Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, indica nel design e nella capacità produttiva italiana uno degli asset più rilevanti per affrontare la transizione ecologica. Non tanto in termini di leadership assoluta, quanto come modello capace di offrire soluzioni concrete all’Italia e al resto del mondo.
L'Italia può guidare la transizione ecologica anche attraverso il design?
Non so se può guidarla, sicuramente può fornire a se stesse e al mondo degli strumenti. Perché? Perché poi alla fine la transizione ecologica corrisponde anche alla necessità di produrre valore usando meno energia e meno materie prime e essendo più competitivi in questa direzione. L'Italia è forte quando fa l'Italia, quando, diceva Cipolla, produce all'ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo. Le cose belle richiedono meno materia, meno energia e però più tasso di umanissimo se vogliamo. Quindi la propensione alla bellezza, alla qualità di tante produzioni italiane, questo vale per i vini come vale per la meccatronica, vale per la moda come vale per il design applicato ai mobili, questa propensione dell'Italia è un fattore di sostenibilità che noi abbiamo più di altri paesi. Dopodiché è una partita aperta e è molto importante che si facciano politiche di fondo, che per esempio abbandonino i fossili e vadano verso l'efficienza e le rinnovabili.
