Direttore della Fondazione Symbola, Domenico Sturabotti osserva da anni l'evoluzione del sistema produttivo italiano attraverso studi dedicati a sostenibilità, innovazione e capitale umano. Per le imprese del futuro, non ha dubbi, attrarre e valorizzare le persone sarà una delle principali sfide competitive.
Oggi si parla sempre più spesso di sostenibilità non soltanto in relazione ai prodotti e ai processi produttivi, ma anche alle persone. Come stanno cambiando
gli ambienti e l'organizzazione del lavoro nelle imprese italiane? La sostenibilità oggi riguarda due dimensioni complementari: da un lato l'innovazione di prodotti e processi,
dall'altro la qualità della vita delle persone che lavorano in azienda. Dalle nostre ricerche emerge la richiesta sempre maggiore di competenze legate alla sostenibilità, soprattutto nelle aree della ricerca e dell'innovazione, dove rappresentano ormai un requisito fondamentale. Accanto alle competenze cambia anche il modo di vivere l'impresa. Le aziende devono diventare attrattive perché il calo demografico rende sempre più difficile trovare nuovi talenti. Per questo stanno investendo in ambienti di lavoro migliori, percorsi di crescita e valori condivisi. Oggi
molte persone scelgono un'impresa non solo per laretribuzione, ma anche per la cultura aziendale e per la qualità delle relazioni che offre. La transizione ecologica e digitale sta trasformando profondamente il mercato del lavoro. Quali sono le nuove competenze e le figure professionali che le aziende del design industriale e del manifatturiero dovrebbero intercettare e valorizzare?
Sostenibilità e digitale stanno seguendo un percorso simile. All'inizio generano figure professionali specialistiche, ma nel tempo diventeranno competenze trasversali. Oggi emergono nuovi profili, come i prompt designer, ma domani queste capacità entreranno naturalmente nel bagaglio di progettisti, designer, architetti e ingegneri. Il vero cambiamento, però, riguarda l'integrazione tra competenze tradizionali e nuovi strumenti. Le tecnologie non sostituiscono il sapere progettuale: lo amplificano. Chi saprà unire cultura del progetto, sostenibilità e digitale
avrà un vantaggio competitivo importante. Il capitale umano rappresenta sempre più un fattore strategico competitivo. Quali politiche e quali investimenti dovrebbero mettere in campo le aziende per attrarre, far crescere e trattenere i talenti necessari ad affrontare le sfide dei prossimi anni? Le imprese stanno comprendendo che investire sulle persone conviene. Un ambiente di lavoro positivo aumenta il coinvolgimento, rafforza il senso di appartenenza e rende l'azienda più innovativa. Sempre più realtà stanno sperimentando modelli organizzativi che favoriscono partecipazione e crescita. Ci sono aziende, per esempio, che dedicano parte dell'orario di lavoro al volontariato o che coinvolgono direttamente i collaboratori nei processi di innovazione. Il
dipendente non è più soltanto chi esegue un compito, ma diventa protagonista dello sviluppo dell'impresa e questa evoluzione produrrà effetti sempre più evidenti. Le aziende che mettono davvero le persone al centro registrano maggiore fidelizzazione, più capacità innovativa e migliori performance. Non è soltanto una scelta etica: è una strategia industriale. E proprio perché produce valore, sono convinto che questo modello continuerà a diffondersi in tutto il sistema manifatturiero.







