(DIRE) Roma, 17 feb. - L'Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000
imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un'innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per
una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Questo quanto emerge dallo studio 'Competitivi perché sostenibili', realizzato
congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Lo studio, pur senza restituire l'intera ricchezza dell'eco-innovazione italiana, attraverso l'analisi dei brevetti green, offre indicazioni preziose sui settori e sui territori in cui l'innovazione si addensa e consente di approfondire il legame tra innovazione verde e competitività. Oggi la presentazione al ministero delle Imprese e del Made In Italy, con Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola; Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere; Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy; Antonio Romeo, dirigente Area Innovazione e Digitale Unioncamere. Il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l'efficienza energetica nell'edilizia,
in cui superiamo la media UE; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; e le tecnologie ICT per la mitigazione climatica, con
un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. Le regioni del Nord - Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte - trainano questa dinamica, forti della loro tradizione
manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know-how industriale in soluzioni concrete. Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell'81,9% delle domande
pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%.
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