiano Le proprietà dei metalli (2023) di Antonio Bigini, prodotto dalla società senese Kiné con Rai Cinema. Il film ha totalizzato sul territorio 28 giorni, dichiarando, tra i criteri green, allacci temporanei alla rete di distribuzione elettrica, alloggi entro i 10 km dal set, acqua potabile tramite rete idrica locale, somministrazione pasti tramite catering senza cestini, stoviglie e bicchieri riutilizzabili, riciclo e riutilizzo materiali di scena, raccolta differenziata e via dicendo, salvando -6,03t di CO₂. Lato promozione, l’Associazione festival italiani di cinema (AFIC) ha proposto le linee guida per organizzare festival green, un vero e proprio vademecum con consigli pratici e operativi suddivisi in 10 aree tematiche. Infine, non va dimenticato l’apporto della Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura, che prevede premialità sull’assegnazione dei contributi selettivi (e da quest’anno anche quelli per la promozione) per chi si impegna ad ottenere una certificazione per la sostenibilità ambientale. Da alcuni anni il MIC ha avviato una collaborazione con l’attuale Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che ha portato alla redazione dei CAM – Criteri Ambientali Minimi per la realizzazione di eventi culturali. I CAM sono il punto di partenza per la preparazione di linee guida che riguarderanno tutta la filiera – produzione, distribuzione, sale, industrie tecniche e promozione – attraverso un protocollo di intesa tra i due ministeri che sarà operativo a breve.

L’altra sfida è il problema ormai strutturale dei cinema: la pandemia ha fatto esplodere l’esigenza di rinnovare completamente le modalità con cui vengono gestiti, nella consapevolezza che non basta più la semplice proiezione di un film per far sopravvivere una sala, ma bisogna stimolare e coinvolgere il pubblico attraverso rassegne, eventi, incontri con i talent, etc. Gli spazi devono essere concepiti come luoghi di intrattenimento che, pur mantenendo centrale la visione del film, comprendano altre attività collaterali per allargare e differenziare le tipologie di pubblici raggiunti. È quel che promette l’acquisto del Cinema Fiamma di Roma da parte del Centro Sperimentale di Cinematografia: alla riapertura, prevista a fine 2023, le due sale programmeranno sia cinema di patrimonio che di prima visione, con particolare attenzione alla qualità e all'innovazione; inoltre, il nuovo Fiamma avrà una caffetteria, un'aula studio, un punto mediateca e un corner della Biblioteca Luigi Chiarini. Un esempio unico nel suo genere nel panorama di Milano è il Cinema Arlecchino, dal 2022 in gestione alla Cineteca Milano, locale storico e cinema d’arte moderna, a cui la Cineteca ha dato nuova vita ponendolo al centro della vita culturale della città, aperto ai festival, alle scuole ed eventi di vario tipo, come concerti, mostre d’arte ed esposizioni temporanee. Lo stesso Cinema America di Roma ha chiuso un annoso contenzioso che avrebbe voluto i suoi spazi riconvertiti in parcheggi e edifici: una sentenza del TAR Lazio ha definitivamente inquadrato l’immobile come una testimonianza della storia della cultura degli anni cinquanta, per questo non potrà più essere demolito e riconvertito ma tutelato come bene storico. Il Cinema America tornerà quindi alla sua attività: ancora non si sa se sarà gestito dalla Fondazione Piccolo America (che nel 2012 lo occupò per impedirne la riconversione) e che in questi anni ha fatto molto parlare di sé grazie ai successi ottenuti nella gestione del Cinema Troisi. Cinema, quest’ultimo, che nel 2022 si è aggiudicato il Biglietto d’Oro, nella categoria monosale. La chiave del successo dei giovani coinvolti nella fondazione è – accanto ad un’abile strategia di fund raising intercettando notevoli risorse pubbliche - saper creare degli efficaci percorsi di avvicinamento anche a favore di produzioni non mainstream. È quello che è successo, ad esempio, con Le otto montagne, la cui proiezione è stata preceduta da incontri con alpinisti esperti e, grazie alla collaborazione con le maggiori associazioni di trekking romane (e non solo), in sala sono arrivate anche persone non direttamente interessate al film. Oppure, prima di Everything Everywhere All At Once c’è stata una lezione sul multiverso con un docente di Tor Vergata, e via dicendo. Il circuito Movie Planet (nove multiplex diffusi tra Piemonte e Lombardia) ha avviato un ambizioso progetto di rinnovamento grazie anche alle risorse del PNRR per l’efficientamento energetico puntando ad un target alto-spendente offrendo loro “sale boutique” caratterizzate dai più elevati standard tecnologici (proiezioni laser 4K, audio Dolby Atmos e poltrone Vip con ricarica usb e illuminazione led) ed alti livelli di servizi aggiuntivi e di comfort.

C’è chi sostiene, inoltre, che le sale dovrebbero stringere alleanze sempre più forti e strutturate con il vivace mondo dei festival tenuto conto che in larghissima parte si svolgono proprio nelle sale cinematografiche e talvolta contribuiscono alla loro esistenza in vita o perfino alla loro riapertura. Formano un pubblico inedito che altrimenti andrebbe in sala meno di una volta l’anno e ignorerebbe tutto della memoria del secolo e della grammatica delle immagini. Inoltre sono ormai lo spazio privilegiato per scoprire e promuovere film altrimenti penalizzati dalla distribuzione normale, a cominciare da quelli italiani e da quelli indipendenti o più coraggiosi. In fin dei conti sono ormai un circuito parallelo che fa respirare il sistema-cinema.[9] Sono infine allo studio anche nel nostro Paese sperimentazioni (come quella avviata da AMC negli Stati Uniti) che propongono fasce di prezzo differenti in funzione della tipologia di posto assegnato, in analogia a quanto accade in caso di concerti, spettacoli teatrali o eventi sportivi. Va ricordato che strategie di prezzo dinamico in base al contenuto, alla tenitura, all’orario e al posto in sala scelto, con l’obiettivo di accrescere ed incentivare l’esperienza di consumo da parte dello spettatore, secondo i primi risultati registrati soprattutto nei multiplex, potrebbero rivelarsi efficaci per riavvicinare il pubblico in sala in questa fase di recupero post-pandemico.

Da tempo è ormai forte la consapevolezza che per stare al passo con i tempi e vincere la concorrenza degli altri paesi non bastano le bellezze architettoniche e paesaggistiche, ma più che mai è necessaria la competenza degli addetti ai lavori. L’altra sfida da affrontare per gli anni a venire è dunque quella della formazione. LuceLab Cinecittà è il nuovo progetto di formazione e di aggiornamento per lavoratori, manager, studenti e aspiranti professionisti del settore avviato da Cinecittà e Archivio Luce. L’iniziativa si avvale della collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Fondazione Maxxi di Roma, Associazione Italiana Scenografi, Costumisti e Arredatori (ASC), BeRight (nuovo brand collegato allo Studio Legale BeLaw) e Rainbow CGI, lo studio di animazione in 3D più grande d’Italia del gruppo marchigiano Rainbow, fondato da Iginio Straffi. Il progetto si inserisce nel quadro delle risorse del PNRR e prevede programmi di alta formazione da realizzare tra il 2022 e il 2026, con lo scopo di sviluppare e attuare una strategia nazionale per la formazione audiovisiva ad ampio respiro. Anica Academy, con sede a Roma, è invece la scuola italiana di alta formazione per il cinema, l’audiovisivo e i media, che dal grande schermo alle nuove piattaforme interattive, offre un percorso formativo completo curato da esperti dell’intrattenimento mondiale. La scuola è nata non solo per volontà dell’associazione di categoria che rappresenta le industrie italiane del cinema e dell’audiovisivo, ma anche grazie alla collaborazione di società di produzione italiane come Medusa Film (Roma) e la Rai, francesi (Gaumont) e americane (Paramount, Netflix) e soggetti attivi nella distribuzione come la romana Vision Distribution. Lato esercenti, si è visto come gli esempi virtuosi di uso delle sale cinematografiche spianino la strada a nuove possibilità per i cinema, che dovranno “aprire” i propri spazi ad altre attività, ma allo stesso tempo raggiungere il pubblico e acquisire nuove competenze. Interessante la proposta di Anec di due giorni di panel e incontri (Anec Lab) in collaborazione con Cineventi e con il sostegno di Anica, dedicata alla formazione degli esercenti cinematografici che, rispondendo alla crescente domanda di figure esperte di digital PR e comunicazione attraverso i social network del prodotto cinematografico, è finalizzata all’approfondimento di strategie e strumenti per la promozione dei film in sala. Infine, non sono da trascurare le sfide che provengono dai territori, sempre più protagonisti del processo produttivo: se la presenza di finanziamenti e di personale qualificato rappresenta un valore aggiunto per la scelta di una location, alcune realtà virtuose, come ad esempio le Manifatture Digitali Cinema di Prato e Pisa, sono delle vere e proprie eccellenze nel proprio ambito, partendo da punti di forza dei rispettivi territori (sartoria e nuove tecnologie) e declinandoli al settore cine-audiovisivo. Oltre a offrire alle produzioni audiovisive in un solo ambiente gli spazi di cui hanno bisogno (uffici, sale casting, sale costumi dotate di camerini con servizi e docce, sale trucco e parrucco e sale proiezioni), le manifatture hanno introdotto le cosiddette botteghe di alta specializzazione. Ispirate al modello di bottega rinascimentale, offrono a chi fa cinema la possibilità di “imparare facendo” affiancando i grandi maestri, ovvero esperienze di apprendimento e laboratoriali all’interno del processo di realizzazione di un prodotto audiovisivo. Tra le buone pratiche provenienti dalle regioni non si possono non citare alcuni esempi di produzioni che hanno fatto del territorio un proprio punto di forza: The Good Mothers, serie Disney+, prodotta dalla inglese House Productions e la romana Wildside (gruppo Fremantle), scelta e finanziata da Calabria Film Commission con il Bando per il sostegno alle produzioni audiovisive in Calabria 2021, è stata premiata quest’anno con il nuovo Berlinale Series Award. La serie è stata girata principalmente in Calabria per 6 settimane, anche con attori e professionisti calabresi che hanno lavorato sul set, dimostrando una professionalità sempre più qualificata.

Altra best practice sul territorio, ma questa volta di produzione dell’americana HBO: è la pluripremiata serie The White Lotus: dopo la prima serie girata alle Hawaii, la seconda stagione è stata ambientata sul territorio siciliano, tra Taormina e Cefalù, grazie alla collaborazione con la romana Lucky Red e alcune film commission locali, tra cui Catania Film Commission. Il grande successo della serie ha generato un indotto locale di svariati milioni di euro senza considerare il ritorno in termini di visibilità turistica per tutte le location coinvolte, compreso l’hotel di Taormina protagonista delle riprese, già sold out per i prossimi mesi. Cresce l’attenzione anche sui videogiochi, come testimonia il finanziamento pubblico al settore da parte del Ministero della Cultura che nel 2022 è triplicato (il fondo tax credit è arrivato a quota 16 milioni di euro) contribuendo a rafforzare le dimensioni anche occupazionali degli sviluppatori. Anche il Piano Cinema per la Scuola promosso dal MiC e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MiM) si sta occupando del settore: è allo studio il lancio di un bando serious game rivolto alle scuole primarie e dell’infanzia per accrescere l’utilizzo consapevole e responsabile del videogioco anche come strumento didattico innovativo in grado di rendere l’insegnamento più efficace. Molto attuale anche il versante delle nuove tecnologie con il tema del metaverso, dell’IA generativa e dei token non fungibili NFT: dinamiche che impongono una seria riflessione sul mondo della proprietà intellettuale e sulla gestione della protezione dell’autore dell’opera. Grande impatto ha avuto lo sciopero dei doppiatori che reclamano non solo il rinnovo del contratto ma anche un’attenzione a livello normativo per evitare abusi nella cessione di diritti all’uso della voce ad aziende che lavorando con l’intelligenza artificiale in grado di riprodurne i dialoghi. Intanto ad Hollywood si inizia ad immaginare un futuro non troppo lontano in cui i produttori indipendenti potranno realizzare film e serie senza più dipendere da Studios, streamers e grandi gruppi media utilizzando modelli in grado di prevedere con l’intelligenza artificiale quali hanno maggiore probabilità di successo.

Per quanto riguarda invece il ricorso alla blockchain nell’audiovisivo, artisti del calibro di Sofia Coppola e Steven Soderbergh si mostrano favorevoli a spostare almeno in parte il processo decisionale sulla rete di computer e protocolli su cui viaggiano e si scambiano, tra le altre cose, criptovalute e token non fungibili (NFT). Nel nostro Paese, Rai Cinema da tempo si inserisce in un percorso di innovazione, ricerca e sperimentazione dei linguaggi partecipando alla creazione di una mostra su NFT e cinema nel mondo del metaverso. Lo spazio di Rai Cinema nel metaverso The Nemesis, gratuito e accessibile da pc o smartphone, accoglie la versione digitale della mostra NFT Cinema. Digital Storytelling e Metaverso a cura di Simone Arcagni e Mattia Nicoletti ospitata in versione fisica anche a RomeVideoGame Lab a Cinecittà. Ripensare il cinema a partire dalle sue criticità, intercettare gli strumenti di comunicazione adatti a raggiungere il pubblico, utilizzare la tecnologia per innovare e sperimentare stando al passo con i tempi, anticipandoli se possibile, come avviene nei film di fantascienza, formare i futuri addetti facendo attenzione alle richieste di figure sempre più specialistiche da parte del mercato. Il futuro del cinema riserva tantissime possibilità a patto che si riescano a cogliere nei modi e nei tempi giusti.

Suggerimenti per il lettore

  • APA – Quarto rapporto sulla produzione audiovisiva nazionale, 2022.
  • Marco Gisotti, Ecovisioni - L’ecologia al cinema dai fratelli Lumière alla Marvel – in 100 film e 5 percorsi didattici, Edizioni Ambiente, 2023.
  • European Commission, The European Media Industry Outlook, 2023.

 


Il sol dell'avvenire


The White Lotus


La Chimera

[1] Il regista e almeno uno tra sceneggiatore, autore della fotografia, autore delle musiche originali, autore della scenografia deve presentare il requisito dell'età inferiore ai 35 anni.

[2] ANICA ed eMedia, I film italiani sui mercati esteri, 2022.

[3] APA, IV Rapporto sulla produzione audiovisiva nazionale, 2022.

[4] Ibidem. Sono 111.235 i lavoratori coinvolti nelle attività dell’audiovisivo, suddivisi in 44.075 dipendenti, 47.014 autonomi, 14.155 amministratori, 3.488 dipendenti ex-Enpals e 2.502 imprenditori – considerando anche l’indotto, il settore coinvolge oltre 200 mila lavoratori.

[5] Netflix ha perso 200mila abbonati: primo calo in dieci anni. Il titolo crolla del 25% nell’after hours, Il Sole 24 Ore, 2022.

[6] Disney taglia 7 mila posti di lavoro per rimettere i conti a posto dopo la crisi Covid, La Stampa, 2023.

[7] Kim Masters, Inside Amazon Studios: Big Swings Hampered by Confusion and Frustration, The Hollywood Reporter, 2023.

[8]  Mallikarjun Vaddi, Will Peak TV Burst the Video Content Bubble?, BCG 2020.

[9] Giorgio Gosetti, Il futuro dei cinema – Esercenti e festivalieri alleati riportino la sala al centro del villaggio, The Hollywood Reporter, 2023.

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