L'economia verde non è un freno per la competitività economica per le imprese, semmai al contrario rappresenta la leva tecnologica più potente a loro disposizione per innovare. Ridurre sprechi e scarti lungo la filiera, aumentare l’efficienza energetica e l’approvvigionamento da fonti rinnovabili, investire in ricerca e sviluppo per coniugare le esigenze aziendali con quelle della società in cui l’impresa è inserita: sono tutti strumenti che insieme portano a più fatturato, più export, capitale umano più qualificato. È questa la realtà che emerge dal nuovo rapporto Competitivi perché sostenibili, presentato oggi al ministero delle Imprese e realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne.
L’analisi parte dalla classificazione tecnologica fornita dall’Ocse per indagare la diffusione dei brevetti definiti green: in questa categoria, nel 2022 nell’Unione europea sono stati concessi 3.990 brevetti relativi all’ambiente.
L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo.
Il quadro peggiora decisamente se rapportiamo il numero di brevetti alla popolazione (brevetti green per 1 milione di abitanti), emerge una particolare densità brevettuale nei Paesi del Nord Europa: nelle prime cinque posizioni, infatti, troviamo la Danimarca (36,8 per milione di abitanti), la Svezia (24,4), la Finlandia (19,8), la Germania (19,6) e l’Austria (15,9). L’Italia, così come per la propensione ad innovare sul totale dei brevetti, si posiziona in decima posizione con un valore pari a 5,0 brevetti green per milione di abitanti.
Ma i dati assoluti sono da podio. La Germania è il Paese con più brevetti green, pari a 1.632, seguita da Francia e Italia, rispettivamente pari a 729 e 295. In particolare, il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; e le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni.