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di Amabile Stifano

In questa annata televisiva l’informazione, monopolizzata da due donne per la prima volta protagoniste assolute della politica italiana, sembra aver virato su una nuova offerta più attenta all’approfondimento e meno al dibattito da talk. Ma la questione del nuovo secolo, quella ambientale, nonostante un leggero incremento di copertura mediatica, incontra ancora difficoltà nel diventare centrale. La fiction si prende invece una forte rivincita con i giovanissimi grazie all’esplosione di Mare Fuori, mentre l’intrattenimento attua una vera rivoluzione con lo show di Fiorello alle 7 del mattino. Sanremo, infine, continua a macinare record.

La stagione telepolitica si è aperta con le elezioni di fine settembre e la successiva nomina di Giorgia Meloni, prima donna presidente del Consiglio in Italia. Parallelamente, anche la segreteria del principale partito di opposizione veniva conquistata da una donna, Elly Schlein: non era mai avvenuto prima. La scena politico-mediatica è stata dunque dominata da queste due figure, molto diverse nei contenuti proposti ma accomunate da una retorica a tratti coincidente, fin dalle prime parole che hanno inaugurato i loro rispettivi nuovi incarichi: l’immedesimazione nell’underdog – lo sfavorito che ribalta i pronostici nel gergo sportivo anglosassone – rivendicata da Meloni è analoga al «non ci hanno visto arrivare» di Schlein. E nel mese di marzo, a distanza di un giorno l’una dall’altra, sono state entrambe battezzate dall’intrattenimento tv. Meloni si è prestata a una auto-imitazione al telefono con Fiorello durante Viva Rai2!, mentre Schlein ha suonato il pianoforte accompagnando il canto di Alessandro Cattelan nel suo Stasera c’è Cattelan, confermando come ormai qualsiasi capacità di leadership debba essere certificata anche dall’esperienza spettacolare dello show televisivo. Nondimeno, il sigillo più emblematico tra intrattenimento e istituzione è avvenuto nel tempio italiano di questo genere tv e ha riguardato la massima carica dello Stato. Infatti, sebbene scevro da qualsiasi ricerca di consenso pubblico – inevitabile per gli altri leader in un Paese dalla campagna elettorale permanente – per la prima volta nella storia il presidente della Repubblica è stato ospite al Festival di Sanremo, assistendo all’inno cantato da Gianni Morandi e al monologo di Roberto Benigni sulla Costituzione. Per il Quirinale si è trattato di      un gesto di vicinanza al mondo della cultura e un modo per celebrare i 75 anni della Carta, ma l’impatto televisivo è stato fragoroso, quantomeno per l’assenza di precedenti. Tra l’altro, tre mesi dopo, lo stesso Gianni Morandi è stato chiamato a Palazzo Madama per esibirsi durante la celebrazione dei 75 anni dalla prima seduta del Senato: il coinvolgimento in stile karaoke dei più importanti esponenti politici durante la performance, la conduzione disinvolta del presidente Ignazio La Russa e la standing ovation finale dell’Aula hanno chiuso il cerchio dell’aggiornata commistione tra show e istituzioni, andata e ritorno.

I programmi di informazione hanno invece preso un’altra strada, lontana dall’ibridazione con l’intrattenimento che pure aveva caratterizzato alcune offerte degli ultimi anni. Per quanto riguarda le nuove proposte di questa stagione, infatti, la tendenza più evidente è stata l’abbandono di quella logica da talk che domina questo genere nei palinsesti della nostra tv, premiando una dialettica meno contrappositiva e più mirata all’approfondimento, a partire dal concept stesso del programma ma anche attraverso la disposizione oculata del parterre in studio: trasmissioni nuove come CinAmerica, Il Cavallo e la Torre, Le Iene Presentano Inside, 5 Minuti sono state esplicitamente pensate in questa direzione. E non è un caso che tutti questi esempi concentrino in ogni puntata un tema principale da svolgere: una sorta di approccio monografico in sostituzione della sequela di notizie oggetto di commento che si osserva negli spazi informativi classici. Anche il pubblico sembra gradire, a maggior ragione se si considerano le forti difficoltà incontrate dagli unici due talk show nuovi di questa annata: su Rai2 Che C’è di Nuovo di Ilaria D’Amico è stato chiuso dopo solo 9 puntate per bassi ascolti, mentre Sette Giorni su Rete4 è durato solo un mese con il 2,1% di media.
Tra i grandi temi trattati dall’informazione sembra aver preso maggiormente spazio il racconto sul cambiamento climatico, anche a causa dei tragici avvenimenti a esso correlati (le alluvioni di Ischia a novembre e nel centro Italia nel mese di maggio) e delle sempre più ricorrenti proteste giovanili. Queste ultime, in realtà, sono state spesso ingabbiate in discussioni a metà tra critica dell’atto in sé e paternalismo, senza riuscire a generare un vero dibattito televisivo intorno alle motivazioni che le avevano partorite. Uno studio commissionato all’Osservatorio di Pavia da Greenpeace ha rilevato nei telegiornali un lieve incremento di copertura sulla crisi climatica negli ultimi quattro mesi del 2022 rispetto al quadrimestre precedente. Tuttavia i notiziari del prime-time ne hanno parlato in meno del 3% delle notizie trasmesse. Il confronto evidenzia come il Tg1 e il Tg3 abbiano divulgato più notizie sulla questione, mentre fanalino di coda si conferma il TgLa7, con l’1,4% dei servizi. In ogni caso, anche quando si affrontano eventi estremi, la connessione con i cambiamenti climatici è riconosciuta in appena un quarto delle occasioni. Inoltre, il campione di programmi di approfondimento preso in esame ha affrontato la crisi climatica in 218 puntate su 1.223, pari al 18% del totale. Unomattina è il programma con il maggior numero di puntate dedicate (90), grazie anche al background professionale del nuovo conduttore Massimiliano Ossini, da sempre attento al racconto dell’ambiente. Cartabianca ha la maggior frequenza rispetto alle puntate trasmesse (39%), mentre in fondo alla classifica si trovano tre trasmissioni di La7: L’Aria che tira (8%), Otto e mezzo (6,5%) e In Onda (6,5%) [1].

Maria Laura Antonelli/Rossella Papetti / AGF - Elly Schlein e Giorgia Meloni
Maria Laura Antonelli/Rossella Papetti / AGF - Elly Schlein e Giorgia Meloni

Per quanto riguarda la fiction, colonna portante della televisione contemporanea, la tendenza più evidente e nuova è quella dei teen-drama, anche nelle produzioni italiane. Per non fare che qualche esempio, oltre alla quinta stagione di Skam Italia, quest’anno su Prime Video è stata trasmessa Prisma e su RaiPlay 5 Minuti Prima, ma con Mare Fuori il fenomeno ha mostrato tutte le potenzialità. Infatti, nonostante in televisione si sia attestato intorno all’8% di share (anche se i giovani dai 15 ai 24 anni superano il 17%), sono state le piattaforme a decretarne il successo: su Netflix le prime due stagioni sono rimaste nella top 10 delle serie più viste per 18 settimane, mentre su Raiplay l’ultimo ciclo ha raccolto 20 milioni di views solo nelle prime due settimane, per poi raggiungere la cifra record di 160 milioni nel mese di maggio [2]; su Tik Tok, a inizio marzo, si contavano oltre 1 miliardo e mezzo di citazioni con l’hashtag #MareFuori3. Nello stesso periodo di tempo, inoltre, la serie è stata il quinto programma TV per interazioni social sui propri profili ufficiali, dopo il Festival di Sanremo, Che Tempo Che Fa, Amici e Grande Fratello Vip. Ma nelle interazioni per singolo post (30mila, che diventano 59mila osservando il solo Instagram), raggiunge il dato medio di engagement più alto tra tutti i programmi TV, quasi il doppio rispetto a quanto registrato dal Festival di Sanremo (16,8mila interazioni per post) [3]. Proprio in questi dati è possibile leggere la rivoluzione di questo prodotto, una sorta di cartina di tornasole sul cambiamento dei consumi televisivi in atto negli ultimi tempi: una serie pensata per la tv generalista – dove, in realtà, non era mai decollata davvero – riesce a esplodere solo quando cambia la sua offerta di fruizione, dalla tv tradizionale alla piattaforma. E gli ultimi studi sembrano confermare quanto emerso: 24 milioni e mezzo di italiani di tutte le età (il 42,6% degli italiani che hanno più di 4 anni) guardano programmi e contenuti video attraverso piattaforme e siti web; nel 2017 erano meno di 16 milioni e sono cresciuti del 54,9% negli ultimi cinque anni. La quota di italiani che si collega a internet per seguire programmi e contenuti video raggiunge almeno il 40% per tutte le classi di età, e supera il 60% tra i millennials in età compresa tra i 18 e i 34 anni (67,8%) e gli adolescenti della cosiddetta Generazione Z, di età compresa tra gli 11 e i 18 anni (62,9%). Unica eccezione sono gli over 65, tra i quali solo il 14,1% dichiara di seguire programmi in streaming. Si tratta di un segmento che ha potenzialità di crescita enormi se si considera che gli aged utilizzatori di servizi/piattaforme web in cinque anni sono aumentati del 128,6% [4].

Tuttavia, la televisione generalista riesce ancora a restituire grandi risultati quando si concentra sugli eventi. Come avvenuto per i Mondiali di calcio, quest’anno per la prima volta giocati in autunno, una fase della stagione in cui la concorrenza televisiva non è spenta come capita durante l’estate. La Rai deteneva i diritti in esclusiva della competizione e, nonostante l’assenza della nazionale italiana, ha raccolto una media di 3.996.797 spettatori con una share del 24,5% durante le partite [5]. La finale Argentina-Francia ha raggiunto il 68,6% di share, con i tempi supplementari seguiti da 14 milioni 993mila telespettatori (71,5%) e i calci di rigore al 74,3% e 16 milioni 101mila. Interessante la volontà del servizio pubblico di proporre una trasmissione di approfondimento in prima serata su Rai1: Il Circolo dei Mondiali, un programma giornalistico ibridato da elementi di intrattenimento che ha provato a raccontare il calcio in modo inedito. Un tentativo molto complicato da realizzare in Italia, dove la narrazione di questo sport ha quasi sempre ricalcato modelli televisivi molto simili tra loro. In ogni caso, partita dal 7,1%, la trasmissione ha continuato un trend positivo che l’ha portata al 15,7% dell’ultima puntata (11,4% di media finale).

Copertina Facebook Pagina Viva Rai 2
Copertina Facebook Pagina Viva Rai 2

Sempre in tema di grandi manifestazioni, il Festival di Sanremo – condotto per la quarta volta consecutiva da Amadeus – ha convinto una larga fascia di pubblico. La media delle prime quattro serate è stata di 10,4 milioni di telespettatori con il 62,3%; in particolare la serata dedicata ai duetti ha ottenuto il 66,5%: per trovare una cifra più alta bisogna risalire al venerdì del 1987, quando ci fu il primo rilevamento Auditel di Sanremo [6]. Ma c’è un altro dato fondamentale per rendere conto della trasversalità del Festival: il 77% dei teen-ager (15-19 anni) ha seguito la kermesse. Discorso a parte per la finale di sabato, in grado di coinvolgere 12 milioni 256mila spettatori con una share del 66%. Sanremo si conferma un ottimo cavallo di Troia anche per il digital di casa Rai, in un processo uguale e contrario a quello osservato in precedenza per Mare Fuori: durante la finale, su RaiPlay sono stati 353mila i device collegati nel minuto medio (più 32% rispetto al 2022), mentre la diretta streaming ha generato 2,6 milioni di visualizzazioni (più 26% rispetto al 2022), segnando un nuovo record: la finale di Sanremo 2023 è stato l’evento non sportivo che ha generato più visualizzazioni dall’inizio della misurazione Auditel Online.

Sempre in ottica di contaminazioni di linguaggi e fruizione fra digital, social e televisione generalista, la vera rivoluzione nell’intrattenimento di questa annata televisiva è stata senza dubbio il nuovo programma di Rosario Fiorello, Viva Rai2! su Rai2. Innanzitutto perché per la prima volta uno show con numerosi elementi da prima serata viene trasmesso alle 7 del mattino, un’operazione di palinsesto che – all’inizio – era parsa quantomeno avventata. Ospiti molto popolari e coreografie degne di un varietà del sabato sera si combinano con un linguaggio radiofonico, tra telefonate in diretta e comicità immediata, rivelando una creatività coraggiosa che forse – questa sì – è più facile permettersi all’alba, al riparo dai pericoli degli ascolti del prime-time. In realtà, analizzando proprio i risultati Auditel, la rivoluzione accennata sembra completamente vinta: la media è del 16,4% di share in una fascia oraria in cui il canale, l’anno precedente, raggiungeva il 2,5%; inoltre la curva raggiunge picchi superiori al 20% e rende Rai2 prima rete nazionale, con un ottimo seguito anche da parte dei giovanissimi [7].

L’intrattenimento in prima serata ha invece trovato nella consacrazione di uno spin-off l’aspetto più interessante. The Voice Senior, trasmesso su Rai1, ha infatti confermato la capacità di organizzare un racconto della terza età lontano dagli stereotipi caricaturali spesso osservati in televisione, concentrandosi sulle aspirazioni intime e personali dei concorrenti, senza insistere nelle dinamiche competitive tipiche dei talent-show. La media di questa terza stagione ha superato il 23,3% di share e i 3 milioni e 800mila telespettatori. Forse inaspettatamente, è poi un programma di anziani ma non solo per anziani: se è vero che un terzo del pubblico ultrasessantacinquenne ha guardato The Voice Senior, i teen-ager raggiungono comunque il 17% di share.

Per concludere, quest’anno l’informazione ha proposto formati più brevi e dall’approccio monografico, con meno opinionisti e più protagonisti, ossia prodotti maggiormente coerenti a un palinsesto personalizzato dall’utente, svincolato dalla diretta e dai suoi imprevisti; la crisi climatica, pur con qualche difficoltà, si è sganciata dal dibattito social sfociando in tv (non solo quella specializzata sul tema); la fiction della tv generalista ha sfruttato a suo vantaggio le piattaforme per attrarre i giovanissimi con Mare Fuori; il Festival di Sanremo, fra i programmi più tradizionali della vecchia tv, ha dominato anche nel digital e sui social network, mentre Fiorello, che proprio sulla combinazione di diversi linguaggi lavora da più di dieci anni, ha impresso un cambio di passo all’intrattenimento. È stata una stagione televisiva, dunque, in cui la convergenza fra mondo digital, social e tv tradizionale continua la sua inesorabile ascesa, determinando – e qui sta la vera novità – non solo un cambio di abitudini nella fruizione, ma anche una trasformazione di linguaggio e contenuti nell’offerta.

Mare Fuori Locandina
Mare Fuori Locandina

 

Suggerimenti per il lettore

  • Carlo Solarini, La post-televisione. Strumenti, piattaforme e regole nell'era del video in Rete, Audino, Roma, 2023.
  • Luca Barra, La programmazione televisiva. Palinsesto e on demand, Laterza, Bari, 2022.
  • Ranuccio Sodi, C'era una volta il monoscopio. Epopea e declino della televisione generalista, Emuse, Milano, 2021.

[1] Osservatorio di Pavia per Greenpeace, Analisi dell’informazione sulla crisi climatica, a cura di Monia Azzalini e Mirella Marchese, 2022.

[2] S. Fumarola, Maria Pia Ammirati: Poesia, donne simbolo e Mike Bongiorno per raccontare l’Italia, La Repubblica, 2023.

[3] Prima Comunicazione, Mare Fuori fenomeno anche sui social: 11 milioni di interazione per la serie, 2023.

[4]  Quinto rapporto Auditel-Censis, La transizione digitale degli italiani, 2022.

[5] Ascolti Mondiali 2022, Calcio e Finanza, dicembre 2022.

[6] S. Motta, Tv Talk, Rai3 ore 15:00, 11 febbraio 2023.

[7] Elaborazione dati Auditel aggiornati al 27 maggio 2023.

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