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Città del Vino, Coldiretti e Symbola celebrano Il Rinascimento del vino italiano con un dossier e decine di iniziative in tutt’Italia
Il 25 e 26 febbraio in tutt’Italia le cantine festeggiano il vino italiano

Venti anni fa lo scandalo del metanolo: 19 vittime, decine di intossicati, le inchieste giudiziarie, l’immagine dell’Italia e dei suoi vini drammaticamente compromessa, un intero settore produttivo in ginocchio. Oggi, a due decenni di distanza, il vino italiano domina le classifiche internazionali, col 25% del mercato siamo i primi esportatori al mondo per valore, abbiamo raddoppiato il numero di vini doc docg e igt e pi» che quintuplicato il loro peso nella produzione complessiva. Le nostre etichette sono tra i pi» prestigiosi ambasciatori dell’Italia nel mondo.
Associazione nazionale città del vino, Coldiretti e Symbola – Fondazione per le qualità italiane rievocano, con l’incontro “Accadde domani: a vent’anni dal metanolo. Il Rinascimento del vino italiano”, i drammatici eventi che 20 anni fa – erano i primi giorni del marzo 1986 – scossero l’Italia portando alla luce il primo clamoroso scandalo del settore alimentare. E celebrano, con un dossier che ne ripercorre le tappe e con tante iniziative che il 24 e il 25 prossimi si terranno in tutto il paese, la rinascita di un settore che oggi è una delle punte di diamante della nostra economia.
“Una parabola produttiva e culturale all’insegna della qualità”, sottolineano Associazione nazionale città del vino, Coldiretti e Symbola durante l’incontro, cui hanno preso parte il ministro per le politiche agricole e forestali Gianni Alemanno, il presidente nazionale di Coldiretti Paolo Bedoni, Ermete Realacci, presidente di Symbola, Floriano Zambon, presidente delle Città del vino.

“Dalla quantità alla qualità e ai legami col territorio: il rinascimento del vino italiano dopo il metanolo è figlio di questa coraggiosa riconversione” – sottolinea Ermete Realacci, presidente di Symbola. “E’ sulla stessa rotta che oggi deve muoversi l’Italia. Dobbiamo avere fiducia nei nostri talenti e tornare a fare quello in cui siamo bravi: la qualità. Abbiamo territori ricchi di saperi, di creatività, di comunità che conservano qualità della vita e forte coesione sociale. Paesaggi, cultura, arte e un saper fare che il mondo ci invidia. Dobbiamo valorizzare questi talenti: con un marketing territoriale adeguato; con l’innovazione, sfruttando le grandissime opportunità offerte dallenuove tecnologie, sostenendo la ricerca. La via italiana alla competitività non puù che passare per una coraggiosa scommessa sulla qualità. Come è stato per il nostro vino”.

“Il vino oggi testimonia un processo di rigenerazione realizzato da un sistema di imprese che dopo il grande percorso di valorizzazione qualitativa si è posto anche l’obiettivo - afferma Paolo Bedoni, presidente della Coldiretti - di offrire nel bicchiere un intero territorio fatto del patrimonio genetico dei suoi vitigni, delle sue ricchezze endogene, del clima, di paesaggio, di testimonianze artistiche e naturali .
Di questo nuovo modello di sviluppo che dispone di capacità innovativa e di risorse imprenditoriali e che ha un legame inscindibile con un territorio dotato di straordinarie risorse, l’agricoltura italiana - prosegue Bedoni - si è fatta interprete con il divieto alla coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm), la leadership europea nel biologico e nei prodotti a denominazione di origine ma anche la pi» bassa percentuale di residui da prodotti chimici nella frutta e verdura. Si tratta di risultati di eccellenza per l’agroalimentare nazionale che ha conquistato un rapporto di grande fiducia con il consumatore del quale possono ora beneficiare l’ambiente e l’intera economia Made in Italy”.

“A vent’anni di distanza dallo scandalo del vino al metanolo – sottolinea il presidente delle Città del Vino, Floriano Zambon – registriamo una profonda trasformazione del vigneto Italia avvenuta sotto la spinta alla qualità. I nostri vini hanno conquistato prestigio, i vigneti si sono valorizzati e questo ha consentito di mantenere inalterati centinaia di paesaggi viticoli. E’ nato il fenomeno dell’enoturismo, si è formata una nuova sensibilità commerciale sui vitigni autoctoni, che sono per l’Italia un patrimonio genetico unico. Abbiamo fatto molti passi avanti ma oggi – avverte Zambon – ci vengono lanciate altre sfide dai nuovi Paesi produttori di vino. E’ necessario quindi riorganizzarci per una governance del comparto vitivinicolo pi» incisiva. Dobbiamo investire sulla ricerca, valorizzare i vitigni autoctoni, accompagnare il fenomeno dell’enoturismo, rilanciare le Strade del Vino, investire sulla scuola e sulla formazione. Se vent’anni fa era necessario risollevarsi oggi dobbiamo sempre pi» specializzarci”.

ACCADDE DOMANI: LE TAPPE DEL RINASCIMENTO DEL VINO ITALIANO

SCOPPIA LO SCANDALO. Le prime morti riconducibili alle sofisticazioni risalgono all’inizio del marzo 1986. Il caso scoppia il 18 marzo dello stesso anno, quando viene assegnato al sostituto procuratore della Repubblica di Milano, Alberto Nobili, l’incarico di fare luce sugli avvelenamenti: si aprivano cosò le indagini su quello che sarebbe stato il primo clamoroso scandalo del settore alimentare.

IL METANOLO è un componente naturale del vino, ed è presente in una misura compresa tra 0,6 e 0,15 ml su 100 ml di alcool etilico complessivo. Aggiungere metanolo voleva dire far salire illecitamente di gradazione alcolica, e quindi di valore commerciale, anche i prodotti pi» vili della spremitura delle uve.
Complice la carenza del sistema dei controlli, i sofisticatori trovano col metanolo il modo di moltiplicare esponenzialmente il valore del vino. Ma l’alcool metilico, altro nome del metanolo, assunto sopra i 25 ml provoca danni gravissimi: cecità, coma, fino alla morte. Dalla metà del dicembre 1985 al marzo 1986, periodo nel quale si puù circoscrivere la sofisticazione, fu impiegata una quantità di metanolo di circa 2 tonnellate e mezzo.

LO SHOCK del metanolo è stato drammatico: per il mercato del vino e per l’Italia. Diciannove morti, decine di persone intossicate, colpite da gravi lesioni, rimaste accecate, l’intero settore vitivinicolo in crisi. Le esportazioni crollarono di oltre un terzo (da quasi 18 a circa 11 mln ettolitri), per un fatturato sceso da 1.668 a 1.260 miliardi di lire (un quarto in meno). Rispetto al 1985, rimasero invenduti 21 milioni di ettolitri di vino in pi».

LE CONTROMISURE. Allo scandalo il Governo reagò rendendo pi» efficace l’azione di prevenzione e repressione delle sofisticazioni alimentari. Venne istituita l’Anagrafe vitivinicola su base regionale: per raccogliere tutte le informazioni su chi produce, detiene, elabora e commercializza, uve, vini, e derivati. E l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi. Proprio il maggior rigore imposto nei controlli e il rispetto delle regole sono state le premesse per la rinascita del settore.

LA SCELTA DELLA QUALITÀ, IL RINASCIMENTO DEL VINO ITALIANO.
Oggi produciamo molto meno (- 37,4% rispetto all’86), ma il nostro vino vale molto di pi»: il fatturato del settore è pi» che triplicato (+260%), come il valore dell’export (+250%). Il numero di vini certificati doc, docg e igt è raddoppiato: dai 228 dell’86 ai 460 del 2005. E il loro peso nella produzione complessiva è pi» che quintuplicato: dal 10% al 58%. E’ fortemente diminuito l’impiego della chimica, a vantaggio della salute dei cittadini e dell’ambiente: dalle 44.680 tonnellate di agrofarmaci del 1986 si è passati, nel 2004, a poco pi» di 14mila: il 68% in meno. Come pure sono diminuiti i consumi di acqua destinata all’irrigazione dei vigneti.

L’export. Oggi siamo il primo esportatore mondiale di vino in valore, con il 25% del fatturato globale. Siamo il primo esportatore negli Usa, con 2 mln di ettolitri. Negli anni dal 2001 al 2004 il valore del vino esportato sul mercato statunitense è cresciuto pi» in fretta (+21%) delle quantità esportate (+17%): uno degli indicatori della crescita in qualità di quell’export. Analogo discorso per il mercato britannico. 1,2 mln tonnellate nel 2001 salite fino a 1,5 nel 2004: + 25%. Ma il valore di quel vino è aumentato del 27%, da 244 milioni a 311 circa. In crescita nello stesso periodo anche i mercati canadese (+20,9% in quantità, +24% in valore), Danese (+23% circa in quantità, + 48% in valore). Sono aumentate anche le esportazioni verso la Spagna, verso la Russia, l’Australia, la Nuova Zelanda, e, negli ultimi due anni, verso la Cina.
Il turismo. Il vino è divenuto anche uno dei pi» autorevoli ambasciatori dell’Italia nel mondo. E’ un pezzo importante dell’immagine positiva del nostro paese, ed è un deciso fattore di impulso al turismo.
L’enoturismo puù contare su 4 milioni di visitatori e circa 2,5 miliardi di euro di consumi, con la prospettiva di raddoppiarli nei prossimi 5 anni. Un fenomeno che fa sognare italiani e stranieri: i risultati di una ricerca dell’Istituto Piepoli, commissionata dall’istituto Leonardo e dall’Ice, evidenzia come per uno straniero su due (45%) siano i vini e il cibo la prima cosa che viene in mentepensando all’Italia, pi» che i luoghi (20%), l’abbigliamento (19%) e il calcio (15%).

LE CANTINE FESTEGGIANO IL RINASCIMENTO DEL VINO ITALIANO. Il 25 e il 26 febbraio l’Italia del vino ricorda lo scandalo del metanolo e celebra il rinascimento del settore. Centinaia di cantine aperte ai visitatori, e alle degustazioni, nelle Città del vino in tutt’Italia. E incontri e dibattiti sul tema organizzati da Associazione nazionale città del vino, Coldiretti e Symbola in ogni regione: da Asti a Marsala, Da Greve in Chianti al Parco delle Cinque Terre, dove un altro appuntamento si terrà anche il 5 marzo, a Conegliano veneto; da San Martino sulla Marrucina (CH) a Montefalco (PG), da Isera (TN) a Berchidda (SS).

A vent'anni dal metanolo, il rinascimento del vino
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