La nuova frontiera del restauro sostenibile sono i batteri. Non è uno scherzo. ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha sviluppato una tecnica che prevede l’utilizzo di batteri nella prima e più delicata fase del restauro: la pulitura, che prevede la rimozione di patine e vernici dalla superficie dell’opera. A differenza dei tradizionali prodotti chimici, dannosi per l’ambiente e la salute degli operatori, questi microorganismi sono biodegradabili, non inquinano e non sono patogeni: non presentano, quindi, alcun rischio per la salute. Dalla collezione microbica di ENEA, una banca dove sono conservati oltre 1.500 microrganismi tra batteri, funghi e virus, i microbiologi e i restauratori selezionano di volta in volta quelli più indicati per la bio-pulitura da eseguire. In base al materiale di cui è composto il manufatto e alla natura del deposito da rimuovere, infatti, viene scelto un batterio che si nutre delle sostanze da eliminare, rispettando il materiale originale. Per applicare la coltura batterica sull’opera, è necessario creare le condizioni per la sopravvivenza dei batteri a contatto con il manufatto. Per questo nasce il brevetto micro-pack, un sistema costituito da una pellicola su cui viene steso un gel con i batteri, applicato a sua volta su una carta velina. Una volta pronto, questo impacco viene applicato sull’opera per il tempo necessario ai batteri per esercitare la loro azione. Con questo innovativo metodo sono già stati effettuati interventi di restauro presso i Musei Vaticani e la Galleria Nazionale di Arte Moderna.
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