Il 2025 si caratterizza da un mercato sala in stabilità dinamica, con pubblici in evoluzione (giovani e over 60) e un crescente peso del prodotto nazionale. Oltre alla vitalità delle mono-sale e delle arene estive, avanza l’ibridazione tra sale e piattaforme anche grazie al rilancio di uscite‑evento e riedizioni. In tema di politiche pubbliche, la riforma del tax credit è affiancata da un ruolo sempre più evidente degli attori istituzionali e delle infrastrutture culturali nel rapporto tra memoria e futuro. Il processo di internazionalizzazione procede grazie al rafforzamento delle coproduzioni, nonostante permangono alcuni nodi critici di IP, packaging e strategie di vendita. Intanto avanzano consolidamento industriale, nuovi capitali e comunità cinefile e formative che riattivano domanda e immaginario.
Mentre il dibattito sul futuro del cinema italiano resta acceso tra riforme del tax credit, difficoltà delle maestranze, processi di consolidamento e nuove abitudini di consumo, i principali trend del 2025 del mercato sala indicano una incoraggiante conferma della presenza giovanile, il ritorno del pubblico over 60 e un discreto andamento delle presenze nelle mono-sale di città e nelle arene estive.
Il comparto è in sostanziale stabilità: la lieve crescita del box office (+0,5% sul 2024) fa da contrappeso ad un calo comunque ridotto delle presenze (-2%). Numeri promettenti se si guarda alle performance negative degli altri Paesi europei. Gli incassi al box office italiano hanno superato i 496,5 milioni di euro, a fronte di circa 68,3 milioni di biglietti venduti. Un risultato in linea sia con il 2024 che con il 2023[1]. Determinante per il raggiungimento di questa sostanziale parità con l’ultimo biennio è stato il contributo del cinema di produzione nazionale, che ha proseguito il proprio percorso di crescita arrivando nel 2025 a rappresentare il 32,7% degli incassi complessivi e il 33,3% delle presenze.[2]
Una percentuale altissima registrata alla fine di dicembre, complice l’uscita natalizia di Buen Camino di Checco Zalone - il film italiano con il maggior incasso di sempre nel nostro Paese – prodotto dalla milanese Indiana Production e dalla romana Medusa Film (€76,5 mln di incassi e 9,5 mln di biglietti tra il 2025 e il 2026), ma anche l’ottimo risultato di Follemente di Paolo Genovese (€17,9 mln di incasso e 2,4 mln di biglietti venduti) prodotto dalla romana Lotus Production (parte di Leone Film Group), di Diamanti di Ferzan Ozpetek (€9,8 mln di incassi e 1,3 mln di presenze) prodotta dalle romane Greenboo Production, Faros Film e Vision Distribution e Io sono la fine del mondo di Gennaro Nunziante (€9,7 mln di incasso e 1,2 mln di presenze), anche in questo caso prodotto dalle già citate Indiana Production e Vision Distribution. Si tratta del migliore risultato dal 2016 sia in valore assoluto sia in percentuale. Secondo gli esperti, se l’industria nazionale riuscirà a tenere il passo, al termine del 2026 dovremmo tornare a registrare una crescita dopo due anni stabili e avvicinarsi alle soglie dei biglietti che vendevamo prima del triennio pandemico.[3]
I risultati più interessanti del 2025 giungono dalle mono-sala che rappresentano tuttora il 50% dei cinema e il 19,1% degli schermi totali. Il segmento si è dimostrato molto dinamico chiudendo il 2025 con un +5,6% di incassi e un +4,6% di presenze sul 2024. L’Emilia-Romagna merita una menzione: il cinema Modernissimo di Bologna, nel suo secondo anno di vita (è stato aperto nel 2023), vince il Biglietto d’oro come monosala che ha venduto più biglietti in Italia. Un’altra monosala, il Nuovo Cinema Mandrioli in provincia di Bologna, si è aggiudicata il Biglietto d’oro nella categoria fino a 15mila abitanti.[4] Vivace e resiliente anche il mondo delle arene estive che hanno registrato +6,7% di incassi e +5,3% di presenze. Ed è l’arena estiva Puccini (ancora una volta a Bologna) ad aggiudicarsi il titolo di sala più frequentata d’Italia: 90 serate con una media di 340 spettatori a proiezione, per un totale di oltre 30mila spettatori. Risultati che premiano le capacità dei gestori di offrire servizi aggiuntivi, praticare politiche di prezzo dinamiche e di adottare sapienti strategie di multiprogrammazione, con un’offerta originale capace di attrarre pubblici differenziati.
Sebbene si tratti di una nicchia di mercato, si confermano in crescita anche le cosiddette uscite-evento e le riedizioni di grandi titoli del passato, che nel 2025 hanno assorbito il 3% del box office. In tema di riedizioni, il successo di pubblico ha premiato in particolare titoli stranieri, come accaduto, ad esempio, per il ritorno in sala di Mamma, ho perso l’areo in occasione del 25° anniversario, che ha ottenuto un incasso di quasi €1,8 mln. Altro grande successo all’interno della casistica uscite-evento è stato invece il film italiano Brunello – Il visionario garbato con poco più di €1 mln di biglietti, diretto da Giuseppe Tornatore e con le musiche di Nicola Piovani, che trasforma la vicenda dell’imprenditore umbro in un racconto per immagini dal tono epico[5]. Il film, incentrato sul talento di un uomo che ha saputo creare dal nulla un’azienda che occupa 9mila persone nel mondo e supera il miliardo di euro di ricavi, in costante crescita nonostante tempi difficili per l’industria della moda, è stato prodotto come progetto di comunicazione dalla Brunello Cucinelli (società quotata dal 2012 con sede operativa a Solomeo, in provincia di Perugia). Il successo ottenuto da un prodotto di comunicazione aziendale di questo tipo dimostra che il racconto del made in Italy può raggiungere un pubblico significativo, se le storie di figure imprenditoriali visionarie e capaci di riconoscere e valorizzare le identità e la bellezza dei territori, all’insegna di un modello di "capitalismo umanistico" (che mette al centro la dignità del lavoro e il rispetto per il territorio umbro), diventano simbolo di progetti di rinascita e rigenerazione.
Se è vero che le piattaforme si sono poste come elemento “disruptive” nel mercato a livello globale, nell’ultimo periodo c’è una maggiore integrazione con la filiera cinema e una collaborazione più proficua avendo compreso il vantaggio che deriva dalla sala per gli sfruttamenti successivi. Di recente, Netflix ha annunciato che il 12 febbraio del 2027, per la prima volta, un suo film verrà distribuito in sala “canonicamente”: 49 giorni di programmazione esclusiva dopo i quali sarà sulla piattaforma. Il film è Narnia: The Magician’s Nephew di Greta Gerwig, la regista di Barbie[6].
Alla fine del 2025 sono giunte due notizie. La prima è amara: Familia, l'opera diretta da Francesco Costabile e prodotta da Tramp Limited (in associazione con Indigo Film e O’ Groove) è stata esclusa dalla selezione agli Oscar 2026 per il Miglior Film straniero. La seconda è incoraggiante, perché per la prima volta un cortometraggio italiano di animazione è entrato nella shortlist degli Academy nella categoria Best Animated Short Film. Si intitola Playing God ed è realizzata in stop motion a Bologna da Studio Croma Animation. Sebbene escluso dalla cinquina finale, il corto, diretto da Matteo Burani e animato da Arianna Gheller, ha ottenuto un notevole successo internazionale, vincendo circa 100 premi in festival di tutto il mondo.[7]

Sempre in tema di corti, va segnalato che l’unica soddisfazione che giunge dal programma di Cannes 2026, nel quale non figura alcun film italiano, arriva ancora una volta dal segmento del formato breve. È stato infatti Oh Boys, cortometraggio sulla fragilità maschile diretto dal giovane regista milanese Antonio Donato (classe 1996) a rappresentare l’Italia alla 58ª edizione della Quinzaine des Cinéastes.[8] Il corto è stato sviluppato all’interno del Prem1ere Film Lab, laboratorio creativo e divisione produttiva di Prem1ere Film, nota società italiana di produzione e distribuzione cinematografica specializzata in cortometraggi, documentari e web series che ha sedi in Italia (Bari e Milano) e negli Stati Uniti (New York).
Il cinema e l’audiovisivo possono svolgere un importante ponte tra memoria e futuro, tra identità e sviluppo di nuove competenze se adeguatamente inseriti in progetti di sviluppo condivisi che mettono insieme capitali pubblici e privati. Tornando alle sale cinematografiche, ad esempio, va salutata con grande interesse la riapertura dello storico cinema Fiamma di Roma, con l’idea di sposare la vocazione di centro integrato socio-culturale, proprio come l'aveva immaginata negli anni 50 il suo ideatore Piacentini. Nel lontano 1956, in questa sala si svolse la prima edizione dei David di Donatello ed è qui che vennero proiettate le prime de La Dolce Vita e di 8 ½. I lavori di ristrutturazione e restauro, parte di un grande progetto di rigenerazione urbana e culturale che unirà gli spazi della storica multisala e dell’ex Open Gate in un unico hub contemporaneo dedicato al cinema, alla formazione e alle nuove generazioni, dovrebbero concludersi entro la fine del 2027. Il Gruppo Caroli (dell'imprenditore Floriano Caroli, già promotore in passato di iniziative legate al mondo dell'arte e della cultura) ha acquisito i locali dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma (CSC) e ne ha affidato la gestione e direzione artistica all'Associazione culturale Playtown Roma, specializzata nella promozione del cinema, dell'audiovisivo e dell'educazione alle immagini, ideatrice e organizzatrice di Alice nella Città, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata ai giovani e alle scoperte talentuose.[9] Il progetto è anche il frutto di una virtuosa collaborazione istituzionale che ha visto insieme, il CSC, la Soprintendenza, il Comune di Roma e la Regione Lazio.
Entro la fine del 2026 è prevista anche la riapertura della storica sala Cinema Europa a Roma grazie ad una partnership pubblico-privata tra il CSC e Netflix[10]. Un segnale forte: il passato del cinema italiano incontra il futuro dell’audiovisivo globale, un nuovo polo culturale che diventerà uno spazio aperto alla formazione, alla ricerca e alla valorizzazione del patrimonio cinematografico nazionale. Netflix, partner del progetto con una sponsorship di €4 mln per un’intesa di 5 anni, sosterrà parte dei costi di ristrutturazione e gestione dei locali, ma anche diverse attività culturali e formative.
In funzione di ponte tra memoria e futuro, va letto anche il ruolo svolto da diverse cineteche comunali e regionali che, a fianco all’importante ruolo di conservare e restaurare il patrimonio audiovisivo, svolgono funzioni di diffusione culturale, ricerca, formazione e servizio pubblico (paragonabili a quelle di musei e biblioteche nazionali) animando culturalmente il territorio con programmazioni continuative e progetti di audience development. In questa direzione prosegue la ventennale collaborazione a Bologna tra la Cineteca nazionale - una delle più importanti cineteche europee - ed Europa Cinemas con il Bologna Innovation Lab, uno spazio di condivisione delle esperienze sul campo rivolto a professionisti del settore, per ampliare le proprie prospettive, scoprire approcci innovativi e sviluppare l’attività.
Sul ruolo delle cineteche tra memoria e futuro poggia anche il festival sui generis i Custodi dei Sogni ideato da Steve Della Casa (tra i principali critici, divulgatori e curatori del cinema italiano contemporaneo e dal 2024, Conservatore della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia, dopo aver diretto Torino Film Festival e Roma Fiction Fest e presieduto la Torino Piemonte Film Commission), promosso dalla Cineteca Nazionale del CSC e giunto alla sua seconda edizione. La manifestazione offre al pubblico preziosi beni culturali cinematografici conservati dalla Cineteca Nazionale, mettendo in luce tutte le anime della storica Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia (formazione, conservazione, ricerca).
E tra i progetti che mirano a far convivere memoria e innovazione si distingue il Manifesto lanciato da Mnemonica per la conservazione dell’audiovisivo[11] all’European Film Market del Festival di Berlino. Fondata a Roma nel 2015, Mnemonica è una piattaforma cloud B2B per la gestione e archiviazione di contenuti audiovisivi. Ha supportato oltre 1.000 produzioni internazionali ed è dal 2022 piattaforma ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia. Il documento propone best practice, modelli di cooperazione e strumenti normativi per garantire la protezione a lungo termine degli asset digitali nell’era post pellicola. Tra i temi chiave: sostenibilità economica, ruolo dei titolari dei diritti, sovranità europea dei dati e integrazione tra flussi produttivi e requisiti di conservazione.
Sul versante delle politiche pubbliche di sostegno al settore, è in via di conclusione il complesso lavoro di riforma del tax credit, strumento chiave di politica industriale e culturale che ha consentito al settore di crescere, strutturarsi, attrarre investimenti e rafforzare la filiera e che nell’ultimo anno è stato corretto e affinato. Sono previste aliquote più sostenibili (30% per indipendenti, 20% per altri), tetti rigidi di spesa per frenare lo sforamento dei fondi. La riforma mira a eliminare gli abusi legati anche ai cosiddetti "film fantasma", rafforzare i controlli con la Guardia di Finanza e vincolare il credito al reinvestimento in nuovi progetti entro 5 anni.
La riforma mira a correggere le storture del sistema precedente, che secondo le critiche aveva bloccato il settore creando incertezza. Le nuove regole mirano a una maggiore sostenibilità del fondo, nonostante le incertezze operative segnalate per il settore. Il MiC ha lavorato in questi mesi alla qualità della regolazione per un sistema meno esposto a usi impropri e con regole chiare e controlli efficaci. Serve arrivare a una tempistica certa perché in un settore con pianificazioni pluriennali e strutture finanziarie complesse l’incertezza rischia di pesare più della stessa riduzione delle risorse. Peraltro, il fondo, che è alimentato da una quota del gettito fiscale generato dal comparto audiovisivo, potrà contare su almeno 626 milioni nel 2026. Una riduzione pari al 10% che potrebbe favorire una più accurata selezione dei progetti.
Accanto al ruolo del Ministero resta strategica la funzione di Rai Cinema, la cui attività va letta come frutto di un equilibrio tra diverse funzioni, dalla politica industriale alla produzione culturale, all’insegna del pluralismo produttivo. Nell’ultimo triennio Rai Cinema ha investito €240 mln nella coproduzione di 200 film, dedicando una forte attenzione anche alla distribuzione internazionale con il varo della nuova struttura dedicata: Rai Cinema International Distribution. In questo periodo sono stati raccolti 3 premi vinti ai festival di Venezia, un film nominato agli Oscar, un film in short list e 45 David di Donatello.[12]
Sul versante delle politiche di internazionalizzazione e di promozione del cinema italiano all’estero, l’intenso lavoro diplomatico svolto in Asia dal Ministero della Cultura con il supporto di Cinecittà ha prodotto risultati sia in Cina che in Corea. Con la Cina, è stato firmato il nuovo accordo di Coproduzione Italia- Cina, che permetterà di rilanciare la cooperazione con una delle principali industrie cinematografiche al mondo, dopo che il precedente Accordo bilaterale era scaduto nel 2021. L’attenzione del nostro Paese verso i grandi mercati asiatici è dimostrata anche dalla recente Missione istituzionale del Ministero della Cultura e di Cinecittà in Corea del Sud (fine dello scorso anno) per rafforzare i rapporti bilaterali nel settore dell’audiovisivo e delle industrie culturali e creative,[13] con particolare attenzione allo sviluppo di progetti cinematografici congiunti, alle coproduzioni internazionali, agli scambi professionali e alla promozione reciproca delle rispettive cinematografie. L’intento è giungere ad un accordo di coproduzione intergovernativo - come già fatto per il Giappone – con un Paese che oggi rappresenta uno degli ecosistemi più dinamici al mondo nel campo dell’audiovisivo, dell’animazione e dei contenuti digitali.
Le coproduzioni europee restano strategiche per aprire mercati esteri così come networking e relazioni continuative, sostenute da politiche di sistema, restano un fattore decisivo per le vendite: tax credit competitivo, attrattività delle film commission, capacità di inserirsi in coproduzioni europee, crescita qualitativa della serialità.
Le criticità sono altrettanto evidenti: scarso sviluppo di Intellectual Property (IP) realmente esportabili, packaging internazionale non sempre robusto, dipendenza strutturale dal festival push per attivare le vendite estere. I buyer oggi chiedono progetti pensati per il mercato globale fin dalla fase di sviluppo: cast con riconoscibilità internazionale, concept sintetico e comunicabile, piano di distribuzione già delineato. Non basta la qualità autoriale: serve progettazione industriale. Occorre fare un salto di qualità: l’Italia è un un partner credibile, affidabile, rispettato per il valore culturale del proprio cinema ma la crescita futura dipenderà dalla capacità di trasformare il talento in prodotto esportabile e l’opera singola in proprietà intellettuale.[14] Un buon esempio è senz’altro l’opera seconda di Damiano Michieletto, Primavera, prodotta dalla società indipendente romana Indigo Film e dal ramo italiano della società statunitense Warner Bros (in coproduzione italo-francese con Moana Films) che, oltre ad una buona performance nelle nostre sale, è stato venduto in 70 Paesi nel mondo, e in Francia ha registrato 200mila presenze. Oltre ad alcuni elementi di facile esportabilità (Venezia e la presenza nella trama del celebre musicista Vivaldi), la regia colta e raffinata di Michieletto - regista d’opera lirica italiano più quotato all’estero - ha saputo usare la musica e la fotografia per raccontare la sete di emancipazione femminile parlando un linguaggio universale.
Intanto prosegue il processo di aggregazione e di consolidamento come dimostrano, a livello globale, l’acquisizione della newyorkese Warner Bros Discovery (multinazionale che controlla, tra le altre cose, lo studio cinematografico Warner Bros Pictures) da parte della californiana Paramount e, a livello nazionale, della società di produzione e distribuzione romana Lucky Red che passa sotto controllo francese.[15] Nel febbraio 2026 Studio Canal, società partecipata da Vivendi, ha infatti acquisito il 51% del capitale sociale della storica casa di produzione e distribuzione cinematografica indipendente fondata nel 1987 da Andrea Occhipinti, che ne conserva una quota di minoranza del 49%, per un controvalore complessivo di €26,6 mln.[16] L’ingresso di Vivendi non dovrebbe alterare la vocazione artistica e curatoriale di Lucky Red, ma l’operazione rappresenta l’ennesimo passaggio di una realtà audiovisiva italiana di rilievo sotto il controllo di un grande gruppo straniero.[17]
Fenomeno correlato è quello dei capitali privati attratti dal settore. Nel settembre 2025 Fondazione Prada (Milano) ha lanciato un fondo dotato di un budget complessivo di €1,5 mln, per sostenere progetti di lungometraggi in fase di sviluppo, produzione e post–produzione, con particolare attenzione a opere indipendenti. Di recente sono stati annunciati i 14 progetti selezionati per la prima edizione di Fondazione Prada Film Fund: questi coinvolgono società di produzione attive in 26 Paesi e 5 continenti, includono un’ampia varietà di generi e sono firmati da 6 registe e 8 registi. Nella lista troviamo tre produzioni o co-produzioni italiane, tutti in fase di sviluppo. Il nuovo film di Yuri Ancarani Amarcord ’90, Las Italians dell’acclamata documentarista argentina Laura Citarella e The Allucinations del giovane Andrea Gatopoulos.[18]
Più di recente Leonardo Maria Del Vecchio ha deciso di rafforzare la sua presenza in Leone Film Group portando la partecipazione di Lmdv Capital (con sedi a Milano e Roma) al 19,45%, consolidando così il proprio peso all’interno della società di produzione e distribuzione cinematografica romana fondata da Sergio Leone.[19]
Altra novità di rilievo è l’ingresso nel mercato della distribuzione nazionale di Mubi, piattaforma streaming fortemente rafforzata anche grazie al Fondo Sequoia che le ha conferito un finanziamento di $100 mln, con sede principale a New York (USA).[20] Ciò ha posto le basi per trasformare quella che tutti conoscono come una piattaforma di film indipendenti e di nicchia in una società di distribuzione in grado di competere con le più grosse del settore in tanti Paesi del mondo tra cui, da poco, anche l’Italia. La rapida crescita di Mubi non sarebbe stata possibile senza la pandemia. Come per le altre piattaforme, nel 2020 MUBI ha registrato un forte aumento degli abbonati, che ha fatto crescere del 60% il suo volume d’affari e le ha consentito di fare piani più ambiziosi. Oggi la valutazione della società è di un miliardo di dollari ed è uno dei tre soggetti più grandi nel mondo del cinema d’autore insieme alle statunitensi A24 e Neon.[21]
Grazie al successo di piattaforme specializzate che costruiscono percorsi curati diffondendo il cinema d’autore e mostrando una buona capacità di formare pubblico cinefilo, inclusi under 35, negli ultimi anni la domanda di cinema di qualità è tornata a crescere anche nelle fasce più giovani della società italiana, dal web alle sale. In questo contesto si affermano anche alcuni soggetti attivi nella divulgazione cinefila che hanno saputo costruirsi importanti seguiti nel mondo social. Tra le realtà più interessanti figura Cinefily, una community da oltre 110mila follower presente su Instagram, che offre approfondimenti su cinema e serie tv, rendendo l’esperienza degli utenti riconoscibile e ingaggiante. Nato nel 2018 come web-magazine italiano, oggi la community si è rafforzata dotandosi di una redazione strutturata che offre – accanto alle recensioni - curiosità, analisi e retroscena, raccontando la complessità della macchina cinema attraverso reel originali che durante i festival raggiungono views molto elevate.

Altra realtà di grande rilievo internazionale nel campo della media education, ancor più perché nata “dal basso” grazie alla comunità globale di volontari di Wikipedia, è WikiFlix. Nata nel 2024, la piattaforma offre quasi cinquemila film organizzati in sezioni, disponibili in streaming gratuito, senza abbonamento, senza registrazione e senza paywall. Si tratta di un modello culturale particolarmente utile anche in ambito educativo.[22] WikiFlix aggrega e organizza migliaia di film in pubblico dominio - grandi classici del cinema e altre opere il cui copyright è scaduto o non è mai esistito - provenienti da fonti aperte come Wikimedia Commons, Internet Archive e YouTube[23], rendendoli fruibili attraverso un’interfaccia familiare, simile alle principali piattaforme di streaming ma fondata sulla libera circolazione del patrimonio cinematografico.[24]
Nell’ultimo anno, a livello mondiale, diversi autori, registi e attori (soprattutto del cinema americano ma non solo) hanno preso posizione pubblicamente contro le guerre in corso, spesso aderendo ad appelli collettivi per la pace e contro la propaganda bellica. Anche in Italia, nel corso dell’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia, si è svolta una marcia a favore della Palestina, a cui hanno partecipato migliaia di persone, tra cui numerosi attori, come Emanuela Fanelli, Michele Riondino e Benedetta Porcaroli.
In conclusione, il 2025 consegna un settore in equilibrio avanzato: numeri stabili, pubblici più plurali e modelli di esercizio capaci di innovare senza snaturare la sala. Politiche più selettive e controllate possono dare continuità agli investimenti. La crescita futura passa però da IP pensate per il mercato globale fin dallo sviluppo, da coproduzioni mirate e da filiere professionali rafforzate. Se istituzioni, industria e comunità culturali sapranno cooperare — tra memoria e futuro, tra capitale pubblico e privato, tra formazione e audience development — il cinema italiano potrà trasformare la stabilità in slancio competitivo, avvicinando i livelli pre‑pandemici. La sfida è dare certezza alle regole, qualità ai progetti e centralità ai luoghi di fruizione: solo così i segnali positivi del 2025 diventeranno una rotta strutturale.
Suggerimenti per il lettore
- Carlo Cresto-Dina, È un’impresa fare film, Einaudi, 2026
- European Audiovisual Observatory, Fiscal Incentives and cash rebates in the audiovisual sector, 2026
- Johanna Koljonen, Göteborg Film Festival, Nostradamus Report “Challenging Projections”, 2026









