L'Italia sa innovare e competere nei settori ambientali, ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell`economia circolare nei comparti dell`efficienza, dell`elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell`innovazione verde europea». Cosi Ermete Realacci, commenta lo studio «Competitivi perché sostenibili», realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e col Centro Studi Tagliacarne. Da questa indagine è emerso come l`Italia sia tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti "green" e al terzo posto per quota di imprese con brevetti rispetto al totale (16,5 ogni mille aziende). Non solo: risultano in crescita costante gli investimenti in sostenibilità con 578.450 imprese, che tra il 2019 ed il 2024 hanno realizzato eco-investimenti, pari al 38,7% del totale. Il manifatturiero rappresenta il motore principale dell`innovazione (59%), seguito dalla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all`ingrosso e costruzioni (3,5%) e il nostro Paese detiene brevetti importanti in molti comparti-chiave. «Da tutto questo - spiega Realacci - emerge in modo chiaro come si debba accelerare in questa direzione. Dovremmo anche imparare a valorizzare meglio i nostri punti di forza: in infiniti settori l`Italia è avanti, ma non lo sa comunicare». a pagina IX
STUDIO «COMPETITIVI PERCHÉ SOSTENIBILI». L'Italia tra i primi tre Paesi in Europa per numero di brevetti "green". Realacci: «Puntiamo sull`intelligenza umana». L'Italia è sul podio non solo per i Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina, recentemente conclusisi, bensì anche perché figura tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti "green" ed è terza per quota di imprese con brevetti rispetto al totale (16,5 ogni mille aziende). A dirlo, è lo studio «Competitivi perché sostenibili», realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e col Centro Studi Tagliacarne. Da questa indagine è emerso come siano in crescita costante gli investimenti in sostenibilità con 578.450 imprese, che tra il 2019 ed il 2024 hanno realizzato eco-investimenti, pari al 38,7% del totale. In particolare è stata rilevata la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi ed alla gestione efficiente delle risorse energetiche ed ambientali (12%); si tratta di un insieme di innovazioni, che contribuiscono alla sostenibilità, migliorando l`efficienza dei processi interni e riducendo consumi, sprechi ed emissioni. A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%), soluzioni cruciali per garantire prestazioni energetiche elevate e un controllo accurato delle infrastrutture elettriche. Il terzo ambito per rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%). Figurano poi le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità, riguardanti telai, sistemi di sterzo, sospensioni e simili, nonché le soluzioni per le reti di distribuzione in corrente alternata o continua, i sistemi di gestione e ricarica delle batterie, l`alimentazione da più fonti e le tecnologie per la trasmissione wireless dell`energia. Il manifatturiero rappresenta il motore principale dell`innovazione (59%), seguito dalla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all`ingrosso e costruzioni (3,5%). Il nostro Paese detiene brevetti importanti in molti comparti-chiave quali la mobilità sostenibile (31% sul totale dei brevetti, che nel mondo riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici), l`efficienza energetica - in cui superiamo la media europea -, la gestione dei rifiuti e le acque reflue, le tecnologie ICT (+270% negli ultimi dieci anni). Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte sono le Regioni, che trainano questa dinamica, forti della loro tradizione manifatturiera e della loro capacità di trasformare ricerca e know-how industriale in soluzioni concrete. Le imprese sono le principali protagoniste della trasformazione in atto, poiché sono titolari dell`81,9% delle domande pubblicate; seguono le persone fisiche (12,9%) e gli enti (5,2%). Ne parliamo con Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola. Presidente, cosa emerge da questo studio? «Lo studio evidenzia il nesso tra innovazione verde e competitività. Le imprese italiane, che depositano brevetti in tecnologie verdi, si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti, hanno un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per azienda contro i 41 milioni di quelle "non green") e registrano una maggiore produttività (144.000 euro di valore aggiunto per addetto contro 92.000). Il 57,8% di queste imprese esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento; il capitale umano è più qualificato con una quota più alta di laureati (29,7%) ed attraggono più capitale dall`estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere contro il 31,7% delle imprese "non green`: Non v`è dubbio, quindi: la più grande fonte di energia rinnovabile e non inquinante è l`intelligenza umana e, per dirla con una battuta, essere buoni conviene. Insomma, le imprese, che si sono mosse sul fronte della sostenibilità, della green economy, vanno meglio». I traguardi raggiunti possono bastare? Ci possiamo ritenere soddisfatti? «Sì, purché però si continui a guardare avanti: l`Italia può fare di più, sa innovare e competere nei settori ambientali, ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell`economia circolare nei comparii dell`efficienza, dell`elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell`innovazione verde europea». Cosa si dovrebbe fare, quindi? «Vede, il ricorso al segreto industriale in Italia è molto più alto che in al- tri Paesi, perché appare più semplice, ma è anche meno tutelante. L`Italia è forte quando fa l`Italia: noi sappiamo difenderci bene, ad esempio nell`export, ma rischiamo sulle politiche di carattere nazionale, che andrebbero fatte su scala più grande. Le faccio tre esempi. Primo esempio: noi all`inizio di questo millennio avevamo già una forte presenza di energia rinnovabile, superiore al 20%, perché avevamo l`idroelettrico, contro il 4-5% della Germania; poi, però, la Germania è arrivata al 60% e noi siamo rimasti al 40: è chiaro pertanto come i tedeschi abbiano fatto delle scelte, che invece noi non abbiamo compiuto. Secondo esempio: la Cina l`anno scorso ha installato più di 450 Gigawatt di fonti rinnovabili, soprattutto nel campo dell`energia solare, dell`eolico e dell`idroelettrico, mentre il nucleare è poco più di 1 Giga watt. Sa perché? Perché il nucleare costa di più. Terzo esempio: perché l`Enel sta andando bene in Borsa? Perché ha presentato il suo piano pluriennale, in cui ha puntato tutto sulle energie rinnovabili. Da tutto questo emerge in modo chiaro come si debba accelerare in questa direzione. Dovremmo anche imparare a valorizzare meglio i nostri punti di forza: in infiniti settori l`Italia è avanti, ma non lo sa comunicare». Come giudica, allora, la scelta dell`Europa di rallentare sulla decarbonizzazione? «L`Europa può anche dire di frenare, ma il mercato va da un`altra parte. Guardiamo al comparto delle automobili: tra dieci anni che fine faranno le aziende, che non si sono attrezzate sul fronte dell`elettrico? Si può ritardare, ma, così facendo, si arretra».