• di Fondazione Symbola e Fassa Bortolo

Brebei è uno dei molti nomi che la lingua sarda usa per indicare la pecora, a riprova del legame tra questo animale e l’Isola. Ma se fino a ieri i prodotti di derivazione ovina erano impiegati soltanto nel settore alimentare e tessile, oggi la lana sarda diventa una soluzione innovativa per la bioedilizia. Brebey è infatti anche il nome di un’azienda di Assemini (CA) che ha sviluppato un pannello isolante ad altissima efficienza a base di lana di pecora, capace di competere con quelli ottenuti dalla filiera petrolchimica. Per i suoi pannelli, Brebey utilizza solo lana proveniente da ovini destinati alla produzione di carne o latte, recuperando quindi un rifiuto, e ne sfrutta al meglio le straordinarie proprietà in termini di isolamento termico ed acustico. Elastica, idrorepellente, capace di assorbire fino al 30% di umidità senza perdere il suo potere di coibentazione e riciclabile al 100%, la fibra di lana offre importanti vantaggi rispetto a materiali ottenuti dalla sintesi chimica. A differenza dei pannelli tradizionali, che rilasciano nell’aria composti organici volatili (VOC) dannosi per la salute e per l’ambiente, i pannelli Brebey catturano gas inquinanti e smog migliorando la salubrità degli ambienti indoor. Ma il vantaggio più evidente è quello che si ha in fase di produzione: realizzare un pannello in lana al posto di un pannello con materiali di sintesi vuol dire abbattere del 90% i consumi di energia e le emissioni di CO2. Già impiegati in bioedilizia, questi pannelli saranno in futuro un’ottima soluzione per l’efficientamento energetico di edifici storici.

www.brebey.com

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