Valorizziamo ogni giorno chi fa grande l’Italia con visione, competenza e innovazione.

Promuoviamo la sostenibilità, la cultura, la bellezza, la coesione come leve di competitività.

Entrare nella nostra comunità significa condividere una visione e generare valore.

Il nostro Comitato dei Promotori è composto da personalità del mondo scientifico, culturale e imprenditoriale che, in linea con i nostri obiettivi e ideali, operano per migliorare e far crescere l’Italia di Qualità.

Il nostro Comitato Scientifico è incredibilmente vasto: questo perché si sono uniti a noi rappresentanti del mondo accademico e culturale competenti nelle varie tematiche di cui ci occupiamo alla Fondazione.

Presieduto dal Prof. Marco Frey, il Comitato Scientifico definisce le linee di politica culturale e scientifica di Symbola.

La nostra Agorà, il luogo dove si confrontano le diverse anime di Symbola per contribuire alla definizione delle strategie e al conseguimento degli scopi della Fondazione.

È presieduto da Antonio Calabrò ed è composto da realtà provenienti da tutti i settori dell’economia e della società: realtà imprenditoriali, istituzionali, accademiche, culturali, associative, sociali che condividono la nostra visione di futuro. Che, proprio per questo, hanno scelto di aderire e sostenere la Fondazione.

Il nostro Consiglio di Amministrazione traduce le indicazioni dei Soci e dei Comitati in un programma da seguire per raggiungere gli obiettivi comuni.

Soggetti che collaborano con Symbola per sviluppare ricerche, progetti e attività sui temi della Fondazione attraverso partnership qualificate, legate a tematiche o progetti specifici, che sostengono lo sviluppo dei nostri studi, rapporti, collane, eventi.

Ci avvaliamo degli esperti del nostro Network per realizzare articoli e approfondimenti di divulgazione sulle principali tematiche legate alla Qualità.

Il team Symbola, competente e trasversale, lavora ogni giorno in rete con la nostra comunità per far conoscere al mondo eccellenze, storie e primati del made in Italy di Qualità, raccontando la nostra visione del Paese.

Abbiamo costruito una comunità autorevole che condivide visioni, analizza scenari e contribuisce a delineare un futuro fondato su qualità, innovazione e sostenibilità.

Una rete che connette imprese, istituzioni e professionisti che credono nella qualità come leva strategica per la competitività e lo sviluppo del Paese.

Da circa 20 anni Fondazione Symbola analizza la green economy, la cultura, la coesione sociale e la competitività attraverso le sue ricerche, contribuendo alla diffusione delle best practices e dei primati del made in Italy, dandone la giusta visibilità e riconoscimento, in Italia e nel mondo.

Gli eventi e le iniziative pubbliche della Fondazione Symbola rappresentano un’estensione naturale del nostro lavoro: spazi di confronto, narrazione e costruzione di visione in cui istituzioni, imprese, associazioni, comunità professionali e cittadini possono ritrovarsi per discutere il futuro del Paese.

Fondazione Symbola propone e sviluppa progetti per dare vita ad azioni concrete legate a sostenibilità e ambiente, cultura e creatività, coesione sociale e territoriale

Cosa si muove in Italia dal punto di vista di sostenibilità, innovazione, cultura, società e territorio?

Le ricerche della Fondazione, attraverso i singoli capitoli scritti da autori ed esperti Symbola, raccontano lo stato dell’arte del made in Italy.

Le migliori esperienze del Paese e le storie di chi ha scelto la qualità come propria missione produttiva, sociale e ambientale.

Fondazione Symbola raccoglie e analizza i punti di forza del made in Italy, restituendo una fotografia composta da dati e infografiche di rapida lettura.

Raccogliamo aggiornamenti brevi e incisivi, per tenerti informato sulle iniziative, i progetti e gli eventi che stanno plasmando l’Italia delle qualità: sostenibile, creativa, coesa e innovativa.

Cultura, sostenibilità, coesione e tanto altro: una raccolta di articoli, organizzati per argomento, sulle principali tematiche Symbola, scritti da autori ed esperti del network della Fondazione.

  • Fiorenza Pinna – Curatrice indipendente

Nel biennio 2025–2026 la fotografia si colloca all’interno di una trasformazione più ampia del regime delle immagini, che va oltre il medium stesso. L’intelligenza artificiale generativa, la diffusione massiva delle piattaforme e la progressiva ibridazione tra linguaggi hanno messo in discussione il valore indicale tradizionalmente associato alla fotografia, spostando l’attenzione dalla registrazione del reale alla costruzione del senso. Il comparto si muove sempre più in una logica più ampia di integrazione tra arte e tecnologia: la fotografia non è più un ambito autonomo, ma parte di un’ecologia visiva più ampia, in cui immagini analogiche, digitali e sintetiche convivono e si ridefiniscono reciprocamente. In parallelo, emergono questioni operative che riguardano direttamente il settore: la necessità di ibridare fruizione fisica e digitale, ma anche la sostenibilità dei modelli produttivi ed espositivi – in questo scenario, libro, archivio e display assumono un ruolo centrale come dispositivi di produzione e circolazione.

Queste trasformazioni non incidono soltanto sulle modalità di produzione, ma contribuiscono anche a rafforzare il posizionamento internazionale del settore fotografico italiano, in particolare della fotografia femminile, sempre più riconosciuta a livello internazionale.

I riconoscimenti ottenuti da figure come Silvia Rosi (V&A Parasol Foundation Prize for Women in Photography, 2020; C/O Berlin Talent Award, 2024) ed Eleonora Agostini (Paris Photo–Aperture First Photobook Award, 2025) testimoniano una tendenza che va oltre i singoli successi individuali e riflette un cambiamento più ampio nella composizione della scena fotografica nazionale. Le nuove generazioni di autrici si distinguono per la capacità di affrontare temi come identità, memoria, archivio, ecologia e trasformazioni sociali attraverso linguaggi che attraversano fotografia, libro, installazione e ricerca interdisciplinare, contribuendo in modo decisivo al rinnovamento e all'internazionalizzazione del settore. A questo processo di riconoscimento contribuisce anche la costruzione di nuove infrastrutture dedicate alla valorizzazione del lavoro delle fotografe. Nel giugno 2026 la Collezione Donata Pizzi, fondata nel 2014 dalla fotografa e collezionista romana Donata Pizzi per valorizzare il contributo delle fotografe italiane dagli anni Sessanta a oggi, ha aperto una sede permanente a Roma. Con oltre novanta autrici rappresentate e un'attività che unisce ricerca, conservazione, studio e divulgazione, la collezione si è affermata come uno dei principali progetti dedicati alla promozione della fotografia femminile in Italia.

Dal punto di vista geografico, la fotografia italiana resta policentrica – Milano, Torino, Roma, Bologna, Reggio Emilia – ma si rafforza una rete di realtà intermedie e spesso di piccola scala che svolgono un ruolo strutturante. In questo senso, il modello italiano appare meno come un sistema istituzionale e più come una costellazione di pratiche che si sostengono attraverso relazioni e collaborazioni. Restano criticità evidenti – fragilità economica, discontinuità dei finanziamenti, carenza di figure intermedie come photo editor e curatori pubblici – ma si rileva una crescita delle infrastrutture pubbliche, uno dei segnali più visibili dell’ultimo anno. L’apertura del Centro della Fotografia di Roma Capitale al Mattatoio nel gennaio 2026 rappresenta un passaggio significativo, introducendo uno spazio dedicato che integra programmazione espositiva, ricerca e accesso pubblico. Parallelamente, il riconoscimento del MUFOCO come Museo Nazionale di Fotografia – MUNAF a Milano consolida un’infrastruttura archivistica e culturale che conserva oltre due milioni di immagini e opera in rete con il sistema nazionale. CAMERA – Centro italiano per la fotografia a Torino nel decennale della sua apertura conferma il proprio ruolo come piattaforma espositiva ed educativa, mentre la fotografia si integra in modo sempre più stabile nei programmi di istituzioni come MAXXI, Triennale Milano e Gallerie dItalia.

A questo si affiancano strumenti di sostegno pubblico come il bando Strategia Fotografia del Ministero della Cultura italiano dedicato al sostegno della fotografia contemporanea e storica che, nel 2026, conferma un investimento statale strutturato nel settore; attraverso finanziamenti destinati all'acquisizione di opere e archivi fotografici, produzione di nuovi progetti, organizzazione di mostre e realizzazione di pubblicazioni specializzate.

Parallelamente al rafforzamento delle infrastrutture pubbliche e istituzionali, si assiste alla crescita di spazi indipendenti e micro-istituzioni: costruiscono modelli ibridi tra ricerca, attivismo e comunità, spesso con risorse limitate ma con un impatto significativo. Questi luoghi non sostituiscono le istituzioni, ma ne integrano le funzioni, garantendo continuità ai processi di produzione e confronto.

Tra le realtà indipendenti più interessanti OMNE – Osservatorio Mobile Nord Est, piattaforma che intreccia fotografia, editoria e ricerca territoriale. Nel 2025, in collaborazione con Skinnerboox, casa editrice indipendente di Jesi, ha pubblicato Atlas Aquæ, una ricognizione costruita a partire da 68 fotolibri contemporanei dedicati all'acqua. Il progetto utilizza il libro fotografico come strumento di ricerca e osservazione delle trasformazioni ambientali, mettendo in relazione pratiche autoriali, cultura visiva e riflessione ecologica.

La vitalità delle realtà indipendenti si manifesta particolarmente nel settore editoriale: in questo contesto, il fotolibro si conferma uno dei dispositivi più vitali della filiera. Editori indipendenti come la già citata Skinnerboox, Witty Books (Torino) e Cesura Publish (Piacenza) definiscono modelli editoriali riconosciuti anche a livello internazionale.

Witty Books, al Paris Photo–Aperture PhotoBook Awards 2025, uno dei premi internazionali più importanti dedicati al fotolibro, ottiene un riconoscimento internazionale che non riguarda solo la qualità delle singole pubblicazioni, ma il modello editoriale complessivo.

In modo complementare, Cesura Publish, trasforma il fotolibro in uno strumento di ricerca e presa di posizione curatoriale con Belén, María Belén, progetto vincitore dell’Andy Rocchelli Grant 2025 realizzato insieme all’Archivo de la Memoria Trans Argentina. Il fotolibro intreccia fotografie d’archivio, documenti e materiali autobiografici per raccontare la storia dell’attivista trans María Belén Correa.

Attorno a questo sistema si muovono micro-istituzioni fondamentali: Micamera, a Milano, affianca all'attività di libreria una costante opera di promozione della cultura del fotolibro e nel 2026 presenta il progetto TIP – The Italian Photobook 2015–2025, offrendo una mappatura critica dell'editoria fotografica italiana dell'ultimo decennio. Anche il ruolo delle librerie specializzate si conferma centrale per la diffusione della cultura fotografica: Leporello, a Roma, non é solo una libreria, è spazio di esposizione, incontro e ricerca, contribuendo a costruire una comunità attiva attorno all’editoria artistica e alla cultura fotografica.

Collezione Donata Pizzi 2026. Foto Luigi Filetici

Ma i festival sono oggi il motore principale del settore. Sempre più spesso funzionano come infrastrutture temporanee ad alta intensità: producono pubblico, attivano territori, promuovono la sperimentazione di nuovi linguaggi, tecnologie e pratiche sostenibili e formano competenze.
EXPOSED Torino Foto Festival, festival internazionale dedicato alla fotografia contemporanea, arriva alla sua terza edizione non solo perché mette in campo un programma diffuso con 18 mostre indoor e outdoor, ma perché lo pensa come esperienza pubblica e accessibile. Il festival propone un Free Pass che consente l’accesso a numerose mostre del programma ufficiale, passeggiate lungo il "miglio della fotografia", audioguide via QR code in italiano e inglese, introduzioni in LIS per ogni mostra indoor e 26 billboard fotografici lungo le arterie urbane di Torino. La fotografia, qui, non viene semplicemente visitata: viene accompagnata, tradotta, abitata nello spazio urbano, in un programma che tiene insieme ricerca visiva e apertura al pubblico non specializzato.
Particolarmente significativo è il ruolo dei festival fotografici diffusi sul territorio, che negli ultimi anni hanno contribuito a promuovere processi di valorizzazione culturale, sociale ed economica in contesti periferici o marginali.

Gibellina Photoroad, con il suo modello di mostra open air nel paesaggio siciliano; il Festival della Fotografia Italiana nel Casentino che coinvolge comunità locali, archivi e patrimoni territoriali spesso marginalizzati; o PhEST che trasforma il centro storico e gli spazi urbani di Monopoli in luoghi di esposizione – tutti questi festival mostrano come la fotografia possa diventare dispositivo di attivazione di territori periferici. Non si tratta di mera esposizione, ma uno strumento di lettura, relazione e costruzione di comunità. È questa, forse, la trasformazione più profonda: il festival non come evento, ma come infrastruttura operativa del sistema, capace di connettere istituzioni e territori in una rete che produce effetti nel tempo.

Il riferimento teorico di fondo, in questa tradizione italiana, è quello di Cesare Zavattini e Paul Strand con Un paese (1955): la fotografia come strumento di conoscenza, prossimità e coinvolgimento diretto delle comunità, capace di costruire narrazioni condivise a partire dall'osservazione del territorio e della vita quotidiana. L'accessibilità, in questo quadro, non è più soltanto una questione logistica — dove esporre — ma una scelta culturale e curatoriale che riguarda chi guarda, in quali condizioni e attraverso quali forme di mediazione. Le iniziative raccontate sono segnali di un settore che prova a ridefinire il proprio pubblico, allargandolo senza rinunciare alla complessità dei contenuti. Non si tratta di un dettaglio organizzativo, ma di una diversa idea di cosa significhi oggi rendere la fotografia realmente pubblica.

La funzione dei festival non si esaurisce nella promozione culturale e territoriale: essi contribuiscono anche a introdurre nel panorama della fotografia contemporanea italiana nuovi linguaggi e nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, che entra nel sistema come strumento operativo. The Phair, fiera internazionale dedicata alla fotografia e all'immagine contemporanea che si svolge a Torino, nel 2025, con più di 50 gallerie nazionali e internazionali, ha dato spazio esplicito a opere in cui intelligenza artificiale, stampa e pittura si saldano in un'unica pratica post-fotografica: un caso esemplare è Allucinazione Post-umana di Pietro Catarinella, in cui frammenti di opere antiche e dipinti a olio sono stati rielaborati dall'AI generando immagini indefinite — stampate su tela e poi dipinte a mano dall'artista con colori a olio.

Anche la seconda edizione del festival internazionale di Torino EXPOSED 2025 ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale con Almost Real. From Trace to Simulation: il passaggio da una fotografia intesa come traccia a una immersa in un regime più ampio di immagini costruite, manipolate, sintetiche. Attraverso opere di artisti internazionali che utilizzano sistemi di AI, archivi elaborati algoritmicamente e scenari generativi, la mostra ha messo centro del dibattito fotografico temi come la veridicità dell'immagine e il rapporto tra fotografia e intelligenza artificiale.

Un’ulteriore buona pratica riguarda l’edizione 2026 del MIA Photo Fair BNP Paribas a Milano, intitolata Metamorfosi, che ha affrontato le trasformazioni che attraversano la fotografia contemporanea, dal passaggio al digitale alle sperimentazioni con l’intelligenza artificiale, evidenziando la crescente ibridazione tra linguaggi, tecnologie e pratiche visive.

Accanto alle innovazioni tecnologiche, nei festival fotografici il tema della sostenibilità assume una dimensione concreta non solo come contenuto iconografico, ma come pratica produttiva. Tra i progetti recenti più significativi vi è Project Groundswell del programma europeo sviluppato dal festival Cortona On The Move (Cortona, AR) insieme al centro di fotografia Fotohof Salzburg (Austria), e al festival Imago Lisboa (Portogallo), coordinato dal museo Photo Museum Ireland.

Attraverso una open call internazionale, il progetto seleziona lavori dedicati a temi come la riduzione delle emissioni, la tutela della biodiversità, le economie circolari e la giustizia climatica, sostenendo i fotografi con finanziamenti e percorsi di sviluppo professionale. I finalisti ricevono supporto per trasformare i propri lavori in cortometraggi audiovisivi, mentre quattro progetti vengono scelti per una grande mostra itinerante che sarà presentata tra il 2026 e il 2027 nei festival coinvolti. Il programma comprende inoltre webinar gratuiti sulle pratiche sostenibili per fotografi, attività educative per scuole e famiglie e la pubblicazione di photobook.

La sostenibilità emerge anche come tema di ricerca all'interno della fotografia documentaria contemporanea. In questa direzione si colloca Silent Spring di Michele Borzoni e Rocco Rorandelli del collettivo fotografico indipendente TerraProject (Firenze e Roma), attivo su temi sociali, ambientali e politici. Sviluppato tra il 2021 e il 2024 e presentato a Fotografia Europea 2025 di Reggio Emilia (di cui ha vinto l'Open Call), Silent Spring documenta i movimenti per la giustizia climatica attivi in diversi paesi europei (gruppi come Extinction Rebellion, Ende Gelände, Last Generation, Code Rouge e Soulèvements de la Terre) attraverso fotografie realizzate durante occupazioni, blocchi stradali, assemblee e manifestazioni.

I festival svolgono anche un ruolo fondamentale nella costruzione e nel rafforzamento delle reti professionali, rappresentando luoghi privilegiati di incontro tra professionisti, pubblico e nuove progettualità e favorendo la circolazione di idee, competenze e opportunità di collaborazione.

Fotografia Europea, festival internazionale di fotografia contemporanea che si svolge a Reggio Emilia, continua a essere uno dei pochi luoghi in cui mostra, formazione, editoria, networking e innovazione sociale convivono all'interno di un unico ecosistema culturale. Attraverso iniziative come Photograph-ER, programma gratuito rivolto a fotografi tra i 18 e i 35 anni, il festival integra attività di orientamento, confronto e sviluppo professionale. A queste si aggiunge il progetto editoriale [PARENTESI], che amplia gli spazi di riflessione e approfondimento attorno alla fotografia contemporanea. In questo contesto si inserisce anche Giovane Fotografia Italiana, piattaforma dedicata agli autori emergenti under 35, che svolge una funzione strategica non solo nella selezione e valorizzazione di nuove ricerche, ma anche nell'inserimento dei fotografi all'interno di reti istituzionali e circuiti internazionali attraverso premi, residenze e collaborazioni con partner europei.

Oltre ad affrontare il tema delle barriere architettoniche, Fotografia Europe si distingue per un approccio avanzato all'accessibilità culturale e al welfare culturale. Attraverso percorsi sviluppati insieme a operatori sociali, educatori, servizi alla persona e comunità locali, la partecipazione culturale viene riconosciuta come uno strumento capace di incidere sul benessere individuale e collettivo. In questa direzione si inserisce anche la sperimentazione della prescrizione culturale, pratica già diffusa in diversi paesi europei che integra attività artistiche e culturali nei percorsi di prevenzione, cura e promozione della salute. Più che un festival, Fotografia Europea si configura così come una piattaforma culturale permanente che utilizza la fotografia per connettere formazione, inclusione, cittadinanza attiva e sviluppo territoriale.

La crescente centralità dell formazione è tale che anche le principali fiere commerciali hanno iniziato a incorporare funzioni educative e di sviluppo professionale. Ne è un esempio The Classroom, presentata da MIA Photo Fair BNP Paribas 2026 come una "Temporary School of Photography", attraverso un programma di incontri, workshop e momenti di confronto con fotografi, curatori e professionisti dell’immagine.

Le trasformazioni che attraversano oggi la fotografia contemporanea non riguardano soltanto i contenuti, ma investono linguaggi, competenze e modalità di produzione delle immagini. L'affermazione dell'intelligenza artificiale generativa, la diffusione di sistemi di machine vision e la crescente ibridazione tra fotografia, video, archivi, dati e piattaforme digitali stanno contribuendo a ridefinire il ruolo stesso della fotografia all'interno di un più ampio ecosistema visuale. In questo contesto si inserisce una riflessione sempre più diffusa sulla cosiddetta “eclissi del fotografico”: non una scomparsa del medium, ma una perdita della sua centralità esclusiva a favore di un campo più ampio dell'immagine, in cui la fotografia continua a operare come linguaggio, documento e dispositivo critico. Questa trasformazione richiede nuove forme di consapevolezza e nuovi strumenti interpretativi. Il sistema della formazione riflette le trasformazioni che attraversano la cultura visuale contemporanea. Dall'ISIA di Urbino alle Accademie di Belle Arti italiane, fino a realtà universitaria specializzate private come RUFA, IED, NABA e LABA, la fotografia viene sempre più spesso implementata da percorsi che intrecciano audiovisivo, editoria, comunicazione, culture digitali e nuove tecnologie. Si afferma così una formazione orientata alla costruzione di figure professionali ibride, capaci di operare tra produzione delle immagini, ricerca, progettazione culturale, media e industrie creative.

Parallelamente, cresce il peso di modelli fondati su mentoring, networking internazionale e sviluppo professionale, che affiancano alla formazione tecnica la costruzione di percorsi, relazioni e opportunità all'interno del sistema fotografico contemporaneo. Un esempio significativo è rappresentato da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, centro di riferimento nazionale per la promozione, la ricerca e la valorizzazione della fotografia con sede a Torino, che attraverso la partecipazione alla piattaforma europea FUTURES Photography[1] contribuisce all'individuazione, al sostegno e alla promozione di autori emergenti all'interno di una rete internazionale che riunisce istituzioni, festival e organizzazioni culturali dedicate alla fotografia contemporanea.

Si afferma, inoltre, una dimensione sempre più sociale e politica della fotografia, particolarmente evidente nell'attenzione rivolta a temi di attualità come le crisi geopolitiche, i conflitti, i diritti civili e le forme di esclusione che attraversano lo spazio pubblico.

Emergono progetti che utilizzano la fotografia come strumento di denuncia e consapevolezza pubblica, come nel caso di Contro la guerra, realizzato da CHEAP, collettivo bolognese che utilizza l'affissione pubblica come forma di intervento culturale e politico, in collaborazione con EMERGENCY. Il progetto ha portato nello spazio urbano di Bologna immagini in bianco e nero tratte dall'archivio storico dell’organizzazione: le fotografie, dedicate alle attività di cura svolte in Afghanistan, Iraq, Sudan e in altri contesti di conflitto, sono state affisse sui muri della città insieme a poster realizzati da artiste e artisti internazionali, trasformando lo spazio pubblico in un luogo di riflessione sulla guerra e sulle sue conseguenze umanitarie.

In questa direzione si colloca anche Amarə, collettivo transfemminista nato a Roma nel 2022 che utilizza la fotografia e l'affissione urbana come pratica di intervento diretto nello spazio pubblico. Attraverso azioni di affissione di immagini di grandi dimensioni nei quartieri della città e progetti sviluppati insieme a realtà attive sui temi dei diritti, della violenza di genere e della giustizia sociale, Amarə porta la fotografia fuori dai circuiti espositivi tradizionali, trasformandola in uno strumento di presenza, visibilità e costruzione di immaginari alternativi. Più che produrre opere, il collettivo utilizza l'immagine come dispositivo di attivazione civica e di riappropriazione simbolica dello spazio urbano.

Contro la Guerra. CHEAP

Anche nel campo dell'editoria fotografica contemporanea emerge questa attenzione: PhMuseum, piattaforma per la fotografia contemporanea con sede a Bologna, ha dedicato una sezione a fotolibri sulla Palestina, riunendo opere che affrontano il conflitto, l'occupazione, la memoria e la vita quotidiana nei territori palestinesi.

Mentre il FE+SK Book Award, premio dedicato al fotolibro contemporaneo con sede a Reggio Emilia, nel 2026 ha riconosciuto ha riconosciuto Pixels of Memories di Raisan Hameed, progetto che riflette sui temi della memoria; attraverso un archivio di immagini raccolte da Google Maps in Iraq, il lavoro utilizza errori, assenze e frammenti visivi per interrogare i processi di perdita, cancellazione e costruzione della memoria nei territori segnati dal conflitto.

 

Il sistema fotografico è più strutturato rispetto al passato, ma ancora in fase di definizione. I punti di forza sono chiari: una rete diffusa, una capacità di innovazione che attraversa linguaggi e formati, una forte dimensione territoriale che rende la fotografia italiana leggibile come sistema e non solo come somma di singole eccellenze. Le sfide restano altrettanto chiare: sviluppare le competenze intermedie che ancora mancano, costruire una sostenibilità economica più solida, strutturare la filiera nei passaggi che oggi rimangono fragili. Le traiettorie future passano dall'integrazione sempre più stretta tra fotografia, tecnologia e ricerca, dal rafforzamento delle infrastrutture, dall'evoluzione dei modelli produttivi e curatoriali.

La fotografia italiana sembra oggi interessante soprattutto quando smette di pensarsi come disciplina autonoma e si presenta invece come punto d'incontro tra immagine, archivio, libro, spazio pubblico, ricerca, committenza e mercato. È questo il dato più importante degli ultimi dodici mesi: la maturazione non passa solo dalla qualità delle opere, ma dalla qualità delle connessioni che il settore riesce a produrre. E le competenze che conteranno di più saranno proprio quelle capaci di abitare queste connessioni: saper progettare, editare, curare, raccontare, mediare, rendere accessibile, costruire reti.

Suggerimenti di lettura

  • OMNE / Skinnerbox, Atlas Aquæ, 2025.
  • Sara Benaglia, Immagini infestate. Ecologie tossiche della fotografia, Mimesis, 2026.
  • Valentina Tanni, Conversazioni con la macchina. Il dialogo dell'arte con le intelligenze artificiali, Tlon, 2025.

[1] FUTURES Photography è una piattaforma europea nata nel 2017 e cofinanziata dall'Unione Europea che mette in rete alcune delle principali istituzioni, festival e centri fotografici europei con l'obiettivo di individuare, sostenere e promuovere fotografi emergenti.

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