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(9Colonne) Macerata, 16 nov - Da oggi a sabato a Treia, nel maceratese, si tiene la 11ma edizione del Festival della Soft Economy dal titolo "La sfida territoriale. Geografie e strategie contro le crisi climatica e demografica", promosso, tra gli altri, da Symbola, Unioncamere, Fai Cisl, Uncem, Legambiente, Federparchi, Coldiretti, Commissario straordinario Ricostruzione Sisma 2016, Federbim e Green Communities. L'appuntamento ha l'obiettivo di elaborare una visione e una strategia del territorio a partire da quel 66% di superficie nazionale montana dove maggiori sono i rischi causati dall'incrocio tra crisi climatica e demografica. Tra i partecipanti Marina Elvira Calderone, ministro del lavoro e delle politiche sociali, Guido Castelli, commissario straordinario del Governo per la ricostruzione post sisma 2016, Giovanni Legnini, commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori di Ischia post sisma 2017, Fabrizio Curcio, capo del Dipartimento della Protezione Civile, Andrea Prete, presidente Unioncamere, Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola, Alessandra Stefani, direttore generale Economia montana e foreste del Ministero dell'agricoltura, Pierciro Galeone, direttore di Ifel - Istituto per la Finanza e l'Economia locale - Fondazione dell'ANCI, Stefano Masini, responsabile nazionale Ambiente e Territorio Coldiretti, Antonio Nicoletti, responsabile Biodiversità e Aree Protette Legambiente, Onofrio Rota, segretario generale Fai Cisl, Luca Santini, presidente nazionale Federparchi, Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, Gianni Bocchieri, direttore generale presidenza del Consiglio dei ministri Nucleo Stato Regioni per l'attuazione del Pnrr, Giovanni Vetritto, direttore generale della presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento Affari regionali e Autonomie, Ufficio Politiche urbane della Montagna, Aldo Bonomi, direttore Aaster, Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto Club. Come si legge nella presentazione "è necessaria una strategia che individui priorità e azioni capaci di assicurare la tenuta degli assetti territoriali e condizioni di abitabilità in sicurezza, in particolare delle aree del Paese più esposte al rischio idrogeologico; il più diffuso ed incombente a causa dei 22 mila Km di reticolo idrografico e degli 8 mila Km di costa. Il rincorrersi e il ripetersi di periodi di siccità e di precipitazioni intense è ormai la nuova normalità con la quale dobbiamo imparare a convivere. Le conseguenze sono incendi boschivi, alluvioni ed esondazioni che mandano sott'acqua città e campagne. Fenomeni che aumentano esponenzialmente il rischio idrogeologico, con frane e fenomeni di dissesto particolarmente intensi nelle aree montane e alto collinari dove le conseguenze e gli impatti della crisi climatica si manifestano prima e più intensamente. Le alluvioni a maggio in Emilia Romagna e a novembre in Toscana, oltre ad aver provocato il tragico bilancio complessivo di 24 vittime, sono la dimostrazione di come anche due delle regioni europee più forti e dinamiche possano vedere compromesse le basi stesse della loro competitività economica. L'alluvione in Emilia Romagna in particolare, con una stima provvisoria di circa 9 miliardi di danni è la quarta catastrofe naturale - dopo l'alluvione di Derna in Libia e i terremoti di Siria e Turchia - per ammontare dei danni economici a livello globale. Un evento estremo - il settantacinquesimo che dall'inizio dell'anno ha colpito il territorio nazionale - durato più di due giorni con l'esondazione di 21 fiumi e allagamenti diffusi in 37 Comuni"

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Dissesto suolo, Festival Soft Economy: Urgente elaborare una strategia | 9 Colonne

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