• di Fondazione Symbola, C. Studi Tagliacarne e Dintec

Le terre rare sono essenziali per moltissime tecnologie — dai magneti permanenti ai chip, dalle auto elettriche agli smartphone — ma il loro approvvigionamento è instabile, costoso e fortemente concentrato in pochi Paesi. Questa dipendenza rappresenta oggi una delle vulnerabilità strategiche più gravi per l’industria europea. È da questa consapevolezza che nasce RARA Factory, startup spin-off dell’Università Ca’ Foscari di Venezia frutto della collaborazione tra tre ricercatori — un fisico sperimentale dei materiali, un fisico teorico e un informatico. Grazie a una tecnologia brevettata basata sull’intelligenza artificiale, è in grado di individuare materiali alternativi alle terre rare, capaci di offrire prestazioni simili ma con minore impatto ambientale, costi più contenuti e maggiore reperibilità.

Un approccio innovativo che non si limita a risolvere un problema tecnico, ma apre nuove opportunità per l’autonomia industriale e per lo sviluppo di un Made in Italy più sostenibile e competitivo. Le premesse per conquistare il mercato ci sono tutte. La tecnologia sviluppata da RARA Factory incarna le qualità che fanno decollare un brevetto: affronta un problema industriale concreto, propone una soluzione più economica, apre la strada alla leadership in mercati emergenti e contribuisce a ridurre l’impronta di carbonio e l’inquinamento del processo di estrazione delle terre rare. Caratteristiche che parlano il linguaggio degli investitori, attratti tanto dal potenziale economico quanto dall’impatto ambientale. L’interesse non si è fatto attendere: diverse realtà stanno valutando investimenti in chiave decarbonizzazione o hanno già avviato collaborazioni con RARA Factory per sviluppare materiali alternativi su misura.

Uno degli aspetti che conferiscono al brevetto un elevato valore competitivo è la sua versatilità. Grazie a modelli predittivi che combinano teoria delle reti e intelligenza artificiale generativa, la tecnologia è in grado di analizzare e testare migliaia di materiali e combinazioni per identificare quelli con le proprietà più promettenti.

Il primo ambito di applicazione è quello dei materiali magnetici, un settore oggi dominato dal neodimio, una terra rara dalla filiera costosa, fragile e geopoliticamente instabile. La possibilità di trovare alternative valide rappresenta quindi non solo un’innovazione tecnologica, ma anche un passo strategico verso l’autonomia industriale e la sostenibilità.

Trovare magneti con caratteristiche simili ma composti da elementi comuni e abbondanti riduce contemporaneamente costi, emissioni e dipendenza da un’unica area di produzione mondiale. Le ricadute industriali sono enormi: i magneti permanenti sono componenti chiave per motori elettrici, turbine eoliche, batterie e dispositivi elettronici, in un mercato che vale già oltre 70 miliardi di dollari ed è destinato a crescere con la transizione energetica.

L’adattabilità dell’algoritmo, però, non esclude tanti altri campi di applicazione. La stessa metodologia può essere applicata anche ad altri settori — dai metalli ai polimeri — per sviluppare materiali più sostenibili e circolari, ad esempio alternative alle plastiche tradizionali. Una volta validato l’algoritmo, infatti, la ricerca diventa scalabile e ad alto rendimento, perché la parte più costosa, ovvero l’addestramento dell’intelligenza artificiale, viene ammortizzata nel tempo, permettendo di progettare nuovi materiali con costi marginali molto bassi.

La prospettiva economica è estremamente promettente: i nuovi materiali scoperti rappresentano un asset strategico, perché la loro proprietà intellettuale resta in capo a RARA Factory, che potrà concederla in licenza a diverse imprese. Le prime partnership industriali sono già attive, con aziende interessate a garantirsi l’esclusiva su materiali chiave per settori come elettronica, energia e mobilità sostenibile.

Ma il vero vantaggio è sistemico: offrire soluzioni alternative a materiali rari e costosi significa dare al Made in Italy un’occasione unica per competere meglio — abbassando i costi o riducendo l’impronta di carbonio — senza sacrificare performance e qualità.

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