Una piazza aperta a tutte e ti piani di espansione; il paese mediterraneo I a dipendenza mondiale dai combustibili fossili è il cuore malato dell'attuale intreccio fra emergenza climatica, conflitti geopolitici, difficoltà economiche e perfino crisi sanitaria. Una policrisi all'insegna della diseguaglianza. Secondo nuove analisi pubblicate sulla rivista scientificaNatureHealth, nell'estate 2026 nelle città europee si sarebbero verificati oltre 50.000 decessi in eccesso dovuti al caldo; ben 13.303 nelle 87 aree urbane italiane prese in esame. Brucia anche il mare: nel Mediterraneo le temperature superficiali hanno raggiunto valori fino a 8 °C sopra la media 1991-2020; sono interessate anche le acque profonde, con gravi ripercussioni sulla biodiversità. Caldo e siccità hanno poi ridotto i raccolti agricoli e aumentato costi e prezzi.A livello globale, l'emergenza, con eventi estremi a ripetizione, è la nuova normalità (si aggiunge fra il 2026 e 2027, il periodico fenomeno di El Nifío). Le migrazioni climatiche nei decenni sposteranno centinaia di milioni di persone da aree diventate invivibili. IN QUESTO SCENARIO, anche in Italia occorre «rendere visibile il legame fra questioni che troppo spesso vengono affrontate separatamente: costo della vita, sicurezza energetica, crisi climatica e disuguaglianze», spiegano ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club (con i Green Heroes), Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week eWwf Italia, le nove associazioni ambientaliste organizzatrici della manifestazione nazionale «La Terra chiamò», a Roma in piazza del Popolo il 5 dicembre, che è anche la giornata internazionale del volontariato (Onu) e la giornata mondiale del suolo (Fao). DALLE 12,30 AL TRAMONTO si riporterà la crisi climatica al centro del dibattito pubblico e della stessa economia, ricordando che «la transizione energetica non è soltanto una promessa per il futuro, ma una scelta che riguarda la sicurezza, la salute e la possibilità di vivere meglio». Una piazza aperta a tutte e tutti. Si ascolteranno, oltre a voci di esponenti del mondo della scienza, del lavoro, dell'associazionismo e della cultura, le testimonianze di protagonisti silenziosi che agiscono, e di chi ha vissuto direttamente gli effetti del caldo estremo e degli altri eventi meteorologici dell'estate 2026: chi coltiva la terra, chi lavora all'aperto, chi cura, chi amministra i territori e chi interviene nelle emergenze. «Per ascoltare, unirsi, rispondere». QUATTRO LE RICHIESTE alla politica. 1. Riportare il clima in cima all'agenda politica, riconoscendo la crisi climatica come una questione che riguarda la sicurezza del paese. 2. Accelerare la mitigazione, abbandonando i combustibili fossili, aumentando la produzione da fonti rinnovabili e riducendo le emissioni. 3. Accelerare l'adattamento, proteggendo territori, mare e persone maggiormente esposte agli impatti di un clima che cambia. 4. Applicare il principio «chi inquina paga», affinché le aziende fossili contribuiscano al finanziamento della transizione e delle politiche di adattamento. Perché le soluzioni per la decarbonizzazione ci sono, nella produzione di energia come nell'industria e in agricoltura, indicano gli organizzatori del 5 dicembre. Ed è tutto urgente. IL SUPERAMENTO della soglia di +1,5 °c di aumento della temperaturaglobale è ormai inevitabile, secondo l'Emissions Gap Report 2026 del programma Onu per l'ambiente (Unep). E se si continua con il trend attuale si potrebbe arrivare a +2,8 °C entro la fine del secolo. L'Unep suggerisce uno scenario per limitare il picco di riscaldamento a metà secolo a 1,7-1,8 °C e poi riportarlo a 1,5°C entro il 2100. Ma si è in ritardo nella sostituzione delle fonti fossili (la domanda di energia cresce e cresce) e negli sforzi per lo stop alla deforestazione entro il 2030. INTANTO, TURCHIA E AUSTRALIA gestiranno la COP31 - la prima a due teste - che inizia il 9 novembre ad Antalya. «Dialogo. Consenso. Azione»: passare all'attuazione degli accordi esistenti. Già sentito. E le critiche non mancano. L'ultima analisi periodica Global Coal Exit List (Gcel) dell'Ong Urgewald spiega che i due paesi della Cop31 continuano a puntare sui fossili, in particolare carbone e gas, con nutriti piani di espansione; il paese mediterraneo mira a diventare un hub dell'area per il gas. Il governo di Ankara è pessimo maestro anche a causa della mancata rendicontazione delle proprie emissioni militari. SULLA GIUSTA TRANSIZIONE, il meccanismo avviato a Belém alla Cop30, discussioni negoziali a Bonn lo scorso giugno hanno raggiunto punti di accordo ma rimangono molte divisioni. La Cop si era chiusa senza un accordo vincolante per l'abbandono delle fonti fossili, impegno che è stato poi al centro, lo scorso aprile, della Conferenza di Santa Marta (Colombia) con 57 paesi partecipanti. Il Parlamento europeo si è fatto vivo: chiede di accelerare l'exit dal fossile. Insieme a più finanza e solidarietà. IL PIATTO DELLA FINANZA piange sempre. I Key messages for the Cop31 messi a punto dal gruppo di esperti e attivisti Los s&Damage Collaboration fanno presenti i 1.300 miliardi di dollari entro il 2035 indicati dal piano Baku to Belém come stanziamento per i paesi in via di sviluppo. E questo nel quadro dei 6.600 miliardi annui che - secondo lo studio We can pay for it, di Oil Change International -, i paesi sviluppati avrebbero la possibilità di destinare alle azioni mondiali di mitigazione, giusta transizione, adattamento e risposta a danni e perdite. SU QUESTE ULTIME, è stato creato un fondo apposito per assistere i paesi del Sud, i più colpiti dagli eventi estremi; ma sono arrivati solo 826 milioni di dollari, una piccola frazione delle somme necessarie. E in generale la finanza climatica per il Sud, 300 miliardi di dollari all'anno entro il 2035 decisi a Belém, non tiene il passo ed è a rischio. PORRE L'OCEANO al centro della Cop31, con impegni e azioni: lo ha chiesto, insieme a una coalizione di 105 paesi (The Friends of the O cean and Climate), la pre-Cop31 svoltasi alle isole Figi. I mari assorbono oltre il 90% del calore in eccesso causato dai cambiamenti climatici, pagandone un alto prezzo in termini di biodiversità. Il Pacifico è in marcia: nel 2027 Tuvalu ospiterà con l'Irlanda la seconda conferenza mondiale per la fuoriuscita dal fossile. E SI VEDRÀ SE I MINERALI CRITICI per la transizione ecologica ad Antalya (critici e a volte di conflitto) arriveranno a occupare il dovuto spazio nel meccanismo di Just Transition, si chiede l'Italian Climate Network. Un apposito gruppo Onu nato pochi anni fa propone principi e raccomandazioni su equità, diritti umani, tutela ambientale, trasparenza e tracciabilità, valore aggiunto locale. Il 5 dicembre a Roma Quattro le richieste al mondo della politica: mettere il clima in cima all'agenda; in piazza del Popolo manifestazione nazionale «La Terra chiamò» per riportare al centro del dibattito pubblico la crisi del clima nei suoi intrecci con i conflitti geopolitici, la salute, il costo della vita, le disuguaglianze. mitigazione puntando sulle rinnovabili, abbandonando i fossili e riducendo le emissioni, far pagare il prezzo del clima alle aziende fossili. Ad Antalya vigilia della Conferenza Onu sul clima. Parola d'ordine: passare all'attuazione. Nella piazza romana della giornata nazionale «La Terra chiamò», quattro punti rivolti alla politica.







