La cultura come leva strategica di competitività
Il Rapporto Io sono Cultura 2026 – giunta alla XVI edizione – analizza ancora una volta quell’intenso intreccio che si stabilisce tra identità, territorio, cultura ed economia.
Io sono Cultura è promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Deloitte e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne in collaborazione con l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, la Fondazione Fitzcarraldo e Fornasetti.
La cultura non è un lusso ma un asset competitivo
Afferma Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola: «La forza della nostra economia e del Made in Italy devono molto, in tutti i campi, alla cultura e alla bellezza.
Cultura e creatività oltre ad arricchire la nostra identità e alimentare la domanda di Italia nel mondo, possono aiutarci ad affrontare insieme, senza paura, le difficili sfide che abbiamo davanti, a partire dalla crisi climatica.
L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi può offrire un contributo importante a una transizione verde e digitale.
Spostando le produzioni verso la qualità aumenta infatti il valore e diminuisce il consumo di energia e materie prime riducendo le emissioni di CO2: un’economia più a misura d’uomo e per questo più competitiva e più capace di futuro come sostiene il Manifesto di Assisi.
Inoltre, come più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella «la cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo».
Io sono Cultura 2026, qualità e bellezza sfidano la crisi
Il tema di quest’anno – “L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” – apre a una riflessione tra passato e futuro. Come recita la frase di Theodor W. Adorno in testa alla Premessa: «Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze».
Da sempre la cultura rappresenta il proprio tempo e le correnti di pensiero che lo attraversano. Gli argomenti che animano maggiormente i dibattiti attuali riguardano la sostenibilità ambientale e sociale e la pervasività dell’intelligenza artificiale nelle vite e nelle economie a livello globale che sembra addirittura minacciare la creatività umana.
Ma Io sono Cultura 2026 ha uno sguardo d’insieme e in questa edizione cerca anche di fare il punto sul difficile confine fra tradizione e innovazione attraverso 26 approfondimenti settoriali e tematici.
Un valore anche economico
È ormai acclarato che con la cultura si mangia, ma quanto si mangia? Qual è il suo valore economico?
Lo abbiamo chiesto ad Andrea Prete, presidente di Unioncamere: «La cultura rappresenta un volano economico per il nostro Paese. Si declina in tanti ambiti, uno per tutti è il turismo culturale che è cresciuto tantissimo rispetto agli anni precedenti in cui l’idea di turismo era ristretta al settore balneare o enogastronomico.
Oggi, invece, c’è grande sensibilità nei confronti della cultura in generale: pensiamo ad esempio al design o alle imprese che creano videogiochi e software.
È un filo conduttore che collega varie economie che si traducono in un milione e mezzo di occupati, e genera un valore aggiunto di decine di miliardi. È importante puntare sulla cultura, anche se c’è ancora qualcosa da rivedere.
Per quanto riguarda i giovani, il Rapporto evidenzia che il settore è attrattivo e impiega molti laureati, tuttavia emerge che c’è un turnover troppo rapido, segno che andrebbe migliorato l’aspetto salariale».
Diventare agenti di cambiamento
Quale posto occupa la cultura nel dibattito sulla sostenibilità ambientale? Per qualcuno potrebbe sembrare sorprendente, ma la cultura occupa un posto di primo piano e si sta trasformando: non ci si accontenta più di ridurre la propria impronta climatica, ma si cerca di diventare testimoni e agenti di cambiamento.
Io sono Cultura 2026 spiega come in tutto il mondo stia crescendo un ecosistema culturale che prende posizione e adotta comportamenti attivi per una trasformazione sostenibile. Non solo intrattenimento, ma anche creazione di consapevolezza sulla crisi climatica con l’intento di ispirare un cambiamento positivo.
L’allineamento con la sostenibilità ambientale
Il Rapporto cita numerosi casi di allineamento tra la cultura e la sostenibilità in tutto il mondo. Nell’Unione Europea, in particolare, il quadro strategico Culture Compass for Europe non eroga finanziamenti ma orienta le politiche culturali in modo che guidino le azioni per il clima e la biodiversità. È stato pensato per indirizzare le politiche culturali comunitarie e mettere la cultura al centro dello sviluppo sociale ed economico dell’UE affinché diventi un fattore di coesione dell’identità europea.
Ancora in ambito UE, i bandi dei programmi Horizon Europe, Erasmus+ e Digital Europe integrano sempre di più gli obiettivi ambientali con quelli culturali.
Il programma LIFE, dedicato espressamente al clima e all’ambiente dal 2025 si è aperto al settore culturale. Ad esempio, finanzia interventi per la riqualificazione energetica degli edifici storici o l’adozione di pratiche di economia circolare nella gestione dei siti culturali.
Ovviamente, i progetti culturali devono dimostrare di non danneggiare in nessun modo l’ambiente con le loro azioni.
Contaminazione dei saperi e misurazione dell’economia culturale
Tra conflitti, trasformazioni tecnologiche e diffusione dell’intelligenza artificiale, qual è il ruolo della cultura? Lo spiega Ernesto Lanzillo, presidente del Consiglio di Amministrazione di Deloitte & Touche SpA: «La cultura non rappresenta soltanto un patrimonio da tutelare o un settore da sostenere: è una risorsa strategica per rafforzare il pensiero critico, promuovere il dialogo, valorizzare la diversità e costruire società più inclusive.
Mentre le tecnologie ampliano le possibilità di accesso e produzione della conoscenza, cresce il ruolo insostituibile della cultura nel fornire gli strumenti per interpretare la complessità e orientare il cambiamento».
Il 2025, come spiega Io sono Cultura, è stato un anno importante per la misurazione dell’economia culturale e creativa.
L’UNESCO ha pubblicato un nuovo framework concettuale secondo il quale la cultura è da considerare un ecosistema e non solo un insieme di attività economiche: questa diversa visione fa sì che valori e competenze possano attraversare i confini del settore in una stimolante contaminazione di saperi.
Un flusso continuo di creazione di valore e di innovazione in un processo sistemico dove la cultura contribuisce allo sviluppo economico e sociale del Paese.







