Il 43,5% delle imprese manifatturiere è coesivo, mantiene, cioè, solidi rapporti con il territorio, i subfornitori e le comunità; ed è quella fetta di imprese che va meglio, esporta di più e crea più posti di lavoro. È quanto emerge dal rapporto "Coesione è competizione" redatto da Unioncamere, Intesa Sanpaolo e Symbola, presentato ieri al teatro Bibiena nel corso del seminario estivo della Fondazione. «L'indagine - ha spiegato Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere - riguarda 130mila imprese manifatturiere tra i 5 e i 499 dipendenti. La coesione è un carattere di fare impresa in Italia basato sul fattore umano e la capacità di collaborazione». Dal 2020 il numero delle imprese che hanno fatto la scelta di legarsi sempre di più al loro territorio è cresciuto del 37,4%. La dimostrazione che coesione è competitività arriva da dati ben precisi: le imprese coesive quest'anno prevedono di aumentare il loro fatturato nel 33% dei casi, contro il 20% delle altre, l'occupazione nel 21% dei casi contro il 13% delle altre. Mercati Anche sui mercati internazionali si è vista la differenza: nel 2025 quelle che hanno esportato per il 59% erano imprese coesive, mentre il 39% non lo erano; quest'anno il 25% delle imprese coesive prevede di esportare di più; tra quelle non coesive è solo il 15% a prevederlo. Le imprese coesive sono quelle più aperte all'utilizzo dell'Intelligenza artificiale (lo fa il 31% contro il 16% di quelle non coesive); e sono anche quelle che investono di più nella formazione dei dipendenti (P87°10) e nella conciliazione vita lavoro (P8,5% contro il 5%). Importante anche il fatto che gli investimenti di quelle aziende nel terzo settore si siano triplicati. «Nel rapporto - chiude Tripoli - emerge che il 40% delle imprese non coesive hanno un potenziale inespresso che potrebbe farle diventare coesive». Il dibattito Del rapporto hanno dibattuto gli invitati e il direttore del Corriere della Sera Buone Notizie, Elisabetta Soglio. Tutti d'accordo nel ritenere le imprese coesive come il nuovo modello di sviluppo che mette al centro il lavoratore e, quindi, la persona. In apertura il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aveva portato via video i suoi saluti a Symbola. «La coesione - aveva detto - è leva strategica di crescita e questo è un vantaggio competitivo concreto per l'Italia. Le filiere e i distretti sono la risposta vincente al nuovo ordine globale che il governo sostiene con 45 milioni di detrazioni fiscali per gli investimenti in innovazione». In collegamento II ministro Adolfo Urso Il ministro Urso: «Filiere e distretti, la risposta vincente al nuovo ordine globale»







