Con la scadenza formale del PNRR fissata al giugno 2026, si chiude una stagione di investimenti straordinari che ha iniettato nel sistema culturale italiano risorse senza precedenti, imponendo ritmi, scadenze e modelli di governance nuovi per molti soggetti pubblici e privati. Ricostruire il quadro finanziario consolidato al 2024[1] significa quindi non soltanto fotografare flussi di spesa, ma interrogarsi su quale assetto stia prendendo forma: un settore più robusto, capace di valorizzare l'eredità degli investimenti straordinari, o esposto al rischio di una brusca retromarcia non appena le risorse aggiuntive si esauriranno?
Cerchiamo di rispondere a questa domanda partendo dai dati consolidati disponibili: gli stanziamenti del Ministero della Cultura (MIC) sui principali fondi settoriali, la spesa delle amministrazioni regionali e comunali rilevata dal sistema dei Conti Pubblici Territoriali, le erogazioni delle Fondazioni di origine bancaria e il mecenatismo privato catalizzato dall'Art Bonus, fino allo stato di avanzamento – e ai ritardi – del PNRR Cultura. L'obiettivo è offrire uno strumento di lettura aggiornato, utile non solo a misurare quanto si investe in cultura, ma a capire dove e come sarebbe auspicabile intervenire per diminuire squilibri settoriali o territoriali.
Dal 1985 uno dei principali strumenti di intervento statale nel settore culturale è il Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS), che dal 2023 ha assunto la denominazione di Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV)[2] che nel 2024 ha assegnato 445 milioni di € con un aumento di circa il 2% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà dei fondi, il 45% (200 mln €), è andata alle Fondazioni Lirico Sinfoniche mentre il 21% dedicato al sostegno delle attività teatrali e l’8% (34,5 mln €) per azioni trasversali di sistema, progetti e residenze multidisciplinari.
Se, da un lato, per lo spettacolo dal vivo si registra una live crescita, l’attribuzione delle risorse del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo si è ridotta complessivamente del 7% nel 2024 rispetto al 2023, con una dotazione di 696 mln di €. La distribuzione tra le varie misure ha visto un rifinanziamento del Piano di potenziamento delle sale cinematografiche[3] con 20 mln, un aumento degli incentivi selettivi[4] che passano da 46,7 mln del 2023 a 84,3 mln del 2024, destinati a finanziare il concepimento, la progettazione e la produzione di opere prime e seconde con particolari qualità artistiche o innovative, la distribuzione dei prodotti sul mercato nazionale e internazionale per opere o progetti che incontrano maggiori difficoltà ad essere sostenuti dal mercato. Diminuiscono invece le risorse dedicate a sostenere gli incentivi fiscali (Tax credit) del 24%.
Restando al livello centrale ministeriale, la programmazione ordinaria dei lavori pubblici sui beni e musei statali ha riservato per gli interventi inseriti nel programma annuale 2024 67,8 mln (-21% rispetto al 2023) mentre quella straordinaria 240 milioni di € più alta dell’anno precedente poiché va a chiudere il triennio di programmazione 2022-2024. Subiscono invece una drastica contrazione le risorse destinate alla tutela e valorizzazione del patrimonio italiano Unesco[5] che nel 2024 ha sostenuto solo 5 progetti (a fronte dei 33 dell’anno precedente) con una dotazione finanziari di 344 mila € (erano 3,7 mln € nel 2023).
Accanto a tali strumenti di intervento sul patrimonio e sullo spettacolo va incluso il sistema Art Bonus[6]che, proprio nel 2024, ha compiuto dieci anni di introduzione nell’ordinamento italiano come forma speciale di erogazione liberale limitata a beni o attività culturali pubblici finanziabili che riconosce un credito di imposta del 65% sulle donazioni effettuate. In 10 anni sono stati 2.714 gli enti beneficiari per un totale di poco più di 1 miliardo di euro di erogazioni da parte di 44.284 mecenati pubblici e privati. A livello territoriale le tre regioni che hanno ricevuto complessivamente in 10 anni una quota maggiore di erogazioni sono la Lombardia (358 mln €) il Piemonte (134 Mln €) e la Toscana (130 mln €).

Sempre di emanazione ministeriale è il Piano per l’Arte Contemporanea che nel 2025 ha sostenuto 29 progetti per l’acquisizione di opere o collezioni e la produzione di nuove opere con risorse pari a 2,9 mln di €. In diminuzione sia i progetti finanziati (nel 2024 erano 40), sia le risorse assegnate che calano del 14%.
Nel 2025 il MIC ha rifinanziato il Fondo per l’editoria libraria[7] con una dotazione di 24,8 mln € per la concessione di contributi alle biblioteche per l'acquisto di libri, anche in formato digitale. La misura è stata reintrodotta dopo la sospensione nel 2023 della misura precedente, sempre destinata al sostegno dell’editoria locale e al rinnovo del patrimonio librario delle biblioteche italiano.
È proseguito anche nel 2024 il finanziamento del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, seppur con una contrazione degli stanziamenti del 19% rispetto all’anno precedente, la ripartizione attribuisce competenza alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per 124,5 mln € e al Ministero delle imprese e del Made in Italy per 81,6 mln €.
Passando dal livello centrale di governo a quello amministrativo regionale, dall’analisi del Sistema dei Conti Pubblici Territoriali emerge che la spesa pubblica delle amministrazioni regionali e le Province autonome italiane per il settore culturale e per i servizi ricreativi si attesta nel 2023 intorno a 1.082 mln € con un -2% rispetto al 2022, con una spesa media pro capite di 18,4 €. La distribuzione regionale evidenzia forti disparità in termini di valori pro capite, evidenziando amministrazioni regionali e Province autonome con capacità di spesa e investimenti in cultura superiori rispetto ad altri territori. Tra le Regioni a statuto ordinario è la Campania ad avere la spesa culturale pro capite maggiore (16,1 €), seguita dal Piemonte con 15,1€ ad abitante.
Scendendo al livello territoriale comunale, le spese consolidate per la tutela e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali dei 6.917 Comuni Italiani[9] nel 2024 è stata pari a 2.797 mln €, stabile rispetto al 2023: la quota maggiore (62%) è stata destinata alle spese correnti[10] mentre il 37% agli investimenti in conto capitale[11].
Passando alle risorse private, le Fondazioni di origine bancaria riunite nell’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio (ACRI), nel triennio 2022-2024, hanno segnato livelli record di attività erogativa in tutti i settori di competenza[12]: nel 2024 le erogazioni totali ammontano a 1.092,7 mln €, superando le cifre erogate negli ultimi 14 anni. Poco meno di un quarto del totale delle erogazioni è stato destinato al sostegno del settore “Arte, Attività e Beni culturali” con 256,5 mln € nel 2024 (+2,1% sul 2023), confermandosi di primaria importanza nelle strategie di intervento delle fondazioni bancarie.
Sin qui è stato ricostruito il quadro complessivo dei principali soggetti e istituzioni, pubbliche e private, che definiscono misure di intervento e priorità di allocazione delle risorse. Ma occorre ricordare che l’emergenza sanitaria ed economica provocata dalla pandemia del 2020 ha introdotto nel sistema culturale una discontinuità di scala rara con il PNRR: 4,2 miliardi distribuiti su 9 misure nell'ambito della Missione 1, Componente 3 (Turismo e Cultura 4.0), fissando come scadenza per la realizzazione degli interventi la fine di giugno 2026[13].
Tra le misure principali[14]: l'attrattività dei borghi con una dotazione finanziaria di oltre 1 miliardo e una spesa effettiva al dicembre 2025 del 27%; la digitalizzazione del patrimonio con 500 mln €, di cui sono stati spesi circa un quarto della disponibilità; l'efficientamento energetico di cinema, teatri e musei (300 mln €), ovvero la misura con lo stato di avanzamento più avanzata (con il 63% delle risorse spese); gli interventi di rimozione delle barriere fisiche e cognitive (300 mln €) e i progetti di innovazione e transizione digitale nei settori culturali e creativi (115 mln €) con un avanzamento finanziario rispettivamente del 37% e del 31%.
La vera sfida, tuttavia, non sarà solo la conclusione dei lavori avviati, ma la sostenibilità di lungo periodo degli investimenti realizzati. Su questo quadro si innesta il tema del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dell'Unione Europea 2028–2034, del valore complessivo di circa 2.000 miliardi di euro. La novità più significativa della proposta in discussione è l'accorpamento in un'unica strategia di fondi finora separati — coesione, PAC, pesca, migrazione e politiche sociali — con oltre la metà del bilancio (53,7%) che si è scelto di concentrare su questo nuovo pilastro. Il rischio è che, se la cultura non dovesse trovare adeguata rappresentazione nei Piani di Partenariato nazionali e regionali, gli investimenti del PNRR si ritroverebbero senza strumenti strutturali per mantenere quanto costruito.

Il quadro complessivo appena presentato – risorse ordinarie stabili, Fondazioni bancarie a livelli record, mecenatismo in crescita, PNRR a regime – rappresenta una base consolidata, ma ancora insufficiente a sostenere il potenziale della cultura italiana come motore di sviluppo territoriale e coesione sociale. Dunque, una possibile direzione è quella della costruzione di ecosistemi locali di finanza mista, dove risorse pubbliche, filantropie istituzionali e capitali privati si combinano attorno a capacità di visioni strategiche e piani di sviluppo di lungo respiro.
[1] Ultimo aggiornamento disponibile al momento della stesura del report.
[2] Istituito con la Legge di bilancio n. 197/2022.
[3] Art. 28 L. 220/2016.
[4] Art. 26 L. 220/2016.
[5] L. 77/2006.
[6] Art.1 D.L. 83/2014.
[7] Art. 3, c. 2 D.L. 201/2024.
[8] Dipartimento per le politiche di coesione, Guida ai Conti Pubblici Territoriali. Ultimo aggiornamento disponibile al momento della stesura del report.
[9] Il numero dei Comuni fa riferimento alle amministrazioni civiche per le quali è disponibile il bilancio consolidato.
[10] Le spese sostenute per il finanziamento della gestione ordinaria, come ad esempio la realizzazione dei servizi al cittadino e le altre attività ordinarie e quotidiane.
[11] Spese impiegate per finanziare gli investimenti, ovvero degli interventi non ricorrenti volti ad incrementare il patrimonio dell’ente o a realizzare interventi strutturali su di esso.
[12] Le Fondazioni di origine bancaria nate dalla privatizzazione delle ex banche pubbliche (L. 218/1990), sono disciplinate dal D.Lgs. 153/1999.
[13] Va specificato che non tutti gli investimenti del PNRR dovranno necessariamente concludersi entro il 30 giugno 2026, in tal senso è infatti intervenuta una Circolare del MEF che fornisce indicazioni operative per la loro conclusione: Linee Giuda PNRR – Indicazioni operative per la conclusione degli interventi e la rendicontazione finale di interventi e milestone.
[14] I dati fanno riferimento al dataset Spesa PNRR per Misura disponibile su italiadomani.gov.it che riporta le informazioni registrate su ReGiS al 31/12/2025.









