Ermete Realacci presenta il seminario di Symbola Il «Patriottismo dolce» filo rosso a Mantova Tra i temi industria, indipendenza energetica e AI Clima e rinnovabili? «Coesione e fiducia per vincere le sfide» di Elena Comelli Saper riconoscere i nostri punti di forza e sfruttarli per affrontare le sfide che abbiamo davanti. E questa la base del «Patriottismo dolce» su cui si concentrerà la prossima settimana il consueto seminario estivo di Symbola, la fondazione guidata da Ermete Realacci, che raccoglie a Mantova un ampio parterre per discutere di industria, artigianato, indipendenza energetica e intelligenza artificiale. Che cosa s'intende per patriottismo dolce? «Il patriottismo non dev'essere inteso come un atteggiamento aggressivo nei confronti dei nemici, ma come una spinta coesiva nei confronti degli alleati. Anche un internazionalista come Giuseppe Mazzini si considerava un patriota e poggiava la sua azione sui concetti di famiglia, patria e umanità. Che poi in un certo senso è anche la filosofia di Symbola: produrre all'ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo». È da qui che si deve partire per affrontare le sfide future? «L'Italia possiede un patrimonio unico di competenze diffuse, mestieri, filiere territoriali e cultura manifatturiera. Un capitale costruito nel tempo, fortemente radicato nei territori, nelle comunità, capace di trasformare conoscenza e bellezza in prodotti e servizi riconosciuti nel mondo. Questo patrimonio oggi può e deve trovare nuova forza grazie all'integrazione di nuove competenze». Basta ragionare sui punti di forza dell'Italia, quando le sfide sono planetarie? «Certamente no. La nostra patria è l'Europa e lo dice bene Giorgio Parisi, che sarà a Mantova, quando indica una via europea all'intelligenza artificiale. Competere con le centinaia di miliardi messe sul piatto dagli Stati Uniti o con la spinta vigorosa del governo di Pechino sembra un'impresa improba per l'Europa delle medie potenze, ma Parisi sta cercando di fondare un centro europeo di ricerca sull'intelligenza artificiale, che metterà insieme le risorse di tutti. Questa è una delle partite più difficili che ci troviamo davanti, ma se la giochiamo insieme ai nostri alleati può diventare una leva strategica cruciale». È il concetto lanciato a Davos dal premier canadese Mark Carney... «Esatto. E chiaro a tutti che di fronte al collasso dell'ordine internazionale post-Guerra Fredda bisogna unire le forze altrimenti rimarremo schiacciati dalle grandi potenze. Il potere della legalità, dell'integrità e delle regole rimarrà forte se sceglieremo di esercitarle insieme e di non piegarci alla prepotenza dei grandi. Come ha detto Carney, le potenze medie devono agire insieme, perché se non sei al tavolo, sei nel menu». Lo stesso vale per l'indipendenza energetica. «Siamo di fronte a un bivio: continuare a sovvenzionare i combustibili fossili oppure riprendere con vigore la strada delle fonti rinnovabili, che avevamo imboccato con buoni risultati fino a un decennio fa e su cui poi ci siamo incagliati. Anche di questo parleremo a Mantova. Eravamo uno dei Paesi più all'avanguardia d'Europa sulle fonti pulite, anche grazie alle abbondanti risorse idroelettriche che altri Paesi europei non hanno, mentre oggi siamo in forte ritardo. La Germania ormai produce due terzi della sua energia elettrica con le rinnovabili e l'Italia è ferma al 40%. Prendiamo esempio dai nostri partner europei, invece di parlare ancora di nucleare, che nella migliore delle ipotesi potremo vedere fra vent'anni». Anche la crisi climatica è una sfida planetaria. «E va affrontata in questa chiave, puntando ad esempio su un'agricoltura sostenibile e il più possibile di qualità, perché le coltivazioni intensive sono quelle che soffriranno di più. Ce l'ha già insegnato Carlin Petrini, che purtroppo abbiamo perso di recente ma continuerà a vivere nella filosofia di Slow Food, che ha sempre ragionato su scala planetaria. Io sono stato uno dei firmatari del manifesto di Slow Food nel 1989 e da allora i suoi insegnamenti si sono rivelati sempre più centrati». Le chiavi di volta restano, quindi, sostenibilità e innovazione. «E coesione. Se manca la coesione delle comunità, affrontare le sfide cruciali diventa più difficile».







