Esiste un modello virtuoso di collaborazione che promuove best practice, networking e innovazione per lo sviluppo e l'applicazione di tecnologie per la tutela, valorizzazione e restauro sostenibile del patrimonio storico-artistico. È quello proposto dal Distretto Tecnologico per le Nuove Tecnologie applicate ai Beni e alle Attività culturali della Regione Lazio, un Centro di Eccellenza che riunisce i soci fondatori – le 5 università statali del Lazio e gli enti di ricerca nazionali CNR, ENEA e INFN – e 24 soci privati. Costituito da 233 laboratori e 10 unità di ricerca, con sede a Roma, il CdE DTC Lazio è un centro di aggregazione, formazione e trasferimento di competenze tecnologiche di profilo internazionale. Con oltre 6 milioni di euro investiti negli anni in centinaia di progetti legati allo sviluppo industriale e all’innovazione tecnologica, connette il mondo della ricerca con quello dell’impresa e delle istituzioni, attraverso lo sviluppo di materiali, processi e strumenti innovativi ed eco-sostenibili applicabili anche al restauro. Come nel caso del protettivo utilizzato per la bio-pulitura del mosaico del Ninfeo di Villa Giulia a Roma, composto da polimeri biodegradabili e nanoparticelle di biossido di titanio che, interagendo con la luce, producono sostanze tossiche per i microrganismi in grado di rimuoverli. Altro esempio sono gli strumenti portatili per il monitoraggio e restauro, come droni, raggi UV, infrarossi e radiografie, per diagnosi precoci dei fenomeni di degrado e interventi mirati e meno invasivi, su opere come le tele di Modigliani e De Chirico e la Cupola della Basilica di San Pietro.
