• Il Sole 24 Ore

L’Italia è terza in Europa per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti (16,5 ogni 1.000 imprese), poiché nella graduatoria si colloca dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Il sistema produttivo italiano appare quindi dinamico e con investimenti in sostenibilità in crescita costante.

È quanto rivela lo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. L’indagine parte dall’analisi dei brevetti green per individuare i settori e i territori in cui l’innovazione si concentra, e approfondire il legame tra innovazione verde e competitività.

Lo studio è stato presentato ieri, presso il ministero del Made in Italy, da Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, da Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Sono 578.450 le imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (pari al 38,7% del totale). È vero che c’è una innovazione diffusa che non sempre viene tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Ma è anche vero che l’Italia detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue; e le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% in dieci anni.

A fare da traino vi sono le regioni del Nord – Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte – forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know-how industriale in soluzioni concrete. Le imprese sono le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%.

«L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali – dichiara il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci – ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili».

Il report Competitivi perché sostenibili di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività. Infatti le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi – si legge nello studio – si distinguono perché più competitive rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti. Generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni per impresa contro 41 milioni delle non green), e registrano una maggiore produttività (144.000 euro di valore aggiunto per addetto contro 92.000).

Sono più internazionalizzate. Oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%). Il manifatturiero è il motore principale dell’innovazione (59,0%).

«L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green ma resta a una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli –. Dietro a ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, università e centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti».

Symbola: Italia terza in Europa per imprese con brevetti green
Presentato lo studio realizzato in collaborazione con Unioncamere Fanno da traino le regioni del Nord: Lombardia, Emilia, Piemonte e Veneto

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