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L’Appennino è stato un palinsesto di tutte le fasi della civilizzazione occidentale, il cui dna oggi è fatto anche di elementi che proprio nell’Appennino sono nati: dal presepe realizzato per la prima volta a Greccio (RI) nel 1223 da San Francesco, alla prospettiva perfezionata nella seconda metà del XV secolo da Piero della Francesca tra Sansepolcro, Arezzo e Urbino. Lungo tutta la dorsale appenninica si staglia un fitto reticolo di luoghi della cultura: si tratta di siti di dimensioni limitate, talvolta minime, una costellazione di luoghi artistici e culturali variegati nella tipologia e nella proprietà. Si tratta di siti che insistono e resistono in cittadine e paesi di piccole e medie dimensioni ma con una distribuzione tanto capillare che permette quasi a ogni centro abitato di custodire un pezzo del patrimonio culturale italiano: in Appennino si trovano 120 chiese o edifici di culto di rilievo storico artistico; 1224 musei e gallerie non a scopo di lucro, 24 aree archeologiche.

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[Campagna sull’#Appennino promossa dal Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano e dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, monte Falterona e Campigna; realizzata da Symbola e sostenuta dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare]

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L’Appennino è anche considerato un grande laboratorio per la conservazione e la valorizzazione della biodiversità.

La naturalità delle aree protette appenniniche, comunemente ritenuta ‘innata’, è invece frutto anche dell’oculata e responsabile azione dell’uomo.

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