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LE IMPRESE CHE INVESTONO IN CREATIVITA’ ESPORTANO E CRESCONO DI PIU’ DI QUELLE CHE NON LO FANNO
I DATI DI ‘IO SONO CULTURA’: RAPPORTO ANNUALE DI SYMBOLA E UNIONCAMERE
CHE ‘PESA’ CULTURA E CREATIVITA’ NELL’ECONOMIA NAZIONALE

LE IMPRESE CULTURALI E CREATIVE PRODUCONO 78,6 MILIARDI DI VALORE AGGIUNTO E NE MUOVONO 227, IL 15,6% DELLA RICCHEZZA PRODOTTA

IL FRIULI VENEZIA GIULIA E’ TRA LE REGIONI CHE PIU’ PRODUCONO RICCHEZZA E LAVORO CON LA CULTURA, AL QUINTO POSTO CON IL 5,7% DEL VALORE AGGIUNTO E CON IL 6,5% DELL’OCCUPAZIONE
PORDENONE E’ FRA LE PRIME DIECI PROVINCE ITALIANE, QUARTA PER PRODUZIONE DI RICCHEZZA E QUINTA PER OCCUPAZIONE

REALACCI: “CULTURA E CREATIVITA’ SONO NEL NOSTRO DNA
PER SFIDARE LA CRISI L’ITALIA DEVE FARE L’ITALIA”

Pordenone, 4 marzo 2016. Le imprese delle filiere culturali e creative producono 78,6 miliardi di valore aggiunto e ‘attivano’ altri settori dell’economia arrivando a muovere complessivamente il 15,6% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 227 miliardi di euro. Tanto vale nel 2014 il sistema produttivo culturale e creativo, un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere culturali e creative, ma anche da quella parte dell’economia nazionale che viene attivata dalla cultura, a cominciare dal turismo. È quanto emerge dal Rapporto 2015 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” presentato oggi al Palazzo Montereale Mantica di Pordenone da Fondazione Symbola, che lo ha curato insieme a Unioncamere, e FriulAdria Crédit Agricole, che ne è anche main sponsor. L’unico studio in Italia che annualmente quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. Con risultati sorprendenti. Le filiere culturali e creative si confermano dunque un pilastro del made in Italy, un sostegno importante alla nostra competitività o, per dirla in gergo calcistico, l’uomo in più messo in campo dalla squadra Italia per competere e vincere. Tanto che nel periodo 2012/2014, quindi in piena crisi, le imprese che hanno investito in creatività hanno visto crescere il proprio fatturato del 3,2%, mentre tra le non investitrici il fatturato è sceso dello 0,9%. E sempre le imprese che hanno investito in creatività sono state premiate con incremento dell’export del 4,3%, al contrario chi non ha puntato su questo asset ha visto le proprie esportazioni crescere di un ben più magro 0,6%.

Entrando nel dettaglio dello studio - una sorta di annuario, per numeri e storie, realizzato anche con il sostegno e la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della Regione Marche e con la partnership di Fondazione Fitzcarraldo e Si.Camera. - emerge che dalle 443.208 imprese del sistema produttivo culturale, che rappresentano il 7,3% delle imprese nazionali, arriva il 5,4% della ricchezza prodotta in Italia: 78,6 miliardi di euro. Che arrivano ad 84 circa, equivalenti al 5,8% dell’economia nazionale, se includiamo anche istituzioni pubbliche e realtà del non profit attive nel settore della cultura. Ma la forza della cultura va ben oltre, grazie ad un effetto moltiplicatore pari a 1,7 sul resto dell’economia: così per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano 1,7 in altri settori. Gli 84 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 143. Cifre che complessivamente arrivano, come anticipato, alla soglia di 227 miliardi di euro. Una ricchezza che ha effetti positivi anche sul fronte occupazione: le sole imprese del sistema produttivo culturale – ovvero industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico artistico e architettonico, performing arts e arti visive – danno lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,9% del totale degli occupati in Italia. Che diventano oltre 1,5 milioni, il 6,3% del totale, se includiamo anche le realtà del pubblico e del non profit.

“L’Italia è forte se fa l’Italia, se scommette su ciò che la rende unica e desiderata nel mondo: cultura, qualità, conoscenza, innovazione, territorio e coesione sociale - commenta il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci -. Dalla crisi, infatti, non si esce con ricette del passato, ma guardando al futuro. Dalla bellezza, alla cultura alla green economy molte imprese italiane hanno già colto i segnali che ci parlano del domani e scommettono sulla cultura e la creatività per rafforzare le manifatture. Numeri alla mano, non solo con la cultura l’Italia mangia, ma la cultura è nel nostro dna e grazie ad essa possiamo costruire un futuro all’altezza della nostra storia. Ecco perché, come si è iniziato a fare, bisogna integrare le politiche culturali all’interno di quelle industriali e territoriali, riconoscerne e accompagnarne il ruolo da protagonista nella manifattura e nell’innovazione oltre che nel turismo”.

“Abbiamo voluto organizzare nel Nord Est la presentazione del rapporto curato da Fondazione Symbola per stimolare il territorio locale a prendere ancora più coscienza delle potenzialità economiche che gli derivano dagli enormi giacimenti culturali di cui sono ricche le regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto – osserva la presidente di FriulAdria Crédit Agricole Chiara Mio - Tralasciando il magnetismo esercitato da Venezia, che anzi ha il problema opposto di dirottare altrove i flussi turistici, l’entroterra offre delle opportunità ad oggi obiettivamente poco sfruttate. Mi riferisco al patrimonio delle ville venete, alla cultura del cibo e del vino, alle bellezze ambientali particolarmente adatte allo sviluppo di un turismo low cost ed ecosostenibile, per non parlare del sito archeologico di Aquileia o degli affreschi di Giovanni Antonio de’ Sacchis – detto il Pordenone – uno dei massimi artisti italiani del Rinascimento, conservati nelle piccole chiese della pedemontana friulana. In quest’ottica, il rapporto di Symbola ha il pregio di certificare il nesso, in apparenza solo teorico, tra cultura ed economia e di promuovere una visione evoluta della cultura e dell’arte, non più intese come qualcosa da tutelare e basta, ovvero come un costo, bensì anche come investimento da far fruttare”.

Il Friuli Venezia Giulia e Nord Est
Il Friuli Venezia Giulia è quinto nel Paese per occupazione e ricchezza prodotte dal sistema produttivo dell’industria culturale sul totale del sistema economico locale. In Friuli Venezia Giulia, infatti, la cultura frutta il 5,7% della ricchezza prodotta dal totale dell’economia regionale, ossia 1,8 miliardi di euro. Un giro di affari che nell’insieme impiega oltre 34 mila persone, equivalenti al 6,5% del totale degli occupati in regione. Un risultato raggiunto grazie all’intreccio tra bellezza, cultura, innovazione, creatività e manifattura che ha saputo rilanciare il made in taly e restituire all’economia di questa Regione una prospettiva al di là della crisi. Tra le due province friulana spicca Pordenone che si colloca al quarto posto per la produzione di ricchezza con il 7,7% del totale provinciale, e al quinto posto per occupazione con l’8,5% degli occupati. Bene anche Udine, dove la cultura produce il 5,8% del valore aggiunto e il 6,5% degli occupati della locale economia.

Allargando lo sguardo anche alle altre regioni del NordEst si evidenzia che in Trentino Alto Adige cultura e creatività fruttano 1,7 miliardi, equivalenti al 4,5% della ricchezza prodotta dal totale dell’economia regionale, mentre in Veneto fruttano 8,3 miliardi, ben il 6,3% della locale economia. Passando al fronte occupazione il sistema produttivo culturale e creativo in Trentino Alto Adige impiega quasi 29 mila persone, equivalenti al 5,2% del totale degli occupati in regione, e in Veneto ne impiega oltre 157 mila, ossia il 7,1% del totale degli occupati in regione. Dietro questi numeri, ovviamente, c’è un sistema di imprese. Nel dettaglio in Friuli Venezia Giulia ci sono 8.541 le ‘imprese culturali e creative’ (1,9% del totale nazionale), in Trentino Alto Adige se ne contano 7.726 (1,7% del totale nazionale), mentre in Veneto ce ne sono ben 38.272 (8,6% del totale nazionale). Nell’insieme, dunque, le regioni del Nord Est possono contare su 54. 539 imprese culturali e creative, equivalenti al 12,3% delle imprese culturali nazionali. Questa rete di imprese frutta 11,8 miliardi di valore aggiunto, ossia il 15% della ricchezza prodotta dalla cultura a livello nazionale, e crea lavoro per 221.200 persone, cifra che rappresenta il 15,5% degli occupati di tutto il sistema produttivo culturale italiano.

Cultura e creatività mettono il turbo al made in Italy
Inventivo per eccellenza, il sistema delle nostre industrie culturali si rivela anche reattivo, versatile, capace di tenere anche nella crisi e anzi di rispondere mettendo in campo strategie lungimiranti per agganciare la ripresa puntando sulla qualità, sull’innovazione, sulla bellezza e sulla fantasia. Ad esempio utilizzando professionalità con competenze in arti grafiche, pubblicità, design, web design, tecniche multimediali, sviluppo di software, ecc.. O ancora introducendo pratiche per stimolare la creatività come sessioni di brainstorming, lavori di gruppo interdisciplinare e interfunzionale, forme di rotazione del lavoro, incentivi ai dipendenti per lo sviluppo di nuove idee. Con risultati importanti: le imprese che nel periodo 2012/2014 hanno investito in creatività hanno visto crescere il proprio fatturato tra 2013 e 2014 del 3,2% e nello stesso periodo hanno beneficiato di un aumento dell’export del 4,3%, rispetto a una riduzione del fatturato dello 0,9% e a un contenuto aumento dell’export (+0,6%) delle altre. Tendenze confermate anche nel 2015 dall’incidenza delle imprese che investono in creatività tra le imprese esportatrici: il 48,1% delle imprese che hanno scommesso sulla creatività esportano, mentre tale quota scende al 21,6% tra quelle che negli ultimi tre anni non hanno investito in creatività.

La cultura spinge il turismo
Del totale della spesa dei turisti in Italia, 75,8 miliardi di euro nel 2014, il 37,3% (28,3 miliardi ) è legato proprio alle industrie culturali. E al richiamo della cultura, della bellezza e della qualità sono con ogni probabilità legate le ottime performance nazionali nel turismo. Se, infatti, leggiamo le statistiche in modo meno superficiale ci accorgiamo – come spiegano le ‘10 Verità sulla competitività italiana’ di - che siamo il primo paese dell’eurozona per pernottamenti di turisti extra Ue (con 56 milioni di notti). Siamo la meta preferita dei paesi ai quali è legato il futuro del turismo mondiale: la Cina, il Brasile, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, gli Usa e il Canada.

Cosa si intende per cultura?
Il cuore della ricerca sta nel non limitare il campo d’osservazione ai settori tradizionali della cultura e dei beni storico-artistici, ma nell’andare a guardare quanto contano cultura e creatività nel complesso delle attività economiche italiane, nei centri stile delle grandi industrie come nelle botteghe artigiane, o negli studi professionali. Attraverso la classificazione in 4 macro settori: industrie culturali propriamente dette (film, video, mass-media, videogiochi e software, musica, libri e stampa), industrie creative (architettura, comunicazione e branding, artigianato, design e produzione di stile), patrimonio storico-artistico architettonico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), e performing art e arti visive (rappresentazioni artistiche, divertimento, convegni e fiere). Al corpo centrale della ricerca, come anticipato, è stata inoltre affiancata anche un’indagine volta a valutare l’impatto degli investimenti in creatività sulle performance aziendali, da parte sia delle imprese appartenenti ai 4 macro-settori del sistema produttivo culturale, sia di quelle che svolgono attività economiche differenti ma che possono, non di meno, beneficiare dell’ibridazione con la cultura.

I settori, i trend
Alla performance del sistema produttivo culturale e creativo, sia in termini di prodotto che di occupazione, contribuiscono soprattutto le industrie culturali e le industrie creative. Dalle industrie culturali arriva infatti il 46,8% del valore aggiunto e il 39,4% degli occupati, un risultato raggiunto soprattutto grazie a videogiochi e software. Dalle industrie creative un altro consistente 46,5% di valore aggiunto e addirittura il 52,7% degli occupati, performance raggiunta grazie al contributo preponderante della produzione di beni e servizi creative driven e dell’architettura. Decisamente più bassa la quota delle performing arts e arti visive per entrambi i valori (5,3% v.a. e 6,2% occupazione) e soprattutto per le attività private collegate al patrimonio storico-artistico (1,5% e 1,7%).

Prime province per incidenza di valore aggiunto e occupazione del sistema produttivo culturale
Anno 2014 (valori percentuali)

Prime regioni italiane per incidenza del valore aggiunto e dell’occupazione del sistema produttivo culturale sul totale dell’economia
Anno 2014 (valori percentuali)

Scarica il comunicato stampa in PDF
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Scarica la presentazione di Fabio Renzi
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