La coesione viene percepita sempre più anche dai cittadini come un bisogno primario: cresce la necessità di relazioni solide e comunità capaci di stare insieme.
Come ha spiegato il premio Nobel Amartya Sen[1], lo sviluppo non può essere misurato soltanto attraverso la crescita economica, ma dipende anche dalla qualità delle relazioni, dalle opportunità condivise e dalla possibilità per le persone di vivere una vita più libera, sicura e dignitosa. La coesione, in questa prospettiva, è una condizione essenziale del benessere collettivo.
I dati raccolti da Ipsos Doxa per questo rapporto mostrano quanto questa esigenza sia oggi avvertita concretamente dagli italiani: l’85% considera la collaborazione e la coesione sociale fondamentali: in particolare, il 28% le ritiene più importanti che mai nel contesto attuale, mentre il 57% le giudica comunque essenziali indipendentemente dal periodo storico.
Non si tratta di un richiamo astratto ai valori della solidarietà, ma della percezione concreta che vivere in una comunità coesa migliori la vita quotidiana delle persone. Tra i principali benefici associati a comunità più collaborative emergono infatti una migliore qualità della vita (45%), una maggiore sicurezza e tranquillità nel luogo in cui si vive (40%) e la possibilità di affrontare insieme i problemi della comunità (35%). Risultano rilevanti anche il poter contare su un aiuto concreto in caso di necessità (34%) e il desiderio di sentirsi parte di una comunità meno sola e più solidale (33%).
Colpisce come la coesione venga percepita prima di tutto come una risposta ai bisogni essenziali: sicurezza, fiducia, supporto reciproco, appartenenza. In un tempo attraversato da frammentazioni e isolamento, fare rete appare agli occhi dei cittadini una condizione necessaria per vivere meglio e affrontare con maggiore forza le difficoltà collettive.
Ma la coesione non migliora solo la qualità della vita. I dati confermano la tesi del presente rapporto: secondo la percezione dei cittadini, la coesione non produce benefici soltanto sociali, bensì anche economici e territoriali.
Una parte significativa degli italiani collega infatti comunità più coese a maggiori e migliori opportunità di lavoro (29%), all’appartenenza e alla fiducia con il tessuto economico territoriale (26%) e a reti locali più forti per l’imprenditoria (24%). Segno che la collaborazione viene percepita sempre più come una risorsa concreta, capace di generare anche sviluppo economico.

[1] Sen, A. (2000), Lo sviluppo è libertà. Perché non c’è crescita senza democrazia. Mondadori.









